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Domenica 2 giugno 2013, alle ore 21, in Castronuovo Sant’Andrea, nelle sale del MIG. Museo Internazionale della Grafica e nella Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, si inaugura la mostra dedicata a Ben Shahn, che continua il lavoro di informazione iniziato il 20 agosto 2011 con la storia della grafica europea e proseguito con le personali di Mirò, Degas, Renoir, Bonnard, Matisse, Dufy, Picasso e Calder, accompagnati, rispettivamente, dalla mostra di Renoir in poi, dalla presenza in controcanto di un artista italiano: Gentilini, Strazza, Accardi, Ciarrocchi, Consagra e Melotti.
Poiché il MIG convive con la Biblioteca, ogni incontro è all’insegna di “un libro, una mostra”. Questa volta tocca a Ben Shahn (Lithuania 1898 – New York 1969), un altro nome celebre della storia dell’arte, e al romanzo di Rainer Maria Rilke, The Note-books of Malte Laurids Brigge, illustrato da ventiquattro litografie originali, stampate presso l’Atelier Mourlot di New York nel 1968.
Dopo Vollard, Teriade, “Les Bibliophiles du Palais”, le “Éditions du Rocher”, le “Éditions De L’Herne” e “Maeght Èditeur”, sei grandi editori del Novecento, entra sulla scena lucana la “Imprimerie Mourlot” , fondata a Parigi da Francois Mourlot nel 1852. L’attività della stamperia, inizialmente commerciale e volta alla produzione di carta da parati, etichette, libri e mappe, invase il campo dell’arte a partire dal 1920, quando Fernand Mourlot, nipote di Francois, aprì le porte dello studio agli artisti, che qui iniziarono a lavorare direttamente sulla pietra e a stampare le proprie opere litografiche in edizioni limitate. Una collaborazione che, progressivamente, riportò in auge la tecnica della litografia, abbandonata dalla maggior parte degli artisti dei primissimi anni del Novecento. Leader indiscusso nel campo della produzione litografica, l’Atelier Mourlot fu il luogo prescelto da Picasso per il suo ritorno al mezzo grafico. Qui, infatti, tra il 1945 e il 1969, creò oltre quattrocento litografie originali, così come, nel corso del Novecento, anche Henri Matisse, André Derain, Georges Braque, Fernand Léger, Joan Miró, Salvador Dalí, Marc Chagall, Alexander Calder, Francis Bacon, Max Ernst, André Masson, Raoul Dufy, Jean Dubuffet, Jacques Villon, Henry Moore, Alberto Giacometti, Marino Marini, Victor Vasarely, Kees Van Dongen e Ben Shahn. Altro primato della stamperia Mourlot, fu la produzione di eccellenti manifesti d’arte. Memorabili sono, ancora oggi, quelli creati nel 1937 per le mostre parigine di Bonnard e Matisse, entrambi giudicati, dagli stessi artisti, veri e propri capolavori.
The Note-books of Malte Laurids Brigge è un romanzo di Reiner Maria Rilke, scritto tra il 1904 e il 1910, data della pubblicazione. Nell’opera si narra la vicenda di Laurids Brigge, un danese di antiche origini nobiliari, appassionato di poesia, che giunto a Parigi appena prima dello scoppio della prima guerra mondiale, inizia a vagare per le strade della città interrogandosi sulle grandi questioni esistenziali che da sempre attanagliano l’uomo. Completamente influenzato dal contesto storico in cui scrive, Rilke esprime in questa sua opera quel senso di solitudine, di paura e di sfiducia comune a tutti i suoi contemporanei. Un mondo, quello emerso dalla penna di Rilke, che Ben Shahn, nelle sue ventiquattro litografie, riesce ad evocare magistralmente attraverso un segno analitico ed uno stile corrosivo. Non è un caso se il grande incisore americano, considerato il continuatore, nella prima metà del Novecento, del realismo drammatico di Goya e Daumier, al quale unì la conoscenza del linguaggio incisivo ed essenziale degli espressionisti tedeschi Grosz e Dix, abbia scelto di illustrare I quaderni di Rilke, simbolo della tormentata condizione esistenziale dell’uomo di tutti i tempi. Proprio lui che, a partire dai famosi dipinti del 1932 sul processo di Sacco e Vanzetti, utilizzò l’abilità di disegnatore e il mezzo della stampa per denunciare le ingiustizie sociali e gli eventi politici del tempo.
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In controcanto, come è già avvenuto per Renoir – Gentilini, per Bonnard – Strazza, per Matisse – Accardi, per Dufy – Ciarrocchi, per Picasso – Consagra e per Calder – Melotti il MIG, mediante una scelta di 40 opere grafiche datate 1924 – 1985, si propone di segnalare, con Mino Maccari (Siena 1898 – Roma 1989), quanto gli italiani abbiano studiato gli artisti europei e quelli americani che in Europa hanno trovato la loro casa ideale. Maccari, disegnatore satirico, pittore, giornalista editore, viene accostato a Shahn e Rilke in quanto, protagonista delle sue opere, è la vita. Attento osservatore del suo tempo, ha saputo mettere in luce, con la sua opera grafica, il contrasto tra il mondo intellettuale e la realtà autentica della vita italiana, valutandone i sintomi, raggruppandoli e intendendone il valore documentario. Nel 1924 iniziò a collaborare come grafico al settimanale “Il Selvaggio”, pubblicando le sue prime lineografie caricaturali. Tra il 1929 e il ‘31 fu a Torino come redattore della “Stampa”, diretta in quel momento da Curzio Malaparte. Molto intensa fu la sua presenza, oltre che su “I1 Selvaggio”, anche sulle pagine di “Quadrivio”, “L’Italia letteraria”, “L’Italiano” e “Omnibus” di Longanesi, su “Primato” di Bottai durante la guerra, il “Mondo” di Pannunzio e “Documento” di Federigo Valli. Numerose le sue cartelle di grafica, fra cui l’Album di Vallecchi (1925), Il trastullo di Strapaese (1928), Linoleum (1931). Illustrò La vecchia del Bal Bullier di Antonio Baldini (1934) e nel 1942 pubblicò la cartella Album, cui seguirono Come quando fuori piove e Il superfluo illustrato. Fino agli anni Trenta, la partecipazione alle esposizioni non fu molto frequente. Nel 1938 tenne una personale alla XXI Biennale di Venezia ed espose alla Galleria L’Arcobaleno di Venezia, presentato da Roberto Longhi. Nel 1948 ottenne il Premio internazionale dell’incisione alla Biennale veneziana. Nel 1963 è proprio Ben Shahn a presentarlo in catalogo nella mostra alla Gallery 63 di New York: “Conosco Maccari soprattutto attraverso la sua opera grafica, le sue potenti incisioni, i suoi disegni a penna che sono così magistrali e allo stesso tempo così teneramente belli. Lo humor è presente nella sua opera in un senso più corrivo, è quello humor che sente le debolezze umane e le ricrea con estrema tenerezza e simpatia.”. Negli anni che seguono, numerose le mostre antologiche in Italia e all’estero. Tra queste: a Siena, nel Palazzo Pubblico, nel 1977, a La Valletta, nel Museo Nazionale dell’Archeologia, e nel Palazzo Paolina di Viareggio nel 1987, a Macerata in Palazzo Ricci e a Roma in Palazzo Memmo nel 1993.
Tutto, in Maccari, parte dal disegno, che è pensiero e parola, memoria di una visione istantanea colta nella sua essenza: “Maccari, come Morandi, ha criticato il suo tempo con la libertà del suo stile e non per i soggetti dipinti, disegnati o incisi. Maccari non predica. La buffa commedia umana è animata da personaggi pieni di vizi, mai di mostri. Humor e stile si accordano alla perfezione perciò la satira, come il disegno, non è mai monocorde (…). Maccari schiaffeggia il mondo e lo consola. Il disegno condanna, il disegno rigenera. E impariamo a sorridere, a comprendere la funzione purificatrice della risata. Il riso diventa un mezzo per capire, la reazione spontanea alla paura, alla violenza e al potere, una presa di coscienza politica.” Un mondo, quello osservato e registrato nelle opere di Maccari, che non solo denuncia ma apre alla riflessione, e per dirla con le sue stesse parole “le conclusioni in fatto d’arte non vanno cercate, poiché l’arte non conclude, inizia. Apre e non chiude. In questo consiste la sua vitalità.”
La mostra, a cura di Giuseppe Appella, attraverso le incisioni e le litografie di Shahn e di Maccari, i cataloghi e i film disponibili in Biblioteca, mette in relazione il lavoro dei due celebri artisti con l’attività didattica che, attraverso una serie di iniziative, il MIG intende svolgere per tutta l’estate, dedicandola ai bambini e ai ragazzi dei paesi gravitanti nel Parco del Pollino e di quelli limitrofi.
Le mostre, patrocinate e sostenute dal Comune, dalla Pro Loco di Castronuovo Sant’Andrea, dall’Ente Parco Nazionale del Pollino resteranno aperte fino al 28 settembre 2013, tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 17 alle 20 (la mattina per appuntamento). L’ingresso è gratuito.

