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Apr 232018
 

Anticipazioni rapporto Ires-CGIL su situazione economica e occupazionale in Basilicata nel 2017
Commento di Giovanni Casaletto* e Angelo Summa**
Un estratto del rapporto con grafici e tabelle è su www.iresbasilicata.it. Il rapporto definitivo sarà pubblicato a maggio ed oggetto di discussione in una sessione pubblica

Giovani, donne, precari, inattivi, spopolamento. Queste le aree di crisi della Basilicata, che nel 2017 fanno registrare dati sconfortanti e, soprattutto, in controtendenza rispetto alle medie nazionali e ai dati in live ripresa delle altre regioni del Mezzogiorno. La Basilicata non è una regione per giovani e non è una regione per donne.
L’occupazione in Basilicata nel 2017 è crollata a livelli preoccupanti, la crescita cominciata nel 2014 ha subito una significativa flessione già nel biennio 2015-2016 ed allo stesso tempo è sensibilmente accresciuto il ricorso alla Cassa integrazione. Nella media 2017 gli occupati sono diminuiti del 2,2% rispetto al 2016. La dinamica dell’occupazione in corso d’anno nella regione è peggiore rispetto al Mezzogiorno in tutti i trimestri e tende decisamente a peggiorare negli ultimi tre mesi, interrompendo bruscamente il trend di avvicinamento ai livelli di occupazione pre-crisi. Nella media del 2017 gli occupati in regione erano circa 188 mila, 4 mila in meno rispetto al 2016 e ben al di sotto dei livelli occupazionali raggiunti prima della crisi (circa 194.000 occupati nella media del 2008). Il calo dell’occupazione è in larga parte ascrivibile alla componente femminile (-4,6%) dopo il forte incremento dell’anno precedente (+6,5%) a fronte di una flessione più moderata degli uomini (-0,7%). Nel Mezzogiorno, viceversa, la dinamica di genere è più favorevole per le donne (+1,6% a fronte del +0,9% dei maschi).
Ma se in generale il dato occupazionale si manifesta negativo, drammatica è la situazione per quanto riguarda il segmento giovanile. Come detto in premessa, il segmento del mercato del lavoro più duramente colpito dalla “lunga crisi” è quello giovanile (15-34 anni). In questa fascia torna a calare l’occupazione (-7,2%) dopo due anni di decisa ripresa (+4,1% e +7,6% rispettivamente nel 2016 e nel 2015). Nel Mezzogiorno (+0,1%) resta sostanzialmente ferma sui livelli dell’anno precedente. Sono circa 40 mila i giovani under 35 della Basilicata occupati nel 2017 a fronte dei circa 56 mila del 2008. Flettono gli occupati nelle classi d’età centrali (-1,0%) in linea con la flessione dell’anno precedente mentre resta sostanzialmente stabile il numero degli occupati con 50 anni e più che negli ultimi anni avevano sostenuto i livelli occupazionali. A ciò si affianca anche un dato negativo relativo alla disoccupazione: nel 2017, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è salito decisamente passando dal 34,2% al 38,1% vanificando parte del recupero effettuato nel triennio precedente (oltre 20 punti rispetto al 55,6% registrato nel 2013) collocandosi su livelli comunque lontani da quelli medi del Mezzogiorno (51,4%). Ma soprattutto quell’area di giovani che né studiano né sono coinvolti in percorsi lavorativi o di formazione in alcun modo: i NEET, un terzo dei giovani lucani.
Il Neet rate in diminuzione anche al Sud di meno di mezzo punto (37,5% nel 2016 e 37,2% nel 2017) riprende a crescere in Basilicata (31,5% nel 2017 vs. il 30,7% del 2016). Un ulteriore elemento di preoccupazione è costituito dal fatto che la condizione di Neet, generalmente prevalente tra i meno istruiti, si è diffusa con la crisi ai giovani con titoli di studio elevati: la quota di diplomati e laureati sul totale è passata, in regione, da circa il 50% del 2008 a circa il 70% nel 2017.
Un’altra notazione strutturale attiene all’evoluzione demografica ed alla trasformazione occorsa nelle regioni del Sud, da regioni a più forte crescita demografica a regioni in declino demografico attuale e prospettico. Dal dopoguerra ad oggi il Mezzogiorno e la Basilicata hanno sperimentato una forte contrazione del tasso di fecondità passando dagli oltre 3 figli per donna degli anni ‘50 a poco più di uno negli anni 2000. Ancora più accentuata è stata la flessione in Basilicata: partita da valori superiori a quelli medi meridionali negli anni ’50 nel 2017 il numero medio di figli per donna si attesta all’1,23
nella regione contro l’1,30 del complesso delle regioni meridionali. Secondo le previsioni, la Basilicata al 2045 perde 89 mila abitanti, di cui 62 mila e 61 mila nelle classi d’età 0-29 e 30-74 anni ed un aumento di circa 34 mila nella classe d’età 75 e oltre. Ancora più problematica sarebbe la situazione al 2065, con una flessione della popolazione residente regionale stimata in circa 179 mila unità e complessivamente sotto i 400 mila abitanti.
In flessione è l’export, dopo il positivo biennio precedente, dato ascrivibile al settore dei mezzi di trasporto, le cui vendite all’estero sono diminuite, a differenza degli aumenti registrati nelle regioni del Centro-Nord, dove nel 2017 la crescita è del 7,1%, e nel complesso del Mezzogiorno, dove le esportazioni sono aumentate del 9,8%.
I dati in ripresa della demografia d’impresa accendono qualche speranza cui si contrappongono le preoccupazioni per l’ulteriore razionamento del credito a disposizione degli operatori. Ancora, i flussi di pendolarismo verso le regioni del Centro-Nord che coinvolgono una quota non piccola di lavoratori regionali, istruiti e alla ricerca di posizioni stabili, è un indizio di come il sistema produttivo locale fatichi a produrre “buona occupazione”. Relativamente a ciò, per fare un esempio, la capacità di andare sui mercati esteri da parte del sistema produttivo locale è di fatto sostenuta dall’unico impianto dell’automotive presente; troppo poco in un’era caratterizzata da una marcata globalizzazione e da un’organizzazione produttiva sempre più incentrata sulle catene globali del lavoro transazionali.
*Presidente Ires Basilicata
**Segretario Generale CGIL Basilicata

