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Set 192018
 

Nei giorni scorsi il vice premier e Ministro degli Interni Salvini a proposito della Calabria ci ha riservato altri annunci, ai quali però continuano a non seguire i relativi fatti.

Ha detto che questa Regione è stata fregata e tradita dalla politica e che lui e la Lega salveranno Calabria e Calabresi.

Certo, non ha tutti i torti, tanti nostri politici hanno sonnecchiato e pure parecchio, non sono stati capaci di imporsi, di portare a casa lavoro, infrastrutture, opere pubbliche e non solo, ma non hanno neppure controllato o sorvegliato per impedire che altri ci fregassero.

Si è vero, ci hanno fregato, anzi ci avete fregato signor Ministro, ma è la classica scoperta dell’acqua calda perché continuare a farlo.

Ed in tutto questo, la Lega Nord, il Movimento di Bossi e oggi di Salvini, forse qualche responsabilità ce l’ha, o no ?

O forse ancora dobbiamo dimenticare oltre gli improperi, tutto l’ostruzionismo leghista nei confronti di qualsiasi provvedimento che riguardasse il sud?

Dobbiamo anche far finta di non sapere che le multe per quote latte inflitte agli allevatori del nord, furono pagate con i Fondi Fas, soldi per le aree sottosviluppate destinati al sud?

E che dire delle cronache odierne che ci raccontano di 49 milioni di euro truffati da Bossi & Company allo Stato, che viene diluito in comode rate mensili: 50 mila euro al mese, 600 mila l’anno per circa 80 anni e senza interessi?

E questo significa che esiste giustizia ? o piuttosto che la politica viene autorizzata a continuare a rubare?

È vero, i nostri hanno permesso di fregarci e sono colpevoli, ma chi ha fregato è sicuramente più colpevole, ed è surreale che oggi, chi ha sottratto risorse e lavoro, se la prende con chi gli ha consentito di farlo.

Nella nostra amata Calabria di questi furti ne abbiamo riscontri effettivi, basta guardarsi intorno, basta vedere i bus che partono pieni zeppi di giovani, basta vedere le fabbriche dismesse di chi ha preso i soldi ed è fuggito via lasciando ruderi e rottami, basta cercare le opere pubbliche che non si trovano e non si vedono perché non ci sono.

Ed ancora, vi sono dei dati inconfutabili che chiunque può verificare, relativi al finanziamento di infrastrutture strategiche per aree geografiche italiane concessi dal Cipe, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economia del Ministero delle Finanze negli anni 2015, 2016 e 2017:

Questi dati ci dicono che su un totale finanziato di 21.487,00 milioni di euro sono stati concessi contributi:

all’Area Nord per 20.368,00 milioni di euro pari al 94,78 %;

all’Area Centro per 403,00 milioni di euro pari al 1,88 %;

all’Area Sud per 716,00 milioni di euro pari al 3,34 %.

Andate a controllare, basta consultare le Deliberazioni del Comitato (Cipe).

Dire che siamo allo scandalo è poco, che sia una vergogna Italiana ed in particolare di coloro che ci hanno rappresentato spesso asserviti non si sa a cosa, è fuor di dubbio.

Ma non è ancora finita, chi non conosce solidarietà, disconosce anche limiti e diritti altrui, ed infatti sta per arrivare la pretesa autonomia delle grandi regioni quali Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Il particolare il Governatore del Veneto Zaia , che di questi tempi sta più a Roma con l’amico Matteo che a Verona, non nasconde affatto le sue mira secessioniste facendo leva su un fantomatico sfruttamento della sua Regione.

Se questa autonomia di nome, ma secessione di fatto, dovesse passare, anche grazie all’ignavia dei nostri rappresentanti istituzionali che sostengono l’attuale compagine governativa, allora fare le barricate sarà l’unica cosa che rimane.

L’Italia del Meridione con il proprio leader, il Consigliere Regionale Orlandino Greco, sono in prima linea senza alcuna forma di rivendicazione, affinché il meridione diventi occasioni di crescita, di sviluppo, di nuovo slancio per l’intera nazione e sono già tante le iniziative e proposte, presentate in Consiglio Regionale ed alcune già approvate ed in via di realizzazione.

Le gravi incongruenze e deviazioni dell’attuale sistema si correggono attraverso una, non più rinviabile, unione delle autonomie, che riconosca le specificità di ogni territorio, che sia fondata sulla solidarietà e giustizia sociale, possibile ed auspicabile per superare l’attuale sperequazione e diseguaglianza.

Ministro Salvini, proceda pure nel salvare la Calabria, ne siamo contenti, intanto può iniziare ad invertire le percentuali di finanziamento del Cipe per il 2019, faccia in modo da assegnare il 90% al Sud e il 10% al Nord.

Credo che ne sarà contento, finalmente potrà dimostrare di dire la verità e passare dalle parole ai fatti, ma a nostro favore questa volta.

