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Mar 192018
 

“In Direzione Pd, lunedí scorso, toni morbidi e vellutati. Nella stessa sala, pochi giorni dopo, attacchi all’arma bianca contro Matteo Renzi, nella riunione di Sinistra dem. #Ipocrisie”. Interviene con un tweet, il Senatore Salvatore Margiotta della Direzione nazionale PD, a margine delle cronache della riunione di Sinistra dem, presenti Cuperlo, Orlando, Martina.
“Non mi spaventano nè il confronto nè lo scontro politico”, aggiunge Margiotta. “Desolanti sono invece i riti correntizi, in cui si usano linguaggi e termini ben diversi da quelli ascoltati in direzione. Ipocrisia lunedì, o eccessi inaccettabili oggi? Una cosa è certa: non è questa la via giusta per il PD”, conclude il senatore.

Set 082016
 

Il presidente della Regione Basilicata ha incontrato i giornalisti per presentare e rilanciare il programma di governo
Si è svolta questa mattina nella sala Verrastro della Regione Basilicata, la conferenza stampa indetta dal presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, per illustrare le attività del governo regionale dopo la parentesi estiva e dopo l’intervento operatorio che lo ha interessato.

Un conferenza stampa “atipica”, come l’ha definita lo stesso Pittella, che ha voluto ringraziare il mondo dell’informazione lucano per la discrezione e la professionalità con cui è stata gestita la notizia sul suo stato di salute.

“Ho avuto modo di visitare, il mese scorso, diverse redazioni e scambiare amichevolmente e piacevolmente più di qualche riflessione con voi giornalisti – ha esordito Pittella. Abbiamo animato i primi giorni di agosto e mi sembrava giusto, dopo questa interruzione che mi ha visto anche protagonista di un momento di difficoltà di natura fisica, che io cogliessi la prima occasione utile, al mio ritorno, di incontrare i giornalisti e avere l’occasione per mandare un messaggio ai cittadini lucani. Vorrei rassicurare loro sul mio attuale stato di salute e soprattutto ringraziarli in quanto c’è stata una corsa alla solidarietà e alla vicinanza. Ho avuto la stima, il sostegno e l’affetto di numerose persone, conosciute e non, che mi hanno restituito una dimensione che spesso perdiamo, nella quotidianità del lavoro”, ha detto Pittella.
“Mai come in questa occasione – ha sottolineato il governatore – ho apprezzato lo stile, il segno di professionalità e l’attenzione da parte della stragrande maggioranza della stampa”. “Non sono mancati e non mancheranno momenti di dibattito – ha aggiunto Pittella – ma in quest’occasione è prevalso il rapporto personale, lo stile e anche il rispetto per il momento difficile che ho vissuto”.

Sul secondo tema dell’incontro, il terremoto in Centro Italia, Pittella ha dichiarato: “Ho seguito le vicende in diretta, per come evolvevano, in “differita”, in base alla mia presenza istituzionale. Ho avuto modo di interagire con i Dipartimenti, il sistema nazionale di emergenza e la protezione civile all’interno di un coordinamento nazionale. Concordo e condivido a pieno il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, su Casa Italia – ha detto Pittella. Un messaggio che deve trovare unità e coesione di intenti da parte di tutti anche nella differenziazione politica, con azioni coordinate e una programmazione condivisa. L’esempio del condomino mi trova particolarmente disponibile nell’azione pratica e quotidiana provando a smussare gli angoli e a convergere verso un comune obiettivo – ha detto Pittella. Diventa complicato se in un condominio di 5 piani non tutti sono d’accordo nel voler risolvere i bisogni e le emergenze comuni. Adesso – ha affermato il presidente della Regione Basilicata – è il momento di mettersi dietro un tavolo e provare a costruire qualcosa di concreto e condiviso per i tanti che hanno perso la vita e per chi ha bisogno di trovare, attraverso questo uovo approccio, la forza e la speranza di immaginare il nuovo futuro”.

