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gen 132016
 

Gli episodi di domenica scorsa, allo stadio Viviani di Potenza, riportano per l’ennesima volta il calcio tra le colonne della cronaca piuttosto che dello sport.
Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie da tempo e su tutto il territorio nazionale guarda con attenzione al mondo dello sport, consapevole che come altri mondi è ricco di valori ma anche di malaffare e mafia. Il calcio è troppo spesso frequentato da personaggi che pur indossando casacche diverse, sono accumunati da un unico principio: sentirsi padroni del “pallone”, usarlo per i propri interessi, economici, politici o di immagine. Tanti gli esempi di dirigenti, presidenti, manager, allenatori, calciatori, tifosi che sfruttano il gioco del calcio per motivi più o meno loschi, senza disdegnare rapporti con la criminalità organizzata.

Chi ha aggredito la squadra del Potenza domenica sera?

Se sono stati i “tifosi”, ci si chiede perché si è arrivati ad usare una tale violenza di gruppo colpendo a sorpresa e dopo aver pianificato l’azione. La cronaca ci racconta di circa trenta persone che aspettano, all’ingresso dello stadio Viviani, il pullman della squadra del Potenza di ritorno dalla sconfitta nella trasferta di Manfredonia. Appena si aprono le porte del pullman entrano e cominciano a malmenare i giocatori e gli altri ospiti, senza risparmiare neanche il portiere di riserva di soli 16 anni, alla sua prima uscita con la squadra maggiore. In una dichiarazione rilasciata dall’allenatore del Potenza Salvatore Marra alla Gazzetta del Mezzogiorno, riportata tra virgolette, lo stesso Marra parla chiaramente di spranghe, bastoni e tira pugni e di persone che hanno urlato di tutto: che i giocatori dovevano sudarsi la maglia e che se avessero perso la prossima gara con il Picerno sarebbero stati guai seri per tutti (peggio di un pestaggio ci sono le lesioni permanenti o l’omicidio).

Se sono stati delinquenti organizzati prevenienti dall’esterno o elementi locali con il supporto di persone estranee alla città, ci si chiede quale possa essere il motivo dell’agguato. In questo caso le ipotesi potrebbero essere di carattere extracalcistico, legate ad interessi economici, al mondo delle scommesse o a ricatti verso la società sportiva Potenza Calcio.

Comunque sia, la descrizione della scena del reato e il fatto di aver picchiato selvaggiamente e indiscriminatamente, ci induce a collocare l’azione nell’alveo della punizione di stampo squadrista o dell’avvertimento di stampo mafioso, in ogni caso grave e intollerabile.

Noi speriamo che le indagini vadano fino in fondo sia rispetto ai colpevoli sia rispetto alle ragioni che stanno dietro a questo grave episodio di violenza.

La città di Potenza dovrà interrogarsi e trovare la capacità e la forza di fermare coloro che vogliono farla da padroni, che siano violenti, corrotti, mafiosi, di provenienza locale o “esterna”.

Per ridare dignità allo sport, e al calcio in particolare, non bisogna chiudere gli occhi e tacere. Chi sa qualcosa parli, chi ha subito una violenza ingiusta denunci. In una piccola città come Potenza ci si conosce, i giocatori aggrediti hanno visto, se hanno riconosciuto qualcuno o hanno qualcosa da dichiarare, per il bene della città e dei tanti cittadini che amano lo sport e vogliono legalità, non abbiano paura e riferiscano ciò che hanno visto e quant’altro possa servire alle forze dell’ordine per le indagini. Chi sa parli.

Libera non dimentica che il calcio a Potenza ha vissuto momenti poco dignitosi, era il 3 marzo 2011 quando su LaGazzettadelloSport.it, a firma degli inviati Francesco Ceniti e Maurizio Galdi, potevamo leggere: “… una squadra di calcio utilizzata per raggiungere gli scopi attraverso partite vendute e comprate con ogni mezzo, comprese minacce e aggressioni. Tutto questo è stato il Sistema Potenza: due anni di scorribande (dal 2007 al 2009), dove i valori del gioco più amato al mondo sono stati cancellati, calpestati e violentati…”.