Prossima mostra
29 settembre – 7 dicembre 2013: 120 litografie originali della Secessione di Berlino dalla cartella Krìeg und Kunst. Guerra e Pittura (1914 -1916, Edizione Julius Bard, Berlino). In mostra per la prima volta in Italia.

Prossimi appuntamenti
4 giugno 2013
Inaugurazione dell’Atelier di Guido Strazza e presentazione della cartella Eneide, con incisioni originali di Piero Cesaroni.

14 luglio 2013
Inaugurazione della donazione degli eredi Pirandello – D’Amico alla Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”.

Ben Shahn, litografia per Rainer Maria Rilke

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Venerdì 29 marzo 2013, alle ore 18.30 e alle ore 23.00, nelle antiche strade di Castronuovo Sant’Andrea, per iniziativa della Pro Loco e con la collaborazione del MIG. Museo Internazionale della Grafica – Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, si rinnova l’incontro arte-fede: un artista contemporaneo interpreta gli episodi della storia degli ultimi giorni di Gesù e scandisce con il suo lavoro la processione che da centinaia di anni attraversa il paese e ha il suo momento più emozionante nell’incontro del Figlio morto con la Madre rappresentati da due statue in cartapesta del XVIII secolo conservate nella Chiesa Madre. La processione notturna, invece, si caratterizza per il fatto di essere riservata solo agli uomini.
Castronuovo, entrata fin dal 1981 nel giro delle città che fissano l’appuntamento pasquale con l’arte attraverso una particolare Via Crucis, dimostra quanto sia importante confermare questa tradizione di una esperienza così esaltante come quella di porsi di fronte al mistero della Passione.
Dopo Fazzini, Strazza, Dal Molin Ferenzona, Masi, Ricci, Lorenzetti, Cerone, Santoro, Janich, Pirozzi, Scorcelletti, Pulsoni, Guida, Masini, Masi, Timossi e tanti altri, le quattordici stazioni della passione, quest’anno, sono del grande scultore FAUSTO MELOTTI ((Rovereto 1901 – Milano 1986). Dipinte su cartone tra il 1957 e il 1967, rinnovano l’incontro arte-fede e scandiscono il percorso di un grande mistero. È la seconda volta che vengono esposti in Italia.
Melotti ha raccontato da par suo gli anni del dopoguerra che segnano, con la personale alla Galleria L’Annunciata presentata da Alfonso Gatto, il suo ritorno alla pittura: “Durante una guerra lunga e crudele e un dopoguerra sconvolto e senza pace mi trovai alla deriva su strade non mie. Giustifico queste lunghe pause pensando che l’artista partecipi con lo spirito, anche e soprattutto inconsciamente, alle vicende della società in cui vive”.
“Io dipingo. In pittura forse abbiamo ancora il modo di dire qualcosa, una parola che almeno non sia stata pronunciata con quell’accento. Un modo privato, una specie di diario. In scultura più niente da fare, da dire, dopo quello che è già stato detto e fatto. È morta, per ora. Nessuno può crederci più”. “L’evento informale, sia nell’arte sia nella natura, dal vibrare del microbo alle cascate dei fiumi, dal tronco all’uragano, non riesce a catalizzarsi nella forma compiuta, espressione dell’arte. Il taglio di Fontana è l’emblematico bisogno di uscire dalla giungla informale”.
“Stupido amore della materia. L’arte non nasce plasmata o forgiata o compressa sotto vuoto. Come Minerva nasce dal cervello. Molte opere d’arte conclamate si rivelano nate da un’idea artigianale, tutta prevedibile. Un muro invalicabile, il muro della poesia, preclude la cittadella dell’arte. Lì dentro le idee passeggiano nude”.
“Il raptus drammatico della creazione artistica è simile allo stato d’animo del ragazzo che, trovandosi a camminare nella notte in una strada deserta, per farsi coraggio canta e, non ricordando più nulla, inventa la canzone”. “Eliminare il piacere, il gusto della materia. Nella scultura ciò che conta è l’occupazione armonica dello spazio, nella pittura il gioco profondo del disegno e del colore. Gli aleatori imprevisti della materia non sono il sogno. Gli stimoli non sono le sensazioni”.
Da questo momento, la pittura sarà compagna fedele di Melotti, un esercizio quotidiano compiuto nel silenzio dello studio di Via Leopardi a Milano, di Via San Sebastianello a Roma, mai dimenticando ciò che era stato ed era “il vento della guerra, delle divisioni, delle stragi” e quanto Picasso avesse segnato con Guernica la prima stazione di una lunga Via Crucis, da percorrere per ritrovare la fede smarrita.
Le quattordici stazioni di Melotti compiono questo percorso di fede modulando abilmente il linguaggio della pittura e della scultura, attraverso un accumulo pastoso di colore steso sulla carta col gesto di chi vuole riflettere su quanto quotidianamente accade intorno a noi, ridando lentamente corpo alle figure filamentose che si dispiegano intorno al Cristo crocifisso.
In occasione della Via Crucis, sarà possibile vedere, nelle sale del MIG. Museo Internazionale della Grafica, l’opera grafica di Melotti dal 1970 al 1985 e le incisioni di Alexander Calder per E. E. Cummings. Le 14 stazioni, dopo la processione, verranno allestite in una delle sale del MIG e rimarranno esposte fino all’1 giugno 2013.

