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Dic 032018
 

On. Liuzzi….
…… È a lei che scriviamo,
siamo mamme libere che urlano da tempo giustizia per la propria terra e di conseguenza per la salute!
Lei forse non lo sa, ma qui si muore!…
…. si!… si muore d’infarto, di cancro, di leucemia, bambini malati ogni giorno!
Non siamo dei tecnici, siamo semplici mamme, che le chiedono semplicemente, perché le è venuto in
mente di pretendere soldi in più dalle aziende petrolifere? Serve a ridurre l’inquinamento? Serve a non far
ammalare più i nostri figli, a non far vivere ad un bambino, l’ultimo respiro, della propria mamma, rubato
dal cancro? A non vivere col terrore che il proprio marito muoia d’infarto?
Ma poi, questa iniziativa, che vuole adottare con il suo emendamento, deve essere supportata da uno
straccio di studio, che dimostri quale saranno le ricadute per le compagnie petrolifere ed i benefici per un
territorio martoriato da devastazione , malati e morti. Ce l’ha questa relazione, o è un modo per farci
morire prima? Ci dica, continueranno ad inquinare pagando di più, o cesseranno i disastri in atto?
Bonificheranno la Basilicata dai veleni che hanno sparso in questi ultimi decenni nelle nostre amate Terre?
Abbiamo bisogno di incontri pubblici, assieme ai suoi sodali di partito, compreso il ministro Costa che ci ha
promesso di non lasciarci sole, per affrontare le infinite crisi ambientali, sociali, dell’agricoltura e del
turismo nel metapontino. Una legislazione l’ha già conclusa ma non la conosciamo di persona, come non
abbiamo avuto il piacere di confrontarci con gli altri parlamentari 5 Stelle eletti, a parte le “comparsate”
strettamente elettorali. Prende i voti, e la trasparenza tanto “sbandierata” fino alla nausea, va a farsi
benedire, onorevole Liuzzi? Avete il coraggio di guardare negli occhi i vostri elettori o volete trascorrere in
questa maniera indecorosa altri 5 anni di mandato a spese nostre? Vi aspettiamo tutti, portavoce Liuzzi,
però dovete venire a prendere la voce per portarla in parlamento ed al Governo.
Ci dica! Ci risponda! A cosa serve questo emendamento? A noi cittadini, sicuramente, non interessa! A noi
interessa VIVERE!
Lei dichiarava, prima di essere eletta NO AL PETROLIO, ci sono anche dei video, è stata votata per questo!
Era dalla parte del cittadino, adesso, cosa vuole fare? Noi mamme cosa dovremmo fare? Ci volete far
perdere la speranza?! Così facendo, non siete diversi dai precedenti governi, ma dimostrate di essere la
solita forza politica VOLTAGGABBANA che tradisce il proprio popolo per interessi più grandi, vogliamo
risposte, vogliamo che continui a lottare insieme a noi, per il bene DELLA SUA TERRA E DEI SUOI
CONCITTADINI!! L’unico modo per essere dalla nostra parte è dire NO AL PETROLIO! NO AL
L’INQUINAMENTO di una terra meravigliosa e unica, di tutto il pianeta: ed è la nostra, anche la sua,
BASILICATA…
Altrimenti, si ricordi che ogni morto, bambino, padre, madre, saranno morti a causa sua/vostra, perché è
rimasta a guardare, anzi, avrà contribuito a far aumentare i morti dell’inquinamento! Anche con l’art 41 del
decreto Genova! Questo modo di agire, ci ricorda qualcuno! (“infilare”, un “articoletto” in un decreto che
non ha nulla a che vedere con il petrolio, per farlo passare inosservato) e chiedendo un pagamento
ingiustificato per poter continuare ad inquinare indisturbati il NOSTRO FUTURO!…e far riempire le casse
dello stato sulla vita delle persone! “Suona” male onorevole Liuzzi. È proprio disumano ciò che state
proponendo! Ciò che avete votato (art 41), speriamo, che si ravveda e continui a sostenere quello che
annunciava e la disgustava prima delle sue elezioni!
È il coro disperato di Mamme che non vogliono far politica, e non vogliono attaccare personalmente
nessuno, ma si oppongono al SISTEMA, quando, quest’ultimo minaccia la salute e il territorio, dove
vogliono continuare a crescere i propri figli con il semplice, ma tanto raro:
DIRITTO ALLA VITA!
Con molto rammarico e delusione (sempre pronte a ricredersi), aspettiamo sue notizie, per un incontro e
discutere tutti i punti suddetti.
MAMME LIBERE (per la tutela dei figli)
Policoro

