Libera su inchiesta petrolio

Libera Basilicata segue con grande attenzione lo sviluppo delle inchieste della magistratura riguardanti le attività petrolifere in regione che coinvolgono dirigenti dell’Eni, imprenditori, un dirigente della Regione Basilicata ed ex amministratori locali.
E’ da diversi anni che la magistratura e le forze dell’ordine indagano su vari reati legati alle attività petrolifere, che vanno dalla corruzione e concussione al danno ambientale legato alle emissioni di agenti inquinanti, fino al traffico e smaltimento illecito di rifiuti.
I provvedimenti cautelari di questa mattina, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalla Procura di Potenza, acquisiscono rilevanza nazionale anche alla luce del coinvolgimento di esponenti del Governo, destando ulteriore preoccupazione.
Nella conferenza stampa odierna il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha commentato gli arresti e le altre misure interdittive che hanno colpito funzionari e dipendenti Eni, parlando di “criminalità organizzata ambientale su base imprenditoriale”. Già l’ultima relazione della DNA aveva evidenziato particolare attenzione sui reati ambientali collegati allo smaltimento dei rifiuti derivanti da attività estrattive sottolineando “la scarsa attenzione da parte degli enti deputati al monitoraggio dell’ambiente e della salute pubblica”.
Ci auguriamo che i cittadini lucani, a maggior ragione dopo questi ultimi avvenimenti, reagiscano all’intollerabile ricatto con il quale si pretende di barattare il lavoro con la salute pubblica e la tutela ambientale, esprimendo con chiarezza la propria posizione anche in occasione del prossimo referendum del 17 aprile.
Libera Basilicata chiede che venga fatta piena luce sui diversi filoni d’indagine per cominciare a ricostruire un rapporto di fiducia tra le istituzioni e i cittadini, in particolare quelli della Val d’Agri che primi fra tutti subiscono da decenni le conseguenze dello sfruttamento e della devastazione del territorio in cui vivono.

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