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nov 122015
 

Nei giorni scorsi, sui giornali è apparso il comunicato stampa del segretario provinciale dell’Ugl, Pino Giordano, nel quale si chiedeva l’immediata riapertura della discarica di Colobraro, per difendere i posti di lavoro di 9 operai oggi disoccupati. MuoviAmo Tursi, replica ai sindacalisti con la seguente nota:
Si vogliono smentire i numerosi luoghi comuni che i sindacalisti
seminano ad arte, diffondendo disinformazione tra i cittadini.
MuoviAmo Tursi ha già dimostrato con negli anni passati, con più
articoli di stampa e convegni sul territorio, che la discarica di
Colobraro ha distrutto ricchezza e posti di lavoro a causa
dell’inquinamento gravissimo di terreni e falde acquifere. Sono stati
stimati 20 posti di lavoro in meno nel settore dell’agricoltura, a cui
bisogna aggiungere altre unità nel settore del turismo. 20 operai
hanno perso per sempre il lavoro per garantire 9 posti di lavoro in
discarica per qualche anno, a dimostrazione che questi impianti sono
una scelta antieconomica e fallimentare.

Ci meravigliamo e rammarichiamo del fatto che l’Ugl si sforzi così
ardentemente di tutelare un ecomostro, tanto da chiederne
l’ampliamento. Dov’era l’Ugl quando nei mesi precedenti le tornate
elettorali l’impianto in contrada Monticelli accoglieva fino a 35
lavoratori, contro i 9 operai necessari? Dov’era l’Ugl quando si
verificavano le perdite e gli sversamenti di percolato? Dov’era l’Ugl
quando gli operai lavoravano al freddo nel capannone (dato che manca
una parete perimetrale) o quando gli stessi lavoratori respiravano le
polveri dei rifiuti, dato che mancava (e manca tutt’ora) un impianto
di areazione nel centro di Colobraro?

Vogliamo ricordare all’Ugl, ma soprattutto ai lettori-contribuenti,
che le discariche non sono il miglior modo di smaltimento dei rifiuti.
Ad oggi i soli Comuni del Basso Sinni spendono milioni di euro ogni
anno per seppellire i rifiuti in discarica quando invece una gestione
oculata, pubblica, comprensoriale, porterebbe ad una spesa di appena
160 mila euro all’anno. I Comuni possono ridurre la spesa per lo
smaltimento e il trasporto semplicemente riducendo il volume dei
rifiuti da destinare in discarica, realizzando una seria raccolta
differenziata. Così facendo, non ci sarà nessun aggravio per le casse
comunali e tanto meno per i cittadini, che invece godranno di
riduzioni nelle tariffe e di un territorio più pulito. I Comuni devono
investire risorse nella raccolta differenziata, nella creazione di
centri di differenziazione, di compostaggio e di riutilizzo a freddo
della plastica e non nelle discariche, come chiede l’Ugl. Così facendo
non solo si garantiranno posti di lavoro per i 9 operai che lavoravano
in discarica, ma si creeranno decine e decine di posti di lavoro in un
ciclo dei rifiuti virtuoso ed ecosostenibile. Lo stesso Presidente di
Regione Pittella ha definito come prioritario il raggiungimento del
65% di raccolta differenziata entro il 2016. Con questa percentuale la
discarica di Colobraro è inutile ed antieconomica per le casse
pubbliche.

Ancora rammentiamo all’Ugl che i rifiuti creano posti di lavoro e
ricchezza, ma il riciclo e il riutilizzo del prodotto differenziato
garantisce molti più posti di lavoro di una discarica. Se l’Ugl non
capisce un così semplice ragionamento, ce ne dispiace e ci lascia
perplessi sui veri interessi che il sindacato vuole tutelare.

Se davvero l’Ugl tiene alla salute del territorio e dei lavoratori,
perché non accompagna i 9 operai in mobilità presso le aziende
agricole in contrada Finata, vicino la discarica? Sono sicuro che gli
agricoltori saranno ben lieti di aiutarli offrendo loro una valida
alternativa occupazionale, purché si metta la parola fine allo
smaltimento dei rifiuti in quell’ecomostro.

