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Ago 132017
 

A cura dell’associazione Siris, anche quest’anno, l’11 ed il 12 agosto 2017, Trecchina ha contagiato migliaia di famiglie puntado sulla creatività e sulla fantasia. Il pianoro urbano, meta di eventi sempre più seguiti, si è colorato grazie all’estro di artisti provenienti da tutt’Italia.


Alcune immagini degli spettacoli


Le interviste

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Feb 072017
 

Dobbiamo amaramente constatare che procede, a marce forzate oramai, la “sostituzione etnica” dei Lucani. Le istituzioni regionali che dovrebbero fornire servizi sociali per le famiglie, alloggi popolari per l’emergenza abitativa, lavoro e sviluppo per i giovani hanno, di fatto, abbandonato il campo, per dedicarsi esclusivamente agli immigrati. Prendiamo atto che la Regione Basilicata non ha allo studio alcun piano di sviluppo per la nostra terra, non sta discutendo alcun piano del lavoro, agricolo, industriale o turistico ed ha smesso di costruire alloggi popolari.
Intere zone produttive della Basilicata sono abbandonate nella più totale assenza di infrastrutture e sono strozzate dalla corruzione; mancano investimenti pubblici, accesso al credito, controllo e manutenzione del territorio, manca legalità negli enti e nelle aziende partecipate. Per queste ragioni i nostri giovani sono costretti a emigrare, perché nessuno di loro riesce a rendere produttivo un piccolo capitale o una buona idea imprenditoriale, ogni idea, ogni tentativo, sono destinati ad appassire come in un deserto.
E in tutto questo disgraziatissimo scenario, l’unico investimento che solletica la fantasia della classe dirigente che ci governa, è quella di ospitare sempre più immigrati sul territorio della regione. Per quale motivo, ci chiediamo? Il motivo è uno solo: gli immigrati sono un ottimo affare, che rende molti quattrini alle decine di cooperative legate al Partito Democratico, lo stesso partito che governa la Regione Basilicata. La solidarietà, l’ospitalità non c’entrano niente. Se i politici che ci governano avessero anche solo un minimo di pietà per il prossimo, si accorgerebbero della situazione devastante e della miseria che c’è nella nostra regione, dei giovani che non si possono sposare, dei lavoratori con un futuro sempre più incerto. Evidentemente, la silenziosa dignità dei lucani rende meno evidente il loro dramma rispetto a quello degli ultimi arrivati.
Dispiace molto, infine, che le diocesi della Chiesa cattolica della Basilicata si prestino a far passare il semplicistico messaggio secondo cui la Basilicata sta facendo una buona azione nei confronti dei nuovi “ultimi”, come se questa fosse la cosa più importante da fare.
La verità è un’altra: la Basilicata sta investendo le sue risorse (le risorse dei cittadini) per edificare una colossale rete clientelare intorno al “business dei migranti”, che non può in nessun modo portare sviluppo della Regione, ma solo arricchimento di poche persone vicine alla politica. Inoltre, riempiendo la Basilicata di migranti si stanno creando le premesse per un’emergenza sociale, e forse addirittura etnica, di cui nessuno si sta ponendo il problema.
Ma la Chiesa cattolica dovrebbe occuparsi di fustigare i cattivi politici che ci governano, chiedendo il loro impegno nella pianificazione dello sviluppo del territorio, che è abbandonato alla sola “grazia” di interventi isolati e privi di ricadute, da oltre 30 anni ormai.
Nessuno di noi chiede di abbandonare i migranti, ma chiediamo a gran forza a tutti, diocesi della Chiesa Cattolica della Basilicata incluse, di pensare seriamente allo sviluppo del nostro territorio e di considerare questa come la prima emergenza. I politici (e i preti) lucani vivono in una terra dilaniata dall’abbandono e dall’illegalità. Pensino prima di tutto a questo, se vogliono continuare a risiedere qui. Agli immigrati ci pensano già gli organismi europei, e non c’è alcun motivo per credere che questo impegno sia insufficiente, specie nella nostra povera, poverissima regione.