Sull’immediato futuro Pittella ha dichiarato: “Non mi voglio fermare. Anzi vorrei provare a rilanciare la Basilicata che ha fatto importanti passi in avanti, ma che ha bisogno di farne altri. La figura del presidente, credo, sia indispensabile e per questo continuerò a gettare il cuore oltre l’ostacolo. La salute me lo consente nonostante quello che ho passato e, in questa prima fase, nella giusta gradualità, il lavoro che abbiamo iniziato dovrà andare avanti”.

Pittella ha poi rivolto un ringraziamento particolare e un attestato di stima ai medici lucani intervenuti nella presa in carico della sua acuzia. “Un ringraziamento particolare va al personale dell’ospedale di Lagonegro e a quello del San Carlo, al direttore Maglietta al capo Dipartimento Sisto, allo staff del dott. Del Prete, il cui intervento, svolto in maniera ineccepibile, mi ha consentito di godere di un beneficio immediato. Nel complesso posso dire che la rete delle Emergenze – Urgenze ha funzionato alla perfezione. L’attivazione e il collaudo di tale rete, in tutti i Comuni lucani, sarà uno degli obiettivi principali della riforma del sistema sanitario regionale”.

Pittella, a riguardo, ha poi ribadito che, come già previsto dalla riforma, sarà abilitato l’elisoccorso anche notturno in tutti i Comuni in cui è presente un campo sportivo illuminato. “Venerdì incontreremo i sindaci per fare il punto su questo tema”, ha detto il presidente che ha anche ricordato che saranno acquistati, a breve, 16 nuove ambulanze “veloci” per consentire l’intervento nei 21 minuti di tempo previsto dalla legge.

Sul secondo intervento chirurgico effettuato a Milano, Pittella ha detto: “L’intervento fatto al San Carlo ha evidenziato criticità su un’altra arteria che presentava due substenosi ritenute critiche e che necessitavano di un altro intervento. Dopo una valutazione approfondita, che non ho fatto da solo, relativa a dove era preferibile fare questo secondo, complesso, intervento, è stato deciso di eseguirlo a Milano”. “Il contesto e la pressione psicologica per il ruolo che svolgo, non avrebbe creato le condizioni ottimali per effettuare anche il secondo intervento a Potenza. Appena sono tornato a casa, subito dopo l’operazione, mi sono svegliato alle 6, un po’ per abitudine ma anche per guardare l’alba”.

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Lug 272016
 

Si, per quanto riguarda la sanità e quindi la vita non è mai troppo tardi per prendere posizione e farsi sentire con azioni finalmente incisive e di forza.

Di certo qualcuno potrebbe sostenere, come già avvenuto che “prima avete fatto uscire i buoi e poi chiudete la stalla”, ma sempre meglio dell’indifferenza ed a volte ignavia che per molto tempo ha colpito molti politici ed anche alcuni sindaci.

Ma in tutto questo non possiamo comunque far notare che nonostante la situazione sia letteralmente precipitata, nessuno ad oggi ha sentito il bisogno di un sia pur minimo mea culpa!

Eppure sono tante le responsabilità ad ogni livello e le dannose conseguenze che oggi verifichiamo, tutte causate da chi ha pensato ad altro anziché tutelare la pubblica incolumità ed assicurare una assistenza sanitaria per tutti.

In molti hanno preferito curarsi il proprio orticello, illudendosi che non contestando avrebbero guadagnato posizioni rilevatisi fasulle perdendo anche quel minimo esistente.

Bisognava impedire la chiusura e smantellamento di presidi ospedalieri, bisognava bloccare sul nascere la nomina del Commissario Scura, bisognava in tutti i modi scongiurare l’approvazione del Decreto e della nuova rete ospedaliera, bisognava fermare la riduzione e mortificazione della sanità pubblica a favore di quella privata; si bisognava, ma nulla di tutto ciò è stato fatto ed a nulla sono valse le richieste di dimissioni o di decisive e sinergiche azioni.

