BASILICATA Flash Feed Scroll Reader
CALABRIA Flash Feed Scroll Reader
CAMPANIA Flash Feed Scroll Reader
Mar 262018
 

La Basilicata nonostante i suoi ricchi giacimenti di acqua finora ha ricavato pochissimi vantaggi a livello finanziario dal settore delle acque minerali. Nel 2015 abbiamo presentato una Proposta di Legge ristabilire un po’ di ordine e per ridistribuire le risorse in favore della Regione Basilicata e dei cittadini.
Dopo tre anni la PDL sulle acque minerali presentata dal MoVimento 5 Stelle è approdata finalmente in commissione. Una proposta che evidentemente va a toccare interessi consolidati nella nostra Regione se ci sono voluti appena 3 anni per farla arrivare in Commissione e se già si sono alzati i cori di protesta da parte di chi paventa possibili perdite di posti di lavoro, senza però spiegare il perché.
Una sorta di ostruzionismo preventivo da parte di chi intende mantenere posizioni di comodo e vuole continuare a sfruttare la nostra principale ricchezza pagando royalties irrisorie alla Regione.
Intervenire in questi settori genera sempre vespai inutili e fuori luogo, spesso artatamente messi in piedi da chi ha direttamente interesse a che nulla cambi. Per questa ragione, quando si parla di acque minerali e di royalties delle acque occorrerebbe ricordare alcuni dati molto importanti: ogni anno in Basilicata, tra le sorgenti del Vulture e quelle del Pollino si arriva ad imbottigliare oltre 800 milioni litri. L’aria nord della Basilicata è un immenso giacimento di risorse idriche, con un miliardo di metri cubi d’acqua pronti a sgorgare dal sottosuolo. La concentrazione maggiore ricade sicuramente nella zona del Monte Vulture dove, a esclusione della Fonte Itala che è un’azienda prettamente lucana, tutti gli altri impianti ormai sono in mano a grandi gruppi economici, a vere e proprie multinazionali che fanno moltissimi ricavi imbottigliando in Basilicata e vendendo la nostra acqua anche all’estero a prezzi esorbitanti.
Come più volte sottolineato anche da inchieste giornalistiche nazionali, le royalties che queste multinazionali versano alla Regione Basilicata sono veramente briciole rispetto ai guadagni che vengono fatti ogni anno con la vendita della nostra acqua.
Pensiamo ad esempio alle ricadute che si potrebbero avere proprio nell’area del Vulture. Pensiamo ad esempio che si potrebbero utilizzare maggiore risorse derivanti dagli aumenti delle royalties per interventi urgenti proprio sul Vulture e nell’area di Monticchio, oppure, sull’altro versante, nella zona del Pollino.
È chiaro che ci sono forti resistenze rispetto alla PDL presentata dal Movimento 5 Stelle in materia di acque minerali. È chiaro che queste resistenze provengono soprattutto da chi non considera che un corretto utilizzo delle nostre risorse può solamente generale maggiori opportunità per la nostra terra e, quindi, anche nuovi posti di lavoro.
È chiaro che chi guarda alla proposta in maniera miope, lo fa avendo in considerazione solamente gli interessi di grandi multinazionali e gruppi industriali che hanno ormai colonizzato il mercato delle acque minerali e fanno grandi profitti senza pagare un equo contributo per la nostra principale e più importante risorsa.
Spero che il buon senso abbia la meglio e non si inneschino i soliti meccanismi che abbiamo visto in azione in questa Regione a favore dei più forti.
Gianni Leggieri
Portavoce M5S Basilicata

