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Lug 312016
 

Abbiamo letto le pesanti e preoccupanti dichiarazioni del Sindaco Praticò sul grave stato di abbandono del Punto di Primo Intervento di Praia a Mare che dovrebbe servire il vasto e popoloso territorio dell’alto tirreno cosentino.

Stando alle sue dichiarazioni, ritengo che la drammatica situazione derivante da persistente carenza di medici e infermieri, costituisce rischio e pericolo per l’incolumità degli utenti;

trattasi di inefficienza che può essere equiparata a tutti gli effetti ad omissione di soccorso.

Tale è l’inesistenza di servizi sanitari da parte di un Istituzione che dovrebbe invece fornirli specie quando è per legge previsto.

Tale grave e comatoso stato mette a repentaglio la vita di tutti, ancor di più in questo periodo estivo dove le presenze sul territorio sono triplicate e dove anziché migliorare e incrementare uomini, mezzi e servizi, gli stessi vengono scandalosamente e colpevolmente ridotti o eliminati.

Considerato che il Sindaco è la massima autorità Sanitaria del Comune, chiedo, se non l’abbia già fatto, di interessare ufficialmente e con la massima urgenza il Prefetto di Cosenza, la Procura della Repubblica, il Comando dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, ognuno per le proprie specifiche competenze, portando a loro conoscenza fatti, carenze, omissioni e responsabilità dei quali in quanto primo cittadino ne ha sicuramente contezza per come dichiarato alla stampa.

Credo che in questo, l’intero territorio sia solidale e di supporto per ogni atto o iniziativa che voglia intraprendere e che la sua funzione gli consente al fine di scongiurare l’incombente pericolo di totale privazione di ogni tutela sanitaria.

Raffaele Papa

Coord. Prov.

Italia del Meridione

Raffaele-Papa

Lug 102016
 

Reati ambientali in leggera flessione ma crescono gli arresti: primi segnali di una inversione
di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale.
In Basilicata si conferma la tendenza nazionale con 477 reati accertati e 11 arresti
Ciclo dei rifiuti e cemento selvaggio i settori principi dell’illegalità
Aumentano gli incendi

Reati ambientali in leggera flessione con 477 infrazioni accertate (1,7 % sul totale nazionale) e arresti in crescita (11) principalmente nell’ambito del ciclo dei rifiuti (con 135 denunce 7 arresti e 14 sequestri e la Basilicata sedicesima tra le regioni italiane) e dell’abusivismo edilizio (151 sono gli illeciti legati al ciclo del cemento, con Potenza che si colloca al dodicesimo posto tra le province italiane). In aumento gli incendi dolosi-colposi (153 con ben 22 denunce) e i reati a danno del patrimonio boschivo. É questo il quadro che emerge per la Basilicata dal Rapporto Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e che vede la regione posizionarsi al sedicesimo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale.

“Pur non rientrando tra le realtà più problematiche, la Basilicata è al quarto posto in Italia per numero di arresti e il dato ci preoccupa non poco perché se da un lato dimostra l’efficacia dell’azione di intervento delle forze dell’ordine, dall’altro evidenzia una lacuna nelle attività di prevenzione degli organi di controllo e tutela – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata Onlus. La vicenda Val d’Agri, non citata in questo dossier perché si riferisce ai dati del 2015, è l’esempio concreto di come solo attraverso l’intervento del NOE si è scoperchiato un sistema poco trasparente di trattamento e gestione dei rifiuti speciali provenienti dall’attività del Centro Oli di Viggiano. La prevenzione deve essere la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro attraverso nuovi filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, puntando su qualità ambientale e legalità”

La nostra regione conferma quanto sta avvenendo a livello nazionale dove, nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati, arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace. Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745. Per dirla in altro modo, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Sono 18mila gli immobili costruiti illegalmente. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti.

Crescono, invece, a livello nazionale gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente).

Numeri e risultati che raccontano il lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati, e continua nel 2016, anno in cui si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’azione repressiva più efficace e finalmente degna di un paese civile che punisce davvero chi inquina. Nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale. Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. Senza dimenticare che la criminalità organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversità. Per questo Legambiente, torna oggi a ribadire l’importanza di continuare a rafforzare il quadro normativo con leggi ad hoc che tutelino anche la filiera agroalimentare, i beni culturali e l’istituzione di una grande forza di polizia ambientale diffusa sul territorio.