Raffaele Papa – Coord. Prov. Cs IdM

Set 262017
 

E’ lucano il nuovo coordinatore della Consulta nazionale dell’Avis. Si tratta di Francesco Mastroberti, originario di Satriano di Lucania (PZ), già coordinatore della Consulta regionale di Basilicata per il mandato 2013/2017 ed attuale componente dell’esecutivo di Avis regionale Basilicata. Mastroberti è stato eletto all’unanimità sabato scorso a Milano,
dove si è tenuta la riunione d’insediamento della nuova Consulta nazionale giovani Avis
che ha prima eletto l’esecutivo e poi, all’interno dello stesso, il coordinatore. Scopo
dell’organo consultivo è quello di promuovere iniziative per formare i giovani sulle
problematiche nazionali e internazionali nel campo sociosanitario e del volontariato,
favorire la conoscenza delle iniziative promosse a livello regionale, stimolare lo studio, la
progettazione e la condivisione di materiale didattico e di promozione della cultura del
dono del sangue e della solidarietà All’incontro di sabato erano presenti 19 sedi regionali
dell’Avis che, a loro volta, partecipano alla Consulta con tre membri effettivi e tra questi
uno che svolge la funzione di referente regionale. Nel corso del meeting milanese si è
svolta anche l’elezione dell’esecutivo, composto da sette membri tra cui per la Basilicata lo
stesso Francesco Mastroberti, per il Lazio Melissa Galanti, per la Liguria Alessandro
Mendelevich, per la Lombardia Filippo Pozzoli, per le Marche Natasha Zingales, per il
Molise Francesco Cianfagna e per il Piemonte Dennis Cova. “Ho iniziato il mio percorso
nella Consulta giovani in Basilicata nel 2010, anno di costituzione, quando fu eletto
Antonino Calabrese, ora consigliere di Avis Nazionale, insieme al compianto Michele
Lapolla e agli attuali presidente e vice presidente di Avis Basilicata, Rocco Monetta e
Daniele Colangelo – ha commentato Francesco Mastroberti- la passione e la voglia di fare
Avis non è mai mancata dal lontano 2010, sono molto emozionato oggi nel ricoprire questo
incarico nazionale, una palestra all’interno della quale formare i giovani dirigenti
associativi”.

MASTROBERTI

Gen 172017
 

L’ennesima indagine nazionale diffusa alcuni giorni fa da un istituto di ricerca, conferma le lacune e le inefficienze della sanità lucana e deve spingere la Regione Basilicata a fare autocritica e ad affrontare le problematiche senza nascondersi dietro scusanti o fuorvianti giustificazioni.

Gli allarmanti dati diffusi dall’Istituto di ricerche Demoskopika, che vedono la Basilicata al primo posto in Italia rispetto al numero di lucani che scelgono di farsi curare in strutture sanitarie fuori dai confini regionali, non possono essere sottovalutati o sottaciuti, ma vanno esaminati con attenzione.

Nel 2016, ben il 24,1 per cento dei lucani è stato ricoverato in ospedali di altre regioni. In Lombardia, che è all’ultimo posto della graduatoria, solo quattro lombardi su cento hanno fatto lo stesso.

Un altro dato molto negativo per la Basilicata, diffuso da Demoskopika, riguarda la classifica nazionale sul grado di inefficienza della sanità regionale. La Basilicata sì è classificata al secondo posto dopo la Calabria.

Se analizziamo questi dati, insieme alla denuncia che facemmo un mese fa, a seguito del rapporto Meridiano Sanità elaborato da The European House–Ambrosetti, che vedeva la nostra regione molto al di sotto della media nazionale nella graduatoria dell’efficacia/efficienza del suo sistema sanitario, il quadro è veramente impietoso e preoccupante.

Un quadro che deve anche tenere conto dell’alto numero di lucani che non sono nella condizione economica di acquistare farmaci, pagarsi le visite specialistiche, le cure odontoiatriche, le rette nelle case di cura o che rinunciano a curarsi per le lunghe liste di attesa.

Rispetto a questa situazione, che non è frutto di nostre opinioni o critiche politiche strumentali, ma è basata su informazioni oggettive fornite da istituti di ricerca super partes, non possiamo non rilevare, ancora una volta, che le politiche attuate dalla Regione Basilicata vanno cambiate perché sono sbagliate e insufficienti.

Il governatore regionale Pittella ha una buona macchina propagandistica e finora, grazie alla complicità di chi lo sostiene, è riuscito a far veicolare messaggi e informazioni che raccontano di una sanità lucana efficiente e organizzata. La realtà, però, è un’altra e il M5S è impegnato a farla emergere, così come fanno tutti i giorni i consiglieri regionali Gianni Leggieri e Gianni Perrino.

