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mag 122015
 

No alla manovra bancomat sulla sanità italiana e lucana voluta dal governo di Matteo Renzi, suggerita dalla Troika europea, con l’avallo del ministro Beatrice Lorenzis (Ncd) e del presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino (Pd).

I portavoce lucani del Movimento 5 Stelle, la deputata Mirella Liuzzi e il senatore Vito Petrocelli, inviano un appello al presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, affinché non firmi l’intesa col governo sui tagli alla sanità.

«Le chiediamo – scrivono i due parlamentari – di non apporre la sua firma alla prossima intesa Stato-Regioni, che determinerà un nuovo, ulteriore, taglio al Fondo Sanitario Nazionale».

Nelle intenzioni di Liuzzi e Petrocelli e di tutti gli altri parlamentari del M5S, che replicheranno l’appello ai governatori delle rispettive regioni di provenienza, è di evitare che, per disciplina di partito e per connivenze clientelari, i governatori accettino il piano di tagli di 2,3 miliardi di euro previsti dal governo “abusivo” di Matteo Renzi.

Dopo esternalizzazioni varie, chiusure di reparti e di ospedali interi, aumenti di ticket e tempi di attesa lunghissimi, arriva ora, scrivono i due portavoce del M5S, questo non sostenibile «nuovo, feroce, attacco nei confronti della nostra sanità frutto di una gestione economicistica del Paese e del suo welfare, imposta all’Italia direttamente dalla Troika. Una gestione che nulla di buono ha portato ai Paesi che si sono piegati ai diktat dell’Europa. Per fare il bene dei nostri cittadini e dell’Italia l’unica strada percorribile è quella di opporsi a queste politiche».

Nella lettera si ricorda che «La sanità rappresenta quasi il 14% della spesa pubblica totale del nostro Paese (110 miliardi su 800), ma contribuisce ai tagli previsti nel Def in misura del 35% (2,6 miliardi su 7,5). Il Def prevede una riduzione della spesa pubblica dello 0,9% (7,5 miliardi su 800) ma, in proporzione, quella del SSN viene tagliata quasi del triplo: il 2,4% (2,6 miliardi su 110)». Sono cifre che dimostrano a quale rischio incostituzionale, oltre che di diritti negati ai ceti più deboli, ci porterebbe questo ulteriore taglio alla sanità.

Per evitare che Pittella aderisca per disciplina di partito alla manovra, condizionato com’è dal peso della sua sanità (1 miliardo e 100 milioni di euro l’anno), dalle sue difficoltà di bilancio e dal dimezzato gettito delle royalties del petrolio, Liuzzi e Petrocelli hanno ricordato al nostro governatore l’art 32 della Costituzione italiana che tutela il diritto alla salute e lo hanno invitato, insieme ai presidenti di tutte le regioni d’Italia, ad avere loro stessi iniziative di risanamento e di ripristino di diritti, spostando la scure dei tagli dalla sanità ai costi:

dei consigli regionali (più di 1 miliardo l’anno);

delle auto blu e grigie che dall’ultimo censimento della Formez risulta essere di 17.299 a carico delle sole asl, su un totale di 53.422 (circa 300 milioni);

delle 7.726 partecipate locali, 3 mila delle quali hanno solo 6 dipendenti, mentre il numero dei componenti i Consigli di amministrazione è sempre molto più numeroso (circa 3 miliardi l’anno il possibile risparmio).

Liuzzi e Petrocelli a seguito di questa iniziativa, hanno poi dichiarato che «è tempo di smantellare gli eccessivi costi della gestione clientelare dei partiti, che assorbe circa la metà dell’economia nazionale e regionale, togliendola al corretto funzionamento dello Stato/Paese, cui la politica vera e sana dovrebbe condurci».
movimento5stelle