Apr 182017
 

SALVIAMO IL SETTORE DELLE COSTRUZIONI

Il settore delle costruzioni in Basilicata ha bisogno di un rilancio reale, occorre passare dalla politica degli annunci all’apertura dei cantieri ,e, per far si che ciò avvenga occorre una seria e differenziata programmazione: messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti, nuova progettazione di una viabilità che riduca il gup infrastrutturale tra il mezzogiorno d’Italia ed il resto del paese.
Il Governo investe poco al Sud e aldilà dei proclami o dei termini più o meno nuovi i cantieri non aprono e continuiamo ad assistere al lento declino del settore delle costruzioni, agli oltre 5.000 addetti persi in Regione nel periodo pre-crisi 2008-2015 vanno aggiunti altri 1000 posti di lavoro persi nel 2016 nella sola Provincia di Potenza.
Per quanto attiene la viabilità la regione sconta da anni un’arretratezza infrastrutturale non più sostenibile dalle popolazioni, le uniche opere realizzate risalgono agli anni 70, tutte quelle programmate successivamente risultano incompiute; i nostri centri vivono un isolamento , molte volte risulta difficile se non impossibile raggiungerli , altro che crescita culturale e industriale, qualsiasi iniziativa economica passa attraverso una infrastrutturazione efficiente e sicura, un territorio scarsamente infrastrutturato non è in grado di attrarre investimenti, è noto a tutti che le infrastrutture da sole non creano sviluppo , ma sono la pre-condizione.
La scelta scellerata del Governo Renzi di andare al superamento delle Province , scongiurata dal Referendum del 04 dicembre u.s. , ha determinato un vuoto amministrativo ed oggi siamo in attesa di capire con quali risorse le Province devono assolvere a funzioni importantissime come la viabilità, tutto ciò ha ulteriormente appesantito la già grave ed insostenibile situazione dello stato di tutte le arterie Provinciali, “ viabilità minori ”; in alcuni casa basta una caduta massi, o qualche metro di fango , che scendono sulla carreggiata e molti comuni restano difficilmente raggiungibili per anni , aumentando i disagi delle popolazioni ed accentuando il problema atavico di questa regione “ lo spopolamento”!
Ancora una volta la grande opportunità data dai fondi Europei è stata un’opportunità sprecata, anziché utilizzare quelli ingenti somme di danaro per il fine con il quale venivano assegnati “ Risorse Straordinarie destinate alle area meno sviluppate “, sono state utilizzate come investimenti ordinari e quindi non in grado di ridurre il gup infrastrutturale esistente tra le diverse aree del paese.
Da anni si aspetta l’inizio dei cantieri della circumvallazione dell’abitato di Brienza per evitare che il traffico veicolare e pesante passi nell’abitato , opera programmata agli inizi degli anni 80 , per collegarsi all’innesto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e alla Val d’Agri , arteria finanziata che non si riesce a cantierizzare; le ultime notizie ci dicono che l’anno in corso sarà quello buono! Speriamo non sia come gli altri………….
Le grandi Stazioni Appaltanti continuano a non dedicare la dovuta attenzione al nostro territorio: non si programmano nuove opere, non si completano le incompiute, basti pensare che l’unica nuova opera che Anas realizzerà nei prossimi anni è la Galleria Acquafredda, nel comune di Maratea, sulla quale insiste già un finanziamento.
La situazione non migliora sul capitolo manutenzioni e messa in sicurezza delle arterie esistenti, pur riconoscendo il cambio di passo rispetto al 2013 ed il grande lavoro che sta svolgendo l’Osservatorio Regionale delle Opere Pubbliche; non possiamo immaginare per la nostra Regione un qualsiasi sviluppo, che possa andare dall’industria al turismo , a Matera 2019 con una viabilità così inefficiente, l’asse Basentano , ( l’arteria più utile per raggiungere la capitale della cultura Europea passando per il capoluogo di Regione, la vera porta di accesso dell’intera Regione ) è diventato meno sicuro , infatti le continue interruzione e restringimenti delle carreggiate e la restrizione all’altezza di Vietri di Potenza determinate dai cantieri aperti danno il segnale di quanto queste arterie hanno bisogno di essere rimodernate e messe in sicurezza; consegnando agli automobilisti , che la precorrono , un immagine di Regione chiusa , quasi a voler indicare un segnale di divieto di accesso alla Regione.
Anas deve rispettare il popolo lucano e per farlo dovrebbe chiedere scusa ai cittadini per quello che sta accadendo sul Raccordo Siggignano-Potenza, i lavori non possono durare un decennio e senza alcuna programmazione e rispetto per chi la percorre , così come è avvenuto nelle scorse settimane, con la chiusura dell’arteria all’altezza del bivio di Balvano : prima si è dirottato il traffico su una mulattiera piena di buche e priva di segnaletica e poi si è trovata la soluzione della Bretella lunga circa 600 m; non si poteva operare al contrario? Prima si realizzava la bretella e poi si procedeva alla chiusura del raccordo?
E’ diventato urgente oltre che improcrastinabile un piano di manutenzione straordinario che si basi essenzialmente su nuove tecnologie moderne di lavori pubblici e apre il fronte occupazionale anche a nuove figure di cui i nostri cantieri hanno assoluto bisogno, non possiamo continuare ad avere un numero elevato di lavoratori ultra 60 enni presenti nei cantieri , non in possesso più della completa idoneità fisica per svolgere un lavoro così gravoso; pensavamo che A.P.E. ( Anticipo Pensionistico ) fosse la risposta giusta al problema , ma i troppi vincoli per accedervi hanno reso vano quel provvedimento.
Occorre fare sinergia tra pubbliche amministrazioni, imprese, lavoratori , università, con l’obbiettivo di ridurre il numero delle stazioni Appaltanti e elevare la qualità delle progettazioni , non possiamo assistere che ogni lavoro che va in gara deve passare le forche caudine dei contenziosi giudiziari , ormai diventati prassi ordinaria, specie in questa regione nella quale i tempi di progettazione e realizzazione delle opere ha il triste primato della lentezza, dalla sua progettazione un’opera ha bisogna di oltre 900 giorni per andare in gara.