Tutte questioni sempre evidenziate e denunciate, ma tante, troppe volte ci è sembrato di gridare nel deserto o alla luna, in solitaria contestazione, mentre chi poteva nulla ha fatto tranne che voltarsi dall’altra parte.

Quando nell’ormai lontano marzo 2014 il Presidente del Consiglio Matteo Renzi venne a Scalea, noi non andammo a riverire ne ad omaggiare ma a gridare con forza la condanna a morte di un intero territorio.

Ma fummo mal guardati, quasi derisi e sommersi da coloro che anziché chiedere giustizia e sanità preferirono prostrarsi.

Ed ecco cosa ci è stato regalato, la desertificazione sanitaria e la conferma che la condanna è reale e concreta.

Un diverso atteggiamento sin da allora ed ulteriori azioni forti e condivise anziché sterili, pretestuose, presuntuose e personalistiche posizioni di qualche rappresentante poco istituzionale, avrebbero evitato alcune tragedie ed il dramma che attualmente si vive sul Tirreno e l’intera Calabria.

Oggi riscontriamo una rinnovata voglia di combattere, una ritrovata unità di intenti di tutti o quasi i sindaci e delle forze politiche, anche se non mancano campane stonate o silenziose che attendono nella convenienza.

Ne siamo contenti ed esprimiamo incondizionato e totale sostegno all’iniziativa del sindaco di Cetraro e plauso per la posizione intrapresa dal consigliere regionale Aieta.

Siamo pronti, come sempre, a fare la nostra parte sull’intero territorio regionale che mai abbiamo abbandonato, continueremo a farlo oltre ogni convenienza politica di parte e senza alcuna faziosità, ma sempre nell’interesse esclusivo della collettività e per assicurare la sanità e la vita.

Non mancheranno probabili ed inevitabili offerte di contentini e richiami che cercheranno di bloccare l’entusiasmo e la forza oggi in campo, noi non molleremo ma continueremo a lottare e ci auguriamo sia così per tutti affinché venga riconosciuto il diritto alla vita da troppo tempo negato.

Raffaele Papa
Coord. IdM Prov di Cosenza

Raffaele-Papa

Giu 212016
 

Un Corpo che è sempre stato vantato da tutti e dallo stesso premier Matteo Renzi come “ una grande conquista e una semplificazione”. Tante alte personalità hanno dichiarato di essere contrari all’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato ai Carabinieri. Una su tutte, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli che, nei giorni scorsi ha dichiarato : “ credo che l’accorpamento del Corpo forestale non sia stata una scelta felice. La rispetto, ma credo che la forza del nostro sistema sia nella diversità che fa sintesi, non nelle acritiche, ragionieristiche operazioni di fusione e che, la diversità delle giubbe non sia un ostacolo. Quando ero giovane anch’io pensavo che fosse economicamente più redditizio fare semplificazioni. Ragionieristicamente è perfetto, ma si perde di vista che dietro che dietro ogni organizzazione, ogni storia, ci sono dei vissuti e dei saperi. Per questo, ha proseguito Gabrielli, l’efficienza non si traduce attraverso una mera semplificazione, bensi attraverso una intelligente sintesi. Nel nostro Paese la pluralità delle forze di polizia non è un elemento di inciampo, una sottrazione di risorse o un appesantimento del sistema, ma semplicemente una risorsa”.
Certo le parole del Capo della Polizia, Franco Gabrielli, non solo sono completamente condivisibili, ma rappresentano bene i concetti che il Corpo Forestale dello Stato ha portato avanti da tempo per impedire questa scellerata operazione di militarizzazione del Corpo Forestale dello Stato.
La legge 121/1981 va difesa e tutelata perché ancora attuale. Tale legge aveva sancito gli equilibri imprescindibili per l’assetto democratico del nostro Paese, tra le forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, che la riforma andrebbe irrimediabilmente a intaccare, creando dei precedenti pericolosi.
Il Corpo Forestale dello Stato è una istituzione essenziale per il nostro Paese e la difesa dei nostri boschi e della natura, nato il 15.10.1822 come “Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi”, in quasi 200 anni di storia ha contribuito alla tutela del patrimonio boschivo, alla preservazione delle aree naturali, all’intervento in caso di incendio, alla vigilanza delle aree protette, al controllo del commercio di specie animali e vegetali protette, al contrasto alle ecomafie, al sostegno alle popolazioni in caso di calamità naturali, alla lotta al bracconaggio e al maltrattamento degli animali, alle attività di Polizia agro-ambientale per fermare chi vuole avvelenare l’agricoltura e i suoi prodotti e la natura, e tanto altro.
La perdita di questo patrimonio voluta dal ministro Marianna Madia è una pessima scelta. Senza una forza “specialistica”, in un momento di crisi ambientale molto forte,( dissesto idrogeologico, alluvioni, ecomafie di ogni tipo), priverebbe l’Italia dell’unica forza di difesa dell’ambiente che, al contrario andrebbe rinforzata con uomini e mezzi idonei.
Non è concepibile, a mio avviso, per qualche milione di euro forse risparmiati, disperdere una ricchezza come il Corpo Forestale dello Stato.
L’attività di difesa dell’ambiente, già debole, ne uscirà indebolito e impoverirà tantissimo, in un momento in cui vi è, al contrario, vi è tanta necessità di rinforzarla.

