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Apr 282018
 

Non solo vini lucani al “Vinitaly”, la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino che si è svolta a Verona nei giorni scorsi. All’interno dello stand allestito dalla Regione Basilicata nel padiglione undici, una sorta di maxi vetrina per le bottiglie delle denominazioni lucane, sono state organizzate sia presentazioni di vini in collaborazione con i sommelier
dell’Ais Basilicata, sia momenti quotidiani di presentazione della
gastronomia locale con finger food a base di prodotti tipici preparati
dall’Unione Regionale Cuochi Lucani aiutati da 10 studenti dell’Istituto
Professionale Alberghiero di Matera in alternanza scuola lavoro. I cuochi
lucani sono stati protagonisti del momento inaugurale dello stand
Basilicata, curando i finger food che hanno accompagnato il brindisi alla
presenza dell’assessore alle Politiche agricole e forestali, Luca Braia, e del
viceministro alle Politiche agricole alimentari e forestali Andrea Olivero
che ha espresso parole e continua manifestazione di attenzione e stima
verso il comparto agroalimentare lucano. L’appuntamento più importante
per i cuochi lucani è stato il “Gran Galà” che si è tenuto all’interno del
Palazzo della Gran Guardia, organizzato dall’Enoteca Regionale Lucana in
collaborazione con il Dipartimento Politiche Agricole e Forestali della
Regione Basilicata, la Fondazione Matera Basilicata 2019 e l’Apt
Basilicata. Ai circa 300 presenti, tra i quali anche operatori, buyer e
giornalisti del vino nazionali ed esteri, gli chef dell’Unione Regionale
Cuochi Lucani hanno proposto uno straordinario menù di prodotti
agroalimentari tipici regionali (tagliere lucano di salumi, formaggi e
sott’oli al pancotto, strascinati con peperoni cruschi e cacioricotta,
insalatina di baccalà con patate e olive ‘majatica’ di Ferrandina, filettino di
maialino nero bardato con capocollo nostrano, pistacchi di Stigliano e
prugne, ciambotta con patate frantumate alle erbe aromatiche e verdure
grigliate, fragole Candonga del Metapontino e mousse di ricotta con
crumble di nocciole e bouquet di lamponi di Basilicata). Tra le altre
curiosità del Vinitaly, la presenza di numerosi prodotti
dell’enogastronomia lucana all’interno del ristorante “il Goloso” gestito
dalla Federazione Italiana Cuochi, insieme al presidente nazionale, il
lucano Rocco Pozzulo.

Mar 162018
 

Manca una settimana per poter partecipare alla prima edizione del concorso fotografico dedicato alle donne. A promuoverlo è stata la Consulta delle Donne di Sanza.
Il titolo è “DONNA…” e si tratta di un concorso con successiva mostra fotografica per descrivere, con lo scatto, la quotidianità, le emozioni e le storie, l’universo femminile in tutte le sue accezioni attraverso un’interpretazione creativa e insolita.

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

La partecipazione al concorso è gratuita, aperta a tutti gli appassionati di fotografia e non, senza limiti di età e residenza. Ogni partecipante potrà inviare un massimo di due fotografie accompagnate dal modulo di iscrizione debitamente compilato e firmato da scaricare sul sito http://www.comune.sanza.sa.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_630_0_1.html

Tutte le immagini, di qualsiasi dimensione, dovranno essere stampate su carta fotografica.
Non sono ammesse opere interamente realizzate al computer. Le fotografie dovranno essere inedite.
Le fotografie dovranno essere accompagnate da un titolo e da una descrizione anche sotto forma di racconto o poesia che aiuti a sottolineare il significato che la fotografia vuole comunicare.

La consegna delle opere, unitamente alla scheda d’iscrizione e descrizione dovrà pervenire in busta chiusa entro le ore 14 del giorno 21 marzo 2018 al seguente indirizzo: Consulta delle donne di Sanza, C/O Comune di Sanza Piazza XXIV Maggio 84030 Sanza ( SA). E’ altresì facoltà del concorrente la consegna a mano del plico presso il Comune di Sanza entro la medesima data e ora.
Il plico dovrà riportare oltre alle indicazioni del mittente, anche la dicitura : Concorso Fotografico “ DONNA…”

PREMI
Le prime tre fotografie classificate saranno premiate con targa ricordo.
La premiazione avverrà, in data 24 marzo 2018, ore 17:00 presso il centro CEA in località Salemme, Comune di Sanza.