Proprio per questo non può non preoccuparci quello che continua a ruotare attorno al mondo del calcio: troppo denaro, riciclaggio di denaro sporco, scommesse legali e non, corruzione, violenza e non raramente mafia.

Per aiutare le forze dell’ordine e la magistratura a fare piena luce sull’accaduto, non sottovalutiamo l’episodio, considerandolo semplicemente un’azione di esuberanza giovanile, guardiamoci attorno a trecentosessanta gradi con attenzione e costruiamo ovunque presidi di legalità.

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ott 272015
 

Almeno una ventina di gruppi criminali tra gli anni Settanta e gli anni Novanta riconosciuti come associazioni mafiose, con tanto di sentenze; e poco conta se non erano composti solo da lucani ma anche da calabresi e pugliesi: si muovevano in Basilicata e hanno fatto razzia in Basilicata.
Un’associazione criminale di stampo mafioso completamente autoctona denominata Basilischi nata a metà degli anni Novanta e stroncata in tempo da magistratura e forze dell’ordine, ma non così in tempo da evitargli due gradi di condanna per 416bis.
Almeno una sessantina i morti ammazzati negli ultimi cinquant’anni in regolamenti di conti e guerre fra clan, di cui quasi una trentina negli ultimi venti anni; ai quali aggiungiamo sei persone scomparse nel nulla e mai più ritrovate e almeno altri dieci morti ammazzati ma dei quali mai nessuno ci ha detto perché, e chi è stato.
Sono i numeri dell’altra Basilicata e della parte più oscura di questa nostra meravigliosa regione.
Se li confrontiamo al sangue e alle storie raccontate nel film “Il padrino” forse ha ragione Francis Coppola ad affermare che dalle nostre parti non c’è mafia – e comunque non c’è quella mafia –, tuttavia ci permettiamo di dire che il sangue di 60 persone in cinquant’anni è rosso quanto quello di 60 persone in un giorno, e che nelle aule di Tribunale il 416bis sentenziato in Sicilia ha la stessa valenza di quello decretato in un tribunale lucano. Senza trascurare quelle dinamiche chiaramente mafiose che ritroviamo in non poche storie di persone scomparse o uccise senza un perché.
Ma non è sui numeri che ci soffermiamo, quanto su quello che qualche anno fa leggevamo in una Relazione del Ministero dell’Interno: “la criminalità lucana denominata basilischi ha mostrato il volto di una mafia violenta, radicata nel territorio, capace di fare proseliti e costruire consenso. È collusa con il potere politico e protesa verso i centri massonici occulti pronta a spartirsi i ricchi affari che nascono dai finanziamenti comunitari e pubblici”.
Siamo certi che il celebre e prestigioso regista sia d’accordo con noi nell’affermare che la mafia con la quale oggi in Italia abbiamo a che fare si è abbastanza evoluta rispetto a quella che raccontava magistralmente ne “Il padrino”, e che anche in Basilicata il metro di misura che ne certifica la presenza così come sancito dal 416 bis non è tanto l’esistenza della povertà – che però ci permettiamo di ricordare vale per molti in Basilicata ma non per chi gode di quei “finanziamenti comunitari e pubblici” – ma “la forza di intimidazione”, “la condizione di assoggettamento” e “l’omertà”: tre requisiti che purtroppo fanno sempre più parte della vita sociale, economica, culturale e politica della nostra terra.
Se poi a questo aggiungiamo l’inquietante silenzio calato su questi argomenti negli ultimi anni e l’annunciato devastante scippo della Corte d’Appello di Potenza con tutto quello che ne consegue sul versante delle investigazioni in tema di criminalità organizzata, allora ci permettiamo di chiedere al signor Coppola di essere preoccupato con noi non solo perché in Basilicata, così come ultimamente ci ha ricordato la Direzione investigativa antimafia, “le nuove leve, rappresentate dai figli dei boss e dei principali affiliati, ora detenuti occupano oggi la scena criminale”, ma soprattutto per una mafia che anche dalle nostri parti temiamo stia diventando sistema.