Ott 092018
 

Mi hanno insegnato che “le parole si parlano, i silenzi si toccano” e ne ho fatto tesoro. Ho scelto quest’ultimo come doveroso segno di rispetto per la vicenda giudiziaria e la magistratura, per me stesso e i miei cari, per l’istituzione che rappresento e per la regione. Perché la rincorsa all’ultima parola mi é parsa una ingiustizia a cui nessuno dovrebbe prestarsi.
Ho vissuto una vicenda difficile e sofferta, umanamente provante, istituzionalmente un impedimento grave non solo per me, ma per i lucani, soggetti ad un’emergenza che mai avrei voluto né tanto meno immaginato.
Tanto più che i ritmi forsennati dell’amministrazione e il lavoro instancabile mi assorbivano nell’immaginare percorsi per questa regione, idee ed obiettivi da raggiungere, con coraggio e tenacia, passione e realismo.
Nei tre mesi di detenzione domiciliare ho ripassato la sequenza di una vita intera, spesa fra professione e impegno politico e sociale. Ho riflettuto su come ho impiegato il tempo, che quasi mai è stato mio, più spesso degli altri o per gli altri. Ho ripensato alle scelte politiche più o meno recenti, compiute con assoluto spirito di unità per la comunità dem, ma senza rimpianti. Ho rivisitato errori e successi e pensato a questi cinque anni di governo per la Basilicata, alla sfida lanciata nel 2013, alle cose fatte, alle riforme avviate e ai freni incontrati, alla strada percorsa piena di ostacoli ed impedimenti, alla debolezza della politica, alla metamorfosi di alcuni corpi intermedi, all’abbandono dell’onestà intellettuale e parallelamente all’entusiasmo per i passi avanti, seppur piccoli.
Ma scelgo di non sciorinare i risultati raggiunti né di raccontare quanto sia cambiata questa regione. I lucani sapranno giudicare e rileggere il tempo, lontani da ogni promessa populistica o narrazione strumentale.
Negli ottanta giorni trascorsi ho assistito in silenzio, sostenuto dagli affetti e dalla fede, alle preventive condanne morali, ai frettolosi processi di piazza, fatti senza una conoscenza diretta, cancellando un uomo e la sua vita. Questo è il maledetto tempo che viviamo, dimentico di tutto, bulimico di giustizialismo pur che sia.

Avrei dovuto dimettermi? Ci ho pensato qualche volta. Ma per chi vive la politica come una vocazione, la difesa di un principio diventa priorità anche rispetto a se stessi e alle difficoltà personali che si vivono. Oppure tutto finisce, non è più politica. Ogni cittadino é innocente fino a prova contraria. È prevalso poi in me un sentimento di responsabilità, anzitutto perché consapevole degli atti importanti per i lucani che il Consiglio non avrebbe più potuto licenziare con le mie dimissioni, ed in secondo luogo, responsabilità nei confronti di una comunità politica cui dovevo la mia investitura e a quella più larga cui dovevo il mio successo elettorale. Pertanto, lo dico a chiare lettere: nessuno ha tenuto o tiene in ostaggio la Regione, come qualcuno ha detto. Né ho intenzione di farlo. Dinanzi a noi si apre un tempo nuovo, che va vissuto a mio giudizio con lucidità e determinazione, nel segno di un disegno possibile per la Basilicata a cui vanno consegnati sogni realizzabili. Io sono fiero di questa regione, amo la mia terra, credo nella mia gente e nel suo futuro. Non mi appassionano in questo momento strategie politiche e nomi, né voglio che il mio sia un’ancora che impedisce alla nave di salpare o peggio ancora che venga utilizzato come tale.
Il Pd, il centrosinistra ricerchino dunque le soluzioni che ritengono più utili.
La politica deve fare la politica, nel senso più nobile del termine. Indicare un orizzonte programmatico e costruire la squadra migliore, aperta, inclusiva, sensibile e che abbia conoscenza del territorio.

