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Gen 172018
 

All’indomani del forte temporale che lo scorso 12 gennaio ha colpito il territorio di Pisticci, determinando disagi soprattutto nella frazione Marconia, il consigliere di opposizione Vito Di Trani ha riesumato una letterina inviata alla Regione Basilicata ad ottobre 2015 che richiede di finanziare un progetto per la realizzazione della rete delle acque bianche nell’abitato di Marconia.
Questa lettera risulta essere un semplice copia-incolla di due precedenti richieste inoltrate sia nel 2013 che nel 2014 alla Regione, a seguito dell’alluvione di ottobre 2013 che causò ingenti danni.
Contrariamente a quanto afferma Di Trani, non risulta agli atti del Comune alcuna nota formale di riscontro o di impegno della Regione alla realizzazione di tale progetto, né a firma del Direttore Generale Manti, né a firma del Presidente Pittella. Non si capisce bene da chi abbia ricevuto Di Trani rassicurazioni circa il finanziamento di quest’opera, forse qualcuno gli sarà apparso in sogno! D’altro canto “I sogni son desideri” diceva una canzone di un famoso cartone animato al quale evidentemente l’ex sindaco di Pisticci deve essere particolarmente affezionato.
Non ci spieghiamo come mai si sia semplicemente limitato a reiterare a cadenza annuale una lettera di sollecito, senza mai preoccuparsi di ricevere alcun riscontro.
Sin dall’insediamento di questa Amministrazione, avendo visionato il progetto preliminare, a firma degli ing. Di Leo e Giannace, abbiamo chiesto ed ottenuto un colloquio con i vertici regionali i quali hanno escluso al momento la presenza di fonti di finanziamento per un simile progetto da 8 mln di euro, ma non ci siamo fermati a questo ed è costante l’interlocuzione con gli uffici regionali per reperire le risorse necessarie a realizzare un’opera di primaria importanza per la nostra città.
Perseguire la realizzazione di un progetto per noi non significa mandare ogni 12 mesi inconsistenti comunicazioni ma relazionarsi costantemente con gli uffici regionali. E’ così infatti che siamo riusciti ad ottenere che l’intervento per il consolidamento del rione Marco Scerra, pari a 4,8 mln euro, sia rientrato tra i primi 100 immediatamente finanziabili e che con le economie rinvenienti dalle somme stanziate dalla Protezione civile per l’alluvione 2013 potremo finanziare per un importo di circa 600.000 euro alcuni interventi di ripristino delle strade extraurbane maggiormente danneggiate. Altri interventi che stiamo portando avanti riguardano la nuova Caserma dei Carabinieri di Pisticci, per l’adeguamento della quale attingeremo anche a finanziamenti ministeriali, l’adeguamento sismico della scuola di via Marco Polo, la riqualificazione a valorizzazione dell’area archeologica dell’Incoronata, candidata al bando “Basilicata attrattiva 2019”, la messa in sicurezza della viabilità rurale funzionale all’esercizio delle attività agricole, mediante partecipazione alla misura 4.3.1.del PSR Basilicata 2014-2020. Lo scorso 28 dicembre, infatti, la Giunta comunale ha approvato il Piano triennale delle opere pubbliche che prevede investimenti per opere pari complessivamente a circa 30 mln euro nel triennio 2018-2020.
Sappiamo bene che per realizzarle occorrerà un impegno costante che non è mai mancato ad un’Amministrazione che non si limita a mandare lettere, ma lavora quotidianamente per ottenere risultati importanti per la comunità.
Il Sindaco di Pisticci – Viviana Verri

