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set 102014
 

“Il Premier non pensi ai voti, tanti o pochi, che potrebbe perdere in Basilicata ma tratti con rispetto quei tanti suoi connazionali che da anni subiscono solo i disagi di una pesante attività industriale che notoriamente è un’attività a forte intensità di capitali ed a basso impatto occupazionale”.
E’ commento di Legambiente Basilicata sulle ultime dichiarazioni del Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi in tema di estrazioni petrolifere in Basilicata. L’associazione continua a rimanere contraria a nuove ipotesi di estrazioni di idrocarburi anche di fronte a promesse mirabolanti su aumenti delle royalties e nuovi miracoli economici per la Basilicata perchè il nostro no al petrolio non è solo una fissa, come sostiene il presidente Renzi, ma la condizione necessaria per avviare anche nel nostro Paese una rivoluzione energetica, garantendo uno sviluppo futuro, anche sul piano economico, sicuramente molto più sostenibile e duraturo. Renzi faccia partire una grande operazione verità e ci spieghi come mai di fronte a questa nostra “grande fortuna” petrolifera/economica i dati macro e microeconomici, in tutta la regione ed in particolare in Val d’Agri, e tutti gli indicatori demografici ci restituiscono una fotografia di una Basilicata che non ha tratto alcun benefico economico e sociale dall’avventura petrolifera.
È notizia di oggi che il bollettino dell’organizzazione meteorologica mondiale (Agenzia dell’Onu) fornisce gli ultimi dati sull’emergenza climatica misurando una concentrazione di C02 di quasi 400 parti per milione, a dimostrazione che la crisi climatica subisce una brusca accelerazione, cui l’Europa e dunque anche l’Italia dovrà porre rimedio in tempi brevi, intensificando l’utilizzo delle energie rinnovabili e migliorando sensibilmente l’efficienza energetica.
In Italia però, in maniera assurda ed anacronistica, si risponde con il tentativo di incrementare le estrazioni di idrocarburi per rispondere solo agli interessi delle lobby petrolifere.
Il Premier Renzi continua invece ad insistere e a fare immaginare un futuro radioso e petrolifero per la Basilicata, calpestando la costituzione, ed anticipando in maniera fraudolenta gli effetti della modifica del titolo V° della Costituzione, utilizzando lo Sblocca Italia come cavallo di Troia.
Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese.
Investire oggi in efficienza energetica e fonti rinnovabili porterebbe nei prossimi anni i nuovi occupati a 250 mila unità, molto ma molto di più, dei nuovi addetti diretti ed indiretti dell’industria petrolifera italiana.
Altro che petrolio, se veramente vuole rompere con il passato e giocare un ruolo strategico nel dibattito energetico internazionale, deve portare ben altri dati e ben altri progetti nel dibattito pubblico.
Sui tavoli europei se vuole fare colpo parli di rinnovabili ed efficienza energetica e non si affanni a spiegare che in Italia riusciremo con una operazione magica a produrre in più lo 0,5 % del petrolio consumato nella UE in un anno.

legambiente

lug 122014
 

Altri 13 campi eolici? Pittella ci dica la verità sul P.I.E.A.R.

Ecco quanto dichiara Gianni Rosa, consigliere regionale si Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale su nuovi campi eolici.
!Non si comprende perché in Basilicata sia così difficile attuare la normativa sulla tutela ambientale. È vero che non abbiamo un piano paesaggistico e che le norme regionali o non ci sono o sono carenti e disorganiche. Tuttavia è mortificante constatare che anche i vertici istituzionali brancolano nel buio.

Già a gennaio di quest’anno, avevamo sollevato la questione della mancanza di certezza della normativa in materia, chiedendo l’applicazione delle linee guida, con una interrogazione sulla centrale termodinamica di Banzi. Gli Uffici ci avevano risposto che la nostra era “un’interpretazione restrittiva” della norma.

Oggi, se non fosse per il nostro emendamento, a firma anche di altri Consiglieri, approvato nello scorso Consiglio, le linee guida nazionali per l’autorizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, datate 2010, ancora non sarebbero state recepite e la Giunta non si sarebbe impegnata ad individuare le aree non idonee alla installazione di tali impianti.