Tutti gli indicatori ci dicono che il settore non sarà più quello pre-crisi 2008, non ci saranno più le risorse sufficienti per la realizzazione di lavori pubblici, il fabbisogno mobiliare non sarà più quello di una volta, (abbiamo costruito troppo e male ), i continui cambiamenti climatici ci impongono zero consumo del suolo e quindi recupero del patrimonio edilizio esistente , a partire dai nostri centri storici.
Senza queste politiche attive e mirate il settore delle costruzioni sarà consegnato ad un inevitabile declino, accelerando il vero cancro di questa Regione lo spopolamento.

Sciopero generale della Cgil allo svincolo di Lauria Nord

Apr 072016
 

Un SI per dire NO, perchè la Strategia Energetica Nazionale possa puntare sulle energie pulite e rinnovabili.
Un SI per dire NO, poiché quando si parla di trivelle off shore, nessuno può escludere un incidente, ed un incidente di questo tipo avrebbe effetti devastanti e incalcolabili per l’ambiente, il turismo, l’agricoltura e l’occupazione.
Un SI per dire NO, perchè in un mare chiuso, come il Mediterraneo, un disastro petrolifero causerebbe (ed ha causato in passato) danni gravissimi e irreversibili e perchè trivellare i nostri fondali non risolverebbe la dipendenza energetica dall’estero.
Un SI per dire NO, perchè per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties, ma per trivellare i mari italiani si pagherebbero le cifre più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae.
Un SI per dire NO, perchè per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo le nostre coste, la fauna, la pesca sostenibile, la filiera agroalimentare e il turismo.
Un SI per dire NO, per evitare che le acque marine possano diventare un far west per i petrolieri. Un SI per dire NO per far capire al governo che il nostro grande serbatoio di ricchezza non è il petrolio ma è la natura, della nostra costa, culla della nostra storia e della nostra cultura.
Un SI per dire NO, per contrastare il silenzio dei mass media, voluto da chi, invece di accorpare il referendum alle elezioni amministrative, lo indice in un’altra data, spendendo inutilmente 350.000.000€.
Un SI per dire NO a questo governo che ci minaccia, dicendo che un’eventuale vittoria del SI comporterebbe la diminuzione di posti di lavoro. In verità, di posti di lavoro, non se ne perderebbe neanche uno.
E questo per un semplice motivo: un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, alla naturale scadenza, ogni attività petrolifera in corso. Al contrario, una sconfitta del SI, potrebbe distruggere posto di lavoro, e in special modo quelli legati al turismo costiero e al mercato ittico.
Siamo studenti, movimenti e associazioni:
e, come nelle mobilitazioni del 2014, ribadiamo che questa battaglia deve essere popolare, lontana da logiche di partito e giochi di potere.
Noi non ci caschiamo più e ripartiamo da dove ci siamo fermati.
Con la coerenza di chi ama la sua terra e non di chi cerca di ingraziarsi in un bacino elettorale.
Il corteo partirà da Piazza Don Bosco alle ore 09:00 per concludersi in Piazza Prefettura.

