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Gen 112019
 

Ecco quanto ha dichiarato Nicola Padula di Forza Italia sull’arteria Sarmentana: “Nell’era della tecnologia e dell’industria 4.0 dove tutto corre alla velocità della luce, le nostre aree interne, depresse e lontane da qualsiasi tipo di comunicazione e servizi (ferrovie, aeroporti, viabilità sostenibile ecc.) brancolano nel buio più totale. E’ il caso della strada Sarmentana dove per ovviare all’emergenza cinghiali si è pensato bene di imporre sulla segnaletica stradale un limite di velocità di 40km/h a dispetto del canonico limite di 90km/h, che sarebbe previsto per questa tipologia di arteria. Tutto ciò a discapito degli automobilisti che vedono messa a repentaglio la loro incolumità con palesi rischi e disagi che ne conseguono (tempi di percorrenza) e che li espongono a possibili multe per eccesso di velocità andando a gravare sulle loro tasche. Ci sono almeno due profili da considerare:
Il primo riguarda l’opportunità di continuare a mantenere in capo alla provincia, ente ormai privo
di autonomia di bilancio, la gestione di un’arteria così importante, con la conseguenza che vi sono
notevoli difficoltà a garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria della stessa.
Mentre il secondo, non è di minor rilevanza, è inerente la gestione della fauna selvatica.
L’abbattimento selettivo in effetti non funziona; anche perché, i “controlselettori” incontrano una
serie di limiti burocratici alla loro operatività.
E’ quindi facilmente intuibile, che il provvedimento appare come un modo per dissimulare queste
due problematiche di più pregnante importanza e, allo stesso tempo, un espediente che comporta
conseguenze notevoli: nell’immediato si pensi alla sostanziale deresponsabilizzazione dell’ente
gestore in caso di sinistri, ove si rilevi il superamento di un limite di velocità decisamente
restrittivo”.

Nov 122018
 

“Una marcia per la cultura il 20 novembre, nella Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e
dell’adolescenza, per attivare il dibattito sulla tutela dei diritti di bambine, bambini e adolescenti,
per verificare lo stato attuale di quella tutela e per indicare nuovi termini strategici per raggiungere
la piena attuazione di quei diritti di cui i minori ne sono possessori”. E’ quanto ha dichiarato il
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza di Basilicata, Vincenzo Giuliano, a commento della sua
partecipazione alla giornata del 20 novembre p.v..
“È innegabile, continua Giuliano, che la tutela dei diritti dei minori rappresenti un’emergenza
persistente per tutta la comunità regionale nell’ambito delle regioni meridionali e che tale
emergenza impone che sia messa in atto ogni possibile iniziativa, che possa essere funzionale a far
crescere la consapevolezza di questo immane dovere da compiere nei confronti di fanciulli e di
adolescenti.
La piena attuazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è ormai patrimonio acquisito nella
coscienza politica e sociale dell’intera umanità, se si considera che sono ben 193 gli Stati – ossia
tutti gli Stati della terra -, che hanno recepito e ratificato la Dichiarazione dei diritti del fanciullo,
sancita dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1989”.
“Ma è motivo di sconforto e preoccupazione, conclude Giuliano, dover notare che, a distanza di
quasi trenta anni da quella Dichiarazione, il differenziale che separa l’enunciazione dei principi e
degli ideali, da una parte, e, dall’altra, l’osservazione del panorama che può osservarsi in Basilicata
in merito alla concreta attuazione di quei diritti e di quegli ideali, appaia ancora oggi per tanti versi
talmente incompiuto, carente e deficitario da rappresentare un’assurdità paradossale.
È quindi inderogabile dovere fare della tutela dei diritti dei minori l’impegno primario di tutta la
società regionale, nel contesto dell’Italia e dell’Europa; un dovere che deve rappresentare una vitale
preoccupazione per la società degli adulti, che voglia operare per costruire un presente e un futuro
sempre migliore nella continuità tra le generazioni; un dovere che deve impegnare le Istituzioni
pubbliche, di ogni ordine e grado, perché l’enunciazione di quei principi ormai universalmente
riconosciuti sia pienamente e coerentemente portata ad attuazione nella nostra regione come in tutta
l’Europa”.