Il Concorso è patrocinato dal Comune di Sanza e dalla Bcc di Buonabitacolo

Info consultadonnesanza@gmail.com

Feb 142018
 

Domenica 18 febbraio 2018 la comunità di Policoro e l’intera Diocesi vivranno un momento di particolare importanza nella propria vita pastorale: l’inaugurazione dell’intero complesso “oratoriale” adiacente la Chiesa del Buon Pastore. Alle ore 19.00 è prevista la Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Vincenzo Orofino e a seguire la benedizione dei locali.
Il Complesso parrocchiale è dotato di aule, di un piccolo teatro che, all’occorrenza, potrà trasformarsi in sala convegni, di due campi di calcio e numerose attrezzature sportive, di una capiente Sala Ristoro e sarà luogo deputato non soltanto alla Catechesi, alla formazione e allo svago; essenzialmente, sarà il luogo della Carità: Mensa Caritas, Centro di ascolto e incontro solidale. Tutto nella ricerca di una dimensione sociale e di uno stile di vita aperto a Dio e in dialogo con i fratelli.
In che modo può incidere un avvenimento simile nel quotidiano della città di Policoro?
Don Giuseppe Gazzaneo, parroco del Buon Pastore di Policoro e Vicario episcopale per la Carità, paragona il complesso parrocchiale all’oratorio dove poter svolgere “l’azione educativa della Chiesa a favore di ragazzi e giovani”, e al contempo può essere definito “laboratorio della fede e della vita delle nuove generazioni”, o “luogo cristiano specifico dei ragazzi e giovani”, “luogo di formazione e di gioco”, “luogo di incontri e di sport”, “luogo di fede e di gioia”, “luogo quotidiano della vita delle nostre comunità che accompagnano e vivono con le generazioni più giovani”.
Tutto questo e ancora di più. È il luogo semplice e comune che può rendere unico un incontro, una relazione, un’esperienza. È la certezza che, dove la Parola di Dio incontra un cuore aperto e una fede che si impegna, lì è capace di generare una vita bella, piena, felice, ricolma di amore, come Dio la vuole. Diventa una scommessa sulle persone, perché chiunque può accogliere i doni di Gesù e della sua Parola se “si prepara il terreno” e si creano le condizioni per un incontro entusiasmante che segna la vita e invita alla conversione.
È l’impegno ad abitare la vita di tutti i giorni al massimo, scegliendo di essere testimoni del Vangelo, discepoli di Gesù in mezzo alla gente, anzi ancora di più “apostoli” del Signore in mezzo agli altri, al mondo e alle sue mode, con uno stile irripetibile e dirompente; è la volontà di stare nel mondo trasformandolo da dentro, sostenendolo con il nostro essere, con la nostra unicità e differenza, senza creare distanze o esclusioni, ma promuovendo sempre nuove occasioni di accoglienza, integrazione, fiducia.
In poche parole, sarà il luogo deputato alla realizzazione di un nuovo modo di essere in missione “da cristiani”, avendo il coraggio di uscire dal “proprio guscio”, aumentando il più possibile le opportunità di bene nella formazione, nel tempo libero, e nello sport.
Come suggerisce il nostro Vescovo, Mons. Orofino, nella lettera pastorale triennale dal titolo “Al fine di edificare il Corpo di Cristo”: “Le Parrocchie dei nostri paesi restano il naturale luogo dell’educazione alla fede, ma anche lo spazio più significativo dell’incontro e del confronto, dove è possibile dialogare e aggregare, progettare e impegnarsi, parlare alle persone nei momenti più rilevanti della loro esistenza ed accompagnarle nell’esperienza quotidiana” (n. 12). Proprio per questo, prosegue affermando che “il compito principale è quello dell’Evangelizzazione attraverso la testimonianza dell’amore in mezzo agli uomini, nella concretezza delle vicende della vita” (n. 32).
Si tratta di “essere Chiesa in maniera operosa e creativa” e per noi cristiani questo richiede impegno assoluto e disinteressato. Perché essere Chiesa nella contemplazione e nella preghiera non significa mancanza di azione o rinuncia alla vita attiva, ma capacità di narrazione dei giorni, della propria quotidianità, della distanza e gerarchia delle cose: il vissuto di chi prega diventa il luogo di incontro con Dio in Cristo in una prospettiva di presenza storica, di incarnazione.
La vita contemplativa non può essere interpretata come una “fuga dal mondo” che può diventare indifferenza, disimpegno e mancato esercizio della responsabilità. Verrebbe negata la decisione divina dell’incarnazione. Solo nell’amore incondizionato per il prossimo, solo nell’amore per gli altri, nelle diverse figure che esso può assumere, si può ricevere, trovare e testimoniare la grazia liberante di Dio. E dove esiste questo Amore è all’opera lo Spirito di Gesù: ero affamato, assetato, nudo, straniero, ammalato, prigioniero … e voi mi avete o non mi avete riconosciuto e accolto. Qui è la differenza radicale. Quella che decide il rapporto con Dio. «Il Signore libera i prigionieri, il Signore dona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi».
Ancora di più: il complesso parrocchiale di prossima inaugurazione a Policoro, si indirizza nella logica di Papa Francesco, quando nella Evangelii Gaudium chiede una nuova e globale spinta missionaria alla Chiesa cattolica; “una Chiesa in uscita”, nella quale e attraverso la quale il corpus dottrinale deve riprendere vita nello stile pastorale. Rideterminare la dottrina all’interno del processo kerigmatico dell’evangelizzazione, rappresenta una riaffermazione radicale dell’identità cristiana. Non una sua negazione. È una “conditio sine qua non” che porta verso la restituzione della dignità umana nei contesti, nei luoghi, nelle situazioni in cui viene negata. Questa uscita da sé di Dio manifesta la sua natura amante e misericordiosa.
Analogamente, la Chiesa, coinvolgendo in questo processo di conversione tutto il Popolo di Dio come soggetto comunitario, può essere nuovamente «il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo».
In un’epoca difficile come quella contemporanea, l’Amore per il prossimo non può limitarsi ai rapporti tra i singoli individui. È necessario che l’Amore torni a realizzarsi nella responsabilità pubblica di ciascuno, nei diversi settori sociali, politici e istituzionali. Il miracolo dell’amore disinteressato, che appare così assurdo alla mentalità di molti, possa riprodursi nella nostra Comunità, nella nostra storia di vita. Il compito sociale e politico va riconosciuto e riproposto anche sul piano educativo sia al singolo cristiano, sia a quanti guardano alla propria presenza in parrocchia quale lo specchio della ricerca di Dio, ciascuno secondo le diverse situazioni e competenze.
Alla Chiesa come tale va chiesto di rendere credibile il suo amore per gli uomini e le donne di oggi attraverso l’annuncio del Vangelo. La Chiesa non è una società umanitaria. Se così fosse tradirebbe la propria natura e missione. Essa nasce dal costato aperto di Cristo, ed è chiamata a testimoniare la dignità divina di questo Amore che Dio ha per l’uomo. Per questo, per amore, la Chiesa e i cristiani non possono non interagire criticamente nei confronti di ogni realtà. Oggi Papa Francesco dice di preferire una Chiesa ”ferita e sporca” per essere uscita per strada, piuttosto che una Chiesa chiusa in se stessa. È un appello a riprendere le strade del mondo.
In questo contesto, in un’ottica così definita, il complesso oratoriale di Policoro diventa, per la Comunità e per tutta la Diocesi di Tursi-Lagonegro, la grande sfida dell’immediato futuro. Sapere quali stili, azioni, testimonianze potranno essere lasciate alle nuove generazioni. Successivamente, dopo avere cercato di creare comunità più accoglienti, più fedeli e più autentiche, bisogna correre il rischio della libertà, consapevoli che Dio risuona sempre e continuamente nelle coscienze di ognuno.
Mons. Vincenzo Orofino ci esorta nella lettera pastorale: “Questa chiesa dobbiamo edificare e rendere presente nel territorio in cui abitiamo. Siamo chiamati a farlo dentro la ricchezza e la fecondità della storia, della vita e della comunione di tutta la Chiesa universale”. E ancora “i nostri sguardi, i nostri cuori e le nostre azioni devono essere più ecclesiali, più cattolici, cioè più diocesani. Solo allora riusciremo a stare bene nelle parrocchie e a servire la fede dei fratelli e delle sorelle che il Signore ci mette accanto” (n. 23).
Migliore definizione possibile di quanto sta per accadere in Policoro credo sia impossibile da trovare!

