Flash Feed Scroll Reader
nov 122015
 

Nei giorni scorsi, sui giornali è apparso il comunicato stampa del segretario provinciale dell’Ugl, Pino Giordano, nel quale si chiedeva l’immediata riapertura della discarica di Colobraro, per difendere i posti di lavoro di 9 operai oggi disoccupati. MuoviAmo Tursi, replica ai sindacalisti con la seguente nota:
Si vogliono smentire i numerosi luoghi comuni che i sindacalisti
seminano ad arte, diffondendo disinformazione tra i cittadini.
MuoviAmo Tursi ha già dimostrato con negli anni passati, con più
articoli di stampa e convegni sul territorio, che la discarica di
Colobraro ha distrutto ricchezza e posti di lavoro a causa
dell’inquinamento gravissimo di terreni e falde acquifere. Sono stati
stimati 20 posti di lavoro in meno nel settore dell’agricoltura, a cui
bisogna aggiungere altre unità nel settore del turismo. 20 operai
hanno perso per sempre il lavoro per garantire 9 posti di lavoro in
discarica per qualche anno, a dimostrazione che questi impianti sono
una scelta antieconomica e fallimentare.

Ci meravigliamo e rammarichiamo del fatto che l’Ugl si sforzi così
ardentemente di tutelare un ecomostro, tanto da chiederne
l’ampliamento. Dov’era l’Ugl quando nei mesi precedenti le tornate
elettorali l’impianto in contrada Monticelli accoglieva fino a 35
lavoratori, contro i 9 operai necessari? Dov’era l’Ugl quando si
verificavano le perdite e gli sversamenti di percolato? Dov’era l’Ugl
quando gli operai lavoravano al freddo nel capannone (dato che manca
una parete perimetrale) o quando gli stessi lavoratori respiravano le
polveri dei rifiuti, dato che mancava (e manca tutt’ora) un impianto
di areazione nel centro di Colobraro?

Vogliamo ricordare all’Ugl, ma soprattutto ai lettori-contribuenti,
che le discariche non sono il miglior modo di smaltimento dei rifiuti.
Ad oggi i soli Comuni del Basso Sinni spendono milioni di euro ogni
anno per seppellire i rifiuti in discarica quando invece una gestione
oculata, pubblica, comprensoriale, porterebbe ad una spesa di appena
160 mila euro all’anno. I Comuni possono ridurre la spesa per lo
smaltimento e il trasporto semplicemente riducendo il volume dei
rifiuti da destinare in discarica, realizzando una seria raccolta
differenziata. Così facendo, non ci sarà nessun aggravio per le casse
comunali e tanto meno per i cittadini, che invece godranno di
riduzioni nelle tariffe e di un territorio più pulito. I Comuni devono
investire risorse nella raccolta differenziata, nella creazione di
centri di differenziazione, di compostaggio e di riutilizzo a freddo
della plastica e non nelle discariche, come chiede l’Ugl. Così facendo
non solo si garantiranno posti di lavoro per i 9 operai che lavoravano
in discarica, ma si creeranno decine e decine di posti di lavoro in un
ciclo dei rifiuti virtuoso ed ecosostenibile. Lo stesso Presidente di
Regione Pittella ha definito come prioritario il raggiungimento del
65% di raccolta differenziata entro il 2016. Con questa percentuale la
discarica di Colobraro è inutile ed antieconomica per le casse
pubbliche.

Ancora rammentiamo all’Ugl che i rifiuti creano posti di lavoro e
ricchezza, ma il riciclo e il riutilizzo del prodotto differenziato
garantisce molti più posti di lavoro di una discarica. Se l’Ugl non
capisce un così semplice ragionamento, ce ne dispiace e ci lascia
perplessi sui veri interessi che il sindacato vuole tutelare.

Se davvero l’Ugl tiene alla salute del territorio e dei lavoratori,
perché non accompagna i 9 operai in mobilità presso le aziende
agricole in contrada Finata, vicino la discarica? Sono sicuro che gli
agricoltori saranno ben lieti di aiutarli offrendo loro una valida
alternativa occupazionale, purché si metta la parola fine allo
smaltimento dei rifiuti in quell’ecomostro.

MuoviAmo Tursi, sensibilizza da anni i cittadini di Tursi che chiedono
a gran voce la messa in sicurezza della discarica e la sua definitiva
chiusura, senza più ampliamenti. I cittadini hanno capito che non c’è
bisogno di discariche se non si producono rifiuti indifferenziati.
Inoltre, gli stessi cittadini sono a favore della proposta di MuoviAmo
Tursi, per una gestione pubblica dei ciclo dei rifiuti nell’area del
Basso Sinni, con la costruzione di un centro di compostaggio, di un
centro di smistamento dei rifiuti differenziati e di un impianto di
riciclo a freddo della plastica riciclata.