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Nel giro di sedici mesi, il Museo Internazionale della Grafica è diventato una realtà nazionale. Oltre 1800 visitatori si sono recati nel piccolo paese lucano per vedere le mostre di Bonnard, Renoir, Degas, Matisse, Dufy, Mirò, Picasso, Gentilini, Strazza, Accardi, Ciarrocchi, Consagra. Bilancio in attivo per il MIG. Museo Internazionale della Grafica di Castronuovo Sant’Andrea voluto dal Comune: oltre 1800 le persone (studiosi, addetti ai lavori, studenti di ogni ordine e grado, in particolar modo i bambini delle scuole elementari, ecc.) che hanno partecipato, con grande interesse, alle mostre e alle attività proposte tra il 20 agosto 2011 e il 30 dicembre 2012.

Provenienti da diverse regioni italiane (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) e da molti comuni limitrofi (Castronuovo fa parte del Parco Nazionale del Pollino) hanno assistito alla trasformazione di un paese che in 16 mesi ha fatto in modo di diventare una vera e propria capitale dell’arte grafica. Le incisioni e le litografie dei grandi nomi dell’arte internazionale: Mirò, Degas, Renoir, Bonnard, Matisse, Dufy e Picasso, affiancati  alle opere grafiche di Gentilini, Strazza, Accardi, Ciarrocchi, Consagra che nel corso della loro vita si sono rivolti con interesse alle ricerche espressive europee, hanno permesso di chiarire molti punti della storia dell’arte dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi, di far capire l’importanza del libro d’artista nel panorama che si estende tra XIX e XX secolo, di realizzare appositi progetti didattici (Se fossi Mirò; Degas: la materia prende forma; Animali.. amici a quattro zampe; Matisse: una forma tante varianti; Aliment-arte; Rispettiamo la natura; Ti racconto un libro; Il mondo con l’occhio di Picasso) a cui hanno aderito numerose scuole lucane e , tra queste, in particolare, le scuole Elementare e Media di Castronuovo, la scuola Elementare di Roccanova, la scuola Elementare e il Liceo Scientifico di Sant’Arcangelo, il Liceo Classico di Senise, la scuola Elementare di Teana, la scuola Media di Chiaromonte, la parrocchia di Francavilla sul Sinni.

Puntuale, poi, a dicembre, la rassegna “Presepi d’artista”, una tradizione ormai consolidata che, iniziata da Castronuovo nel 1995, si è estesa in tutta Italia. Quest’anno, Il MIG, con il supporto della Pro Loco, dopo il Presepe sfolgorante di Giulia Napoleone, ha esposto in due chiese del paese  il Presepe traslucente di Barbara Salvucci e il Presepe svelato di Ernesto Porcari. Parallelamente, è iniziato il coinvolgimento dei paesi del Parco del Pollino e di quelli limitrofi: lo scorso 14 dicembre anche Sant’Arcangelo è entrato in questo circuito con Il Candido Presepe di Salvatore Sava, apprezzato soprattutto dai giovani che hanno risposto positivamente all’invito di rinnovare l’arte sacra attraverso artisti di talento.

L’anno appena conclusosi non ha risparmiato novità, come la mostra di 50 fotografie di Romano Martinis, raccolte sotto il titolo Il sorriso dell’Afghanistan che il grande reporter ha accompagnato con una conversazione sui problemi e il futuro del martoriato paese, e le esposizioni e i dibattiti dedicati alla festa della mamma, alla festa della donna, alla canzone d’autore, alle novità librarie, all’anniversario della canonizzazione di S. Andrea Avellino.

Le presenze degli artisti hanno dato una spinta in più alla giovane Associazione, “Gli Amici del MIG”, che ha assunto la gestione del Museo e della Biblioteca. Assadour, Strazza, Giulia Napoleone, Sava, Masini, Porcari, Tarasco e tanti intellettuali e personalità non solo lucane, hanno sollecitato a continuare su questa strada, sicuri dell’importanza che un  presidio così concepito potrà avere per la crescita di tutta la comunità che lo circonda.

Henri Matisse, Arabesque, 1924, litografia

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Venerdì 14 dicembre 2012, alle ore 18.30, a Sant’Arcangelo, nell’antica Cappella di Sant’Anna, su iniziativa e con la collaborazione del MIG. Museo internazionale della Grafica – Biblioteca “Alessandro Appella” e della Pro Loco di Castronuovo Sant’Andrea, si è inaugurata, accompagnato da una selezione di 10 disegni recenti, Il Candido presepe dell’artista leccese Salvatore Sava.
Dopo Matera, Castronuovo Sant’Andrea, Napoli, Roma, Orvieto, Longiano di Forlì, Cupramontana, Assisi, Piacenza e Milano anche Sant’Arcangelo entra nel circuito nazionale dei presepi d’artista, una tradizione ormai consolidata e anello di una catena che interessa tutta Italia dal 1995. Accompagnati da un volumetto pubblicato dalle Edizioni della Cometa, che comprende una Preghiera a Gesù Bambino scritta dagli artisti e letta in occasione dell’inaugurazione, i presepi d’artista vengono realizzati, su invito dello storico dell’ arte Giuseppe Appella, in occasione delle feste natalizie.

