Concessioni balneari, continua il contenzioso tra Italia e Unione europea

La Commissione europea ha inviato all’Italia un parere motivato sulla mancata messa a gara. Sotto accusa le proroghe automatiche. Un altro passo in avanti verso la procedura d’infrazione Ue

 

Il parere motivato sulla mancata messa a gara delle concessioni balneari recapitato il 16 novembre dalla Commissione europea “smonta” il lavoro di mappatura delle spiagge portato avanti dal tavolo tecnico di Palazzo Chigi. E segna un altro passo in avanti verso la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. La maggioranza però pare intenzionata a tirare dritto, incurante dei rilievi dell’Unione europea. Prende quota l’idea di indire bandi di gara solo per i tratti di costa attualmente liberi da concessioni.

L’Italia ha ora due mesi di tempo per rispondere a Bruxelles. Il governo pensa a un norma da presentare entro fine anno, partendo dal dato emerso dalla mappatura avviata lo scorso luglio, secondo cui circa due terzi del litorale italiano sarebbe libero da concessioni.

Siamo pronti a dare risposte immediate. Stiamo già lavorando da mesi nella direzione auspicata dalla Commissione, per dare un quadro certo alle amministrazioni territoriali e agli operatori economici”, assicura il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini, convinto che non si possa “parlare di una risorsa scarsa”.

“Il faro deve essere quello di garantire continuità delle concessioni alle imprese balneari esistenti, che rappresentano una risorsa fondamentale per la nostra economia. La risorsa disponibile per coloro che volessero dedicarsi a fare impresa in questo ambito è infatti più che abbondante“, dicono dal canto loro gli azzurri Deborah Bergamini e Maurizio Gasparri.

La procedura d’infrazione dell’Unione europea

La Commissione europea intanto va avanti con la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata attuazione della direttiva Bolkestein relativa ai servizi nel mercato interno europeo. Nel caso l’Italia non rispondesse alle istanze europee entro i termini, potrebbe scattare il deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

D’altra parte il parere motivato recapitato a Roma “non pregiudica il proseguimento delle trattative che abbiamo con le autorità italiane”, conferma la portavoce della Commissione europea per il Mercato interno Johanna Bernsel.

Assobalneari: “Manca il presupposto per le gare”

Secondo Assobalneari la mappatura del governo dimostra che “le coste marittime italiane sono occupate solo per il 33%” e dunque “la risorsa non è scarsa, afferma facendo eco al leader del Carroccio. In altre parole manca “il presupposto” per indire le gare previsto dalla direttiva europea, spiega il presidente Fabrizio Licordari. “Le imprese italiane non devono cadere in mano a multinazionali straniere”.

+Europa e Avs: i conti non tornano

Non la vedono così le opposizioni, a cui i conti del governo non tornano. A cominciare da +Europa che con il segretario Riccardo Magi parla di “truffa” dietro il tavolo tecnico di Palazzo Chigi. “Pur di non intaccare gli interessi della lobby dei balneari nella relazione da inviare all’Ue il governo Meloni ‘allunga’ l’Italia e si inventa 3mila chilometri di costa in più. Non i circa 8mila chilometri calcolati dall’Ispra, ma ben oltre 11mila”, scrive su X il deputato. “In questo modo l’area occupata dagli stabilimenti risulta minore rispetto alla realtà: provano così a intortare l’Ue e mettere a gara gli ultimi pezzi di spiaggia libera rimasti in Italia”.

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Foto | Unsplash/Alev Takil – Ecodibasilicata.it

Insomma “pur di evitare di mettere a gara le concessioni, i patrioti sono disposti persino a ingannare gli italiani, che avranno sempre meno libertà di scelta per andare al mare, e a barare con l’Europa truccando i dati. Il governo vuole regalare altri pezzi di spiaggia alla corporazione dei balneari, che continueranno a pagare canoni bassi allo Stato e ad alzare i costi di lettini e ombrelloni”.

Sul piede di guerra anche Andrea Bonelli di Alleanza verdi sinistra: “La strategia di Giorgia Meloni per non applicare la Bolkestein sugli stabilimenti balneari è quella di andare a gara per dare nuove concessioni demaniali nelle ultime spiagge e tratti di costa rimasti liberi ed integri dando il via libera alla loro privatizzazione e cementificazione. È un vero e proprio assalto che va fermato perché cambierebbe irreversibilmente il paesaggio e la morfologia dei nostri litorali”, denuncia il deputato di Avs. “È lo scandalo di un settore che fattura 10 miliardi di euro all’anno ma versa allo Stato per le concessioni demaniali solo 110 milioni”.

Le tappe del contenzioso Roma – Bruxelles

Il contenzioso a carte bollate – tra la Commissione europea e l’Italia va vanti dal dicembre del 2020, quando l’esecutivo comunitario ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora. “Gli Stati membri sono tenuti a garantire che le autorizzazioni, il cui numero è limitato per via della scarsità delle risorse naturali (per esempio le spiagge), siano rilasciate per un periodo limitato e mediante una procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi”, scriveva tre anni fa Bruxelles.

L’obiettivo, allora come oggi, è “fornire a tutti i prestatori di servizi interessati – attuali e futuri – la possibilità di competere per l’accesso a tali risorse limitate, di promuovere l’innovazione e la concorrenza leale e offrire vantaggi ai consumatori e alle imprese, proteggendo nel contempo i cittadini dal rischio di monopolizzazione di tali risorse”.

La lettera richiamava la sentenza con cui nel 2016 la Corte di giustizia dell’Ue ha stabilito che “la pratica esistente” in Italia “di prorogare automaticamente le autorizzazioni vigenti delle concessioni balneari” è “incompatibile con il diritto dell’Unione”. Non solo il Paese “non ha attuato la sentenza della Corte” ma “da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute, violando il diritto dell’Unione”. Secondo l’esecutivo comunitario, la normativa italiana crea “incertezza giuridica per i servizi turistici balneari” e scoraggia “gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia” nazionale.

La scorsa primavera, i tecnici di Bruxelles hanno ammonito di nuovo l’Italia: “I continui ritardi nell’attuazione di procedure effettive di concorrenza per la concessione di licenze per la gestione di strutture marittime, lacustri e fluviali (concessioni balneari) restano una fonte di preoccupazione e implicano una significativa perdita di entrate”, scrivono nelle raccomandazioni puntando il dito contro le “iniziative legislative che hanno concesso proroghe, ostacolando i progressi nella riforma del settore”.

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