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Ago 292018
 

Sono giorni di febbrile attività in seno all’UCD Rionero Il Velocifero per la messa in atto dell’edizione numero cinque della Marathon del Vulture in programma domenica 2 settembre.

I percorsi marathon di 60 chilometri e la mediofondo di 32 chilometri hanno come scenario i sentieri del comprensorio del Vulture: dopo la partenza da Rionero in Vulture, la corsa transiterà per Terra dei Re, Barile e Toppa del Capraro. Da superare il Monte Vulture e l’asperità della Forbice comune ad entrambi i percorsi ad eccezione della marathon che dovrà affrontare l’ascesa di Fontana Faggio prima del ritorno verso il traguardo di Rionero passando per i laghi di Monticchio e la località di Stalla Moderna.

Le iscrizioni proseguono alla quota maggiorata di 35 euro fino al 31 agosto mentre è gratuita per le donne. Esse devono essere effettuate obbligatoriamente on-line tramite il portale www.mtbonline.it ed inviate tramite l’indirizzo mail info@granfondodelvulture.it allegando ricevuta di avvenuto pagamento. Per l’iscrizione dei gruppi sportivi occorre un unico versamento cumulativo allegando la lista dei partecipanti con tutti i dati e firmata dal presidente della società.

La Marathon del Vulture è un evento di grande risonanza in pieno finale di stagione per il grande circus della mountain bike in Basilicata e nel Sud Italia per un’edizione che si preannuncia estremamente appassionante e ricca di interesse in seno al circuito Trofeo dei Parchi Naturali.

Info, iscrizioni e regolamento di gara al link https://www.mtbonline.it/Evento/1666

Mar 102018
 

“Completiamo il quadro delle attività nell’ambito della norma nazionale, rendendo possibili e applicabili tutte le metodologie e creando le condizioni per abbattere i cinghiali tutto l’anno, oltre i 3 mesi di caccia che la legge prevede normalmente nel calendario venatorio. Negli altri nove mesi sarà possibile abbattere i cinghiali con attività di controllo e caccia di selezione, sia nelle aree vocate che in quelle non vocate, con appostamento e girata.”

Lo comunica l’Assessore regionale alle Politiche Agricole e Forestali, Luca Braia.

“Rendiamo possibili e applicabili – prosegue l’Assessore Braia – tutti i metodi di risoluzione efficaci e previsti dalla norma, insieme a un sistema di gestione che possa convertire il problema “cinghiale” in opportunità per il territorio di Basilicata. Ridurre e contenere i danni provocati alle colture, con elevati costi per le Amministrazioni chiamate a risarcire i mancati ricavi degli agricoltori. Raggiungere un equilibrio agro-ecologico sostenibile, riducendo la presenza degli animali sul territorio lucano. Con questi obiettivi prioritari, tra le numerose azioni, mettiamo oggi in campo, con il piano operativo, anche la possibilità della caccia di selezione. Lunedì è previsto un incontro, convocato dal Dipartimento, con gli Aattcc, per definire le modalità attuative. Costituito anche il Comitato Tecnico Faunistico Regionale.

La Giunta Regionale ha approvato il “Piano di abbattimento selettivo e controllo della specie cinghiale 2018-2020”, che ha già avuto parere favorevole da Ispra, le cui attività potranno essere svolte da personale appositamente formato dagli Aattcc. Sono stati approvati, inoltre, il ”Disciplinare per la caccia di selezione” rendendola ora possibile nel rispetto del Calendario Venatorio e prevedendo il prelievo di 2.500 capi nel periodo marzo-dicembre 2018 e di almeno 4500 nel triennio, e il “Disciplinare per l’esercizio del prelievo controllato del cinghiale in applicazione del piano di controllo regionale” al fine di garantire la tutela delle produzioni, dei fondi coltivati e, soprattutto, di assicurare la pubblica incolumità.
Chi fa caccia di selezione dovrà garantire il costante monitoraggio della specie, fornendo le informazioni all’Osservatorio faunistico del Dipartimento Agricoltura. Dal 14 al 26 Marzo 2018, tutti i cacciatori residenti in Basilicata in possesso di “Attestato per esperto nel censimento prelievo Ungulati (selecontrollore)”, che intendono partecipare al monitoraggio della specie cinghiale a partire dal 01.04.2018, potranno inoltrare la domanda di adesione disponibile sul portale regionale.