Ott 252018
 

Il “tir della sicurezza”, arriverà il 26 ottobre nell’ultima località italiana prevista dal tour (dopo Mezzolombardo, Ravenna e Pisa), e farà tappa presso Danella Srl, il partner di Dräger Safety leader, con oltre 70.000 articoli, in forniture di utensileria, termoidraulica, elettroutensili, antifortunistica e presente nelle vendor-list delle principali società petrolifere.

In un truck di 50 mq, completamente attrezzato, si potrà prendere visione, dei sistemi per la sicurezza che Dräger mette a disposizione di tutti coloro che necessitano, per professione, di una protezione delle vie respiratorie o di dispositivi per la rilevazione di gas o sostanze pericolose in ambito industriale.

A bordo del Draeger Safety Roadshow Truck sarà possibile trovare una vasta gamma di sistemi fissi e portatili per la rilevazione gas, dispositivi di protezione individuale, sistemi per la rilevazione di sostanze alcoliche e stupefacenti, attrezzature per i servizi di emergenza, sistemi per il noleggio completamente automatizzati.

In occasione dell’evento si potrà inoltre vedere in azione il simulatore Dräger per interventi negli spazi confinati, una piattaforma mobile con la quale è possibile effettuare corsi di formazione per chi opera all’interno di potenzialmente contaminati da sostanze tossiche.

L’edizione 2018 del Dräger Safety Roadshow presenta anche una grande novità:
i partecipanti potranno sperimentare una corsa contro il tempo per sfuggire da una fuga di gas su una piattaforma petrolifera, naturalmente utilizzando i dispositivi Dräger! Un’esperienza di realtà virtuale davvero mozzafiato tra colpi di scena e momenti di adrenalina pura.

Per iscriversi all’evento, aperto al pubblico, è sufficiente registrarsi sulla pagina web SafetyRoadshow

Ott 092018
 

Mi hanno insegnato che “le parole si parlano, i silenzi si toccano” e ne ho fatto tesoro. Ho scelto quest’ultimo come doveroso segno di rispetto per la vicenda giudiziaria e la magistratura, per me stesso e i miei cari, per l’istituzione che rappresento e per la regione. Perché la rincorsa all’ultima parola mi é parsa una ingiustizia a cui nessuno dovrebbe prestarsi.
Ho vissuto una vicenda difficile e sofferta, umanamente provante, istituzionalmente un impedimento grave non solo per me, ma per i lucani, soggetti ad un’emergenza che mai avrei voluto né tanto meno immaginato.
Tanto più che i ritmi forsennati dell’amministrazione e il lavoro instancabile mi assorbivano nell’immaginare percorsi per questa regione, idee ed obiettivi da raggiungere, con coraggio e tenacia, passione e realismo.
Nei tre mesi di detenzione domiciliare ho ripassato la sequenza di una vita intera, spesa fra professione e impegno politico e sociale. Ho riflettuto su come ho impiegato il tempo, che quasi mai è stato mio, più spesso degli altri o per gli altri. Ho ripensato alle scelte politiche più o meno recenti, compiute con assoluto spirito di unità per la comunità dem, ma senza rimpianti. Ho rivisitato errori e successi e pensato a questi cinque anni di governo per la Basilicata, alla sfida lanciata nel 2013, alle cose fatte, alle riforme avviate e ai freni incontrati, alla strada percorsa piena di ostacoli ed impedimenti, alla debolezza della politica, alla metamorfosi di alcuni corpi intermedi, all’abbandono dell’onestà intellettuale e parallelamente all’entusiasmo per i passi avanti, seppur piccoli.
Ma scelgo di non sciorinare i risultati raggiunti né di raccontare quanto sia cambiata questa regione. I lucani sapranno giudicare e rileggere il tempo, lontani da ogni promessa populistica o narrazione strumentale.
Negli ottanta giorni trascorsi ho assistito in silenzio, sostenuto dagli affetti e dalla fede, alle preventive condanne morali, ai frettolosi processi di piazza, fatti senza una conoscenza diretta, cancellando un uomo e la sua vita. Questo è il maledetto tempo che viviamo, dimentico di tutto, bulimico di giustizialismo pur che sia.

