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Mag 012018
 

Ecco quanto hanno dichiarato in un comunicato congiunto l’europalamentare Piernicola Pedicini coordinatore M5S commissione ambiente e sanità, Giuseppe Arleo e Giovanna Di Sanzo consiglieri comunali M5S di Senise: “La situazione delle 23 discariche pericolose e da bonificare della Basilicata sottoposte ad una procedura di infrazione della Ue è sempre più allarmante. Grande preoccupazione desta lo stato di abbandono e di mancato controllo e sicurezza della discarica di località Palombara di Senise che si trova a 900 metri dalla diga di Monte Cotugno.

Dopo un sopralluogo effettuato e documentato da un video dai portavoce comunali e dagli attivisti del M5S di Senise è emerso che a valle della vasca di raccolta del percolato proveniente dalla discarica si stanno continuando a verificare perdite di liquido scuro, probabilmente percolante altamente inquinante, che potrebbe aver già raggiunto o potrebbe raggiungere la diga di Monte Cotugno.

Se ciò avvenisse ci potrebbero essere contaminazioni pericolosissime e danni incalcolabili all’acqua del bacino idrico che fornisce acqua per uso domestico e irriguo nel Metapontino e in varie aree della Calabria e della Puglia.

Il Comune di Senise e gli organi di controllo preposti dovrebbero approfondire subito se il liquido scuro riscontrato nel terreno adiacente al sito deriva da una perdita della vasca di raccolta del percolato oppure se ha origine da qualche altra parte, considerato che è da tempo che non piove. Dovrebbero, anche, effettuare un intervento di messa in sicurezza per ripristinare la recinzione intorno alla vasca che è divelta in alcuni punti e potrebbe consentire il pericoloso passaggio di persone e animali. Inoltre, considerato che nei prossimi giorni potrebbe piovere, la vasca andrebbe svuotata immediatamente per evitare che il percolato fuoriesca ulteriormente sul terreno circostante e possa essere utilizzato come abbeveraggio per gli animali selvatici e d’allevamento che si spingono al pascolo in quell’area.

Va detto che proprio il 23 marzo scorso, la Regione Basilicata ha finalmente stanziato 600 mila euro per la bonifica della discarica di Palombara e altri fondi per la bonifica di altre 12 discariche pericolose presenti in Basilicata. Peccato però che questo sia avvenuto dopo anni e anni di ritardo in cui sono stati provocati danni e gravi rischi per la salute umana e l’ambiente e solo dopo il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Ue.

Va ricordato, infine, che la discarica chiusa nel 2004, fu posta sotto sequestro nel 2009 a seguito di un controllo del Comando Stazione Forestale di Senise che aveva verificato come alla foce e lungo il corso d’acqua Fosso Palombara era in corso uno stato di inquinamento delle falde acquifere provocato dal percolato prodotto dalla discarica dismessa.

Già dal 2006 si iniziava a parlare di bonifica del sito, ma i lavori di messa in sicurezza da parte del Comune di Senise iniziarono diversi anni fa ma non vennero mai portati a termine per mancanza di fondi. Ora, vista la gravissima situazione riscontrata, ci auguriamo che gli interventi urgenti e i lavori di bonifica definitivi avvengano rapidamente e senza ulteriori e ingiustificati motivi”.

Mar 232018
 

Il vicepresidente del Parco Nazionale del Pollino, Franco Fiore, si schiera a favore del Presidente
della Regione Basilicata Marcello Pittella, che ha comunicato l’assoluta indisponibilità della terra
lucana ad essere sito nazionale di deposito delle scorie.
Condivido in pieno quanto detto dal presidente, afferma Fiore, la tutela della salute e della
incolumità Pubblica è il primo impegno di ogni amministratore, noi abbiamo il dovere di
salvaguardare ambiente e salute.
La conservazione dell’ambiente e della salute è un’urgenza prioritaria per tutti, è indispensabile, se
si vuole garantire un minimo di futuro ai giovani contrastare l’inquinamento e stimolare la
salvaguardia dei territori. Il Presidente Pittella lo ricordiamo dopo aver appreso la notizia per la
quale il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda si è detto pronto a varare entro la
prossima settimana il decreto per la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee al deposito
nucleare di superficie, ha affermato che nell’eventualità la Basilicata fosse inserita nell’elenco la
Regione è pronta a una seconda “Scanzano”, e noi dice Fiore “saremo al suo fianco proprio per la
serietà del problema. Per governare i rischi ambientali, siamo disponibili anche ad andare oltre le
leggi nazionali, se queste non rispettano le nostre popolazioni.
Non è in gioco solo un’ecologia fisica, attenta a tutelare l’habitat dei vari esseri viventi, ma anche
un’ecologia umana che renda più dignitosa l’esistenza delle persone, proteggendone il bene radicale
della vita in tutte le sue manifestazioni e preparando alle future generazioni un ambiente
incontaminato come quello che ci ha donato madre natura”.