Sono stati approvati anche gli schemi di avviso che gli Aattcc dovranno pubblicare per individuare il personale formato, e che riguardano gli operatori di selezione da utilizzare nelle attività di caccia di selezione e quelli da utilizzare nelle attività previste nel piano di controllo della specie cinghiale sia per il metodo da appostamento che per il metodo della girata.
Il piano di controllo e prelievo selettivo dei cinghiali consente un controllo straordinario soprattutto nelle aree non vocate ed in aree a controllo e una gestione ordinaria nelle zone vocate.

Le tecniche di prelievo privilegiate (anche in combinazione fra loro) saranno quelle in grado di risolvere la problematica di danno in tempi rapidi, tenendo in considerazione le caratteristiche ambientali dell’area di intervento e la necessità di arrecare il minimo disturbo possibile ad altre specie faunistiche. Le modalità di prelievo utilizzabili sono l’abbattimento da appostamento fisso (con la novità della presenza di un accompagnatore per coadiuvare nelle operazioni, in determinati siti di prelievo, e l’abbattimento con metodo della girata in forma collettiva e con utilizzo di un conduttore e un cane limiere, abilitato tramite prove E.N.C.I. Sono stati abilitati altri 22 cani limiere e a metà marzo la Regione Basilicata prevede di organizzare un’altra tornata di formazione per far crescere il numero degli animali utilizzabili con la tecnica della girata.

Sono autorizzate le catture per mezzo di gabbie e/o recinti con eventuale abbattimento in loco, da parte del personale autorizzato, o traslocazione dell’animale ai sensi della normativa vigente. La cattura potrà essere effettuata direttamente dai proprietari e/o conduttori di fondi agricoli richiedendo alla Regione l’autorizzazione all’installazione di gabbie o chiusini.

Il controllo autorizzato nelle aree non vocate e nelle aree soggette a controllo si effettua dal 01 gennaio al 31 dicembre con la tecnica della girata e con la tecnica all’appostamento esclusivamente durante le giornate di mercoledì, sabato e domenica Il prelievo selettivo autorizzato, nelle aree vocate e non vocate, si effettua dal febbraio 2018 al 31 dicembre 2018 con la tecnica all’appostamento 4 giorni la settimana esclusi il lunedì, martedì, venerdì.
Nelle oasi di protezione è consentito il controllo, con la tecnica dell’appostamento, della girata e catture dal 01 gennaio al 31 dicembre, 4 giorni la settimana esclusi il lunedì, martedì, venerdì, previa autorizzazione dell’Ente gestore ed alla presenza del personale di Polizia Provinciale.
Le catture per mezzo di gabbie e/o chiusini sono autorizzate dal 01 gennaio al 30 dicembre. Il piano ha validità fino al 31.12.2020.
Costituito, infine, anche il Comitato Tecnico Faunistico Regionale con i rappresentanti designati dal Dipartimento Agricoltura, dalle organizzazioni professionali agricole (Confagri, Coldiretti, CIA), dalle associazioni venatorie nazionali (ItalCaccia, Anuu, Arcicaccia, Enalcaccia), dalle associazioni di protezione ambientale (Endas, Wwf, Movimento Azzurro), da Enci, dal Corpo Forestale dello Stato e dall’Anci.