barile

Mar 252016
 

“La spending review non deve assolutamente pesare sui lavoratori e soprattutto su quelli che quotidianamente offrono un servizio per la Sanità.
Esprimo quindi la mia completa solidarietà ai 56 lavoratori del Centro Unico di Prenotazioni dell’Asm di Matera, che hanno dovuto subire un netto taglio delle ore lavorative e quindi di retribuzione, in nome della spending review.”
Così il sindaco di Policoro, Rocco Luigi Leone, interviene in merito alla vertenza dei 56 operatori del Cup dell’Asm Matera .
“La mediazione posta in campo dalla Regione Basilicata ha consentito si di raggiungere un’intesa che ha salvaguardato i posti di lavoro ma in uno scenario di riduzione dei costi e del numero delle ore di lavoro imposti dalla normativa nazionale sui tagli e i risparmi Seppure è importante aver salvaguardato i posti di lavoro – conclude Leone – bisogna cercare di aprire nuove strade per rafforzare e non ridurre le prestazioni e i servizi sanitari così importanti per tutti i cittadini.”

Rocco Leone

Nov 122015
 

Nei giorni scorsi, sui giornali è apparso il comunicato stampa del segretario provinciale dell’Ugl, Pino Giordano, nel quale si chiedeva l’immediata riapertura della discarica di Colobraro, per difendere i posti di lavoro di 9 operai oggi disoccupati. MuoviAmo Tursi, replica ai sindacalisti con la seguente nota:
Si vogliono smentire i numerosi luoghi comuni che i sindacalisti
seminano ad arte, diffondendo disinformazione tra i cittadini.
MuoviAmo Tursi ha già dimostrato con negli anni passati, con più
articoli di stampa e convegni sul territorio, che la discarica di
Colobraro ha distrutto ricchezza e posti di lavoro a causa
dell’inquinamento gravissimo di terreni e falde acquifere. Sono stati
stimati 20 posti di lavoro in meno nel settore dell’agricoltura, a cui
bisogna aggiungere altre unità nel settore del turismo. 20 operai
hanno perso per sempre il lavoro per garantire 9 posti di lavoro in
discarica per qualche anno, a dimostrazione che questi impianti sono
una scelta antieconomica e fallimentare.

Ci meravigliamo e rammarichiamo del fatto che l’Ugl si sforzi così
ardentemente di tutelare un ecomostro, tanto da chiederne
l’ampliamento. Dov’era l’Ugl quando nei mesi precedenti le tornate
elettorali l’impianto in contrada Monticelli accoglieva fino a 35
lavoratori, contro i 9 operai necessari? Dov’era l’Ugl quando si
verificavano le perdite e gli sversamenti di percolato? Dov’era l’Ugl
quando gli operai lavoravano al freddo nel capannone (dato che manca
una parete perimetrale) o quando gli stessi lavoratori respiravano le
polveri dei rifiuti, dato che mancava (e manca tutt’ora) un impianto
di areazione nel centro di Colobraro?

Vogliamo ricordare all’Ugl, ma soprattutto ai lettori-contribuenti,
che le discariche non sono il miglior modo di smaltimento dei rifiuti.
Ad oggi i soli Comuni del Basso Sinni spendono milioni di euro ogni
anno per seppellire i rifiuti in discarica quando invece una gestione
oculata, pubblica, comprensoriale, porterebbe ad una spesa di appena
160 mila euro all’anno. I Comuni possono ridurre la spesa per lo
smaltimento e il trasporto semplicemente riducendo il volume dei
rifiuti da destinare in discarica, realizzando una seria raccolta
differenziata. Così facendo, non ci sarà nessun aggravio per le casse
comunali e tanto meno per i cittadini, che invece godranno di
riduzioni nelle tariffe e di un territorio più pulito. I Comuni devono
investire risorse nella raccolta differenziata, nella creazione di
centri di differenziazione, di compostaggio e di riutilizzo a freddo
della plastica e non nelle discariche, come chiede l’Ugl. Così facendo
non solo si garantiranno posti di lavoro per i 9 operai che lavoravano
in discarica, ma si creeranno decine e decine di posti di lavoro in un
ciclo dei rifiuti virtuoso ed ecosostenibile. Lo stesso Presidente di
Regione Pittella ha definito come prioritario il raggiungimento del
65% di raccolta differenziata entro il 2016. Con questa percentuale la
discarica di Colobraro è inutile ed antieconomica per le casse
pubbliche.