gen 232015
 

Ecco quanto ha dichiarato l’onorevole di Cinque Stelle Mirella Liuzzi sulla trasmissione “Alla falde del Kilimangiaro”. “Apprendo dalla carta stampata che con una lettera inviata alla trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro”, il Presidente Pittella si indigna e fa la morale al direttore del programma, reo di aver mandato in onda un servizio-inchiesta che ha messo in luce le condizioni dell’inquinamento che il petrolio ha causato e causa tutt’ora in Basilicata.
Il Presidente Marcello Pittella, rinviato a giudizio con l’accusa di peculato e amico dei petrolieri così come i suoi predecessori, accusa quindi la trasmissione RAI di aver “violato le più elementari regole deontologiche del giornalismo”. Nella lettera, il governatore tenta di convincere che il raddoppio delle trivellazioni non interesserà la Basilicata; purtroppo le cose non stanno proprio così. A sostegno di ciò, basta leggere la documentazione rilasciata da WWF, Legambiente, Greenpeace, Aspo Italia e tanti altri, presente agli atti del Parlamento e, se non dovesse bastare, potrebbe essere utile leggere anche la relazione allo Sblocca Italia presentata dallo stesso Governo Renzi.
L’articolo 36 (pericoloso tanto quanto l’articolo 38) viene così spiegato dal Governo: “L’articolo, intervenendo sull’estensione dal patto di stabilità relativamente alle spese sostenute per fini specifici dalle Regioni che corrispondono agli importi incrementali delle royalties, è teso di fatto a favorire lo sviluppo delle risorse energetiche nazionali sbloccando gli investimenti privati in programma da anni nel settore. Scopo dell’intervento normativo è quello di accelerare il processo decisionale di autorizzazione allo svolgimento delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi, di competenza concorrente, in base al titolo V della seconda parte della Costituzione, tra Stato e regioni”. Dunque, favorire il processo di autorizzazione, vuole dire favorire la presenza di nuovi pozzi e quindi, di aumentare il numero dei barili inesorabilmente.
Riguardo proprio ai barili estratti, non è ammissibile citare un ordine del giorno presentato alla Camera: di ordini del giorno sono pieni i cassetti del Parlamento sui più improbabili argomenti, ovviamente mai rispettati. A titolo di esempio, il Governo nella legge di stabilità dopo aver bocciato un mio emendamento con lo stesso contenuto, ha accolto un ordine del giorno a mia prima firma in cui si chiede l’adeguamento delle tariffe italiane dei canoni di concessione per le compagnie petrolifere al resto d’Europa (generalmente tutte più alte rispetto all’Italia). Ma sappiamo bene che tale accoglimento non verrà trasformato in realtà.

In questa legislatura in vigilanza RAI, mi è capitato diverse volte di presentare interrogazioni concernenti proprio il trattamento di temi ambientali e petrolio da parte del servizio pubblico. Tra gli atti presentati, ne vorrei citare alcuni su programmi tv particolarmente compiacenti: “Petrolio”, dal titolo già di per se opinabile, è stato oggetto di due interrogazioni a mia prima firma. Il programma ha recentemente mandato in onda un servizio intitolato “Un mare di energia: l’Adriatico” dipingendo le trivellazioni belle e salutari per l’uomo e per la natura, senza alcun tipo di contraddittorio. Ho presentato un’interrogazione sul programma “Linea Blu” che, in un servizio sulla città di Sciacca ed il suo mare, ha censurato un’intervista registrata e mai andata in onda del Comitato “Stoppa la Piattaforma” e sostituita da un’altra intervista di un geologo pro-trivellazioni. Mi sarebbe piaciuto vedere la stessa indignazione del Presidente della Regione anche in quelle e in tante altre occasioni oppure nella più recente inchiesta della Procura Antimafia potentina riguardo lo smaltimento dei rifiuti petroliferi, dato che “la classe dirigente regionale ha fatto della tutela e della salvaguardia dell’ambiente e della salvaguardia della salute umana, la priorità nella propria missione di Governo”.

Ho accolto la trasmissione “Alle Falde del Kilimangiaro” almeno come una rappresentazione diversa della realtà ambientale della Basilicata e più legata alla verità, perlomeno dal mio punto di vista.
Mi sarebbe piaciuto avere un Presidente che con intelligenza ed onestà, ragionasse sul fatto che ad oggi le riserve accertate di gas e petrolio presenti nel sottosuolo Italiano ammontano in totale a circa 130 Mtep e che il raddoppio della produzione di idrocarburi in Italia significherebbe arrivare a fornire 24 Mtep/anno (gas + petrolio). Dunque, una produzione raddoppiata sarebbe possibile per soli 5 anni. Un Presidente attento ai temi ambientali dovrebbe ragionare anche sui numeri e chiedersi per il bene dei suoi conterranei, cosa e come lasciare la Regione ai prossimi amministratori e alle future generazioni.
Invece ciò che abbiamo è un Presidente rinviato a giudizio per peculato che continua inesorabilmente a seguire la linea dei suoi predecessori e che invece di interrogarsi sulle copiose manifestazioni contro il petrolio, non trovi meglio da fare che inviare una nota stampa ad una trasmissione televisiva.

Eppure al di là di tutto, mi sarebbe bastato un Presidente della Basilicata coraggioso che, come in altre Regioni, impugnasse il decreto Sblocca Italia”.