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Apr 182017
 

SALVIAMO IL SETTORE DELLE COSTRUZIONI

Il settore delle costruzioni in Basilicata ha bisogno di un rilancio reale, occorre passare dalla politica degli annunci all’apertura dei cantieri ,e, per far si che ciò avvenga occorre una seria e differenziata programmazione: messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti, nuova progettazione di una viabilità che riduca il gup infrastrutturale tra il mezzogiorno d’Italia ed il resto del paese.
Il Governo investe poco al Sud e aldilà dei proclami o dei termini più o meno nuovi i cantieri non aprono e continuiamo ad assistere al lento declino del settore delle costruzioni, agli oltre 5.000 addetti persi in Regione nel periodo pre-crisi 2008-2015 vanno aggiunti altri 1000 posti di lavoro persi nel 2016 nella sola Provincia di Potenza.
Per quanto attiene la viabilità la regione sconta da anni un’arretratezza infrastrutturale non più sostenibile dalle popolazioni, le uniche opere realizzate risalgono agli anni 70, tutte quelle programmate successivamente risultano incompiute; i nostri centri vivono un isolamento , molte volte risulta difficile se non impossibile raggiungerli , altro che crescita culturale e industriale, qualsiasi iniziativa economica passa attraverso una infrastrutturazione efficiente e sicura, un territorio scarsamente infrastrutturato non è in grado di attrarre investimenti, è noto a tutti che le infrastrutture da sole non creano sviluppo , ma sono la pre-condizione.
La scelta scellerata del Governo Renzi di andare al superamento delle Province , scongiurata dal Referendum del 04 dicembre u.s. , ha determinato un vuoto amministrativo ed oggi siamo in attesa di capire con quali risorse le Province devono assolvere a funzioni importantissime come la viabilità, tutto ciò ha ulteriormente appesantito la già grave ed insostenibile situazione dello stato di tutte le arterie Provinciali, “ viabilità minori ”; in alcuni casa basta una caduta massi, o qualche metro di fango , che scendono sulla carreggiata e molti comuni restano difficilmente raggiungibili per anni , aumentando i disagi delle popolazioni ed accentuando il problema atavico di questa regione “ lo spopolamento”!
Ancora una volta la grande opportunità data dai fondi Europei è stata un’opportunità sprecata, anziché utilizzare quelli ingenti somme di danaro per il fine con il quale venivano assegnati “ Risorse Straordinarie destinate alle area meno sviluppate “, sono state utilizzate come investimenti ordinari e quindi non in grado di ridurre il gup infrastrutturale esistente tra le diverse aree del paese.
Da anni si aspetta l’inizio dei cantieri della circumvallazione dell’abitato di Brienza per evitare che il traffico veicolare e pesante passi nell’abitato , opera programmata agli inizi degli anni 80 , per collegarsi all’innesto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e alla Val d’Agri , arteria finanziata che non si riesce a cantierizzare; le ultime notizie ci dicono che l’anno in corso sarà quello buono! Speriamo non sia come gli altri………….
Le grandi Stazioni Appaltanti continuano a non dedicare la dovuta attenzione al nostro territorio: non si programmano nuove opere, non si completano le incompiute, basti pensare che l’unica nuova opera che Anas realizzerà nei prossimi anni è la Galleria Acquafredda, nel comune di Maratea, sulla quale insiste già un finanziamento.
La situazione non migliora sul capitolo manutenzioni e messa in sicurezza delle arterie esistenti, pur riconoscendo il cambio di passo rispetto al 2013 ed il grande lavoro che sta svolgendo l’Osservatorio Regionale delle Opere Pubbliche; non possiamo immaginare per la nostra Regione un qualsiasi sviluppo, che possa andare dall’industria al turismo , a Matera 2019 con una viabilità così inefficiente, l’asse Basentano , ( l’arteria più utile per raggiungere la capitale della cultura Europea passando per il capoluogo di Regione, la vera porta di accesso dell’intera Regione ) è diventato meno sicuro , infatti le continue interruzione e restringimenti delle carreggiate e la restrizione all’altezza di Vietri di Potenza determinate dai cantieri aperti danno il segnale di quanto queste arterie hanno bisogno di essere rimodernate e messe in sicurezza; consegnando agli automobilisti , che la precorrono , un immagine di Regione chiusa , quasi a voler indicare un segnale di divieto di accesso alla Regione.
Anas deve rispettare il popolo lucano e per farlo dovrebbe chiedere scusa ai cittadini per quello che sta accadendo sul Raccordo Siggignano-Potenza, i lavori non possono durare un decennio e senza alcuna programmazione e rispetto per chi la percorre , così come è avvenuto nelle scorse settimane, con la chiusura dell’arteria all’altezza del bivio di Balvano : prima si è dirottato il traffico su una mulattiera piena di buche e priva di segnaletica e poi si è trovata la soluzione della Bretella lunga circa 600 m; non si poteva operare al contrario? Prima si realizzava la bretella e poi si procedeva alla chiusura del raccordo?
E’ diventato urgente oltre che improcrastinabile un piano di manutenzione straordinario che si basi essenzialmente su nuove tecnologie moderne di lavori pubblici e apre il fronte occupazionale anche a nuove figure di cui i nostri cantieri hanno assoluto bisogno, non possiamo continuare ad avere un numero elevato di lavoratori ultra 60 enni presenti nei cantieri , non in possesso più della completa idoneità fisica per svolgere un lavoro così gravoso; pensavamo che A.P.E. ( Anticipo Pensionistico ) fosse la risposta giusta al problema , ma i troppi vincoli per accedervi hanno reso vano quel provvedimento.
Occorre fare sinergia tra pubbliche amministrazioni, imprese, lavoratori , università, con l’obbiettivo di ridurre il numero delle stazioni Appaltanti e elevare la qualità delle progettazioni , non possiamo assistere che ogni lavoro che va in gara deve passare le forche caudine dei contenziosi giudiziari , ormai diventati prassi ordinaria, specie in questa regione nella quale i tempi di progettazione e realizzazione delle opere ha il triste primato della lentezza, dalla sua progettazione un’opera ha bisogna di oltre 900 giorni per andare in gara.