Avrei dovuto dimettermi? Ci ho pensato qualche volta. Ma per chi vive la politica come una vocazione, la difesa di un principio diventa priorità anche rispetto a se stessi e alle difficoltà personali che si vivono. Oppure tutto finisce, non è più politica. Ogni cittadino é innocente fino a prova contraria. È prevalso poi in me un sentimento di responsabilità, anzitutto perché consapevole degli atti importanti per i lucani che il Consiglio non avrebbe più potuto licenziare con le mie dimissioni, ed in secondo luogo, responsabilità nei confronti di una comunità politica cui dovevo la mia investitura e a quella più larga cui dovevo il mio successo elettorale. Pertanto, lo dico a chiare lettere: nessuno ha tenuto o tiene in ostaggio la Regione, come qualcuno ha detto. Né ho intenzione di farlo. Dinanzi a noi si apre un tempo nuovo, che va vissuto a mio giudizio con lucidità e determinazione, nel segno di un disegno possibile per la Basilicata a cui vanno consegnati sogni realizzabili. Io sono fiero di questa regione, amo la mia terra, credo nella mia gente e nel suo futuro. Non mi appassionano in questo momento strategie politiche e nomi, né voglio che il mio sia un’ancora che impedisce alla nave di salpare o peggio ancora che venga utilizzato come tale.
Il Pd, il centrosinistra ricerchino dunque le soluzioni che ritengono più utili.
La politica deve fare la politica, nel senso più nobile del termine. Indicare un orizzonte programmatico e costruire la squadra migliore, aperta, inclusiva, sensibile e che abbia conoscenza del territorio.

Questa regione merita ancora uomini che vivono l’impegno pubblico come
scelta consapevole e non come spettacolo estemporaneo, sul quale puntare per avere fortuna.
Questa regione merita ancora un instancabile impegno e lucidi sognatori.
Marcello Pittella

Apr 252018
 

Ecco quanto ha dichiarato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gianni Rosa: “Pittella non si è mai speso per rendere efficiente il sistema di monitoraggio e, oggi, fa finta di interessarsene. Quindi, quale migliore strumento per procrastinare la ricerca di responsabilità di una bella ed inutile commissione d’inchiesta?

Quando c’è un’emergenza, uno scandalo, la politica disattenta istituisce una commissione. È il risultato del fatto che avendo dormito negli anni, d’un tratto ci si sveglia e si immagina di poter fare tutto quello che non si è fatto precedentemente. Ed ecco che si istituisce una commissione.

La questione del divieto dell’uso di acqua potabile in diversi comuni del metapontino, che ha procurato allarme e forti disagi alla popolazione, è l’ennesima riprova di un sistema regionale di monitoraggio che non funziona. Un sistema che Pittella, in quattro anni e mezzo di legislatura, non solo non è riuscito a correggere ma che ha trasformato in uno stato emergenziale continuo.

In un rimpallo di responsabilità, Arpab, Asm e Acquedotto Lucano continuano a discutere rivendicando la bontà delle proprie analisi che, di fatto, hanno mostrato risultati contrastanti. Tre Enti, tutti predisposti al controllo e al monitoraggio, tutti e tre in capo alla Regione e che non riescono a dialogare tra di loro. E’ una situazione drammatica e paradossale, ancora più grave dello stesso episodio di sforamento dei valori soglia di trialometani nell’acqua.

È più grave perché ci dà la misura di quanto, in caso di incidente, può essere alto il conto di questa approssimazione. È come dire: se ci dovessimo ammalare non abbiamo idea del medico a cui rivolgerci.

