In Pensione dopo 41 anni di contributi, la riforma che cambia tutto

La pensione un traguardo importante, anche se per alcuni può sembrare lontano. Ora può accadere con 41 anni di contributi.

Lavorare può comportare sacrifici importanti, non solo per la mansione che si deve svolgere, ma anche se si devono sopportare orari non così comodi. Farlo è comunque necessario, a maggior ragione per chi ha una famiglia da mantenere, per questo non si può che deisderare ardentemente man mano che il tempo passa di poter andare finalmente in pensione. Non può che essere importante raggiungere questo traguardo quando si è ancora in salute, presumibilmente quando l’età non è troppo avanzata, anche se non tutti riescono a farlo.

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Andare in pensione con 41 anni di contributi non è impossibile – Foto. Ecodibasilicata.it

L’auspicio di molti sarebbe quello di concludere la propria carriera professionale quando si sono raggiunti 41 anni di contributi, obiettivo che a volte si ottiene anche oltre i 60 anni se si è studiato a lungo o non si è riusciti ad avere continuità lavorativa. Si punta comunque a fare il possibile per cercare di salvaguardare gli interessi di tutti.

La pensione con 41 anni di contributi è possibile?

La durata media della vita è certamente aumentata, ma non può che essere naturale pensare di poter lavorare a un’età in cui sarebbe più che giusto godere del meritato riposo e magari trascorrere del tempo insieme agli affetti più cari. È proprio per questo che già in passato il Ministro Matteo Salvini aveva manifestato la sua ostilità nei confronti della Legge Fornero, che portava non solo ad andare in pensione più tardi, ma che aveva creato anche la categoria degli “esodati”, ovvero chi era stato allontanato dalla sua azienda pur senza avere i requisiti necessari per l’indennità.

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Matteo Salvini vuole cambiare la norma sulle pensioni – Foto: Ecodibasilicata.it

Non ci sono ancora molte certezze su quanto intenderà fare il governo a riguardo, ma al momento sembra prevalere l’idea di puntare su “Quota 41”, che permetterebbe di ottenere il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, senza alcun vincolo legato all’età. Il sistema diventerebbe così più flessibile e renderebbe più semplice per molti lavoratori raggiungere un traguardo tanto agognato.

Ulteriori novità riguarderebbero inoltre le modalità di calcolo dell’assegno, che non si baserebbe oiù sull’ultimo stipendio, sistema penalizzante per alcuni, ma esclusivamente sul sistema contributivo, tenendo presente l’intero arco retributivo. Del resto, nel panorama attuale non sono state poche le persone non più giovanissime che sono state costrette ad accettare impieghi non così gratificanti a livello di guadagno, ma sapendo quanto fosse indispensabile per maturare i requisiti necessari per la pensione.

Già attualmente “Quota 41” risulta essere disponibile, ma solo per quei lavoratori che possono essere definiti “precoci“, ovvero chi aveva accumulato 12 mesi di contributi entro i 19 anni di età. Se davvero il provvedimento dovesse essere approvato, non è esclusa possa essere necessaria una revisione negli assegni per i pensionati che attualmente percepiscono una cifra elevata.

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