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Mar 262018
 

La Basilicata nonostante i suoi ricchi giacimenti di acqua finora ha ricavato pochissimi vantaggi a livello finanziario dal settore delle acque minerali. Nel 2015 abbiamo presentato una Proposta di Legge ristabilire un po’ di ordine e per ridistribuire le risorse in favore della Regione Basilicata e dei cittadini.
Dopo tre anni la PDL sulle acque minerali presentata dal MoVimento 5 Stelle è approdata finalmente in commissione. Una proposta che evidentemente va a toccare interessi consolidati nella nostra Regione se ci sono voluti appena 3 anni per farla arrivare in Commissione e se già si sono alzati i cori di protesta da parte di chi paventa possibili perdite di posti di lavoro, senza però spiegare il perché.
Una sorta di ostruzionismo preventivo da parte di chi intende mantenere posizioni di comodo e vuole continuare a sfruttare la nostra principale ricchezza pagando royalties irrisorie alla Regione.
Intervenire in questi settori genera sempre vespai inutili e fuori luogo, spesso artatamente messi in piedi da chi ha direttamente interesse a che nulla cambi. Per questa ragione, quando si parla di acque minerali e di royalties delle acque occorrerebbe ricordare alcuni dati molto importanti: ogni anno in Basilicata, tra le sorgenti del Vulture e quelle del Pollino si arriva ad imbottigliare oltre 800 milioni litri. L’aria nord della Basilicata è un immenso giacimento di risorse idriche, con un miliardo di metri cubi d’acqua pronti a sgorgare dal sottosuolo. La concentrazione maggiore ricade sicuramente nella zona del Monte Vulture dove, a esclusione della Fonte Itala che è un’azienda prettamente lucana, tutti gli altri impianti ormai sono in mano a grandi gruppi economici, a vere e proprie multinazionali che fanno moltissimi ricavi imbottigliando in Basilicata e vendendo la nostra acqua anche all’estero a prezzi esorbitanti.
Come più volte sottolineato anche da inchieste giornalistiche nazionali, le royalties che queste multinazionali versano alla Regione Basilicata sono veramente briciole rispetto ai guadagni che vengono fatti ogni anno con la vendita della nostra acqua.
Pensiamo ad esempio alle ricadute che si potrebbero avere proprio nell’area del Vulture. Pensiamo ad esempio che si potrebbero utilizzare maggiore risorse derivanti dagli aumenti delle royalties per interventi urgenti proprio sul Vulture e nell’area di Monticchio, oppure, sull’altro versante, nella zona del Pollino.
È chiaro che ci sono forti resistenze rispetto alla PDL presentata dal Movimento 5 Stelle in materia di acque minerali. È chiaro che queste resistenze provengono soprattutto da chi non considera che un corretto utilizzo delle nostre risorse può solamente generale maggiori opportunità per la nostra terra e, quindi, anche nuovi posti di lavoro.
È chiaro che chi guarda alla proposta in maniera miope, lo fa avendo in considerazione solamente gli interessi di grandi multinazionali e gruppi industriali che hanno ormai colonizzato il mercato delle acque minerali e fanno grandi profitti senza pagare un equo contributo per la nostra principale e più importante risorsa.
Spero che il buon senso abbia la meglio e non si inneschino i soliti meccanismi che abbiamo visto in azione in questa Regione a favore dei più forti.
Gianni Leggieri
Portavoce M5S Basilicata

Giu 202017
 

Nel corso dell’ultima seduta dell’Osservatorio Regionale Lavori Pubblici (ORELP), l’ANAS SpA ha reso noto che per l’intervento di realizzazione del 6° lotto della SS. n.95 Var Tito-Brienza, “Variante di Brienza” è in fase di validazione un progetto esecutivo ed ha annunciato che i lavori avranno inizio nel mese di settembre prossimo. Ne dà notizia l’assessore regionale alle Infrastrutture Nicola Benedetto che ha presieduto il tavolo tecnico.

L’opera stradale, il cui costo complessivo è di Meuro 125,70, di cui Meuro 96,00 di risorse regionali (Royalties) e Meuro 29,70 di risorse ANAS, consentirà il by-pass dell’abitato di Brienza, con conseguente riduzione dei tempi di percorrenza dell’itinerario di collegamento tra Raccordo Aut. 05 Sicignano Sc/Potenza (svincolo Tito) e l’Autostrada del Mediterraneo (ex A3 SA-RC – svincolo Atena Lucana).