don Marcello Cozzi

don marcello cozzi1

ago 292015
 

“L’ennesimo infortunio mortale sul cantiere della Salerno-Reggio è più di un campanello d’allarme sulla gestione della sicurezza nella più grande opera pubblica del Mezzogiorno”. Lo ha detto il segretario generale della Filca Cisl Basilicata, Michele La Torre, che ha espresso solidarietà alla famiglia di Faid Haireche, l’operaio residente a Sant’Angelo Le Fratte, morto in un cantiere della A3 nei pressi di Mormanno durante il montaggio di una trave metallica. “La lista degli infortuni sul lavoro, molti dei quali mortali, sui cantieri della A3 – evidenzia il sindacalista – si sta pericolosamente allungando, segno che qualcosa non va come dovrebbe nelle procedure di sicurezza e che occorre fare il punto per capire quali correttivi apportare in funzione dei contesti e delle tecnologie adottate. Fermo restando che spetta alla magistratura l’accertamento puntuale delle circostanze di questo incidente – continua La Torre – come sindacato sentiamo il dovere di richiamare istituzioni, Anas e aziende impegnate nei lavori di ammodernamento di questa importante infrastruttura ad un maggiore impegno sul fronte della sicurezza dei lavoratori affinché venga messa la parola fine a questa lunga e tragica contabilità”.

lavori autostradali

lug 132015
 

Nonostante la condanna della Corte dei Conti per danno erariale comminata al dirigente del 118 Basilicata Soccorso, Libero Mileti, nonostante il nostro appello affinchè il Direttore Generale dell’ASP, Giovanni Battista Bochicchio, si attivasse per rimuovere il primo dalla direzione di un dipartimento così importante, tutto tace o quasi tutto.

Chi non tace è il MoVimento 5 Stelle che stante l’assordante silenzio del Direttore dell’ASP estende l’invito al Governatore della Regione a dire la sua sull’incresciosa questione, sperando che lo stesso non sia troppo occupato dai preparativi della manifestazione indetta a Policoro contro le trivelle

A un medico come lui dovrebbe stare a cuore ogni questione, qualunque essa sia, anche se inerente il più piccolo comparto della sanità.

E il 118 non è di certo qualcosa di piccolo, tutt’altro. Il 118 consiste in un complesso sistema di rete regionale dell’emergenza urgenza i cui operatori garantiscono il primo intervento sanitario: in pratica salvano vite.

Caro Presidente, si sentirebbe tranquillo se questo delicato quanto importantissimo servizio di integrazione funzionale tra il sistema di allarme sanitario, di soccorso sul territorio e di ospedali, fatto di elicotteri, autoambulanze, macchinari, strutture etc etc. dal valore complessivo di milioni e milioni di euro, fosse gestito da un medico che nulla ha a che fare con le emergenze, condannato dalla Magistratura Contabile, con un contratto che presenta forti dubbi di legittimità (oggetto di diverse nostre interrogazioni M5S) periodicamente al centro di continui scandali mediatici, il cui contratto presenta forti dubbi di legittimità? Secondo noi no.

Per questo, non rimanga anche lei in tale assordante silenzio, glielo chiede un suo concittadino che rappresenta migliaia di altri concittadini, le ricordo che lei è il Presidente di tutti.

Se dovessero di nuovo accadere episodi gravi come quello culminato con una sentenza di condanna della Corte dei Conti per danno erariale, di chi sarà la responsabilità politica per non essere intervenuto al momento opportuno ?