E, in tutto questo, Pittella, per rassicurarci, afferma che istituirà “…una commissione di indagine per capire l’origine della discrepanza dei dati del monitoraggio, per accertare se ci sono responsabilità ed adottare le azioni conseguenti…”.

Ma quante commissioni d’indagine devono essere ancora istituite per avere delle risposte credibili? E a che scopo se, dopo anni, dopo inchieste e interventi della Magistratura, dopo annunciati e conclamati disastri ambientali o sanitari, come in questo caso, dopo un imponente e ‘rivoluzionario’ Masterplan, l’affidabilità e la credibilità degli Enti predisposti al monitoraggio e alla salvaguardia della salute pubblica sono al minimo storico?

Hanno provato a stravolgere tutto per non cambiare nulla. Senza mai toccare dirigenti e funzionari, senza mai intaccare la consolidata filiera del clientelismo. Solo la fine della legislatura, ormai, può rappresentare l’inizio del vero cambiamento”.

Apr 232018
 

Il Comune di Pisticci pubblica i risultati delle analisi autonome effettuate sull’acqua potabile di
Pisticci e Marconia, in seguito ai campionamenti dello scorso venerdì presso le fontane pubbliche di
Piazza San Rocco e Piazza Elettra: “Viste le notizie di questi giorni e le ordinanze dei Comuni
limitrofi relativamente al divieto di uso di acqua per fini potabili e di cottura, pur non avendo avuto
nessuna segnalazione di criticità da parte di ARPAB e Acquedotto Lucano, l’Amministrazione
Comunale di Pisticci ha voluto effettuare analisi autonome per tranquillizzare la cittadinanza e
verificare la presenza di trialometani nell’acqua potabile del nostro territorio – commenta
l’Assessore all’Ambiente Salvatore De Angelis – I risultati ci confortano e permettono di
tranquillizzare la cittadinanza sull’utilizzo dell’acqua: a Pisticci, infatti, il valore dei trialometani è
di 3,50 microgrammi/l, mentre a Marconia è di 9,40 microgrammi/l, valori sono ben al di sotto del
limite stabilito dalla legge di 30 microgrammi/l, per cui non si riscontrano criticità. Ci auguriamo
che la problematica possa essere risolta nel breve tempo possibile nei Comuni limitrofi: da parte
nostra, continueremo a vigilare e a tenere alta la guardia su una tematica importantissima per il
Metapontino”.
I risultati delle analisi sono consultabili sul sito del Comune di Pisticci al seguente link
http://www.comune.pisticci.mt.it/cms/ufficio-stampa/85-generici/1554-analisi-acqua-potabile-sulterritorio-
comunale-ecco-i-risultati.html?format=html&lang=it

Mar 312018
 

Il World Food Programme delle Nazioni Unite (WFP) è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo, fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi. Il WFP è finanziato al
100% su base volontaria: governi, aziende e singoli individui, tutti possono contribuire.
Il World Food Progamme Italia è l’organizzazione senza scopo di lucro che opera a supporto del WFP e rappresenta il punto di riferimento per quanti in Italia vogliano sostenere il WFP.
Un sostegno importante, che a te non costa nulla, è scegliere di destinare al WFP Italia il tuo 5×1000 al momento della dichiarazione dei redditi per aiutare bambini, donne e uomini dei paesi più poveri del mondo.
COME FARE? Apri il pdf di seguito…

5×1000

Mar 282018
 

“Le estrazioni petrolifere comportano rischi sanitari per la popolazione e gli studi epidemiologici esistenti indicano che l’incidenza di alcune malattie tumorali possono aumentare tra i cittadini che vivono nelle aree interessate dall’esplorazione e dallo sfruttamento di petrolio e gas”.

E’ questo, in sintesi, quanto affermano la Commissione europea e il suo comitato scientifico sui rischi sanitari e ambientali (Scheer) nel testo di presentazione che annuncia l’avvio di una consultazione pubblica per fare luce sull’impatto delle estrazioni petrolifere nelle aree della Ue in cui ci sono impianti di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi.