Feb 142018
 

La Regione Basilicata ha partecipato all’incontro dei partner europei aderenti al progetto Night Light, che si è tenuto dal 5 all’8 Febbraio a Leeuwarden in Olanda, nella regione della Frisia.

L’obiettivo generale del Progetto Interreg consiste nel creare una sinergia tra i diversi partner al fine di migliorare le singole politiche regionali di prevenzione dell’inquinamento luminoso e proteggere i cieli bui fino a farli diventare un incentivo per lo sviluppo del turismo eco-sostenibile.

L’intento è di attivare azioni integrate in modo da ottenere un decremento duraturo dell’inquinamento luminoso e individuare aree naturali in cui il cielo è protetto perché considerato una risorsa capace di attrarre turismo.

La partnership, con capofila la Provincia di Frisia (Paesi Bassi), vede la partecipazione, oltre che del Dipartimento Programmazione e Finanze della Regione Basilicata e della Fondazione Matera 2019, anche di soggetti provenienti dall’Ungheria (Provincia di HajdúBihar) dalla Spagna (Avila e Governo dell’isola di La Palma), dal Lussemburgo (Nature Park Our), dalla Danimarca (Samso Energy Academy) e dalla Slovenia (BSC, Business support centre di Kranj).

Le attività del meeting hanno visto ciascun partner portare all’attenzione del gruppo di lavoro i propri progetti con le relative informazioni sullo stato dell’attuazione e sulle azioni da mettere in campo nel prossimo futuro.

Le attività congiunte tra la Regione Basilicata e la Fondazione Matera 2019 illustrate durante l’incontro hanno messo in evidenza l’avvio di un coordinamento di una partnership locale composta principalmente dagli Enti Parco, dagli Osservatori astronomici del territorio e dall’A.P.T. Basilicata (Ente Parco Chiese Rupestri del Materano, Parco Appennino Lucano, Agenzia di Promozione Territoriale di Basilicata, Osservatorio Astronomico di Anzi, Osservatorio Astronomico di Castelgrande, Centro di Geodesia Spaziale di Matera, Parco Nazionale del Pollino).

I temi che la Regione Basilicata e la Fondazione Matera 2019 intendono sviluppare riguardano la realizzazione di una mappa georeferenziata dei punti di osservazione del cielo notturno, un piano per la diffusione della cultura astronomica nelle scuole elementari, un piano di comunicazione per il coinvolgimento dei gruppi di stakeholder regionali e la stesura di una proposta di legge sull’inquinamento luminoso in Basilicata.

Un aggiornamento su questi temi è previsto nel prossimo meeting del progetto che si terrà a Matera a fine marzo.

L’incontro olandese è proseguito, dopo lo scambio di proposte ed idee per lo sviluppo della programmazione coordinata, con la presentazione della buona pratica sviluppata presso il Parco Terschelling in cui l’osservazione astronomica ha tratto beneficio della riduzione dell’inquinamento luminoso, ampliandone pertanto, la fruizione da parte di appassionati e studiosi.

Inoltre, sempre nei Paesi Bassi e presso l’isola di Ameland, è stato realizzato, con l’aiuto di sponsor privati, un innovativo sistema di illuminazione a colore verde che, oltre a preservare il cielo buio, ha dato impulso alla flora ed alla fauna richiamando anche specie animali da tempo scomparse dal territorio proprio a causa di un non corretto bilanciamento tra luce diurna e notturna.