Ai posteri l’ardua sentenza.

leggeri

mag 122015
 

Sappe, “Bene sottoscrizione a roma protocollo intesa ministero Giustizia, regione Basilicata a e Anci per potenziare misure alternative”
“Va indubbiamente nella giusta direzione l’intesa sottoscritta oggi a Roma da Ministero della Giustizia, Regione Basilicata e ANCI che consente l’attivazione di percorsi terapeutici adeguati per i detenuti tossicodipendenti, favorendo nel contempo la predisposizione di attività finalizzate al reinserimento sociale. Da tempo il SAPPE sostiene che vi è la necessità di riformare il sistema di giustizia criminale proprio nei confronti delle persone tossicodipendenti (e cioè affetti da una vera e propria malattia quale è la dipendenza da sostanze stupefacenti) che abbiamo commesso reati in relazione al loro stato di malattia. Questo per evitare la carcerazione attraverso interventi alternativi, da attivare già durante la fase del processo per direttissima, di cura e riabilitazione “controllate e gestite” in regime extracarcerario con l’ausilio dei servizi pubblici e delle comunità terapeutiche.”
Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, il Protocollo d’Intesa sottoscritto a Roma dal Ministro della Giustizia Orlando con i vertici della Regione Basilicata e dell’ANCI per potenziare l’accesso alle misure alternative alla detenzione per i detenuti con problemi legati alla tossicodipendenza.
Il Segretario Regionale SAPPE della Basilicata Saverio Brienza evidenzia che “gli ultimi dati in possesso del SAPPE indicano che la percentuale media dei tossicodipendenti tra i detenuti della Lucania è pari al 20%, ossia 90 ristretti, percentuale che si diversifica per ogni sede: a Matera raggiunge il 28% – 25 soggetti – e a Potenza il 25% – 42 – mentre a Melfi, con 22 detenuti interessati, scende all’11%” .
Capece sottolinea infine che “se si rimuovessero gli ”sbarramenti” che impediscono l’accesso alle misure alternative al carcere e si incentivassero gli interventi per il reinserimento sociale; se si introducesse l’obbligo del lavoro dei detenuti, anche in progetti di recupero ambientale del territorio lucano; se si procedesse a ”bonificare” l’ordinamento penitenziario dagli automatismi preclusivi e si desse maggiore margine di manovra alla magistratura di sorveglianza, le presenze stabili di detenuti all’interno delle carceri potrebbero scendere di ulteriormente, con un consistente aumento delle misure alternative alla detenzione in oltre 10mila casi in un anno. Potenziando anche l’espulsione per gli stranieri detenuti in Italia che devono scontare meno di tre anni di carcere. Queste sono le vere riforme strutturali sull’esecuzione della pena che servono: lavoro in carcere per i detenuti, espulsioni degli stranieri, detenzione in comunità e percorsi alternativi per i tossicodipendenti e alcooldipendenti che hanno commesso reato in relazione al loro stato di dipendenza.”

carcere

apr 232015
 

Ecco la dichiarazioen del Vescovo Nolè in seguito al fermo giudiziario di un sacerdote della diocesi. “Profondamente sorpreso e addolorato dalla notizia del fermo giudiziario di don Antonio Calderaro, accusato dell’ignobile e umiliante reato di abuso su minore, il primo pensiero di richiesta di perdono e di sostegno morale e spirituale va alla’ vittima e alla sua famiglia, riservandomi di incontrala al più presto per una vicinanza più concreta e solidale.
Mentre auspico e prego il Signore perché don Antonio possa dimostrare presto e in modo completo la sua estraneità alle accuse rivoltegli, affermo la mia piena fiducia e collaborazione con la Magistratura perché possa fare chiarezza sulla vicenda in maniera completa e rapida.
Invito i Cristiani della Diocesi a pregare per la vittima e la sua famiglia, per don Antonio Calderaro e per tutti noi Sacerdoti, perché il Signore ci mantenga fedeli alla nostra vocazione di servire Lui e i fratelli in comunione tra di noi e con una vita coerente
al Vangelo. Dico anche la mia vicinanza orante e paterna alla Comunità di San
Costantino di Rivello, anch’essa duramente provata.
A partire da oggi (21 aprile 2015), don Antonio Calderaro viene sospeso a divinis, con Decreto
Vescovile ed esonerato dalle funzioni e da ogni attività sacerdotale e, al con tempo , viene conferito incarico al legale della Diocesi, Avv. Nicola Gulfo del Foro di Matera, per
l’esperimento di ogni azione a tutela dell’immagine della Diocesi medesima.
Nelle prossime ore informerò personalmente le competenti Autorità Ecclesiastiche
e la Congregazione della Dottrina della Fede”.