L’On. Mirella Liuzzi del Movimento 5 Stelle a Lauria

gen 232015
 

Ecco quanto ha dichiarato il sindaco di Pisticci in merito alla trasmisssione “Alle falde del Kilimamgiaro”. “Il Presidente della Giunta regionale, in maniera inusuale, scrive alla trasmissione televisiva “Alle falde del Kilimangiaro” chiamandomi personalmente in causa in modo, a dir poco altrettanto inusuale, per esternare una serie di doglianze in quanto, a suo dire, la trasmissione avrebbe dato un’immagine distorta della realtà lucana anche “… sulla scorta di valutazioni espresse da un sindaco notoriamente attestato su posizioni politiche diverse da quelle del governo lucano … “ (Sic!).
Presidente, non sono ostile al governo della regione e tanto meno a Lei e sono la stessa persona che ha ripetutamente incontrata in occasione delle elezioni primarie del centro sinistra lucano che l’hanno designata candidato alla presidenza della regione. Sa bene che io insieme alla mia amministrazione, sono stato un suo sostenitore, sostegno confermato in occasione della competizione elettorale, come dimostrano articoli di stampa dell’epoca e che ha sicuramente contribuito alla Sua elezione a Presidente della Regione Basilicata che, se permette, è anche la mia regione.
Appare inusuale anche l’attacco alla giornalista della citata trasmissione che non ha fatto altro che ribadire concetti già noti: che si continua ad inquinare un’area classificata come SIN per la cui bonifica sono stati stanziati circa 20 milioni di euro; che mai sono stati effettuati dei controlli radiometrici, almeno fino a quando noi ne abbiamo fatto specifica richiesta, eppure all’ARPAB era stato comunicato dalla Prefettura di Potenza l’utilizzo di alcune sostanze radioattive nei processi estrattivi come dimostra la nota della Prefettura di Potenza del giorno 11 febbraio 2014; che la Basilicata, pur essendo un territorio ricchissimo di bellezze e risorse è al penultimo posto per reddito procapite (come certifica l’ISTAT).
Questo ho cercato di dire anche se molte delle dichiarazioni sono state tagliate.
Presidente noi siamo convinti che la Basilicata abbia grandi potenzialità e le nostre sono proposte e suggerimenti tesi a migliorare le condizioni del popolo lucano. Personalmente mi sento offeso, come lucano, non da chi solleva o sottolinea delle criticità note e pone dei quesiti, ma da chi in una trasmissione televisiva vuol far passare l’idea fittizia di una Basilicata paragonabile alla Svizzera riducendo i problemi delle aziende agricole che intersecano con la filiera delle estrazioni a “problemucci di un imprenditore” o l’incidenza delle malattie tumorali a dissertazioni su date e numeri scambiando lucciole per lanterne. Questo, ha fatto tale Velardi, mandato da chissà chi e in assenza di qualsiasi forma di contraddittorio. Ecco presidente, in quella occasione mi sono sentito offeso perché i lucani sono stati trattati come un popolo colonizzato che deve essere riconoscente ai benefattori che danno la possibilità di costruire un bel campo sportivo o una piscina, le compagnie petrolifere insomma quasi un esercito di filantropi: ma dove? Quanti sono i comuni che hanno diritto a un ristoro? E perché mai l’antimafia avanza ipotesi di traffico illecito dei reflui del COVA di Viggiano? Perché molti nostri giovani vanno altrove alla ricerca di lavoro? Sono ostile a questa concezione? Si! Con tutta la mia forza.
La giornalista Stefania Battistini, alla quale esprimo la mia solidarietà, nello stesso servizio ha messo in risalto le tante bellezze della Basilicata ed ha evidenziato cose che, per altro, da tempo dicono molti lucani e non solo: Matera diventa Capitale Europea della cultura grazie alla bellezza dei Sassi, un tempo vergogna nazionale e adesso patrimonio dell’UNESCO; ritengo che la giornalista abbia voluto sottolineare la capacità di noi lucani di trasformare in positività quello che un tempo erano solo negatività. Dire poi, nello stesso servizio, che Matera non è servita dalla ferrovia e che la condizione viaria non eccelle, non è eresia. Dove lo scandalo, quindi, nel denunciare la cosa? O, invece, nell’inerzia di chi pur investendo ingenti somme di denaro pubblico non porta a termine le opere avviate?
Presidente io come tutti i lucani sono orgoglioso delle meraviglie della nostra regione e della designazione di Matera capitale europea nel 2019, ma farei notevole fatica a dire che i tanti turisti che verranno troveranno l’Eldorado. Quei turisti che arriveranno, probabilmente all’aeroporto di Pontecagnano (Campania) e non a quello di Pisticci (Basilicata), giungeranno nella città dei Sassi attraversando la Basentana, arteria realizzata dal Governo Colombo circa 40 anni fa, la cui manutenzione è state sempre deficitaria tant’è che il viadotto presso Tricarico crollato, solo adesso viene ripristinato. Matera 2019 non può essere il tappeto sotto cui nascondere la polvere anche perché non vedere i problemi significa non volerli risolvere ed è per questa ragione che ringrazio tutti i giornalisti che evidenziano le criticità in quanto la consapevolezza della sua esistenza aiuta a trovare la giusta soluzione.
Se quanto detto è motivo di risentimento, se ne faccia una ragione, perché le questioni legate all’ambiente le ho poste prima della Sua Presidenza e sempre le porrò. Qualora ve ne fosse bisogno aggiungo non sarò mai accondiscendete nei confronti di chi, forte di un potere politico o economico, non sia rispettoso del territorio. Detto questo mi piace ricordare che la mia disponibilità e collaborazione per il raggiungimento di obiettivi utili allo sviluppo del mio territorio non verrà mai meno.
Per tornare alle risorse derivanti dalle estrazioni petrolifere, ho sempre sostenuto l’idea di limitare al massimo il loro impatto negativo attraverso le migliori tecnologie disponibili e di mettere a disposizione di tutti i comuni lucani le royalties e non solo. Soltanto così andremmo ad abbattere la bolletta energetica per le famiglie e le imprese e favorire gli insediamenti produttivi. Nel frattempo sarebbe utile anche un prezzo dei carburanti alla pompa se non inferiore al resto della nazione almeno pari creando delle zone franche; si potrebbe limitare la tassa sulla casa, investire sul turismo puntando sui nostri tesori che rimarranno anche dopo l’esaurimento dei giacimenti di carburanti fossili e valorizzare i nostri meravigliosi centri storici attraverso opere di consolidamento e recupero.
Anche questo merita il suo impegno e quando ci chiamerà saremo al suo fianco in maniera convinta. Ma mai saremo meno che rigorosi nel tutelate l’ambiente, la salute e il lavoro contro ogni forma di malcelata occupazione e sfruttamento del territorio”.