Tutte le informazioni sul Progetto NIGHT LIGHT Interreg sono consultabili sul sito istituzionale www.europa.basilicata.it/nightlight

lavori dello steering group 2

Apr 302017
 

“Il 29 aprile 2017 son andato a Tortora a seguire un importante convegno sull’ambiente. Tanti i nomi importanti per una conferenza in cui si parlerà anche di San Sago. Tortora ha legato il suo nome ad una battaglia in favore dell’ambiente e contro l’inquinamento. Il focus offre un quadro demoralizzante…sembra davvero che tutto vada a rotoli.
Dopo la conferenza, faccio ritorno a Lauria con l’intento di fare qualche foto alle piazzole lungo la Fondovalle del Noce gonfie di immondizia . Mi fermo, inizio a fotografare; è tardi, vi è la marcia di preghiera alla Madonna Assunta in onore di Santa Caterina e vorrei partecipare. Di colpo arriva una macchina a gran velocità e si ferma. Sono di spalle…inizio a pensare male: “Qualcuno mi ha visto, magari è contrario alle telecamere e mi mena di brutto. Facendomi spesso molti film in testa stile Hollywood penso a Melchionda, alle ecomafie, a San Sago, a qualcuno che non vuole pagare la Tari o che magari vuole buttare di sotto un materasso insieme alla mia persona.
Nulla di tutto ciò…nulla di tutto ciò! Incontro una persona eccezionale di Praia a Mare Gaetano Surace. In macchina ha un falco ferito ritrovato sul Fiume Noce, mi chiede aiuto. …”Ho visto che sulla macchina c’era scritto Eco ed ho pensato che un giornalista potesse aiutarmi”. Poi aggiunge: “Mi piace il tuo giornale, ma non lo trovo sempre a Praia come devo fare, ma posso abbonarmi?”. Beh, questa ultima frase mi rassicura, ma sono sicuro che da lì a qualche secondo uscirà qualcuno che dirà: “Sei su scherzi a parte!” Ma il tanfo dell’immondizia e le migliaia di ‘mosquitos’ mi riportano alla realtà. Chiamiamo i carabinieri. Penso subito al comandante Caputo super operativo maresciallo comandante di Lauria, mi spiega la prassi. Telefono il “112” ma si aggancia Scalea. Da Scalea mi viene dato il “fisso” di Lagonegro. Con un ottimo appuntato dell’Arma procediamo. Intanto c’è da aspettare. A questo punto non resisto ed intervisto Gaetano e viene fuori una persona innamorata della natura, degli animali, pronto ad ogni battaglia contro chi non rispetta l’ambiente, è triste: ha perso il suo cane in questi giorni morso da una vipera. Sette giorni di agonia. Non si è riuscito a trovare l’antidoto…com’è possibile? Gaetano è davvero una bella persona, una persona vera e sincera. Passa del tempo intanto, vi è qualche difficoltà; forse dovrebbe intervenire la forestale che adesso è nei carabinieri, si cerca il veterinario reperibile…alla fine abbiamo i numeri di due centri: Pignola e un paese della provincia di Matera che non ricordo (Policoro?). E’ fatta! anche se i due centri sono chiusi per oggi. Il falchetto si salverà anche se perde sangue dalle zampe e da un’ala. Gaetano vuole comprare un po’ di carne trita. L’appuntato dei carabinieri ci consiglia carne normale tagliata a pezzi piccoli. Che bella sinergia! Quanta umanità! Domani si telefonerà Pignola, risentirò Gaetano.
Ci salutiamo con Gaetano, vuole vedere l’intervista, ci scambiamo i numeri. Ora devo pensare alla marcia corro a Lauria. Parcheggio. Dalla punta estrema del rione Inferiore vado a piedi alla rocca dell’Assunta (sennò che sacrificio è?) . Sono in ritardo, inizio ad allungare il passo. La lingua è di fuori. “Mamma mia che precisione che hanno avuto!”. Non vedo nessuno… “Possibile che la processione è già al Cafaro?…. Figuriamoci se facevano qualche minuto di ritardo! Allungo ulteriormente il passo. Arrivo mezzo morto ai piedi del castello Ruggiero. Una voce mi ferma, è Lucia Carlomagno…”Ma dove stai andando, la marcia è rimandata al 31 maggio, troppo vento!” Guardo Lucia con gli occhi sbarrati… penso al frammento del film di Verdone in cui impersona quell’ emigrato che torna in Alfasud dalla Svizzera per votare… ”