Ancora rammentiamo all’Ugl che i rifiuti creano posti di lavoro e
ricchezza, ma il riciclo e il riutilizzo del prodotto differenziato
garantisce molti più posti di lavoro di una discarica. Se l’Ugl non
capisce un così semplice ragionamento, ce ne dispiace e ci lascia
perplessi sui veri interessi che il sindacato vuole tutelare.

Se davvero l’Ugl tiene alla salute del territorio e dei lavoratori,
perché non accompagna i 9 operai in mobilità presso le aziende
agricole in contrada Finata, vicino la discarica? Sono sicuro che gli
agricoltori saranno ben lieti di aiutarli offrendo loro una valida
alternativa occupazionale, purché si metta la parola fine allo
smaltimento dei rifiuti in quell’ecomostro.

MuoviAmo Tursi, sensibilizza da anni i cittadini di Tursi che chiedono
a gran voce la messa in sicurezza della discarica e la sua definitiva
chiusura, senza più ampliamenti. I cittadini hanno capito che non c’è
bisogno di discariche se non si producono rifiuti indifferenziati.
Inoltre, gli stessi cittadini sono a favore della proposta di MuoviAmo
Tursi, per una gestione pubblica dei ciclo dei rifiuti nell’area del
Basso Sinni, con la costruzione di un centro di compostaggio, di un
centro di smistamento dei rifiuti differenziati e di un impianto di
riciclo a freddo della plastica riciclata.

Mario Cuccarese, Portavoce di MuoviAmo Tursi

210220151394

Giu 212015
 

E’ un vero e proprio grido di allarme quello lanciato dal sindaco di Lauria Gaetano Mitidieri a proposito dei disagi creati dai lavori di ammodernamento del tratto autostradale della SA-RC ricadente sul territorio lauriota.
In una lettera inviata alle istituzioni sovra-comunali (Prefetto di Potenza, Ministero delle Infrastrutture, Anas, Ufficio regionale Difesa del Suolo del Dipartimento Infrastrutture, Presidenza Regione Basilicata, Assessorato alle Infrastrutture, Grandi Lavori Fincosit) il primo cittadino di Lauria chiede in modo improrogabile la definizione di un programma teso a rispettare tutti gli impegni dichiarati al fine della soluzione delle criticità evidenziate in passato, e precisamente: la realizzazione del sistema di smaltimento delle acque superficiali nella piana di Galdo; la realizzazione delle nuove aree di servizio; la realizzazione di accessi per i terreni rimasti interclusi; la sistemazione delle strade comunali dissestate a causa del transito dei mezzi pesanti; la dismissione e riqualificazione della vecchia sede autostradale; la realizzazione delle opere concordate; la pedonalizzazione dell’area urbana di Galdo; la messa in sicurezza dello svincolo di Lauria Sud; la sistemazione e messa in sicurezza dello svincolo di Lauria Nord e infine la sistemazione di tutte le aree di pertinenza ai lavori.
Mitidieri ricorda che nel tempo, nonostante i ripetuti incontri, gli ordini del giorno del Consiglio comunale, il continuo invio di documentazione e la continua diretta sollecitazione al R.U.P. (Responsabile Unico del Procedimento), non si è avuta alcuna risposta in merito, tanto che egli è stato costretto a rivolgersi al presidente Pittella il quale, a sua volta, ha convocato e presieduto un incontro tenutosi lo scorso 16 febbraio presso la Regione Basilicata alla presenza, tra gli altri, dell’assessore Berlinguer, dell’Amministrazione Comunale di Lauria, del dott. Nucci e dell’ing. Liani per l’Anas nazionale ed i dirigenti del compartimento Anas per la Basilicata, nel quale veniva garantito l’impegno a sollecitare il RUP per risolvere le problematiche emerse e si aggiornava l’incontro entro il 15 marzo 2015 per formulare una proposta d’intervento per lo smaltimento delle acque superficiali nella piana del Galdo.
Nel frattempo, però, il corso dei lavori ha aggravato la situazione, aggiungendo ulteriori criticità, prima fra tutte la drastica diminuzione del traffico verso le attuali aree di servizio che, dislocate sul tracciato in dismissione, subiscono una forte crisi economica che rischia di mettere a repentaglio circa 40 posti di lavoro.
Ma gravissimo risulta essere anche, tra l’altro, il fattore idrogeologico relativo allo smaltimento delle acque superficiali nella piana del Galdo, anch’esso fortemente aggravato e compromesso dalla realizzazione delle nuove opere che hanno fortemente limitato le superfici che prima dell’effettuazione dei lavori fungevano da cassa di espansione delle acque superficiali.