Apr 222018
 

La Diocesi di Tursi-Lagonegro ha dato vita ad un interessante ciclo di conferenza sui maggiori temi di attualità. Il 21 aprile 2018 a Francavilla sul Sinni il presidente Enrico Letta ha svolto una vera e propria lezione sulle trasformazioni in atto nel mondo globlizzato e sugli strumenti che la politica può mettere in campo per una società più solidale. Hanno dialogato con il politico che è anche un economista e professore universitario, il vescovo Vincenzo Orofino ed il giornalista Edmondo Soave.

Apr 112018
 

«E’ estremamente urgente la convocazione di un incontro allo scopo di esaminare e portare a soluzione alcune problematiche connesse ai lavori di ammodernamento ed adeguamento dell’A2 Autostrada del Mediterraneo, nel tratto che ha interessato il territorio comunale di Lauria». Con una lettera invitata ai vertici di Anas e alla Grandi Lavori-Fincosit (e di cui è portata a conoscenza la Regione Basilicata e i Ministeri di Ambiente e Infrastrutture), il sindaco di Lauria Angelo Lamboglia mette nero su bianco, per l’ennesima volta, la richiesta di un confronto istituzionale per trovare soluzione ad una problematica molto sentita dal territorio ma che «a tutt’oggi, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso, non è stato ancora calendarizzato».

Le problematiche riguardano: lo smaltimento delle acque piovane della Piana di Galdo, la dismissione e rinaturalizzazione del vecchio tracciato autostradale nonché minimizzazione ambientale delle nuove opere impattanti; l’accessibilità ad aree intercluse; la visibilità e la sicurezza all’innesto Lauria Sud-Ex SS19; le opere di compensazione; la verifica puntuale delle reali superfici occupate; la viabilità di servizio complanare al nuovo tracciato; il monitoraggio dei movimenti franosi generati dalla realizzazione dei lavori ed interventi consequenziali; il ripristino dell’originario stato dei luoghi del Fosso “Caffaro”. Oltre che la vertenza ancora aperta delle aree di servizio di Lauria Sud.

«Tale situazione – spiega il sindaco Lamboglia – ha determinato e determina grave disagio all’Amministrazione Comunale che sull’argomento non è in grado di dare risposta, ai pressanti e continui solleciti dei cittadini e dell’intero Consiglio comunale».