Proprio grazie a loro abbiamo appreso che, durante il consiglio regionale di fine anno dedicato all’approvazione del Piano di riordino del sistema sanitario lucano, la maggioranza e il presidente Pittella non sono riusciti a dare una descrizione credibile di cosa intendono fare per affrontare le tante problematiche irrisolte, al di là di piccole azioni di riorganizzazione amministrativa. L’unica novità è la delega in bianco assegnata ai direttori sanitari che, di fatto, si sostituiranno alle scelte di chi ha avuto il mandato politico. Insomma, tanta confusione, poche idee innovative e mancanza di scelte per eliminare gli sprechi e potenziare i servizi.

Sulla salute dei cittadini non si possono raccontare frottole e fare propaganda.

Sarebbe piaciuto anche a noi parlare di servizi efficienti e punti d’eccellenza, che non mancano, ma il quadro complessivo è, purtroppo, quello che abbiamo descritto.

movimento5stelle

Lug 102016
 

Reati ambientali in leggera flessione ma crescono gli arresti: primi segnali di una inversione
di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale.
In Basilicata si conferma la tendenza nazionale con 477 reati accertati e 11 arresti
Ciclo dei rifiuti e cemento selvaggio i settori principi dell’illegalità
Aumentano gli incendi

Reati ambientali in leggera flessione con 477 infrazioni accertate (1,7 % sul totale nazionale) e arresti in crescita (11) principalmente nell’ambito del ciclo dei rifiuti (con 135 denunce 7 arresti e 14 sequestri e la Basilicata sedicesima tra le regioni italiane) e dell’abusivismo edilizio (151 sono gli illeciti legati al ciclo del cemento, con Potenza che si colloca al dodicesimo posto tra le province italiane). In aumento gli incendi dolosi-colposi (153 con ben 22 denunce) e i reati a danno del patrimonio boschivo. É questo il quadro che emerge per la Basilicata dal Rapporto Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e che vede la regione posizionarsi al sedicesimo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale.

“Pur non rientrando tra le realtà più problematiche, la Basilicata è al quarto posto in Italia per numero di arresti e il dato ci preoccupa non poco perché se da un lato dimostra l’efficacia dell’azione di intervento delle forze dell’ordine, dall’altro evidenzia una lacuna nelle attività di prevenzione degli organi di controllo e tutela – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata Onlus. La vicenda Val d’Agri, non citata in questo dossier perché si riferisce ai dati del 2015, è l’esempio concreto di come solo attraverso l’intervento del NOE si è scoperchiato un sistema poco trasparente di trattamento e gestione dei rifiuti speciali provenienti dall’attività del Centro Oli di Viggiano. La prevenzione deve essere la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro attraverso nuovi filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, puntando su qualità ambientale e legalità”

La nostra regione conferma quanto sta avvenendo a livello nazionale dove, nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati, arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace. Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745. Per dirla in altro modo, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Sono 18mila gli immobili costruiti illegalmente. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti.

Crescono, invece, a livello nazionale gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente).

Numeri e risultati che raccontano il lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati, e continua nel 2016, anno in cui si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’azione repressiva più efficace e finalmente degna di un paese civile che punisce davvero chi inquina. Nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale. Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. Senza dimenticare che la criminalità organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversità. Per questo Legambiente, torna oggi a ribadire l’importanza di continuare a rafforzare il quadro normativo con leggi ad hoc che tutelino anche la filiera agroalimentare, i beni culturali e l’istituzione di una grande forza di polizia ambientale diffusa sul territorio.

Dati Ecomafia – Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, è la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) e Lazio (2.431). Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante nel Paese, è l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). La pressione dell’abusivismo continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale è pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199).

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, a cui sia aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Solo nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni, più o meno l’equivalente di 141 mila tir.
Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via. In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato. Nel 2015 le ispezioni sono cresciute del 59% ma con esiti davvero negativi, in pratica più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le Ecomafie continuano i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. A rischio anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che supera abbondantemente i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente, quando si era “fermato” intorno ai 530 milioni. Invece per quanto riguarda i roghi, alla Campania va la maglia nera per il numero più alto di infrazioni, 894 (quasi il 20% sul totale nazionale), seguita da Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio (440).