Per il sindaco è ora di dire basta ad un “comportamento scorretto e totalmente irrispettoso delle istituzioni e dei territori, aggravato anche dall’ultima risposta data dall’Anas, inopportuna ed offensiva, tecnicamente inappropriata e che non considera ogni minima e legittima aspettativa di un territorio, che pur avendo dimostrato civiltà, comprensione e collaborazione al fine di garantire servizi all’intero Paese, rischia invece di vedersi sottratta la propria dignità, allorquando un’opera, che dovrebbe creare sviluppo, provoca solo disagi e danni”.

Il primo cittadino di Lauria auspica perciò che nell’incontro previsto per il prossimo 25 giugno tra il Governatore Pittella e il neo presidente dell’Anas possano iniziare a sciogliersi tali nodi che affliggono il territorio lauriota.

gaetano mitidieri

Mag 182015
 

“Sul territorio regionale, si sta verificando una sorta di paradosso che, se non fosse drammatico, potrebbe diventare materia di studio per addetti ai lavori. Infatti, con una qualche sistematicità, accadono vicende tristi e drammatiche, legate alle cosiddette ‘morti bianche’ e/o incidenti sul lavoro, a fronte del lavoro che manca, che diminuisce e che induce l’ingrossamento delle fila dei disoccupati e degli inoccupati.
Ogni volta poi, a ‘tumulazione avvenuta’, come verrebbe da dire, parte la liturgia delle solite lamentazioni, per ricordare quanto non viene fatto in materia di sicurezza sui posti di lavoro e degli impegni istituzionali sempre presi e mai mantenuti; a tal proposito, anche a me viene in mente un Coordinamento regionale circa le azioni che si sarebbero dovute intraprendere per la tutela e la sicurezza sui posti di lavoro, allertato presso l’allora Dipartimento all’Assetto del Territorio, sorto a valle del Decreto 81, successivo alla più famosa Legge 626 , attivo per qualche mese e dopo abbandonato all’ombra e di cui non si e’ saputo quale fine gli abbiano fatto fare, con il silenzio assordante delle diverse Componenti, quasi tutte provenienti dai Segmenti Organizzati del Sociale, Sindacato compreso”.

Antonio Papaleo
Console Regionale dei Maestri del Lavoro di Basilicata

papaleo

Gen 162015
 

“Fca ha già investito in Italia 3 miliardi di euro e nel prossimo triennio ne investirà altri 6. Questi sono i numeri che contano e sfido a trovare altre aziende che abbiano investito o investiranno nei prossimi anni quanto la Fiat. Non ci interessa la sede legale: ci interessano le fabbriche, i prodotti e i posti di lavoro”. Lo ha detto stamane il segretario della Fim Cisl Basilicata, Gerardo Evangelista, operaio e delegato della Sata, raggiunto telefonicamente al termine della trasmissione Radio Anch’io dove ha parlato delle nuove assunzioni alla Fiat di Melfi.
“Per vent’anni a Melfi abbiamo prodotto prevalentemente per il mercato nazionale. Ora non è più così. Le Jeep Renegade e le 500X andranno in tutto il mondo; è questo il vero punto di svolta. I dati di oggi sulle immatricolazioni confermano che la strada è quella giusta. Bisogna dare atto ai 5.418 operai di Melfi di aver compreso la portata della sfida e di averla accettata e vinta. Oggi senza qualità non reggi. E Melfi oggi ha le risorse per fare prodotti di qualità e di gamma medio alta”.