Mario Cuccarese, Portavoce di MuoviAmo Tursi

210220151394

set 052015
 

Mentre l’azienda invia le lettere di licenziamento a ben 5 dipendenti, arrivano notizie che contraddicono la crisi economica evidenziata dall’azienda per giustificare i licenziamenti. E’ stata infatti pubblicata pochi giorni fa la delibera di Giunta con la quale si è disposto il trasferimento di una parte dei rifiuti provenienti da Matera direttamente all’inceneritore di San Nicola di Melfi. Inoltre, notizia di oggi, sembra che ormai che a breve sempre la stessa azienda potrà funzionare come un vero e proprio opificio e bruciare CSS. Richiesta in tal senso è stata infatti presentata dalla società nel mese di marzo del 2015.

Con il primo atto, di fatto, si aumenta la quantità di rifiuti destinati all’incenerimento e, quindi, anche gli introiti da parte della Rendine Ambiente srl, con il secondo si amplieranno le possibilità per la struttura in questione con indubbi vantaggi economici.

Alla luce di questa situazione che si sta delineando, i licenziamenti da parte della Rendine Ambiente srl appaiono strani e non giustificati.

“Continuiamo ad avere il sospetto che sulla pelle dei lavoratori si stia giocando una partita a scacchi molto pericolosa – sostiene il consigliere Leggieri. Continuiamo a pensare che qualcuno voglia utilizzare la minaccia di ulteriori licenziamenti per ottenere nel nuovo piano rifiuti che la Regione dovrebbe approvare vantaggi e aiuti ulteriori che non merita. Se così fosse, sarebbe gravissimo”.

Si tratta solamente di un sospetto, certo non ci sono prove certe da questo punto di vista, per questo le vicende di “Fenice” meritano un approfondimento e una attenzione particolare.

Occorre a questo punto che la Regione sia chiara e chiarisca quali sono gli obiettivi e i risultati che si vogliono perseguire con il piano rifiuti, ma soprattutto gli strumenti che si intendono utilizzare. Non è più tempo delle ambiguità, mai come oggi l’azione politica ed amministrativa deve essere netta e chiara per evitare il protrarsi di una crisi che coinvolge da anni i lavoratori, le loro famiglie e un intero territorio colpito duramente dall’inquinamento prodotto dall’inceneritore Fenice.