Inaugurazione Complesso oratoriale BuonPastore

Campo

pallavolo

Gen 172018
 

“E’ notizia di qualche ora che un detenuto italiano (G.F.) con gravi disturbi psichiatrici, durante lo svolgimento dell’udienza penale a suo carico presso il Tribunale di Lagonegro è andato in escandescenza e nonostante i tentativi di sedare la propria ira il Giudice ha dovuto interrompere l’udienza e sgomberare l’aula in attesa che venisse ripristinata la calma con l’intervento di rinforzi della Polizia Penitenziaria e di uno psichiatra”.
Questa di oggi, dichiara Saverio Brienza, Segretario regionale del S.A.P.Pe. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) della Basilicata, l’organismo sindacale maggiormente rappresentativo dei “Baschi Azzurri” è l’ennesima prova delle gravi condizioni di lavoro con cui la Polizia Penitenziaria ha a che fare tutti i giorni con una popolazione detenuta sempre più problematica. La Polizia Penitenziaria sta vivendo un periodo nefasto, e la riduzione scellerata delle piante organiche decretato dal Ministro Orlando con il D.M. 2 ottobre 2017, ha reso i Baschi Azzurri impossibilitati ad affrontare i drammi e le violenze dei detenuti che perpetrano ogni giorno nelle carceri italiane. In una condizione migliore, con maggiore personale di Polizia Penitenziaria presente negli organici, probabilmente la scorta che ha provveduto al trasferimento del detenuto dal Carcere di lecce al Tribunale di Lagonegro sarebbe stata maggiormente incrementata e, forse, ci sarebbe stata una migliore gestione per affrontare l’evento critico odierno, senza dover attendere i rinforzi dalla Casa Circondariale di Potenza che ha dovuto raggiungere il palazzo di Giustizia di Lagonegro non proprio immediatamente.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, sottolinea “una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, ma che assolvono al meglio ai difficili compiti di trasporto dei detenuti ed alla loro sorveglianza”.
Bisogna chiedersi, conclude Saverio Brienza, se in merito alle condizioni psichiatriche del detenuto si poteva eventualmente valutare una diversa collocazione nell’ambito della gestione detentiva ovvero se il carcere è effettivamente il luogo ideale per una gestione corretta di tali soggetti.

Tribunale-Lagonegro

Set 142017
 

UNA SERATA DEDICATA AL VOLONTARIATO E A SAN ROCCO.
PREMI AL GRUPPO GENTE ALLEGRA E DIPARTIMENTO SICUREZZA E SOLIDARIETA’ DEI CUOCHI DI BASILICATA.
MENZIONI D’ONORE PER IL TOUR BASILICATA SENZA BARRIERE DELLA SEZ. AISM DI POTENZA E AL COMITATO MAI PIU’ A FUOCO DI AVIGLIANO

Venerdì 15 Settembre, in apertura dei solenni festeggiamenti di San Rocco, avrà luogo a Tolve la cerimonia di consegna del XIII Premio Solidarietà “Amici del Pellegrino”, una serata di gala per il volontariato e la solidarietà.
Il Premio viene assegnato ogni anno ad una persona, un gruppo o un’associazione, che si è particolarmente distinta nel campo del volontariato e della solidarietà attraverso il suo operato.
A ispirare l’iniziativa degli Amici del Pellegrino è la biografia del Santo protettore del paese San Rocco, giovane di nobile famiglia che donò tutte le sue ricchezze per mettersi a servizio degli ultimi, facendo rivivere così l’insegnamento del Vangelo in un periodo storico difficile, segnato dalla crisi economica e morale e da terribili pestilenze. Pur avendo un valore meramente simbolico, il Premio Solidarietà “Amici del Pellegrino” persegue infatti l’ambizioso l’obiettivo di promuovere la cultura della solidarietà e del servizio e di valorizzare l’esperienza del volontariato facendo conoscere esperienze di eccellenza per stimolare l’impegno di tutti a servizio gratuito del prossimo, per l’affermazione e il consolidamento di buone pratiche che portino un miglioramento della vita individuale e comunitaria. Negli anni passati sono state premiate associazioni come Dopo di Noi, Insieme Onlus, Amici dell’Hospice S. Carlo, Domus, Libera Basilicata, Agebeo, Il Coordinamento per l’Accoglienza dei Migranti di Palazzo San Gervasio, ABIO Basilicata, Associazione IO Potentino e i loro Magazzini sociali, ma anche persone semplici che con il proprio agire quotidiano hanno testimoniato l’impegno gratuito per il prossimo. Dallo scorso anno il Premio Solidarietà ha istituito una speciale Sezione Lavoro, dedicata all’impegno di professionisti ed imprenditori che hanno saputo condividere la propria fortuna e il proprio saper fare con il loro prossimo prossimo.
Per questa tredicesima edizione del Premio gli Amici del Pellegrino conferiranno il Premio Solidarietà al Gruppo Gente allegra di Potenza, un gruppo di volontari divertenti e contagiosi che armati di naso rosso e buffi vestiti fanno dell’arte dei clown e delle sue capacità terapeutiche uno strumento per animare e portare il sorriso in particolari contesti di disagio e sofferenza.
Il Premio Amici del Pellegrino “Speciale Lavoro” sarà conferito invece al Dipartimento Solidarietà Emergenze della Federazione Italiana Cuochi di Basilicata, un gruppo di stimati e affermati cuochi lucani al servizio delle emergenze e della solidarietà, che in quest’anno è stato particolarmente impegnato con il motto Ama Mangia e Ricostruisci nell’emergenza terremoti del Centro Italia, offrendo insieme a migliaia e migliaia di pasti caldi anche il calore e l’affetto dei lucani.
A partire da quest’anno il Premio si arricchisce inoltre delle Menzioni d’onore una speciale sezione del premio dedicata a valorizzare azioni di solidarietà, progetti e iniziative concrete particolarmente significative che hanno bisogno di essere conosciute, sostenute e replicate per diventare buone pratiche. Una menzione d’onore sarà riconosciuta all’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) Sezione provinciale di Potenza per il tour #Basilicatasenzabarriere, un progetto vincitore di bando nazionale, che ha offerto ad alcune persone con sclerosi multipla la possibilità di viaggiare e “volare” un po’ oltre la quotidianità, con i propri familiari, i caregiver e i volontari, attraverso il territorio della nostra regione, in quella che è la prima esperienza di tour accessibile in Basilicata. Un viaggio vacanza che è diventato occasione importante di sensibilizzazione del territorio e delle comunità alla cultura del turismo accessibile e ai diritti delle persone con disabilità. L’alta menzione d’onore sarà riconosciuta al Comitato spontaneo #Maipiuafuoco, nato nella comunità di Avigliano all’indomani di un incendio che ha completamente distrutto un’importante officina meccanica attiva in paese da oltre 50, al fine garantirne il prosieguo delle attività. Una testimonianza di solidarietà quale rapporto di fratellanza e assistenza reciproca che ha unito i membri della comunità di Avigliano e si è fatta monito e buona pratica.
Per tutte queste ragioni e per molte altre ancora difficilmente qui enumerabili crediamo che l’operato di questi gruppi risponda pienamente alla logica del Premio Premio Solidarietà “Amici del Pellegrino che si esprime sinteticamente nell’esortazione di San Francesco: “Cominciate con il fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Un’esortazione che tutti coloro che si mettono al servizio del prossimo sperimentano e che sperimentò di certo anche San Rocco, uno dei santi più venerati al mondo e patrono della comunità di Tolve, dove sorge uno dei più importanti santuari a lui dedicati.
Conosceremo meglio questi gruppi e associazioni, le loro azioni e le loro motivazioni, venerdì 15 Settembre, a partire dalle 20.30, in Largo Mario Pagano a Tolve nel corso di una serata interamente dedicata al volontariato nella cornice dei festeggiamenti in onore di San Rocco. Interverranno i vertici e i rappresentanti delle associazioni e dei gruppi premiati, Il parroco e rettore del santuario di San Rocco, don Enzo Fiore, il sindaco di Tolve Pasquale Pepe e i soci dell’Associazione Amici del Pellegrino, in un incontro moderato dalla giornalista Enza Martoccia e allietato dalla musica delle Magiche Note.