Le proposte
Se il 2015 è stato un anno spartiacque grazie all’introduzione della legge 68/2015, come dimostra questo Rapporto, rimangono ancora molti fronti aperti sul piano normativo. Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire che per una corretta applicazione della legge sugli ecoreati è fondamentale che le procure sviluppino una prassi operativa comune e condivisa, magari seguendo l’esempio di quegli Uffici giudiziari che già si sono mossi in questa direzione. Tra le altre proposte che lancia oggi Legambiente:

– mettere in campo un’azione di formazione sulla nuova legge per tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali e definire linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il paese della parte sesta-bis del Codice ambientale, quella che riguarda i reati minori che non rientrano tra i nuovi delitti previsti dalla legge 68, fino a oggi non completamente garantita (a tal proposito vale la pena segnalare l’accordo siglato in Emilia Romagna tra Procura generale, Procure della Repubblica, Noe dei Carabinieri e Corpo forestale dello stato che individua nell’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna l’organo tecnico per l’asseverazione delle prescrizioni);

– una presa di posizione seria e unanime da parte delle classi dirigenti nazionali e locali contro l’abusivismo edilizio per dare nuovo vigore agli abbattimenti dei manufatti che ancora oggi sfregiano il territorio, con l’approvazione di una legge per snellire l’iter di abbattimento degli ecomostri;

– la rapida approvazione del ddl che tutela il Made in Italy enogastronomico, ora al vaglio delle competenti commissioni parlamentari. Un ddl che se approvato introdurrebbe nuovi delitti come il disastro sanitario e di agropirateria a tutela dei prodotti di qualità. In particolare si migliorerebbe il Codice penale per contrastare al meglio la contraffazione (con aggravante per i prodotti Igp e Doc), le frodi in commercio, la vendita di alimenti con segni mendaci anche con la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Inoltre sarebbe importante un nuovo intervento in tema di caporalato, odioso fenomeno che sta diventando sempre più esplosivo;

– una maggiore attenzione legislativa al patrimonio di biodiversità sotto attacco delle ecomafie, anche attraverso l’inserimento di un nuovo articolo nel Codice penale con adeguate sanzioni relative alle attività illecite inerenti fauna e flora protette;
– l’aggiornamento della legge per contrastare le archeomafie al fine di rendere sempre più adeguata la forza deterrente rispetto alla gravità dell’azione criminale su beni culturali e reperti archeologici. Se si esclude il delitto di ricettazione, che prevede pene fino a otto anni di reclusione, in generale le sanzioni previste a tutela dei nostri tesori sono davvero irrisorie;

– L’istituzione di una grande forza di polizia ambientale sempre più diffusa sul territorio nazionale, mettendo a sistema le migliori esperienze messe in campo dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato;

– un vero e proprio cambio di paradigma economico: l’economia ecocriminale si combatte promuovendo un’economia civile, fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della sostenibilità ambientale e della solidarietà, capace di creare lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, e crescita pulita; contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese, a cominciare dalle sue ricchezze naturali e paesaggistiche, e alla valorizzazione dei suoi straordinari talenti.

Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (l’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, le Capitanerie di porto), e gli altri organi di polizia giudiziaria l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Polizie provinciali, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia.

ECOMAFIA 2016, Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, è edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat. Il testo è in vendita nelle librerie. Collana: Saggistica. Formato: 15×23. 192 pagine, 22,00 euro
ISBN 978-88-6627-192-5

Le storie e i numeri del crimine ambientale, regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it.