Si tratta di un emendamento che cerca di recuperare in 60 giorni un ritardo di quattro anni. Le linee guida prevedevano il loro recepimento da parte delle Regioni e l’individuazione da parte di queste ultime delle aree non idonee alla installazione di tali impianti. Nulla di tutto ciò è mai stato fatto. E senza questi due presupposti non si dovrebbe poter procedere al rilascio di concessioni.

Ma la ‘rivoluzione pittelliana’ non segue la legge e la logica e, in data 10 giugno, concede ben 13 autorizzazioni per la costruzione e l’esercizio di parchi eolici senza avere contezza di quanta energia si produce in Basilicata e dove sono localizzate le aree non idonee all’installazione di tali impianti.

Del resto la Giunta non ha mai neanche presentato la relazione annuale, prevista dal P.I.E.A.R, che serve per valutare i costi e i benefici connessi al raggiungimento degli obiettivi in esso indicati nonché la coerenza tra le misure incentivanti e normative promosse a livello regionale.

Per sollecitare la Giunta nell’adempimento di questo onere e, soprattutto, per garantire i Lucani dal consumo sconsiderato del territorio, abbiamo presentato un’interrogazione per conoscere a che punto è l’attuazione del P.I.E.A.R., quante sono le richieste di autorizzazione ricevute, le autorizzazioni concluse, sia con esito positivo che negativo, il numero di procedimenti pendenti, i dati circa la potenza effettiva e potenziale degli impianti autorizzati.

Solo conoscendo lo stato dell’arte, si possono programmare azioni efficaci che contemperino l’esigenza del raggiungimento degli obiettivi imposti dalla U.E. e dalla Stato con la tutela del territorio. Speriamo che questo lo comprenda anche Pittella”.

gianni rosa

mar 272013
 

C’è anche la Società pubblica Energetica Lucana tra i premiati dell’edizione 2013 di Comuni Rinnovabili, il rapporto di Legambiente realizzato con il contributo di GSE e Sorgenia e presentato oggi a Roma nella sede del GSE. La Sel è stata premiata per l’attività di pianificazione energetica, svolta nel territorio della Basilicata nell’ambito della campagna europea del Patto dei Sindaci, che ha accompagnato la realizzazione di progetti da fonti rinnovabili nell’ambito di Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) nei Comuni di Calvello, Potenza, Tolve, Tito, Oppido, Sasso di Castalda, Avigliano, Anzi, Laurenzana e Chiaromonte, mentre altri 10 atti d’intesa sono stati sottoscritti con Comuni della Provincia di Potenza per spingere interventi che si adattano alle risorse e alle vocazioni dei territori.  Il Patto dei Sindaci, e in particolare lo svilup­po dei PAES, consentono ai Comuni lucani di avere una precisa analisi dei propri consumi energetici e di indivi­duare gli interventi di efficienza ener­getica e sviluppo delle fonti rinnovabili più adatti e efficaci, contribuendo così alla lotta contro i cambiamenti clima­tici e a ridurre la spesa energetica. Il progetto è stato ritenuto interessante anche per la lettura territoriale che propone, e per­ché individua le soluzioni più attente alle vocazioni dei territori e ai fabbi­sogni di famiglie e imprese, ma anche per i concreti strumenti che propone di intervento e finanziamento per i Comuni della Basilicata, in grado così di produrre occupazione e sviluppo territoriale.

 

La Provincia di Potenza fa ben è sperare. Si tratta infatti di un territorio che presenta dati importanti in termini di installazione e che si sta muovendo per aiutare la realizzazio­ne di progetti di aziende e cittadini. Attualmente sono stati installati 167,4 MW di fotovoltaico, 275,8 MW di eolico di cui 690 kW di impianti con meno di 200 kW, 6 MW di idroelet­trico e 2,8 MW di biogas. In questi anni sono stati diversi i progetti portati avanti dall’Amministrazione Provinciale in favore dello sviluppo delle fonti rinnovabili, tra i quali la solarizzazio­ne di 16 scuole, e la realizzazione di impianti geotermici a bassa entalpia nelle scuole dei Comuni di Latronico, Melfi ed Acerenza, ma anche im­pianti solari termici e tre installazioni di minieolico. Senza dimenticare le azioni volte al risparmio energetico ed idrico che coinvolgono 28 scuole distribuite in altrettanti Comuni. In generale in Basilicata risultano 132 impianti idroelettrici, 138 solari, 360 eolici, 0 geotermici e 32,7 bioenergetici.