Il Candido presepe di Salvatore Sava è una grande scultura componibile, formata da una trentina di personaggi scolpiti in grandi blocchi geometrici di pietra leccese, disposti su una base circolare di tre metri di diametro. Finito il suo presepe, Salvatore Sava istintivamente lo ha portato sul prato del suo paese in modo che il bianco della pietra risaltasse sul bruno denso della terra. Ciò che poteva sembrare solo una necessità pratica, una sorta di messa in scena dei personaggi, per calcolare l’occupazione dello spazio prefissato, diventava un omaggio al paese, alla sua gente, alle famiglie di contadini tra i quali era cresciuto e che, senza volerlo, si scoprivano collocati al centro del recinto. Il Bambino, Giuseppe e Maria sono, allora, l’emblema del fuoco domestico, della “casa-famiglia” portata a una sintesi estrema, ridotta a una pura struttura, alla forma squadrata e appena sbozzata della pietra leccese. Che non ha rivali per quanti intendono esaltare la loro indole indipendente sottraendosi al peso della materia, e si oppongono alle convenzioni dell’insegnamento accademico cercando un progressivo distacco dal linguaggio figurativo. L’iterazione dei soggetti, dalle grandi membra e dalle piccole teste, estremamente semplificate e colte in un movimento appena accennato, diventa un vero e proprio motivo plastico quando, ad esempio, affronta la “moltitudine” del gregge. Il candore, che uniforma il Bambino e le pecore raccolte intorno al pastore, senza soluzione di continuità, in un solo blocco a strutture parallele, diventa il simbolo dell’innocenza perduta e il motivo conduttore di una meditata essenzialità rappresentativa.
Con risultati poetici e simbolici, questo impegnativo lavoro ben si presta a suggerire l’ idea di un Natale diverso, sobrio e silenzioso, scandito da un tempo lento e lontano dagli stridori più superficiali e modaioli.

Salvatore Sava nasce il 13 giugno 1966 a Surbo (Le), dove vive e lavora. Ha frequentato il Liceo Artistico di Lecce, l’Istituto d’Arte di Roma e si è diplomato in Pittura nell’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove insegna dal 1990 e ora occupa la cattedra di Scultura. Dal 1983 espone regolarmente le sue opere in prestigiose mostre collettive e personali ed è presente in collezioni pubbliche e private. Tra queste figurano: Collezione Banca Nazionale del Lavoro, Roma; Museo di Arte Sacra Contemporanea, Lecce; Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; MUSMA, Museo della Scultura Contemporanea, Matera; MIG, Museo Internazionale della Grafica, Castronuovo di Sant’Andrea; Parco Sculture della Franciacorta, Terra Moretti, Erbusco (BS); Chiesa di Santa Lucia, Lecce; Spazio pubblico di Salamanca, Spagna; Museo di Arte Contemporanea, Ancona; Museo di Arte Contemporanea, Pavia.
Nel 2005 partecipa alla XIV Quadriennale d’ Arte di Roma, presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna. Nel 2006 vince il Premio Internazionale di Scultura Terzo Millennio, presso Terra Moretti a Erbusco (BS); nel 2008 vince il Premio Mastroianni, nell’ambito della sesta Biennale Internazionale di Scultura della Regione Piemonte, a Torino; nel 2010 da aprile a giugno espone al Castello Sforzesco di Milano oltre cinquanta sculture nell’ambito della grande mostra dedicata a Gualtiero Marchesi. Sempre nel 2010 è invitato da Luciano Caramel, alla XIV Biennale d’Arte Sacra Contemporanea, presso il Santuario di San Gabriele – Isola del Gran Sasso (TE), Museo Stauròs d’Arte Sacra Contemporanea. Nel 2011, espone nel Duomo di Orvieto il grande presepe in pietra ed una serie di disegni, attualmente a Sant’Arcangelo.

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L’esposizione del Presepe di Sava è strettamente legato all’attività didattica che, all’insegna di “Con fantasia, realizza un presepe sull’esempio del Candido presepe”, lo staff del MIG, insieme a Salvatore Sava, intendono svolgere, per tutto il periodo della mostra, insieme ai bambini della scuola primaria di Sant’Arcangelo.

Il Candido presepe, la cui esposizione è patrocinata e sostenuta dalla Parrocchia San Nicola di Bari e dal Comune di Sant’Arcangelo e resa possibile grazie al contributo di privati cittadini, resterà visibile, ogni giorno, fino al 6 gennaio 2013, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 .

Per appuntamenti e visite guidate, telefonare al 333 3253733.