Gen 292018
 

Saranno ciclicamente presentate sul portale della Regione Basilicata rubriche e servizi realizzati attraverso una convenzione con Rai Com.
Nel 2016 la Regione Basilicata e Rai Com hanno sottoscritto una convenzione per lo svolgimento di attività di comunicazione e marketing con l’obiettivo di promuovere a livello nazionale ed internazionale il territorio lucano, in concomitanza di “Matera-Basilicata 2019”. Con la convenzione, la Basilicata si sta presentando al grande pubblico attraverso le trasmissioni “Caterpillar”, “Community”, “Italiana”, “L’anno che verrà”, “La prova del cuoco”, “La vita in diretta”, “Leonardo”, “Linea verde”, “Made in Basilicata”, “Rai Movie”, “Uno mattina”.
Con lo slogan: “Amazing discovery! La Basilicata sorprende e meraviglia. Un’incredibile scoperta!” la Regione ha voluto mettere in campo un articolato strumento di conoscenza e diffusione delle risorse dell’intero territorio. Le rubriche raccontano la realtà lucana da diversi punti di vista: l’ambiente, lo sviluppo sostenibile, il turismo, la tradizione, l’innovazione, l’inclusione sociale e la ricerca scientifica.
Sul portale della Regione Basilicata è in primo piano a partire da oggi il servizio del 15 dicembre 2017 dal titolo “Basilicata, destinazione umana”, realizzato nella rubrica di Uno Mattina “Made in Basilicata”.
La Rubrica va alla scoperta di storie capaci di raccontare un altro sud. Storie di resilienza, di visioni e competenze che mostrano una realtà fatta di successi. Di giovani e meno giovani che scommettono sulla Basilicata. Uomini e donne innamorati della propria terra che investono la propria vita, per inventarsi un futuro migliore. Passione, audacia, creatività, responsabilità le parole d’ordine.
Il servizio “Basilicata, destinazione umana” ha raccontato una storia incentrata sulla bellezza e sull’accoglienza ambientate a Matera. Eliana ha parlato del suo rientro in città e di come ha trasformato la sua abitazione in un luogo eco-sostenibile, nel cuore dei Sassi. Atmosfere uniche come quelle presentata da Michele, direttore di uno straordinario albergo diffuso che ha previsto il progetto di recupero e risanamento conservativo degli immobili.

E’ possibile vedere l’intero servizio a questo link:

http://video.regione.basilicata.it/basilicata-destinazione-umana/

Tutte le trasmissioni sinora prodotte attraverso la convenzione con Rai Com sono invece disponibili sul nuovo portale http://video.regione.basilicata.it

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Mar 022017
 

Le misure mirano a promuovere prevalentemente assunzioni a tempo indeterminato anche part-time
La Giunta regionale di Basilicata ha approvato le misure per lo svuotamento dei bacini dei lavoratori socialmente utili “autofinanziati” e a carico del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione (FSOF).

Il bacino storico dei lavoratori Lsu “autofinanziati” al primo gennaio 2017 ammonta a 225 unità, quello degli Lsu a carico del Fondo per l’occupazione e la formazione a 101 unità.

Le risorse per l’attuazione della prima misura sono pari a 776 mila euro, dotazione finanziaria che potrà essere incrementata con provvedimento della Giunta di ulteriori risorse che si dovessero rendere disponibili a valere sul bilancio regionale. Quelle per l’attuazione della seconda misura sono pari a 1,3 milioni di euro e comprendono un contributo ministeriale di 343 mila euro. La Regione Basilicata, ha incontrato l’Anci per illustrare le misure di incentivazione per la stabilizzazione dei lavoratori e si terranno incontri territoriali per sensibilizzare i Comuni interessati ad avviare percorsi per la stabilizzazione dei lavoratori Lsu. Le misure previste mirano a promuovere prevalentemente assunzioni a tempo indeterminato anche part-time, da effettuarsi nell’arco di un biennio a partire dal corrente anno. Le misure di incentivazione avranno validità biennale.