 

Il contesto nazionale

In Italia oltre 600mila impianti da fonti rinnovabili. Di grande e piccola taglia, termici ed elettrici sono ormai diffusi nel 98% dei Comuni italiani, dalle aree interne ai grandi centri. Compongono un

articolato sistema di generazione sempre più distribuita che nel 2012 ha garantito il 28,2 % dei consumi elettrici e il 13% di quelli complessivi del nostro Paese. Numeri in forte e costante crescita – tanto per il numero di impianti, quanto per la produzione di energia da tutte le fonti pulite. Dal 2000 ad oggi ben 47,4 TWh da fonti rinnovabili, si sono aggiunti al contributo dei “vecchi” impianti idroelettrici e geotermici: dal solare fotovoltaico a quello termico, dall’idroelettrico alla geotermia ad alta e bassa entalpia, agli impianti a biomasse e biogas. Mentre sono 7.970 i Comuni dove si trova almeno un impianto, con una progressione continua: erano 7.661 nel 2011, 6.993 nel 2010, 3.190 nel 2008.

 

 

Le prospettive e gli interventi necessari

Mentre l’attenzione in questi anni si è spesso concentrata sui costi degli incentivi alle fonti rinnovabili, è importantissimo comprendere i vantaggi prodotti da questo cambiamento dal basso. Proprio la crescita della produzione rinnovabile ha permesso di sostituire quella da impianti termoelettrici (ossia quelli più inquinanti e che emettono gas serra), calata di 61TWh tra il 2007 e il 2012, anche per via della crisi. Diminuiscono, dunque, le importazioni di petrolio e di gas da usare nelle centrali e si riducono le emissioni di CO2, con vantaggi per il clima ma anche economici perché l’Italia ha recuperato così larga parte del debito per il mancato rispetto degli obiettivi di Kyoto. Significativo anche il fatto che diminuisce il costo dell’energia nel mercato elettrico, perché la produzione degli impianti a rinnovabili (e in particolare di quelli fotovoltaici che producono energia di giorno, al picco della domanda) permette di tagliare fuori l’offerta delle centrali più costose. Fondamentale è poi, in un periodo di crisi economica, la crescita degli occupati nel settore: a inizio 2012, prima dei decreti Passera, le ricerche stimavano complessivamente 120mila occupati nelle fonti rinnovabili. Legambiente indica nel suo rapporto anche gli interventi indispensabili per costruire un nuovo scenario energetico. Per riuscirci occorre puntare su una generazione sempre più distribuita e efficiente, dove si premia l’autoproduzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, il risparmio nei consumi, la gestione innovativa e lo scambio con la rete di distribuzione, come in Germania. In questo modo diventa possibile ridurre la spesa energetica nelle città e nei condomini, per le imprese piccole e grandi con investimenti, creando così nuovo lavoro.

 