Questa regione merita ancora uomini che vivono l’impegno pubblico come
scelta consapevole e non come spettacolo estemporaneo, sul quale puntare per avere fortuna.
Questa regione merita ancora un instancabile impegno e lucidi sognatori.
Marcello Pittella

Set 192018
 

Nei giorni scorsi il vice premier e Ministro degli Interni Salvini a proposito della Calabria ci ha riservato altri annunci, ai quali però continuano a non seguire i relativi fatti.

Ha detto che questa Regione è stata fregata e tradita dalla politica e che lui e la Lega salveranno Calabria e Calabresi.

Certo, non ha tutti i torti, tanti nostri politici hanno sonnecchiato e pure parecchio, non sono stati capaci di imporsi, di portare a casa lavoro, infrastrutture, opere pubbliche e non solo, ma non hanno neppure controllato o sorvegliato per impedire che altri ci fregassero.

Si è vero, ci hanno fregato, anzi ci avete fregato signor Ministro, ma è la classica scoperta dell’acqua calda perché continuare a farlo.

Ed in tutto questo, la Lega Nord, il Movimento di Bossi e oggi di Salvini, forse qualche responsabilità ce l’ha, o no ?

O forse ancora dobbiamo dimenticare oltre gli improperi, tutto l’ostruzionismo leghista nei confronti di qualsiasi provvedimento che riguardasse il sud?

Dobbiamo anche far finta di non sapere che le multe per quote latte inflitte agli allevatori del nord, furono pagate con i Fondi Fas, soldi per le aree sottosviluppate destinati al sud?

E che dire delle cronache odierne che ci raccontano di 49 milioni di euro truffati da Bossi & Company allo Stato, che viene diluito in comode rate mensili: 50 mila euro al mese, 600 mila l’anno per circa 80 anni e senza interessi?

E questo significa che esiste giustizia ? o piuttosto che la politica viene autorizzata a continuare a rubare?

È vero, i nostri hanno permesso di fregarci e sono colpevoli, ma chi ha fregato è sicuramente più colpevole, ed è surreale che oggi, chi ha sottratto risorse e lavoro, se la prende con chi gli ha consentito di farlo.

Nella nostra amata Calabria di questi furti ne abbiamo riscontri effettivi, basta guardarsi intorno, basta vedere i bus che partono pieni zeppi di giovani, basta vedere le fabbriche dismesse di chi ha preso i soldi ed è fuggito via lasciando ruderi e rottami, basta cercare le opere pubbliche che non si trovano e non si vedono perché non ci sono.

Ed ancora, vi sono dei dati inconfutabili che chiunque può verificare, relativi al finanziamento di infrastrutture strategiche per aree geografiche italiane concessi dal Cipe, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economia del Ministero delle Finanze negli anni 2015, 2016 e 2017:

Questi dati ci dicono che su un totale finanziato di 21.487,00 milioni di euro sono stati concessi contributi:

all’Area Nord per 20.368,00 milioni di euro pari al 94,78 %;

all’Area Centro per 403,00 milioni di euro pari al 1,88 %;

all’Area Sud per 716,00 milioni di euro pari al 3,34 %.

Andate a controllare, basta consultare le Deliberazioni del Comitato (Cipe).