Il consigliere regionale M5S
Gianni Leggieri

movimento5stelle

lug 132015
 

Basta con le sfilate di cravatte al sole il giorno 15 luglio a Policoro. Ci sono grosse responsabilità del presidente del Governo Renzi e della Regione Basilicata, di Pittella e dei suoi predecessori in tutta questa storia delle estrazioni petrolifere e di colonizzazione delle società petrolifere prima in terra lucana e ora in tutto il golfo di Taranto. Il compito degli uomini e delle donne che ricoprono ruoli istituzionali non è quello di fare sfilate, ma atti concreti se vogliono veramente salvare il mare e gli ultimi pezzi di territorio rimasti. Perchè sono anni che noi siamo stati costretti a combattere oltre che contro i petrolieri e il governo, anche contro quei politici che sfileranno mercoledì per spronarli a non emanare leggi che ci stavano condannando e a compiere azioni di contrasto contro le intenzioni trivellatrici in terra come in mare. Sono anni che le associazioni ambientaliste manifestano lungo la costa jonica a questo scopo, troppo spesso ignorati e osteggiati da quegli stessi personaggi. Non è sfuggito ai più attenti che la questione reclamizzata per la manifestazione del 15 luglio è solo quella delle trivelle in mare e che l’intenzione politica di taluni personaggi è solo propagandistica. Nel primo caso è una mistificazione dire che si tratta di due problemi distinti e separati, quasi a voler far credere che siano due emergenze diverse e non il risultato di un’unica Strategia Energetica Nazionale, di un’unica missione Sblocca Trivelle, di un’unica idea regionale di appoggio alle soluzioni dei petrolieri, di un’unica rete di potere politico che ha costretto e costringe ancora sindaci senza spina dorsale a non avere il coraggio di dire un NO reale e a non opporsi veramente alla crivellazione del nostro territorio. Nel secondo caso è obbrobriosa la loro spudoratezza e la loro predisposizione all’inganno della povera gente di Basilicata: siamo arrivati al punto che i rappresentanti delle istituzioni nelle stanze del potere legiferano in un modo e poi addirittura organizzano manifestazioni contro le loro stesse decisioni, solo per abbindolare gli elettori. Il problema delle trivellazioni in terra e in mare non è disgiunto e noi non possiamo più permetterci il lusso di dare fiducia a occhi chiusi questa gente: una recente istanza di ricerca di idrocarbui, la d 74 alla foce del Crati in Calabria, tenta infatti anche di superare questa contrapposizione trivellando i fondali, ma piazzando la piattaforma sulla terra ferma, esponendo così insieme il mare e la terra ad un impatto, un inquinamento e a dei rischi ancora maggiori. Peccato che queste cose, Leone, Pittella e gli altri non le stiano spiegando ai cittadini. E allora se la politica, quella che ha sempre governato in Basilicata, non le spiega, è bene dare diritto di intervento il 15 Luglio, ai cittadini. Perchè da che mondo è mondo e da che democrazia è democrazia sono i cittadini a dover manifestare e chiedere conto agli amministratori locali e regionali, non politicanti che vorrebbero cantarla e suonarsela da soli, legiferando e manifestano contro le leggi che loro stessi hanno votato e voluto, contro le emergenze che loro stessi hanno creato. Il loro dovere è un altro e allora inizino a fare il loro dovere che di spettacoli ne abbiamo già abbastanza in giro. Affinchè non risulti troppo evidente che taluni politici stanno facendo di tutto per chiudere la bocca alla protesta civile per poterla gestire in tranquillità e a favore di chissà quali scopi, i cittadini il 15 Luglio la parola deve essere data ai cittadini che devono avere la possibilità di guardare negli occhi i loro rappresentanti istituzionali. Questi devo rispondere e legiferare non comiziare!
RETE ASSOCIAZIONI SIBARITIDE E POLLINO PER L’AUTOTUTELA MEDITERRANEO NO TRIV NOTRIV MONTESCAGLIOSO LIBERIAMO LA BASILICATA NOTRIV MAGNA GRECIA NOTRIV POTENZA KARAKTERIA FORUM PER LA TUTELA DEL TERRITORIO E DELLA LEGALITA’ STEFANO GIOIA INDIGNATI LUCANI MO’ BASTA ARCA LUCANA PER LA LEGALITA’ NOTRIV CALABRIA NOTRIV JONIO NO TRIV SAN FELE/ISDE POTENZA NOTRIV NAZIONALE SEZIONE BASILICATA ARCHEOART COMITATO PER SENISE RIFIUTO

Policoro

feb 272015
 

“Il popolo lucano ha grande dignità e fierezza, a differenza di chi lo sfrutta e pensa solo alle sue grandi risorse e ricchezze. Le parole apparse sul quotidiano ‘Il Foglio’ sono inaccettabili, soprattutto perché mostrano disprezzo verso chi invece dovrebbe ringraziare per tutto quello che subisce nell’estrazione del petrolio: inquinamento ambientale, paura per la salute e non certo ricchezza”.
È duro il commento dell’Ugl Basilicata, che condanna la definizione dei lucani visti come caproni e morti di fame. “Con quelle parole – viene sottolineato dal sindacato – sono stati offesi i lucani che subiscono da anni le estrazioni petrolifere, i pastori che grazie ai loro sacrifici portano sulle tavole di tutto il mondo il nome della Basilicata e dei suoi prodotti tipici, ma soprattutto quelle comunità che dal petrolio non hanno ricavato ricchezza, bensì solo paure e disagi, al contrario dei lauti stipendi che ricevono i grandi manager delle compagnie petrolifere. L’Ugl non solo si aspetta delle scuse immediate da chi ha pronunciato quelle parole e da Eni, ma pretende anche che il presidente della Giunta Regionale della Basilicata Marcello Pittella, faccia di tutto per ridare al popolo lucano la giusta dignità e lo ricompensi dalle offese subite. L’arroganza dei signori del petrolio non ha limiti – conclude la nota della segreteria Ugl Basilicata – e forse si dovrebbe iniziare a rivedere tutto il programma delle estrazioni, se questa è la nostra ricompensa”.

ugl

feb 192015
 

Libera Basilicata chiede che le Istituzioni preposte diano risposte sollecite e puntuali alle richieste espresse dal segretario dei radicali lucani, Maurizio Bolognetti, in sciopero della fame dall’11 febbraio scorso.