Dati Ecomafia – Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, è la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) e Lazio (2.431). Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante nel Paese, è l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). La pressione dell’abusivismo continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale è pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199).

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, a cui sia aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Solo nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni, più o meno l’equivalente di 141 mila tir.
Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via. In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato. Nel 2015 le ispezioni sono cresciute del 59% ma con esiti davvero negativi, in pratica più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le Ecomafie continuano i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. A rischio anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che supera abbondantemente i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente, quando si era “fermato” intorno ai 530 milioni. Invece per quanto riguarda i roghi, alla Campania va la maglia nera per il numero più alto di infrazioni, 894 (quasi il 20% sul totale nazionale), seguita da Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio (440).

Le proposte
Se il 2015 è stato un anno spartiacque grazie all’introduzione della legge 68/2015, come dimostra questo Rapporto, rimangono ancora molti fronti aperti sul piano normativo. Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire che per una corretta applicazione della legge sugli ecoreati è fondamentale che le procure sviluppino una prassi operativa comune e condivisa, magari seguendo l’esempio di quegli Uffici giudiziari che già si sono mossi in questa direzione. Tra le altre proposte che lancia oggi Legambiente:

– mettere in campo un’azione di formazione sulla nuova legge per tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali e definire linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il paese della parte sesta-bis del Codice ambientale, quella che riguarda i reati minori che non rientrano tra i nuovi delitti previsti dalla legge 68, fino a oggi non completamente garantita (a tal proposito vale la pena segnalare l’accordo siglato in Emilia Romagna tra Procura generale, Procure della Repubblica, Noe dei Carabinieri e Corpo forestale dello stato che individua nell’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna l’organo tecnico per l’asseverazione delle prescrizioni);

– una presa di posizione seria e unanime da parte delle classi dirigenti nazionali e locali contro l’abusivismo edilizio per dare nuovo vigore agli abbattimenti dei manufatti che ancora oggi sfregiano il territorio, con l’approvazione di una legge per snellire l’iter di abbattimento degli ecomostri;

– la rapida approvazione del ddl che tutela il Made in Italy enogastronomico, ora al vaglio delle competenti commissioni parlamentari. Un ddl che se approvato introdurrebbe nuovi delitti come il disastro sanitario e di agropirateria a tutela dei prodotti di qualità. In particolare si migliorerebbe il Codice penale per contrastare al meglio la contraffazione (con aggravante per i prodotti Igp e Doc), le frodi in commercio, la vendita di alimenti con segni mendaci anche con la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Inoltre sarebbe importante un nuovo intervento in tema di caporalato, odioso fenomeno che sta diventando sempre più esplosivo;

– una maggiore attenzione legislativa al patrimonio di biodiversità sotto attacco delle ecomafie, anche attraverso l’inserimento di un nuovo articolo nel Codice penale con adeguate sanzioni relative alle attività illecite inerenti fauna e flora protette;
– l’aggiornamento della legge per contrastare le archeomafie al fine di rendere sempre più adeguata la forza deterrente rispetto alla gravità dell’azione criminale su beni culturali e reperti archeologici. Se si esclude il delitto di ricettazione, che prevede pene fino a otto anni di reclusione, in generale le sanzioni previste a tutela dei nostri tesori sono davvero irrisorie;

– L’istituzione di una grande forza di polizia ambientale sempre più diffusa sul territorio nazionale, mettendo a sistema le migliori esperienze messe in campo dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato;

– un vero e proprio cambio di paradigma economico: l’economia ecocriminale si combatte promuovendo un’economia civile, fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della sostenibilità ambientale e della solidarietà, capace di creare lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, e crescita pulita; contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese, a cominciare dalle sue ricchezze naturali e paesaggistiche, e alla valorizzazione dei suoi straordinari talenti.

Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (l’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, le Capitanerie di porto), e gli altri organi di polizia giudiziaria l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Polizie provinciali, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia.