Tutti gli indicatori ci dicono che il settore non sarà più quello pre-crisi 2008, non ci saranno più le risorse sufficienti per la realizzazione di lavori pubblici, il fabbisogno mobiliare non sarà più quello di una volta, (abbiamo costruito troppo e male ), i continui cambiamenti climatici ci impongono zero consumo del suolo e quindi recupero del patrimonio edilizio esistente , a partire dai nostri centri storici.
Senza queste politiche attive e mirate il settore delle costruzioni sarà consegnato ad un inevitabile declino, accelerando il vero cancro di questa Regione lo spopolamento.

Sciopero generale della Cgil allo svincolo di Lauria Nord

Lug 102016
 

Reati ambientali in leggera flessione ma crescono gli arresti: primi segnali di una inversione
di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale.
In Basilicata si conferma la tendenza nazionale con 477 reati accertati e 11 arresti
Ciclo dei rifiuti e cemento selvaggio i settori principi dell’illegalità
Aumentano gli incendi

Reati ambientali in leggera flessione con 477 infrazioni accertate (1,7 % sul totale nazionale) e arresti in crescita (11) principalmente nell’ambito del ciclo dei rifiuti (con 135 denunce 7 arresti e 14 sequestri e la Basilicata sedicesima tra le regioni italiane) e dell’abusivismo edilizio (151 sono gli illeciti legati al ciclo del cemento, con Potenza che si colloca al dodicesimo posto tra le province italiane). In aumento gli incendi dolosi-colposi (153 con ben 22 denunce) e i reati a danno del patrimonio boschivo. É questo il quadro che emerge per la Basilicata dal Rapporto Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e che vede la regione posizionarsi al sedicesimo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale.

“Pur non rientrando tra le realtà più problematiche, la Basilicata è al quarto posto in Italia per numero di arresti e il dato ci preoccupa non poco perché se da un lato dimostra l’efficacia dell’azione di intervento delle forze dell’ordine, dall’altro evidenzia una lacuna nelle attività di prevenzione degli organi di controllo e tutela – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata Onlus. La vicenda Val d’Agri, non citata in questo dossier perché si riferisce ai dati del 2015, è l’esempio concreto di come solo attraverso l’intervento del NOE si è scoperchiato un sistema poco trasparente di trattamento e gestione dei rifiuti speciali provenienti dall’attività del Centro Oli di Viggiano. La prevenzione deve essere la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro attraverso nuovi filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, puntando su qualità ambientale e legalità”

La nostra regione conferma quanto sta avvenendo a livello nazionale dove, nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati, arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace. Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745. Per dirla in altro modo, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Sono 18mila gli immobili costruiti illegalmente. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti.

Crescono, invece, a livello nazionale gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente).

Numeri e risultati che raccontano il lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati, e continua nel 2016, anno in cui si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’azione repressiva più efficace e finalmente degna di un paese civile che punisce davvero chi inquina. Nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale. Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. Senza dimenticare che la criminalità organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversità. Per questo Legambiente, torna oggi a ribadire l’importanza di continuare a rafforzare il quadro normativo con leggi ad hoc che tutelino anche la filiera agroalimentare, i beni culturali e l’istituzione di una grande forza di polizia ambientale diffusa sul territorio.

Dati Ecomafia – Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, è la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) e Lazio (2.431). Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante nel Paese, è l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). La pressione dell’abusivismo continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale è pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199).

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, a cui sia aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Solo nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni, più o meno l’equivalente di 141 mila tir.
Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via. In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato. Nel 2015 le ispezioni sono cresciute del 59% ma con esiti davvero negativi, in pratica più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le Ecomafie continuano i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. A rischio anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che supera abbondantemente i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente, quando si era “fermato” intorno ai 530 milioni. Invece per quanto riguarda i roghi, alla Campania va la maglia nera per il numero più alto di infrazioni, 894 (quasi il 20% sul totale nazionale), seguita da Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio (440).

Le proposte
Se il 2015 è stato un anno spartiacque grazie all’introduzione della legge 68/2015, come dimostra questo Rapporto, rimangono ancora molti fronti aperti sul piano normativo. Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire che per una corretta applicazione della legge sugli ecoreati è fondamentale che le procure sviluppino una prassi operativa comune e condivisa, magari seguendo l’esempio di quegli Uffici giudiziari che già si sono mossi in questa direzione. Tra le altre proposte che lancia oggi Legambiente:

– mettere in campo un’azione di formazione sulla nuova legge per tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali e definire linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il paese della parte sesta-bis del Codice ambientale, quella che riguarda i reati minori che non rientrano tra i nuovi delitti previsti dalla legge 68, fino a oggi non completamente garantita (a tal proposito vale la pena segnalare l’accordo siglato in Emilia Romagna tra Procura generale, Procure della Repubblica, Noe dei Carabinieri e Corpo forestale dello stato che individua nell’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna l’organo tecnico per l’asseverazione delle prescrizioni);

– una presa di posizione seria e unanime da parte delle classi dirigenti nazionali e locali contro l’abusivismo edilizio per dare nuovo vigore agli abbattimenti dei manufatti che ancora oggi sfregiano il territorio, con l’approvazione di una legge per snellire l’iter di abbattimento degli ecomostri;