In considerazione dell’ormai prossima apertura del cantiere per l’esecuzione dei lavori dell’intervento e del conseguente ulteriore aggravio della già critica situazione della viabilità esistente riguardante i Comuni di Brienza e di Sasso di Castalda, il Dipartimento – riferisce l’assessore – ha presentato in Giunta Regionale la proposta di utilizzo di economie di risorse regionali, già destinate all’intervento di “adeguamento e messa in sicurezza del collegamento viario tra la SS. 95 Var. Tito-Brienza e la SS. 598 di Fondovalle Agri” con la DGR. n.307/2008 (DCR n.391/2008), utilizzate solo in parte. La proposta è stata approvata dalla Giunta Regionale e l’importo delle risorse finanziarie, destinato alle amministrazioni comunali di Brienza e Sasso di Castalda, ammonta a complessivi Euro 2.294.571,00.

In particolare, per il Comune di Brienza il finanziamento di Euro 1.294.571,00 riguarda l’adeguamento e la messa in sicurezza della viabilità interna al centro abitato, con miglioramento rete viaria, finalizzata al decongestionamento del traffico da e verso l’Autostrada del Mediterraneo (ex A3 SA-RC), la SS. 598 Fondo Valle d’Agri.

Per quanto riguarda il Comune di Sasso di Castalda, con il finanziamento di Euro 1.000.000,00 sono previsti interventi di manutenzione straordinaria e di messa in sicurezza della rete viaria di collegamento tra la SS. 95 Var. (Tito-Brienza) e la SS.598 della Val d’Agri, che consentiranno il miglioramento del livello di sicurezza della percorribilità della viabilità limitrofa alla SS 95, mediante il ripristino della planarità dell’asse viario e la sistemazione di alcuni tratti caratterizzati da dissesti.

Nei prossimi giorni le due amministrazioni comunali – annuncia Benedetto – saranno convocate per concordare la tempistica di realizzazione dei relativi interventi e per la definizione delle modalità di trasferimento delle risorse finanziarie.

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Apr 302017
 

“Colpiscono alcune scelte contenute nell’ultima legge di stabilità e della connessa legge di bilancio, varata dalla maggioranza del Consiglio regionale di Basilicata. A fronte di una contrazione di risorse per 100 milioni di euro, per mancati trasferimenti e per la riduzione delle royalties legate alla minore produzione petrolifera, che dovrebbero obbligare ad una qualificazione della spesa fissando obiettivi di maggiore selettività, si continuano a praticare interventi di sostegno ai Comuni senza peraltro fissare criteri e parametri obiettivi per scongiurare scelte discrezionali e discriminatorie. Mi riferisco alle decisione anche quest’anno di attribuire risorse finanziarie ad alcuni Comuni della regione, per circa 10 milioni di euro, per fronteggiare situazioni di dissesto finanziario”. E’ quanto dichiara l’on. Cosimo Latronico (Direzione Italia). “Pongo al dibattito pubblico una riflessione di merito e di metodo. In un periodo di crisi di finanza pubblica, che si riflette negativamente sui servizi essenziali delle persone, la Regione Basilicata decide di continuare ad erogare contributi rincorrendo le crisi degli enti locali ( da alcuni anni sta accadendo ). Non si considera che esistono strumenti e risorse nazionali per il riequilibrio della finanza locale adottati da diversi Comuni della regione e non si ritiene obbligatorio subordinare tali interventi ad una disciplina fissata per via legislativa che definisca parametri di intervento legati a piani di risanamento che tengano conto delle norme vigenti nel settore della finanza pubblica. In assenza di un quadro regolatorio accade che alcuni Comuni e quindi i loro cittadini fronteggiano da soli i rigori della finanza pubblica, attivando scelte di razionalizzazione e di qualificazione dei bilanci comunali, ed altri possono contare in modo discrezionale su risorse pubbliche per risanare i propri bilanci. Nei fatti si concretizza una discriminazione tra cittadini delle stessa regione – continua il parlamentare – e magari tra comuni magari discriminando quelli di orientamento politico non omogeneo al centro sinistra. Mi spiace il silenzio assordante dei sindaci lucani e della stessa Anci che ci dovrebbero tenere alla loro autonomia ed alla trasparenza nella allocazione di risorse pubbliche, e nella relazione virtuosa e trasparente tra Regione ed enti locali. Verificheremo se esistono i profili di legittimità negli atti compiuti dalla Regione Basilicata in materia di finanza locale che a prima vista sembrano violare i criteri della obiettività e della trasparenza, anche per impedire che le risorse pubbliche del bilancio regionale possano essere lo strumento per un inaccettabile baratto politico. Peraltro di recente la Corte dei Conti – conclude Latronico -ha censurato una legge della Regione Puglia che assegnava contributi ad alcuni Comuni significando che la Regione non possa erogare risorse per riequilibrare i bilanci delle amministrazioni comunali”.