Per Evangelista “gli effetti positivi ci saranno anche per l’indotto che è la componente del distretto Fiat che ha sofferto di più la crisi. Noi lavoreremo affinché si torni ad assumere anche nelle aziende della componentistica. Ora bisogna lavorare per trasformare la risalita produttiva di Melfi nella leva economica e psicologica per la risalita produttiva di tutta la regione. Dalla rinascita della Fiat può scaturire una nuova primavera anche per il Mezzogiorno”.

Evangelista non risparmia una tirata d’orecchi alla politica locale che “nei confronti della Fiat ha avuto un’attenzione intermittente. L’opportunità di avere un grande gruppo industriale non è stata colta fino in fondo. Bisogna lavorare sui servizi e costruire intorno alla Fiat di Melfi un centro di eccellenza della ricerca e dell’innovazione. Purtroppo aspettiamo ancora la consegna del campus tecnologico, frutto di un accordo di programma del 2005, sono passati dieci anni, un’era geologica. La politica deve comprendere che le aziende lavorano su un orizzonte temporale molto più breve. Melfi deve essere fabbrica di automobili ma anche fabbrica di conoscenza e innovazione”, ha concluso Evangelista.

logofiat-big

Ago 222014
 

Ecco quanto ha dichiarato Rossella Spagnuolo, segretaria del Pd di Senise sulle ultime vicende amministrative della città: “Nessuno è in campagna elettorale. Mi rendo conto che fare politica è un mestiere difficile, serve passione e soprattutto serve non abbandonare mai lo scopo dell’azione politica che dev’essere rivolto esclusivamente all’INTERESSE GENERALE e alla tutela del BENE COMUNE, fuori da personalismi di sorta, né tantomeno si può eludere, nella ricerca di soluzioni a problemi che “attanagliano la nostra comunità” di coinvolgere i cittadini, tutti, sia chi ha
votato a favore sia chi, in sede di elezioni amministrative ha ritenuto legittimamente di appoggiare un progetto politico diverso. Vi sono strumenti a disposizione dei cittadini e di chi amministra che vanno utilizzati al fine di promuovere la discussione. Vi sono questioni la cui rilevanza è tutelata dalla nostra Costituzione e da ConvenzioniInternazionali, come la convenzione di Arhus. Ritengo necessario sottolineare come sin da subito, in seguito al consiglio comunale del 29 maggio, durante il quale si è appreso dell’approvazione da parte del Sindaco del progetto di Costruzione di un Impianto di trattamento di RSU e produzione di CSS, tramite la firma dell’Accordo Base del 12 maggio scorso, ho richiesto un confronto, prima in sezione in sede politica del Partito Democratico e poi in sede di Consiglio Comunale il 23 giugno scorso. Ciò che è emerso in questi ultimi due mesi è stata la mancanza di volontà di aprirsi al confronto, sia politico che cittadino e come ultimo atto di tale indiscutibile “arroganza politica e civile” è il Comizio del Sindaco Giuseppe Castronuovo, un elogio a se stesso e una denigrazione per il popolo senisese, per chi
lavora e per chi cerca di fare sana politica nel rispetto delle regole generali che il vivere civile impone. Quasi un Erasmo da Rotterdam in un “elogio della follia” che non ha risparmiato né i presenti che con garbo hanno ascoltato le ingiurie
e le diffamazioni anziché argomentazioni attinenti la costruzione dell’Opificio Rifiuti, né gli assenti che sono stati delineati come attori di un copione di misfatti quasi come a voler distrarre la platea dai fatti reali. Una richiesta di
Consiglio Comunale aperto ai Cittadini e a tutte le forze politiche con Odg: Opificio Rifiuti, giace dal 5 agosto scorso, sul tavolo del Presidente del Consiglio Comunale, Giovanni Asprella e non si comprende l’ostruzionismo che a tal fine si pratica, né si comprende la dichiarazione del Sindaco che cito testualmente “……mi è pervenuta dai consiglieri di
minoranza, con bene placido del mio segretario di partito, una richiesta di Consiglio Comunale aperto e all’aperto…ma di cosa dobbiamo discutere? del niente? Dobbiamo fare il consiglio comunale per consentire a qualcuno di venire con
le magliette….se dobbiamo fare questa pagliacciata, facciamola…” Ritengo Politicamente grave utilizzare tali simili affermazioni, un attentato alla Democrazia e agli strumenti che possediamo per difenderla. Definire liberi cittadini che
tutelano legittimamente i loro diritti inviolabili come “facinorosi” è al quanto sconcertante ancor più se pronunciato da “chi” dovrebbe per primo tutelare diritti inviolabili. Poco dignitoso per un Sindaco giudicare la bontà o meno del diritto di manifestazione “dalle facce”, con allusioni e illazioni e non dal reale pensiero e dal manifesto e manifestatamente diritto alla autotutela insito nell’essere stesso cittadino, libero cittadino, come se si disponesse di un potere di giudizio supremo e di veto. Ancor più grave il tono perentorio e addirittura minaccioso e intimidatorio con il quale il Sindaco invita “alcuni” a presentargli entro dieci giorni “ scuse pubbliche”. Preciso inoltre che in qualità
di Segretario del Circolo PD di Senise, ho sin da subito richiesto un dibattito in merito all’argomento con l’Amministrazione, la quale dichiarandosi più volte “Amministrazione di lista Civica” e rivendicando una sorta di paternità “personale” sulle questioni, mi ha invitata a limitare la mia azione in questioni diverse da quelle Amministrative. Sembra perciò contradditorio tirare in ballo il “proprio” partito, quando poi lo si disconosce apertamente. Ma tutto ciò non deve distrarre dall’argomento e occorre che tutti gli attori, maggioranza, minoranza, partiti, comitati, forze sociali, si riuniscano per discutere seriamente dell’investimento in essere e del palese contrasto che l’implementazione di un impianto industriale di rifiuti genererebbe con gli investimenti già in essere del Progetto Speciale Senisese e con la peculiarità dei nostri luoghi che a mio avviso la politica dovrebbe salvaguardare e non svendere abbagliati dalla chimera di posti di lavoro che andrebbero analizzati non solo dal punto di vista quantitativo ma soprattutto qualitativo e inseriti in un contesto di futuro di sviluppo. Invoco la Responsabilità Politica e Sociale di cui il Primo Cittadino deve essere garante ma ricordandogli che la “garanzia” di una sana politica nasce dal confronto e dal rispetto non dalla delegittimazione dei diritti e del pensiero altrui. Se chi tutela annichilisce i diritti, se il garante non sostiene chi dev’essere garantito, se chi, legittimato dal voto, pretende di delegittimare lo stesso popolo di cui è espressione…..vuol dire che è in atto una degenerazione della Democrazia”.

