L’ANPI sul referendum

Non era mai successo che, la metà dei Consigli Regionali, che rappresentano le proprie popolazioni, unitamente, promuovessero dei quesiti referendari e che provocassero da subito una modifica delle norme che regolavano la materia oggetto del referendum. Segno che si era nel giusto. Il 17 aprile prossimo, tutti gli italiani andranno a votare per decidere semplicemente se: alla scadenza delle attuali concessioni per l’estrazione di idrocarburi in mare, entro le
12 miglia, dovrà essere valutato e deciso se concedere o meno la proroga per l’estrazione.
Questo esercizio della democrazia non pu_ essere banalizzato, a prescindere dalla posizione che si ha in merito.
L’astensione può esserci, è legittima. Ma deve essere esercitata nell’espressione del voto, non astenendosi dall’andare a votare. E’ comunque un sottrarsi ad un dovere oltre che a un diritto. Chi invita a non andare a votare o carica di altro
significato il quesito referendario, sbaglia, così come sbaglia il Presidente del Consiglio, quando associa il suo destino
politico e del governo, al risultato referendario.
Si sparano cifre inventate, circa l’occupazione che si metterebbe in pericolo, e la quantit_ di risorsa energetica che
si andrebbe a perdere se si abbandonasse (ma sempre alla scadenza delle concessioni) le trivellazioni in mare, così come sono attualmente disciplinate.
Non ci si pone il problema della mancanza del Piano energetico nazionale, e il peso delle varie fonti energetiche
che all’interno dello stesso, devono avere.
I danni che derivano o che possono derivare circa questo modello di sviluppo e uso del territorio, non sono tenuti
in debito conto. I vantaggi, se rapportati ai pericoli, ai danni certi e alle problematiche che insorgono durante
l’estrazione e dopo l’esaurimento dei giacimenti, non vengono calcolati. Riguarderanno le future generazioni.
L’ambiente, il paesaggio, tutelati dalla Costituzione, non sono considerati.
Ci si è già dimenticati degli impegni assunti a Parigi, alla “Conferenza sul clima” qualche mese addietro da parte di tutti gli Stati che vi hanno partecipato?
Quelli sono gli obbiettivi che bisogna perseguire, sforzandosi di andare oltre: nessuno si lamenterebbe di questo eventuale progresso tendente ad utilizzare al massimo le energie rinnovabili per ridurre al minimo, e in prospettiva, eliminare, quelle più inquinanti.
In questi ultimi giorni, relativamente alla nostra realtà regionale si sono evidenziati gravi fatti circa l’estrazione del greggio, sanzionati anche con anni di carcere per i vari responsabili, mentre sono in corso altre indagini che riguardano
anche rappresentanti delle istituzioni, che evidenziano tutto l’intrecciarsi di interessi di natura diversa da quelli che dovrebbero essere prioritariamente tutelati.
Come ANPI (Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia) pur rispettando l’orientamento e la posizione di ognuno, rispetto alla nostra realtà territoriale (estrazioni su terraferma attualmente, e probabili in acque marine) in ossequio anche al dettato costituzionale, siamo convinti della giustezza della scelta di andare al voto e di esprimersi con il SI,
auspicando che l‘esito positivo, possa determinare nuove condizioni per avanzare sugli obbiettivi fissati a Parigi, nel rispetto delle caratteristiche del territorio e salvaguardando l’ambiente, vera risorsa duratura nel tempo.

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