Ai soggetti che assumono con contratto a tempo indeterminato pieno o a tempo indeterminato part-time, nei limiti della capienza finanziaria disponibile, è riconosciuto un contributo una tantum di quaranta mila euro per ogni lavoratore di età inferiore a 50 anni e di trenta mila euro per ogni lavoratore di età superiore a 50 anni. Agli Lsu che si costituiscono in cooperative, in società o che intraprendono un lavoro autonomo, è riconosciuto un contributo una tantum di venti mila euro a persona. E’ inoltre concesso un ulteriore contributo una tantum pari al 70% sulle spese sostenute per l’acquisto, la costituzione, la ristrutturazione della sede dell’impresa, l’acquisto di macchinari e attrezzature nella misura massima di dieci mila euro. Ai lavoratori Lsu che volontariamente dichiarano di voler fuoriuscire dalla Platea regionale è riconosciuto un contributo a fondo perduto di trenta mila euro per i lavoratori di età inferiore a 50 anni e di venti mila euro per i lavoratori di età superiore a 50 anni. Per attivare le misure saranno predisposti specifici Avvisi che saranno pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata e sul portale internet www.regione.basilicata.it

regione

Gen 172017
 

L’offerta turistica della Basilicata, soprattutto per ciò che attiene all’ambiente, alla natura ed alla storia e cultura, risulta essere particolarmente adatta ed attrattiva per i viaggi di istruzione delle scuole. Quello scolastico è infatti uno di quei “turismi” che possono rivelarsi particolarmente strategici e trainanti per l’economia della destinazione Basilicata.

In questa ottica l’Apt Basilicata ha portato a compimento il progetto “Basilicata: turismo scolastico di qualità”, finalizzato all’organizzazione e alla promozione del particolare prodotto turistico, sia attraverso la gestione dei contributi regionali al settore, sia attraverso relazioni con la governance pubblica locale e nazionale oltre che con il mercato degli operatori privati.

Il progetto relativo al turismo scolastico in Basilicata, infatti, il cui destinatario finale è chiaramente il mondo delle scuole, si integra inoltre nelle linee-guida tracciate dal Mibact in materia, finalizzate a costruire un prodotto nazionale più omogeneo possibile tra le regioni, anche in termini di comunicazione. Il portale lucano www.basilicataturistica.it, ha infatti realizzato la sezione dedicata proprio seguendo le direttive del Ministero e offrendo al destinatario dell’informazione un’ampia scelta di itinerari realizzati con le agenzie di viaggio lucane che hanno risposto ad una call dell’Agenzia di Promozione Territoriale.

La sezione dedicata al turismo scolastico della Basilicata è visitabile dal percorso www.basilicataturistica.it → La vacanza che fa per te → Turismo Scolastico.

In questi giorni, il progetto giunge alla sua sostanziale conclusione in virtù della realizzazione di una pubblicazione cartacea che comprende oltre 50 itinerari ludico-didattici, dal titolo “Basilicata. Viaggi di istruzione di uno o più giorni in una regione tutta da scoprire”, per completare il mediamix della campagna di comunicazione che al web e ai social ha visto aggiungersi le inserzioni su magazine di settore, la stampa del materiale informativo e il relativo direct mailing, sia cartaceo che con newsletter, a circa 80mila contatti tra docenti e scuole italiane.

“Proprio il buon numero di itinerari che siamo riusciti ad organizzare e promuovere – commenta il direttore generale dell’Apt, Mariano Schiavone – testimonia la reale consistenza del prodotto che la nostra regione offre. Percorsi attraverso i quali gli studenti di tutta Italia avranno l’occasione di imparare divertendosi, attraversando la Basilicata naturalistica, storica, archeologica, artistica, sportiva ed eno-gastronomica. Gli itinerari del progetto, di uno o più giorni e pensati per le scuole di ogni ordine e grado, prestano inoltre particolare attenzione alla tutela dell’ospite che potrà così apprezzare una regione a misura di studente”.

il link alla sezione su www.basilicataturistica.it.