Dire che siamo allo scandalo è poco, che sia una vergogna Italiana ed in particolare di coloro che ci hanno rappresentato spesso asserviti non si sa a cosa, è fuor di dubbio.

Ma non è ancora finita, chi non conosce solidarietà, disconosce anche limiti e diritti altrui, ed infatti sta per arrivare la pretesa autonomia delle grandi regioni quali Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Il particolare il Governatore del Veneto Zaia , che di questi tempi sta più a Roma con l’amico Matteo che a Verona, non nasconde affatto le sue mira secessioniste facendo leva su un fantomatico sfruttamento della sua Regione.

Se questa autonomia di nome, ma secessione di fatto, dovesse passare, anche grazie all’ignavia dei nostri rappresentanti istituzionali che sostengono l’attuale compagine governativa, allora fare le barricate sarà l’unica cosa che rimane.

L’Italia del Meridione con il proprio leader, il Consigliere Regionale Orlandino Greco, sono in prima linea senza alcuna forma di rivendicazione, affinché il meridione diventi occasioni di crescita, di sviluppo, di nuovo slancio per l’intera nazione e sono già tante le iniziative e proposte, presentate in Consiglio Regionale ed alcune già approvate ed in via di realizzazione.

Le gravi incongruenze e deviazioni dell’attuale sistema si correggono attraverso una, non più rinviabile, unione delle autonomie, che riconosca le specificità di ogni territorio, che sia fondata sulla solidarietà e giustizia sociale, possibile ed auspicabile per superare l’attuale sperequazione e diseguaglianza.

Ministro Salvini, proceda pure nel salvare la Calabria, ne siamo contenti, intanto può iniziare ad invertire le percentuali di finanziamento del Cipe per il 2019, faccia in modo da assegnare il 90% al Sud e il 10% al Nord.

Credo che ne sarà contento, finalmente potrà dimostrare di dire la verità e passare dalle parole ai fatti, ma a nostro favore questa volta.

Raffaele Papa – Coord. Prov. Cs IdM

Lug 142018
 

La rassegna letteraria Alta Marea 2018, …Maratea tra Natura e Cultura, ideata e realizzata dall’Agenzia Letteraria Delia, in collaborazione con il Comune di Maratea, ispirata al tema “La danza del pensiero”, inaugura la XXIII edizione con una serata dedicata al dirittismo e all’ozio creativo. Saluti del Sindaco del Comune di Maratea, Domenico Cipolla.
Giovedì 19 Luglio (ore 21.30 – Piazza del Gesù – Fiumicello) Alessandro Barbano, autore di “Troppi diritti. L’Italia tradita dalla libertà” (Mondadori) e Domenico De Masi, autore de “Il lavoro nel XXI secolo” (Einaudi) insieme a Eugenio Donadoni, Tina Polisciano e Francesco Sisinni apriranno una via inedita per comprendere i cambiamenti della nostra contemporaneità. È un’ipertrofia dei diritti ciò che spiega il declino italiano, e ciò che si definisce «dirittismo» è una malattia che esibisce un sintomo ormai sotto gli occhi di tutti: la crisi della delega, ossia la rinuncia a qualsiasi mediazione tra gli interessi di uno o di pochi e quelli di tutto il corpo sociale. Che cosa è stato il lavoro e che cosa sarà? Domenico De Masi ricostruisce le diverse interpretazioni teoriche del lavoro e ne passa in rassegna le trasformazioni concrete: dalla schiavitù alla rivoluzione industriale fino al XXI secolo.
La rassegna prosegue mercoledì 25 Luglio (ore 21.30 – Piazza del Gesù – Fiumicello) con Giuseppina Torregrossa, autrice de “Il Basilico di Palazzo Galletti” (Mondadori) e Tina Polisciano, che si addentreranno tra le pagine di una storia guizzante e sensuale, punteggiata di humour, e capace di circoscrivere in modo conturbante i desideri inespressi e le impasse di una donna che si trova nel passaggio cruciale dalla giovinezza alla maturità.
Mercoledì 1 Agosto (ore 21.30 – Piazza del Gesù – Fiumicello) Pinuccio, autore di “Trumpadvisor” (Mondadori) si avventurerà in compagnia di Annalaura Del Gaudio in un esilarante viaggio in Puglia con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e i suoi familiari, tra passioni e clandestini amori, sullo sfondo di calde notti d’estate, tra improbabili incursioni caratterizzate da stereotipi Made in Puglia.
Domenica 12 Agosto (ore 21.30 – Parco Hotel Santavenere – Fiumicello) sarà il benessere del corpo e dello spirito a fare da filo conduttore all’evento che vedrà ospiti Luigi Chiariello e Willy Pasini, autori del volume “Da cuore a cuore” (Sperling & Kupfer) e Gianluca Mech, personal wellner delle star, inventore del metodo Tisanoreica e unico erede di una tradizione erboristica antica che ha visto la sua famiglia al centro delle arti e dei segreti della fitoterapia in Italia. Gli autori danno vita a un confronto a più voci, a un’analisi inedita delle crepe che possono minare la stabilità del nostro cuore, approfondendo le dinamiche cliniche e psicologiche che accompagnano l’individuo alla scoperta delle emozioni più complesse.
La rassegna chiude lunedì 13 Agosto (ore 21.30 – Piazza del Gesù – Fiumicello) con una serata dedicata ai volti della giustizia. Oreste Lo Pomo, autore di “Malanni di stagione” (Cairo editore) e Gigi Marzullo, racconteranno la vita di tutti i giorni di una piccola città “dalle relazioni corte” partendo da una vicenda che incarna in modo originale e per niente scontato la storia di un sistema giudiziario malato, che entra nelle pieghe dell’animo umano, e delle sue vittime. Con la partecipazione del Sindaco del Comune di Maratea, Domenico Cipolla.