Dunque, si auspica una celere convocazione del tavolo, perché, conclude il sindaco Lamboglia, «si possa giungere ad una soluzione condivisa dei problemi in modo tale da tutelare un territorio che ad oggi non sembra aver ricevuto e riceve le dovute attenzioni».

Apr 072018
 

Farà tappa anche a San Severino Lucano, martedì 10 aprile, il Campione Italiano Ultracyclist Omar
Di Felice, in sella dallo scorso 4 aprile e fino al prossimo 14 aprile lungo la più grande Ciclo-Via
d’Italia di Appennino Bike Tour.
Di Felice, vincitore delle più importanti competizioni internazionali del settore e autore di viaggi
estremi nel Mondo, è alle prese con una nuova imprese estrema: percorrere in soli undici giorni, dal
gli oltre 2.600 chilometri della Ciclo-Via. Ogni giorno effettuerà quattro soste, una per ciascuno dei
43 Comuni Tappa, fino ad arrivare a completare il Giro il 14 aprile ad Alia, in provincia di Palermo.
Chilometro dopo chilometro si incontreranno e verranno valorizzate le centinaia di bellezze che
caratterizzano il percorso lungo la Dorsale.
Il 10 Di Felice sarà a San Severino Lucano per l’arrivo della 26esima e la partenza della 27esima
tappa. Partirà da Pietrapertosa alle ore 8.00 arriverà a Roccanova alle ore 10.45 da dove ripartirà
alla 11.15 per San Severino Lucano dove arriverà alle 14.00, il campione si fermerà nella cittadina
del Pollino per trenta minuti per firmare autografi e chiacchierare con la gente, si rimetterà in sella
alle 14.30 per raggiungere Orsomarso.
“Un evento che abbinerà la passione per lo sport alle peculiarità del territorio, da Nord a Sud Italia,
e che farà conoscere anche i nostri paesi, dice il sindaco di San Severino Lucano nonché
vicepresidente del Parco del Pollino, Franco Fiore, permettendo di scoprirne le sue eccellenze tra
borghi, riserve naturali, ambienti selvaggi e incontaminati e tutto quello che abbiamo, un’occasione
di promozione non indifferente”. Fiore dopo aver atteso il campione nel suo comune andrà ad
Orsomarso per l’arrivo delle 17.30.

Mar 192018
 

La Cgil Basilicata aderisce alla XXIII edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie” promossa da Libera e che si terrà il 21 marzo a Foggia e contemporaneamente a Sarconi (Potenza) in Basilicata per la manifestazione di Libera Basilicata. Legalità, sviluppo, lavoro, diritti e dignità sono temi cari alla Cgil che riguardano trasversalmente tutto il Paese ma toccano principalmente il sud. Le economie illegali condizionano lo sviluppo di un territorio. La legalità è quindi condizione indispensabile per uno sviluppo sano a duraturo, tale da consentire alle imprese di investire nel mezzogiorno, agli amministratori di non subire condizionamenti di alcuna natura e ai lavoratori di vedersi rispettati tutti i diritti. Invece siamo costretti ad assistere ad una preoccupante escalation di fenomeni di diffusa illegalità, Basilicata compresa. Per sconfiggere le mafie serve una forte azione culturale che dia anche risposte al diffuso disagio sociale e occupazionale che la nostra regione vive. Per questo motivo la Cgil Basilicata aderisce alla manifestazione di Libera del 21 marzo, insieme per ricordare le oltre 900 vittime innocenti delle mafie e per farsi portavoce di una richiesta di verità e giustizia.

Mar 112018
 

Mons. Vincenzo Cozzi di Lauria, parroco a Policastro e a Lagonegro, successivamente vescovo a Melfi-Rapolla-Venosa, si racconta in una intervista, realizzata a Trecchina, nella quale ripercorre la sua vita ed il suo ministero sacerdotale ed episcopale.
Da “viceparroco di Trecchina” offre spunti e, quasi in filigrana, esorta tutti: adesso tocca a voi!