Le questioni relative all’inquinamento dell’ambiente e allo smaltimento dei rifiuti, in particolare quelli legati alle estrazioni petrolifere, preoccupano sempre di più i cittadini lucani che, in quasi vent’anni di trivellazioni, hanno assistito ad una pressoché totale assenza di significativi monitoraggi ambientali e sulla salute e di controllo sui processi estrattivi e sul ciclo dei rifiuti ad essi collegato. Di fronte a questa ventennale latitanza, che ha allargato la distanza e minato la credibilità delle Istituzioni nei confronti dei cittadini lucani, sarebbe necessario, non solo garantire in tempo reale risposte precise e significative alle istanze che provengono dalla società civile, ma avviare processi di trasparenza che permettano di poter fruire in tempo reale di tutti gli atti amministrativi.

Nel tempo della società dell’informazione, è quanto meno increscioso dover ricorrere ad estreme forme di lotta, quali uno sciopero della fame, per ottenere semplici risposte che dovrebbero essere dovute per legge.

Libera Basilicata auspica una rapida soluzione della questione e ribadisce che rimarrà vigile e attenta riguardo a qualsiasi forma di illegalità.

La referente regionale
Anna Maria Palermo

Logo-LIBERA

gen 232015
 

Ecco quanto ha dichiarato l’onorevole di Cinque Stelle Mirella Liuzzi sulla trasmissione “Alla falde del Kilimangiaro”. “Apprendo dalla carta stampata che con una lettera inviata alla trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro”, il Presidente Pittella si indigna e fa la morale al direttore del programma, reo di aver mandato in onda un servizio-inchiesta che ha messo in luce le condizioni dell’inquinamento che il petrolio ha causato e causa tutt’ora in Basilicata.
Il Presidente Marcello Pittella, rinviato a giudizio con l’accusa di peculato e amico dei petrolieri così come i suoi predecessori, accusa quindi la trasmissione RAI di aver “violato le più elementari regole deontologiche del giornalismo”. Nella lettera, il governatore tenta di convincere che il raddoppio delle trivellazioni non interesserà la Basilicata; purtroppo le cose non stanno proprio così. A sostegno di ciò, basta leggere la documentazione rilasciata da WWF, Legambiente, Greenpeace, Aspo Italia e tanti altri, presente agli atti del Parlamento e, se non dovesse bastare, potrebbe essere utile leggere anche la relazione allo Sblocca Italia presentata dallo stesso Governo Renzi.
L’articolo 36 (pericoloso tanto quanto l’articolo 38) viene così spiegato dal Governo: “L’articolo, intervenendo sull’estensione dal patto di stabilità relativamente alle spese sostenute per fini specifici dalle Regioni che corrispondono agli importi incrementali delle royalties, è teso di fatto a favorire lo sviluppo delle risorse energetiche nazionali sbloccando gli investimenti privati in programma da anni nel settore. Scopo dell’intervento normativo è quello di accelerare il processo decisionale di autorizzazione allo svolgimento delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi, di competenza concorrente, in base al titolo V della seconda parte della Costituzione, tra Stato e regioni”. Dunque, favorire il processo di autorizzazione, vuole dire favorire la presenza di nuovi pozzi e quindi, di aumentare il numero dei barili inesorabilmente.
Riguardo proprio ai barili estratti, non è ammissibile citare un ordine del giorno presentato alla Camera: di ordini del giorno sono pieni i cassetti del Parlamento sui più improbabili argomenti, ovviamente mai rispettati. A titolo di esempio, il Governo nella legge di stabilità dopo aver bocciato un mio emendamento con lo stesso contenuto, ha accolto un ordine del giorno a mia prima firma in cui si chiede l’adeguamento delle tariffe italiane dei canoni di concessione per le compagnie petrolifere al resto d’Europa (generalmente tutte più alte rispetto all’Italia). Ma sappiamo bene che tale accoglimento non verrà trasformato in realtà.

In questa legislatura in vigilanza RAI, mi è capitato diverse volte di presentare interrogazioni concernenti proprio il trattamento di temi ambientali e petrolio da parte del servizio pubblico. Tra gli atti presentati, ne vorrei citare alcuni su programmi tv particolarmente compiacenti: “Petrolio”, dal titolo già di per se opinabile, è stato oggetto di due interrogazioni a mia prima firma. Il programma ha recentemente mandato in onda un servizio intitolato “Un mare di energia: l’Adriatico” dipingendo le trivellazioni belle e salutari per l’uomo e per la natura, senza alcun tipo di contraddittorio. Ho presentato un’interrogazione sul programma “Linea Blu” che, in un servizio sulla città di Sciacca ed il suo mare, ha censurato un’intervista registrata e mai andata in onda del Comitato “Stoppa la Piattaforma” e sostituita da un’altra intervista di un geologo pro-trivellazioni. Mi sarebbe piaciuto vedere la stessa indignazione del Presidente della Regione anche in quelle e in tante altre occasioni oppure nella più recente inchiesta della Procura Antimafia potentina riguardo lo smaltimento dei rifiuti petroliferi, dato che “la classe dirigente regionale ha fatto della tutela e della salvaguardia dell’ambiente e della salvaguardia della salute umana, la priorità nella propria missione di Governo”.