Premio solidarietà 2017

Apr 302017
 

I dati Eurostat e Istat lo attestano implacabilmente con puntigliosità disarmante ed aggravando il nostro stato d’animo, siamo gli ultimi, in tutto o quasi.

Che, in chissà quale tempo e luogo, gli ultimi saranno i primi non ci consola per nulla e forse mai come quest’anno il primo maggio è più amaro di sempre.

Ma siamo i primi in disoccupazione, quella giovanile, quella più odiosa che ci toglie il respiro che tarpa le ali all’avvenire.

Lo sappiamo bene e ne portiamo i segni sulla nostra pelle, la mancanza di lavoro toglie la dignità di uomini e donne libere ma anche la speranza ed il futuro.

I giovani li abbiamo persi o li stiamo perdendo, sempre più.

E allora che facciamo?

Continuiamo ad alienarci nelle analisi, in quello che non è stato e in ciò che dovrebbe essere?

Ripetiamo la solita litania contro la politica ed i politici tutti inetti ed incapaci?

Diamo spazio e sfogo all’antipolitica imperante che annienta ciò che di buono comunque è stato realizzato?

Lo spazio delle parole, seppur infinito, nella nostra realtà Calabrese sembra ormai trovare un argine nell’inconsistenza delle innumerevoli analisi e teorie, l’unica parola che deve risuonare in ogni dove è solo una: lavoro.

È chiesto l’urgente ricorso alla concretezza con atti immediati che incidano nella realtà ed accompagnate dalla consapevolezza che ogni delega in bianco è una personale assunzione di responsabilità e colpa.

Azioni da compiere da parte di tutti, indistintamente, ed ognuno secondo le proprie possibilità, competenze e ruoli per non essere ancora complici di una disfatta senza fine.

Non ne usciremo, nè noi, né i nostri giovani senza l’aver effettuato una decisa virata ai quotidiani comportamenti che dovrà comportare anche una rivoluzione culturale.

Rimbocchiamoci le maniche, diamo e pretendiamo responsabilità ad ogni livello istituzionale e politico.

Quanto fatto fino ad ora non basta più o non serve, la pubblica amministrazione non può più essere valutata sulla base dei servizi generici che fornisce ai cittadini, i Comuni non possono continuare ad essere considerati virtuosi sol perché puliscono e illuminano le strade o perché accompagnano i bambini a scuola.

L’azione sinergica di Enti diversi e Comuni che per territori ed aree omogenee propongono progetti di sviluppo, deve diventare una priorità assoluta che Regione, Province e Governo devono incentivare e stimolare.

Oggi è necessario un salto di qualità nelle diverse competenze, tutti devono impegnarsi quasi esclusivamente in un’unica direzione, produrre ricchezza, promuovere sviluppo, favorire occupazione e lavoro.

Va in questa direzione l’impegno continuo, instancabile e proficuo del Consigliere Regionale Orlandino Greco e dell’intero Movimento dell’Italia del Meridione.

Disegni di legge sono stati presentati da tempo e attendono solo l’approvazione dell’intero Consiglio per poter poi incidere in modo innovativo su territori ricchi di bellezze, possibilità e potenzialità.

Favorire l’export, incentivare il turismo sportivo, valorizzare i borghi storici ed i paesaggi, promuovere la dieta mediterranea, incoraggiare l’associazionismo, sono solo alcune delle iniziative proposte che daranno un volto nuovo alla nostra terra.

Ecco, la prima responsabilità è richiesta, oltre ogni schieramento, ai Consiglieri Regionali della Calabria, approvate questi provvedimenti, faranno un’altra Calabria e daranno un futuro di lavoro.

Raffaele Papa
Coord. Prov. Cs IdM

papa

Apr 182017
 

Nell’ambito del Progetto “NaturalMensa” in coprogettazione con il Comune di Castelsaraceno (Pz), ti invito all’incontro “Storie di CambiaMenti Sostenibili” che si terrà presso il Museo della Pastorizia a Castelsaraceno, venerdì 21 Aprile, alle ore 17.00.