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Set 272016
 

La curva demografica che riguarda la Basilicata la condanna nel futuro ad una inesorabile condizione di declino . Questo scenario non è un riflesso pessimistico, ma purtroppo la dura realtà statistica che condanna senza diritto di appello le politiche pubbliche di questi ultimi decenni che hanno il demerito di non aver generato azioni di sviluppo credibili. L’emigrazione e lo spopolamento sono gli indicatori di questo fallimento”. Lo ha dichiarato l’on. Cosimo Latronico (Cor), partecipando a Potenza all’assemblea dell’Anci Basilicata. “Chi ha avuto responsabilità di governo ne deve prendere atto senza reticenza , cambiando la natura delle politiche in corso . Cicli di programmazione comunitaria e risorse aggiuntive provenienti dalle royalties del petrolio e dell’acqua, sono state impiegate per azioni che non hanno bloccato la desertificazione del territorio. Speriamo di cambiare strategia perché non c’è più tempo, concentrando tutte le risorse sulla capacità delle forze produttive della Basilicata e dei soggetti che vogliano investire su progetti produttivi. Serve un piano industriale per la Basilicata che fissi obiettivi concreti e definisca soggetti disponibili per sottrarre la regione al suo definitivo declino”.

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Apr 072016
 

Un SI per dire NO, perchè la Strategia Energetica Nazionale possa puntare sulle energie pulite e rinnovabili.
Un SI per dire NO, poiché quando si parla di trivelle off shore, nessuno può escludere un incidente, ed un incidente di questo tipo avrebbe effetti devastanti e incalcolabili per l’ambiente, il turismo, l’agricoltura e l’occupazione.
Un SI per dire NO, perchè in un mare chiuso, come il Mediterraneo, un disastro petrolifero causerebbe (ed ha causato in passato) danni gravissimi e irreversibili e perchè trivellare i nostri fondali non risolverebbe la dipendenza energetica dall’estero.
Un SI per dire NO, perchè per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties, ma per trivellare i mari italiani si pagherebbero le cifre più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae.
Un SI per dire NO, perchè per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo le nostre coste, la fauna, la pesca sostenibile, la filiera agroalimentare e il turismo.
Un SI per dire NO, per evitare che le acque marine possano diventare un far west per i petrolieri. Un SI per dire NO per far capire al governo che il nostro grande serbatoio di ricchezza non è il petrolio ma è la natura, della nostra costa, culla della nostra storia e della nostra cultura.
Un SI per dire NO, per contrastare il silenzio dei mass media, voluto da chi, invece di accorpare il referendum alle elezioni amministrative, lo indice in un’altra data, spendendo inutilmente 350.000.000€.
Un SI per dire NO a questo governo che ci minaccia, dicendo che un’eventuale vittoria del SI comporterebbe la diminuzione di posti di lavoro. In verità, di posti di lavoro, non se ne perderebbe neanche uno.
E questo per un semplice motivo: un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, alla naturale scadenza, ogni attività petrolifera in corso. Al contrario, una sconfitta del SI, potrebbe distruggere posto di lavoro, e in special modo quelli legati al turismo costiero e al mercato ittico.
Siamo studenti, movimenti e associazioni:
e, come nelle mobilitazioni del 2014, ribadiamo che questa battaglia deve essere popolare, lontana da logiche di partito e giochi di potere.
Noi non ci caschiamo più e ripartiamo da dove ci siamo fermati.
Con la coerenza di chi ama la sua terra e non di chi cerca di ingraziarsi in un bacino elettorale.
Il corteo partirà da Piazza Don Bosco alle ore 09:00 per concludersi in Piazza Prefettura.

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Mag 122015
 

No alla manovra bancomat sulla sanità italiana e lucana voluta dal governo di Matteo Renzi, suggerita dalla Troika europea, con l’avallo del ministro Beatrice Lorenzis (Ncd) e del presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino (Pd).

I portavoce lucani del Movimento 5 Stelle, la deputata Mirella Liuzzi e il senatore Vito Petrocelli, inviano un appello al presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, affinché non firmi l’intesa col governo sui tagli alla sanità.