Ho accolto la trasmissione “Alle Falde del Kilimangiaro” almeno come una rappresentazione diversa della realtà ambientale della Basilicata e più legata alla verità, perlomeno dal mio punto di vista.
Mi sarebbe piaciuto avere un Presidente che con intelligenza ed onestà, ragionasse sul fatto che ad oggi le riserve accertate di gas e petrolio presenti nel sottosuolo Italiano ammontano in totale a circa 130 Mtep e che il raddoppio della produzione di idrocarburi in Italia significherebbe arrivare a fornire 24 Mtep/anno (gas + petrolio). Dunque, una produzione raddoppiata sarebbe possibile per soli 5 anni. Un Presidente attento ai temi ambientali dovrebbe ragionare anche sui numeri e chiedersi per il bene dei suoi conterranei, cosa e come lasciare la Regione ai prossimi amministratori e alle future generazioni.
Invece ciò che abbiamo è un Presidente rinviato a giudizio per peculato che continua inesorabilmente a seguire la linea dei suoi predecessori e che invece di interrogarsi sulle copiose manifestazioni contro il petrolio, non trovi meglio da fare che inviare una nota stampa ad una trasmissione televisiva.

Eppure al di là di tutto, mi sarebbe bastato un Presidente della Basilicata coraggioso che, come in altre Regioni, impugnasse il decreto Sblocca Italia”.

L’On. Mirella Liuzzi del Movimento 5 Stelle a Lauria

nov 282014
 

Ecco quanto dichiarano gli attivisti del Meetup “Amici di Beppe Grillo-Matera5Stelle.it”
“Il 27 novembre 2014 passerà alla storia di Matera come una delle più tristi pagine della pessima amministrazione Adduce: il Consiglio Comunale consegna Matera alle compagnie petrolifere, che potranno liberamente trivellare anche il territorio comunale, dopo essere già arrivate a meno di una decina di chilometri dalla città dei Sassi, nel territorio di Montescaglioso.

Su (meritoria) proposta di 5 consiglieri (di maggioranza e opposizione) che raccoglieva il pressante invito contenuto in una mozione consegnata quasi due mesi fa dagli attivisti del M5S di Matera, il Consiglio Comunale era chiamato a votare un ordine del giorno che chiedeva al Presidente della Giunta Regionale Marcello Pittella di impugnare innanzi alla Corte Costituzionale l’articolo 38 “Sblocca Trivelle” del decreto legge n. 133/2014 convertito in legge n. 164/2014, meglio noto come “Sblocca Italia”. Un articolo che sottrae alle regioni ogni potere anche sulle compagnie petrolifere, che potranno tra qualche mese ridurre la Basilicata ad una vera e propria “gruviera”, trivellando fino ad oltre l’80% del territorio lucano. E tutto ciò, nonostante il petrolio abbia finora portato ai lucani solo ulteriore povertà, con l’aggiunta di inquinamento e correlate patologie ai danni della salute di tutti i lucani.

Dopo una votazione conclusasi con un pareggio (15 a 15, con Adduce e la presidente del Consiglio Massenzio tra i contrari), il sindaco proponeva un altro ordine del giorno col quale, come da tradizione consolidata della maggioranza PD, si “decideva di non decidere”, rimettendo la scelta se impugnare o meno lo “Sblocca Trivelle” proprio a Pittella. Una clamorosa presa in giro delle migliaia di cittadini, anche materani, che sono scesi in piazza domenica scorsa 23 novembre contro l’incubo trivellazioni. Adduce ci ha ormai abituato a queste “imprese”: anche il 16 aprile scorso, la maggioranza PD ignorò i 2.200 cittadini che avevano firmato la petizione contro l’inceneritore di Contrada Trasanello e votò un ordine del giorno “fasullo”, che non diceva un chiaro “no” all’incenerimento di 60 mila tonnellate di rifiuti a pochi chilometri da Matera2019. Purtroppo, l’ordine del giorno di Adduce stavolta passava con 16 voti favorevoli e 3 astenuti (l’opposizione era uscita dall’aula).