Per rendere possibile questa prospettiva occorre intervenire su quattro ambiti principali. Semplificare le regole per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili, perché l’incertezza delle procedure è ancora oggi una fortissima barriera alla diffusione degli impianti, sia domestici sia di grande taglia, in molte Regioni è di fatto vietata la realizzazione di nuovi progetti mentre in altre non sono garantite trasparenza e tutela. Sono necessari, poi, investimenti nelle reti di Terna, per non fermare i progetti da fonti rinnovabili, e garanzie precise per la diffusione delle Smart grid. Servono poi certezze e nuove idee per incentivare gli impianti da fonti rinnovabili, in modo da accompagnare le diverse tecnologie verso una prospettiva di grid parity rispetto all’energia prodotta da centrali termoelettriche. Occorre introdurre un trasparente sistema di incentivo come quello tedesco, che garantisce riduzioni progressive e certezze per gli investimenti, da finanziare attraverso una carbon tax sulla base delle emissioni prodotte dagli impianti termoelettrici, in modo da premiare le più efficienti centrali a gas rispetto a quelle a carbone. E poi spingere l’innovazione, premiando tutti coloro che si rendono autonomi attraverso impianti rinnovabili ed efficienti, rendendo possibile la gestione di reti private e la vendita diretta dell’energia. Infine, occorre spingere l’innovazione nel settore edilizio per aiutare le famiglie a ridurre le bollette e a portare verso la Classe A di certificazione energetica case, condomini, uffici. Le potenzialità, con una politica lungimirante di questo tipo, sono enormi: si potrebbe arrivare nel 2020 a 250mila occupati nelle energie pulite e a 600mila nel comparto dell’efficienza e della riqualificazione in edilizia.

 

Alla presentazione del rapporto che disegna la mappa dell’energia verde e dell’innovazione nelle reti energetiche italiane hanno partecipato Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente,  Gerardo Montanino, responsabile direzione operativa GSE, Paolo Frankl, Head Renewable Energy Division International Energy Agency, Guido Bortoni, presidente Autorità per l’energia, Massimo Orlandi, amministratore delegato Sorgenia, Sara Romano, direttore generale per l’energia Ministero dello Sviluppo Economico, Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club Rainer Karan, vicepresidente ANEV.

 

 

 

 

 

LA CRESCITA DEI COMUNI RINNOVABILI

 

ANNOSOLARE TERMICOSOLARE FOTOVOLTAICOEOLICOMINI IDROELETTRICOBIOMASSAGEOTERMIATOTALE

2006

108

74

118

40

32

5

356

2007

268

287

136

76

73

9

1.262

2008

390

2.103

157

114

306

28

3.190

2009

2.996

5.025

248

698

604

73

5.591

2010

4.064

6.311

297

799

788

181

6.993

2011

4.384

7.273

374

946

1.136

290

7.661

2012

6.256

7.708

450

1.021

1.140

334

7.896

2013

6.260

7.854

517

1.053

1.494

396

7.937

 

LA CRESCITA DELLE RINNOVABILI: IL CONTRIBUTO RISPETTO AI CONSUMI ELETTRICI2 IN ITALIA

 

 

DIFFUSIONE DELLE FONTI RINNOVABILI IN EUROPA

 SOLARE TERMICOSOLARE FOTOVOLTAICOEOLICO
NAZIONEmqmq/abitantiMWkW/abitantiMW
AUSTRIA

3.988.088

0,47

175

0,021

1.079

DANIMARCA

583.605

0,11

16

0,003

3.951

FRANCIA

1.824.900

0,03

2.659

0,044

6.792

GERMANIA

14.994.000

0,18

24.678

0,299

29.075

GRECIA

4.087.200

0,36

631

0,056

1.626

ITALIA

3.073.930

0,05

16.408

0,273

8.677

OLANDA

474.595

0,08

103

0,017

2.316

REGNO UNITO

656.998

0,01

875

0,013

6.488

SPAGNA

2.369.861

0,05

4.400

0,094

21.547

dic 072012
 

Un comitato spontaneo di cittadini marateoti sta facendo una vera e propria corsa contro il tempo per impedire la costruzione di una centrale idorelettrica alla foce del torrente Fiumicello, quasi sulla spiaggia dell’omonima località. Il comitato pur non contrario in assoluto alla realizzazione di centrali che utilizzano fonti rinnovabili, ritengono che la struttura progettata vada assolutamente delocalizzata più a monte.

nov 302012
 

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, interviene in merito ad   una delle relazioni che domani sarà tenuta al convegno dell’ordine dei   geologi della Basilicata e che riguarderà la geotermia. Nel 2008 sei ricercatori dell’Università degli Studi della Basilicata,
del CNR di Tito Scalo e dell’Università di Bari realizzarono uno   studio geologico sui siti potenzialmente idonei a progetti di
geotermia. L’area interessata da questo studio era la cosiddetta   Avanfossa bradanica, più specificatamente tra i territori di Venosa e
Montemilone, in cui sussistono importanti corpi idrici sotterranei che
l’Autorità di Bacino descrive come idrostrutture sabbiose
conglomeratiche dell’area nord est (della Basilicata), un corpo idrico
sotterraneo denominato anche “Spinazzola”.