Apr 182017
 

Un’interrogazione urgente al Ministro per gli affari regionali e le autonomie e al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è stata presentata dall’on. Cosimo Latronico (DI), sull’inquinamento legato alle attività del centro olio dell’Enia Viggiano. Latronico ricorda che “nel novembre 1998 Regione Basilicata e Eni siglarono un protocollo d’Intenti per l’estrazione di idrocarburi nella Val d’Agri, definendo azioni concordate, che tenessero in dovuta considerazione le esigenze del territorio, ed in particolare la realizzazione di sistema di monitoraggio ambientale, attraverso una rete di misura delle emissioni, una rete chimico-fisica in automatica con prelievo di campioni ed analisi di laboratorio, una rete di biomonitoraggio, una rete remote sensing, una rete sismica”. Alla luce della decisione assunta dalla Regione Basilicata che ha bloccato tutte le attività del COVA a seguito di controlli nei quali è stata rilevata la presenza di idrocarburi in un pozzetto in località Fosso del Lupo, cha fa temere l’interessamento di alcuni affluenti del fiume Agri, il parlamentare lucano chiede ai due Ministri se “siano state realizzate le reti per un monitoraggio ambientale integrato e chi le gestisce, verificando eventuali responsabilità per la loro mancata, o incompleta, costruzione e se non sussistano le condizioni affinché il monitoraggio e il controllo ambientale ricadano su un’agenzia come l’Ispra, per la portata dell’insediamento petrolifero lucano, che insiste in una zona ricca di risorse idriche e sensibile dal punto di vista geologico e se, nell’ambito degli ultimi avvenimenti, si rilevano inadempienze e ritardi da parte di Eni rispetto alle prescrizioni previste. Inoltre Latronico chiede ai due esponenti del Governo nazionale se, visto che la Regione ha sciupato ingenti risorse senza ottenere sviluppo economico ed occupazione e essendosi palesate difficoltà da parte degli enti locali di dotarsi di capacità progettuale, amministrativa e tecnica per investire tali somme, non ritengano di immaginare strumenti di controllo e di verifica per garantire la finalizzazione degli impieghi” .

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Apr 182017
 

Chiusura COVA: atto dovuto e tardivo. E ora?

Dopo la chiusura delle attività del COVA disposta dalla Regione Basilicata a ridosso delle festività pasquali, non possiamo esimerci dall’esprimere tutta la nostra preoccupazione per un atto dovuto che è giunto in ritardo.

Non si tratta di un ravvedimento operoso della Giunta. La chiusura del Centro Olio di Viggiano rappresenta solo il primo atto di una ammissione di responsabilità della politica lucana che, per vent’anni, ha sottovalutato il problema. La delibera di Giunta regionale è solo una toppa, tardiva, che non centra il cuore del problema.

Non siamo disfattisti ma realisti. L’atteggiamento della politica lucana sulla questione petrolio è sempre stata quella di nascondere la testa sotto la sabbia. Se, dunque, si è giunti ad un tale atto, ci chiediamo cosa ci nascondono.

Sono passati due mesi dallo sversamento di petrolio dal pozzetto a valle dell’ENI. Ma da quanto tempo andava avanti? Nel comunicato della Giunta che annuncia il provvedimento di chiusura si parla di “migrazione della contaminazione”. Ci volevano due mesi per arrivare alla consapevolezza che un liquido sversato nel sottosuolo sarebbe ‘migrato’?

Anche uno sciocco sprovveduto se ne sarebbe reso conto e non possiamo pensare che l’ARPAB, che, sempre nel comunicato, ha effettuato una “costante vigilanza” (ci viene da ridere solo al pensiero), non lo sapesse.

Abbiamo seguito la conferenza stampa dello scorso 6 aprile di Pittella, dell’Assessore, dei Dirigenti regionali e dell’ARPAB. L’abbiamo seguita e già allora abbiamo espresso le nostre perplessità, che abbiamo messo nero su bianco con un’interrogazione.

Le risposte di Pittella, di Pietrantuono e dei tecnici erano vaghe ed inconcludenti. Fumo negli occhi per i non addetti ai lavori. E oggi? Chiudono il COVA. Chiudere il Centro è solo l’inizio. Il vero problema da affrontare è l’inquinamento, la bonifica in tempi certi. Saranno in grado? Non crediamo.

Non possiamo credere alla buona fede di chi, fino a qualche giorno fa, liquidava il problema ambientale con insofferenza. Insofferenza verso quei ‘quattro comitatini’ che sbraitavano per avere rispetto. Non possiamo credere alla buona fede di chi, fino a ieri, negava l’inquinamento in Val d’Agri.

Ci dispiace. Ma noi non crediamo alla buona fede di chi ha lasciato la nostra terra in balia dei petrolieri ed oggi si erge a paladino delle compagnie petrolifere. La chiusura del COVA è un atto che poteva essere evitato se la Regione avesse vigilato, se avesse fatto il suo dovere negli anni. La chiusura del COVA è un atto, tardivo, dovuto.