MuoviAmo Tursi, sensibilizza da anni i cittadini di Tursi che chiedono
a gran voce la messa in sicurezza della discarica e la sua definitiva
chiusura, senza più ampliamenti. I cittadini hanno capito che non c’è
bisogno di discariche se non si producono rifiuti indifferenziati.
Inoltre, gli stessi cittadini sono a favore della proposta di MuoviAmo
Tursi, per una gestione pubblica dei ciclo dei rifiuti nell’area del
Basso Sinni, con la costruzione di un centro di compostaggio, di un
centro di smistamento dei rifiuti differenziati e di un impianto di
riciclo a freddo della plastica riciclata.

Mario Cuccarese, Portavoce di MuoviAmo Tursi

210220151394

giu 212015
 

E’ un vero e proprio grido di allarme quello lanciato dal sindaco di Lauria Gaetano Mitidieri a proposito dei disagi creati dai lavori di ammodernamento del tratto autostradale della SA-RC ricadente sul territorio lauriota.
In una lettera inviata alle istituzioni sovra-comunali (Prefetto di Potenza, Ministero delle Infrastrutture, Anas, Ufficio regionale Difesa del Suolo del Dipartimento Infrastrutture, Presidenza Regione Basilicata, Assessorato alle Infrastrutture, Grandi Lavori Fincosit) il primo cittadino di Lauria chiede in modo improrogabile la definizione di un programma teso a rispettare tutti gli impegni dichiarati al fine della soluzione delle criticità evidenziate in passato, e precisamente: la realizzazione del sistema di smaltimento delle acque superficiali nella piana di Galdo; la realizzazione delle nuove aree di servizio; la realizzazione di accessi per i terreni rimasti interclusi; la sistemazione delle strade comunali dissestate a causa del transito dei mezzi pesanti; la dismissione e riqualificazione della vecchia sede autostradale; la realizzazione delle opere concordate; la pedonalizzazione dell’area urbana di Galdo; la messa in sicurezza dello svincolo di Lauria Sud; la sistemazione e messa in sicurezza dello svincolo di Lauria Nord e infine la sistemazione di tutte le aree di pertinenza ai lavori.
Mitidieri ricorda che nel tempo, nonostante i ripetuti incontri, gli ordini del giorno del Consiglio comunale, il continuo invio di documentazione e la continua diretta sollecitazione al R.U.P. (Responsabile Unico del Procedimento), non si è avuta alcuna risposta in merito, tanto che egli è stato costretto a rivolgersi al presidente Pittella il quale, a sua volta, ha convocato e presieduto un incontro tenutosi lo scorso 16 febbraio presso la Regione Basilicata alla presenza, tra gli altri, dell’assessore Berlinguer, dell’Amministrazione Comunale di Lauria, del dott. Nucci e dell’ing. Liani per l’Anas nazionale ed i dirigenti del compartimento Anas per la Basilicata, nel quale veniva garantito l’impegno a sollecitare il RUP per risolvere le problematiche emerse e si aggiornava l’incontro entro il 15 marzo 2015 per formulare una proposta d’intervento per lo smaltimento delle acque superficiali nella piana del Galdo.
Nel frattempo, però, il corso dei lavori ha aggravato la situazione, aggiungendo ulteriori criticità, prima fra tutte la drastica diminuzione del traffico verso le attuali aree di servizio che, dislocate sul tracciato in dismissione, subiscono una forte crisi economica che rischia di mettere a repentaglio circa 40 posti di lavoro.
Ma gravissimo risulta essere anche, tra l’altro, il fattore idrogeologico relativo allo smaltimento delle acque superficiali nella piana del Galdo, anch’esso fortemente aggravato e compromesso dalla realizzazione delle nuove opere che hanno fortemente limitato le superfici che prima dell’effettuazione dei lavori fungevano da cassa di espansione delle acque superficiali.