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In Santa Maria della Stella e nella Cappella di S. Andrea, il Presepe traslucente di Barbara Salvucci e il Presepe svelato di Ernesto Porcari Sabato 8 dicembre 2012, alle ore 18, in Castronuovo Sant’Andrea, nelle sale del MIG. Museo Internazionale della Grafica e nella Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, serata di apertura del NATALE A CASTRONUOVO SANT’ANDREA con l’inaugurazione della mostra di Pablo Picasso che continua il lavoro di informazione iniziato il 20 agosto 2011 con la storia della grafica europea e proseguito con Mirò, Degas, Renoir – Gentilini, Bonnard – Strazza, Matisse – Accardi e Dufy – Ciarrocchi.
Poiché il MIG convive con la Biblioteca, ogni incontro è all’insegna di “un libro, una mostra”. Questa volta tocca a Pablo Picasso (Malaga 25 ottobre 1881 – Mougins 8 aprile 1973), un altro nome celebre della storia dell’arte, e al volume di Jean Cocteau, Picasso de 1916 à 1961, illustrato con 24 litografie originali stampate da Mourlot a Parigi nel 1962 per le “Éditions Du Rocher” che, per il testo, composto a mano, in Bodoni, da André Dérue, si servirono dei torchi dell’Imprimerie Artistique di Monaco.
Dopo Vollard, Teriade e “Les Bibliophiles du Palais”, tre grandi editori del Novecento, entrano sulla scena lucana le “Éditions Du Rocher”, fondate a Monaco nel 1943, che, insieme ai maggiori artisti del Novecento, collaboratori appassionati per oltre mezzo secolo, molto hanno contribuito alla diffusione del libro d’arte nel mondo. Picasso de 1916 à 1961, stampato in duecentocinquantacinque copie su carta a mano Tussor, presenta, nell’esemplare in mostra (il n. 163), una stampa su carta Rives e le firme autografe dell’artista e dello scrittore.
Il libro, pubblicato in occasione degli ottant’anni di Picasso e dedicato “avec ma tendresse fidèle” a Jaqueline, raccoglie una scelta di testi, in prosa e in versi, di Jean Cocteau (Maisons-Laffitte, 5 luglio 1889 – Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963), pubblicati tra il 1916 e il 1961. Le litografie sono un esempio lampante del cambiamento di stile operato da Picasso negli ultimi anni, tesi alla reinterpretazione dei maestri (Velázquez, Goya, Poussin, Manet, Courbet, Delacroix) attraverso una rielaborazione di segni che sembrano una miscela di stili e invece sono ancora una volta innovatori. Al tempo stesso, sono uno specchio dell’originalità e della capacità espressiva di un personaggio poliedrico come Cocteau che fu poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista ed attore. Il romanzo I ragazzi terribili, del 1929, la pièce teatrale La voce umana, del 1930, e il film La bella e la bestia, del 1946, lo rappresentano in maniera esemplare.
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In controcanto, come è già avvenuto per Renoir – Gentilini, per Bonnard – Strazza, per Matisse – Accardi, per Dufy – Ciarrocchi, il MIG, mediante una scelta di 35 opere grafiche datate 1949 – 1991, si propone di segnalare, con Pietro Consagra (Mazara del Vallo 1920 – Milano 2005), quanto gli italiani abbiano guardato e studiato gli artisti europei, in questo caso proprio Picasso. Ne vien fuori, dal trasferimento a Roma (1944) alla fondazione del gruppo Forma e della rivista Forma I (1947), alle personali, dal 1947, in gallerie prestigiose, alle numerose partecipazioni (la prima è del 1950) alla Biennale di Venezia, alla pubblicazione di Necessità della scultura (1952), alla presenza, in tutto il mondo, nelle più importanti mostre storiche (a partire dal 1952), fino alla presenza a Matera con la costituzione del “Fronte dell’Arte” (1978) e all’antologica della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1989), come grafica, scultura, pittura e letteratura (la mostra mette in luce la lunga consuetudine con Saba, Sinisgalli, De Libero, Guillen, Yeats) abbiano camminato in perfetta sintonia, con “l’idea preponderante di esprimere il ritmo drammatico della vita d’oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni dell’uomo, a contatto con gli ingranaggi di questa società dove sono necessarie volontà, forza, ottimismo, semplicità, chiarezza”.
L’idea prima, il germe, il progetto del lavoro di Consagra è il disegno che vede il suo compimento nella scultura. L’evoluzione e la sistemazione definitiva, però, avvengono nella grafica che ha una chiarezza di linguaggio fin dai primi momenti. La grafica registra, riassume e racchiude tutte le cognizioni sommate attraverso il disegno, la pittura e la scultura. È fantasia, ricerca, esperienza e provocazione. È la vera estensione della memoria.
La mostra è anche l’occasione per ricordare un amico di Castronuovo a cui dedicò, nel 1978, anche un acquaforte e, nel 1984, la grande ringhiera che rende unica Piazza della Civiltà Contadina.
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Il presepe traslucente di Barbara Salvucci (Roma 1970) e Il Presepe svelato di Ernesto Porcari (Norma di Latina 1951), allestiti rispettivamente nella Chiesetta di Sant’Andrea Avellino e nella Chiesa di S. Maria delle Grazie, continuano la tradizione ultraventennale dei presepi d’artista iniziata proprio a Castronuovo e ora itinerante per tutta l’Italia. Sono l’espressione di due generazioni diverse, la prima attenta agli antichi sarcofaghi lavati dagli anni e dalle intemperie che sollecitano la continuità con la quale la materia si dispiega o si ammantella su stessa, la seconda pronta a sfruttare l’aria che si coagula tra i fili metallici e le vesti di cartapesta per trasferire la scultura in un luogo remoto, quasi un viaggio nell’aldilà raccontato col ferro e l’alluminio.
I due presepi sono accompagnati da due volumetti, pubblicati dalle Edizioni della Cometa, con un testo di Giuseppe Appella e una preghiera scritta dai due artisti.

Le mostre, a cura di Giuseppe Appella, attraverso le litografie di Picasso, le incisioni di Consagra, i presepi di Salvucci e Porcari, oltre ai documenti, ai libri (Il Presepio di Emanuele Luzzati, La Storia del Natale di Salani Editore, Arriva Natale di De Agostini), ai cataloghi, ai film che le completano, mettono in relazione questo lavoro con l’attività didattica che, all’insegna di “Scrivere, disegnare, costruire”, il MIG intende svolgere, per tutto l’inverno, dedicandola ai bambini e ai ragazzi dei paesi gravitanti nel Parco del Pollino e di quelli limitrofi.
Le mostre, patrocinate e sostenute dal Comune, dalla Pro Loco di Castronuovo Sant’Andrea, dall’Ente Parco Nazionale del Pollino e con il contributo di Auto Pennella e dell’Officina meccanica My Car resteranno aperte fino al 2 marzo 2013, tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 17 alle 20 (la mattina per appuntamento). L’ingresso è gratuito.
Prossima mostra, dal 3 marzo al 1 giugno 2013: Alexander Calder, Stabiles, Litografie, introduzione di James Jones e Michel Ragon, Maeght, Parigi 1963; Flèches, Litografie, testi di Giovanni Carandente e Jacques Dupin, Maeght, Parigi 1968; “Santa Claus” di E. E. Cummings, Incisioni, Edition de L’Herne, Parigi 1974.
In controcanto, L’opera grafica di Fausto Melotti.

MIG Museo Internazionale della Grafica – Biblioteca Comunale “Alessandro Appella” Palazzo dell’Antico Municipio, Piazza Guglielmo Marconi 3, 85030 Castronuovo Sant’Andrea (PZ)
Tel. 0973. 835014 – 3474017613 – e-mail mig-biblioteca@libero.it ,
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nov 212012
 

Una giornata scolastica particolare, quella di giovedì (22 novembre) nell’Istituto comprensivo statale “Albino Pierro”. Dalle ore 9 alle ore 12, il libro Il cavaliere Templare di Tursi  (Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, marzo 2012), del giornalista tursitano e storico locale Salvatore Verde, sarà al centro di un approfondito dibattito tra i ragazzi della scuola Secondaria di 1° Grado “Sant’Andrea Avellino” e lo stesso autore. Che si confronterà con i giovani studenti, protagonisti assoluti della giornata, rispondendo alle loro domande, poiché le sette classi interessate alla sollecitazione culturale hanno avuto modo di leggere e studiare adeguatamente il testo offerto loro all’inizio dell’anno scolastico. Una iniziativa divulgativa e formativa per la scuola tursitana, fortemente voluta dalla sensibilità della prof. Carmela Liuzzi, dirigente scolastico dell’Istituto, che si è anche personalmente impegnata all’acquisto delle copie, una per classe. I cittadini di Tursi hanno accolto con sorpresa, curiosità e interesse la vicenda storica raccontata nel saggio, ancora tutta da chiarire ma assolutamente credibile nella ricostruzione storico giornalistica che ne ha fatto Salvatore Verde, insegnante anch’egli nello stesso Istituto comprensivo e rara presenza maschile da un trentennio nella scuola dell’Infanzia “Carmela Ayr”. Analogo favore si è riscontrato nella comunità scolastica, da qui la decisione di farne oggetto di studio, anche perché il rinvenimento del sarcofago del cavaliere Templare nel centro storico, collocato nella quotidiana realtà territoriale tursitana, è una utile opportunità per sviluppare una sorta di integrato curricolo locale, riferibile a un arco temporale oltremodo difficile da indagare e scarsamente riscontrato da documentazione certa, fino a oggi. Risvolti interdisciplinari e rilettura della tradizione orale, sperimentazione didattica e pedagogia sociale, si integrano a meraviglia con il mistero dei Templari, scoperti a Tursi come in Basilicata, in un ideale e concreto lavoro educativo e formativo di recupero delle radici e di fortificazione della propria identità socio-culturale.