Per completare il parere, che per ora è preliminare, è stata aperta un’inchiesta pubblica rivolta all’esterno che mira a coinvolgere scienziati, studiosi, esperti, associazioni, comitati di cittadini e chiunque fosse interessato.

Tutti questi soggetti sono invitati a presentare osservazioni scritte sul parere preliminare entro il 6 maggio 2018 al fine di raccogliere commenti specifici, suggerimenti, spiegazioni o contributi scientifici, nonché qualsiasi altra informazione che possono consentire ai comitati scientifici di concentrarsi su questioni che devono essere ulteriormente esaminate.

La Commissione nota che sebbene più di 1300 sostanze chimiche diverse – alcune delle quali sono cancerogene conosciute – possano essere rilasciate nell’ambiente a seguito di operazioni petrolifere e di gas, fino ad oggi vi è stata una valutazione scientifica molto limitata dei possibili effetti sulla salute dei cittadini della Ue. Per questo motivo, è stato chiesto al comitato scientifico Scheer di valutare i rischi attraverso l’individuazione di riscontri, feedback e collaborazioni con tutta la comunità scientifica.

In particolare, il comitato scientifico Scheer ha raccomandato che l’inchiesta si sviluppi su quattro linee guida: un inventario centralizzato e armonizzato di tutti i siti di esplorazione e sfruttamento del petrolio e del gas presenti nei paesi della Ue; studi analitici che identificano, quantificano e caratterizzano le miscele dell’esposizione e i loro livelli nelle vicinanze di questi siti; studi mirati di biomonitoraggio su popolazioni potenzialmente a rischio; studi epidemiologici su larga scala con valutazione dell’esposizione accurata.

“Dopo anni di battaglie, sollecitazioni, interrogazioni, interventi in aula e in commissione ambiente e salute – ha commentato Pedicini – finalmente anche la Commissione Ue ha compreso che occorre indagare e fare piena luce sui rischi sanitari che corrono i cittadini lucani residenti nelle aree interessate dalle estrazioni petrolifere.

La fase che si è aperta è importantissima e consente a tutti coloro che si occupano di queste questioni di far sentire la propria voce e il proprio parere. Ora si potrà fare ulteriore chiarezza sulla situazione in Val d’Agri dove, com’è noto, già sono stati realizzati importanti studi epidemiologici che hanno dimostrato come i problemi per la salute pubblica sono gravissimi.

Con questa scelta della Commissione Ue – ha concluso Pedicini – viene evidenziato che era ed è giusto e necessario il lavoro di denuncia svolto da anni dal M5S, dai comitati di cittadini e dalle associazioni ambientaliste della Basilicata”.