Francesca Messina, Responsabile regionale Dipartimento Integrazione e Immigrazione FdI-AN Basilicata

fratelli

Lug 292016
 

Uno spettacolo ispirato al ” teatro canzone” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini nel centro storico di Latronico ( nell’Aula Magna ” B. Croce”, in caso di meteo avverso). L’associazione “Il Tassello” presenta “Mettiti in fila ! “, una storia di fantasia ma verosimile, che ognuno di noi potrebbe aver vissuto di persona o attaverso il racconto di parenti, amici e conoscenti.

locandina originale - Copia

Lug 272016
 

“Non sapere che cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino. Se non si fa uso delle opere dell’età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza”.
Siamo all’indomani del 1861, nell’Italia post unitaria, ai tempi della cosiddetta “Questione Meridionale”; corruzione, repressione e malcontento sono i termini che compaiono maggiormente nelle pagine di storia dell’epoca. Il Sud di un’Italia ufficiosa, affetto da ingiustizia e analfabetismo, prova a scrivere la storia, la propria storia, in cui i protagonisti non vantano imprese epiche né portano stemmi lucenti sulle divise.
Si tratta del popolo, la massa di uomini e donne ignoranti abituati a dialogare solo con la terra. E fu proprio il grido della loro terra a spingerli all’insurrezione, rendendoli protagonisti di una storia che, fino a quel momento, avevano subito passivamente.
Gli esperti l’hanno definito “fenomeno politico e sociale”, ma, al di là dei luoghi comuni, in pochi sanno cosa significò il brigantaggio per il destino del Meridione. Un capitolo di storia scritto dagli sconfitti, simili a primitivi che peccarono di presunzione credendo di riuscire a sovvertire l’ordine delle cose. Eppure, i briganti avevano una grande dote, quella del coraggio.
Ed è il coraggio il filo conduttore dello spettacolo teatrale “Fuori i Borboni” giunto alla sua quarta edizione nel boschetto di Lucarelli, comune di Latronico. Non attori di mestiere, non professionisti, bensì dilettanti; gente comune, proprio come i briganti autentici.
Lo scopo è quello di raccontare un pezzo del passato che ci appartiene e riguarda da vicino, ambientato proprio nei boschi lucani. Conoscenza, dunque, ma anche intrattenimento, poiché, citando il giornalista Allen Nevins, “se la storia fosse una fotografia del passato sarebbe piatta e poco interessante. Fortunatamente, si tratta di un dipinto; e, come tutte le opere d’arte, non riesce a toccare la verità se non mescolando la fantasia e le idee ai colori”.
Scopo ulteriore della rappresentazione è quello di “esaltare lo spirito critico” degli spettatori, alimentandone la curiosità per saperne di più. Non a caso, infatti, sono stati inseriti riferimenti storici nelle note di regia, per fornire uno spaccato verista e imparziale e permettere al pubblico di sviluppare il proprio punto di vista alla luce dei fatti documentati.
In fondo, il teatro è come la vita, in cui ognuno di noi si trova continuamente in scena a recitare un ruolo e ad indossare una maschera. Consapevoli di ciò, sono ben 21 i volontari che hanno accettato di prestarsi a quest’iniziativa, diretti dal regista Aldo Fortunato:”Ho cercato di dare loro i presupposti fondamentali dell’arte drammatica e valuto positivamente il lavoro svolto”. “Il teatro” continua Fortunato “si basa sulla finzione e, siccome loro non sanno fingere, sono più autentici, più veri; ecco perché non ho voluto colleghi professionisti”.
In una delle sue battute, Serafina dirà:”Sognare non costa nulla” e, in effetti, è proprio ciò che hanno fatto i nostri attori: sognare, per una notte, di essere tornati indietro nel tempo, nell’infanzia di un’Italia che ancora oggi porta con sé retaggi di quel lontano 1861. Raccontare la storia è un’enorme responsabilità, soprattutto se si tratta di eventi molto distanti dal narratore. Servono informazioni, fonti attendibili, dettagli esplicativi.
Aiutato nell’adattamento testo da Nunzia Gioia, Fortunato spiega di aver avuto bisogno di un testo storicamente fondato e scritto da uomini di teatro: originariamente composto da tre atti, ridotto poi ad atto unico, il testo fotografa la situazione del periodo post-unitario senza fornire opinioni personali.
Tra i partecipanti, non solo adulti, ma anche giovani in grado di dimostrare serietà e voglia di fare. In una comunità, il coinvolgimento di ogni fascia d’età diventa vitale alla sopravvivenza della comunità stessa. Il teatro, dunque, funge da attività ricreativa il cui risultato finale dipende dal lavoro di squadra, un lavoro svolto con sinergia e continuità. A dispetto di ciò che si rimprovera sempre alle nuove generazioni, ovvero di mancare di impegno e costanza, i nostri giovanissimi attori hanno accettato fin da subito di dedicarsi a quest’idea.
L’evento, inoltre, si propone anche di esaltare le tradizioni e i sapori tipici delle nostre terre, motivo per cui, al termine dello spettacolo teatrale, ci sarà un momento di intrattenimento musicale a cura dei Popularia Tour durante il quale si potranno degustare pietanze e prodotti gastronomici.
Ultimo, ma non certo per importanza, la serata vedrà la presenza di Michele Placido quale testimonial d’eccezione, a conferma dell’ottima qualità del “prodotto” pubblicizzato; che dire? Provare per credere!
Antonella Gioia

