Chi è Andrea Pignataro e perché la sua figura è importante per il contesto finanziario italiano

Il ‘Mago dei dati’ e l’ascesa globale di Ion: un’impronta italiana nel mondo anglo-americano 

Andrea Pignataro, noto come il “Bloomberg italiano” o forse meglio definito come il “Mago dei dati”, ha plasmato la sua carriera combinando abilmente matematica e finanza. Bolognese di nascita e londinese di adozione, ha sapientemente mantenuto la sua privacy, evitando i salotti mondani e le feste esclusive. Pignataro ha preferito restare nell’ombra, concentrato sul suo lavoro nella City, dove ha dato vita a una delle più dinamiche imprese dell’era digitale con oltre 12 mila dipendenti e un fatturato stimato di oltre tre miliardi di euro.

Andrea Pignataro
Andrea Pignataro – ecodibasilicata.it

Pignataro, gli investimenti

Considerato uno degli expat italiani di maggior successo nelle terre britanniche, Pignataro risiede a St. Moritz, in Svizzera, dove ha custodito i suoi beni insieme a quelli della sua famiglia. Il quartier generale della sua capogruppo, Ion, si trova a Dublino, mentre le casseforti di famiglia sono situate in Lussemburgo. La sua vita privata rivela la passione per la vela, le vacanze nell’isola della Maddalena e il possesso di un aereo personale. Tra i suoi investimenti più stravaganti, spicca l’acquisto di un’isola nei Caraibi, con l’ambizione di trasformarla in un rifugio per miliardari.

Pignataro ha investito pesantemente in patria, acquisendo società di gestione dati e servizi bancari, trasformandole in importanti collettori di crediti in sofferenza. Oltre a ciò, ha preso posizioni significative in diverse realtà italiane, tra cui la banca Illimity, Monte dei Paschi di Siena, il Fondo Strategico Italiano e numerose altre aziende, dimostrando così il suo impegno nel contesto economico italiano.

Ion (imagination, innovation, creation), fondata nel 1999, è un gruppo anglo-americano con forti legami nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Tra i suoi clienti di rilievo ci sono Amazon, Microsoft e Procter & Gamble, oltre a numerose banche centrali. La sua scelta di espandersi oltre le Alpi è stata motivata dalla sua convinzione sulle eccellenti istituzioni educative italiane e dalla necessità di alzare sempre più l’asticella:L’Italia ha ottime scuole e università – ha spiegato in una intervista rilasciata al Sole 24 Ore nel febbraio scorso –. Personalmente a Bologna ho avuto la fortuna di avere professori, dalle scuole medie fino all’università, che mi hanno cambiato la vita. Il paese deve mantenere e innalzare ulteriormente gli standard di istruzione, incentivando il private funding per sostenere la ricerca di base, la ricerca in collaborazione tra università e aziende, e le borse di studio per un numero crescente di studenti. Sicuramente gli investimenti degli ultimi due anni hanno accresciuto la componente europea e italiana come percentuale sul totale, ma si tratta di un ribilanciamento temporaneo perché il gruppo continuerà a crescere a ritmi sostenuti in tutto il mondo”. 

Ion
Ion, Andrea Pignataro – ecodibasilicata.it

Il percorso di Pignataro, laureato in Economia a Bologna e successivamente dottorato in matematica all’Imperial College di Londra, lo ha portato a fondare la Ion mentre lavorava a Salomon Brothers, un’esperienza che gli ha permesso di individuare un’esigenza di mercato non ancora soddisfatta. La sua abilità nel mondo dei numeri e la memoria eccezionale lo hanno portato a creare un impero finanziario basato su una combinazione di struttura finanziaria e sofisticazione dei grandi fondi di private equity. 

La sua filosofia è quella del “capitale permanente“, un approccio non speculativo ma incentrato sulla costruzione di un’impresa basata sugli algoritmi, un concetto che ha preso forma nel 1996 quando il mondo digitale stava appena iniziando a svilupparsi. Inoltre, Ion si definisce come un’azienda che si occupa di automazione e digitalizzazione dell’industria fintech, in competizione con aziende come Bloomberg.