– la rapida approvazione del ddl che tutela il Made in Italy enogastronomico, ora al vaglio delle competenti commissioni parlamentari. Un ddl che se approvato introdurrebbe nuovi delitti come il disastro sanitario e di agropirateria a tutela dei prodotti di qualità. In particolare si migliorerebbe il Codice penale per contrastare al meglio la contraffazione (con aggravante per i prodotti Igp e Doc), le frodi in commercio, la vendita di alimenti con segni mendaci anche con la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Inoltre sarebbe importante un nuovo intervento in tema di caporalato, odioso fenomeno che sta diventando sempre più esplosivo;

– una maggiore attenzione legislativa al patrimonio di biodiversità sotto attacco delle ecomafie, anche attraverso l’inserimento di un nuovo articolo nel Codice penale con adeguate sanzioni relative alle attività illecite inerenti fauna e flora protette;
– l’aggiornamento della legge per contrastare le archeomafie al fine di rendere sempre più adeguata la forza deterrente rispetto alla gravità dell’azione criminale su beni culturali e reperti archeologici. Se si esclude il delitto di ricettazione, che prevede pene fino a otto anni di reclusione, in generale le sanzioni previste a tutela dei nostri tesori sono davvero irrisorie;

– L’istituzione di una grande forza di polizia ambientale sempre più diffusa sul territorio nazionale, mettendo a sistema le migliori esperienze messe in campo dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato;

– un vero e proprio cambio di paradigma economico: l’economia ecocriminale si combatte promuovendo un’economia civile, fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della sostenibilità ambientale e della solidarietà, capace di creare lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, e crescita pulita; contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese, a cominciare dalle sue ricchezze naturali e paesaggistiche, e alla valorizzazione dei suoi straordinari talenti.

Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (l’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, le Capitanerie di porto), e gli altri organi di polizia giudiziaria l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Polizie provinciali, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia.

ECOMAFIA 2016, Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, è edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat. Il testo è in vendita nelle librerie. Collana: Saggistica. Formato: 15×23. 192 pagine, 22,00 euro
ISBN 978-88-6627-192-5

Le storie e i numeri del crimine ambientale, regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it.

legambiente

Giu 202016
 

In questi anni ( 2008 – 2014), in cui il settore ha perso oltre il 33% di massa salari, siamo passati dai 112.331.727,00 di euro del 2008 ai 74.851.891,00 di euro del 2014; inoltre, si è ridotto del 40% il numero dei lavoratori occupati, in quanto siamo passati da 16.339 a 9.957 unità.
E ancora, sempre per lo stesso periodo di riferimento , il numero delle imprese ha subito una contrazione pari al 24% passando dalle 2.835 del 2008 alle 2.182 del 2014.
Solo dal 2015 si è registrata un’inversione di tendenza e si è arrestata quella che è considerata da tutti una vera e propria emorragia; infatti i dati 2015 su 2014 ci consegnano un quadro diverso poiché non si è continuato ad arretrare e, contrariamente, si è registrato un lieve aumento pari al 1,5% circa .
Apprendiamo con immensa soddisfazione che i primi mesi del 2016, stante ai dati forniti dalle Casse Edili, registrano una forte crescita pari al 8,22%; questo dato seppur provvisorio ci fa capire che anche il settore delle costruzioni inizia ad invertire una tendenza .
Tuttavia, questa tendenza è ancora scarsamente percepita dai lavoratori che continuano a non trovare occupazione; il dato sulla crescita, già di per se positivo e soddisfacente, diventerebbe interessante se alcune Opere Pubbliche programmate da decenni oltre a essere considerevoli progetti diventassero cantieri ( VI° lotto Tito-Brienza, Completamento Schema Irriguo, Matera- Pollino) con concrete ricadute sui lavoratori edili che potrebbero ritenere finalmente archiviata la crisi .
La positività dei dati è segnalata anche dalle ultime rilevazioni della Banca d’Italia e dall’aumento del numero dei mutui per l’ acquisto di casa.
E’ innegabile che l’edilizia ha uno straordinario effetto moltiplicatore per tutti gli altri settori: ogni milione investito in edilizia ne genera 3,374 in più; l’edilizia è l’unico settore che acquista bene e servizi per oltre il 90% da tutti gli altri settori merceologici di cui circa l’ 80% prodotto all’interno del territorio Nazionale.