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dic 122014
 

Nel 2013 in Basilicata sono stati estratti 1.270.943.007 Smc di Gas naturale e 3.940.455.398 Kg di Olio greggio. Una TEP (tonnellata equivalente di petrolio) corrisponde a 11,63 MWh di energia elettrica e, a conti fatti, 45.827.496,3 MWh è la quantità di energia primaria estratta dai pozzi, pari ad una copertura del 14,1% di tutto il consumo nazionale.
Volendo quantizzare questa energia, utilizzando il pur ribassato prezzo unico nazionale (pun) di luglio 2014 che ha toccato un minimo di 46,42 €/MWh (dati del G.M.E), ne consegue un ricavo minimo per le multinazionali pari a 978.563.694 €.
A fronte di ciò, il gettito delle royalties del 2013, secondo i dati del MISE (ministero dello sviluppo economico) che si riferisce al saldo della produzione 2011 e alla quasi totalità di quella del 2012, è stato di 199.359.925,66 €
Rapportando questo totale regionale con le entrate dei ricavi minimi delle multinazionali il risultato è di circa il 20% (1/4909), cioè ogni 5 € di ricavi minimi multinazionali 1 € resta alla Basilicata.

Come si vede, i numeri in gioco sono notevoli e la Basilicata sta dando tanto alla comunità e all’economia nazionale coprendo da sola il 14,1% di tutti i consumi nazionali.
Tutto questo contributo in un prossimo futuro è destinato ad aumentare fino al 30%, con un raddoppio delle estrazioni in base al decreto Sblocca Italia del governo Renzi.
A fronte di tutto ciò cosa resta alla Basilicata?

Pensare ad una compensazione energetica viste le quantità in gioco estratte è ragionevolmente impossibile, ma una ricompensa per quanto offerto e donato alla comunità nazionale è lecito e doveroso.
L’Associazione Amici dell’Energia propone un progetto per la “Ricompensazione
Energetica Lucana” R.E.L. in cui il corrispondente economico di un anno di royalities sia messo a disposizione delle famiglie, degli artigiani, delle industrie, dell’economia e della comunità in Basilicata.

Realizzare, in tutti i comuni della Basilicata, progetti per informare e sensibilizzare i cittadini sulle nuove opportunità di crescita e sviluppo sostenibile.
Favorire progetti di efficientamento energetico che permettano alle famiglie, alle imprese e alle Pubbliche Amministrazioni di abbattere i costi delle bollette energetiche. In definitiva, generare uno sviluppo sociale con un miglioramento della qualità di vita.

Basti pensare alle numerose imprese che si attiverebbero con le conseguenti ricadute occupazionali.

In breve, ci auguriamo che:
-le famiglie lucane siano sempre più autosufficienti, con un miglior grado di benessere e qualità di vita
-gli artigiani e le piccole imprese siano più vitali e competitive nel mondo del lavoro e dell’economia
-tutti i comuni lucani siano autosufficienti dal punto di vista energetico, magari anche produttori di energia da fonte rinnovabile.

Giulio Ruggieri
www.amicidellenergia.it

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ott 152014
 

“Nell’ultima campagna elettorale l’enigma presente in ogni dibattito ha riguardato sempre il deficit del bilancio comunale. Voci, numeri, incubi amministrativi, accuse si sono rincorsi per giorni e non hanno permesso di trasformare ipotesi in numeri certi. I bilanci costantemente in pareggio dell’amministrazione Santarsiero, poi, non hanno offerto nessun supporto per poter svelare l’enigma.

Così a poche settimane dalla loro elezione, avvenuta a giugno, i nuovi Consiglieri comunali hanno scoperto che il bilancio consuntivo, da approvare entro luglio, aveva un buco di 14 milioni e mezzo di euro, al netto della voce in entrata dei 9 milioni di euro erogati dalla Regione.

Dopo altri due mesi di intenso lavoro è venuto fuori che anche per il bilancio preventivo, che considera le spese effettuate in 9 mesi su 12, sono già stati spesi 25 milioni di euro in più di quanti se ne sarebbero incassati in tutto l’anno.