Mag 312018
 

“Balneari: la Lega mantiene la parola data. Come da impegni assunti – esordisce il Senatore Pepe – è stato presentato un disegno di legge d’iniziativa dei Senatori Centinaio e Arrigoni, e sottoscritto anche da me, di modifica del d.lgs n. 59/2010, con cui è stata recepita in Italia la c.d. direttiva Bolkestein, il quale statuiva che gli stabilimenti balneari, in quanto rientranti nel settore dei servizi, dovessero essere obbligatoriamente affidati, al momento del rinnovo della concessione, a gare ad evidenza pubblica.”
“Questa previsione – continua Pepe – non la riteniamo per niente condivisibile, poiché non tiene conto della peculiarità del settore balneare nel nostro Paese e dell’importanza strategica che lo stesso riveste per il turismo; non a caso è stata oggetto di una lunga contrattazione tra le Istituzioni europee e quelle italiane, tanto che ancora oggi il settore balneare si trova ad operare in uno stato di assoluta incertezza normativa. In tale contesto, il disegno di legge presentato si pone l’obiettivo di ridare certezza una volta per tutte, con norme chiare ed univoche, a tutti i settori contemplati (precisamente balneari, commercio su aree pubbliche e nautica da diporto), prevedendo l’esclusione dei comparti dall’applicazione della direttiva Bolkestein, partendo dalla certezza che vengono attribuiti in concessione dei “beni” e non dei “servizi” e come tali non assoggettabili alle procedure ad evidenza pubblica per la regolazione dei servizi del mercato interno.”
“Non siamo più disposti – insiste Pepe – a lasciare un settore, quello del turismo, così strategico per l’economia del nostro Paese, in balìa di azioni confuse e disomogenee che fino ad oggi hanno rappresentato soltanto una grave minaccia alla sopravvivenza di molte piccole realtà imprenditoriali e si farà del tutto perché possano trovare compimento le azioni fino ad oggi intraprese a difesa dei balneari, dei commercianti e dei titolari di licenze per la nautica da diporto.”
“L’iniziativa parlamentare – conclude Pepe – mi rende particolarmente soddisfatto anche perché segue un incontro tenutosi a Policoro, alcune settimane fa, con i balneari lucani, tanto della costa jonica che di quella tirrenica, in cui assunsi l’impegno di portare in Parlamento la migliore iniziativa possibile per dare giustizia, stabilità e speranza agli operatori del settore. Ora non ci resta che lavorare per portare a compimento il percorso intrapreso.”