Se riparte l’edilizia riparte tutta l’economia e in primis i materiali da costruzioni, settore direttamente collegato e che più di tutti , anche della stessa edilizia, ha subito gli effetti delle crisi
Le poche e fragili realtà industriali presenti nel nostro territorio hanno tutte subito le conseguenze negative della crisi dell’edilizia, conseguenze che in alcuni casi hanno decretato la chiusura delle azienda, quali la Cementi della Lucania, in concordato preventivo in cui hanno perso il lavoro oltre 50 dipendenti e la INPES Spa di Tito Scalo in cui, a seguito dell’ammissione della società alla proceduta di concordato preventivo e la conseguente cessazione dell’attività , hanno perso lavoro oltre 150 dipendenti.
La ripresa del settore non può che avere riflessi diretti ed immediati sulle aziende chiuse poiché è accertato che se parte l’edilizia c’è bisogno dei materiali da costruzioni.
In un contesto economico che comincia a dare piccoli segnali di risveglio dopo un lungo letargo durato oltre otto anni, ha abbiano appreso la notizia, che ben si concilia con questo quadro di confortante e lieve ripresa, che sono pervenute manifestazione d’interesse per la Inpes Spa da parte di un ‘azienda dello stesso settore e della vicina Campania.
E’ di tutta evidenza, quindi, che rivolgiamo richiesta all’azienda affinché coinvolga e e assuma ex dipendenti della Inpes e quale organismo a tutela dei diritti dei lavoratori, vigileremo e faremo le nostre battaglie affinché ciò accada.
A tal fine, abbiamo indetto un’iniziata per il giorno 17 giugno alle ore 17,00 a Potenza nel salone della Cgil in Via del Gallitello, 163 rivolta ad informare tutti i lavoratori circa le novità positive nonché per tenere alta la guardia sulle assunzioni che la nuova azienda dovrà fare nei prossimi mesi , in quanto, come ampiamente detto, sono generatore della ripresa e dello sviluppo economico della nostra regione.

Enzo Iacovino

cgil

Set 022015
 

“La Basilicata, l’Italia tutta, è ormai noto che convive con le difficoltà del momento e una comunità giovane e dinamica come quella di Policoro, necessità di politiche di sviluppo ed espansive in grado di dare segnali forti e incoraggianti.”

E’ quanto dichiarano il primo cittadino di Policoro, Rocco Leone e l’Assessore al Bilancio, Massimiliano Scarcia, commentando il Bilancio Previsionale 2015 approvato dal Consiglio comunale.

“Segnali importanti – continua Leone – si scorgono nell’ultimo bilancio approvato lo scorso 14 agosto, come si evince dalla precisa e attenta relazione dell’Assessore al Bilancio, Massimiliano Scarcia, nel documento vi è un tentativo forte della politica locale di dare dei segnali a coloro che vogliono crescere, emergere ed investire nella nostra Città, che oggi possiede innumerevoli potenzialità, vedi il turismo, vedi l’agricoltura e vedi quella manodopera intellettuale che ha deciso di rimanere qui.”

“Il Bilancio di un Comune rappresenta il veicolo per pianificare lo sviluppo della Città e lo stesso, spesso, è in grado di attrarre investitori e investimenti, per queste ragioni oltre ad interventi in opere pubbliche del valore di 14 milioni di euro, tra le diverse misure adottate è prevista l’IMU al minimo per cinque anni per chi acquista immobili di nuova costruzione; per la tutela dei settori produttivi è prevista l’aliquota base per chi è proprietario di immobile e nello stesso svolge la propria attività; per gli imprenditori agricoli è prevista l’IMU sui terreni tra le più basse della Basilicata.

Tutte azioni volte ad attrarre giovani coppie e imprenditori e spingerli ad investire nell’imminente futuro, qui a Policoro.”

“Ma il fiore all’occhiello di questo bilancio – spiega Leone – è la riduzione della tassa sui Rifiuti solidi urbani, questo da ragione al forte sforzo che l’Amministrazione ha intrapreso creando un progetto sui rifiuti su misura per Policoro che si sta dimostrando virtuoso e in controtendenza con quello che accade nel resto della Regione.

Infatti nonostante i costi di discarica siano schizzati alle stelle, grazie al nostro nuovo progetto, Policoro è l’unico Comune della Basilicata e dei pochi del Sud Italia, a ridurre l’imposta sui rifiuti.
Vantaggio che in termini di percentuale si aggira a circa il 15% in città per le utenze domestiche e il 37% nella campagne che non conferiscono l’umido, mentre per le attività commerciali sono previste diverse riduzioni generali con punte anche del 47%.
Questo a dimostrazione del fatto che chi differenza bene può trarre solo dei vantaggi che vanno da quelli ambientali a quelli economici.”

“Altro pilastro salvaguardato è quello sociale dove non è stato effettuato nessun taglio rispetto al precedente anno e dove tra le altre cose sono stati destinate circa 200 mila euro per l’assistenza specialistica nelle scuole, questo facendo un grande sforzo perché non bisogna dimenticare che un Comune come quello di Policoro, nel 2011 percepiva trasferimenti da parte dello Stato di circa tre milioni di euro mentre oggi è il Comune a trasferire allo Stato un milione di euro.”
“Per questo, ben amministrare con questi numeri diventa un impresa eroica, ma nonostante tutto il Comune riesce a tutelare le fasce più deboli come anziani, disabili e giovani coppie, infatti per essi vi è la possibilità di avere delle agevolazioni sulla Tasi per la prima casa ed è stato previsto un fondo di 30 mila euro da destinare alla Tari per i soggetti meno abbienti.
Non dimentichiamo che il Comune nell’ambito sociale è riuscito a finanziare progetti come “Disabilmentemare” che ha riscontrato successi a livello nazionale per quanto riguarda la valenza sociale dell’iniziativa e allo stesso tempo ha creato opportunità lavorative e per gli operatori del settore e per gli operatori turistici.”