Per il sindaco è ora di dire basta ad un “comportamento scorretto e totalmente irrispettoso delle istituzioni e dei territori, aggravato anche dall’ultima risposta data dall’Anas, inopportuna ed offensiva, tecnicamente inappropriata e che non considera ogni minima e legittima aspettativa di un territorio, che pur avendo dimostrato civiltà, comprensione e collaborazione al fine di garantire servizi all’intero Paese, rischia invece di vedersi sottratta la propria dignità, allorquando un’opera, che dovrebbe creare sviluppo, provoca solo disagi e danni”.

Il primo cittadino di Lauria auspica perciò che nell’incontro previsto per il prossimo 25 giugno tra il Governatore Pittella e il neo presidente dell’Anas possano iniziare a sciogliersi tali nodi che affliggono il territorio lauriota.

gaetano mitidieri

mag 182015
 

“Sul territorio regionale, si sta verificando una sorta di paradosso che, se non fosse drammatico, potrebbe diventare materia di studio per addetti ai lavori. Infatti, con una qualche sistematicità, accadono vicende tristi e drammatiche, legate alle cosiddette ‘morti bianche’ e/o incidenti sul lavoro, a fronte del lavoro che manca, che diminuisce e che induce l’ingrossamento delle fila dei disoccupati e degli inoccupati.
Ogni volta poi, a ‘tumulazione avvenuta’, come verrebbe da dire, parte la liturgia delle solite lamentazioni, per ricordare quanto non viene fatto in materia di sicurezza sui posti di lavoro e degli impegni istituzionali sempre presi e mai mantenuti; a tal proposito, anche a me viene in mente un Coordinamento regionale circa le azioni che si sarebbero dovute intraprendere per la tutela e la sicurezza sui posti di lavoro, allertato presso l’allora Dipartimento all’Assetto del Territorio, sorto a valle del Decreto 81, successivo alla più famosa Legge 626 , attivo per qualche mese e dopo abbandonato all’ombra e di cui non si e’ saputo quale fine gli abbiano fatto fare, con il silenzio assordante delle diverse Componenti, quasi tutte provenienti dai Segmenti Organizzati del Sociale, Sindacato compreso”.

Antonio Papaleo
Console Regionale dei Maestri del Lavoro di Basilicata

papaleo

gen 162015
 

“Fca ha già investito in Italia 3 miliardi di euro e nel prossimo triennio ne investirà altri 6. Questi sono i numeri che contano e sfido a trovare altre aziende che abbiano investito o investiranno nei prossimi anni quanto la Fiat. Non ci interessa la sede legale: ci interessano le fabbriche, i prodotti e i posti di lavoro”. Lo ha detto stamane il segretario della Fim Cisl Basilicata, Gerardo Evangelista, operaio e delegato della Sata, raggiunto telefonicamente al termine della trasmissione Radio Anch’io dove ha parlato delle nuove assunzioni alla Fiat di Melfi.
“Per vent’anni a Melfi abbiamo prodotto prevalentemente per il mercato nazionale. Ora non è più così. Le Jeep Renegade e le 500X andranno in tutto il mondo; è questo il vero punto di svolta. I dati di oggi sulle immatricolazioni confermano che la strada è quella giusta. Bisogna dare atto ai 5.418 operai di Melfi di aver compreso la portata della sfida e di averla accettata e vinta. Oggi senza qualità non reggi. E Melfi oggi ha le risorse per fare prodotti di qualità e di gamma medio alta”.

Per Evangelista “gli effetti positivi ci saranno anche per l’indotto che è la componente del distretto Fiat che ha sofferto di più la crisi. Noi lavoreremo affinché si torni ad assumere anche nelle aziende della componentistica. Ora bisogna lavorare per trasformare la risalita produttiva di Melfi nella leva economica e psicologica per la risalita produttiva di tutta la regione. Dalla rinascita della Fiat può scaturire una nuova primavera anche per il Mezzogiorno”.

Evangelista non risparmia una tirata d’orecchi alla politica locale che “nei confronti della Fiat ha avuto un’attenzione intermittente. L’opportunità di avere un grande gruppo industriale non è stata colta fino in fondo. Bisogna lavorare sui servizi e costruire intorno alla Fiat di Melfi un centro di eccellenza della ricerca e dell’innovazione. Purtroppo aspettiamo ancora la consegna del campus tecnologico, frutto di un accordo di programma del 2005, sono passati dieci anni, un’era geologica. La politica deve comprendere che le aziende lavorano su un orizzonte temporale molto più breve. Melfi deve essere fabbrica di automobili ma anche fabbrica di conoscenza e innovazione”, ha concluso Evangelista.