croce

dic 182014
 

Vertenza La Ronda. I segretari generali di Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil – Aurora Blanca, Pasquale Paolino e Rocco Della Luna – si dicono preoccupati per la “perdurante situazione di incertezza che crea sempre più tensioni tra i lavoratori” e chiedono un nuovo incontro in prefettura alla presenza della società. In una comunicazione inviata ieri ai sindacati l’istituto di vigilanza ha dichiarato che “sta elaborando e valutando soluzioni agli altri problemi che interessano i lavoratori”. Per i sindacati è perciò “improcrastinabile la convocazione di un incontro tra le parti” per garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali, anche alla luce dei tempi non brevi che si annunciano per le verifiche nel caveau sequestrato dalla magistratura.

potenza6

mag 292014
 

Con un’attività finalizzata alla tutela della spesa pubblica, condotta dalla Compagnia di Lauria e dalla Brigata di Maratea, è stato aperto un nuovo fronte nel contrasto agli sprechi nell’impiego di risorse pubbliche, perpetrati nell’ambito della pubblica amministrazione nel territorio della provincia di Potenza.
Gli accertamenti in argomento hanno riguardato atti e documentazione relativi a spese sostenute da dieci comuni dell’area lagonegrese e del Pollino, connesse agli eventi sismici verificatisi nel 1998. Le Fiamme Gialle hanno inoltrato alla Procura regionale della Corte dei conti una “notitia damni” all’Erario per un milione di euro circa, individuando, altresì, responsabilità patrimoniali in capo a 68 soggetti tra amministratori, dirigenti e funzionari di 10 Comuni insistenti nella predetta area.
In particolare, le indagini hanno preso spunto da un precedente riguardante il solo Comune di Lauria, per gli anni antecedenti il 2009, costituito da una pronuncia della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti della Basilicata che aveva ritenuto ingiustificato il compenso corrisposto ad alcuni tecnici esterni per trattazioni riguardanti la ricostruzione, il cui apporto si era limitato a poche pratiche annue.
Dal monitoraggio e dall’acquisizione documentale, effettuati per il periodo compreso tra gennaio 2009 e gennaio 2014, e il è emerso che anche altri Comuni colpiti dal predetto sisma selezionarono decine di professionisti (ingegneri, architetti e geometri), ad integrazione del personale già disponibile
presso i propri Uffici o Settori Tecnici.
In dettaglio, è stato necessario acquisire:
- delibere o determinazioni di affidamento;
- elenco dei consulenti, comprensivo delle retribuzioni complessive, distinte
per anno, con l’indicazione della data di pagamento (elenco riepilogativo dei mandati di pagamento);
- numero di pratiche ultimate da ciascun consulente, distinte per anno;
- le piante organiche degli Uffici Tecnici (dirigenti, responsabili, funzionari,
dipendenti).
In merito, la normativa regionale che disciplina il finanziamento delle somme da destinare a qualificati professionisti, quali consulenti esterni a supporto delle attività amministrative, è la Legge Regionale 23 marzo 2006 nr. 4. (B.U. Regione Basilicata nr. 18 del 27 marzo 2006). In forza di tale legge, i Comuni interessati hanno emanato, nel corso del tempo, una serie di delibere di giunta e del consiglio comunale, Determinazioni e Convenzioni.
L’accertamento da parte dei finanzieri di Lauria e Maratea è consistito proprio
nel determinare l’effettivo apporto fornito dai professionisti incaricati di collaborare con i Comuni, a fronte del consistente esborso economico sostenuto dalla Regione. Sono stati analizzati i documenti ed i mandati di pagamento degli Enti locali beneficiari delle provvidenze regionali assegnate a
seguito del sisma del 1998, individuando situazioni altamente anomale in 10 Comuni.
Sulla scorta delle delibere, determinazioni e convenzioni acquisite, è stato possibile ricostruire la spesa sostenuta per le prestazioni fornite dai professionisti esterni, raffrontata alla consistenza delle piante organiche dei vari Uffici Tecnici ed alla scarsa produttività posta in essere: è emerso, in sostanza, che ciascun tecnico “esterno”, in media, negli anni compresi tra il 2009 ed il 2013, ha definito poco più di una pratica all’anno.
Allo stesso tempo, è stato appurato come alcuni Comuni, maggiormente virtuosi, abbiano evitato di far ricorso ai finanziamenti regionali per il sisma, curando le relative pratiche (sopralluoghi, stati di avanzamento lavori, emissione Buoni Contributi, liquidazioni contabilità finali) utilizzando le risorse disponibili, senza gravare ulteriormente sulla spesa pubblica.
Isolato il caso di un piccolo Comune dell’area sinnica che si è avvalso di un tecnico esterno, impiegato e retribuito per soli 5 mesi, in grado di smaltire il medesimo numero di pratiche che suoi colleghi, incaricati in altri comuni, hanno evaso in svariati anni.
Di contro, un altro piccolo Comune della zona non ha esitato ad utilizzare circa euro 25.000, a beneficio di un tecnico convenzionato che non ha evaso alcuna pratica.
A conclusione delle indagini, sono stati segnalati alla Magistratura Contabile, in qualità di firmatari delle determinazioni di affidamento, poste in essere senza alcuna fissazione degli obiettivi e valutazione del loro raggiungimento, 68 soggetti, di cui: 9 sindaci pro-tempore, 34 assessori 14 consiglieri comunali ed 11 Capi Area, per aver più volte fatto ricorso a tecnici esterni convenzionati, senza curare i criteri di efficacia ed economicità della gestione amministrativa dei rispettivi Enti, già dotati di personale preposto.
gdf