Nel 2011 il CNR emana un bando di concorso per selezione pubblica e
borsa di studio per studi geologici di aree a grande interesse
idrogeologico e geotermico nel settore dell’area settentrionale della
Basilicata. Il bando parla di acquisizione di dati geofisici per
l’esplorazione profonda da usufruirsi presso l’Istituto di Metodologia
per l’Analisi Ambientale del CNR di Tito Scalo.

Nel 2012 il Comune di Potenza è capofila del progetto di cooperazione
internazionale “Ener Supply” finanziato dall’Unione Europea. Il
progetto, nato per incrementare l’uso delle fonti rinnovabili e
l’efficienza energetica, prevedeva una formazione di tecnici delle
Amministrazioni locali sulle opportunità di sviluppo della geotermia,
eolico, biomasse e idroelettrico.

In particolare, il Comune di Potenza, si concentra sullo sviluppo
della geotermia in particolari aree sotto osservazioni dei ricercatori
e geologi, in primis del Prof. Giacomo Prosser del Dipartimento di
Scienze geologiche dell’Università degli Studi di Basilicata. Infatti,
secondo una relazione (The geothermal energy on Italy and in the
Basilicata region) emerge come il Prof. Prosser individui tre aree di
interesse geotermico in cui sviluppare i relativi giacimenti: area del
Vulture, Val d’Agri, Appennino Lucano Campano.

Con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n.335 del 7 novembre
2012 (pubblicato sul BUR n.41 del 16/11/2012), la Regione Basilicata
autorizza l’escavazione di due pozzi per la collocazione di due sonde
geotermiche a servizio dell’impianto di riscaldamento/raffrescamemento
dell’Istututo Tecnico Commerciale e per Geometri “G. Gasparrini” di
Melfi. Tra le prescrizione dell’autorizzazione si legge: “qualora nel
corso dell’esecuzione dei lavori si evidenzino scaturigini di acque
minerali, dovrà esserne data tempestiva comunicazione all’Ufficio
suddetto, sospendendo contestualmente i lavori stessi…” Il
proponente di questo progetto geotemico è la Provincia di Potenza,
l’impresa esecutrice dei lavori è la L.A.M. Power Srl.

La seguente cronologia di eventi sono l’ennesima dimostrazione come la
Basilicata sia al centro di interessi energetici anche con l’avvento
della geotermia sponsorizzata dal Prof. Giacomo Prosser, geologo
dell’Università di Basilicata, che assieme a Enzo Rizzo del CNR di
Tito Scalo, saranno tra i relatori della tre giorni del convegno dei
geologi dal 30 novembre al 2 dicembre prossimi.

La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) nel denunciare questo
tentativo di mettere ulteriormente a rischio la risorsa acqua ora
minacciata dalle attività geotermiche che i comitati dell’Amiata,
uniti sotto un coordinamento chiamato Sos Geotermia, ci raccontano
quanto stiano distruggendo i bacini idrici di quell’area, ci ricordano
come le attività geotermiche possono provocare abbassamento di falde
(come è accaduto alla falda acquifera del Vulcano Amiata) e riduzione
della portata delle sorgenti; inquinamento dei corpi idrici
superficiali e profondi da fluidi geotermici; inquinamento dell’aria
da vapori mercurio, arsenico, acido solfidrico e boro; micro sismicità
e subsidenza.

nov 052012
 

Dalla chimica alla farmaceutica, dal legno-arredo all’high tech, dalla concia alla nautica, passando per l’agroalimentare, l’industria cartaria, tessile, edilizia, minerali non metalliferi, per la meccanica, l’elettronica e i servizi. Oltre che i più classici settori delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, del ciclo dei rifiuti e della protezione della natura. Tante sono le declinazioni della green economy italiana. Un filo verde e dinamico, che attraversa, innova e rende più competitivi tutti i settori della nostra economia, compresi quelli più maturi e tradizionali. È quanto emerge dal Rapporto GreenItaly 2012 che Fondazione Symbola e Unioncamere hanno presentato oggi a Roma.