«Le chiediamo – scrivono i due parlamentari – di non apporre la sua firma alla prossima intesa Stato-Regioni, che determinerà un nuovo, ulteriore, taglio al Fondo Sanitario Nazionale».

Nelle intenzioni di Liuzzi e Petrocelli e di tutti gli altri parlamentari del M5S, che replicheranno l’appello ai governatori delle rispettive regioni di provenienza, è di evitare che, per disciplina di partito e per connivenze clientelari, i governatori accettino il piano di tagli di 2,3 miliardi di euro previsti dal governo “abusivo” di Matteo Renzi.

Dopo esternalizzazioni varie, chiusure di reparti e di ospedali interi, aumenti di ticket e tempi di attesa lunghissimi, arriva ora, scrivono i due portavoce del M5S, questo non sostenibile «nuovo, feroce, attacco nei confronti della nostra sanità frutto di una gestione economicistica del Paese e del suo welfare, imposta all’Italia direttamente dalla Troika. Una gestione che nulla di buono ha portato ai Paesi che si sono piegati ai diktat dell’Europa. Per fare il bene dei nostri cittadini e dell’Italia l’unica strada percorribile è quella di opporsi a queste politiche».

Nella lettera si ricorda che «La sanità rappresenta quasi il 14% della spesa pubblica totale del nostro Paese (110 miliardi su 800), ma contribuisce ai tagli previsti nel Def in misura del 35% (2,6 miliardi su 7,5). Il Def prevede una riduzione della spesa pubblica dello 0,9% (7,5 miliardi su 800) ma, in proporzione, quella del SSN viene tagliata quasi del triplo: il 2,4% (2,6 miliardi su 110)». Sono cifre che dimostrano a quale rischio incostituzionale, oltre che di diritti negati ai ceti più deboli, ci porterebbe questo ulteriore taglio alla sanità.

Per evitare che Pittella aderisca per disciplina di partito alla manovra, condizionato com’è dal peso della sua sanità (1 miliardo e 100 milioni di euro l’anno), dalle sue difficoltà di bilancio e dal dimezzato gettito delle royalties del petrolio, Liuzzi e Petrocelli hanno ricordato al nostro governatore l’art 32 della Costituzione italiana che tutela il diritto alla salute e lo hanno invitato, insieme ai presidenti di tutte le regioni d’Italia, ad avere loro stessi iniziative di risanamento e di ripristino di diritti, spostando la scure dei tagli dalla sanità ai costi:

dei consigli regionali (più di 1 miliardo l’anno);

delle auto blu e grigie che dall’ultimo censimento della Formez risulta essere di 17.299 a carico delle sole asl, su un totale di 53.422 (circa 300 milioni);

delle 7.726 partecipate locali, 3 mila delle quali hanno solo 6 dipendenti, mentre il numero dei componenti i Consigli di amministrazione è sempre molto più numeroso (circa 3 miliardi l’anno il possibile risparmio).

Liuzzi e Petrocelli a seguito di questa iniziativa, hanno poi dichiarato che «è tempo di smantellare gli eccessivi costi della gestione clientelare dei partiti, che assorbe circa la metà dell’economia nazionale e regionale, togliendola al corretto funzionamento dello Stato/Paese, cui la politica vera e sana dovrebbe condurci».
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Gen 232015
 