Non c’è da congratularsi. C’è da prendere atto che la Regione non ha potuto fare altrimenti. E la cosa è molto più allarmante che rassicurante.

Pittella, noi non dimentichiamo i tuoi discorsi sullo Sblocca Italia, il 4 a zero, le menzogne sulla riforma ARPAB. Non dimentichiamo che le istanze di ricerca alle quali oggi ci opponiamo sono diventate di competenza dello Stato, grazie alla complicità tua, del tuo partito e delle stampelle della tua Giunta.

Noi non dimentichiamo che, mentre dilapidavi i soldi destinati all’Osservatorio ambientale, mentre nominavi Direttori dell’ARPAB incompetenti, la Basilicata veniva inquinata.

Chi pagherà per questa tua inadeguatezza, incompetenza, superficialità? Chi pagherà per le falde inquinate, l’acqua non potabile e l’aria irrespirabile? È facile scaricare tutte le responsabilità sull’ENI. Ma noi, non ci caschiamo. Le responsabilità sono anche e soprattutto politiche e noi non lo dimenticheremo.

gianni rosa

Apr 182017
 

Il governatore lucano ha incontrato nel pomeriggio del 18 aprile 2017 i giornalisti, per illustrare le motivazioni che hanno indotto la giunta regionale a deliberare la chiusura temporanea del Centro Olio di Viggiano, in seguito alle inadempienze di Eni rispetto alle prescrizioni regionali

“Dopo una serie di prescrizioni del Dipartimento Ambiente e dall’Arpab e dopo le diffide regionali, siamo arrivati all’incontro in Prefettura alla vigilia di Pasqua: in quella sede, la giunta da me guidata ha deciso di deliberare la sospensione delle attività del Cova, di fronte alle inadempienza e ai ritardi di Eni”.
Lo ha detto oggi il governatore lucano, Marcello Pittella, nel corso di una conferenza stampa convocata in sala Verrastro, dopo la decisione della giunta regionale – che si era riunita sabato sera in via straordinaria – di sospendere tutte le attività del Centro Olio di Viggiano, in seguito alloe inadempienze e ai ritardi di Eni rispetto alle prescrizioni imposte, dopo lo sversamento dei serbatoi del Cova. Presenti all’incontro con i giornalisti, anche il vicepresidente della giunta regionale, Flavia Fanconi, gli assessori all’Ambiente, Francesco Pietrantuono e alle Politiche agricole, Luca Braia, i dirigenti generali di Arpab, Edmondo Iannicelli e della Presidenza della giunta, Vito Marsico, il presidente del Consiglio regionale, Francesco Mollica, i consiglieri regionali Cifarelli, Giuzio, Spada, Castelgrande, Pace, i sindaci Imperatrice di Grumento Nova e Cicala di Viggiano.

“Abbiamo provveduto – ha proseguito il governatore – a ricontestualizzare le stesse prescrizioni iniziali, dal momento che si è verificata una propagazione della contaminazione. Questo – ha aggiunto Pittella – ci ha messi nella condizione di dover assolutamente scongiurare che l’inquinamento arrivasse all’Agri e da lì anche oltre. Siamo intervenuti, tra l’altro, anche perché Eni non ha provveduto, come da prescrizione, a svuotare il serbatoio ancora pieno. La nostra valutazione, dunque, ha fatto sì che il principio di precauzione e la preoccupazione per l’ambiente e per la salute passassero attraverso un atto molto forte come la sospensione. A chi ci chiede come mai queste azioni siano state messe in campo in questo momento, rispondiamo che oggi si sono verificate le circostanze per cui un presidente e la sua giunta sono stati chiamati a decidere. Dato che non siamo distratti e che abbiamo scelto la linea del rigore, seguiremo responsabilmente il solco tracciato dalle nostre azioni e andremo avanti”.
Il presidente ha ricordato poi l’impegno messo in campo nelle ultime settimane dagli uffici della Presidenza e del Dipartimento Ambiente e dall’Arpab, di concerto con i sindaci interessati e con la Provincia di Potenza.
“E’ stato – ha evidenziato il governatore – un lavoro meticoloso, complesso e articolato, che ha visto la convergenza dei vari attori in campo”.
Il presidente Pittella ha quindi spiegato che “la sospensione sarà di un tempo di 90 giorni, come previsto dalla legge” e che i controlli, la verifica ed i monitoraggi “già effettuati con straordinario impegno, rafforzato dalla collaborazione con il Ministero all’Ambiente e con Ispra” continueranno “da parte della Regione e dell’Arpab, affinché tutto ciò che è stato intimato ad Eni venga realizzato nei tempi dovuti”. ”
“Abbiamo preso questa decisione – ha detto ancora il governatore della Basilicata – per evitare eventuali contaminazioni che potessero interessare tanto l’Agri che il Pertusillo: una scelta legata ad una esigenza che è quella della sicurezza del territorio e della salute dei cittadini. Rispetto a questa necessità – ha proseguito – non abbiamo esitato un istante, e seguendo la cronologia degli avvenimenti abbiamo mantenuto a tappe forzate gli impegni che chi governa con responsabilità deve recuperare alla propria azione. Nelle prossime ore sul sito dell’Arpab – ha annunciato – pubblicheremo tutti i dati utili ed i risultati delle nostre attività ed azioni di verifica: i cittadini hanno infatti il diritto di conoscere tutto quello che metteremo in campo per la loro tutela. La nostra – ha concluso il governatore – continuerà ad essere una linea di estremo rigore”.