Manifesto Briganti2

Nov 022015
 

Si è inaugurata il 28 ottobre scorso, presso la Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, una grande mostra dedicata alle opere di Roberto Almagno, uno degli artisti italiani più originali del panorama nazionale. L’evento di eccezionale importanza, introdotto da Giuseppe Appella, ha portato, nel cuore della grande mela, un pezzo della nostra terra, la Lucania, luogo di ispirazione e di ricerca, ormai da diversi anni, per numerosi artisti.
La residenza che il Maestro Almagno, lo scorso luglio, per una settimana, con le sue tre assistenti e tanti volontari, ha tenuto nei boschi di Castronuovo Sant’Andrea, un piccolo paese della Lucania antica arroccato sulle montagne del Parco Nazionale del Pollino, dopo aver prodotto la mostra londinese nella Rosenberg Gallery, ha chiarito definitivamente la genesi di un lavoro che dalla natura parte e alla natura ritorna, nonostante i molteplici passaggi ai quali viene sottoposto il legno, matrice unica e irrinunciabile delle sue opere. Il bosco di Magrizzi, località amena di Sella del Titolo, situata nel territorio castronovese, ha sin da subito acceso la fantasia dell’artista. Le forme naturali dagli alberi, la loro disposizione sul suolo, le striature delle pietre, il gioco di luci creato dal movimento delle foglie e le linee tracciate dalle liane nello spazio, hanno suggerito ad Almagno, di volta in volta, sculture di Melotti, Calder, Chillida e molti altri, non escluse le sue, trasformando la ricerca del materiale utile al suo lavoro in un frenetico ripasso della storia dell’arte contemporanea.
Nate a livello del suolo, le liane si inerpicano sui tronchi degli alberi, spesso per oltre dieci metri, e con grovigli inestricabili, nella corsa verso la luce, si ingrossano entrando in competizione con gli stessi alberi. Mimano, in sostanza, la tensione dell’artista intento a vedere e a sentire le cose della terra premendovi il proprio corpo e conservandone le tracce. La forma naturale, in studio, viene del tutto cancellata, non a caso attraverso lo stesso processo di scorticamento e di abrasione che la liana esercita sulle altre piante. Il ciclo di rigenerazione dell’artefatto prelevato dal bosco, portato a farsi sistema plastico autonomo, ricomincia nell’istante in cui i vari elementi delle diverse composizioni assumono, per terra o sulle pareti, con libera inventiva, una nuova e insperata qualità estetica, e fissano nettamente i rapporti tra volumi e spazio. Come le liane, diventano corpo inglobando gli spazi vuoti dai quali sono circondati.
Sulla scia di Roberto Almagno, quest’anno, per tutto il mese di ottobre, anche il giovane scultore Giuseppe Capitano si è rifugiato nei boschi del Parco Nazionale del Pollino per cercare ispirazione. La sua ricerca, condotta nel territorio di Terranova del Pollino, ha ispirato numerosi disegni dei panorami del luogo, realizzati con i carboni prodotti dalla combustione di diverse tipologie di legnetti offerti dal bosco come il salice, la quercia e il pino. Le pietre, raccolte durante le interminabili giornate trascorse nel silenzio della natura interrotto soltanto dal fruscio del vento tra gli alberi, ripulite del loro strato superficiale, diventeranno piccole sculture che anche Capitano, come Almagno, collocherà al centro della prossima mostra presso La Nuova Pesa di Roma.
L’artista della canapa ha scoperto, durante questa sua esperienza lucana, nuovi materiali ugualmente congeniali al suo mondo espressivo e ritornerà, nei prossimi mesi, a Castrounuovo Sant’Andrea per nuove ricerche artistiche.
Come si vede, non è soltanto il mondo del cinema ad essere attratto dai paesi lucani ma anche quello dell’arte, da sempre attento ai luoghi incontaminati.