Il tema è la sostenibilità, tracciando un percorso dall’agricoltura biologica alla riduzione dei rifiuti nella quotidianità, grazie alle preziose testimonianze di due giovani lucani.
Durante l’evento ci sarà un Natural-Break e la premiazione del Contest Fotografico “Una storia di qualità a Tavola”.

castels

Set 082016
 

Il presidente della Regione Basilicata ha incontrato i giornalisti per presentare e rilanciare il programma di governo
Si è svolta questa mattina nella sala Verrastro della Regione Basilicata, la conferenza stampa indetta dal presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, per illustrare le attività del governo regionale dopo la parentesi estiva e dopo l’intervento operatorio che lo ha interessato.

Un conferenza stampa “atipica”, come l’ha definita lo stesso Pittella, che ha voluto ringraziare il mondo dell’informazione lucano per la discrezione e la professionalità con cui è stata gestita la notizia sul suo stato di salute.

“Ho avuto modo di visitare, il mese scorso, diverse redazioni e scambiare amichevolmente e piacevolmente più di qualche riflessione con voi giornalisti – ha esordito Pittella. Abbiamo animato i primi giorni di agosto e mi sembrava giusto, dopo questa interruzione che mi ha visto anche protagonista di un momento di difficoltà di natura fisica, che io cogliessi la prima occasione utile, al mio ritorno, di incontrare i giornalisti e avere l’occasione per mandare un messaggio ai cittadini lucani. Vorrei rassicurare loro sul mio attuale stato di salute e soprattutto ringraziarli in quanto c’è stata una corsa alla solidarietà e alla vicinanza. Ho avuto la stima, il sostegno e l’affetto di numerose persone, conosciute e non, che mi hanno restituito una dimensione che spesso perdiamo, nella quotidianità del lavoro”, ha detto Pittella.
“Mai come in questa occasione – ha sottolineato il governatore – ho apprezzato lo stile, il segno di professionalità e l’attenzione da parte della stragrande maggioranza della stampa”. “Non sono mancati e non mancheranno momenti di dibattito – ha aggiunto Pittella – ma in quest’occasione è prevalso il rapporto personale, lo stile e anche il rispetto per il momento difficile che ho vissuto”.

Sul secondo tema dell’incontro, il terremoto in Centro Italia, Pittella ha dichiarato: “Ho seguito le vicende in diretta, per come evolvevano, in “differita”, in base alla mia presenza istituzionale. Ho avuto modo di interagire con i Dipartimenti, il sistema nazionale di emergenza e la protezione civile all’interno di un coordinamento nazionale. Concordo e condivido a pieno il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, su Casa Italia – ha detto Pittella. Un messaggio che deve trovare unità e coesione di intenti da parte di tutti anche nella differenziazione politica, con azioni coordinate e una programmazione condivisa. L’esempio del condomino mi trova particolarmente disponibile nell’azione pratica e quotidiana provando a smussare gli angoli e a convergere verso un comune obiettivo – ha detto Pittella. Diventa complicato se in un condominio di 5 piani non tutti sono d’accordo nel voler risolvere i bisogni e le emergenze comuni. Adesso – ha affermato il presidente della Regione Basilicata – è il momento di mettersi dietro un tavolo e provare a costruire qualcosa di concreto e condiviso per i tanti che hanno perso la vita e per chi ha bisogno di trovare, attraverso questo uovo approccio, la forza e la speranza di immaginare il nuovo futuro”.

Sull’immediato futuro Pittella ha dichiarato: “Non mi voglio fermare. Anzi vorrei provare a rilanciare la Basilicata che ha fatto importanti passi in avanti, ma che ha bisogno di farne altri. La figura del presidente, credo, sia indispensabile e per questo continuerò a gettare il cuore oltre l’ostacolo. La salute me lo consente nonostante quello che ho passato e, in questa prima fase, nella giusta gradualità, il lavoro che abbiamo iniziato dovrà andare avanti”.

Pittella ha poi rivolto un ringraziamento particolare e un attestato di stima ai medici lucani intervenuti nella presa in carico della sua acuzia. “Un ringraziamento particolare va al personale dell’ospedale di Lagonegro e a quello del San Carlo, al direttore Maglietta al capo Dipartimento Sisto, allo staff del dott. Del Prete, il cui intervento, svolto in maniera ineccepibile, mi ha consentito di godere di un beneficio immediato. Nel complesso posso dire che la rete delle Emergenze – Urgenze ha funzionato alla perfezione. L’attivazione e il collaudo di tale rete, in tutti i Comuni lucani, sarà uno degli obiettivi principali della riforma del sistema sanitario regionale”.

Pittella, a riguardo, ha poi ribadito che, come già previsto dalla riforma, sarà abilitato l’elisoccorso anche notturno in tutti i Comuni in cui è presente un campo sportivo illuminato. “Venerdì incontreremo i sindaci per fare il punto su questo tema”, ha detto il presidente che ha anche ricordato che saranno acquistati, a breve, 16 nuove ambulanze “veloci” per consentire l’intervento nei 21 minuti di tempo previsto dalla legge.

Sul secondo intervento chirurgico effettuato a Milano, Pittella ha detto: “L’intervento fatto al San Carlo ha evidenziato criticità su un’altra arteria che presentava due substenosi ritenute critiche e che necessitavano di un altro intervento. Dopo una valutazione approfondita, che non ho fatto da solo, relativa a dove era preferibile fare questo secondo, complesso, intervento, è stato deciso di eseguirlo a Milano”. “Il contesto e la pressione psicologica per il ruolo che svolgo, non avrebbe creato le condizioni ottimali per effettuare anche il secondo intervento a Potenza. Appena sono tornato a casa, subito dopo l’operazione, mi sono svegliato alle 6, un po’ per abitudine ma anche per guardare l’alba”.