Mario Di Dio – coportavoce Verdi Basilicata

Corpo-Forestale-dello-Stato

Mag 122015
 

No alla manovra bancomat sulla sanità italiana e lucana voluta dal governo di Matteo Renzi, suggerita dalla Troika europea, con l’avallo del ministro Beatrice Lorenzis (Ncd) e del presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino (Pd).

I portavoce lucani del Movimento 5 Stelle, la deputata Mirella Liuzzi e il senatore Vito Petrocelli, inviano un appello al presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, affinché non firmi l’intesa col governo sui tagli alla sanità.

«Le chiediamo – scrivono i due parlamentari – di non apporre la sua firma alla prossima intesa Stato-Regioni, che determinerà un nuovo, ulteriore, taglio al Fondo Sanitario Nazionale».

Nelle intenzioni di Liuzzi e Petrocelli e di tutti gli altri parlamentari del M5S, che replicheranno l’appello ai governatori delle rispettive regioni di provenienza, è di evitare che, per disciplina di partito e per connivenze clientelari, i governatori accettino il piano di tagli di 2,3 miliardi di euro previsti dal governo “abusivo” di Matteo Renzi.

Dopo esternalizzazioni varie, chiusure di reparti e di ospedali interi, aumenti di ticket e tempi di attesa lunghissimi, arriva ora, scrivono i due portavoce del M5S, questo non sostenibile «nuovo, feroce, attacco nei confronti della nostra sanità frutto di una gestione economicistica del Paese e del suo welfare, imposta all’Italia direttamente dalla Troika. Una gestione che nulla di buono ha portato ai Paesi che si sono piegati ai diktat dell’Europa. Per fare il bene dei nostri cittadini e dell’Italia l’unica strada percorribile è quella di opporsi a queste politiche».

Nella lettera si ricorda che «La sanità rappresenta quasi il 14% della spesa pubblica totale del nostro Paese (110 miliardi su 800), ma contribuisce ai tagli previsti nel Def in misura del 35% (2,6 miliardi su 7,5). Il Def prevede una riduzione della spesa pubblica dello 0,9% (7,5 miliardi su 800) ma, in proporzione, quella del SSN viene tagliata quasi del triplo: il 2,4% (2,6 miliardi su 110)». Sono cifre che dimostrano a quale rischio incostituzionale, oltre che di diritti negati ai ceti più deboli, ci porterebbe questo ulteriore taglio alla sanità.