Ecco quanto ha dichiarato l’onorevole di Cinque Stelle Mirella Liuzzi sulla trasmissione “Alla falde del Kilimangiaro”. “Apprendo dalla carta stampata che con una lettera inviata alla trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro”, il Presidente Pittella si indigna e fa la morale al direttore del programma, reo di aver mandato in onda un servizio-inchiesta che ha messo in luce le condizioni dell’inquinamento che il petrolio ha causato e causa tutt’ora in Basilicata.
Il Presidente Marcello Pittella, rinviato a giudizio con l’accusa di peculato e amico dei petrolieri così come i suoi predecessori, accusa quindi la trasmissione RAI di aver “violato le più elementari regole deontologiche del giornalismo”. Nella lettera, il governatore tenta di convincere che il raddoppio delle trivellazioni non interesserà la Basilicata; purtroppo le cose non stanno proprio così. A sostegno di ciò, basta leggere la documentazione rilasciata da WWF, Legambiente, Greenpeace, Aspo Italia e tanti altri, presente agli atti del Parlamento e, se non dovesse bastare, potrebbe essere utile leggere anche la relazione allo Sblocca Italia presentata dallo stesso Governo Renzi.
L’articolo 36 (pericoloso tanto quanto l’articolo 38) viene così spiegato dal Governo: “L’articolo, intervenendo sull’estensione dal patto di stabilità relativamente alle spese sostenute per fini specifici dalle Regioni che corrispondono agli importi incrementali delle royalties, è teso di fatto a favorire lo sviluppo delle risorse energetiche nazionali sbloccando gli investimenti privati in programma da anni nel settore. Scopo dell’intervento normativo è quello di accelerare il processo decisionale di autorizzazione allo svolgimento delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi, di competenza concorrente, in base al titolo V della seconda parte della Costituzione, tra Stato e regioni”. Dunque, favorire il processo di autorizzazione, vuole dire favorire la presenza di nuovi pozzi e quindi, di aumentare il numero dei barili inesorabilmente.
Riguardo proprio ai barili estratti, non è ammissibile citare un ordine del giorno presentato alla Camera: di ordini del giorno sono pieni i cassetti del Parlamento sui più improbabili argomenti, ovviamente mai rispettati. A titolo di esempio, il Governo nella legge di stabilità dopo aver bocciato un mio emendamento con lo stesso contenuto, ha accolto un ordine del giorno a mia prima firma in cui si chiede l’adeguamento delle tariffe italiane dei canoni di concessione per le compagnie petrolifere al resto d’Europa (generalmente tutte più alte rispetto all’Italia). Ma sappiamo bene che tale accoglimento non verrà trasformato in realtà.

In questa legislatura in vigilanza RAI, mi è capitato diverse volte di presentare interrogazioni concernenti proprio il trattamento di temi ambientali e petrolio da parte del servizio pubblico. Tra gli atti presentati, ne vorrei citare alcuni su programmi tv particolarmente compiacenti: “Petrolio”, dal titolo già di per se opinabile, è stato oggetto di due interrogazioni a mia prima firma. Il programma ha recentemente mandato in onda un servizio intitolato “Un mare di energia: l’Adriatico” dipingendo le trivellazioni belle e salutari per l’uomo e per la natura, senza alcun tipo di contraddittorio. Ho presentato un’interrogazione sul programma “Linea Blu” che, in un servizio sulla città di Sciacca ed il suo mare, ha censurato un’intervista registrata e mai andata in onda del Comitato “Stoppa la Piattaforma” e sostituita da un’altra intervista di un geologo pro-trivellazioni. Mi sarebbe piaciuto vedere la stessa indignazione del Presidente della Regione anche in quelle e in tante altre occasioni oppure nella più recente inchiesta della Procura Antimafia potentina riguardo lo smaltimento dei rifiuti petroliferi, dato che “la classe dirigente regionale ha fatto della tutela e della salvaguardia dell’ambiente e della salvaguardia della salute umana, la priorità nella propria missione di Governo”.

Ho accolto la trasmissione “Alle Falde del Kilimangiaro” almeno come una rappresentazione diversa della realtà ambientale della Basilicata e più legata alla verità, perlomeno dal mio punto di vista.
Mi sarebbe piaciuto avere un Presidente che con intelligenza ed onestà, ragionasse sul fatto che ad oggi le riserve accertate di gas e petrolio presenti nel sottosuolo Italiano ammontano in totale a circa 130 Mtep e che il raddoppio della produzione di idrocarburi in Italia significherebbe arrivare a fornire 24 Mtep/anno (gas + petrolio). Dunque, una produzione raddoppiata sarebbe possibile per soli 5 anni. Un Presidente attento ai temi ambientali dovrebbe ragionare anche sui numeri e chiedersi per il bene dei suoi conterranei, cosa e come lasciare la Regione ai prossimi amministratori e alle future generazioni.
Invece ciò che abbiamo è un Presidente rinviato a giudizio per peculato che continua inesorabilmente a seguire la linea dei suoi predecessori e che invece di interrogarsi sulle copiose manifestazioni contro il petrolio, non trovi meglio da fare che inviare una nota stampa ad una trasmissione televisiva.

Eppure al di là di tutto, mi sarebbe bastato un Presidente della Basilicata coraggioso che, come in altre Regioni, impugnasse il decreto Sblocca Italia”.