NOTIZIE BIOGRAFICHE
Roberto Almagno è nato ad Aquino nel 1954. A Roma, è allievo prima di Giuseppe Mazzullo, poi, all’Accademia di Belle Arti, di Pericle Fazzini, che avrà un peso determinante nel percorso della sua ricerca artistica e nello sviluppo del suo lavoro. Nel 1975 partecipa alla “X Quadriennale di Roma” e nel 1976, a Livorno, tiene la sua prima mostra personale. Nel 1994 partecipa al “46° Premio Michetti” vincendo il premio con la scultura Malena. Da questo momento, tiene numerose e significative mostre personali e collettive in Italia e all’estero (Bruxelles, 2003; Colonia, 2006; Shangai e Pechino, 2007; Sarajevo, Sofia, Budapest, Sibiu, Bucarest, Varsavia, Santiago del Cile, 2007-2008). Nell’aprile 2009 espone l’opera Memoria al 798 di Pechino. Nel 2010 partecipa all’EXPO di Shangai nell’ambito dell’Esposizione Universale 2010. Nel 2011 prende parte, tra l’altro, alla Fiera Internazionale di Arte Contemporanea di Bologna ed espone l’opera Memoria presso la Galleria Rosenfeld di Londra nell’ambito della mostra “Memory. Contemporary International sculpture”. Nel 2012 tiene le mostre “Roberto Almagno. The perfection of form” presso la Galleria Rosenfeld di Londra e la doppia mostra personale “La luce oscura della materia. Roberto Almagno / Sandro Sanna” al Museo Carlo Bilotti di Roma. Nel 2014, con le liane di Castronuovo Sant’Andrea, è al centro della mostra “Wood”, nella Galleria Rosenfeld di Londra.

Nato a Campobasso nel 1974, Giuseppe Capitano vive e lavora a Roma. Si laurea in Ingegneria elettronica ma una serie di eventi lo portano a vivere la passione per l’arte, inventando, in un percorso solitario, un proprio linguaggio che lo ha reso uno dei più significativi artisti contemporanei italiani. Espone per la prima volta con una sua personale nel 2004, a cura di Fabio Sargentini, nella Galleria l’Attico, fulcro dell’arte contemporanea a Roma. In seguito è al Mart, il Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto nel 2008, con la personale dal titolo ”Giuseppe Capitano. Qualcosa di giallo”. Alle numerose mostre personali e collettive, si aggiunge, nel 2012, la sua partecipazione al “Periplo della scultura italiana contemporanea 3” nelle Chiese rupestri di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci a Matera.