legambiente

Lug 062016
 

Di seguito pubblichiamo una dichiarazione di Vincenzo Zito sindaco di Montescaglioso: “Può la nostra amata Regione tanto bella, tanto legata al turismo, che tanto ha da offrire sia a livello naturalistico che paesaggistico, che si fregia dell’importante riconoscimento di Capitale Europea della Cultura concesso alla città di Matera, che esporta prodotti enogastronomici in tutto il mondo ecc ecc… convivere con le trivellazioni, le estrazioni petrolifere e quant’altro di gravemente pericoloso per la salute dei nostri concittadini?
E’ arrivato il momento di intraprendere importanti battaglie di civiltà per ridare voce ai cittadini, per difendere l’importante diritto alla salute ed alla vita e garantire ai nostri figli un futuro migliore.
Oltre venti anni fa, immaginavamo le estrazioni petrolifere come una sorta di riscatto sociale ed economico della nostra terra.
Immaginavamo di diventare la nuova Lombardia del sud, di dare un seguito all’imminente crisi industriale della Valbasento; a distanza di oltre vent’anni riconosciamo quanto tutto quello fosse solo un miraggio.
Ad oggi la Regione Basilicata registra uno dei più alti tassi di disoccupazione e di neoplasie, il tutto contrapposto ad uno dei più bassi indici di natalità.
Il mio primo atto da Sindaco di Montescaglioso è stato l’adozione, tramite deliberazione di giunta, del principio di precauzione: è giusto che a scrivere il futuro delle nostre comunità siano le comunità stesse.
Oggi accanto all’amico Rocco Leone ed a Domenico Tataranno, rispettivamente sindaci di Policoro e Bernalda, accetto la sfida per fare tutto il possibile per impedire la costruzione del pirogassaficatore in territorio di Metaponto.
Una vicenda, questa, particolarmente controversa. In data 12 marzo 2015, da capogruppo di minoranza, chiedevo al sindaco ed al Presidente del Consiglio della città di Montescaglioso la convocazione di un consiglio comunale straordinario inerente la realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti con valorizzazione energetica in prossimità del nostro territorio e, precisamente, in località Pantanello del comune di Metaponto-Bernalda.
Il consiglio comunale straordinario convocato in data 26 marzo 2015 si concludeva con la votazione unanime di un atto di indirizzo nel quale si imponeva la costituzione in giudizio presso il TAR di Basilicata ed il ricorso al Presidente della Repubblica, contro l’approvazione del provvedimento di autorizzazione.
Come da un nostro comunicato stampa successivo si ribadiva che la capacità totale dell’impianto prevedeva l’ingresso ed il trattamento di 32.000 tonnellate di rifiuti l’anno. Dai dati ufficiali dell’ISPRA nel 2013 la provincia di Matera aveva prodotto un totale di rifiuti da raccolta differenziata pari a 16.465 tonnellate.
Il tutto ci poneva delle importanti domande:
– se per l’intero territorio provinciale di Matera si producono ton. 16.465 di raccolta differenziata, perché l’impianto avrebbe una capacità di ton. 32.000, cioè quasi il doppio?
– Se per l’intero territorio provinciale di Matera, la frazione organica prodotta è pari 4.725 tonnellate, perché l’impianto avrebbe una capacità di 10.000 tonnellate, oltre il doppio?
Ebbene, basta leggere quanto riportato a pag. 4 del Verbale del Comitato Tecnico Regionale per l’Ambiente, allegato alla delibera regionale di autorizzazione che, ad un certo punto, nel parlare dell’ubicazione dell’impianto riporta testualmente: “L’impianto sarà realizzato nelle vicinanze del centro di raccolta dei rifiuti differenziati urbani, in un’area baricentrica rispetto alla Puglia e alla Calabria e facilmente raggiungibile anche dalla Campania; tutte regioni che manifestano esigenze di conferimento dei propri rifiuti differenziati…”
Il tutto lasciava interdetti…
Ma veniamo ai giorni nostri per esprimere la più sincera solidarietà mia e della comunità che rappresento al Sindaco di Bernalda Domenico Tataranno, affinché continui la sua battaglia, forte del nostro appoggio e di tutti quei Sindaci liberi che lo sosterranno.
Quel sostegno che non mancherà dai suoi stessi concittadini e dai consiglieri comunali convocati giovedì 7 luglio alle ore 18,30 per bocciare questo progetto.
Noi ci saremo, consapevoli che tanti altri seguiranno il nostro esempio”.

Montescaglioso

Ago 132014
 

Sequestrati 252 grammi tra cocaina, hashish e marijuana. Arrestati due spacciatori in Lombardia.
Nell’ambito dei controlli svolti lungo gli itinerari sensibili della direttrice Nord-
Sud, intensificati durante la prima decade di agosto, la Compagnia della
Guardia di Finanza di Lauria ha individuato, in diverse circostanze, numero 22
corrieri di sostanze stupefacenti, intercettati lungo la SS. 585 Fondovalle del
Noce, arteria di collegamento con le località turistiche della Calabria tirrenica.
L’ intenso monitoraggio del flusso veicolare e il meticoloso controllo dei bagagli
al seguito, hanno portato, complessivamente, al sequestro di 252 grammi di
sostanze stupefacenti del tipo “Cocaina”, “Hashish” e “Marijuana”. In dettaglio,
l’incessante attività dei finanzieri laurioti, ha consentito:
– la denuncia a piede libero di 3 soggetti;
– il deferimento ex art. 75 del D.P.R. 309/90 (illecito amministrativo) alle
competenti Prefetture di numero 19 (quindici) soggetti;
– il ritiro di una patente di guida.
Nel caso di un nucleo familiare originario del napoletano sono stati rinvenuti
alcuni grammi di hashish nella valigia personale del capofamiglia e tra gli
effetti personali del genero, tra lo stupore degli altri congiunti.
Da ultimo, nella giornata dell’ 11 c.m., sono stati sottoposti a controllo gli
occupanti di un’autovettura proveniente dalla Lombardia. A seguito di
perquisizione personale, un cospicuo quantitativo di marijuana (circa 100
grammi) è stato rinvenuto occultato negli slip di B.I., di 26 anni, mentre un altro
giovane di 25 anni deteneva 5 grammi della medesima sostanza.
La conseguente perquisizione, operata in provincia di Como su disposizione
della Procura di Lagonegro presso il domicilio del ventiseienne, a conferma dei
sospetti su una disponibilità non del tutto occasionale di droga, ha consentito
di sorprendere altri due soggetti, tratti in arresto, in possesso di ulteriori 330
grammi di marijuana, 4,2 grammi di metamfetamina, due bilancini di precisione
e 5 francobolli di LSD.