ECOMAFIA 2016, Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, è edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat. Il testo è in vendita nelle librerie. Collana: Saggistica. Formato: 15×23. 192 pagine, 22,00 euro
ISBN 978-88-6627-192-5

Le storie e i numeri del crimine ambientale, regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it.

legambiente

Feb 012016
 

L’assessore all’Ambiente Donato Zaccagnino, in relazione all’azione di queste ore svolta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Lauria nei confronti della ditta appaltatrice del servizio di gestione rifiuti nel Comune di Lauria, precisa che la problematica emersa dall’iniziativa delle Fiamme Gialle è da tempo all’attenzione dell’Amministrazione comunale, che sta muovendo tutti i passi utili per la risoluzione della questione, come da funzioni ad essa attribuite.
L’assessore sottolinea che, fin dall’inizio del mandato in Giunta, ha attivato una serie di verifiche sullo stato di attuazione del contratto ed è stata già avviata da dicembre 2014, verso la società in questione, un’azione di recupero per sanzioni applicate per il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dal contratto, per un importo di 10mila euro mensili, per un totale di più di 500mila euro. Inoltre, l’assessore sottolinea che ha avviato anche un’azione di recupero del costo di conferimento della frazione umido (che oggi è interamente a carico della ditta), relativo ad un periodo che va fino al 2013, per un totale di 110mila euro.
Il responsabile comunale dell’Ambiente sottolinea poi che, ad oggi, sono in corso presso il Tribunale di Potenza due contenziosi legali tra il Comune e la società, i quali hanno come oggetto proprio tali somme (mancato raggiungimento obiettivi e conferimento umido). Proprio per tale motivo, il Comune sta accantonando le risorse utili in caso di negativo pronunciamento da parte degli organi giudiziari. Risorse che, al contrario, in caso di positiva sentenza, saranno restituite ai contribuenti sotto forma di sgravi sulle future bollette TARI.
Zaccagnino infine ricorda quanto già affermato pubblicamente, ovvero che è al vaglio degli uffici competenti la valutazione su una possibile rescissione del contratto in essere con la ditta. Essendo però questo specifico contratto un atto regolante un servizio di prima necessità che non può subire interruzioni, i tempi e le modalità della rescissione potrebbero risultare non brevi, a causa dei dovuti adempimenti burocratici necessari proprio a scongiurare tale interruzione.
Nel confermare la fiducia verso il lavoro della Guardia di Finanza e la leale collaborazione istituzionale con essa, l’assessore Zaccagnino rimarca la piena disponibilità dell’Amministrazione.

municipio

Gen 162015
 

Presentata ieri una interrogazione del Consigliere regionale del Movimento 5Stelle Gianni Leggieri sui continui e sospetti sprechi di Basilicata Soccorso (118) con la quale si evidenzia l’incapacità del governo regionale a risolvere la questione.

“Sono passati ben due anni dalle vicende riguardanti l’acquisto degli ecografi mai utilizzati e la stazione di lavaggio delle autoambulanze di Sant’Arcangelo ma non tutto sembra essere risolto” afferma Leggieri.

“Dopo tutto questo tempo è logico, oltre che doveroso,- continua il portavoce- chiedere conto su cosa sia accaduto e su quali azioni sono state intraprese per chiarire internamente la questione. Non bisogna dimenticare che gli ecografi costati circa 600.000 euro sono balzati alla cronaca grazie alle indagini della Guardia di Finanza. Per quanto concerne il lavaggio delle ambulanze del 118, invece, siamo difronte ad un vero e proprio paradosso all’italiana”.

L’interrogazione spiega che, in alcuni casi, per la pulizia del mezzo di primo soccorso occorre percorrere anche 400 km con la conseguenza di rendere il mezzo non fruibile, di usurarlo e di sottrarre personale per ottemperare a tale operazione anche per diverse ore.

“Se le amministrazioni passate e presenti continuano a permettere simili sprechi- conclude Leggieri- vien da chiedersi allora quali sono i fronti sui quali il Presidente Pittella intende intervenire per ridurre la spesa pubblica”.

118

Ott 282014
 

Il 28 ottobre 2014 don Franco Alagia parroco di San Giacomo ha presentato al vescovo mons. Francesco Nolè la nuova casa canonica ristrutturata con l’8 per mille. All’evento erano presenti don Francesco Gentile diacono della parrocchia, don Adelmo Iacovino viceparroco di Policoro e l’imprenditore Mario Pittella che ha spiegato i lavori effettuati. L’Amministrazione Comunale era rappresentata dagli assessori Lucia Carlomagno e Giuseppe Iannarella. Presenti le forze dell’Ordine e i Corpi dello Stato: Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. L’occasione è stata colta dall’Anspi parrocchiale che ha presentato il suo presidente parrocchiale Antonio Caino. Partiranno già nel fine settimana le attività dell’oratorio intitolato a San Domenico Savio di cui è stato mostrato un bel video ai tantissimi bambini intervenuti all’evento. Numerosa è stata la partecipazione e ricco il buffet.