Mar 132018
 

Il 12 marzo 2018, alla fine di uno spigoloso Consiglio Comunale su materie economiche incandescenti, la sala consiliare di Lagonegro è stata la sede di un approfondito e vibrante confronto tra cittadini alla presenza degli amministratori della città.
Ha preso la parola il leader del Comitato pro-nuovo Ospedale di Lagonegro l’ing. Pietro Mango che senza giri di parole è andato subito al cuore del problema: la difesa della sanità a Lagonegro è una battaglia di civiltà. Da alcuni carteggi emerge che c’era chi già sapeva che l’Ospedale nuovo in località Cappella non si sarebbe mai costruito. Questa notizia occultata, ma presente nelle documentazioni ufficiali, è molto grave. Per Mango il sindaco Pasquale Mitidieri era a conoscenza della vicenda. L’esperto coordinatore del comitato ha utilizzato la metafora del ‘cavallo di Troia’ per spiegare al folto pubblico quello che è avvenuto a Lagonegro. “Vi è stato un vero e proprio tradimento. Ci hanno divisi, E’ stato un raggiro”. Mango ha rincarato la dose: “C’è chi ha avuto l’abilità di confondere le lingue, come in una gigantesca torre di babele”. Per l’ingegnere la cosa ancora più grave è che in un Piano Sanitario regionale confuso, ognuno sta cercando di portarsi via “una mollica”. Mango ha messo in evidenza la spoliazione della città. Anche gli uffici regionali presto verranno smantellati… e i giovani continueranno ad emigrare.
Pierino Mango ha poi salutato con soddisfazione l’inizio dei lavori legati alla ristrutturazione dell’Ospedale ma ha già ravvisato una incredibile contraddizione: si sta costruendo una paratia su una paratia preesistente, a dimostrazione di reiterate sottovalutazioni tecniche. Mango ha concluso il suo primo intervento auspicando l’unità della popolazione come unica arma per ridare a Lagonegro quello che ‘è’ di Lagonegro.
E’ intervenuto l’avvocato Raffaele Siervo che ha spiegato l’allarme degli ultimi giorni legato alla trasformazione di un servizio h24 alla “sola” reperibilità notturna. In pratica alcuni servizi tecnologici (caldaie ed impianti) avevano del personale sempre presente nell’Ospedale di Lagonegro. Ora, dalle 22 fino alla mattina successiva, le maestranze dovranno essere chiamate a casa se accadrà un’emergenza. Per Siervo, ma non solo per lui, questo è un altro segnale dell’allentamento dell’attenzione verso l’Ospedale di Lagonegro. Per l’avvocato bisogna smetterla di dividersi sulle etichette (“Io sono amico di Domenico Mitidieri e ne sono onorato, ma questo non significa nulla”) …bisogna essere uniti e compatti. Su questa impostazione Siervo ha chiesto, ed ha trovato, il massimo ascolto da parte del governo cittadino, soprattutto negli ultimi giorni. L’esperto professionista ha poi ‘toccato’ la questione del sindaco Pasquale Mitidieri che certamente con la presenza potrebbe dare maggiore autorevolezza alla battaglia (su questo aspetto, già nel corso della seduta del Consiglio Comunale, Domenico Mitidieri aveva criticato duramente e con ironia l’atteggiamento politico del dottor Mitidieri… “Si va al lavoro, si partecipa alle messe, al carnevale, alle riunioni politiche… ma poi si è impediti a partecipare ai Consigli Comunali!”) .
Siervo ha anche affrontato la questione delle Risonanza magnetica. E’ stato acquistato uno strumento per la struttura di Lauria del costo di 250 mila euro, ma oltre l’apparecchio quello che è pericoloso per Lagonegro è che si parla sempre meno della sua centralità rispetto proprio a Lauria.
La sensazione per Siervo è che alcune vicende si stanno consumando per “vendetta”. Perciò va presa una posizione forte: “Prima Lagonegro. Basta al torpore culturale nel quale siamo stati immersi! Non dobbiamo avere paura (citazione di Papa Giovanni Paolo II) , ce la possiamo fare!” ha affermato l’avvocato, riscaldando la platea.
L’altro tema evidenziato è stato l’’accorpamento’ dell’Ospedale di Lagonegro al San Carlo. Per tutti gli intervenuti è questo l’errore abissale commesso dalla classe politica e sanitaria. E’ stato davvero un frutto avvelenato. Mentre Lauria, Maratea e Chiaromonte non hanno più problemi e crescono, l’Ospedale di Lagonegro, insieme a quello di Villa d’Agri e Melfi, hanno difficoltà e ne avranno sempre di più perche verranno fagocitati, un pò per volta, dal San Carlo.