Era nato a Lauria il 26 novembre 1926, è stato ordinato sacerdote a Lauria il 18 giugno 1950.
Rettore del Seminario e parroco di Policastro Bussentino, è diventato parroco di Lagonero (1969-1981) e vicario generale della Diocesi di Tursi-Lagonegro nel momento in cui è avvenuta la ridefinizione dei confini.
E’ stato eletto Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa il 12 settembre 1981, consacrato il 25 ottobre 1981, ha preso possesso della suddetta Diocesi il 15 novembre 1981.
E’ divenuto vescovo emerito il 13 dicembre 2002.
Da tale data ha scelto di vivere a Trecchina, in comunità sacerdotale con don Guido Barbella, collaborando in Parrocchia nella pastorale e dedicandosi alla predicazione di ritiri e corsi di esercizi spirituali.
La morte (alle 5.15 del 3 luglio 2013) giunge dopo il calvario della sofferenza, vissuta con serenità e straordinario spiito di accettazione cristiana, dopo diversi interventi, nel tentativo di alleviare le atroci sofferenze provocate da un tumore.

Mar 102018
 

In una nota il sindaco di Tortora Pasquale Lamboglia interviene su San Sago: “La querelle tra il Settore Ambiente della Regione Calabria e la ditta Ecologica 2008 Srl, che gestisce l’impianto per il “trattamento di rifiuti pericolosi e non”, ubicato in località San Sago del Comune di Tortora, si trasferisce al Tar Catanzaro.
In data 21.02.2018, infatti, i titolari dell’impianto suddetto hanno presentato, presso Tribunale Amministrativo Regionale di Catanzaro, un ricorso per chiedere e ottenere l’annullamento dei provvedimenti con i quali la Regione Calabria ha disposto al gestore di sottoporre l’impianto alla “Valutazione di Incidenza Ambientale”, prima della sua riattivazione, attesa la sua vicinanza al “sito d’importanza comunitaria” denominato “Valle Noce”.
Avverso tale ricorso, si è costituito anche il Comune di Tortora, nella sua qualità di controinteressato, affinché i provvedimenti suddetti non vengano annullati. Nelle proprie memorie difensive, il Comune di Tortora, dopo avere ricostruito l’iter logico, che negli oltre due anni di interlocuzioni tra gli Enti coinvolti, compreso il Ministero dell’Ambiente, e il soggetto gestore, ha portato all’adozione dei provvedimenti oggi impugnati, ha illustrato le
motivazioni che, in fatto e in diritto, impongono di sottoporre l’impianto a “Valutazione di Incidenza Ambientale”, e che addirittura renderebbe opportuna una revisione totale di tutte le autorizzazioni rilasciate per l’esercizio dell’attività in essere. Intanto, però, San Sago continua a essere una “terra di nessuno”, dove una ditta continua a operare
nonostante i divieti, come “denunciato” anche dai tecnici dell’Arpacal, a seguito di un sopralluogo
congiunto, compiuto in data 28/02/2018 insieme al comando della Polizia Locale di Tortora”.

Mar 092018
 

E’ stato presentato dall’Isis Ruggero di Lauria, l’8 marzo 2018, la giornata finale di un accurato lavoro di ricerca sulle “Brigantesse”. Il progetto culturale denominato: “Donne dimenticate, brigantesse del Sud”, ha permesso agli studenti di approfondire, grazie all’impegno dei docenti e dell’intera struttura scolastica, una delle pagine più controversa che hanno caratterizzato il difficile cammino dell’integrazione dei vari territori italiani.


La conferenza


Le interviste: Nicola Pongitore, Ines Ferrante, le studentesse dell’Isis Ruggero, Antonella Cera

Feb 282018
 

Il “bisturi a raggi gamma”, l’unico disponibile in Puglia, porta Anthea Hospital a essere un riferimento per tutto il Sud Italia nella cura delle gravi patologie encefaliche.