Le interviste


Il taglio della torta e la visita agli ambienti


La presentazione

Ott 282014
 

Nel pomeriggio del 27 ottobre 2014, i Finanzieri della Compagnia di Lauria, nell’ambito della
diuturna e capillare attività di controllo economico del territorio di competenza, nei pressi dello svincolo autostradale Lagonegro Sud fermavano un giovane di origine bulgara, N.G.N. di anni 46, alla guida della propria autovettura Renault Laguna, nel cui bagagliaio veniva rinvenuto un considerevole quantitativo di sigarette di contrabbando.
L’ispezione posta in essere dalle Fiamme Gialle sull’autovettura permetteva,
infatti, di scoprire, occultati in due borsoni di plastica sistemati nell’ampio
bagagliaio dell’auto, 1.090 pacchetti di sigarette di svariate marche – “L&M”,
“RICHMAN”, “MARLBORO”, “PALLMALL”, “BRASS” e “BLACK NZ”,
“AMERICAN LEGEND” – privi di contrassegni di Stato ed illecitamente
introdotti nel territorio dello Stato italiano.
Si tratta, in parte, di sigarette destinate al consumo nei paesi dell’Est Europa,
in considerazione della presenza di diciture in carattere cirillico apposte sui
confezionamenti.
Il quantitativo di sigarette, pari a complessivi a kg. 21,800, veniva sottoposto a
sequestro penale e il responsabile denunciato per il reato di contrabbando di
tabacchi lavorati esteri, in violazione all’art. 291 bis, primo comma, del D.P.R.
23 gennaio 1973, nr. 43.
L’intervento segue di pochi giorni un’analoga operazione che aveva portato al
sequestro di circa 15 kg. di sigarette di contrabbando.

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Ott 162014
 

Una pattuglia del Nucleo Mobile della Compagnia della Guardia di Finanza di Lauria, nell’ambito della capillare attività di controllo economico del territorio lucano, nei pressi dello svincolo autostradale Lagonegro Sud, fermava un giovane di origine tunisine, M.C. di anni 44, alla guida della sua auto che
risultava imbottita di pacchetti di sigarette di contrabbando.
Nel dettaglio, l’ispezione posta in essere dai finanzieri sull’autovettura permetteva di rinvenire, ben occultati in ogni parte della stessa: sotto la moquette del pianale, negli schienali dei sedili, nella ruota di scorta e, persino, nel serbatoio del carburante, 715 pacchetti di sigarette di contrabbando marca “AMERICAN LEGEND”.
Singolari sono apparsi i nascondigli ricavati sull’automezzo, soprattutto quello del serbatoio, ove le sigarette, ben 165 pacchetti opportunamente cellophanati, erano state immerse nel carburante.
Gli esiti delle prime indagini hanno consentito di accertare che il soggetto proveniva da Salerno, ove era giunto nella nottata al rientro di un viaggio dal proprio Paese d’origine.
Il quantitativo di sigarette rinvenute è stato sottoposto a sequestro penale e il responsabile denunciato per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, previsto e punito dall’art. 291 bis, primo comma, del D.P.R. 23 gennaio 1973, nr. 43.

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2 pianale

3 serbatoio

4 sedile

Ott 112014
 

Nel corso di servizi di controllo economico del territorio, intensificati in prossimità del fine settimana, le pattuglie del dispositivo approntato nell’area del Lagonegrese dal Nucleo Mobile della Compagnia della Guardia di Finanza di Lauria, hanno effettuato diverse ispezioni di automezzi in transito.
Un livornese di 37 anni, diretto in Calabria a bordo di una Renault Clio, è stato
fermato lungo la viabilità a ridosso dello svincolo di Lagonegro dell’A/3. Da un
minuzioso controllo dei bagagli trasportati, è emerso l’occultamento di 20 grammi di
hashish in un sacchetto contenente biscotti per cani. L’effettiva presenza a bordo
dell’autovettura di un meticcio fa pensare ad uno stratagemma non casuale,
predisposto anche per ostacolare l’operato di unità cinofile. Il turista è stato
segnalato a piede libero alla Procura della Repubblica di Lagonegro.
E’ stato invece sorpreso in pieno centro cittadino a Lagonegro un milanese di 42 anni,
alla guida di un furgone e trovato in possesso di 11 grammi di hashish. In questo caso,
è scattata la segnalazione al Prefetto.