L’esempio di Bloomberg

Michael Bloomberg è visto come un modello da seguire, in quanto entrambi si muovono nel settore finanziario, anche se con focus diversi. Bloomberg è principalmente una media company, mentre Ion si concentra sull’automazione e la digitalizzazione.Dieci anni fa la Bloomberg era 30 volte più grande di noi, oggi è scesa a tre volte e forse nel 2030 saremo alla pari ha dichiarato Pignataro.
Tuttavia, Ion ha anche iniziato a mettere piede nell’informazione specializzata, acquisendo agenzie per operatori finanziari come Mergermarket e Debtwire, seguendo l’esempio di Bloomberg nel collegare le notizie agli affari.

L’ascesa di Pignataro ha avuto inizio con una joint venture con Salomon e List, azienda di software di Pisa che aveva costruito il sistema di trading per il mercato dei titoli di stato italiano e greco. Da lì, l’imprenditore ha sviluppato programmi per Sia e Mts, fornendo sistemi di connettività per operare sul mercato sfruttando la potenza e la velocità dei computer.

Infine, nel 2001, ha acquisito List insieme a un socio in Endeavour Capital, un hedge fund costituito nel 1999, dimostrando di essere il più rapido a comprendere le opportunità nel settore e a sviluppare sistemi di connettività per operare sui mercati finanziari.

Il gruppo Ion è una realtà complessa, caratterizzata da continue acquisizioni, frequenti riorganizzazioni delle attività e una strategia di privilegiare il pagamento dei dividendi sull’abbattimento dell’esposizione. Nonostante non sia quotato in Borsa e non abbia un bilancio consolidato, Ion ha suscitato preoccupazioni tra alcuni creditori, secondo il Financial Times, e ha avuto un’acquisizione bloccata dalla CMA, l’autorità britannica sulla concorrenza e il mercato.

Così la società ha chiesto finanziamenti superiori al capitale per crescere, utilizzando una strategia di “leva finanziaria” per gonfiare il fatturato. Tuttavia – come riporta IlFoglio – ciò ha portato a debiti stimati tra sette e otto miliardi di euro, sollevando dubbi sulla solidità del conglomerato. Andrea Pignataro, fondatore di Ion, difende la stabilità finanziaria dell’azienda, sottolineando la produzione di cassa annuale di 1,8 miliardi di euro. “Abbiamo una leva di cinque volte. Nel mondo del software non è elevata – ha precisato Pignataro -. Con una produzione di cassa annuale di 1,8 miliardi di euro, con un debito segregato e senza condizioni che fanno scattare un rimborso anticipato, e con scadenze a lungo termine, abbiamo la stabilità finanziaria che ci consente di continuare a investire ingenti somme in innovazione e in acquisizioni”. Non solo: “Se siamo convinti di una tesi, paghiamo un premio che un fondo tradizionale, per quanto grande, non si potrà mai permettere, per ovvi limiti di ritorno sull’investimento. Fino al 2020, abbiamo avuto sempre soci di minoranza, per rafforzare la governance, acquisire nuove competenze, avere la disciplina della trasparenza e dell’accountability, la responsabilità dei risultati: inizialmente Kairos, poi il fondo Ta Associates, infine Carlyle. In specifici investimenti, abbiamo anche avuto, sempre come soci di minoranza, Hellman & Friedman, Bc Partners, e ora il fondo italiano Fsi in Cerved e Cedacri”. 

Cerved
Cerved, Andrea Pignataro – ecodibasilicata.it

Quanto vale oggi Pignataro?

La figura di Pignataro è associata a una grande ricchezza, con stime che oscillano tra 5 e 20 miliardi di euro. Ma al di là delle cifre, una cosa è certa: Pignataro ha costruito la sua fortuna puntando sugli insegnamenti assimilati nelle aule dell’università e ha acquisito diverse società, come Cerved, utilizzando strategie finanziarie e offerte allettanti per gli azionisti di minoranza. Attualmente, Ion sta espandendo le sue attività nel mercato immobiliare italiano, con l’acquisizione di Prelios, una società che gestisce crediti in sofferenza e ha progetti di riqualificazione urbana.

La società ha chiuso il 2022 con un risultato netto di 89,9 milioni di euro, e ha progetti ambiziosi come l’area ex Falck, del valore di circa cinque miliardi di euro.
La sua presenza in Italia potrebbe diventare più frequente, in quanto la gestione dei progetti immobiliari e di riqualificazione richiederà una presenza costante nel paese.

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