Per evitare che Pittella aderisca per disciplina di partito alla manovra, condizionato com’è dal peso della sua sanità (1 miliardo e 100 milioni di euro l’anno), dalle sue difficoltà di bilancio e dal dimezzato gettito delle royalties del petrolio, Liuzzi e Petrocelli hanno ricordato al nostro governatore l’art 32 della Costituzione italiana che tutela il diritto alla salute e lo hanno invitato, insieme ai presidenti di tutte le regioni d’Italia, ad avere loro stessi iniziative di risanamento e di ripristino di diritti, spostando la scure dei tagli dalla sanità ai costi:

dei consigli regionali (più di 1 miliardo l’anno);

delle auto blu e grigie che dall’ultimo censimento della Formez risulta essere di 17.299 a carico delle sole asl, su un totale di 53.422 (circa 300 milioni);

delle 7.726 partecipate locali, 3 mila delle quali hanno solo 6 dipendenti, mentre il numero dei componenti i Consigli di amministrazione è sempre molto più numeroso (circa 3 miliardi l’anno il possibile risparmio).

Liuzzi e Petrocelli a seguito di questa iniziativa, hanno poi dichiarato che «è tempo di smantellare gli eccessivi costi della gestione clientelare dei partiti, che assorbe circa la metà dell’economia nazionale e regionale, togliendola al corretto funzionamento dello Stato/Paese, cui la politica vera e sana dovrebbe condurci».
movimento5stelle

Ott 222014
 

“Un tavolo urgente di confronto sulle ricadute dei tagli della Legge di stabilità per tutto il sistema degli Enti locali. Questo – annuncia il Vice Presidente dell’Upi di Basilicata, Nicola Valluzzi – quanto deciso in una riunione straordinaria della Presidenza Upi, a seguito dell’annuncio di un taglio di 1 miliardo alle Province previsto dalla Legge di stabilità.
Il taglio si aggiunge a quello già stabilito dalle precedenti manovre portando in tutto a 1 miliardo e 500 milioni la riduzione dei bilanci delle Province”.

“A partire dal 1 gennaio 2015 molte delle funzioni attualmente esercitate dalle Province – dichiara ancora il vice Presidente regionale dell’Upi Nicola Valluzzi – saranno spostate su Città metropolitane, Comuni e Regioni. Il taglio da 1,5 miliardi ricadrà direttamente sui bilanci dell’intero sistema degli enti locali. Il rischio è di un collasso complessivo del sistema, con immediate ricadute sui cittadini cui non sarà più possibile assicurare i servizi essenziali.

Significa non riuscire ad assicura la minima tenuta della sicurezza nei 130 mila chilometri di strade provinciali, di non potere garantire la gestione e manutenzione delle scuole, le opere contro il dissesto idrogeologico, il trasporto pubblico locale.

Il dissesto delle Province, che con questo taglio è certo, impatterà direttamente sui conti dello Stato. Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di aprire subito un tavolo per avviare un confronto serio con le Province e con i rappresentanti delle istituzioni che governano i territori. Il 29 ottobre prossimo – ha concluso Valluzzi – si terrà una Assemblea di tutti i Presidenti di Provincia per definire insieme le prossime iniziative da intraprendere”.