mag 052014
 

Sulla vicenda della denuncia di Tecnoparco contro due giornalisti di Pisticci, nell’esprimere solidarietà a Roberto D’Alessandro e Pietro Miolla, al di là del merito della vicenda, riteniamo in via preliminare che è compito delle istituzioni tutelare sempre e comunque alcuni principi inderogabili quali la libertà di stampa, il controllo del territorio, la sua salvaguardia e la tutela della salute umana.
Nel caso specifico va difesa la libertà di stampa che è messa in forse ancor di più se chi denuncia è un soggetto imprenditoriale a partecipazione pubblica. Aspetto questo che appare insopportabile in un contesto democratico. La regione e i suoi vertici politici ed istituzionali, infatti, sono espressione dei cittadini che liberamente danno mandato a persone e formazioni politiche affinché si adoperino per il governo del territorio nell’interesse della popolazione. Se le istituzioni, attraverso sue partecipate, ricorrono alla magistratura ,anziché argomentare e fugare ogni dubbio su fatti che afferiscono la sicurezza dell’intera popolazione, si determina un atteggiamento incomprensibile ai più e certamente estraneo ai processi di un libero dibattito proprio di ogni democrazia.
Riteniamo pertanto di dover suggerire ai vertici della Regione Basilicata di adoperarsi affinché vengano rispettati i principi posti alla base del nostro sistema democratico.