http://www.basilicataturistica.it/turismo-scolastico/?lang=it

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Set 202016
 

“Perché Braia non rendiconta? Braia ha rendicontato nei tempi e nei modi previsti ed è tutto sul sito, da maggio 2015, data del mio insediamento, esattamente al suo posto.”
“Esclusivamente per evitare che si alimentino inutili strumentalizzazioni fondate su inesattezze che non aiutano la politica a recuperare credibilità, ho appena verificato personalmente – comunica l’assessore alle Politiche agricole e forestali Luca Braia – navigando sul sito web della Regione Basilicata la presunta inadempienza riguardante la mancata pubblicazione dei dati che mi riguardano, in quanto soggetto tenuto a pubblicare gli stessi, a seguito dell’interrogazione del Consigliere Leggieri e del comunicato stampa diffuso nel pomeriggio, che ringrazio per aver sottoposto all’attenzione del Presidente Pittella e mio il tema importante del rispetto del Decreto Legislativo 33/2013 relativo alla trasparenza dei siti web delle pubbliche amministrazioni e, nello specifico del portale istituzionale regionale.

Seguendo il percorso sul sito, che lo stesso consigliere afferma di aver consultato, partendo dalla sezione “Amministrazione Trasparente”, cliccando su “Organi di indirizzo politico-amministrativo” e, in corrispondenza del mio profilo di assessore regolarmente presente, sul link “Obblighi di pubblicazione ex art. 14 comma 1 del D.Lgs. n° 33/2013” si aprono le pagine relative alla X Legislatura dal titolo “Organi di indirizzo politico-amministrativo”.

Ovviamente, non sono elencato nella annualità 2014, avendo ricevuto mandato di assessore alle Politiche agricole e forestali solo nel maggio del 2015.

Per l’anno 2015, infatti, tutti i documenti citati dal Consigliere Leggieri come mancanti, – conclude l’assessore Luca Braia – sono esattamente presenti e consultabili da tutti i cittadini seguendo tale percorso, forse non immediato, ma sicuramente non nascosto né ai motori di ricerca né ai navigatori della rete, nel rispetto del decreto Trasparenza a cui si fa riferimento.”

luca braia

Lug 102016
 

Reati ambientali in leggera flessione ma crescono gli arresti: primi segnali di una inversione
di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale.
In Basilicata si conferma la tendenza nazionale con 477 reati accertati e 11 arresti
Ciclo dei rifiuti e cemento selvaggio i settori principi dell’illegalità
Aumentano gli incendi

Reati ambientali in leggera flessione con 477 infrazioni accertate (1,7 % sul totale nazionale) e arresti in crescita (11) principalmente nell’ambito del ciclo dei rifiuti (con 135 denunce 7 arresti e 14 sequestri e la Basilicata sedicesima tra le regioni italiane) e dell’abusivismo edilizio (151 sono gli illeciti legati al ciclo del cemento, con Potenza che si colloca al dodicesimo posto tra le province italiane). In aumento gli incendi dolosi-colposi (153 con ben 22 denunce) e i reati a danno del patrimonio boschivo. É questo il quadro che emerge per la Basilicata dal Rapporto Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e che vede la regione posizionarsi al sedicesimo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale.

“Pur non rientrando tra le realtà più problematiche, la Basilicata è al quarto posto in Italia per numero di arresti e il dato ci preoccupa non poco perché se da un lato dimostra l’efficacia dell’azione di intervento delle forze dell’ordine, dall’altro evidenzia una lacuna nelle attività di prevenzione degli organi di controllo e tutela – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata Onlus. La vicenda Val d’Agri, non citata in questo dossier perché si riferisce ai dati del 2015, è l’esempio concreto di come solo attraverso l’intervento del NOE si è scoperchiato un sistema poco trasparente di trattamento e gestione dei rifiuti speciali provenienti dall’attività del Centro Oli di Viggiano. La prevenzione deve essere la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro attraverso nuovi filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, puntando su qualità ambientale e legalità”

La nostra regione conferma quanto sta avvenendo a livello nazionale dove, nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati, arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace. Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745. Per dirla in altro modo, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Sono 18mila gli immobili costruiti illegalmente. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti.