Alla fine giungeva anche la ciliegina avvelenata sulla torta di una giornata davvero “nera” per Matera: a norma di regolamento del Consiglio comunale (art. 50, comma 4), alcuni consiglieri chiedevano di “rivotare” l’ordine del giorno iniziale (quello di autentica opposizione alle trivelle). La norma prevede che le “proposte che ottengono parità di voti sono dichiarate infruttuose e non si intendono approvate. Nel corso della stessa seduta, la proposta che ha ottenuto parità di voti può essere sottoposta, per una sola volta, a nuova votazione alla quale possono prendere parte anche Consiglieri che non avevano partecipato alla prima votazione o che si erano astenuti”. Incredibilmente, dapprima la Massenzio e poi anche Angelo Cotugno (PD) – che fino ad allora aveva “giocato” ad interpretare la parte dell’antagonista, oppositore interno ad Adduce – accettavano l’illegittima interpretazione del regolamento del segretario comunale, dott. Fasanella, e non permettevano che la nuova votazione si svolgesse, sciogliendo la seduta. Il tutto, nonostante la maggioranza avesse abbandonato l’aula e, quindi, c’era la possibilità di approvare finalmente l’ordine del giorno contro le trivelle! Bravo Cotugno! Anche la tua maschera è caduta!

Si chiudeva così indecorosamente un consiglio comunale che, violando il proprio regolamento, ha deciso di abbandonare nelle mani di Marcello Pittella il futuro di Matera e dei Sassi: Pittella jr. ha già manifestato la sua contrarietà ad impugnare lo Sblocca Trivelle. Ringraziamo Adduce e a tutti i consiglieri comunali che hanno contribuito a rendere “nero”, in tutti i sensi, il futuro di Matera!”

movimento5stelle

ott 192014
 

Si è svolta nella sala consiliare di Tortora una conferenza stampa sullo stato dell’arte legato all’impianto di trattamento dei rifiuti di San Sago nel territorio di Tortora. Da uno studio di parte sono emersi dati assai preoccupanti sull’inquinamento che l’impianto avrebbe prodotto sversando nel fiume Noce e nel mare Tirrerno. All’incontro erano presenti sindaci, l’associazione Libera ed altri sodalizi del territorio, ambientalisti, cittadini e giornalisti.

La conferenza integrale

ago 312014
 

Ecco quanto ha dichiarato l’europarlamentare pentastellato Piernicola Pedicini circa i provvedimenti contenuti nello Sblocca Italia. “Le carriere degli esponenti del Pd lucano che coprono ruoli nazionali ed internazionali sono la contropartita per il decreto Sblocca Italia che devasterà la regionecon il raddoppio dei pozzi petroliferi, i rifiuti e lo spopolamento.E’ inutile girare intorno, coloro che hanno svenduto e stanno svendendo la Basilicata al governo Renzi, alle multinazionali del petrolio e alle lobby dei rifiuti hanno un nome e cognome. Sono tutti esponenti del Pd lucano che, come contropartita, stanno ottenendo posizioni di potere e di carriera che sono sotto gli occhi di tutti. L’intera operazione sta avvenendo sulla pelle dell’intera Basilicata e di tutti i lucani.

Non siamo noi a dirlo, per spirito polemico e catastrofistico, parlano i dati: tutti gli indicatori ufficiali testimoniano che la Basilicata sta sprofondando verso livelli economici, sociali e di povertà pari ai paesi del Terzo mondo. Ma non è finita, la questione più drammatica è che in tutto questo le estrazioni petrolifere e lo smaltimento scorretto dei rifiuti stanno producendo danni terrificanti sul piano ambientale e sulla tutela della salute pubblica. Anche in questo caso i dati evidenziano che nella nostra regione stanno aumentando fortemente le patologie tumorali dovute principalmente all’inquinamento delle falde acquifere e dell’atmosfera.

Davanti a questo drammatico scenario è arrivato il decreto Sblocca Italia di Renzi che vuole raddoppiare le estrazioni di petrolio in Basilicata scavalcando la Regione e acquisendo tutti i poteri decisionali nelle mani del governo nazionale.

E’ inaccettabile che il governatore Pittella faccia il pianto del coccodrillo e faccia finta di minacciare Renzi. E’ inammissibile continuare a sopportare l’ambiguità e il doppio gioco del presidente della Regione e del Pd lucano. Il presidente del Consiglio è del loro stesso partito. Marcello Pittella si rivolgesse a Bubbico e De Filippo, a suo fratello Gianni, a Roberto Speranza, sono tutti personaggi di primissimo piano nazionale che se vogliono tutelare la Basilicata hanno la forza e la possibilità per farlo. Se non lo fanno, o sono d’accordo con Roma, o sono ricattabili perché hanno condiviso dei ricchi patti di interesse per ottenere gli incarichi nazionali e internazionali che coprono e gli fa comodo stare zitti e far finta di niente.