Bari, Febbraio 2018 – Tecnologia a servizio della medicina, con obiettivi ambiziosi: trattare le principali patologie del cervello con minor impatto sulla salute del paziente. A credere in questo risultato e a sostenere da sempre l’innovazione tecnologica a supporto dell’attività sanitaria è Anthea Hospital di Bari, struttura che fa parte di GVM Care & Research, il Gruppo sanitario italiano presente in 9 regioni con 23 ospedali, molti dei quali di Alta Specialità, e 6 Poliambulatori. Il macchinario installato a Bari, accreditato al Servizio Sanitario Nazionale, è il secondo in tutto il Sud dopo quello di Catania, con l’obiettivo di rendere Anthea Hospital un punto di riferimento per la cura delle gravi patologie encefaliche e per la buona sanità del Mezzogiorno.
La Gamma Knife, letteralmente “bisturi a raggi gamma” è una strumentazione innovativa che individua un bersaglio intracranico – ovvero una parte dell’encefalo compromessa – con assoluta precisione attraverso sottili raggi gamma altamente precisi e mirati al trattamento di lesioni encefaliche di piccole e medie dimensioni. Tre sono gli sviluppi tecnologici che si combinano con la Gamma Knife: precisione tridimensionale, moderne tecniche di diagnostica per immagine (come TAC, RM, PET e DSA) e velocissimi processi computer grafici, che permettono di eseguire il trattamento in una sola seduta.
L’efficacia di questo trattamento si aggira intorno all’80-90% e oltre e dipende principalmente dalla patologia: l’effetto desiderato può essere raggiunto anche in 1-2 mesi per le metastasi; in caso di nevralgie anche durante la seduta stessa; mentre necessita di 2-3 anni per tumori benigni e per le lesioni vascolari.

Per quali patologie è indicata
Le indicazioni cliniche, inoltre, comprendono patologie quali le MAV (malformazioni artero-venose cerebrali), i Neuromi dell’acustico, i Meningiomi, le Metastasi, gli adenomi ipofisari, i craniofaringiomi e la nevralgia del trigemino.
La Gamma Knife viene spesso impiegata nelle condizioni d’insuccesso delle terapie farmacologiche o in pazienti che hanno già subito ripetuti interventi chirurgici senza trarre alcun beneficio. Molti tipi di tumore cerebrale, oltre il 90% dei casi, “rispondono” bene alla terapia evidenziando un’assenza di crescita o una riduzione del loro volume.

Come funziona
Il trattamento Gamma Knife si esegue in una singola seduta e la degenza, salvo diverse indicazioni mediche, richiede solo due notti. La procedura, che dura dai 30 ai 90 minuti, non necessita né di anestesia generale né d’incisione, pertanto non comporta i consueti rischi del trauma provocato dall’attraversamento di tessuti sani (emorragia, infezione) tipici della chirurgia tradizionale. Al paziente viene applicato un casco – chiamato casco stereotassico – per mezzo del quale si esegue una diagnosi per immagini della situazione intracranica. Questi esami strumentali consentono di stabilire con certezza millimetrica il punto della lesione da trattare attraverso l’irradiazione di sottili raggi gamma. Grazie a questa precisione e all’efficacia a breve termine dei risultati ottenuti, la Gamma Knife è divenuta la terapia d’elezione per molte indicazioni tumorali e vascolari che erano in passato incurabili, o affrontate chirurgicamente con rischi ed esiti controversi.

I vantaggi
Tempi ridotti, nessun ricorso a chirurgia intracranica, salvaguardia dei tessuti sani attraverso una somministrazione di radiazioni localizzata al bersaglio.

L’importanza di un’équipe multidisciplinare

Ad Anthea Hospital l’esecuzione di un trattamento con Gamma Knife prevede la stretta collaborazione di specialisti di diversa formazione, per creare un percorso di cura che monitori il paziente a 360 gradi.
Medico Radioterapista Oncologo – Oltre ad avere conoscenze generali sulla storia naturale dei tumori, sulla loro sintomatologia, ha una conoscenza approfondita dell’uso terapeutico delle radiazioni ionizzanti. Ha la responsabilità finale della scelta del trattamento più idoneo per il singolo paziente.
Fisico Medico – Ha la responsabilità degli apparecchi dal punto di vista del loro funzionamento e sicurezza ed elabora varie soluzioni tecniche per il singolo trattamento, che condivide con il Medico Radioterapista Oncologo.
Medico Neurochirurgo – Ha il compito specifico di montare il casco stereotassico, seguire il paziente nell’intero percorso clinico assistenziale e di concerto con le figure di cui sopra decide il miglior trattamento radioterapico
Infermiere dedicato – Segue la corretta degenza del paziente.

La Gamma Knife rispetto alla Neurochirurgia tradizionale
La Gamma Knife non sostituisce la chirurgia convenzionale, ma l’affianca e la completa, agendo dove questa risulti controindicata. Il suo utilizzo è sostanzialmente rivolto ad “aggredire” tumori e malformazioni intracraniche inferiori ai 3 centimetri, quindi a trattare residui di lesioni non totalmente asportate dal neurochirurgo o recidive della malattia.