“I bilanci dei Comuni – conclude Leone – sono ridotti all’osso ecco perché pretendiamo che nella programmazione regionale, che rimane uno dei pochi Enti a disporre di ingenti risorse, ci sia chiarezza sull’idea di sviluppo e programmazione e che la stessa venga condivisa sui territori e venga realizzata con criterio facendo attenzione a come vengono destinati i fondi affinché essi possano creare sviluppo e coesione sociale e non clientelismo politico.”

Rocco Leone

Giu 262015
 

Il 29 giugno 2015, a partire dalle ore 10,00, presso l’Archivio di Stato di Potenza, la biblioteca J.&M. Agostine di Palazzo S.G., l’ente morale Camillo d’Errico, il Consiglio regionale di Basilicata e il Gal Sviluppo Vulture hanno organizzato una conferenza stampa per la presentazione del volume delle lettere segrete del Patriota Lucano Vincenzo d’Errico, morto esule a Torino.
Considerato l’alto valore scientifico e storico delle missive, con la quale Vincenzo d’Errico, Consigliere provinciale e deputato per le opere pubbliche, nel 1848 fu eletto al Parlamento napoletano. Fu poi presidente della Società economica di Basilicata, prima di abbracciare la causa della Giovane Italia nel 1832 ed essere processato e condannato per cospirazione.
“Vincenzo d’Errico, fu inoltre autore di svariati ed importanti scritti, si legge nel volume ‘La borghesia tra Ottocento e Novecento in Basilicata’ che dimostravano la perfetta conoscenza della situazione e delle necessità delle popolazioni lucane. Sollecitava l’istituzione di ricoveri per mendici vecchi e storpi e denunciava la mancanza di lavoro stabile nella regione”. Del d’Errico è stato scritto molto, il suo pensiero e la sua azione politica e parlamentare ne hanno fatto un nome degno di rappresentare la Basilicata e non solo, tanto che oggi nel Museo Centrale del Risorgimento nel Vittoriano di Roma, tra i protagonisti del Risorgimento Italiano e tra i cimeli che ne illustrano le tappe, vi è un raffinato cammeo ovale in conchiglia che raffigura Vincenzo d’Errico di profilo. Di lui si può ancora dire che era ammirato per la “profonda sua dottrina nel diritto e per la sua incisiva eloquenza. Fu scrittore forbito ed elegante e qualunque argomento avesse impreso a trattare acquistava sotto la sua penna venustà di forme di dettato” A ben diritto quindi Palazzo San Gervasio, ha l’onore di avere dato i natali ad questi uomini così grandi!
Parteciperanno il Sindaco di Palazzo San Gervasio Michele Mastro, il Presidente del consiglio regionale Piero Lacorazza, il Direttore dell’Archivio di Stato Valeria Verrastro, il Presidente del Gal Sviluppo Vulture Franco Perrillo, il Conservatore della pinacoteca d’Errico Mario Saluzzi e il Direttore della biblioteca J. & M. Agostine Michele Stimola.