Noi del M5S riteniamo che mai come ora i lucani devono aprire gli occhi e devono interrogarsi su come sia possibile che alle scorse elezioni europee abbiano dato 102mila voti (42% dei votanti) a Matteo Renzi e al Pd. Come si può essere così masochisti. Perché accade tutto questo?

Anche i bambini capiscono che il Pd di Bubbico e De Filippo e tutti i vecchi partiti lucani hanno svenduto la Basilicata e la vogliono far morire. L’agricoltura non esiste più, il turismo ha dei livelli bassissimi, l’acqua è a rischio, gli abitanti diminuiscono, non c’è un progetto di sviluppo strategico e una visione lungimirante del futuro. Tutto ruota intorno al petrolio, ai rifiuti e all’energia.

In segrete stanze è stato deciso cosa dovrà diventare la Basilicata: una terra destinata a scomparire dove vivranno prevalentemente anziani e i territori saranno devastati da pozzi petroliferi, impianti di smaltimento di rifiuti, centrali elettriche più o meno sicure.

Il M5S alle scorse elezioni regionali ha presentato un programma molto preciso in cui indica cosa andrebbe fatto per dare una prospettiva alla Basilicata senza petrolio e senza rifiuti pericolosi, oltre a questo il M5S ha anche precise proposte nazionali per far allontanare l’Italia dall’uso delle fonti fossili e rispettare i vincoli dell’Unione europea al 2020 e al 2030 sulla riduzione dell’emissioni, sul risparmio energetico e sulla produzione delle energie rinnovabili per rilanciare la creazione di lavoro e occupazione. Invitiamo i cittadini a visitare i nostri siti (www.basilicata5stelle.it – www.beppegrillo.it/movimento/programma/) per leggere le nostre proposte e capire che le alternative ci sono, basta volerlo.

Il Pd, Renzi e i suoi compagni di merenda locali non vogliono farlo perché hanno altri scopi e interessi e usano i cittadini solo come sudditi e portatori di voti, il M5S, invece, è fatto di cittadini che non vogliono accettare tutto questo e si batteranno in tutti modi e in tutte le sedi per modificare l’attuale situazione”.

movimento5stelle

ago 222014
 

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, a seguito di alcune risposte fornite alla nostra Organizzazione dall’Assessore regionale all’ambiente, Aldo Berlinguer, ed alla luce della recente approvazione della deliberazione della giunta regionale n.960 del 30 luglio 2014, pubblicata sul BUR Basilicata n.31 del 16/8/2014, chiede di sopendere l’iter di autorizzazione per le attività di reinezione nel pozzo Costa Molina 2 che l’assessore intenderebbe rilasciare nell’ambito di un aggiornamento dell’AIA del COVA di Viggiano.

Su questioni così importanti e delicate, legate alla contaminazione conclamata lungo la condotta di reinezione e nell’area del pozzo Costa Molina2, che ENI nega di aver provocato, per la Ola non è possibile assecondare le richieste e la fretta della compagnia petrolifera, approvando un Piano di Caratterizzazione in presenza di un Piano di Monitoraggio predisposto da ENI dichiarato ufficialmente da Arpab e dall’Ufficio regionale Ciclo dell’Acqua carente e lacunoso, così come evidenziato negli stessi rapporti allegati alla deliberazione.

Se si dovesse, alla luce di tali lacune, autorizzare ENI, crediamo si conclami anche una grave responsabilità imputabile ai decisori politici ed istituzionali, oltre che agli organi pubblici deputati ai controlli ed alle verifiche ambientali.

Riteniamo che l’assessore sia stato mal consigliato da alcuni uffici regionali, mentre altri, come l’ufficio regionale Ciclo dell’Acqua, ad esempio, hanno invece evidenziato, con un parere contrario in sede di Conferenza dei Servizi, la necessità di procedere con un iter di autorizzazione diverso e più attento, basato su verifiche per un Piano di Monitoraggio meticoloso, terzo ed autonomo, capace cioè di salvaguardare le ragioni pubbliche dell’ambiente e la salute collettiva e non gli interessi della società privata. Riteniamo che proprio questo vada fatto.