 

 

nov 102012
 

“La chiesa si schiera contro ogni forma di violenza mettendosi sempre in prima linea. Quando ci mettiamo nelle mani di Dio la paura scompare. Certamente c’è paura, è questo che si percepisce. Ma quando ci mettiamo nelle mani di Dio la paura va via”.

E’ quanto unitariamente affermano don Antonio Mauri e il diacono don Luciano Labanca, don Salvatore De Pizzo e don Nicola Modarelli, rispettivamente parroci di Policoro (MT) della Chiesa Madre Maria SS. del Ponte, del Buon Pastore e di San Francesco, dopo aver preso parte alla manifestazione svoltasi a Policoro contro ogni forma di violenza.

Don Antonio Mauri dal palco, con voce alta ed a muso duro, tuona scandendo le sue parole affermando che, “sono qui a parlare a nome della Chiesa che partecipa al dolore di ogni uomo e chiedo un minuto di silenzio per il Servo di Dio, P. Pino Puglisi e per il mio caro amico compianto, don Peppe Diana, barbaramente uccisi dalla Mafia e dalla Camorra per aver gridato in nome della Verità del Vangelo l’amore dei diseredati e la condanna dei prepotenti. Il Vescovo – ha proseguito il parroco – partecipa spiritualmente alla manifestazione essendo impedito per la festa del Patrono della Diocesi Sant’Andrea Avellino. Gioia Grande per la partecipazione numerosa soprattutto dei giovani. La Chiesa è presente:”le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gs n.1) . Per i cattolici – continua don Antonio – tanti sono i motivi della violenza: crisi di valori in famiglia, nella società civile, nella politica, nel mondo del lavoro e forse anche tra i cristiani. La violenza non è solo fisica, ma anche verbale: mass media spesso inculcano nelle persone odio, rancore: l’avversario è visto come il nemico. L’uomo deve essere visto come soggetto con una sua dignità, e non come oggetto da asservire”.

Il Card. Sepe ieri a Napoli tra le altre cose ha detto ed io lo ripeto a voi, dice don Antonio:”Vi parlo nel nome del nostro Dio misericordioso: scegliete la vita, quella vera, quella sacra. Deponete le armi perchè come disse il compianto Pontefice Giovanni Paolo II ad Agrigento, verrà per voi il giorno del giudizio e non ci saranno sconti. Neppure i vostri figli, le vostri mogli e madri vi perdoneranno per la vita difficile, pericolosa e oscure cui li avete costretti”.

“Cristo è stato inchiodato ad una croce dal peccato di noi uomini cattivi, è stato ucciso dalla nostra indifferenza, ma dopo è risorto: Metapontino – ha concluso Don Antonio Mauri – non abbatterti! Metapontino non aver paura! Metapontino risorgi e alza la testa: Possono bruciare case o capannoni, o macchine o camion, possono sparare o uccidere, ma Dio è il sommo bene, il male non prevarrà”.

 

Don Antonio Mauri e don Luciano Labanca

set 052012
 

Domenica 9 settembre 2012, alle ore 18, in Castronuovo Sant’Andrea, nelle sale del MIG. Museo Internazionale della Grafica e nella Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, si inaugura la mostra di Raoul Dufy che continua il lavoro di informazione iniziato il 20 agosto 2011 con la storia della grafica europea e proseguito con Mirò, Degas, Renoir – Gentilini, Bonnard – Strazza e Matisse – Accardi.
Poiché il MIG convive con la Biblioteca, ogni incontro è all’insegna di “un libro, una mostra”. Questa volta tocca a Raoul Dufy (Le Havre 1877, Forcalquier 1953), un altro nome celebre della storia dell’arte, e al volume di Jean Anthelme Brillat-Savarin, Aphorismes et Variétés, illustrato con 20 incisioni originali stampate da De Brunel a Parigi nel 1940 per “Les Bibliophiles du Palais” che, per il testo, si servivano dei torchi di Fequet et Baudier.
Dopo Vollard e Teriade, due grandi editori del Novecento, entra sulla scena lucana una delle associazioni francesi, “Les Bibliophiles du Palais”, che molto hanno contribuito alla diffusione del libro d’arte nel mondo. L’Associazione, presieduta da Léon Bérard e diretta da Paul Istel, aveva nella sua commissione tecnica Pierre De Chauveron, Paul Leclére, Pierre Loewel, André Morillot, e tra i suoi soci personaggi come Paul Bazille, André Bozo, Etienne Carpentier, Maurice Degand, Armand Dorville, Henri Dufour, Edgar Faure, Paul Jacob, Henri Javal, Marcel Laurens, Comte Morand, André Morin, André L. Picard, Marcel Ragon, Sainte-Beuve, Louis Vogt, Pierre Weill. Tra il 1924 e il 1940, “Les Bibliophiles du Palais” pubblica libnri di Balzac, Montesquieu, Colette, Racine, Verlaine, con incisioni di Dignimont, Laboureur, Bruller, Daragnés, Moreau. Aphorismes et Variétés, stampato in duecento copie su carta “Vélin de Rives”, presenta, nell’esemplare in mostra (il n. 32, destinato a Monsieur Lionel de Tastes), una suite delle venti incisioni non segnalata in nessuna delle bibliografie sull’argomento.
Il libro, considerato una summa dell’”apostolo della gastronomia”, appare in anni di guerra, proprio quando il dovere civico impone restrizioni e privazioni. In ogni caso, la scelta dei testi di Brillat-Savarin (L’omelette du Curé, Les oeufs au jus, Le plat d’anguille, L’asperge, Le poularde de Bresse, De la fondue, ecc.) e i commenti grafici di Dufy (La Salle à manger du Curé, La Boucherie, Pêche en mer, Le magasin de comestibles, Le Paradis Terrestre, ecc.) mirano a glorificare le virtù della cucina francese. Dufy non si preoccupa della ricostruzione storica e neppure dell’esattezza documentaria o della fedeltà ai testi. Per il piacere degli occhi e dello spirito, la sua evocazione libera e poetica esalta il godimento dei sensi, la gioia del palato, che La fisiologia del gusto elargisce a piene mani. Qualcosa della libertà espressiva dimostrata nella grande decorazione del Palazzo dell’Elettricità (dieci metri di altezza per sessanta di larghezza), realizzata per l’Esposizione Universale del 1937 e ora al Museo d’Arte Moderna di Parigi, è rimasta in questi fogli che mettono in luce una delle originalità dell’opera di Dufy: il prodigio del suo disegno, carico di abilità e sapienza ineguagliate, di tesori di fantasia affidata a linee rapide e precise cresciute nell’incessante osservazione del mondo visibile, indagando il grande segreto della vita.