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Mag 012018
 

Ecco quanto hanno dichiarato in un comunicato congiunto l’europalamentare Piernicola Pedicini coordinatore M5S commissione ambiente e sanità, Giuseppe Arleo e Giovanna Di Sanzo consiglieri comunali M5S di Senise: “La situazione delle 23 discariche pericolose e da bonificare della Basilicata sottoposte ad una procedura di infrazione della Ue è sempre più allarmante. Grande preoccupazione desta lo stato di abbandono e di mancato controllo e sicurezza della discarica di località Palombara di Senise che si trova a 900 metri dalla diga di Monte Cotugno.

Dopo un sopralluogo effettuato e documentato da un video dai portavoce comunali e dagli attivisti del M5S di Senise è emerso che a valle della vasca di raccolta del percolato proveniente dalla discarica si stanno continuando a verificare perdite di liquido scuro, probabilmente percolante altamente inquinante, che potrebbe aver già raggiunto o potrebbe raggiungere la diga di Monte Cotugno.

Se ciò avvenisse ci potrebbero essere contaminazioni pericolosissime e danni incalcolabili all’acqua del bacino idrico che fornisce acqua per uso domestico e irriguo nel Metapontino e in varie aree della Calabria e della Puglia.

Il Comune di Senise e gli organi di controllo preposti dovrebbero approfondire subito se il liquido scuro riscontrato nel terreno adiacente al sito deriva da una perdita della vasca di raccolta del percolato oppure se ha origine da qualche altra parte, considerato che è da tempo che non piove. Dovrebbero, anche, effettuare un intervento di messa in sicurezza per ripristinare la recinzione intorno alla vasca che è divelta in alcuni punti e potrebbe consentire il pericoloso passaggio di persone e animali. Inoltre, considerato che nei prossimi giorni potrebbe piovere, la vasca andrebbe svuotata immediatamente per evitare che il percolato fuoriesca ulteriormente sul terreno circostante e possa essere utilizzato come abbeveraggio per gli animali selvatici e d’allevamento che si spingono al pascolo in quell’area.

Va detto che proprio il 23 marzo scorso, la Regione Basilicata ha finalmente stanziato 600 mila euro per la bonifica della discarica di Palombara e altri fondi per la bonifica di altre 12 discariche pericolose presenti in Basilicata. Peccato però che questo sia avvenuto dopo anni e anni di ritardo in cui sono stati provocati danni e gravi rischi per la salute umana e l’ambiente e solo dopo il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Ue.

Va ricordato, infine, che la discarica chiusa nel 2004, fu posta sotto sequestro nel 2009 a seguito di un controllo del Comando Stazione Forestale di Senise che aveva verificato come alla foce e lungo il corso d’acqua Fosso Palombara era in corso uno stato di inquinamento delle falde acquifere provocato dal percolato prodotto dalla discarica dismessa.

Già dal 2006 si iniziava a parlare di bonifica del sito, ma i lavori di messa in sicurezza da parte del Comune di Senise iniziarono diversi anni fa ma non vennero mai portati a termine per mancanza di fondi. Ora, vista la gravissima situazione riscontrata, ci auguriamo che gli interventi urgenti e i lavori di bonifica definitivi avvengano rapidamente e senza ulteriori e ingiustificati motivi”.

Apr 272018
 

In questi giorni abbiamo assistito a un susseguirsi di dati e dichiarazioni rispetto alla recente consultazione elettorale che si è svolta il 17, 18, 19 aprile. Tutti i settori del pubblico impiego, dalla sanità agli enti locali, dai ministeri alle agenzie fiscali al mondo della scuola, università, ricerca e conservatori, sono stati impegnati nell’elezione delle Rappresentanze sindacali unitarie.