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Ago 172015
 

Il giorno 8 agosto 2015 si è svolto il “ 3° Concorso Artistico Nazionale Engel von Bergeiche”, dedicato allo scrittore e poeta Angelo Calderone, originario di Ruvo del Monte, in Lucania. Per l’occasione, sono convenuti nel piccolo paese bradanico: poeti, scrittori, pittori e fotografi finalisti da ogni parta d’Italia.
Alla presenza di un nutrito pubblico, accorso anche da altri paesi, la piazza Ungheria (dove l’artista scomparso, morto nel 2011, ha abitato per alcuni anni) è stata magnifico scenario per assistere ad uno spettacolo di alta valenza socio-culturale, innovativo ed originale, grazie alla fantasia creativa della presidentessa, fondatrice dell’eponimo concorso, Rossella Calderone (in arte Roscal), figlia del poeta- scrittore Engel von Bergeiche, “deus ex machina” dell’intero evento culturale, che, infrangendo il classico cliché, ha affidato gli intermezzi musicali ai virtuosismi del noto canta-fisarmonicista Dirindindì, (pseudonimo onomatopeico di Nicola Suozzi), famoso ”Dorforiginal” nella Svizzera tedesca, negli anni “70 – “80. La caratterizzazione tramite maschere dei personaggi raccontati, hanno fatto il resto. Una trovata azzeccata, a giudicare dal consenso del qualificato pubblico e dal lusinghiero giudizio della critica, unanime nel definire lo spettacolo : “evento dell’anno”.
La premiazione dei poeti, ha visto sul “podio” la giovanissima Aurora Di Napoli, di Salerno, che ha ricevuto il premio Junior per la sua poesia chiamata “Tra le nuvole”. Il premio del Presidente (una innovazione) è stato assegnato a Marina Lolli, di Roma, per la poesia “Maschere”. Il 3° premio è stato appannaggio di Concetta Seila Mammoccio, di Giulianova (Te), per la lirica “Mercenari di solitudine”. Il 2° posto ha visto sul podio Vincenzo Ciao (in arte, Vincent de La Vega), di Eboli (Sa) per la poesia “Torbidi pensieri”. Il premio speciale della Giuria è arrivato ad Imperia, alla poetessa Danila Marchi, per il componimento “Non credere”. E sul gradino più alto è salita la bravissima Michela Tombi, di Pesaro, che ha conquistato il 1° posto con la poesia “Sogni infranti” perché, come dice la motivazione: <>.
Per la narrativa, invece, i risultati sono stati i seguenti: 3° premio a Marina Lolli, di Roma, per il racconto “Tracce di irrealtà”; 2° premio a Margherita Ferraris, di Forlì, per il racconto “Tonino Toccafondi”; 1° posto a Gianandrea Paderni, di Catania, per il racconto “Verità”, con la motivazione:<< Lo scrittore ha saputo rappresentare il senso di sdoppiamento della personalità umana nell'era di internet, dove la realtà è, spesso, apparente e la verità effettuale è trasformata in verità virtuale fondata su infingimenti ed ambiguità. Infatti, quando il gestore del chiosco chiede al cliente: “Che cosa Le porto?”, la subitanea risposta è: “Vorrei la verità, no, non si preoccupi, non chiedevo la verità con la “V” maiuscola, quella della fede o la spiegazione dei misteri dell'esistenza. No, quella non so se riuscirò a capirla, un giorno, no, parlavo della verità delle cose terrene, quella delle cose in cui ci imbattiamo nella vita di tutti i giorni.” E last but not least è giunto il turno della pittura e della fotografia. In queste due sezioni, meno affollate delle altre, hanno vinto il 1° premio, rispettivamente, Maria Mare, di Ruvo del Monte, con la tela ad olio intitolata “Gli occhi dell'anima” e Marina Lolli (romana, partecipante a tutte le sezioni) con lo scatto fotografico chiamato “Tra le nuvole”. Poi, il 9 agosto, nell'aula consiliare del Comune, si è tenuto un incontro con Gastone Cappelloni, il poeta marchigiano vincitore della I edizione del “Concorso, 2013” che, dopo i ringraziamenti di rito e le congratulazioni, ha sottolineato l'importanza, la valenza culturale e il prestigio conquistati da questo Premio a carattere nazionale <>
La consegna di un ricordo alla Pro Loco e al vicesindaco del Comune di Ruvo del Monte, per il patrocinio, hanno chiuso il doppio evento culturale. A margine della manifestazione abbiamo chiesto un commento alla raggiante Michela Tombi, vincitrice outsider della sezione poesia, che ha affermato d’impeto: <> Appuntamento al 2016!
Prof. Domenico Calderone

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Apr 222015
 

L’Upel ha organizzato, il 21 aprile 2015, nella sala “Beato Lentini” dell’Oratorio della Parrocchia San Nicola in Lauria, un incontro di presentazione della pubblicazione dal titolo “Vale cchiu ‘a pratica c’a grammatica” curata da Pina Calcagno, Rita Galietta, Ginetta Scaldaferri. Il lavoro di ricerca e di approfondimento è una raccolta di proverbi ancora in uso a Lauria fra narrazione e qualche commento. Di rilievo, tra le pagine della pubblicazione, una storia di fantasia denominata “Un piccolo mondo” innervata nella tradizione lauriota scritta da Ginetta Scaldaferri.