Insomma se a qualche Consigliere appena eletto era venuto in mente che in considerazione di un buco di 14 milioni di euro del 2013 i precedenti amministratori avessero messo in campo qualche provvedimento per ridurre il disavanzo ha dovuto invece scoprire che le spese nel 2014 sono aumentate del 10%.

Il Comune di Potenza è paragonabile ad una famiglia che ha finito a settembre i soldi che avrebbe incassato in tutto l’anno e che, quindi, per i restanti tre mesi non ha denaro per mangiare e deve trovare anche quello per pagare i suoi debiti.

Adesso la Regione, in sintonia con una nuova amministrazione che è riuscita finalmente a fare chiarezza sullo stato dei conti della Città capoluogo, ha la possibilità concreta di dare un segnale importante alla più grande comunità della Basilicata.

Potenza è il Capoluogo di Regione, i suoi abitanti pagano tasse salatissime, sono anche degli ottimi contribuenti secondo le statistiche nazionali ma non hanno mai avuto in cambio servizi adeguati.

I Potentini, ad esempio, hanno subito il danno di una disorganizzazione regionale e provinciale sulla gestione dei rifiuti, pagando per anni cifre incredibili a tutti i Comuni ed ai privati proprietari di discariche. E questa non certo una colpa che si possa addossare ai cittadini di Potenza.

Potenza, poi, essendo Capoluogo di Regione eroga servizi a tutti gli abitanti della Provincia e a tutti i Lucani: 25 mila persone non residenti ogni giorno usufruiscono delle sue scuole, dei suoi uffici, dei suoi mezzi pubblici, delle sue strade e dei suoi cassonetti della spazzatura.

Non si comprende perché la Città Capoluogo, con i suoi quasi 70 mila abitanti, non dovrebbe ricevere un aiuto economico dalla Regione, proporzionato alla sua popolazione residente e non, che ogni giorno vive la Città.

Se qualcuno si stupisce della possibilità di dare contributo ai potentini, riteniamo che sia giunto il momento di ripensare la redistribuzione delle risorse regionali, comprese le royalties petrolifere, a tutto il territorio inclusi i due Capoluoghi, in modo che le più grandi comunità della regione possano fornire servizi di qualità.

Non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità. Al di là del contributo esterno è necessario ed è giusto che la Città cambi rotta, facendo pagare i servizi a chi li utilizza, monitorando che tutti paghino, ottimizzando le spese e annullando gli sprechi, cosa che negli ultimi 10 anni, evidentemente, non è stata fatta.

La Regione oggi può contare finalmente su una amministrazione che si pone l’obbiettivo di voler riequilibrare le spese e soprattutto di voler prendere anche decisioni difficili pur di ridare ai potentini pilastri solidi su cui costruire un futuro fatto di stabilità e non di continua emergenza”.

Alessandro Galella, Consigliere comunale di Fratelli d’Italia – Fratelli d’Italia

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set 102014
 

“Il Premier non pensi ai voti, tanti o pochi, che potrebbe perdere in Basilicata ma tratti con rispetto quei tanti suoi connazionali che da anni subiscono solo i disagi di una pesante attività industriale che notoriamente è un’attività a forte intensità di capitali ed a basso impatto occupazionale”.
E’ commento di Legambiente Basilicata sulle ultime dichiarazioni del Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi in tema di estrazioni petrolifere in Basilicata. L’associazione continua a rimanere contraria a nuove ipotesi di estrazioni di idrocarburi anche di fronte a promesse mirabolanti su aumenti delle royalties e nuovi miracoli economici per la Basilicata perchè il nostro no al petrolio non è solo una fissa, come sostiene il presidente Renzi, ma la condizione necessaria per avviare anche nel nostro Paese una rivoluzione energetica, garantendo uno sviluppo futuro, anche sul piano economico, sicuramente molto più sostenibile e duraturo. Renzi faccia partire una grande operazione verità e ci spieghi come mai di fronte a questa nostra “grande fortuna” petrolifera/economica i dati macro e microeconomici, in tutta la regione ed in particolare in Val d’Agri, e tutti gli indicatori demografici ci restituiscono una fotografia di una Basilicata che non ha tratto alcun benefico economico e sociale dall’avventura petrolifera.
È notizia di oggi che il bollettino dell’organizzazione meteorologica mondiale (Agenzia dell’Onu) fornisce gli ultimi dati sull’emergenza climatica misurando una concentrazione di C02 di quasi 400 parti per milione, a dimostrazione che la crisi climatica subisce una brusca accelerazione, cui l’Europa e dunque anche l’Italia dovrà porre rimedio in tempi brevi, intensificando l’utilizzo delle energie rinnovabili e migliorando sensibilmente l’efficienza energetica.
In Italia però, in maniera assurda ed anacronistica, si risponde con il tentativo di incrementare le estrazioni di idrocarburi per rispondere solo agli interessi delle lobby petrolifere.
Il Premier Renzi continua invece ad insistere e a fare immaginare un futuro radioso e petrolifero per la Basilicata, calpestando la costituzione, ed anticipando in maniera fraudolenta gli effetti della modifica del titolo V° della Costituzione, utilizzando lo Sblocca Italia come cavallo di Troia.
Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese.
Investire oggi in efficienza energetica e fonti rinnovabili porterebbe nei prossimi anni i nuovi occupati a 250 mila unità, molto ma molto di più, dei nuovi addetti diretti ed indiretti dell’industria petrolifera italiana.
Altro che petrolio, se veramente vuole rompere con il passato e giocare un ruolo strategico nel dibattito energetico internazionale, deve portare ben altri dati e ben altri progetti nel dibattito pubblico.
Sui tavoli europei se vuole fare colpo parli di rinnovabili ed efficienza energetica e non si affanni a spiegare che in Italia riusciremo con una operazione magica a produrre in più lo 0,5 % del petrolio consumato nella UE in un anno.