L’On. Mirella Liuzzi del Movimento 5 Stelle a Lauria

Gen 232015
 

Ecco quanto ha dichiarato il sindaco di Pisticci in merito alla trasmisssione “Alle falde del Kilimamgiaro”. “Il Presidente della Giunta regionale, in maniera inusuale, scrive alla trasmissione televisiva “Alle falde del Kilimangiaro” chiamandomi personalmente in causa in modo, a dir poco altrettanto inusuale, per esternare una serie di doglianze in quanto, a suo dire, la trasmissione avrebbe dato un’immagine distorta della realtà lucana anche “… sulla scorta di valutazioni espresse da un sindaco notoriamente attestato su posizioni politiche diverse da quelle del governo lucano … “ (Sic!).
Presidente, non sono ostile al governo della regione e tanto meno a Lei e sono la stessa persona che ha ripetutamente incontrata in occasione delle elezioni primarie del centro sinistra lucano che l’hanno designata candidato alla presidenza della regione. Sa bene che io insieme alla mia amministrazione, sono stato un suo sostenitore, sostegno confermato in occasione della competizione elettorale, come dimostrano articoli di stampa dell’epoca e che ha sicuramente contribuito alla Sua elezione a Presidente della Regione Basilicata che, se permette, è anche la mia regione.
Appare inusuale anche l’attacco alla giornalista della citata trasmissione che non ha fatto altro che ribadire concetti già noti: che si continua ad inquinare un’area classificata come SIN per la cui bonifica sono stati stanziati circa 20 milioni di euro; che mai sono stati effettuati dei controlli radiometrici, almeno fino a quando noi ne abbiamo fatto specifica richiesta, eppure all’ARPAB era stato comunicato dalla Prefettura di Potenza l’utilizzo di alcune sostanze radioattive nei processi estrattivi come dimostra la nota della Prefettura di Potenza del giorno 11 febbraio 2014; che la Basilicata, pur essendo un territorio ricchissimo di bellezze e risorse è al penultimo posto per reddito procapite (come certifica l’ISTAT).
Questo ho cercato di dire anche se molte delle dichiarazioni sono state tagliate.
Presidente noi siamo convinti che la Basilicata abbia grandi potenzialità e le nostre sono proposte e suggerimenti tesi a migliorare le condizioni del popolo lucano. Personalmente mi sento offeso, come lucano, non da chi solleva o sottolinea delle criticità note e pone dei quesiti, ma da chi in una trasmissione televisiva vuol far passare l’idea fittizia di una Basilicata paragonabile alla Svizzera riducendo i problemi delle aziende agricole che intersecano con la filiera delle estrazioni a “problemucci di un imprenditore” o l’incidenza delle malattie tumorali a dissertazioni su date e numeri scambiando lucciole per lanterne. Questo, ha fatto tale Velardi, mandato da chissà chi e in assenza di qualsiasi forma di contraddittorio. Ecco presidente, in quella occasione mi sono sentito offeso perché i lucani sono stati trattati come un popolo colonizzato che deve essere riconoscente ai benefattori che danno la possibilità di costruire un bel campo sportivo o una piscina, le compagnie petrolifere insomma quasi un esercito di filantropi: ma dove? Quanti sono i comuni che hanno diritto a un ristoro? E perché mai l’antimafia avanza ipotesi di traffico illecito dei reflui del COVA di Viggiano? Perché molti nostri giovani vanno altrove alla ricerca di lavoro? Sono ostile a questa concezione? Si! Con tutta la mia forza.
La giornalista Stefania Battistini, alla quale esprimo la mia solidarietà, nello stesso servizio ha messo in risalto le tante bellezze della Basilicata ed ha evidenziato cose che, per altro, da tempo dicono molti lucani e non solo: Matera diventa Capitale Europea della cultura grazie alla bellezza dei Sassi, un tempo vergogna nazionale e adesso patrimonio dell’UNESCO; ritengo che la giornalista abbia voluto sottolineare la capacità di noi lucani di trasformare in positività quello che un tempo erano solo negatività. Dire poi, nello stesso servizio, che Matera non è servita dalla ferrovia e che la condizione viaria non eccelle, non è eresia. Dove lo scandalo, quindi, nel denunciare la cosa? O, invece, nell’inerzia di chi pur investendo ingenti somme di denaro pubblico non porta a termine le opere avviate?
Presidente io come tutti i lucani sono orgoglioso delle meraviglie della nostra regione e della designazione di Matera capitale europea nel 2019, ma farei notevole fatica a dire che i tanti turisti che verranno troveranno l’Eldorado. Quei turisti che arriveranno, probabilmente all’aeroporto di Pontecagnano (Campania) e non a quello di Pisticci (Basilicata), giungeranno nella città dei Sassi attraversando la Basentana, arteria realizzata dal Governo Colombo circa 40 anni fa, la cui manutenzione è state sempre deficitaria tant’è che il viadotto presso Tricarico crollato, solo adesso viene ripristinato. Matera 2019 non può essere il tappeto sotto cui nascondere la polvere anche perché non vedere i problemi significa non volerli risolvere ed è per questa ragione che ringrazio tutti i giornalisti che evidenziano le criticità in quanto la consapevolezza della sua esistenza aiuta a trovare la giusta soluzione.
Se quanto detto è motivo di risentimento, se ne faccia una ragione, perché le questioni legate all’ambiente le ho poste prima della Sua Presidenza e sempre le porrò. Qualora ve ne fosse bisogno aggiungo non sarò mai accondiscendete nei confronti di chi, forte di un potere politico o economico, non sia rispettoso del territorio. Detto questo mi piace ricordare che la mia disponibilità e collaborazione per il raggiungimento di obiettivi utili allo sviluppo del mio territorio non verrà mai meno.
Per tornare alle risorse derivanti dalle estrazioni petrolifere, ho sempre sostenuto l’idea di limitare al massimo il loro impatto negativo attraverso le migliori tecnologie disponibili e di mettere a disposizione di tutti i comuni lucani le royalties e non solo. Soltanto così andremmo ad abbattere la bolletta energetica per le famiglie e le imprese e favorire gli insediamenti produttivi. Nel frattempo sarebbe utile anche un prezzo dei carburanti alla pompa se non inferiore al resto della nazione almeno pari creando delle zone franche; si potrebbe limitare la tassa sulla casa, investire sul turismo puntando sui nostri tesori che rimarranno anche dopo l’esaurimento dei giacimenti di carburanti fossili e valorizzare i nostri meravigliosi centri storici attraverso opere di consolidamento e recupero.
Anche questo merita il suo impegno e quando ci chiamerà saremo al suo fianco in maniera convinta. Ma mai saremo meno che rigorosi nel tutelate l’ambiente, la salute e il lavoro contro ogni forma di malcelata occupazione e sfruttamento del territorio”.