pisticci3

mar 312014
 

Ecco quanto ha diffuso alla stampa il Comitato per il Si sulle ultime vicende della Centrale del Mercure. “In questi ultimi giorni due consiglieri regionali lucani del M5S , Leggieri e Perrino, sono intervenuti, attraverso la stampa, sulle vicende della Centrale a biomasse del Mercure-
Lo hanno fatto con un intervento dai toni durissimi, di forte contestazione ad alcune personalità politiche e dal contenuto, contraddittorio, impreciso e opinabile sotto ogni profilo, ed è ciò che ci importa di più.
Non vogliamo entrare nelle strategie politiche che consigliano ai due esponenti del M5S di opporsi al Governatore Marcello Pittella, all’On. Domenico Pappaterra, e , per evidenti altre ragioni, anche al delegato all’Energia della Regione Calabria, Fausto Orsomarso.
Si tratta di personalità che certo risponderanno, nei modi e nei tempi che riterranno opportuni, alle quali in ogni caso, per il rispetto che si deve alle persone e alle Istituzioni, va la nostra piena solidarietà per le offese personali e politiche che risultano dalle affermazioni di Leggieri e Perrino.
Questi ultimi sono liberi di scegliere se avere rispetto per l’altro o non averlo, sono liberi di scegliere se piantare semi buoni o cattivi , se provare a disinnescare la spirale delle parole violente o meno. Così come sono liberi di scegliere se, da esponenti politici, vogliono limitarsi a cavalcare la “moda” dell’ambientalismo di maniera, fomentando un gruppuscolo di persone che non hanno modo di informarsi diversamente
Ciò che ci colpisce in modo particolare, però, è la pervicace ostinazione a disconoscere alcuni fatti incontestabili, partendo da un presupposto fittizio.
Cioè, da buoni ultimi, anche questi due esponenti politici, pretendono di intestarsi la rappresentanza della maggioranza dei cittadini residenti nel perimetro del Parco del Pollino, e quindi di parlare in suo nome.
Che si tratti di una pretesa senza mandato è del tutto evidente.
Quale sia l’opinione della quasi totalità dei cittadini che risiedono nel perimetro del Parco, sui temi dello sviluppo del LORO territorio è chiaro a tutti salvo che a Perrino a Liggieri e a un altro ristretto gruppo di signori del no a tutto.
Ed infatti la quasi totalità dei cittadini ha dichiarato un’opinione diversa dai due consiglieri regionali, e lo ha fatto con una pronuncia chiara ed esplicita nell’assemblea della Comunità del Parco del Pollino del 24 marzo 2014, approvando, con il voto libero dei loro sindaci, il documento che era stato siglato al MISE.
Piaccia o non piaccia a Liggieri e Perrino, questo è un fatto.
Se ne facciano una ragione, se ci riescono.
In ogni caso non sarà certo con le accuse, oltremodo diffamatorie, rivolte ai legittimi rappresentanti di queste comunità – accusati di essersi venduti per un “piatto di lenticchie” – che riusciranno a sovvertire questa fondamentale verità.
Ma, cosa ancora più seria, è che, in realtà Leggieri e Perrino, dimostrano di non conoscere le vicende sulle quali esercitano la loro abilità oratoria, abilità sorretta da affermazioni che non spiegano nulla, che lasciano intravedere solo una opposizione di principio, pretestuosa.
Nonostante il contesto parolaio e facinoroso alimentato da Perrino e Liggieri , non è superfluo affermare che qualunque posizione diversa dalla maggioranza ( stragrande) dei cittadini del territorio del Parco del Pollino – favorevoli ad una eventuale riapertura della centrale del Mercure – sono del tutto legittime, e se sostenute da dati obiettivi, sono degne del massimo rispetto.
Tuttavia, nelle espressioni utilizzate da Leggieri e Perrino è manifesta una insofferenza aggressiva, delle condanne senz’appello e un’opposizione a prescindere, che oltre che colpire i loro avversari politici, coinvolge anche centinaia di famiglie.
Famiglie che in questi sette mesi di funzionamento a pieno regime della centrale del Mercure, hanno visto che, le decine di ispezioni sull’impianto – effettuate da parte di tutti gli organi di controllo sanitario e di polizia – si sono risolte sempre con un nulla di fatto.