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ago 222014
 

Ecco quanto ha dichiarato Rossella Spagnuolo, segretaria del Pd di Senise sulle ultime vicende amministrative della città: “Nessuno è in campagna elettorale. Mi rendo conto che fare politica è un mestiere difficile, serve passione e soprattutto serve non abbandonare mai lo scopo dell’azione politica che dev’essere rivolto esclusivamente all’INTERESSE GENERALE e alla tutela del BENE COMUNE, fuori da personalismi di sorta, né tantomeno si può eludere, nella ricerca di soluzioni a problemi che “attanagliano la nostra comunità” di coinvolgere i cittadini, tutti, sia chi ha
votato a favore sia chi, in sede di elezioni amministrative ha ritenuto legittimamente di appoggiare un progetto politico diverso. Vi sono strumenti a disposizione dei cittadini e di chi amministra che vanno utilizzati al fine di promuovere la discussione. Vi sono questioni la cui rilevanza è tutelata dalla nostra Costituzione e da ConvenzioniInternazionali, come la convenzione di Arhus. Ritengo necessario sottolineare come sin da subito, in seguito al consiglio comunale del 29 maggio, durante il quale si è appreso dell’approvazione da parte del Sindaco del progetto di Costruzione di un Impianto di trattamento di RSU e produzione di CSS, tramite la firma dell’Accordo Base del 12 maggio scorso, ho richiesto un confronto, prima in sezione in sede politica del Partito Democratico e poi in sede di Consiglio Comunale il 23 giugno scorso. Ciò che è emerso in questi ultimi due mesi è stata la mancanza di volontà di aprirsi al confronto, sia politico che cittadino e come ultimo atto di tale indiscutibile “arroganza politica e civile” è il Comizio del Sindaco Giuseppe Castronuovo, un elogio a se stesso e una denigrazione per il popolo senisese, per chi
lavora e per chi cerca di fare sana politica nel rispetto delle regole generali che il vivere civile impone. Quasi un Erasmo da Rotterdam in un “elogio della follia” che non ha risparmiato né i presenti che con garbo hanno ascoltato le ingiurie
e le diffamazioni anziché argomentazioni attinenti la costruzione dell’Opificio Rifiuti, né gli assenti che sono stati delineati come attori di un copione di misfatti quasi come a voler distrarre la platea dai fatti reali. Una richiesta di
Consiglio Comunale aperto ai Cittadini e a tutte le forze politiche con Odg: Opificio Rifiuti, giace dal 5 agosto scorso, sul tavolo del Presidente del Consiglio Comunale, Giovanni Asprella e non si comprende l’ostruzionismo che a tal fine si pratica, né si comprende la dichiarazione del Sindaco che cito testualmente “……mi è pervenuta dai consiglieri di
minoranza, con bene placido del mio segretario di partito, una richiesta di Consiglio Comunale aperto e all’aperto…ma di cosa dobbiamo discutere? del niente? Dobbiamo fare il consiglio comunale per consentire a qualcuno di venire con
le magliette….se dobbiamo fare questa pagliacciata, facciamola…” Ritengo Politicamente grave utilizzare tali simili affermazioni, un attentato alla Democrazia e agli strumenti che possediamo per difenderla. Definire liberi cittadini che
tutelano legittimamente i loro diritti inviolabili come “facinorosi” è al quanto sconcertante ancor più se pronunciato da “chi” dovrebbe per primo tutelare diritti inviolabili. Poco dignitoso per un Sindaco giudicare la bontà o meno del diritto di manifestazione “dalle facce”, con allusioni e illazioni e non dal reale pensiero e dal manifesto e manifestatamente diritto alla autotutela insito nell’essere stesso cittadino, libero cittadino, come se si disponesse di un potere di giudizio supremo e di veto. Ancor più grave il tono perentorio e addirittura minaccioso e intimidatorio con il quale il Sindaco invita “alcuni” a presentargli entro dieci giorni “ scuse pubbliche”. Preciso inoltre che in qualità
di Segretario del Circolo PD di Senise, ho sin da subito richiesto un dibattito in merito all’argomento con l’Amministrazione, la quale dichiarandosi più volte “Amministrazione di lista Civica” e rivendicando una sorta di paternità “personale” sulle questioni, mi ha invitata a limitare la mia azione in questioni diverse da quelle Amministrative. Sembra perciò contradditorio tirare in ballo il “proprio” partito, quando poi lo si disconosce apertamente. Ma tutto ciò non deve distrarre dall’argomento e occorre che tutti gli attori, maggioranza, minoranza, partiti, comitati, forze sociali, si riuniscano per discutere seriamente dell’investimento in essere e del palese contrasto che l’implementazione di un impianto industriale di rifiuti genererebbe con gli investimenti già in essere del Progetto Speciale Senisese e con la peculiarità dei nostri luoghi che a mio avviso la politica dovrebbe salvaguardare e non svendere abbagliati dalla chimera di posti di lavoro che andrebbero analizzati non solo dal punto di vista quantitativo ma soprattutto qualitativo e inseriti in un contesto di futuro di sviluppo. Invoco la Responsabilità Politica e Sociale di cui il Primo Cittadino deve essere garante ma ricordandogli che la “garanzia” di una sana politica nasce dal confronto e dal rispetto non dalla delegittimazione dei diritti e del pensiero altrui. Se chi tutela annichilisce i diritti, se il garante non sostiene chi dev’essere garantito, se chi, legittimato dal voto, pretende di delegittimare lo stesso popolo di cui è espressione…..vuol dire che è in atto una degenerazione della Democrazia”.