GAL SVILUPPO VULTURE ALTO BRADANO

potenza6

Mag 022014
 

Ecco quanto ha dichiarato l’Assessore al Bilancio e Programmazione Economica Dott. Filippo Matellicani.
“Nel corso del Consiglio comunale del 30/04/2014, è stato approvato in Rendiconto dell’esercizio finanziario 2013. Un Rendiconto che, pur collocandosi in un quadro generale di incertezze normative e finanziarie che riguardano già da qualche anno gli enti locali, presenta un processo finanziario caratterizzato da stabilità ed equilibrio dei conti, che non ha penalizzato i servizi erogati ai cittadini ma soprattutto ha consentito un sostanziale rilancio delle opere pubbliche.
Tra i parametri più significativi, troviamo il rispetto del Patto di Stabilità, che oramai costituisce il più rigido vincolo al bilancio comunale; un vincolo che, anno dopo anno diviene sempre più stringente, il cui mancato rispetto esporrebbe l’ente a pesantissime sanzioni finanziarie. Il Patto di Stabilità, nel nostro caso, non ha rallentato né limitato la realizzazione delle opere pubbliche programmate. L’ente ha, infatti, opportunamente e proficuamente fatto ricorso, nel corso del 2013, agli “spazi finanziari” concessi dalla Regione e dal Governo centrale.
Altro importante indicatore del tutto soddisfacente della gestione politica e finanziaria dell’ente è rappresentato dal positivo risultato di amministrazione.
Un risultato che si aggiunge a quelli positivi del 2010, 2011 e 2012, pari a € 934.542,83, in gran parte già vincolato per € 350.597,42 all’effettiva riscossione delle entrate derivanti dalla lotta all’evasione e per € 412.303,77 al finanziamento dei lavori per la ricostruzione post-sisma del centro storico. La parte restante, pari a € 171.641,64 costituisce l’avanzo effettivamente disponibile destinato prioritariamente alla salvaguardia degli equilibri di bilancio ma che potrebbe essere utilizzato nel corso di questo esercizio, come per gli anni passati, anche al finanziamento di altre opere pubbliche.
Una gestione finanziaria politica e tecnica attenta e rigorosa, prudente e positiva anche sotto l’aspetto della gestione di cassa. Come si evince dal Rendiconto approvato nel corso del 2013, così come per il 2010, 2011 e 2012, non si è fatto ricorso ad alcuna anticipazione di cassa da parte del Tesoriere, con notevoli risparmi in termini di interessi passivi.
Risultati finanziari positivi, ancora più soddisfacenti se teniamo in debita considerazione la scelta politica, chiara ed imprescindibile, di non aumentare le tasse e i tributi a carico dei cittadini.
Infatti, sul fronte dell’Entrata il 2013 è stato caratterizzato dal non aumento delle addizionali comunali, delle tariffe per il servizio idrico integrato, con l’Imu sulle seconde case ancorata all’aliquota ordinaria del 7,6 per mille ed abolizione integrale dell’Imu sulle abitazioni principali senza ricorrere alla mini Imu. L’introduzione della Tares in relazione ai buoni risultati della raccolta differenziata, ha comportato delle tariffe con risparmi fino al 30% per le utenze domestiche rispetto alla vecchia Tarsu. Un risultato soddisfacente se consideriamo che i trasferimenti dello Stato si sono ridotti ai minimi storici e nel nostro caso compensati attraverso l’intensificazione dell’attività gestionale tesa alla lotta dell’evasione, con accertamenti straordinari Ici per anni pregressi e l’allargamento della base imponibile per quanto riguarda l’accertamento degli allacci abusivi al servizio idrico fognario.
Sul fronte delle opere pubbliche, l’Amministrazione ha proseguito il proprio programma teso a migliorare le infrastrutture urbane, con investimenti che nel corso del 2013 ammontano a ben € 1.400.000,00. Tra questi si segnalano: interventi per verde pubblico, acquedotto comunale ed impianto di depurazione, loculi cimiteriali, completamento Chiesa frazione Pizinno, sistemazione parete rocciosa centro storico, potenziamento pozzi per uso irriguo, illuminazione pubblica, bitumazione strade montane, consolidamento copertura autoparco, rinnovamento autoparco comunale, attrezzature per parco giochi, per complessivi € 224.428,32; lavori di raccolta acque pluviali e sistemazione fondo stradale in Via Seminara, traversa via F.lli Bandiera, Lungomare Sirimarco, Via Volta, Via Guarasci, Via Padula, Via Pucci ed altri interventi per circa € 143.000,00; Tra le opere finanziate nel corso del 2013 e di prossima cantierizzazione troviamo l’adeguamento e recupero funzionale dell’edificio scolastico di corso Garibaldi al centro storico, per € 452.000,00 e i lavori per il dissesto idrogeologico sempre al centro storico per complessivi € 580.000,00
Dunque dal punto di finanziario ma anche politico-amministrativo il risultato di questo fine periodo 2013 non può che essere soddisfacente, in quanto si è riusciti a trovare un giusto equilibrio tra vincoli finanziari ed attuazione dei programmi, il tutto senza inasprire il carico tributario”.

tortora

Apr 262014
 

Il segretario generale della Filca Cisl Basilicata, Michele La Torre, torna a sollecitare la convocazione dell’osservatorio regionale dell’edilizia e dei lavori pubblici, insediato nel giugno del 2013 con l’obiettivo di monitorare le opere in corso e quelle di futura cantierizzazione. Riunioni che però, stando a quanto denuncia il segretario della Filca, sono state saltuarie e soprattutto hanno registrato importanti defezioni, non ultime quelle di Anas ed Eipli che hanno disertato l’ultimo incontro dell’osservatorio tenutosi nel marzo scorso.

Diverse le opere finite sotto la lente del sindacato edili della Cisl: il completamento dello schema idrico Basento-Bradano (al centro nei mesi scorsi di un duro braccio di ferro con il governo Letta); i lavori di ammodernamento sul raccordo Potenza-Sicignano e sulla Basentana; l’ospedale unico di Lagonegro-Lauria. “Ci sono i soldi, ci sono i progetti, ma i cantieri non partono e quando partono procedono a passo di lumaca”, è l’accusa di La Torre. Il segretario della Filca si appella all’assessore Berlinguer affinché riconvochi in tempi brevi l’osservatorio e, soprattutto, pretenda la presenza di tutti gli interlocutori coinvolti, a partire da Anas ed Eipli che rappresentano le partite più importanti in tema di lavori pubblici, con opere in corso o cantierizzabili per un controvalore economico di svariati milioni di euro.