legambiente

ago 302014
 

Ecco quanto ha dichiarato l’associazione Ola: “Era nell’aria: il decreto legge “sblocca Italia” presentato ieri alla stampa, per quanto riguarda le attività petrolifere, riporterebbe tutte le “nuove” competenze in materia di trivelle a Roma, anticipando così quanto previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione che sancirà definitivamente il “principio” del preminente interesse nazionale in materia concorrente e di energia.

AUTORIZZAZIONI UNICHE PER TRIVELLE IN CAPO AI MINISTERI E NON PIU’ ALLA REGIONE
Sarà il Ministero dell’Ambiente d’intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, così come già avviene per le “trivelle in mare”e non più la Regione Basilicata, a rilasciare le autorizzazioni per nuove attività petrolifere sul territorio lucano. Una decisione questa che ha messo in subbuglio gli uffici di via Verrastro a Potenza convocati dal governatore Pittella per chiarire gli effetti delle decisioni governative. Una decisione, quella del governo nazionale, già anticipata nei giorni scorsi dal Ministro dell’ambiente, Galletti, al meeting di Rimini.

INTANTO IN VIA VERRASTRO…
In Via Verrastro, nel palazzo della Regione a Potenza, ieri il governatore Marcello Pittella ha convocato gli stati generali e gli uffici per fare il punto degli effetti delle decisioni governative, già definite “deludenti” per la Basilicata. Oggi alcuni giornali locali, ben informati, descrivono una scena già vista, allorquando l’attuale presidente della Regione Basilicata ha minacciato di ricorrere alla protesta eclatante a Roma, sulle orme del suo predecessore, Vito De Filippo, attuale sottosegretario alla Sanità. De Filippo – lo ricordiano – minacciò di rispondere al governo con i carri armati, nel caso si fosse attuato l’esproprio della sovranità “federalista” della Basilicata in tema di autorizzazioni regionali sugli idrocarburi (VIA – Valutazione di Impatto Ambientale). Furono però solo minacce, quelle dell’ex governatore De Filippo, così come gli effetti della cosiddetta “moratoria petrolifera” bluff bocciata dal governo e dalla Corte Costituzionale !.

MA COSA PREVEDE LO “SBLOCCA ITALIA”?
Ma cosa prevederebbe in concreto il decreto “sblocca Italia” in materia di trivelle ed energia ? (per non parlare di incenerimento di rifiuti e aiutorizzazioni ambientali sui quali la Ola ritornerà con proprie considerazioni).Al di là delle versioni più o meno fedeli dei contenuti del D.L “sblocca Italia” fatte dai giornali locali o di alcuni esponenti nazionali “pentastellati” in cerca di visibilità politica in Basilicata, vale per il momento affidarsi alla versione ufficiale della Presidenza del Consiglio che oggi sulle questioni petrolifere scrive in un dispaccio la parte che riguarda il petrolio, il gas e l’energia:

“SBLOCCA ENERGIA” IL COMUNICATO DEL GOVERNO”
Infrastrutture Energetiche Strategiche.
Si interviene con una serie di misure che riconoscono la natura strategica delle infrastrutture di importazione, trasformazione e stoccaggio del gas. Tali opere, consentendo al Governo di procedere nel rispetto del riparto di competenze tra Stato e Regioni previsto dalla Costituzione e alla luce degli obiettivi posti dalla Strategia Energetica Nazionale (ndr autorizzazione in capo ai ministeri e non più alle Regioni).

Semplificazione Idrocarburi.
Oltre alle norme sulla realizzazione di infrastrutture necessarie per aumentare e differenziare i canali di approvvigionamento dall’estero, si è proceduto anche rispetto alla valorizzazione dei non trascurabili giacimenti di idrocarburi presenti sul territorio nazionale, sbloccando cospicui investimenti (ipotizzabili in 15 miliardi di euro). Si è quindi proceduto a riconoscere il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità (ndr autorizzazioni in capo ai ministeri e non più alle Regioni). In particolare, si è prevista l’introduzione di un titolo concessorio unico, comprensivo delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, rilasciato (ndr: dai ministeri Ambiente e Beni Culturali ed Ambientali) a seguito di una approfondita valutazione del richiedente, nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente.