pittella 1

Mag 212016
 

Don Francesco Sirufo è nato a  Castelluccio Inferiore nel 1961, in una contrada montana sul torrente Peschiera. Il padre, Antonio emigrò quando lui era ancora piccolo, la madre Luigina da sola portò avanti la famiglia. Ha conseguito la sua formazione vocazionale e gli studi classici nei seminari di Cassano ,Cosenza e Potenza, la formazione spirituale,sacerdotale, filosofica e teologica nel seminario dei Gesuiti a Posillipo, Napoli . Ha completato gli studi conseguendo la licenza e il dottorato in Diritto Canonico presso la pontificia Università Lateranense in Roma. Ordinato sacerdote ,nel 1985,a Castelluccio Inferiore, dopo un anno di collaborazione, va ad Agromonte e poi a Roma e Maratea. Nel 1986 viene nominato vicario nella parrocchia di “S. Nicola di Bari” a Lauria, nel 1989 parroco a Senise nella parrocchia di “S.Francesco d’Assisi” e nel 1994 di nuovo a Lauria. Nel Frattempo viene nominato professore di religione nei licei classici di Senise e Lauria, professore di Diritto Canonico all’Istituto di Scienze religiose di Chiaromonte e all’Istituto Teologico del seminario Maggiore di Potenza,nonché vicario giudiziale presso il Tribunale diocesano e negli uffici  di Curia a Tursi e in Diocesi ,membro del Consiglio Presbiteriale e del Collegio dei Consultori. E’ stato presidente del Comitato interparrocchiale “Beato Domenico Lentini” di  Lauria e assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Attualmente è stato nominato dai vescovi  lucani Prefetto degli studi Teologici pressso il Seminario Maggiore di Potenza.Il 3 Agosto 2010 Don Francesco Sirufo festeggia i suoi 25 anni di sacerdozio nella comunità di Viggianello, nella chiesa di S. Caterina d’Alessandria.Don Francesco arriva a Viggianello ad Ottobre 2008 insieme a Don Mario Radesca che viene chiamato nella parrocchia della Beata Vergine del Carmelo di Pedali. A mezzogiorno del 20 Maggio 2016 le campane di Viggianello centro storico si sono sciolte a festa,la notizia che circolava da tempo è diventata reale. Monsignor  Francesco Sirufo,della parrocchia S.Caterina d’Alessandria di  Viggianello è stato nominato arcivescovo di Acerenza. Lo incontro nel centro interparrocchiale dopo la messa, nella antichissima cappella dell’Assunta,e dopo le tante manifestazioni di affetto ricevute.

 

Oggi il cuore è diviso fra tristezza e gioia. La tristezza di non poter più godere della quotidianità della Sua presenza e la gioia della Sua nomina ad arcivescovo della Diocesi più antica ,quella di Acerenza. Antica e misteriosa Ed è proprio il mistero che mi ha conquistata in questi anni. Il mistero che si palesa al cospetto della Vergine dell’Alto che Lei ritrova nella chiesa madre di Viggianello,il mistero della Sua vita spirituale  ed umana “ impressionato ”, da questo lembo di terra della Lucania, tra il Sinni  ,il Noce e il Mercure.Un piccolo ,grande mondo che ha scrutato e interrogato.

 

“Il sentimento è ambivalente anche per me,ovviamente. Da un lato la gioia dell’obbedienza al Sommo Pontefice ,Sua Santità Papa Francesco ,che mi chiama per bocca della Chiesa tutta, ad una nuova missione, la missione episcopale nella sede di Acerenza. Naturalmente ,sono in grande trepidazione per un fatto del genere,mai avrei immaginato una cosa per me. La mia vita sacerdotale è già tanto, tutto.Immeritato già essere sacerdote. Dio mi ha voluto sacerdote,prima. E’ già commovente.Nello stesso tempo anch’io provo una certa mestizia ,una certa sofferenza nel distacco dalla mia Diocesi di Tursi-Lagonegro e anche dalla parrocchia di Viggianello,come anche dall’ambiente in cui sono cresciuto ed ho operato a livello sacerdotale. Naturalmente, quando uno ha dedicato la propria vita alla vocazione sacerdotale ,si sa che è a disposizione  della Chiesa; ho fatto le mie resistenze ,come tutti sanno,forse anche un pò lagnose dal punto di vista dei superiori immediati e anche superiori di Roma, ho fatto del mio meglio per evitarmi questo nuovo incarico, ma quando ho capito che il Signore mi chiamava ,mi chiama anche a questo, non ho opposto più nessuna resistenza. Voglio e vorrò sempre bene al mio ambiente nativo,alle parrocchie che ho servito in questi anni,specialmente a questo ambiente della Valle del Mercure,in particolare a Viggianello ,come anche  a Castelluccio che è il mio paese natìo. Non è la prima volta nella mia vita che ho questo sentimento, lasciare e partire per una nuova missione che Dio mi affida. Ho vissuto questi momenti di prova ,di dispiacere;Lasciare volti noti,esperienze fatte,progetti ancora da realizzare…però, devo dire che il lasciare, seppur nella mestizia, è stato subito colmato da una nuova esperienza nella Chiesa che mi ha dato sempre soddisfazione, gioia ,coraggio. Una ricchezza ho lasciato in questa mia vita ,però un’altra grande ricchezza ho sempre trovato”.

 

Queste nostre montagne allle quali Lei è particolarmente legato,che ha sempre ascoltato e interpellato ,Lei ha detto che è il “paradigma con cui ho guadato il mondo intero,con la sua nobiltà e la sua bassezza,con l’esaltazione e il suo dramma ,e ho cercato di carpire il segreto di queste montagne e di queste genti”.Lo ha scoperto questo segreto?

 

“Amo  esprimermi in maniera sibillina. Ho vissuto l’infanzia nell’ambiente rurale di questi cari monti,naturalmente da ragazzo ho voluto capire anche il mondo più grande ,che sapevo oltre l’orizzonte a partire da quelle esperienze  che facevo con la gente ,con la mia famiglia,con le persone che incontravo sia da ragazzo che da adolescente ,anche in riferimento religioso della nostra gente,le sofferenze ,i sacrifici,le piccole gioie ,l’incedere delle stagioni che è molto bello da noi tra questi monti,perchè ogni stagione ha il suo ritmo,il suo clima,il suo colore. E allora ho fatto uno sforzo,ho immaginato questo ambiente come un laboratorio per capire anche quello che poteva succedere oltre,e ho scoperto che le dinamiche che ho vissuto nei primi anni della mia vita ,sociali ,umane ,religiose e interiori, a livello macroscopico si ritrovano sempre .Questo è quello che ho capito nella mia vita .In genere dico, che il mio primo seminario(sono entrato in seminario a tredici anni e mezzo dopo le scuole medie come si chiamavano all’epoca )  dalla nascita fino all’entrata nel seminario ecclesiastico, l’ho fatto nel mio ambiente,osservando studiando, pregando,ascoltando,meditando,scrutando, e questo mi è stato utile per capire me stesso e gli altri. Sembra una cosa strana che da un microcosmo si possa cercare di comprendere il macrocosmo ,però a me è capitato così ,e questo paradigma,come lo chiamo io,mi è servito e mi serve tutt’ora” .