Provincia-di-Potenza

Set 102014
 

“Il Premier non pensi ai voti, tanti o pochi, che potrebbe perdere in Basilicata ma tratti con rispetto quei tanti suoi connazionali che da anni subiscono solo i disagi di una pesante attività industriale che notoriamente è un’attività a forte intensità di capitali ed a basso impatto occupazionale”.
E’ commento di Legambiente Basilicata sulle ultime dichiarazioni del Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi in tema di estrazioni petrolifere in Basilicata. L’associazione continua a rimanere contraria a nuove ipotesi di estrazioni di idrocarburi anche di fronte a promesse mirabolanti su aumenti delle royalties e nuovi miracoli economici per la Basilicata perchè il nostro no al petrolio non è solo una fissa, come sostiene il presidente Renzi, ma la condizione necessaria per avviare anche nel nostro Paese una rivoluzione energetica, garantendo uno sviluppo futuro, anche sul piano economico, sicuramente molto più sostenibile e duraturo. Renzi faccia partire una grande operazione verità e ci spieghi come mai di fronte a questa nostra “grande fortuna” petrolifera/economica i dati macro e microeconomici, in tutta la regione ed in particolare in Val d’Agri, e tutti gli indicatori demografici ci restituiscono una fotografia di una Basilicata che non ha tratto alcun benefico economico e sociale dall’avventura petrolifera.
È notizia di oggi che il bollettino dell’organizzazione meteorologica mondiale (Agenzia dell’Onu) fornisce gli ultimi dati sull’emergenza climatica misurando una concentrazione di C02 di quasi 400 parti per milione, a dimostrazione che la crisi climatica subisce una brusca accelerazione, cui l’Europa e dunque anche l’Italia dovrà porre rimedio in tempi brevi, intensificando l’utilizzo delle energie rinnovabili e migliorando sensibilmente l’efficienza energetica.
In Italia però, in maniera assurda ed anacronistica, si risponde con il tentativo di incrementare le estrazioni di idrocarburi per rispondere solo agli interessi delle lobby petrolifere.
Il Premier Renzi continua invece ad insistere e a fare immaginare un futuro radioso e petrolifero per la Basilicata, calpestando la costituzione, ed anticipando in maniera fraudolenta gli effetti della modifica del titolo V° della Costituzione, utilizzando lo Sblocca Italia come cavallo di Troia.
Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese.
Investire oggi in efficienza energetica e fonti rinnovabili porterebbe nei prossimi anni i nuovi occupati a 250 mila unità, molto ma molto di più, dei nuovi addetti diretti ed indiretti dell’industria petrolifera italiana.
Altro che petrolio, se veramente vuole rompere con il passato e giocare un ruolo strategico nel dibattito energetico internazionale, deve portare ben altri dati e ben altri progetti nel dibattito pubblico.
Sui tavoli europei se vuole fare colpo parli di rinnovabili ed efficienza energetica e non si affanni a spiegare che in Italia riusciremo con una operazione magica a produrre in più lo 0,5 % del petrolio consumato nella UE in un anno.

legambiente

Ago 312014
 

Ecco quanto ha dichiarato l’europarlamentare pentastellato Piernicola Pedicini circa i provvedimenti contenuti nello Sblocca Italia. “Le carriere degli esponenti del Pd lucano che coprono ruoli nazionali ed internazionali sono la contropartita per il decreto Sblocca Italia che devasterà la regionecon il raddoppio dei pozzi petroliferi, i rifiuti e lo spopolamento.E’ inutile girare intorno, coloro che hanno svenduto e stanno svendendo la Basilicata al governo Renzi, alle multinazionali del petrolio e alle lobby dei rifiuti hanno un nome e cognome. Sono tutti esponenti del Pd lucano che, come contropartita, stanno ottenendo posizioni di potere e di carriera che sono sotto gli occhi di tutti. L’intera operazione sta avvenendo sulla pelle dell’intera Basilicata e di tutti i lucani.

Non siamo noi a dirlo, per spirito polemico e catastrofistico, parlano i dati: tutti gli indicatori ufficiali testimoniano che la Basilicata sta sprofondando verso livelli economici, sociali e di povertà pari ai paesi del Terzo mondo. Ma non è finita, la questione più drammatica è che in tutto questo le estrazioni petrolifere e lo smaltimento scorretto dei rifiuti stanno producendo danni terrificanti sul piano ambientale e sulla tutela della salute pubblica. Anche in questo caso i dati evidenziano che nella nostra regione stanno aumentando fortemente le patologie tumorali dovute principalmente all’inquinamento delle falde acquifere e dell’atmosfera.

Davanti a questo drammatico scenario è arrivato il decreto Sblocca Italia di Renzi che vuole raddoppiare le estrazioni di petrolio in Basilicata scavalcando la Regione e acquisendo tutti i poteri decisionali nelle mani del governo nazionale.