Prima parte


Seconda parte

Gen 182015
 

L’Eco in collaborazione con l’associazione Magna Grecia ha avviato un entusiasmante progetto culturale.
La vicenda legata alla costruzione della diga più grande d’Europa in terra battuta ha sempre affascinato Mario Lamboglia, molto legato idealmente alla città di Nicola Sole, che ha visto in Senise una della città emblema della Basilicata. Vi sono stati poi incontri speciali che hanno consegnato al giornalista scrittore suggestioni ed emozioni che lo hanno spinto a ritornare a scrivere un libro, dopo quello dedicato alla Medaglia d’Oro al Valor Militare Claudio Pezzuto di prossima uscita.
L’impegno editorale produrrà due distinti volumi che si completeranno e consegneranno una storia importante dal valore universale che coinvolgerà nella lettura grandi e piccoli.
Il primo volume è un romanzo innervato nella storia della costruzione dell’invaso. Vi saranno protagonisti reali così come personaggi di fantasia che contriburanno a raccontare una storia che è ancora, per certi versi, controversa. Protagonisti sono Rocco ed Isabella così come il prete e il sindacalista, il sindaco, il poeta e il ministro. Una vicenda complessa che va raccontata per sottrarla all’oblìo.
Il secondo volume realizzato in collaborazione con la disegnatrice Franca Iannuzzi è un un fumetto nel quale si descrivono le vicende con la leggerezza del racconto colorato ma con altrettanta efficacia e ricchezza di particolari.
La presentazione del lavoro che si comporrà anche di sezione fotografica e di rigorosa cronologia dei fatti, è fissato per la fine del 2015. In queste pagine verranno raccolte impressioni, immagini ed incontri di un lavoro senza dubbio impegnativo ma che può rappresentare un punto fermo nella storia di un territorio sempre in bilico tra passato e futuro, tra i “se” e i “ma”.

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La prima tavola di prova del fumetto

Dic 132014
 

Il 12 dicembre 2014 nella sala card. Brancati di Lauria le associazioni Emergency lagonegrese e Tangram hanno organizzato un evento culturale e di impegno civile. Il lavoro teatrale portato in scena da Mario Spallino e scritto da Patrizia Pasqui è un viaggio dal Nord al Sud compiuto da Mario (il nome non è di fantasia), l’attore dello spettacolo. In scena con Mario medici, mediatori culturali, migranti, indigenti… e un barbiere toscano! Le loro storie porteranno alla luce l’inadeguatezza dei luoghi comuni a cui tutti, per abitudine o ignoranza, spesso ricorriamo. Mario ci porterà in Puglia, e proprio lì incontreremo un’idea che ha messo le ruote: il polibus di Emergency; Poi in Sicilia, Polistena, Reggio Calabria. Ma anche Marghera, vicino a Venezia. Anche qui, al Poliambulatorio di Emergency, migranti: come al Sud. Anche qui, sempre più italiani: come al Sud. Questo è il lavoro che Emergency fa in Italia. E che si chiama, appunto, “Programma Italia”.