Il confronto si è arricchito anche della riflessione della dottoressa Leone che lavora proprio nell’Ospedale di Lagonegro. Per la professionista è difficile che si possa tornare indietro dal San Carlo, bisogna perciò difendere con i denti quello che si ha. Il reparto trasfusionale è stato al centro di alcuni passaggi preoccupati (sarà ridotto o chiuso?) nel corso del dibattito. Leone ha anche evidenziato che nella struttura lagonegrese mancano medici.
La professoressa Giuseppina Flora ha preso la parola evidenziando che la Regione deve tornare indietro; Lagonegro deve svincolarsi dall’abbraccio mortale del San Carlo. Bisogna rivedere il Piano che nel 2017 ha generato 5 milioni di euro di emigrazione sanitaria in più, dunque questa programmazione non sta dando grandi risultati.
Enrico Spera ha ribadito la debolezza nel non avere un sindaco eletto dal popolo accanto ai cittadini in un momento difficile come questo. Ha auspicato che ai documenti, che potrebbero anche non servire molto, debbano seguire azioni di lotta concrete.
Rodolfo Oranges, in modo accorato, ha spinto tutti all’impegno: Lagonegro è in crisi, vede la sanità arretrare cosi come la presenza scolastica. Per Oranges si sta cadendo in un precipizio. Bisogna dar vita ad una battaglia vera. Non va sprecato quello che è stato conquistato dalle generazioni precedenti con grandi sacrifici.
Per l’assessore Antonio Fiore non era una cattiva idea ipotizzare l’Ospedale di Lagonegro come un piccolo San Carlo, soprattutto se si pensa alla qualità. Purtroppo non è stato così. Lagonegro rischia la spoliazione. Occorre anche chiarirsi con Lauria dando vita ad un vero e proprio negoziato. Va ribadita la centralità di Lagonegro. Non si deve rimanere inermi. Per Fiore si sta facendo la politica del carciofo per Lagonegro: si toglie una foglia alla volta. Non è più possibile che ciò accada.
Domenico Mitidieri, già sindaco della città, è intervenuto evidenziando che il riordino sanitario ha creato tutta una serie di disparità. Il Distretto della Salute di Lauria doveva partire solo dopo la posa della ‘prima pietra’ del nuovo ospedale di Lagonegro. Così non è stato. Vi è stata una grande scorrettezza. La città di Lagonegro è baricentrica per natura, ora si vuole sovvertire questo principio. E’ Lagonegro che può frenare l’emigrazione sanitaria e può calamitare pazienti dalla Calabria e dalla Campania. L’avvocato Mitidieri ha ripercorso le grandi battaglie per il tribunale ed ha concluso: …“un tempo il collegio elettorale faceva riferimento a Lagonegro…ora è Lauria-Potenza. Non si può sopportare più quello che sta accadendo”.
Antonio Laino in modo chiaro ed esplicito ha evidenziato che la responsabilità di tutto è dei Pittella e della loro politica che sta mettendo in difficoltà Lagonegro. E’ ora di dire basta.
L’assessore Maria Di Lascio ha chiesto unità e l’impegno comune per la crescita ed il lavoro a Lagonegro.
L’intervento del vicesindaco Giuseppe Sabella è stato vibrante: basta alla spoliazione della città che sta andando avanti da 20 anni. Enel, Telecom, Carcere, Ufficio postale ridimensionato, Tribunale a rischio continuo che può creare problemi anche al mantenimento della Tenenza dei Carabinieri e della Polizia Stradale… non è più possibile assistere a tutto ciò. Bisogna ritrovare l’orgoglio di essere lagonegresi. Bisogna evitare i rancori e le spaccature. Nessun baratto si può fare sulla centralità della città. In tutte le altre strutture sanitarie si stanno spendendo milioni di euro. Occorre subito un Consiglio Comunale aperto. Bisogna vigilare su quello che si ha, mantenerlo e potenziarlo; al tempo stesso va continuata la battaglia per la costruzione del nuovo ospedale sul nuovo sito individuato.
L’ingegnere Mango ritorna sull’ospedale nuovo: il Comune deve velocizzare gli atti per la variante urbanistica, bisogna capire che ospedale si farà, reparto per reparto, specializzaizone per specializzazione. Cosa significa Ospedale di base? Ecco perché è importante che si ridiscuta il Piano sanitario. Sono stati ‘mossi’ sul territorio dei servizi sanitari… questi spostamenti possono creare dei nuovi equilibri tendenti ad escludere e a ridimensionare l’Ospedale di Lagonegro. Questo non dovrà avvenire, si è pronti, nell’unità, ad ogni battaglia.