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Raoul Dufy, nato a Le Havre il 3 giugno 1877, è scomparso a Forcalquier il 23 marzo 1953. La sua famiglia era di modeste condizioni economiche ma ricca di grande sensibilità per l’arte. Il padre, organista e maestro di coro, trasferì a Raoul ed agli altri 3 figli la passione per la musica. Nel 1891 la famiglia ebbe una grave crisi finanziaria e il giovane Raoul fu costretto a cercare lavoro a Le Havre. Riuscì, tuttavia, a iscriversi ai corsi serali del maestro Charles Lhuillier alla Scuola di Belle Arti della sua città dove conobbe Othon Friesz che lo aprì alle nuove tendenze pittoriche elaborate da Matisse. Lusso, calma e voluttà, del 1904, diventa la sua Bibbia: “Davanti a questo quadro, ho capito tutte le ragioni del dipingere; il realismo impressionista perse per me il suo fascino, di fronte alla contemplazione del miracolo dell’immaginazione tradotta nel disegno e nel colore”.
A Parigi dal 1901, nel 1903 espone per prima volta al Salon des Indépendants, dove sarà presente fino al 1936. Nel 1906 viene accettato al Salon d’Automne: vi esporrà fino al 1943. Comincia a frequentare la Costa Azzurra dal 1908 e a fermare sulla tela, negli acquarelli e nelle incisioni la luce e i colori del Mediterraneo. La sua passione per Claude Lorrain, cresciuta al Louvre, viene sostituita da chi parla davvero alla sua sensibilità: Van Gogh e gli Impressionisti che vede in rue Laffitte, da Vollard e da Durand-Ruel. Negli anni della seconda guerra mondiale si occupa anche di scenografia e di arazzo, fornendo cartoni per le manifatture di Beauvais. Numerosi i suoi viaggi (Italia 1922, Nizza e Antibes 1926, Marocco 1935, Boston 1950).

Jean Anthelme Brillat-Savarin, nato a Belley, ai piedi delle Alpi, nel 1755, scomparso a Parigi il 2 febbraio 1826, è stato un politico e gastronomo francese. Nel 1789 viene eletto deputato all’Assemblea Costituente e, in seguito, nominato consigliere della Corte di Cassazione. Durante il Terrore, ripara in Svizzera e poi negli Stati Uniti. Rientrato in patria, dopo la caduta di Robespierre e l’instaurazione del Direttorio, diventa segretario dello Stato Maggiore dell’Esercito della Repubblica, riottiene la carica di consigliere di Cassazione ed è insignito della Legion d’Onore. Scrive una memoria sul duello e alcuni trattati giuridici, ma la sua fama è legata a un libro di aforismi e pensieri, La fisiologia del gusto, che fonde amabilmente scienza, filosofia, storia, ricordi, aneddoti, osservazioni e consigli pratici. Il libro, come accadde a La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, viene pubblicato, la prima volta, a spese dell’autore. Con Brillat-Savarin nasce la figura dell’intellettuale gastronomo, autentico cardine, non solo teorico, della cucina borghese, che darà il via alla successiva letteratura culinaria. Tra i suoi aforismi più celebri: L’universo non esiste senza la vita, e tutto ciò che vive si nutre; Gli animali si nutrono, l’uomo mangia: solo l’uomo di spirito sa mangiare; Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei; La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella; Un dessert senza formaggio è come una bella a cui manchi un occhio; Cuoco si diventa, rosticciere si nasce; Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto; Coloro che fanno indigestione o si ubriacano non sanno mangiare. Balzac ha scritto: “Brillat-Savarin, del cibo non coglie tanto l’aspetto edonistico ma soprattutto quello sociale ed è questo che rende la sua opera così moderna”.

La mostra, a cura di Giuseppe Appella, attraverso le incisioni di Dufy e immagini, documenti, libri, cataloghi, film, mette in luce tutto questo lavoro anche in relazione all’attività didattica che, all’insegna di “La cultura del cibo lucano”, il MIG intende svolgere, per tutto l’autunno, dedicandola ai bambini e ai ragazzi dei paesi gravitanti nel Parco del Pollino e di quelli limitrofi.

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In controcanto, come è già avvenuto per Renoir (Gentilini), per Bonnard (Strazza), per Matisse (Accardi) il MIG, mediante una scelta di 40 opere grafiche degli ultimi 50 anni, si propone di segnalare, con Arnoldo Ciarrocchi, quanto gli italiani abbiano guardato e studiato gli artisti europei. Ne vien fuori, dagli esordi della Scuola del Libro di Urbino (1934), con riferimenti quali Dürer, Rembrandt e G. B. Piranesi, agli anni della Calcografia Nazionale (1938-1958), la capacità in Ciarrocchi di vedere l’incisione come lo strumento più affine alle sue possibilità espressive. Si assiste, allora, ai recuperi immaginativi della campagna romana e di Roma antica, doppiati dagli abituali percorsi civitanovani che inquadrano uno scenario fremente e limpido che coinvolge lo spettatore, alla sfilata infinita di personaggi analizzati negli istanti di una quotidianità che estenua e ravviva la forma facendone il riflesso degli intrecci del pensiero (1960-2000). Tra una figura e l’altra, il gruppo staordinario dell’Asola (1978-1982) in cui meglio non si poteva esprimere l’emozione della luce, la sonorità delle ampie stesure di quel solo vero colore ch’è il nero, il sentimento della vita.

Arnoldo Ciarrocchi nasce a Civitanova Marche nel 1916. Vi muore nel 2004. Dopo aver frequentato la Scuola del Libro di Urbino (1932-1936), si trasferisce a Roma. Ha tenuto mostre personali, dal 1940, nelle più importanti gallerie d’arte, e antologiche nei musei di Roma (1950), Venezia (1961), Lugano (1988), Modena (1991), Roma (1993), Civitanova Marche (1997). Numerose le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia (dal 1942 al 1962), alla Quadriennale di Roma (dal 1939 al 1972) e alle più importanti mostre internazionali di grafica (da Caracas, del 1939, a San Paolo del Brasile, del 1979).
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La mostra, patrocinata e sostenuta dal Comune, dalla Pro Loco di Castronuovo Sant’Andrea, dall’Ente Parco Nazionale del Pollino, resterà aperta fino all’8 dicembre 2012, tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 17 alle 20 (la mattina per appuntamento).
L’ingresso è gratuito.