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Ott 082014
 

Sulla Gazzetta Ufficiale – 4^ Serie Speciale – 75, del 26 settembre 2014 è stato pubblicato il bando di concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 8 tenenti del “ruolo tecnico-logistico-amministrativo”, per l’anno 2014.
Possono partecipare al concorso i cittadini italiani che, alla data del 1° gennaio 2014, non
abbiano superato il trentaduesimo anno di età (siano quindi nati in data successiva al 1°
gennaio 1982 compreso) e siano in possesso di un diploma di laurea specialistica o di
laurea magistrale o titolo equipollente (con esclusione, quindi, delle lauree c.d. “triennali”
o “di I livello”), tra quelli indicati negli allegati al predetto bando di concorso.
La presentazione delle domande dovrà avvenire entro il 27 ottobre 2014.
La domanda di partecipazione al concorso deve essere compilata esclusivamente
mediante procedura informatica disponibile sul sito www.gdf.gov.it, seguendo le istruzioni
del sistema automatizzato.
Al termine della compilazione, l’istanza deve essere stampata, firmata per esteso dal
concorrente e consegnata a mano, oppure inviata a mezzo raccomandata con ricevuta di
ritorno, al Centro di Reclutamento della Guardia di Finanza, via delle Fiamme Gialle n.
18, 00122 – Roma/Lido di Ostia, entro trenta giorni decorrenti dalla data di pubblicazione
del bando nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Sul sito internet www.gdf.gov.it è possibile acquisire ulteriori e più complete
informazioni di dettaglio sui concorsi.

gdf

Set 062014
 

Prosegue l’attività di servizio della Guardia di Finanza a salvaguardia della legalità economica nel settore del “mercato dei beni e servizi”, finalizzata alla tutela dei consumatori, nell’intero territorio provinciale.
L’ultimo intervento è stato operato dai militari della Tenenza di Viggiano che
hanno effettuato un accesso presso due esercizi di vendita al dettaglio siti in
località San Brancato, frazione del Comune di Sant’Arcangelo, gestiti da due
cittadine originarie della Repubblica Popolare Cinese.
Il controllo della merce esposta ha evidenziato la presenza di varie tipologie di
prodotti importati dalla Repubblica Popolare Cinese, tra cui articoli di
bigiotteria, prodotti elettrici e di cancelleria sprovvisti dei requisiti di legge.
Complessivamente, sono stati sequestrati oltre 50.000 prodotti mancanti delle
etichettature obbligatorie per l’indicazione della composizione qualitativa e dei
dati inerenti il confezionamento, informazioni che mettono in condizione il
consumatore di effettuare acquisti in condizioni di sicurezza.
E’ stata, altresì, rilevata l’omessa indicazione delle informazioni in lingua
italiana, riguardante la composizione merceologica, i dati dell’importatore e del
fabbricante, nonché le avvertenze inerenti le prescrizioni d’impiego, previste
dal cd. “Codice del Consumo”, in vigore dal 2006.
I prodotti elettrici non riportavano alcuna indicazione sulle verifiche eseguite e i
prodotti di bigiotteria erano privi dei cartellini che avrebbero dovuto riportare le
informazioni in ordine alla provenienza, ai materiali utilizzati per la produzione
e le relative istruzioni d’uso.
Assoluta importanza riveste la riscontrata assenza di informazioni sulla
composizione della lega metallica impiegata per gli anelli, le collane, gli
orecchini ed i piercing, avuto riguardo ai potenziali danni conseguenti al
contatto con la pelle.
Le violazioni constatate dalle Fiamme Gialle sono state segnalate alla Camera
di commercio di Potenza per l’irrogazione delle sanzioni in capo alle titolari
degli esercizi commerciali e la successiva confisca e distruzione della merce
sequestrata.

sant'arcangelo