ross

Lug 222014
 
L’associazione MuoviAmo Tursi sostiene il compatto fronte del No all’opificio dei rifiuti che l’amministrazione comunale di Senise
vuole realizzare. Come ogni persona che ha a cuore il futuro di questa terra e dei suoi abitanti, anche i cittadini di Tursi lotteranno per
la difesa dell'ambiente, dell'agricoltura, del turismo, della salute dei cittadini di Senise. Non si può realizzare un ecomostro solo per
creare 53 posti di lavoro, quando lo stesso impianto farà perdere centinaia di posti di lavoro nei settori agricolo e turistico.

Tursi è contraria alla realizzazione dell’opificio perché i frutteti
tursitani, famosi in tutta Europa per il pregiatissimo prodotto,
vengono irrigati con l'acqua della diga di Monte Cotugno, e
l'inquinamento potrebbe compromettere anche la nostra economia e la
nostra salute. Inoltre, la vicenda di Senise è interconnessa con
l’ampliamento della discarica di Colobraro, essendo due impianti
complementari. MuoviAmo Tursi, che già sta lottando contro il progetto
colobrarese, lotterà contro la filiera della morte che gli
amministratori locali, insieme ai loro mentori in Regione, vogliono
concretizzare.

Il fronte del NO si allarga e si rafforza. Siamo pronti a sostenere
ogni forma di lotta e di manifestazione. Senise non va abbandonata, i
suoi cittadini vanno sostenuti nell’impegno e nella dedizione che
stanno dimostrando.

Mario Cuccarese, Portavoce di MuoviAmo Tursi

tursi