La prossima mostra: dal 9 dicembre 2012 al 9 marzo 2013
Jean Cocteau, Picasso dal 1916 al 1961, Editions du Rocher, Monaco, 1962, e 40 litografie e incisioni di Afro.

ago 172012
 

Domenica 19 agosto 2012, alle ore 18.30, in Piazza Castello, a Castronuovo Sant’Andrea, si ripete, dal 1980, una serata dedicata alla cultura coniugata nei suoi diversi aspetti, senza mai dimenticare il territorio.
Anche quest’anno, come sempre, si parte dal suo figlio più illustre, Sant’Andrea Avellino, con un volume (Sei tocchi di lame, Edizioni della Cometa, Roma) che permette di conoscerne, in maniera inconsueta per un Santo, vita, morte e miracoli. L’incarico di raccontare la storia del grande personaggio del Cinquecento è stata affidato a Giuseppe Palumbo, uno dei più conosciuti disegnatori di fumetti, nato a Matera nel 1964, formatosi su riviste come “Frigidaire” e “Cyborg”, subito entrato nella Sergio Bonelli Editore di Martin Mystére e di Dylan Dog e nella Astorina di Diabolik. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, non si contano, ultimo in ordine di apparizione il primo saggio di critica storico letteraria a fumetti L’elmo e la rivolta. Modernità e surplus mitico di Scipioni e Spartachi.
Palumbo ha affrontato un tema così delicato come quello della vita di Sant’Andrea, con grande umiltà e totale dedizione. Il risultato è un piccolo capolavoro di intuizioni, invenzioni grafiche, considerazioni che permetteranno alle nuove generazioni di avvicinarsi al Santo della Controriforma con un interesse sempre crescente. Del libro parleranno, in un dialogo ricco di spunti e di riflessioni, Giuseppe Appella e l’autore. Questo dialogo permetterà di ricordare, a un anno della scomparsa, Franco Palumbo, già Presidente della Scaletta di Matera ma, soprattutto, un difensore e divulgatore accanito della sua città, Matera, sostenuta con scritti, mostre e una vita intera dedicata a farne conoscere la singolare bellezza da conservare e difendere da tutte le violenze che quotidianamente si perpetrano. La mostra che si affianca al ricordo, ricca di immagini e documenti, rinnovella gli incontri importanti con i personaggi più illustri della contemporaneità, quasi sempre accompagnati in una visita guidata dei Sassi.
A conferma che la Lucania non ha per nulla perduto il privilegio di dare i natali a grandi poeti (nel solo Novecento si ricordano, tra gli altri, Sinisgalli, Scotellaro, Pierro, Parrella, Riviello, Trufelli, Salvia), ecco farsi largo Alfonso Guida, nato a San Mauro Forte, già vincitore del Premio Montale, e autore di un bellissimo libro appena uscito da Poiesis Editrice, Irpinia, al quale l’attrice Carla Chiarelli dedica un apposito spettacolo curato da Lorenzo Loris e supportato da TERNA. Irpinia è stato scritto nel febbraio 2011 per ricordare, attraverso testimonianze di fantasia e non, attraverso la vita del dopo terremoto nei campi lucani e dell’avellinese, il trentennale del sisma avvenuto il 23 novembre 1980 e causa di molte morti e di molte distruzioni. Non è, tuttavia, una pura e semplice descrizione realistica del disastro ma anche e soprattutto una turbinosa visione metaforica di una condizione esistenziale che per tutto il ‘900 ha messo sul banco dei testimoni intere generazioni di poeti, a sottolineare la precarietà di una vita in continuo confronto col buio tragico dell’essere e del nulla. La lettura drammatizzata, per corpo e voci, sceglie la via dell’essenziale. L’attrice, supportata soltanto da un piccolissimo intervento musicale, evoca il coro di voci, fisiche e mentali, per meglio far urlare la potenza della lingua e delle immagini che si susseguono in un vortice visionario. Carla Chiarelli si diploma attrice alla Civica Scuola di Arte Drammatica “Piccolo Teatro” di Milano. Segna la sua carriera nel cinema l’incontro con il regista Silvio Soldini che scrive per lei “Giulia in ottobre”. La pellicola vince numerosi premi in Italia e all’estero, tra cui il premio per la “Miglior protagonista femminile” al Festival del cinema di Bellaria nel 1985. In cinema e televisione ha lavorato con, tra gli altri: Carlo Verdone, Giovanna Gagliardo, Andrea Barzini. In teatro, con i registi Mario Martone, Massimo Castri, Mina Mezzadri, Massimo Navone, Franco Però, Giampiero Solari, Cesare Lievi, Paolo Rosa, Werner Waas e altri. Da anni il suo interesse è rivolto alla letteratura e ai poeti del 900’. Già amica di Natalia Ginzburg, porta in teatro a Cagliari nel 1986 Dialogo con la regia di Luca Coppola, memorabile versione seguita da Cesare Garboli; lavora poi su Goffredo Parise, Alberto Moravia, Italo Calvino. Con uno sguardo costante sulla scrittura contemporanea porta in scena il Premio Nobel Elfriede Jelinek, Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Antonio Moresco, Antonio Scurati. Svolta fondamentale nel suo lavoro l’incontro con la poesia in un progetto ideato e realizzato per il Teatro Stabile di Brescia nel 1997 a titolo ‘Grigi’, un articolato percorso sui poeti che hanno scritto del mondo del lavoro dal dopoguerra in poi. Perciò da anni è la principale voce dei poeti Elio Pagliarani, Francesco Leonetti, Alda Merini e, dal 2009, di Alfonso Guida.
Tre mostre faranno da corollario allo spettacolo: le 50 fotografie di Romano Martinis (Udine 1941) raccolte sotto il titolo Il sorriso dell’Afghanistan. Sono state realizzate in undici viaggi compiuti tra il 1977 e il 2012, per documentare “una guerra che non è guerra”, tante sono le logiche economiche, di confine, che hanno portato a tanti morti e a tanta instabilità e che, nonostante tutto, hanno il sorriso della speranza; le 100 litografie di Henri Matisse per i poemi di Charles D’Orleans e le 40 litografie di Carla Accardi che mettono in luce gli sviluppi espressivi di una buona metà del secolo appena trascorso.
I tanti stimoli culturali della serata saranno, come di consueto, coordinati da Mario Trufelli che accoglierà anche le testimonianze del Vescovo della Diocesi di Tursi-Lagonegro Mons. Francesco Nolé, del Sindaco di Matera Salvatore Adduce, del Sindaco di Castronuovo S.Andrea Sandro Berardone, del Presidente della Pro Loco Pierino Ruberto, del critico letterario Franco Vitelli.
Allieterà la serata il DUO JAZZ (Giuseppe Di Monte, chitarra classica, Marco Emma, piano), proveniente dal Conservatorio di Bologna.
La serata è patrocinata dal Comune di Castronuovo S. Andrea e dal MIG. Museo Internazionale della Grafica.
Per informazioni: PRO LOCO Castronuovo Sant’Andrea, tel. 0973.835484 – 3474017613