pit

Feb 072017
 

Ecco quanto ha dichiarato il deputato europeo del Movimento 5 stelle Pedicini: “Il sequestro di 52 impianti di depurazione ordinato alcuni giorni fa dalla Procura di Potenza, conferma, per l’ennesima volta, l’incapacità amministrativa della giunta regionale capeggiata da Marcello Pittella.

Nonostante la Basilicata, già dal 2014, sia oggetto di una procedura di infrazione della Commissione europea che riguardava il cattivo funzionamento di 40 impianti di depurazione (procedura Ue numero 2014/2059), la Regione e Acquedotto lucano che gestisce gli impianti, non sono stati in grado di affrontare la problematica e sono addirittura incappati nell’importante inchiesta giudiziaria che ha portato al sequestro dei 52 impianti di depurazione sui 125 totali in attività su tutto il territorio regionale.

Incapacità, negligenza o pressapochismo vanno sempre nella stessa direzione: seri danni all’ambiente e alla salute pubblica. In questo specifico caso, ulteriori danni alle acque dei fiumi e del mare lucani già aggrediti da altre gravi fonti di inquinamento. L’emergenza riguarda il superamento dei valori limite previsti dalle direttive europee e dalle norme italiane, quali ad esempio la presenza eccessiva di escherichia coli, azoto ammoniacale, cloro attivo libero e di altri elementi nocivi e pericolosi.

Un atteggiamento ancora più grave, da parte della Regione Basilicata, se si considera che i consiglieri regionali del M5S già nel 2014 avevano presentato un’interrogazione a Pittella in cui chiedevano che la problematica venisse affrontata con urgenza. Invece, come al solito, solo ritardi e inefficienze, sebbene una delibera Cipe del 2012, la numero 60, avesse assegnato a varie regioni del Sud, tra cui la Basilicata, un miliardo e 776 milioni di euro proprio per la realizzazione di 183 interventi mirati a mettere a norma gli impianti per la raccolta e la depurazione delle acque reflue urbane. In più, per accelerare la realizzazione degli interventi ed evitare le sanzioni della Ue, era stata anche attivata dal governo nazionale una procedura di commissariamento straordinario che per la Basilicata riguardava 8 interventi per un importo di 23,7 milioni di euro.

Insomma, un quadro, quello appena descritto, che richiede, come hanno già sostenuto i consiglieri regionali del M5S Leggieri e Perrino in una nuova interrogazione, un immediato chiarimento della Regione e di Acquedotto lucano per dare conto dei ritardi e spiegare cosa hanno fatto finora per affrontare e superare le criticità”.