Basilicata.
Ulteriori norme finalizzate a ottimizzare lo sviluppo delle attività estrattive all’interno del territorio nazionale riguardano la Basilicata, che costituisce una risorsa strategica per il Paese e per la Strategia Energetica Nazionale. Le misure inserite nello “Sblocca Italia” consentiranno di intervenire a correzione di un paradosso: una Regione le cui risorse di idrocarburi potrebbero soddisfare il 10% del fabbisogno nazionale versa in una condizione di difficoltà derivante anche dai vincoli del patto di stabilità interno. La deroga a quest’ultimo, triennale e relativa alle risorse derivanti dalla parte incrementale ottenuta dalle produzioni in loco, esclude dai vincoli del patto le spese sostenute per la realizzazione di interventi di crescita economica e di miglioramento ambientale, comunque compatibili con le politiche di sviluppo nazionali e con la normativa generale del settore.

RISOLUZIONE PETROLIFERA? E’ FALLITA !
In attesa di comunicati ufficiali della Regione Basilicata che auspichiamo non mistifichino ancora una volta “i risultati” dello “sblocca Italia”, c’è oggi il comunicato ufficiale del Governo. Nella logica del presidente della regione Basilicata riassumibile “io ti do il petrolio e tu mi dai i soldi” sul piatto della bilancia vi sono solo promesse di opere infrastrutturali, finanziabili da un fondo unico presso il Ministero dello Sviluppo Economico ed un programma futuro da redigere ed approvare a seguito di intese con tutti i presidenti delle regioni interessate (ex memorandum). I fondi derivano dal trasferimento dell’ IRAP pagata dalle compagnie petrolifere, pari al 10% (dal 7%, passerebbe al 10% con un incremento del 3%). Fondo che dovrebbe finanziare anche l’ex card carburante.

ADDIO ANCHE ALLA CARD CARBURANTI
Una card che perderebbe la definizione di “bonus idrocarburi” ed assumerebbe valenza di “contentino” per la “coesione sociale” nei territori dove si estraggono idrocarburi. Insomma una sorta di “tanica” di benzina regalata ai poveri della Basilicata per un solo triennio che, secondo Renzi & e compagni, sarebbe una sorta di regalo alla Basilicata, sacrificata in nome dell’interesse strategico nazionale della SEN (Strategia Energetica Nazionale).

E IL PATTO DI STABILITA’ LUCANO CON LE ROYALTIES DEL PETROLIO?
In quanto al cosiddetto “patto di stabilità” ovvero i fondi da “sbloccare” derivanti dalle royalties per comuni “petrolizzati” e per la Regione, riguarderebbe solo la Regione e non i comuni. Sarebbe possibile “derogare” il patto di stabilità solo per tre anni (2015-2016, 2017) e nei “limiti di prodotto relative alle produzioni incrementali rispetto all’anno corrente e realizzate negli anni 2014, 2015 e 2016″. In parole povere “briciole” nel piatto di lenticchie del petrolio lucano. Sempre che il governo non decida di impugnare anche la legge regionale in materia di patto di stabilità. Alla luce di queste considerazioni ci chiediamo: è valso la pena per il consiglio regionale, con l’astensione dei consiglieri del M5S, approvare la “cambiale in bianco” al governatore Pittella della “risoluzione petrolifera”?. E’ valso la pena per i senatori lucani votare SI, con il solo voto del rappresentante di SEL e l’astensione fuori dall’aula del M5S la revisione del Titolo V in Senato?

E’ INIZIATO UN NUOVO ATTACCO AL TERRITORIO DELLA BASILICATA
Un fatto è certo, è iniziato un nuovo attacco all’ambiente, al territorio ed alla salute delle comunità della Basilicata che nei prossimi mesi vedranno “sbloccati” altri permessi di ricerca, oltre al raddoppio delle estrazioni nelle aree delle concessioni, ivi compresi gli stoccaggi del gas. Ai cittadini non resta che prendere in mano direttamente le sorti del proprio futuro riconsiderando la delega in bianco data da chi amministra la Regione ed a quanti hanno svenduto ancora una volta in nome del denaro, del profitto e delle poltrone, la dignità e il territorio Lucano”.

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giu 212014
 

La Cisl risponde all’appello del presidente della giunta regionale Marcello Pittella sul patto di stabilità. “L’atto di rottura sul patto di stabilità del governatore Pittella è comprensibile ben consapevoli del fatto che la penuria di risorse impedisce l’avvio di importanti riforme per il futuro della nostra regione”, è il commento del segretario generale Nino Falotico. “Il governo Renzi prenda atto che non si può andare avanti, altrimenti si potrebbe accendere la miccia di quella ribellione democratica che potrebbe portare i lucani a marciare su Roma. Il patto di stabilità aveva una logica in una fase di espansione dell’economia – aggiunge Falotico – ma in piena recessione e con un’economia al collasso è diventato un cappio al collo. Scorporare le royalties dal patto di stabilità, così come abbiamo chiesto al ministro Guidi nella sua recente visita a Potenza e al primo tavolo tecnico al Mise, è dunque l’unico sentiero praticabile per dare un po’ di ossigeno al lavoro, ai consumi e agli investimenti”.