Le interviste: Concettina Ferrante, Addolorata Cantisani, Mario Spallino

Ott 102014
 

Nell’ambito della giornata dedicata alla musica, organizzata dalla sezione di Marconia della FIDAPA e patrocinata dal Comune di Pisticci il prossimo 11 ottobre, è previsto un concerto dei Maestri Domenico Masiello al violino e Piero Cassano al pianoforte. L’evento avrà luogo presso l’Auditorium dell’Istituto di Istruzione Superiore Tecnico Agrario Statale “G. Cerabona” di Marconia alle ore 20.00.
La manifestazione artistica sarà preceduta da un convegno sulla musicoterapia che avrà luogo presso la Sala Consiliare della delegazione Comunale di Marconia alle 16.30.
La serata concertistica prevede un programma ricco e affascinante. Siamo certi che i maestri musicisti sapranno accompagnare il pubblico lungo le vie del sogno che la musica sa regalare in ogni occasione nella quale si ha modo di incontrarla. Quando poi il connubio tra bravi musicisti e maestri dell’arte di Euterpe è corroborato dalle esecuzioni di brani che ne hanno segnato la storia stessa, anche chi non è aduso all’ascolto della musica classica, si sentirà sollevato dal pavimento per librarsi sulle ali dolcissime della fantasia.
Appuntamento quindi a sabato 11 ottobre per vivere la magia che i Maestri Masiello e Cassano sapranno far scaturire dalle vibrazioni delle corde del Violino e del Pianoforte per dipingerle sul pentagramma dove note e ascoltatori danzeranno tra le punte delle stelle. Solo la bella musica è capace di questi miracoli!
Domenico Masiello è un giovanissimo maestro, vive a Marconia dove comincia il suo percorso sotto la guida della maestra Nicolina Decolli. Con il maestro L. Maci consegue i primi esami presso il conservatorio di Lecce. Già a 12 anni è allievo della maestra Maryse Regard, primo violino dei filarmonici di Roma. Nella sua fase di formazione artistica, partecipa con l’orchestra giovanile di Uto Ughi a numerose manifestazioni e frequenta prestigiosi master class tenuti dai maestri Alessandro Perpich, Felix Ayo e Carmelo Andriani. Con quest’ultimo, all’età di 17 anni, consegue il diploma di violino con 10 e lode e menzione speciale presso il Conservatorio “Egidio Romualdo Duni” di Matera. Il maestro Domenico Masiello esegue le sue meravigliose acrobazie su pentagramma avvalendosi di un violino realizzato per lui dal maestro liutaio Angelo Raffaele Andrulli nel 2007. Attualmente studia presso il politecnico di Bari e prosegue il suo percorso musicale con il maestro e amico Piero Cassano.
Piero Cassano è di Bari, si diploma in pianoforte con il massimo dei voti, lode e menzione speciale presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, sotto la guida del Maestro Hector Pell e intraprende gli studi di composizione con Teresa Procaccini a Roma. Dopo il diploma in pianoforte si perfeziona in Francia Germania, Svizzera e Russia, rispettivamente sotto la guida dei Maestri Elian Richepin, Paul Badura-Skoda, Tatjana Nikolaeva, Victor Merzhanov e Anatoly Verdernikov. Contemporaneamente segue i corsi di musica da camera a Fiesole e consegue il Diploma in Musica da Camera. Dal 1991 è ammesso all’Hochschule fuer Musik di Vienna sotto la guida dei maestri Noel Flores e Paul Badura. Nel 1993 è chiamato dalla Fondazione Teatro Petruzzelli e Teatri di Bari a svolgere l’attività di Maestro Sostituto per la realizzazione della Stagione Liriche, attività che svolge ininterrottamente da 16 anni. Occasionalmente ha collaborato con il Cantiere Internazionale dell’Arte di Montepulciano in qualità di Direttore di scena e presso vari teatri. In collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano ha effettuato numerose tournée in Europa, in Russia, in Egitto, Turchia e in Cina per la realizzazione del “Così fan tutte” di Mozart, ultima regia di Giorgio Strehler. Attualmente è titolare di una cattedra di Pianoforte Complementare presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari.
I maestri eseguiranno il seguente programma.
Giuseppe Tartini – “Il trillo del Diavolo”. Lo stesso autore ne racconta l’origine. “Una notte (1713) sognai che avevo fatto un patto e che il diavolo era al mio servizio. Tutto mi riusciva secondo i miei desideri e le mie volontà erano sempre esaudite dal mio nuovo domestico. Immaginai di dargli il mio violino per vedere se sarebbe arrivato a suonarmi qualche bella aria, ma quale fu il mio stupore quando ascoltai una sonata così singolare e bella, eseguita con tanta superiorità e intelligenza che non potevo concepire nulla che le stesse al paragone. Provai tanta sorpresa, rapimento e piacere, che mi si mozzò il respiro. Fui svegliato da questa violenta sensazione e presi all’istante il mio violino, nella speranza di ritrovare una parte della musica che avevo appena ascoltato, ma invano. Il brano che composi è, in verità, il migliore che abbia mai scritto, ma è talmente al di sotto di quello che m’aveva così emozionato che avrei spaccato in due il mio violino e abbandonato per sempre la musica se mi fosse stato possibile privarmi delle gioie che mi procurava”.