Si è trattato di una eccezionale prova di democrazia che ha coinvolto 21955 lavoratori su 23.000 aventi diritto: la più grande consultazione nel mondo del lavoro in Basilicata.

La CGIL è largamente la prima organizzazione tra i lavoratori del pubblico impiego e della conoscenza, risultando il primo sindacato con 6169 voti (28,1 %), seguito da CISL con 4397 voti (20%) e UIL con 4303 voti (19,6 %).

La politica sindacale espressa dalla nostra organizzazione in questi anni di duro attacco al pubblico impiego è stata condivisa e premiata dai lavoratori. Significativo il risultato elettorale riportato complessivamente dai sindacati confederali che hanno confinato e marginalizzato i sindacati autonomi ad una percentuale decisamente minoritaria.

Forti di questa eccezionale affermazione e del sostegno pieno dei lavoratori, continueremo a mantenere vivo lo spirito del nostro sindacato confederale, capace di coniugare la difesa dei diritti delle persone con una visione generale di trasformazione della società.

La grande partecipazione al voto, nel confermare l’importanza strategica che riveste la RSU come organismo di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori, rende giustizia alla nostra azione rispetto al populismo di tanta parte della politica che tenta di delegittimare le prerogative sindacali costituzionalmente sancite.

Un grazie di cuore ai candidati, agli iscritti e a tutti coloro che ci hanno sostenuto con il loro voto, ai candidati e a tutti coloro che con impegno e sacrificio hanno garantito la regolarità del voto.

Mar 232018
 

“Restituiamo dignità, non smettiamo di cercare verità e Giustizia” è la frase scelta da Libera Basilicata in memoria dei casi per i quali dovremmo urlare la non rassegnazione. Il non rassegnarsi anche alle verità giuridiche che risultino ben lontane dall’aver approfondito e chiarito senza dubbi alcuni, il cosa possa esser successo ai nostri cari che non ci sono più.
Non morti per morte naturale bensì per oscure circostanze e per mano di uomini capaci di impegnarsi solo nell’ insabbiare circostanze utili, nel mortificare le famiglie e le intelligenze altrui, nell’infangare il nome di persone scomparse o uccise che non possono più difendersi, violare e privare dunque della vita altri esseri umani.
Circa settanta i casi in Basilicata negli ultimi cinquant’anni.
Giuseppe Passarelli, di Policoro, aveva solo vent’anni quando è morto dopo lunghe ore di agonia perché attinto da un colpo di pistola alla testa .
Nel 1997 era carabiniere ausiliario presso la Caserma di Cassano allo Jonio (CS), comune noto per esser stato nel 2017 tra i Comuni italiani sciolti per mafia.
Gli unici a ricondurre la morte del ragazzo nei locali della Caserma in cui faceva servizio da soli venti giorni, sono stati gli altri commilitoni. Gli stessi che lo soccorreranno senza mai chiamare un’ ambulanza e che dichiareranno, a giustifica dei segni di trascinamento sui bordi dei tacchi delle scarpe e le imbrattature di terra sulla divisa, di averlo trascinato per metterlo nell’auto di servizio.
Il caso viene archiviato come suicidio ma mai chiarite e mai approfondite tutte quelle circostanze e prove che andrebbero nella direzione di un non suicidio.
Tra le più clamorose evidenze quella di non avere la certezza che a sparare fosse stata l’arma in dotazione di Giuseppe. La scheda di armamento (associa la matricola dell’arma con la matricola del militare) unico elemento a stabilire con certezza assoluta l’appartenenza di una pistola ad un militare, nel caso di Giuseppe non è mai stata ritrovata neanche negli archivi e né risulterebbe un confronto per esclusione delle altre armi in dotazione agli altri commilitoni.
Nel ventunesimo anniversario della sua morte Libera Basilicata rinnova la disponibilità ad accogliere qualsiasi segnalazione sul caso, invitando in particolare i cittadini di Cassano allo Jonio, i soccorritori presso l’ospedale di Castrovillari e di Cosenza a riferire elementi utili alla ricostruzione delle ultime ore in vita di Giuseppe. L’appello alla coscienza di chi sa e non ha ancora parlato : basilicata@libera.it – 0971/441549.