“Il percorso intrapreso da Pittella non è però una cambiale in bianco. Non basta sbloccare le risorse – dice ancora Falotico – noi vogliamo sapere come saranno utilizzate. La Cisl, unitamente a Cgil e Uil, ha proposto una serie di misure urgenti per tamponare la crisi sociale e risollevare l’economia, come i contratti di inserimento e reinserimento. Poi c’è da affrontare la madre di tutte le questioni: la specialità di fatto della Basilicata. Se è vero che la nostra regione è un hub energetico strategico per il paese, la logica conseguenza dovrebbe essere la concessione di ulteriori quote di sovranità, così come stabilisce l’articolo 116 della Costituzione, e non riportare in capo allo Stato la materia energetica così come vorrebbe fare il governo in sede di riforme istituzionali. Se siamo una regione speciale nei fatti – conclude Falotico – dobbiamo esserlo anche sul piano istituzionale”.

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apr 122014
 

La ripartizione delle royalties fra tutti i comuni lucani è un tema che l’Amministrazione di Pisticci ha posto immediatamente all’indomani del suo insediamento. Diversi sono stati i documenti prodotti sul tema e numerose le iniziative condivise dai comuni della val d’Agri prima e dagli altri dopo, così come numerose le adesioni dei sindaci anche ad un ultimo documento da noi prodotto: “Gas gratis per tutti i lucani”.
Prendiamo quindi atto e salutiamo favorevolmente, proprio perché recepisce in parte le nostre proposte, l’emendamento presentato dal Consigliere Regionale Nicola Benedetto e approvato in Seconda Commissione, secondo cui le royalties del petrolio dovranno essere distribuite a tutti i comuni lucani.
Giova ricordare che per noi è prioritario anteporre a qualsiasi attività estrattiva un sistema efficace di tutela della salute e dell’ambiente. Nel ribadire, perciò, la nostra determinazione in difesa dell’ambiente e in attesa che lo Stato possa sostituire le fonti energetiche fossili con le energie rinnovabili, riteniamo che si debba insistere affinché non solo le royalties ma anche parte della tassazione spettante allo Stato, rimanga in Basilicata per risarcirla almeno in parte dell’alto tributo pagato negli anni in termini di salute e danno ambientale e contribuire a dotarla di un impianto infrastrutturale moderno.
Per entrare nel merito del deliberato, vorremmo comprendere il criterio utilizzato per la definizione dei destinatari delle royalties dirette che esclude Pisticci, considerato che sul nostro territorio insistono sia pozzi di estrazione Oil & Gas avviati già negli anni sessanta (vedi Centro olio e Serra Pizzuto) sia il depuratore di Tecnoparco che è da ritenersi a tutti gli effetti vero e proprio “pozzo di reiniezione”.
Pisticci, pertanto, si ritiene che debba considerarsi a pieno titolo alla stregua dei comuni che hanno diritto alle royalties dirette, almeno fino a quando lo stabilimento industriale di Tecnoparco Valbasento sarà il terminale dell’attività estrattiva che avviene nella val d’Agri. Qualora fosse necessario, si ribadisce per l’ennesima volta che in assenza di tecnologie avanzate che possano azzerare il danno ambientale, l’amministrazione comunale di Pisticci è favorevole al blocco dello smaltimento dei reflui in Val Basento.

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feb 142014
 

Continuano ad arrivare adesioni dei comuni della Basilicata al documento del Sindaco di Pisticci “Gas per tutti i lucani”, inviato alle diverse istituzioni della regione, ai quali si aggiunge l’adesione della Provincia di Matera.
Ricordiamo che il 23 gennaio scorso, il Sindaco Dr. Vito Di Trani inviò un documento al Presidente Marcello Pittella, all’Assessore all’Ambiente Aldo Berlinguer, ai Presidenti delle due Province, al Presidente dell’Anci Basilicata e ai sindaci di tutti i paesi lucani.
In tale documento si evidenzia la necessità di avviare una discussione aperta a tutti i destinatari del documento con la finalità di approfondire le tematiche legate alle attività estrattive presenti sul territorio regionale, sia in materia di impatto ambientale sia di rimodulazione delle royalties e delle risorse economiche derivanti dal petrolio. Il Sindaco di Pisticci sostiene, tra l’altro, che la popolazione della regione, esigua dal punto di vista numerico, consente la possibilità di costruire un fronte comune utile a contrattare con le compagnie petrolifere la ridefinizione delle ricadute positive a vantaggio dell’intero territorio regionale così come lo stesso è interessato dalle, purtroppo nefaste, ricadute negative.
Con le adesioni al documento citato, i sindaci e la Provincia di Matera chiedono di essere convocati dal Presidente della Giunta Regionale per esaminare le questioni poste.

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