La peculiarità della green economy italiana, infatti, sta proprio nella riconversione in chiave ecosostenibile anche dei comparti tradizionali dell’industria italiana di punta. Il Paese ha sviluppato in maniera diffusa nelle sue imprese e nei territori una reinterpretazione della green economy del tutto particolare, che incrocia le vocazioni delle comunità con la tecnologia e la banda larga, la filiera agroalimentare di qualità legata al territorio con il made in Italy e la cultura. Non è un caso se l’Ocse, nel recente rapporto sull’innovazione nei diversi paesi aderenti all’organizzazione, ha rilevato come nell’ultimo decennio le attività di ricerca nel campo delle tecnologie legate all’ambiente hanno sviluppato per il nostro Paese una vera e propria specializzazione. Con riflessi positivi sulla creazione di nuova occupazione: basti pensare che circa il 30% delle assunzioni non stagionali programmate complessivamente dalle imprese del settore privato per il 2012 è per figure professionali legate alla sostenibilità. La green Italy, insomma, è una rivoluzione verde che già oggi interessa il 23,6% delle imprese industriali e terziarie con almeno un dipendente che tra il 2009 e il 2012 hanno investito o investiranno in tecnologie e prodotti green. E che attraversa il Paese da Nord a Sud, tanto che le prime dieci posizioni della classifica regionale per diffusione delle imprese che investono in tecnologie green sono occupate da quattro regioni settentrionali e sei del Centro-Sud. Le imprese della green Italy, inoltre, sono quelle che hanno la maggiore propensione all’innovazione: il 37,9% delle imprese che investono in eco-sostenibilità hanno introdotto innovazioni di prodotto o di servizio nel 2011, contro  il 18,3% delle imprese che non investono green. Idem dicasi per la propensione all’export: il 37,4% delle imprese green vanta presenze sui mercati esteri, contro il 22,2% delle imprese che non investono nell’ambiente.

Alla presentazione del rapporto GreenItaly 2012, oggi nella sede di Unioncamere a Roma, oltre al Presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, al Presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci,  e al Segretario Generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi, sono intervenuti anche Aldo Bonomi, Direttore Aaster, Marco Frey, Professore Economia e Gestione delle Imprese Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Fabio Renzi, Segretario generale di Symbola, Edo Ronchi, Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile, Mario Catania, Ministro Politiche Agricole e Forestali, e con un videomessaggio Corrado Clini, Ministro Ambiente e Tutela Mare e Territorio.

La Basilicata  può contare su 2.721 imprese green, il 22,5% della regione. Nella graduatoria regionale secondo il numero delle imprese che hanno investito o investiranno tra il 2009 e il 2012 in prodotti e tecnologie green, si colloca al penultimo posto. Per quanto riguarda le province, invece, Potenza si colloca al primo posto con 1.821 imprese green, il 22,9% sul totale delle imprese della provincia, segue Matera con 900 imprese green, equivalenti al 21,5% del totale delle imprese della provincia.

 

“Per far ripartire il Paese non basta fronteggiare la crisi – spiega il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci –. Affrontare i nostri mali antichi: il debito pubblico, l’illegalità e l’evasione fiscale, le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, il sud che perde contatto, una burocrazia speso soffocante. Serve una visione in grado di mobilitare le migliori energie per affrontare le sfide del futuro. È necessario difendere la coesione sociale non lasciando indietro nessuno, e scommettere sull’innovazione, sulla conoscenza, sull’identità dei territori: su una green economy tricolore che incrocia la vocazione italiana alla qualità e si lega alla forza del made in Italy. È necessario cambiare partendo dai talenti dell’Italia che c’è. Per uscire dalla crisi e trovare il suo spazio nel mondo che cambia, insomma,  l’Italia deve fare l’Italia”.