Con l’acquisizione della Leksell Gamma Knife Perfexion (questo il nome completo), Anthea Hospital si propone come centro neurochirurgico di riferimento per la Puglia e per il Sud d’Italia, offrendo ai pazienti la possibilità di accorciare i tempi dei trattamenti e dando una concreta opportunità di curarsi più vicino casa, senza ricorrere a lunghi viaggi.
Un ulteriore passo avanti per GVM Care & Research che negli ultimi tre anni ha investito in Puglia 15 milioni di euro fra innovazione tecnologica, comfort per i pazienti e formazione medica.

Oltre ad Anthea Hospital, il Gruppo è presente in Puglia con Ospedale Santa Maria (Bari), Villa Lucia Hospital (Conversano), D’amore Hospital (Taranto) e Città di Lecce Hospital (Lecce) e nel 2017 ha erogato in regione oltre 21 mila ricoveri e oltre 213 mila prestazioni ambulatoriali.

Tecniche e metodiche innovative, umanizzazione delle cure, comfort di alto livello: ancora una volta GVM Care & Research, attraverso il suo modello innovativo di assistenza sanitaria di Alta Complessità, mette il paziente al centro investendo in una tecnologia sanitaria di ultima generazione.

Ettore Sansavini, Presidente GVM, Michele Emiliano, presidente Regione Puglia, Giuseppe Speziale, vicepresidente GVM

Ettore Sansavini, Presidente GVM; Michele Emiliano, presidente Regione Puglia; Giuseppe Speziale, vicepresidente GVM

Gamma Knife - Anthea Hospital_LD

Gamma Knife

Feb 232018
 

Il Comitato pro- nuovo ospedale chiede più impegno da parte del governo cittadino. Proposto un incontro con il Commissario del San Carlo Maglietta. Scintille a distanza tra Domenico e Pasquale Mitidieri. Gli operatori sanitari
chiamati a scendere in piazza: “Quando si difendeva il tribunale, gli avvocati erano in prima fila!”