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Dic 122014
 

Nel 2013 in Basilicata sono stati estratti 1.270.943.007 Smc di Gas naturale e 3.940.455.398 Kg di Olio greggio. Una TEP (tonnellata equivalente di petrolio) corrisponde a 11,63 MWh di energia elettrica e, a conti fatti, 45.827.496,3 MWh è la quantità di energia primaria estratta dai pozzi, pari ad una copertura del 14,1% di tutto il consumo nazionale.
Volendo quantizzare questa energia, utilizzando il pur ribassato prezzo unico nazionale (pun) di luglio 2014 che ha toccato un minimo di 46,42 €/MWh (dati del G.M.E), ne consegue un ricavo minimo per le multinazionali pari a 978.563.694 €.
A fronte di ciò, il gettito delle royalties del 2013, secondo i dati del MISE (ministero dello sviluppo economico) che si riferisce al saldo della produzione 2011 e alla quasi totalità di quella del 2012, è stato di 199.359.925,66 €
Rapportando questo totale regionale con le entrate dei ricavi minimi delle multinazionali il risultato è di circa il 20% (1/4909), cioè ogni 5 € di ricavi minimi multinazionali 1 € resta alla Basilicata.

Come si vede, i numeri in gioco sono notevoli e la Basilicata sta dando tanto alla comunità e all’economia nazionale coprendo da sola il 14,1% di tutti i consumi nazionali.
Tutto questo contributo in un prossimo futuro è destinato ad aumentare fino al 30%, con un raddoppio delle estrazioni in base al decreto Sblocca Italia del governo Renzi.
A fronte di tutto ciò cosa resta alla Basilicata?

Pensare ad una compensazione energetica viste le quantità in gioco estratte è ragionevolmente impossibile, ma una ricompensa per quanto offerto e donato alla comunità nazionale è lecito e doveroso.
L’Associazione Amici dell’Energia propone un progetto per la “Ricompensazione
Energetica Lucana” R.E.L. in cui il corrispondente economico di un anno di royalities sia messo a disposizione delle famiglie, degli artigiani, delle industrie, dell’economia e della comunità in Basilicata.

Realizzare, in tutti i comuni della Basilicata, progetti per informare e sensibilizzare i cittadini sulle nuove opportunità di crescita e sviluppo sostenibile.
Favorire progetti di efficientamento energetico che permettano alle famiglie, alle imprese e alle Pubbliche Amministrazioni di abbattere i costi delle bollette energetiche. In definitiva, generare uno sviluppo sociale con un miglioramento della qualità di vita.