“La ripresa degli investimenti in opere pubbliche – osserva La Torre – è essenziale per irrobustire la crescita economica; un euro investito in edilizia produce infatti altri tre euro che vanno a vantaggio di tutta l’economia. Negli ultimi anni il moltiplicatore ha funzionato al contrario: meno investimenti in edilizia, meno occupazione, meno ricchezza per tutti. La sfida è invertire la rotta e ricominciare la salita, ma servono impegni chiari soprattutto sui tempi. L’osservatorio regionale nasceva proprio dalla constatazione che nella filiera dei lavori pubblici c’era qualcosa che impediva alle opere di procedere celermente dalla progettazione alla realizzazione, ma l’esito è stato del tutto insoddisfacente”.

potenza6

Mar 042014
 

Si terrà mercoledì 5 marzo, alle ore 16:00, presso la Sala consiliare del Comune di Tortora, l’incontro sul Piano di assestamento dei boschi comunali.
“Il piano di assestamento – ha spiegato l’assessore alla Forestazione del Comune di Tortora, Vincenzo Accardi – è lo strumento più importante per la gestione dei popolamenti boschivi. Esso prevede, infatti, che i beni silvo-pastorali di proprietà dei Comuni e degli Enti pubblici debbono essere utilizzati in conformità di Piani di Assestamento Forestali (P.A.F.)”.
“Come Amministrazione – ha sottolineato Accardi – siamo tenuti, nell’ambito della finalità di interesse generale della comunità, a procedere alla redazione dei Piani di assestamento e di gestione dei boschi di proprietà del Comune. Attraverso il Piano, individueremo i valori d’uso delle risorse forestali, definendo obiettivi a lungo e a breve termine. Tale legge, persegue tra le altre, le finalità di conservazione, miglioramento ed ampliamento del patrimonio boschivo regionale, l’incremento della produzione legnosa, la difesa del suolo e la sistemazione idraulico-forestale, la prevenzione e la difesa dei boschi dagli incendi, la conservazione ed il miglioramento dei pascoli montani”.
“Questa iniziativa – ha concluso l’assessore al Bilancio e alla Programmazione Economica Filippo Matellicani – tra le prime in Calabria, nasce anche con l’intento di recuperare risorse finanziarie aggiuntive per l’Ente. Risorse finanziarie derivanti proprio dall’utilizzo produttivo del patrimonio comunale, senza ricorrere alle consuete ed oramai insostenibili procedure di imposizione tributaria. Infatti, aspetto non secondario, dal PAF dovrebbero derivare introiti per oltre 1 milione di euro, che potranno essere destinati a recuperare i tagli ai trasferimenti dello stato, senza farli gravare ulteriormente sui cittadini, e per la realizzazione di importanti opere pubbliche”.

Comune di Tortora

Feb 272014
 

A distanza di 12 anni da quando la maggioranza politica in Regione Basilicata decise che si sarebbe dovuto realizzare un nuovo Ospedale Unico per Acuti nel nostro territorio, Forza Italia di Lagonegro può solo riscontrare che i lavori non sono ancora iniziati !!!
Questo inaccettabile e ridicolo ritardo, oltre ad essere l’emblema dell’inefficienza amministrativa e dell’incapacità politica dei nostri governanti, è un’offesa intollerabile ai lagonegresi.
Il Sindaco ha annunciato più volte l’avvio imminente dei lavori (!!!) ma, ad oggi, possiamo contare solo su “annunci ingannevoli” e su “insignificanti movimenti” nell’area sulla quale dovrà ergersi l’Ospedale (opere di recinzione, taglio alberi, ecc…).
L’ultimo raggiro, poi, è rappresentato dalla Delibera di Giunta Regionale n.129 del 30 gennaio 2014 con la quale la Giunta Pittella ha sostituito il dimissionario Responsabile unico del procedimento (RUP) con l’Ing. Mario Cerverizzo, in qualità di Dirigente Generale del Dipartimento Infrastrutture e Opere Pubbliche, precisando che “…tale incarico rientra nel regime della onnicomprensività e verrà svolto a titolo gratuito”.
Il buon Pittella, in seguito, dopo soli 19 giorni ha nominato un altro Dirigente Generale al Dipartimento regionale delle Infrastrutture, con la conseguenza che la Deliberazione di giunta sopra richiamata dovrà essere revocata, integrata o rettificata poiché si dubita che l’Ing. Cerverizzo possa svolgere, ora che non è più Dirigente Generale, l’incarico di RUP gratuitamente.
Conclusione?
Altre dannose perdite di tempo e fumo negli occhi per i lagonegresi!!!

Forza Italia, rammaricandosi per non aver eletto un lagonegrese in Consiglio Regionale, chiede alla Giunta Regionale di adoperarsi concretamente, senza ipocrisie e senza ulteriori ritardi “tattici”, affinché l’opera venga cantierizzata e completata in tempi brevi (massimo 4 anni).

lagonegro