ross

lug 222014
 
L’associazione MuoviAmo Tursi sostiene il compatto fronte del No all’opificio dei rifiuti che l’amministrazione comunale di Senise
vuole realizzare. Come ogni persona che ha a cuore il futuro di questa terra e dei suoi abitanti, anche i cittadini di Tursi lotteranno per
la difesa dell'ambiente, dell'agricoltura, del turismo, della salute dei cittadini di Senise. Non si può realizzare un ecomostro solo per
creare 53 posti di lavoro, quando lo stesso impianto farà perdere centinaia di posti di lavoro nei settori agricolo e turistico.

Tursi è contraria alla realizzazione dell’opificio perché i frutteti
tursitani, famosi in tutta Europa per il pregiatissimo prodotto,
vengono irrigati con l'acqua della diga di Monte Cotugno, e
l'inquinamento potrebbe compromettere anche la nostra economia e la
nostra salute. Inoltre, la vicenda di Senise è interconnessa con
l’ampliamento della discarica di Colobraro, essendo due impianti
complementari. MuoviAmo Tursi, che già sta lottando contro il progetto
colobrarese, lotterà contro la filiera della morte che gli
amministratori locali, insieme ai loro mentori in Regione, vogliono
concretizzare.

Il fronte del NO si allarga e si rafforza. Siamo pronti a sostenere
ogni forma di lotta e di manifestazione. Senise non va abbandonata, i
suoi cittadini vanno sostenuti nell’impegno e nella dedizione che
stanno dimostrando.