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Lug 222014
 

Soddisfazione a San Severino Lucano per il successo della nona edizione del “Trofeo dei Briganti del Pollino”, la gara di trail running. 260 i corridori che hanno percorso la tappa nel centro del Pollino provenienti da più di 60 società italiane, giunti da Piemonte, Lombardia, Sardegna, Veneto ed Emilia Romagna, oltre a quelle lucane. Il pedagogista francese Pierre De Coubertin, afferma il sindaco Franco Fiore diceva “-Lo sport è parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna e la sua assenza non potrà mai essere compensata- ; Nelson Mandela, diceva invece che, – lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di ricongiungere le persone come poche altre cose. Ha il potere di risvegliare la speranza dove prima c’era solo disperazione-. Noi non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo, continua il primo cittadino, ma di migliorare nei limiti del possibile la qualità della vita della nostra gente cercando in ogni modo di incrementare lo sviluppo socio economico e produttivo della nostra terra. Il Trofeo dei Briganti del Pollino, giunto ormai alla nona edizione, va in questa direzione, è per noi un’occasione non solo per animare una giornata ma per promuovere le nostre bellezze e peculiarità e insieme lo sport sano per una vita sana.” Fiore fa un plauso particolare alla “CorrerePollino” di Chiaromonte e al presidente Antonio Figundio, che annualmente promuove la gara di trail running in tandem con il Comitato Regionale Fidal di Basilicata. Da perfetto sportivo Figundio con determinazione e impegno ha conquistato anche quest’anno il traguardo del successo regalando a osservatori e corridori momenti di emozioni indimenticabili.

Antonietta Zaccara

san severino

 

Giu 042014
 

L’incontro con gli studenti del Liceo Scientifico di Sant’Arcangelo sul volume “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni illustrato dall’artista Alberto Sughi e commentato dal prof. Ferruccio Ulivi.
Venerdì 30 maggio 2014, alle ore 17.00, al MIG. Museo Internazionale della Grafica-Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, in occasione dell’esposizione delle illustrazioni realizzate da Alberto Sughi per il volume “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, si è tenuto un incontro dal titolo “Manzoni illuminista”, volto all’approfondimento e alla conoscenza del celebre romanzo e del suo autore. L’appuntamento, pensato appositamente per gli studenti degli istituti superiori della zona ma aperto anche a tutti gli appassionati, è il primo di una lunga serie di incontri che il MIG, in virtù della sua convivenza con la biblioteca comunale “Alessandro Appella”, intende dedicare periodicamente ai grandi classici della letteratura italiana esponendo volumi illustrati da noti artisti contemporanei.
Il celebre romanzo di Alessandro Manzoni, ritenuto il più famoso e il più letto tra quelli scritti in lingua italiana, fu edito, dopo il Fermo e Lucia che spesso viene considerato romanzo a sé, nel 1827 in una prima versione detta edizione ventisettana, in seguito rivista dallo stesso autore e ripubblicata nella versione definitiva, detta quarantana, fra il 1840 e il 1841-42. Ambientato dal 1628 al 1630 in Lombardia durante il dominio spagnolo, fu il primo esempio di romanzo storico della letteratura italiana. Secondo un’interpretazione risorgimentista, il periodo storico era stato scelto da Manzoni con l’intento di alludere al dominio austriaco sul nord Italia, ma quella che in realtà lo scrittore descrive è la società italiana di ogni tempo, con difetti che tuttora mantiene. Obbiettivo dell’incontro curato dal prof. Vincenzo Ciminelli, sarà proprio quello di svelare la grande attualità che il romanzo conserva ancora oggi, confrontando fatti narrati con esempi tratti dalla realtà che ci circonda. Seguirà una presentazione del pregiato volume de “I Promessi Sposi” conservato in biblioteca, pubblicato nel 2001 in tiratura limitata a 975 esemplari dalla casa editrice Artè. Oltre al testo originale del romanzo, l’opera comprende la prefazione e dieci commenti ai personaggi manzoniani a cura di Ferruccio Ulivi, undici tavole a colori fuori testo e dodici illustrazioni in bianco e nero nel testo tratte da opere e disegni originali realizzati appositamente per questa edizione dal maestro Alberto Sughi. Dello stesso artista, è anche il “Paesaggio immaginario” collocato in copertina, una serigrafia originale a 12 colori su lastra d’acciaio ricoperta in oro 24 carati, eseguita presso la stamperia d’arte “L’incisione” di Corbetta – Milano. A tutti i convenuti, sarà data la possibilità di partecipare al dibattito con proprie riflessioni e considerazioni, e agli studenti verrà rilasciato un attestato utile per ricevere crediti formativi. La partecipazione è gratuita.

Mostre in corso:
2 marzo – 28 giugno 2014
Ossip Zadkine, Sette Calligrammi di Apollinaire, acqueforti, Christophe Czwiklitzer Editeur, Parigi –Basilea 1967, più una scelta di opere grafiche datate 1927 – 1967.
In controcanto: L’opera grafica di Achille Perilli 1947 – 2010.