Basti pensare alle numerose imprese che si attiverebbero con le conseguenti ricadute occupazionali.

In breve, ci auguriamo che:
-le famiglie lucane siano sempre più autosufficienti, con un miglior grado di benessere e qualità di vita
-gli artigiani e le piccole imprese siano più vitali e competitive nel mondo del lavoro e dell’economia
-tutti i comuni lucani siano autosufficienti dal punto di vista energetico, magari anche produttori di energia da fonte rinnovabile.

Giulio Ruggieri
www.amicidellenergia.it

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Ott 152014
 

“Nell’ultima campagna elettorale l’enigma presente in ogni dibattito ha riguardato sempre il deficit del bilancio comunale. Voci, numeri, incubi amministrativi, accuse si sono rincorsi per giorni e non hanno permesso di trasformare ipotesi in numeri certi. I bilanci costantemente in pareggio dell’amministrazione Santarsiero, poi, non hanno offerto nessun supporto per poter svelare l’enigma.

Così a poche settimane dalla loro elezione, avvenuta a giugno, i nuovi Consiglieri comunali hanno scoperto che il bilancio consuntivo, da approvare entro luglio, aveva un buco di 14 milioni e mezzo di euro, al netto della voce in entrata dei 9 milioni di euro erogati dalla Regione.

Dopo altri due mesi di intenso lavoro è venuto fuori che anche per il bilancio preventivo, che considera le spese effettuate in 9 mesi su 12, sono già stati spesi 25 milioni di euro in più di quanti se ne sarebbero incassati in tutto l’anno.

Insomma se a qualche Consigliere appena eletto era venuto in mente che in considerazione di un buco di 14 milioni di euro del 2013 i precedenti amministratori avessero messo in campo qualche provvedimento per ridurre il disavanzo ha dovuto invece scoprire che le spese nel 2014 sono aumentate del 10%.

Il Comune di Potenza è paragonabile ad una famiglia che ha finito a settembre i soldi che avrebbe incassato in tutto l’anno e che, quindi, per i restanti tre mesi non ha denaro per mangiare e deve trovare anche quello per pagare i suoi debiti.

Adesso la Regione, in sintonia con una nuova amministrazione che è riuscita finalmente a fare chiarezza sullo stato dei conti della Città capoluogo, ha la possibilità concreta di dare un segnale importante alla più grande comunità della Basilicata.

Potenza è il Capoluogo di Regione, i suoi abitanti pagano tasse salatissime, sono anche degli ottimi contribuenti secondo le statistiche nazionali ma non hanno mai avuto in cambio servizi adeguati.

I Potentini, ad esempio, hanno subito il danno di una disorganizzazione regionale e provinciale sulla gestione dei rifiuti, pagando per anni cifre incredibili a tutti i Comuni ed ai privati proprietari di discariche. E questa non certo una colpa che si possa addossare ai cittadini di Potenza.

Potenza, poi, essendo Capoluogo di Regione eroga servizi a tutti gli abitanti della Provincia e a tutti i Lucani: 25 mila persone non residenti ogni giorno usufruiscono delle sue scuole, dei suoi uffici, dei suoi mezzi pubblici, delle sue strade e dei suoi cassonetti della spazzatura.

Non si comprende perché la Città Capoluogo, con i suoi quasi 70 mila abitanti, non dovrebbe ricevere un aiuto economico dalla Regione, proporzionato alla sua popolazione residente e non, che ogni giorno vive la Città.

Se qualcuno si stupisce della possibilità di dare contributo ai potentini, riteniamo che sia giunto il momento di ripensare la redistribuzione delle risorse regionali, comprese le royalties petrolifere, a tutto il territorio inclusi i due Capoluoghi, in modo che le più grandi comunità della regione possano fornire servizi di qualità.

Non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità. Al di là del contributo esterno è necessario ed è giusto che la Città cambi rotta, facendo pagare i servizi a chi li utilizza, monitorando che tutti paghino, ottimizzando le spese e annullando gli sprechi, cosa che negli ultimi 10 anni, evidentemente, non è stata fatta.

La Regione oggi può contare finalmente su una amministrazione che si pone l’obbiettivo di voler riequilibrare le spese e soprattutto di voler prendere anche decisioni difficili pur di ridare ai potentini pilastri solidi su cui costruire un futuro fatto di stabilità e non di continua emergenza”.

Alessandro Galella, Consigliere comunale di Fratelli d’Italia – Fratelli d’Italia

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