 

Qual’è stato il momento,se esiste un momento preciso in cui Ha sentito quella forza che La chiamava alla Sua missione ?

 

“Sono figlio di una famiglia molto semplice ,di contadini,di emigranti,nell’agro rurale di Castelluccio Inferiore, già verso Agromonte . Nel mio ambiente di famiglia ho respirato un senso religioso anche semplice, ma indubbio,quindi mi sono ritrovato ad essere un ragazzo abbastanza religioso ,ovviamente non pensavo affatto ad una vita sacerdotale ,ho sempre detto però che dopo la celebrazione della Prima Comunione e la Cresima,  ( verso i dodici anni) ho sentito con certezza la chiamata a diventare sacerdote. Una chiamata e una vocazione che stupiva anche me,tant’è vero che ne ho parlato anche tardi con i miei genitori e i sacerdoti a cui facevo riferimento. Anch’io povero ragazzo ,ero abbastanza perplesso…non ci pensavo affatto,poi ad un tratto mi giunge quella voce interiore,il desiderio che è una vocazione ,poi piano piano la convinzione è diventata sempre più forte ,ho convinto gli adulti ,la mia famiglia e ho iniziato questo lungo cammino che mi ha portato al sacerdozio ,e a tutta l”esperienza fatta. Ne sono grato al Signore. Già da ragazzo ho visto questa vocazione come una grazia di Dio ,una vicinanza di Gesù Cristo..a me povero ragazzo che sapeva ben poco del mondo. A vedere oggi tutte le esperienze che ho fatto ,guardando all’indietro dico…ma guarda un po..chi se lo immaginava”!

 

 

Quando Lei è arrivato a Viggianello,ricordo che Le chiesi telefonicamente un’intervista. Disse che mi aspettava in canonica. C’era vento,ero in ritardo..sembrava un ‘intervista di routine ,però appena La vidi il mio istinto mi indirizzò verso un nuovo modo di guardare e di chiedere. Cercai risposte nuove,più profonde ,alla ricerca dell’animo umano ,quell’animo umano che sempre ho cercato di indagare e mi sembrava che Lei potesse,piano piano svelarlo,non solo per l’innata curiosità ma anche e soprattutto per la comunità di Viggianello. L’animo umano…cos’è.?Com’è che un attimo prima sembra felice della proposta della Chiesa e un attimo dopo non lo è più? Forse è proprio vero che la strada dell’inferno è lastricata di buoni propositi..

 

 

I”o sono abbastanza abituato all’introversione ,anche se poi mi piace tanto l’estroversione,stare con gli altri .L’esperienza giovanile , l’esperienza poi del seminario,dell’educazione ricevuta all’interno della Chiesa ,anche gli studi umanistici e classici mi hanno ,ancora di più,portato a questo sguardo interiore su me stesso. Questa esperienza mi dà la possibilità di scrutare,interpretare anche l’animo degli altri. Per chi guarda se stesso,è ben allenato ad incontrare spiritualmente gli altri o l’altro ,e anche l’altro con la A maiuscola ,cioè Dio,perchè come ha detto lapidariamente S. Agostino : “Dio abita nell’uomo interiore”. Lì incontriamo anche il Signore ,incontriamo Dio . E incontrando l’animo degli altri ,incontriamo anche quello che Dio vuole dire agli altri .L’animo umano resta,certamente, la realtà più misteriosa e più bella dell’Universo. Dio lo ha creato in vista dell’animo umano,cioè la nostra persona ,e Dio ama la nostra persona,la nostra interiorità,,la nostra coscienza,il nostro animo…lì ci vuole incontrare. Ecco perchè è affascinante questo pellegrinaggio ,(siamo anche nell’anno del Giubileo)non solo all’esterno per camminare per le vie del mondo ,ma camminiamo per le vie del mondo per incontrare noi stessi. E’ la ragione ultima  della nostra vita …Lui che ci ha creati….Io penso che nella mia vita sacerdotale mi sia sforzato di fare questo su me stesso incontrando gli altri,penso anche di poterlo continuare umilmente ,anche nella missione episcopale ,che la Chiesa mi affida tra pochi mesi, nella carissima Arcidiocesi di Acerenza ,di cui conosco parecchio e conosco tanti bravi sacerdoti”.

 

“Sei arrivato troppo tardi ma, si può fare. Sei arrivato troppo presto ma,si può iniziare”. Questa Sua frase ,resta per me nella sua complicata valenza una frase sempre da decifrare.

 

“Questa frase mi venne in mente contemplando la statua della Madonna dell’Alto ,nella chiesa parrocchiale di S. Caterina di Viggianello,che conoscevo e veneravo da ragazzo al Santuario del monte Alto. Ebbi poi il piacere di ritrovarla in chiesa e mi fermai a meditare . Una frase pensata in colloquio spirituale al cospetto della Madonna dell’Alto e a Gesù Bambino. Mi è venuta in mente,l’ho tenuta sempre nel cuore perchè ,forse, rappresenta la nostra vita. Tutta la nostra vita pare così….arrivare tardi,però si può fare qualcosa senza scoraggiarsi,oppure arrivare troppo presto da qualche parte ,in qualche situazione, ma è sempre utile darsi da fare”.

 

Lei è stato,è ancora parroco di Viggianello. La nostra è una comunità complicata, e quindi anche in una comunità che sembra in ginocchio quella frase…..arrivare in ritardo…arrivare troppo presto….sa di buono.

 

“ Forse è stato il leit-motiv che mi ha guidato per prendere in mano…non tutto,poichè non abbiamo potuto fare tutto, insieme. Ci vuole tempo,però quello che abbiamo fatto, forse è ispirato anche a questo motto. Io penso questo: i problemi sociali, culturali,umani, religiosi delle nostre comunità sono tanti . E’ un’analisi molto lunga da fare,però penso che stando accanto ,amando le nostre comunità,le nostre genti ,il nostro popolo,soffrendo inseme nelle varie vicende ,condividendo anche i momenti di gioia, di soddisfazione ,i traguardi raggiunti e quelli non raggiunti…amandoci .Amando.Naturalmente con un motivo alto ,che per me è quello della fede,del Vangelo,dell’adesione a Cristo ,e spinti da queste motivazioni profondissime di fede,spinti anche dalla comune umanità, è allora ,ecco, solo questo amore, questa vicinanza ,questa comprensione,questa condivisione fa molto per le nostre comunità,al di là dei grandi traguardi sociali-politici-economici che si riescono più o meno a raggiungere”.