E’ inaccettabile che il governatore Pittella faccia il pianto del coccodrillo e faccia finta di minacciare Renzi. E’ inammissibile continuare a sopportare l’ambiguità e il doppio gioco del presidente della Regione e del Pd lucano. Il presidente del Consiglio è del loro stesso partito. Marcello Pittella si rivolgesse a Bubbico e De Filippo, a suo fratello Gianni, a Roberto Speranza, sono tutti personaggi di primissimo piano nazionale che se vogliono tutelare la Basilicata hanno la forza e la possibilità per farlo. Se non lo fanno, o sono d’accordo con Roma, o sono ricattabili perché hanno condiviso dei ricchi patti di interesse per ottenere gli incarichi nazionali e internazionali che coprono e gli fa comodo stare zitti e far finta di niente.

Noi del M5S riteniamo che mai come ora i lucani devono aprire gli occhi e devono interrogarsi su come sia possibile che alle scorse elezioni europee abbiano dato 102mila voti (42% dei votanti) a Matteo Renzi e al Pd. Come si può essere così masochisti. Perché accade tutto questo?

Anche i bambini capiscono che il Pd di Bubbico e De Filippo e tutti i vecchi partiti lucani hanno svenduto la Basilicata e la vogliono far morire. L’agricoltura non esiste più, il turismo ha dei livelli bassissimi, l’acqua è a rischio, gli abitanti diminuiscono, non c’è un progetto di sviluppo strategico e una visione lungimirante del futuro. Tutto ruota intorno al petrolio, ai rifiuti e all’energia.

In segrete stanze è stato deciso cosa dovrà diventare la Basilicata: una terra destinata a scomparire dove vivranno prevalentemente anziani e i territori saranno devastati da pozzi petroliferi, impianti di smaltimento di rifiuti, centrali elettriche più o meno sicure.

Il M5S alle scorse elezioni regionali ha presentato un programma molto preciso in cui indica cosa andrebbe fatto per dare una prospettiva alla Basilicata senza petrolio e senza rifiuti pericolosi, oltre a questo il M5S ha anche precise proposte nazionali per far allontanare l’Italia dall’uso delle fonti fossili e rispettare i vincoli dell’Unione europea al 2020 e al 2030 sulla riduzione dell’emissioni, sul risparmio energetico e sulla produzione delle energie rinnovabili per rilanciare la creazione di lavoro e occupazione. Invitiamo i cittadini a visitare i nostri siti (www.basilicata5stelle.it – www.beppegrillo.it/movimento/programma/) per leggere le nostre proposte e capire che le alternative ci sono, basta volerlo.

Il Pd, Renzi e i suoi compagni di merenda locali non vogliono farlo perché hanno altri scopi e interessi e usano i cittadini solo come sudditi e portatori di voti, il M5S, invece, è fatto di cittadini che non vogliono accettare tutto questo e si batteranno in tutti modi e in tutte le sedi per modificare l’attuale situazione”.

movimento5stelle

Set 022013
 

“Sono d’accordo con Franceschini, una pluralità di leadership non può essere vista come un limite ma come una grande possibilità da sfruttare, nell’interesse del partito e del Paese.” Così Salvatore Margiotta, Componente Direzione nazionale PD e Vicepresidente Commissione Vigilanza Rai, commenta le parole espresse dal ministro Dario Franceschini alla festa di Genova sulla possibile ascesa di Matteo Renzi alla candidatura del Pd, che non escluderebbe automaticamente dalla scena Enrico Letta. “Se è ora di mettere in campo la nostra squadra migliore – continua Margiotta in un comunicato stampa – è anche ora di dimostrare che i migliori non gareggiano più ma si sostengono a vicenda, in vista di un obiettivo comune. Credo che Dario abbia sottolineato la prima necessità di questo Paese”, conclude il senatore Pd.

margiotta