movimento5stelle

Set 222016
 

Crescono gli alberelli piantati lo scorso 25 agosto nel bosco ‘Amendola’, nell’ambito dell’iniziativa “Pianta un albero nel tuo bosco!”, una delle tante attività del variegato palinsesto della Rassegna di Cultura, Arte, Innovazione 2016 denominata “Il Borgo delle Idee”, che l’Amministrazione comunale di Guardia Perticara ha supportato affinché si potesse realizzare nella sua prima edizione.
L’iniziativa ben riuscita, grazie al supporto anche dell’Area Programma Val d’Agri e degli operai della forestale, è il primo esperimento che si vorrà portare avanti sia nel comune di Guardia Perticara, che in altre aree della Basilicata.
Come è a tutti noto, la Lucania deriva la sua etimologia dal termine ‘lucus’ che dalla parola latina in italiano acquista il significato di ‘bosco’. La nostra regione era difatti denominata dagli antichi ‘terra dei boschi’ per la presenza prepotente di una natura fitta e lussureggiante, in cui predominavano ampie distese di alberi di ogni genere, dai pini agli abeti, dai cerri alle querce ai faggi. Di queste oggi ne sopravvive solo una parte in luoghi di affascinante bellezza. Basti pensare alla ‘Faggeta di Moliterno’ o alla ‘Foresta dell’Abetina’ di Laurenzana e ai tanti boschi che fanno della Basilicata un luogo d’incanto e di antiche leggende e ritualità.
L’intento, dunque, è quello di trasformare l’iniziativa in un rito, il rito della piantagione degli alberi, che verrà ripetuto nell’ambito di altri progetti o format, per continuare nel lavoro di recupero di quelle radici ancestrali a cui tutte le comunità lucane sono ancora legate, senza dimenticare l’importanza vitale dell’albero per il benessere dei nostri territori e del pianeta intero. L’albero è vita. L’albero è l’ossigeno degli esseri umani. Per questi motivi per ogni albero che si taglia bisognerebbe piantarne due, dieci, cento. Una sensibilità che dovrebbe essere sentita e condivisa.
Sono tante le iniziative legate alla piantagione dell’albero presenti in tutto il mondo, perché si fa sempre più grande la consapevolezza della sua importanza per la vita del pianeta e per far fronte ai grandi cambiamenti climatici che si fanno ormai prepotenti. Tra queste ricordiamo quella dell’India, nello stato dell’Uttar Pradesh, dove sono stati piantati 50 milioni di alberi in un solo giorno nell’ambito di un progetto di riforestazione e lotta all’inquinamento, come riportato dall’organizzazione internazionale LifeGate.
Maria Teresa Merlino

guardia-perticara

Lug 102016
 

Reati ambientali in leggera flessione ma crescono gli arresti: primi segnali di una inversione
di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale.
In Basilicata si conferma la tendenza nazionale con 477 reati accertati e 11 arresti
Ciclo dei rifiuti e cemento selvaggio i settori principi dell’illegalità
Aumentano gli incendi

Reati ambientali in leggera flessione con 477 infrazioni accertate (1,7 % sul totale nazionale) e arresti in crescita (11) principalmente nell’ambito del ciclo dei rifiuti (con 135 denunce 7 arresti e 14 sequestri e la Basilicata sedicesima tra le regioni italiane) e dell’abusivismo edilizio (151 sono gli illeciti legati al ciclo del cemento, con Potenza che si colloca al dodicesimo posto tra le province italiane). In aumento gli incendi dolosi-colposi (153 con ben 22 denunce) e i reati a danno del patrimonio boschivo. É questo il quadro che emerge per la Basilicata dal Rapporto Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e che vede la regione posizionarsi al sedicesimo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale.

“Pur non rientrando tra le realtà più problematiche, la Basilicata è al quarto posto in Italia per numero di arresti e il dato ci preoccupa non poco perché se da un lato dimostra l’efficacia dell’azione di intervento delle forze dell’ordine, dall’altro evidenzia una lacuna nelle attività di prevenzione degli organi di controllo e tutela – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata Onlus. La vicenda Val d’Agri, non citata in questo dossier perché si riferisce ai dati del 2015, è l’esempio concreto di come solo attraverso l’intervento del NOE si è scoperchiato un sistema poco trasparente di trattamento e gestione dei rifiuti speciali provenienti dall’attività del Centro Oli di Viggiano. La prevenzione deve essere la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro attraverso nuovi filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, puntando su qualità ambientale e legalità”

La nostra regione conferma quanto sta avvenendo a livello nazionale dove, nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati, arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace. Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745. Per dirla in altro modo, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Sono 18mila gli immobili costruiti illegalmente. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti.

Crescono, invece, a livello nazionale gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente).

Numeri e risultati che raccontano il lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati, e continua nel 2016, anno in cui si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’azione repressiva più efficace e finalmente degna di un paese civile che punisce davvero chi inquina. Nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale. Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. Senza dimenticare che la criminalità organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversità. Per questo Legambiente, torna oggi a ribadire l’importanza di continuare a rafforzare il quadro normativo con leggi ad hoc che tutelino anche la filiera agroalimentare, i beni culturali e l’istituzione di una grande forza di polizia ambientale diffusa sul territorio.