Mario Cuccarese, Portavoce di MuoviAmo Tursi

tursi
giu 162014
 

La “rivoluzione pittelliana”, solo annunciata, ci ha consegnato, in questi primi mesi di Legislatura, solo decisioni amministrative insoddisfacenti e sterili, quali la nomina di assessori esterni avulsi dal contesto politico regionale (ma “pesanti” per le casse della Regione), una manovra finanziaria con più tasse e con provvedimenti iniqui e incoerenti, fino ad arrivare al finanziamento dell’Estate lucana (…del PD), in omaggio, probabilmente, alla strepitosa vittoria del “fratello maggiore”, rieletto per la 4volta all’Europarlamento.
È quanto affermano, in una nota, Nicola Riviello e Vito Di Lascio, dirigenti regionali di Forza Italia Basilicata.
Con D.G.R. n. 613 del 26 maggio 2014 si assegnano 600mila euro in favore delle iniziative che riguardano la valorizzazione e la fruizione a fini turistici delle risorse immateriali, culturali, enogastronomiche e ambientali della Basilicata, mediante i Presidenti delle Aree Programma (tutti del PD) avvalendosi di una procedura pseudo-valutativa….!
Con D.G.R. n. 614 sempre del 26 maggio 2014, invece – fanno notare gli esponenti forzisti – la Giunta finanzia “direttamente” iniziative e manifestazioni che riguardano i medesimi “tematismi” assegnando ben 1,9 milioni di euro…!!! Scorrendo l’elenco dei Comuni o delle Associazioni destinatarie dei finanziamenti, si può facilmente comprendere come queste somme saranno erogate al fine di irrobustire i “fortini elettorali”. Il fatto sconvolgente, però, è che non è prevista alcuna procedura ad evidenza pubblica per proporre domanda di contributo: altro che rivoluzione, altro che trasparenza dell’azione amministrativa!
Il PD, sempre votatissimo ad ogni elezione, utilizza sistematicamente strumenti amministrativi e denari pubblici in modo disinvolto e assolutamente improduttivo di risultati sostenibili e duraturi (vi risulta un incremento dei flussi turistici in Basilicata o l’aumento dei posti di lavoro nel settore???).
Auspichiamo per il futuro – concludono Riviello e Di Lascio – comportamenti amministrativi e politici coerenti, trasparenti e aderenti alle norme.

Vito-Di-lascio

apr 212014
 

“L’Ugl Basilicata certamente non rimarrà a guardare alla finestra su quanto si sta’ consumando ai danni dei lucani sulle assunzioni per Tempa Rossa, faremo fortemente sentire la nostra voce, così come chiediamo alla Regione di muoversi sul punto specifico prima che sia troppo tardi. Pronti, a far capire a Total di tener in debito conto delle migliaia di disoccupati della Basilicata per le assunzioni delle attività petrolifere attraverso i Centri per l’Impiego”.
E’ quanto dichiarano Giuseppe Giordano e Giovanni Tancredi, segretari regionali dell’Ugl Basilicata per i quali, “questo e’ l’unico strumento per prevenire una sorta di guerra tra poveri tra Comuni lucani con la definizione di un ‘Piano straordinario per l’occupazione’. Per i posti di lavoro stabiliti, per le nuove estrazioni che si andranno ad effettuare per Tempa Rossa ci dovrà essere un numero sicuramente superiore di manovalanza su quanto previsto. E’ necessario aggiungere – proseguono i sindacalisti Ugl – un bonus da destinare alle imprese locali che procedano ad assunzioni di manodopera attraverso i Centri per l’Impiego, tenuto conto che sinora si e’ proceduto a lavorare solo con personale già in forza alle imprese e che il territorio lucano nell’ambito occupazionale poco ne ha potuto godere. Si vada avanti – concludono i segretari Tancredi e Giordano – con l’obiettivo di incentivare una riduzione del costo delle imprese per l’assunzione stabile di lavoratori, con precedenza per determinate categorie particolarmente a rischio di esclusione dal mercato del lavoro (giovani, donne, lavoratori in mobilità), contribuendo, con uno strumento di agevolazione fiscale, a ridurre l’ingente pressione fiscale che grave sulle imprese giacenti in Basilicata”.

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mar 202014
 

Le segreterie regionali di Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori addetti alle pulizia delle scuole di ogni ordine e grado della Basilicata in preparazione dello sciopero nazionale del 25 marzo e della manifestazione che si terrà a Potenza nello stesso giorno dalle 9:30 presso la direzione regionale scolastica. Nel capoluogo sono attesi circa 400 lavoratori ex Lsu e dei cosiddetti “appalti storici” che a partire dal 1° aprile – giorno in cui scadrà la proroga concessa dal governo – rischiano di perdere il posto di lavoro poiché la gara di appalto per l’assegnazione del servizio di pulizia nelle scuole non è stata ancora aggiudicata in modo definitivo e, secondo quanto risulta ai sindacati, la ditta Team Service, prima classificata, non avrebbe ancora firmato la convenzione Consip. A livello nazionale la vertenza interessa 24 mila addetti che rischiano una riduzione dell’orario di lavoro pari al 50 per cento circa.