Crescono, invece, a livello nazionale gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente).

Numeri e risultati che raccontano il lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati, e continua nel 2016, anno in cui si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’azione repressiva più efficace e finalmente degna di un paese civile che punisce davvero chi inquina. Nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale. Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. Senza dimenticare che la criminalità organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversità. Per questo Legambiente, torna oggi a ribadire l’importanza di continuare a rafforzare il quadro normativo con leggi ad hoc che tutelino anche la filiera agroalimentare, i beni culturali e l’istituzione di una grande forza di polizia ambientale diffusa sul territorio.

Dati Ecomafia – Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, è la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) e Lazio (2.431). Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante nel Paese, è l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). La pressione dell’abusivismo continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale è pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199).

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, a cui sia aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Solo nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni, più o meno l’equivalente di 141 mila tir.
Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via. In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato. Nel 2015 le ispezioni sono cresciute del 59% ma con esiti davvero negativi, in pratica più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le Ecomafie continuano i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. A rischio anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che supera abbondantemente i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente, quando si era “fermato” intorno ai 530 milioni. Invece per quanto riguarda i roghi, alla Campania va la maglia nera per il numero più alto di infrazioni, 894 (quasi il 20% sul totale nazionale), seguita da Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio (440).

Le proposte
Se il 2015 è stato un anno spartiacque grazie all’introduzione della legge 68/2015, come dimostra questo Rapporto, rimangono ancora molti fronti aperti sul piano normativo. Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire che per una corretta applicazione della legge sugli ecoreati è fondamentale che le procure sviluppino una prassi operativa comune e condivisa, magari seguendo l’esempio di quegli Uffici giudiziari che già si sono mossi in questa direzione. Tra le altre proposte che lancia oggi Legambiente:

– mettere in campo un’azione di formazione sulla nuova legge per tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali e definire linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il paese della parte sesta-bis del Codice ambientale, quella che riguarda i reati minori che non rientrano tra i nuovi delitti previsti dalla legge 68, fino a oggi non completamente garantita (a tal proposito vale la pena segnalare l’accordo siglato in Emilia Romagna tra Procura generale, Procure della Repubblica, Noe dei Carabinieri e Corpo forestale dello stato che individua nell’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna l’organo tecnico per l’asseverazione delle prescrizioni);

– una presa di posizione seria e unanime da parte delle classi dirigenti nazionali e locali contro l’abusivismo edilizio per dare nuovo vigore agli abbattimenti dei manufatti che ancora oggi sfregiano il territorio, con l’approvazione di una legge per snellire l’iter di abbattimento degli ecomostri;

– la rapida approvazione del ddl che tutela il Made in Italy enogastronomico, ora al vaglio delle competenti commissioni parlamentari. Un ddl che se approvato introdurrebbe nuovi delitti come il disastro sanitario e di agropirateria a tutela dei prodotti di qualità. In particolare si migliorerebbe il Codice penale per contrastare al meglio la contraffazione (con aggravante per i prodotti Igp e Doc), le frodi in commercio, la vendita di alimenti con segni mendaci anche con la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Inoltre sarebbe importante un nuovo intervento in tema di caporalato, odioso fenomeno che sta diventando sempre più esplosivo;

– una maggiore attenzione legislativa al patrimonio di biodiversità sotto attacco delle ecomafie, anche attraverso l’inserimento di un nuovo articolo nel Codice penale con adeguate sanzioni relative alle attività illecite inerenti fauna e flora protette;
– l’aggiornamento della legge per contrastare le archeomafie al fine di rendere sempre più adeguata la forza deterrente rispetto alla gravità dell’azione criminale su beni culturali e reperti archeologici. Se si esclude il delitto di ricettazione, che prevede pene fino a otto anni di reclusione, in generale le sanzioni previste a tutela dei nostri tesori sono davvero irrisorie;

– L’istituzione di una grande forza di polizia ambientale sempre più diffusa sul territorio nazionale, mettendo a sistema le migliori esperienze messe in campo dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato;

– un vero e proprio cambio di paradigma economico: l’economia ecocriminale si combatte promuovendo un’economia civile, fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della sostenibilità ambientale e della solidarietà, capace di creare lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, e crescita pulita; contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese, a cominciare dalle sue ricchezze naturali e paesaggistiche, e alla valorizzazione dei suoi straordinari talenti.

Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (l’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, le Capitanerie di porto), e gli altri organi di polizia giudiziaria l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Polizie provinciali, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia.

ECOMAFIA 2016, Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, è edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat. Il testo è in vendita nelle librerie. Collana: Saggistica. Formato: 15×23. 192 pagine, 22,00 euro
ISBN 978-88-6627-192-5

Le storie e i numeri del crimine ambientale, regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it.

legambiente

Ott 272015
 

Differito, mediante determina dirigenziale, il termine di chiusura per la compilazione e l’inoltro delle candidature telematiche relative all’Avviso Pubblico “Sostegno alla competitività delle PMI”, approvato con Dgr n. 935/2015.

Il provvedimento predisposto dall’Ufficio Politiche dello Sviluppo e Task Force Occupazione del Dipartimento Politiche di Sviluppo, Lavoro, Formazione e Ricerca della Regione Basilicata, stabilisce, pertanto, che la compilazione e l’inoltro delle candidature telematiche tramite accesso al portale della Regione Basilicata www.regione.basilicata.it sarà possibile fino alle 18,00 del giorno 16 novembre 2015.

Il differimento dei termini, dal 31 ottobre al 16 novembre, aderisce alle richieste avanzate dalle associazioni datoriali e dagli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

regione

Ott 112015
 

Il coordinamento regionale politiche migranti si è riunito per la verifica dello stato di avanzamento del progetto di accoglienza dei lavoratori impegnati nei lavori stagionali in agricoltura e degli esiti delle iniziative di contrasto al lavoro nero ed al caporalato. Lo rende noto Pietro Simonetti, coordinamento migranti della Regione Basilicata.
“All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti dell’Ispettorato regionale del lavoro, dell’Inps e dell’Inail che in modo coordinato e sulla base dei dati dei centri dell’impiego di Lavello e Policoro, adotteranno le misure di competenza per verificare la congruità delle giornate lavorate dai migranti rispetto a quelle indicate dai datori di lavoro.
Su proposta del direttore regionale dell’Inps le parti si riuniranno con frequenza programmata per ottenere lo scambio delle informazioni e il relativo incrocio dei database a partire dal sistema informatico Basil della Regione Basilicata.
Intanto sul portale basilicatanet è stato allestito lo “sportello migranti” come strumento di informazione ed erogazione di servizi. Per quanto riguarda i dati per la campagna della raccolta del pomodoro nell’area del Bradano: 820 migranti assunti regolarmente, oltre 330 ospitati nei centri di Palazzo San Gervasio e Venosa, 150 nei centri Sprar e di prima accoglienza ed in abitazioni.
Nei comuni.l’attività ispettiva in Basilicata, nel periodo luglio, agosto e settembre e stata di 220 interventi,68 aziende trovate irregolari, oltre 900 lavoratori controllati. Sono risultati in nero 103 braccianti, di cui 30 migranti nella provincia di Potenza, 55 in provincia di Matera.
Gli interventi ispettivi e di accoglienza hanno inciso positivamente sulle assunzioni regolari e sulla intermediazione dei caporali che risulta ancora radicata e che va ulteriore combattuta con nuove misure e strumenti che saranno predisposti a breve anche in riferimento alla piena attività dell’osservatorio regionale sul lavoro e la sinergia tra gli enti e le parti sociali e le nuove norme previste dal governo nazionale”.

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