Mar 192018
 

La Cgil Basilicata aderisce alla XXIII edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie” promossa da Libera e che si terrà il 21 marzo a Foggia e contemporaneamente a Sarconi (Potenza) in Basilicata per la manifestazione di Libera Basilicata. Legalità, sviluppo, lavoro, diritti e dignità sono temi cari alla Cgil che riguardano trasversalmente tutto il Paese ma toccano principalmente il sud. Le economie illegali condizionano lo sviluppo di un territorio. La legalità è quindi condizione indispensabile per uno sviluppo sano a duraturo, tale da consentire alle imprese di investire nel mezzogiorno, agli amministratori di non subire condizionamenti di alcuna natura e ai lavoratori di vedersi rispettati tutti i diritti. Invece siamo costretti ad assistere ad una preoccupante escalation di fenomeni di diffusa illegalità, Basilicata compresa. Per sconfiggere le mafie serve una forte azione culturale che dia anche risposte al diffuso disagio sociale e occupazionale che la nostra regione vive. Per questo motivo la Cgil Basilicata aderisce alla manifestazione di Libera del 21 marzo, insieme per ricordare le oltre 900 vittime innocenti delle mafie e per farsi portavoce di una richiesta di verità e giustizia.

Gen 172018
 

“E’ notizia di qualche ora che un detenuto italiano (G.F.) con gravi disturbi psichiatrici, durante lo svolgimento dell’udienza penale a suo carico presso il Tribunale di Lagonegro è andato in escandescenza e nonostante i tentativi di sedare la propria ira il Giudice ha dovuto interrompere l’udienza e sgomberare l’aula in attesa che venisse ripristinata la calma con l’intervento di rinforzi della Polizia Penitenziaria e di uno psichiatra”.
Questa di oggi, dichiara Saverio Brienza, Segretario regionale del S.A.P.Pe. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) della Basilicata, l’organismo sindacale maggiormente rappresentativo dei “Baschi Azzurri” è l’ennesima prova delle gravi condizioni di lavoro con cui la Polizia Penitenziaria ha a che fare tutti i giorni con una popolazione detenuta sempre più problematica. La Polizia Penitenziaria sta vivendo un periodo nefasto, e la riduzione scellerata delle piante organiche decretato dal Ministro Orlando con il D.M. 2 ottobre 2017, ha reso i Baschi Azzurri impossibilitati ad affrontare i drammi e le violenze dei detenuti che perpetrano ogni giorno nelle carceri italiane. In una condizione migliore, con maggiore personale di Polizia Penitenziaria presente negli organici, probabilmente la scorta che ha provveduto al trasferimento del detenuto dal Carcere di lecce al Tribunale di Lagonegro sarebbe stata maggiormente incrementata e, forse, ci sarebbe stata una migliore gestione per affrontare l’evento critico odierno, senza dover attendere i rinforzi dalla Casa Circondariale di Potenza che ha dovuto raggiungere il palazzo di Giustizia di Lagonegro non proprio immediatamente.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, sottolinea “una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, ma che assolvono al meglio ai difficili compiti di trasporto dei detenuti ed alla loro sorveglianza”.
Bisogna chiedersi, conclude Saverio Brienza, se in merito alle condizioni psichiatriche del detenuto si poteva eventualmente valutare una diversa collocazione nell’ambito della gestione detentiva ovvero se il carcere è effettivamente il luogo ideale per una gestione corretta di tali soggetti.

Tribunale-Lagonegro