Prossima mostra:
29 giugno – 20 settembre 2014
Èmile Bernard, Les Fleurs du mal di Charles Baudelaire, xilografie, Ambroise Vollard Èditeur, Paris 1916
In controcanto: L’opera grafica di Antonietta Raphaël, 1948-1975.
Per l’occasione, presentazione del libro La ragazza con il violino di Giulia Mafai e lezione di Giuseppe Appella su “Antonietta Raphael tra lndra e Parigi agli inizi del XX secolo”

Renzo

Mag 102014
 

Nuovo sequestro di sostanze stupefacenti effettuato dai militari del Comando Compagnia di Lauria lungo la direttrice nord-sud dell’A3 Salerno-Reggio Calabria. Nel pomeriggio del 9 maggio 2014, è stata pianificata ed eseguita dai militari della Compagnia di Lauria una complessa attività di monitoraggio del flusso veicolare per la prevenzione e la repressione del traffico di sostanze
stupefacenti nei pressi dello svincolo di Lagonegro Sud.
L’attenzione dei militari operanti si è concentrata sul transito verso sud di
un’autovettura FIAT 500 L, risultata essere stata da poco noleggiata in una
città del nord Italia, con a bordo due uomini. Gli occupanti, di origine siciliana,
hanno inizialmente fornito incerte versioni sulle motivazioni del viaggio
intrapreso, mostrando un crescente nervosismo che ha avvalorato i sospetti
dei finanzieri.
Un primo controllo del mezzo permetteva, infatti, il rinvenimento, nel vano
portabagagli posteriore, all’interno di un doppiofondo creato con un pannello
supplementare, di nr. 597 “panetti” di sostanza stupefacente del tipo
“hashish”, pari a Kg. 59,7. A seguito di un’ulteriore ispezione dell’autovettura,
operata successivamente presso la caserma di Lauria, veniva rinvenuto un
panetto di sostanza stupefacente del tipo “cocaina”, del peso di 1 kg, occultato
sotto la moquette del sedile reclinabile posteriore.
Tutta la sostanza si presentava rivestita di plastica e avvolta da nastro adesivo
da imballaggio, al fine di eludere il fiuto dei cani antidroga. Tali artifizi,
comunque, non sono serviti a trarre in inganno le Fiamme Gialle di Lauria i
quali, visti anche i precedenti specifici gravanti sui soggetti ispezionati, hanno
avuto contezza di trovarsi alla presenza di due corrieri di sostanze
stupefacenti, in viaggio per rifornire il mercato siciliano dello spaccio. I militari,
pertanto, procedevano all’arresto in flagranza dei responsabili per violazione
dell’articolo 73, comma 1 del D.P.R. 309/90 (traffico e detenzione di sostanze
stupefacenti), al sequestro dello stupefacente, dell’autovettura utilizzata, di
numero 5 telefonini cellulari e di banconote per Euro 2.560.
Sui panetti di hashish erano impresse un’immagine e una sigla alfanumerica
utilizzata dai trafficanti, presumibilmente, per attribuire certezza della
provenienza e quindi della qualità della droga. Il valore degli stupefacenti
sequestrati, una volta tagliati ed immessi nel consumo al dettaglio, si
aggirerebbe intorno ai 700.000 Euro.
I due uomini, G.G., 43 anni, di Palermo e F.V., 49 anni, palermitano residente
in provincia di Lodi, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria della Procura di
Lagonegro, sono stati associati alla Casa Circondariale di Sala Consilina
(SA).
Sono state effettuate perquisizioni in Lombardia ed in Sicilia e sono tuttora in
corso ulteriori indagini finalizzate alla individuazione di altri soggetti
eventualmente coinvolti nell’illecita attività.
L’operazione segue di pochi mesi il sequestro di un carico di 100 kg di
marijuana, a conferma della rilevanza dei traffici illeciti perpetrati sulle rotabili
della provincia e della conseguente necessità di operare adeguati servizi di
prevenzione lungo gli itinerari sensibili, soprattutto in occasione di periodi di
maggiore concentrazione del traffico veicolare, durante i fine settimana e nei
periodi di esodo e controesodo.