Franz Shubert – “Arpeggione” dalla Sonata in LA minore D 821. È raro ascoltare un brano musicale più bello e più compiuto di questa composizione. La musica, così intensamente carica e vibrante di dolcezza, senza nessuna pretesa di impressionare, si svolge discretamente, accettando di nascere da ciò che c’è, quasi obbedendo a qualcosa d’altro che non l’effluvio dei pensieri e dei sentimenti del compositore. E proprio in questa obbedienza, nell’amorevole approfondirsi del rapporto con ciò che è dato, Schubert scopre il Mistero e si avvicina alla perfezione. Così, il percorso del musicista diventa metafora della vicenda umana; ognuno di noi è fatto perché quello che Dio chiede alla sua vita – la vita come vocazione – raggiunga una perfezione di armonia e melodia.
Niccolò Paganini – Rondò – (La campanella). Niccolò Paganini, grandissimo virtuoso di violino, si dedica anche alla composizione in quanto riteneva innaturale eseguire musiche sulle quali non poteva avere un completo controllo. Il Concerto n. 2 “La campanella”, opera del 1826, probabilmente il più popolare del maestro genovese, prende il titolo dal brillante rondò finale. Il primo tempo, Allegro Maestoso. L’Adagio si distende in una melodia plastica permeata da intenso lirismo. Il Rondò finale, Andantino allegretto moderato, ha una carica ritmica travolgente. Di questa composizione Liszt, ammiratore entusiasta di Paganini, ne ha ricavato uno studio per pianoforte.
Wolfgang Amadeus Mozart – “Sonata per violino e pianoforte” dal concerto n. 25 K 301. Fa parte di un gruppo di sei Sonate – dette palatine perché dedicate alla moglie di Karl Theodor, principe elettore del Palatinato – “Così, tanto per cambiare, ho scritto qualcosa di diverso, duetti per pianoforte e violino” dice Mozart. Infatti, in queste Sonate il violino è trattato in stile concertante. La Sonata in sol maggiore, come la maggioranza delle consorelle, è in due movimenti. Il primo tempo, Allegro con spirito e il secondo movimento, un Allegro in 3/8. Il dialogo equilibrato tra i due strumenti che si alternano il canto costituiscono l’essenza della sonata classica per violino e pianoforte.
Camille Saint-Saens – Introduction et Rondò Capriccioso – op 28. Tra i brani della letteratura violinistica che i grandi solisti prediligono, l’ Introduction et Rondò capriccioso in la minore op. 28 di Camille Saint-Saens occupa da sempre una posizione di primo piano. Come in molti altri suoi lavori, Saint-Saens evidenzia i profondi influssi stilistici che la musica spagnola ebbe sulla sua produzione. Dal punto di vista tecnico, la partitura dimostra la profonda conoscenza che Saint-Saens aveva dello strumento, fatto che si traduce in una parte violinistica ideale per dare la possibilità al solista di mettere in mostra tutte le sue qualità tecniche ed espressive. Un brano che richiede eleganza, souplesse virtuosistica e capacità di fraseggio cantabile, proprio per queste ragioni prediletto da tutti i grandi violinisti, ai quali questa partitura offre molteplici occasioni di mettere in mostra la loro classe.
Niccolò Paganini, dal Concerto n. 4. Il Concerto in re minore n. 4 viene composto tra il 1829 e i primi mesi del 1830 durante la frenetica tournée nelle città tedesche. Esegue per la prima volta il suo quarto concerto. Adagio flebile con sentimento in fa diesis minore. Il brano ha un patetismo commosso che ricorda il tono elegiaco del miglior Bellini.
Astor Piazzolla – “Oblivion”. Dolcissimo, struggente, in cui il ritmo serrato della danza lascia spazio ad una melodia lirica e introspettiva. La ricerca ritmica e melodica di Astor Piazzolla si esprime in questa composizione dove l’anima del Tango Argentino si riscopre nelle contaminazioni con altri ritmi, nella ricerca melodica con l’utilizzo di strumenti non legati alla tradizione Argentina. Dopotutto la musica del Tango Argentino è nata e si è evoluta proprio così: con le combinazioni di ritmi di diverse provenienze in una nazione che riceveva migliaia di immigranti da diverse culture anche molto lontane tra loro. Una musica complessa ma capace di attrarre l’ascoltatore, di coinvolgerlo complici di volta in volta la ritmica, la sensualità del tango, oppure il rigore della musica sinfonica. “Il tango è un pensiero triste fatto danza”…forse è qui il segreto della musica di Piazzolla: riuscire a fondere un sentimento profondo, dolce, triste, con la carnalità della danza.
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