“Le maestranze lucane – spiegano i sindacati – chiedono di esser ricevuti dal presidente Marcello Pittella per avere delucidazioni sulla iniziativa promossa dalla Regione lo scorso 26 febbraio con una nota inviata al governo nazionale per sollecitare la proroga degli attuali appalti fino al 30 giugno”. Per i sindacati “occorre garantire i livelli occupazionali, retributivi e contributivi senza tagli all’orario”, e allo stesso tempo “prorogare gli appalti fino al 30 giugno per garantire le condizioni igienico sanitarie nelle scuole fino al termine dell’anno scolastico”.

Fisascat, Filcams e Uiltucs diffidano inoltre le scuole e la direzione scolastica regionale “ad adoperare personale Ata per svolgere le attività già oggetto di appalto e ad attenersi pedissequamente al rispetto della normativa vigente in tema di cambio di appalto, nonché al rispetto delle attuali condizioni lavorative e di salario”. I sindacati chiedono inoltre “una ricognizione analitica in ciascuna scuola, del personale impiegato nel pulimento, dalla quale si possa evincere il genere, l’età anagrafica e l’anzianità contributiva di ciascun addetto”. Infine un avvertimento: “Data la situazione di forte tensione sociale, non si escludono mobilitazioni spontanee dei lavoratori e possibili presidi di protesta presso gli stessi istituti scolastici”.

studenti_universitari

feb 082014
 

Le ulteriori ultime vicissitudini amministrative e burocratiche che hanno portato alla fermata forzata della produzione di energia elettrica della centrale Enel del Mercure hanno assestato un durissimo colpo al lavoro e allo sviluppo di tutta la Valle. Dopo 13 anni di procedimenti amministrativi, anziché verificare la bontà del progetto, si continua a cavillare su chi e come doveva approvarlo.

Il decreto annullato distrugge migliaia di posti di lavoro in un’area nella quale la disoccupazione regna sovrana con tassi più alti del resto d’Italia.

La centrale ha funzionato producendo energia verde per 6 mesi prima di essere fermata. In questi mesi gli Enti preposti hanno effettuato controlli sul rispetto dei limiti di rumorosità e sui limiti di emissione per l’ambiente. I dati ambientali sono più che rassicuranti ma vengono taciuti. L’ultimo vile imbroglio si è consumato in questi giorni. Il Comune di Rotonda e di Viggianello hanno ricevuto, senza renderli pubblici, i dati sull’inquinamento acustico e sul monitoraggio ambientale della zona. In queste relazioni pubbliche, tenute volutamente nascoste dalle due amministrazioni comunali, si evince chiaramente che i livelli di rumorosità non superano mai i limiti imposti dalla legge. Stesso discorso per il monitoraggio ambientale. Dalla relazione dell’Arpa Basilicata si legge infatti che “le concentrazioni dei parametri monitorati risultano di molto inferiori rispetto ai valori limite”. Ne viene fuori che ai cittadini degli unici due Comuni contrari alla centrale sono state raccontate in tutti questi anni solo fandonie. I dati ambientali dimostrano chiaramente che la centrale non è, non è mai stata e mai sarà un pericolo per l’ambiente e la salute del nostro territorio ma si decide, a colpi di carta bollata e ricorsi, di tenerla ferma arrecando un danno incommensurabile a molti cittadini e imprese locali che stanno per fallire a causa della ricerca di una sterile visibilità politica.

Per tutte queste ragioni la filiera della biomassa riunita nei diversi consorzi legno che raggruppano aziende della Calabria e della Basilicata dichiarano, a partire da lunedì 10 febbraio, lo stato di agitazione e porranno in essere azioni volte a sensibilizzare il governo nazionale, il presidente del Consiglio Enrico Letta, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nonché tutti gli attori istituzionali coinvolti e l’opinione pubblica su questa inaccettabile vicenda.