Il Comitato civico pro-nuovo Ospedale di Lagonegro ha organizzato il 21 febbraio 2018 un importante incontro nella sala consiliare del Municipio. Sono stati invitati i vertici dei sindacati lucani (Lombardi, Gambardella e Summa) oltre al consigliere regionale Romaniello.
“Ospiti” ma anche “padroni di casa” gli amministratori comunali con in testa il vicesindaco Giuseppe Sabella.
Si può certamente dire che l’incontro è stato molto forte nei toni. Rigettate le accuse di aver organizzato un’iniziativa a ridosso delle votazioni, dopo l’introduzione di Giuseppe Di Novi, ha preso la parola il presidente del Comitato l’ingegnere Pierino Mango. L’esperto rappresentate ha fatto brevemente la storia della rivendicazione sanitaria che ha radici antiche; Mango ha poi criticato frontalmente la classe politica che non si è fatta carico dei tanti problemi delle comunità, in particolare quelli dell’area sud della Basilicata. Lo spopolamento continuo è frutto della mancanza di servizi e di opportunità…. “Non si può affidare il sistema sanitario agli elicotteri!”.
L’ingegnere Mango ha raccontato un episodio davvero grave riguardante un bambino con insufficienza respiratoria ricoverato a Lagonegro. In un primo momento, dopo una serie di cure, era stato dimesso dalla struttura. Il suo intervento ha fatto aprire gli occhi ai medici che, vedendosi arrivare anche i carabinieri, hanno deciso di mantenere in osservazione il ragazzo che, secondo Mango, poteva anche morire se non riceva cure continue nella struttura… “la sanità non può essere gestita in questo modo!”
Nel corso della conferenza, da più parti è stato lanciato un appello affinchè anche i medici e gli addetti ai lavori della struttura sanitaria di Lagonegro scendano in campo. Il vicesindaco Sabella si è spinto a dire che per quanto riguarda la vertenza del Tribunale, gli avvocati fecero il diavolo a quattro. Oggi si avverte un silenzio assordante dagli operatori. Gli organizzatori del confronto sul punto hanno sparato a pallettoni affermando che ormai la regola è che non bisogna disturbare il conducente (l’allusione non tanto velata è indirizzata al presidente Pittella). Per l’ingegnere Mango anche l’Amministrazione Comunale deve uscire dal guado e deve con forza chiamare a responsabilità tutti i protagonisti di una vicenda che è ormai trentennale.
Sulla tempistica è intervenuto Carmine Lombardi della Uil evidenziando che non è possibile che in Basilicata occorrano 30 anni per realizzare qualcosa.
Le lungaggini fanno parte di un sistema che induce alla rassegnazione. Il sindacalista ha fatto l’esempio della Tito-Brienza: in quel caso i cittadini sono sfiduciati e le comunità non partecipano più nemmeno alle manifestazioni. Il concetto “ma ancora credete alle favole?” è grave e va assolutamente combattuto.
Altra questione sollevata è stata la posizione dell’ospedale di Villa d’Agri che riceverebbe un finanziamanto di 200 milioni per il suo potenziamento. Questa scelta regionale, se diventerà realtà, per il Comitato è uno schiaffo alle ispirazioni di Lagonegro, il sistema è diventato ormai schizofrenico….ci sono o non ci sono i soldi?
Il sindacalista Enrico Gambardella in rappresentanza della Cisl ha affermato che è sbagliato fare una guerra tra le varie realtà. La concorrenza non serve; le strutture lucane devono essere in ‘competizione’ con gli altri ospedali delle altre regioni.
Un tema che ha arroventato la discussione ha riguardato l’ ‘annessione’ dell’Ospedale di Lagonegro a quello del San Carlo. Pur comprendendo le difficoltà di una norma superata con un riposizionamento delle strutture, l’Asp è una certezza perchè garantisce un controllo sulle prestazioni. Senza controllo finirà che gli ospedali fagociteranno tutte le risorse economiche a danno della Medicina sul territorio. Su questo passaggio chiave si è soffermato il consigliere regionale Romaniello che aupica una fase in cui si facciano scelte….”il governo regionale sembra solo impegnato a spostare in aventi le scadenze senza intervenire”.
Molto interessante è stato anche il dibattito. La professoressa Flora ha posto l’accento sulle liste d’attesa che sono ormai la piaga anche dell’Ospedale di Lagonegro: una visita urgente non può essere effettuata dopo 1 anno! Così come il rapporto con il San Carlo è rimasto solo sulla carta, non vi è stato arricchimento professionale, gli specialisti sono rimasti ben fermi a Potenza. Sul punto Angelo Summa della Cgil si è detto preoccupato di un San Carlo in caduta libera che non è più polo d’eccellenza.
Tornando all’Ospedale di Lagonegro, questi è stato paragonato ad una stalla, ai limiti della decenza.
Ha rincarato la dose Domenico Mitidieri, già sindaco della città che ha attaccato duramente il primo cittadino in carica Pasquale Mitidieri. Per Domenico, Pasquale non può continuare ad essere un non sindaco. Nel rispetto umano, la situazione va chiarita e risolta. Sabella non è legittimato dal popolo…. “Si è buoni per andare ai comizi e poi però non si partecipa ad incontri cosi importanti come quelli sulla sanità! Pasquale deve chiarire!”.
Il clima si è fatto incandescente perché Domenico ha spaziato sugli altri temi di Lagonegro evidenziando che in paese non vi è più un cantiere, l’Amministrazione Comunale è assente a partire dal Laudemio dove le certezze sono solo le promesse.
Il vicesindaco Sabella ha cercato di parare i colpi evidenziando che è l’unità l’arma vincente per avere la costruzione del nuovo ospedale. Sabella ha anche difeso l’operato della giunta e l’impegno quotidiano. Il Comitato ha evidenziato, alla fine dell’incontro, che chiederà un tavolo urgente con il Commissario del San Carlo Maglietta per capire il futuro dell’Ospedale di Lagonegro. Aver azzerato tutto, ritornare ad avviare le procedure per la costruzione del nuovo ospedale e per la ristrutturazioen del vecchio, genera due opposti sentimenti: da un lato uno scoramento, dal’altro una ferma volontà a lottare. Pierino Mango sul punto è stato chiaro: “Io sono certo che riusciremo a tagliare il nastro del nuovo ospedale, costi quel che costi, ma dovremmo essere tutti più attivi, a partire dal governo cittadino che deve uscire dal silenzio…il conducente si può e si deve disturbare!”.