Le immagini sono di Gianfranco Di Bella

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Gen 222014
 

Nuovo record nel quarto trimestre 2013: 4.257 fallimenti in Italia, la cifra più alta registrata in un trimestre dall’inizio del 2009. In cinque anni scomparse quasi 60 mila imprese. Lombardia, Lazio e Veneto le regioni più colpite. Edilizia e commercio i settori in maggiore sofferenza. L’Analisi dei fallimenti in Italia CRIBIS D&B nel quarto trimestre 2013

Bologna, 22 gennaio 2014 – Nel 2013 in Italia hanno chiuso in media 54 imprese ogni giorno, due ogni ora. Lo scorso anno su tutto il territorio nazionale si sono registrati 14.269 fallimenti, in crescita del 14% rispetto al 2012 e del 54% rispetto al 2009 (in cinque anni si contano complessivamente 59.570 imprese chiuse, in un trend di costante aumento nel corso delle rilevazioni trimestrali). E la Basilicata non fa eccezione, con 54 fallimenti nel 2013, che salgono a 273 se si prendono in considerazione gli ultimi cinque anni.
E’ la drammatica fotografia dell’Analisi dei fallimenti in Italia relativa al quarto trimestre 2013 realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information. Il quarto trimestre 2013 si è chiuso con un nuovo record di 4.257 fallimenti (+14% rispetto al quarto trimestre 2012, +39% rispetto allo stesso periodo del 2009): nelle rilevazioni trimestrali degli ultimi quattro anni non si era mai registrato un numero così alto di imprese chiuse.
“Nonostante alcuni timidi segnali di miglioramento negli indicatori dell’economia italiana, il conto dei fallimenti mostra una situazione ancora molto preoccupante per la situazione delle imprese – commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B -. Il quarto trimestre 2013, dopo cinque anni caratterizzati da un trend di peggioramento, registra un nuovo picco, lanciando un allarme sulla capacità di resistenza del tessuto produttivo di fronte al perdurare della crisi”.
“Purtroppo noi non siamo stupiti – prosegue Preti – A settembre 2013, l’andamento dei pagamenti commerciali, che rappresentano la fotografia più affidabile e esaustiva dello stato di salute delle imprese, mostrava come oltre il 15% delle aziende italiane paghi ormai con oltre 30 giorni di ritardo, un aumento del 150% rispetto al settembre 2012. In alcuni settori, come le costruzioni, questo aumento è stato di oltre il 170% rispetto allo stesso periodo del 2012. Questo dato dimostra che una parte delle aziende italiane non riesce a uscire dalla crisi e, non potendo più rispettare i propri impegni di pagamento, si incammina verso la chiusura volontaria o il fallimento”.
L’analisi territoriale
Nel 2013 la Lombardia si conferma la regione d’Italia in cui si registra il maggior numero di fallimenti, con 3.228 casi, pari al 22,6% del totale nazionale. Dal 2009 ad oggi solamente in questa regione si contano 13.199 imprese chiuse. La distribuzione sul territorio nazionale dei fallimenti è strettamente correlata alla densità di imprese attive nelle diverse aree del Paese e alla localizzazione dei settori in maggiore sofferenza nei diversi territori. La seconda regione più colpita è il Lazio, con 1.533 imprese chiuse nel 2013 (il 10,7%), la terza il Veneto con 1.269 fallimenti (l’8,9%). Nelle prime dieci posizioni, seguono poi Campania con 1.134 casi (7,9%), Emilia Romagna con 1.102 (7,7%), Toscana con 1.031 (7,2%), Piemonte con 976 (6,8%), Sicilia con 901 (6,3%), Puglia con 648 (4,5%) e Marche con 491 (3,4%).
I settori merceologici
L’edilizia e il commercio sono i macrosettori più colpiti dai fallimenti nel 2013. Nel settore edile si contano oltre 2.800 imprese fallite, un quinto del totale. Il comparto in maggiore sofferenza è quello della “costruzione di edifici”, in cui si registrano 1.757 fallimenti, a cui si aggiungono i 1.083 “installatori” che hanno portato i libri in Tribunale. In correlazione, si segnalano anche i 795 casi della “locazione immobiliare”. Appare molto critica però anche la situazione del commercio, che registra oltre 1.900 fallimenti nelle vendite all’ingrosso e quasi altrettante in quelle al dettaglio. Analizzando i singoli settori, nel commercio all’ingrosso hanno fermato l’attività 1.138 imprese del “commercio all’ingrosso di beni durevoli” e 808 del “commercio all’ingrosso di beni non durevoli”. Nel commercio al dettaglio, invece, hanno abbassato la saracinesca 588 “ristoranti e bar”, 481 imprese di “abbigliamento e accessori”, 343 negozi di generi “vari”, 261 negozi di “arredamento e articoli per la casa”, 207 da negozi di “alimentari”.
Tra gli altri settori si segnalano i numerosi casi del settore produttivo: nel 2013 si registrano 621 fallimenti nell’”industria di manufatti in metallo”, 304 nell’”industria di macchinari industriali e computer”, 261 nelle ”industrie del mobile – accessori per arredi”, 234 nell’”industria alimentare”, 230 nell’”industria dell’abbigliamento e altri prodotti tessili”, 210 nelle ”industrie tipografiche ed editoriali, 197 nell’“industria di attrezzature elettriche ed elettroniche”.

Marco Preti_Ad Cribis D&B
Marco Preti