La Ola chiede all’Assessore di fare una più attenta lettura dei dati prodotti dall’Arpab, ed in particolare di quelli contenuti nei verbali e nei report tabellari che evidenziano le concentrazioni di ferro e di idrocarburi totali nelle acque. Per una CSC (Concentrazione Soglia di Contaminazione) del ferro di 200 microgrammi/litro, nelle acque prelevate nei piezometri Pz5 e Pz7 nel 2011 e nel 2012 sono stati trovati invece superamenti, corrispondenti rispettivamente a 444 microgrammi/litro e a 287 microgrammi/litro. Sono stati anche trovati superamenti dei valori degli idrocarburi totali nelle acque prelevate nel piezometro Pz5 (350 microgrammi/litro nel 2010 e 400 microgrammi /litro nel 2011).

Valori questi, almeno per il ferro, che si discostano molto sia dai valori medi (pari a 22,48 microgrammi/ litro) rilevati nelle acque delle principali sorgenti della Val d’Agri, nell’ambito del progetto europeo Agrifluid coordinato dalla Prof.ssa Albina Colella dell’UNIBAS, sia nell’ambito di campagne di studio della stessa ancora in progress nell’area del pozzo Costa Molina 2 e in altre aree, che invece presentano valori massimi di ferro nelle acque sotterranee pari a 12,1 microgrammi/litro. Valori per il ferro questi ultimi incompatibili con quelli riscontrati nelle analisi di acque prelevate nei piezometri lungo la condotta ENI e nell’area del pozzo Costa Molina 2, ma invece molto compatibili con quelli trovati dalla stessa Prof.ssa Colella nelle due venute d’acqua di Contrada La Rossa, a 2,3 km dal pozzo di reiniezione Costa Molina 2.

La Ola chiede pertanto all’assessore Berlinguer di voler informare compiutamente sullo stato della contaminazione in atto alla data odierna (anni 2013 e primi otto mesi del 2014) lungo la condotta, nell’area di influenza del pozzo di reinezione Costa Molina 2, in località La Rossa in territorio di Montemurro, pubblicando sul sito della Regione le cartografie relative alla dislocazione dei piezometri e dei dati rilevati. Inoltre chiede all’assessore di attivare una procedura VIA autonoma per le attività di reinezione presso il pozzo CM2 (del resto già attuata in passato)

Appare evidente delle due, l’una: o la Regione si fida ed autorizza “a scatola chiusa” le attività ENI, così come sta procedendo, oppure decide di seguire una strada diversa, ovvero accertare l’origine e lo stato effettivo della contaminazione acclarata (quantità e qualità della contaminazione) nella quale Arpab include anche la presenza degli idrocarburi, prova inequivocabile dell’origine dell’inquinamento riconducibile alle attività petrolifere, attuando una vera campagna di monitoraggio, autonoma e non di parte, che recepisca le indicazioni di organismi scientifici, terzi e di Arpab nell’ambito di una procedura VIA autonoma.

In tale campagna è necessario procedere a misurare e rendere note tutte le voci relative alle prescrizioni alle quali Eni non ha fornito risposte e dati, ovvero: la misurazione di IPA, BTEXs e metalli, la mancata realizzazione di nuovi piezometri, carenze negli studi geologici/idrogeologici a monte ed a valle della condotta di reinezione, mancate misurazioni per gli idrocarburi leggeri e pesanti e pericolosità di alcuni traccianti di cui Arpab chiedeva la sostituzione, il piano di indagini proposto da ENI per la caratterizzazione che, secondo Arpab “non contiene elementi sufficienti per l’effettuazione di una adeguata caratterizzazione dell’area interessata all’attraversamento della condotta, analisi di altre aree sottese alla condotta” atte ad accertare se la contaminazione è più estesa, le metodiche ed i tempi per l’esecuzione di tali operazioni.

Per tali carenze Arpab (punto 1 della DGR 960/2014) ha ritenuto “ non esprimersi sulle integrazioni al piano di monitoraggio…perché non contiene elementi sufficienti per l’effettuazione di un’adeguata caratterizzazione dell’area attraversata dalla condotta”.

Alla luce di ciò l’Assessore valuti la necessità di avvalersi anche di organismi pubblici esterni (ISPRA, Unibas, etc) del resto pure convenzionati con l’Osservatorio Ambientale Val d’Agri, prima che lo stesso venga dichiarato chiuso e che la Fondazione privata annunciata assuma la direzione tecnico-scientifica e quella operativa, dopo aver investito ingenti risorse pubbliche.

La Ola resta in attesa delle risposte e delle decisioni dell’Assessore regionale all’ambiente, Aldo Berliguer.

petrolio-basilicata1