Dati Ecomafia – Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, è la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) e Lazio (2.431). Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante nel Paese, è l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). La pressione dell’abusivismo continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale è pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199).

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, a cui sia aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Solo nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni, più o meno l’equivalente di 141 mila tir.
Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via. In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato. Nel 2015 le ispezioni sono cresciute del 59% ma con esiti davvero negativi, in pratica più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le Ecomafie continuano i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. A rischio anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che supera abbondantemente i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente, quando si era “fermato” intorno ai 530 milioni. Invece per quanto riguarda i roghi, alla Campania va la maglia nera per il numero più alto di infrazioni, 894 (quasi il 20% sul totale nazionale), seguita da Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio (440).

Le proposte
Se il 2015 è stato un anno spartiacque grazie all’introduzione della legge 68/2015, come dimostra questo Rapporto, rimangono ancora molti fronti aperti sul piano normativo. Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire che per una corretta applicazione della legge sugli ecoreati è fondamentale che le procure sviluppino una prassi operativa comune e condivisa, magari seguendo l’esempio di quegli Uffici giudiziari che già si sono mossi in questa direzione. Tra le altre proposte che lancia oggi Legambiente:

– mettere in campo un’azione di formazione sulla nuova legge per tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali e definire linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il paese della parte sesta-bis del Codice ambientale, quella che riguarda i reati minori che non rientrano tra i nuovi delitti previsti dalla legge 68, fino a oggi non completamente garantita (a tal proposito vale la pena segnalare l’accordo siglato in Emilia Romagna tra Procura generale, Procure della Repubblica, Noe dei Carabinieri e Corpo forestale dello stato che individua nell’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna l’organo tecnico per l’asseverazione delle prescrizioni);

– una presa di posizione seria e unanime da parte delle classi dirigenti nazionali e locali contro l’abusivismo edilizio per dare nuovo vigore agli abbattimenti dei manufatti che ancora oggi sfregiano il territorio, con l’approvazione di una legge per snellire l’iter di abbattimento degli ecomostri;

– la rapida approvazione del ddl che tutela il Made in Italy enogastronomico, ora al vaglio delle competenti commissioni parlamentari. Un ddl che se approvato introdurrebbe nuovi delitti come il disastro sanitario e di agropirateria a tutela dei prodotti di qualità. In particolare si migliorerebbe il Codice penale per contrastare al meglio la contraffazione (con aggravante per i prodotti Igp e Doc), le frodi in commercio, la vendita di alimenti con segni mendaci anche con la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Inoltre sarebbe importante un nuovo intervento in tema di caporalato, odioso fenomeno che sta diventando sempre più esplosivo;

– una maggiore attenzione legislativa al patrimonio di biodiversità sotto attacco delle ecomafie, anche attraverso l’inserimento di un nuovo articolo nel Codice penale con adeguate sanzioni relative alle attività illecite inerenti fauna e flora protette;
– l’aggiornamento della legge per contrastare le archeomafie al fine di rendere sempre più adeguata la forza deterrente rispetto alla gravità dell’azione criminale su beni culturali e reperti archeologici. Se si esclude il delitto di ricettazione, che prevede pene fino a otto anni di reclusione, in generale le sanzioni previste a tutela dei nostri tesori sono davvero irrisorie;

– L’istituzione di una grande forza di polizia ambientale sempre più diffusa sul territorio nazionale, mettendo a sistema le migliori esperienze messe in campo dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato;

– un vero e proprio cambio di paradigma economico: l’economia ecocriminale si combatte promuovendo un’economia civile, fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della sostenibilità ambientale e della solidarietà, capace di creare lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, e crescita pulita; contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese, a cominciare dalle sue ricchezze naturali e paesaggistiche, e alla valorizzazione dei suoi straordinari talenti.

Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (l’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, le Capitanerie di porto), e gli altri organi di polizia giudiziaria l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Polizie provinciali, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia.

ECOMAFIA 2016, Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, è edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat. Il testo è in vendita nelle librerie. Collana: Saggistica. Formato: 15×23. 192 pagine, 22,00 euro
ISBN 978-88-6627-192-5

Le storie e i numeri del crimine ambientale, regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it.

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