Hanno letto, e visto con i loro occhi, i rilievi ambientali eseguiti da ARPAB , su richiesta dei comuni di Rotonda e Viggianello, che hanno certificato che l’ambiente ha una rumorosità notturna e diurna molto al disotto della norma di legge, che la qualità dell’aria è eccellente. Hanno visto con i loro occhi che i dati ambientali rilevati dal sistema di controllo (senza pari per un impianto del genere) della centrale del Mercure, attestano che le emissioni della centrale solo assolutamente irrilevanti per l’ ambiente.
Hanno visto, che ogni giorno 130 persone varcano i cancelli della centrale e vanno a guadagnarsi lo stipendio che serve per mantenere la propria famiglia.
Hanno visto che per la sola fornitura della biomassa necessaria a far funzionare la centrale , lavorano oltre 1200 lavoratori boschivi, sia calabresi che lucani.
Hanno visto che una ventina di piccoli imprenditori boschivi della valle del Mercure si sono riuniti in consorzio e stanno facendo sforzi economici non trascurabili per espandere le loro imprese specializzandosi nella produzione di cippato.
Le stesse attività coinvolgono decine di aziende Lucane.
Questi sono fatti, non chiacchiere e contumelie. Fatti accertabili personalmente anche dai due esponenti politici, se solo avranno il tempo, e la pazienza, di fare una visita alla valle del Mercure.
E magari si renderanno conto, attraverso le testimonianze di commercianti, albergatori, ristoratori, anche della rilevanza dell’indotto.
Che Leggieri e Perrino, abbiano obiettivi diversi, e nessuna voglia di farsi carico di una discussione pacata e obiettiva sulla presenza della Centrale Enel nella valle del Mercure, lo dimostrano le parole di fuoco con le quali bollano il documento sottoscritto al MISE, parole arroganti e fuori luogo che fanno pensare ad una ignoranza o, peggio, ad una voluta distorsione del contenuto del documento ( oltre che della legislazione vigente in materia e delle pronunce giudiziali).
Secondo una interpretazione conforme alla legge e alle pronunce della magistratura, la sola finalità delle c.d. compensazioni previste nell’accordo sottoscritto al MISE il 14 gennaio 2014, non può che essere quella di dar corso ad interventi che creano valore sociale, capaci di generare ricadute positive sulla comunità, mirati a migliorare il valore territoriale in senso qualitativo. Questo significa interventi per lo sviluppo e la promozione di produzioni agricole di pregio, del turismo, per reale fruibilità dei boschi del Parco, per la riduzione delle devastazioni che derivano dagli incendi ecc. ecc . Questo si legge nel documento sottoscritto MISE , solo e soltanto questo. Le compensazioni dirette a far “digerire alle popolazioni locali gli irreversibili e permanenti danni all’ambiente ed al territorio” sono frutto della fantasia dei due esponenti del M5S, che rabbrividiscono scorgendo nell’accordo il “colpo grosso” di Enel che si sarebbe accaparrato il controllo dell’Osservatorio Ambientale previsto per la centrale.
Tutto ciò senza dimenticare che l’Osservatorio Ambientale si affianca ad una commissione tecnico scientifica per i controlli sulla attività della centrale che esiste già ( composta da ASL Cosenza, Ministero della Salute o Istituto Superiore di Sanita’, ARPACAL, Ente Parco, Ufficio di Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata- in questa commissione è presente anche Enel).
Ma di cosa parlano i due esponenti politici?
Di un fantomatico controllo su un’organismo fondato da Regione Basilicata, Regione Calabria, Ente Parco, Comuni della Valle del Mercure, OO.SS? Cioè di un controllo su un’organismo coordinato dall’Ente Parco, che insieme agli altri partecipanti potrà individuare esperti indipendenti per promuovere controlli, studi, proposte ecc.?
Questa mentalità complottarda – tutti insieme appassionatamente a discriminare chi non si piega- ci permettano i signori consiglieri regionali del M5S, ci fa rabbrividire a nostra volta, e pensiamo di averne tutte le ragioni, perché vecchi o “nuovi” , i metodi di una parte della politica sono sempre gli stessi e purtroppo temiamo che tra 40 anni saremo ancora qui a parlare di sviluppo del turismo, dell’agricoltura di tassi di disoccupazione scandalosi”.

castelluccio3Centrale del Mercure.