 

La Sua è una visione Cristocentrica ,Lei lo ha sempre detto.Il Vangelo, è diventato la sua mentalità. Con il Vangelo(ha detto) “Giudico me stesso, anche nelle mie fragilità e difficoltà, do aiuto e consiglio agli altri, leggo gli avvenimenti del mondo”. Aver portato questa visione nella comunità di Viggianello se vogliamo semplificare potrebbe voler dire :Bisogna ancora continuare a portare la croce….

 

“Chi  mi vuol seguire rinneghi se stesso ,prenda la sua croce e mi segua,dice Gesù. Cristo è il centro della mia vita ,l’ho sempre detto,è stata sempre una mia convinzione ,un fascino. La figura di Cristo ,vero uomo e vero Dio,amico dell’umanità ,nostro Salvatore . Questo mi è piacuto perchè la Chiesa cattolica da secoli e secoli,nonostante varie vicende  anche difficili e negative, da più di duemila anni porta questo santo nome,portiamo la persona di Cristo. Per me quello è il centro. Devo dire, però, che mi rammarico sempre,mi spiace sempre di non essere all’altezza”.

 

L’amore profuso in questi anni per le chiese,per le cappelle del  borgo misterioso di Viggianello,come Lei lo definisce ,punto chiave di ogni  comunità . Quanto è importante avere un  riferimento così antico e forte?Perchè, come Lei scrive “ Onora tuo padre e tua madre”:Una comunità senza storia ,senza la coscienza della propria storia ,è una comunità senza volto, sfigurata,senza fisionomia ,senza futuro, non è una comunità”.

 

“Nella mia spiritualità ,va sempre di pari passo la costruzione dell’animo degli uomini,dei cristiani,del servizio religioso evangelico sacramentale , della parola di Dio. Tutto questo va di pari passo con la ricostruzione anche della struttura,come meglio si può fare con l’aiuto della gente,con l’aiuto anche delle istituzioni civili, diocesane,perchè ho sempre capito nel popolo nostro del Sud che, una chiesa, una cappella crollata diventa esempio di un crollo morale, sociale e religioso nell’animo.La ricostruzione ,invece, al contrario o l’abbellimento o il restauro di un edificio sacro ricco di storia e di arte ,già sacrificio dei nostri antenati ,diventa come un segno ,una resurrezione anche per lo spirito e per l’impegno e l’adesione religiosa”.

 

Lei ha festeggiato il suo 25°anno di sacerdozio ,qui a Viggianello ,dedicato alla Madonna . Com’è stato il Suo stare in mezzo a questa  comunità?

 

“Quello fu un momento edificante e commosso per me .Quel traguardo dei 25 anni di sacerdozio,che io avrei desiderato un po più modesto, fu invece per la comunità un momento di adesione, di commozione,un momento di confronto e di approfondimento della missione del sacerdote. A parte tutti i sacrifici ,lodevoli e senz’altro graditi alla popolazione ,per l’organizzazione della festa esterna,ma poi tutta la preparazione spirituale sulla missione del sacerdote e anche tutto ciò che organizzammo è stato  un momento centrale dell’esperienza fatta qui in Viggianello. Anche quella occasione fu un’opportunità per la comunità, di guardare alla Chiesa ,al sacerdote ,e anche all’esperienza cristiana sotto un’altra veste, senz’altro migliore”.

 

L’ultima domanda va ai Suoi ragazzi che ,in questi anni, si sono avvicinati alla Chiesa,hanno formato una famiglia in cui condividono i loro momenti di crescita. Oggi ,la notizia della Sua nomina,seppur lieta, li fa sentire più soli….

 

 

“In otto anni, troppo breve il tempo,si ha la possibilità di prendere in cura (in parrocchia con le famiglie)i ragazzi di scuola elementare e medie ,come dico ancora io,e di portarli alla maturità,fare un cammino difficile ,impegnativo che ha a che fare con quell’età dell’ultima infanzia,la prima adolescenza e poi l’adolescenza inoltrata ,più matura. La mia esperienza è questa …siamo stati insieme come una famiglia,non ci deve spaventare se arriva il momento del disorientamento, che poi è un momento di discernimento sia per i sacerdoti sia per le famiglie sia per i giovani stessi,i  quali si affacciano pure alla vita universitaria,oltre l’orizzonte,alla vita sentimentale più ampia con gli amici. Certamente, incontrarsi anche in questi momenti è educativo ,sia per loro che per gli adulti. Dobbiamo anche accettare i tempi in cui ci seguono di più e i tempi in cui non ci seguono,sperando che quello che abbiamo seminato possa diventare una buona radice poi, per il futuro prossimo o per il futuro più lontano,per rivedere,rientrare,riordinare ,un po’ ricordare quello che hanno ricevuto anche a livello di fede, e poi ritornare ancora più maturi”.

Maddalena Palazzo

maddluv@libero.it

viggianello Don_Francesco_Sirufo[1]

 

 

 

 

Ott 222015
 

A quasi trentanni dalla sua scomparsa (25 febbraio 1986) Melfi ha voluto omaggiare un suo illustre concittadino Pasquale Festa Campanile (regista, sceneggiatore e scrittore) attraverso un’opera grandiosa realizzata dallo street artist Krayon, già noto alla scena romana.

L’artista lucano ha realizzato un ritratto del regista con la tecnica della pixel art che lo contraddistingue da anni.
Sorprendente è stato il risultato ottenuto: 16 x 8 mt realizzati in cinque giorni su tre pareti di una cabina dell’Enel. Partendo dall’elemento base come il quadrato si è ottenuta una resa fotorealistica giocando abilmente con la densità o meno dei pixel.
Oltre al ritratto, Krayon ha scelto di accostare una citazione del regista “È la ripetizione che consuma la meraviglia”, un invito a non abbandonarsi alle abitudini imposte inevitabilmente dalla quotidianità.

Il murales, fortemente voluto dall’amministrazione, rientra in un progetto di riqualificazione urbana ben più ampio, volto a interessare nel corso del tempo più zone della cittadina federiciana che già, nel recente mese di agosto, ha ospitato la prima edizione di Textura in fest, festival di street art ideato e curato dallo stesso Krayon.

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