“L’economia verde – ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - può rappresentare una chiave strategica per superare questa lunga crisi, uscendone più forti e meglio in grado di costruire un futuro diverso, più sostenibile e più ricco di possibilità. Grazie ad un modello di sviluppo che si fonda sui valori tradizionali dei territori e dei sistemi produttivi italiani di piccola impresa: qualità, innovazione, eco-efficienza, rispetto dell’ambiente. Una ricetta che oggi dimostra di saper sposare i valori etici alla competitività e che ha il grande merito di favorire la coesione tra i territori. Una coesione che coinvolge migliaia di piccole e medie imprese, sempre più spesso operanti in rete tra loro, nel dare vita a questo che è ormai un vero e proprio “laboratorio verde” dell’Italia di domani”.

Il rapporto  GreenItaly 2012 – realizzato con il Patrocinio dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e con la partnership di Wired, Comieco e Fiera Milano Congressi – evidenzia come la profondità degli effetti di questa crisi perdurante abbia indotto l’intero sistema economico italiano verso un radicale ripensamento del modello di sviluppo in direzione di una maggiore sostenibilità ambientale, di una maggiore innovazione, qualità ed efficienza. Tanto che quasi un’impresa su quattro (il 23,6% del totale, ovvero quasi 360mila imprese, oltre 144mila industriali con almeno un addetto e circa 214mila dei servizi con almeno un addetto) ha realizzato negli ultimi tre anni, o realizzerà entro quest’anno, investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale. Segnale evidente dell’effettiva diffusione di comportamenti aziendali orientati all’eco-efficienza e alla sostenibilità ambientale. Non a caso la strada ‘verde’ rappresenta ormai una via segnata e battuta anche da una percentuale significativa di imprese in fase di start-up, nel manifatturiero come nell’agricoltura e nel terziario, a partire dal turismo. Tra le “vere” nuove imprese individuate da Unioncamere (circa 103mila) nei primi sei mesi del 2012, il 14% ha già realizzato nella prima parte dell’anno o realizzerà entro il 2013 investimenti green.

Il modello green risulta, nel tempo, sempre più diffuso nei diversi settori e nei diversi territori del Paese. Le analisi evidenziano un processo di “ecoconvergenza” nel nostro sistema, ovvero una tendenza virtuosa ad incrementare i livelli di eco-efficienza laddove gli impatti ambientali delle attività economiche appaiono più accentuati. Tranne poche eccezioni, sono infatti molti i settori manifatturieri che registrano riduzioni sul versante degli input energetici adottati, delle emissioni atmosferiche generate e dei rifiuti prodotti, sempre più riciclati: in sintesi, una eco-tendenza positiva.

Logica di rete. Nello sviluppo di comportamenti virtuosi in campo green, sia sul versante degli investimenti che dell’occupazione, una leva sempre più utilizzata dalle imprese è quella dello sviluppo di una progettualità comune, secondo una logica di network e di integrazione di filiera. Lo dimostra il diffuso utilizzo del contratto di rete: a metà settembre di quest’anno un contratto di rete su cinque (87 dei 458 esistenti) può essere considerato “green”.

Propensione all’export. La green economy è un investimento strategico anche sul fronte della competitività, prova ne sia la maggiore presenza sui mercati esteri delle imprese che puntano sulla sostenibilità. Ben il 37,4% delle imprese che investono in tecnologie green vantano una presenza sui mercati esteri, contro il 22,2% di quelle che non investono. Da notare come la propensione all’export delle imprese green sia in crescita rispetto alla precedente rilevazione di Fondazione Symbola – Unioncamere, quando tale percentuale si attestava alla soglia del 35%.

Propensione all’innovazione. La competitività richiede anche una buona dose di capacità innovativa. Anche su questo fronte le aziende che investono green hanno una marcia in più: il 37,9% delle imprese che realizzino eco-investimenti hanno introdotto nel 2011 innovazioni di prodotto o di servizio, a fronte del 18,3% riferito alle imprese che non investono nella green economy.

I settori della green Italy. Per quanto riguarda i settori, questo approccio strategico in risposta alla crisi è chiaramente più diffuso nella manifattura, dove la quota di imprese che realizzano investimenti green supera il 27% a fronte di un più ridotto 21,7% nel terziario. Tra le attività manifatturiere, e alle attività sostanzialmente connesse all’energia (prodotti petroliferi e public utilities), spiccano la filiera della gomma e della plastica, la lavorazione dei minerali non metalliferi, quelle della carta e della stampa, della meccanica, mezzi di trasporto, dell’elettronica e strumentazione di precisione, dove la quota di imprese che realizzano investimenti green va ben oltre la media, con una punta record del 41% nel caso del comparto chimico-farmaceutico.

Geografia dell’economia verde. La green Italy, inoltre, è diffusa in modo pervasivo in tutto il Paese,  da Nord a Sud.  La classifica regionale per  numero delle imprese green sul totale è guidata dalla Lombardia, che conta su 69 mila che investono nel green, seconda posizione per il Veneto con quasi 34 mila imprese, terza per il Lazio con 33 mila imprese. Seguono Emilia Romagna (quasi 30 mila imprese green), Campania (oltre 26 mila imprese green), Toscana (oltre 24 mila imprese green), Piemonte (oltre 23 mila imprese green), Sicilia (circa 22.500 imprese green), Puglia (oltre 21 mila imprese green) e Marche (circa 10.500 a imprese green).

Occupazione verde. Anche per quanto riguarda l’occupazione la green economy sembra possedere una marcia in più e tenere meglio ai venti della crisi, tanto che il 38,2% delle assunzioni complessive programmate (stagionali inclusi) da tutte le imprese italiane dell’industria e dei servizi per l’anno in corso si deve alle aziende che investono in tecnologie green. Guardando ai numeri assoluti, ciò significa che sul toltale di oltre 631 mila assunzioni complessive programmate, oltre 241 mila sono ascrivibili ad imprese che credono nella green economy. L’imprenditoria legata all’ambiente dimostra di avere una dinamicità in campo occupazionale: delle 358 mila imprese che hanno investito negli ultimi tre anni – o lo faranno quest’anno – in tecnologie green, ben il 20% prevede nel 2012 di assumere, laddove per le altre imprese non investitrici la quota quasi si dimezza. (12,6%). Inoltre circa il 30% delle assunzioni complessive non stagionali programmate per il 2012 è per figure professionali legate alla sostenibilità.

IL 23,6% DELLE IMPRESE PUNTA SULLA GREEN ECONOMY PER USCIRE DALLA CRISI

Il 38,2% DELLE ASSUNZIONI E’ VERDE

 

LA BASILICATA  HA CIRCA 3 MILA  IMPRESE GREEN, IL 22,5%DELLA REGIONE

 

ECCO I DATI DEL RAPPORTO  “GREEN ITALY 2012 ” DI UNIONCAMERE E SYMBOLA

REALACCI: “PER USCIRE DALLA CRISI L’ITALIA DEVE FARE L’ITALIA”

 

ott 152012
 

L’amministrazione comunale di Castelluccio Inferiore ha pubblicato un bando rivolto  a imprese individuali o società, specializzati nella realizzazione di impianti per la produzione di energie da fonti rinnovabili, mettendo a disposizione i tetti degli edifici scolastici della scuola media, scuola elementare, scuola materna e dell’ex Asilo Nido. Un bando che conferma la nostra attenzione per le politiche ambientali attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici, risparmio energetico garantito dall’uso di fonti rinnovabili e risparmio economico per l’amministrazione attraverso le entrate del canone di affitto delle aree utilizzate per la realizzazione degli impianti stessi. Il Comune offrirà in uso al vincitore del bando le aree per venticinque anni con un controvalore annuo minimo di € 40,00 per ogni Kw prodotto. Le domande dovranno pervenire entro il 22 ottobre prossimo, gli interessati possono scaricare tutta la modulistica necessaria dal sito del Comune http://www.comune.castelluccioinferiore.pz.it

L’Amministrazione Comunale

Castelluccio Inferiore