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Mag 212016
 

Don Francesco Sirufo è nato a  Castelluccio Inferiore nel 1961, in una contrada montana sul torrente Peschiera. Il padre, Antonio emigrò quando lui era ancora piccolo, la madre Luigina da sola portò avanti la famiglia. Ha conseguito la sua formazione vocazionale e gli studi classici nei seminari di Cassano ,Cosenza e Potenza, la formazione spirituale,sacerdotale, filosofica e teologica nel seminario dei Gesuiti a Posillipo, Napoli . Ha completato gli studi conseguendo la licenza e il dottorato in Diritto Canonico presso la pontificia Università Lateranense in Roma. Ordinato sacerdote ,nel 1985,a Castelluccio Inferiore, dopo un anno di collaborazione, va ad Agromonte e poi a Roma e Maratea. Nel 1986 viene nominato vicario nella parrocchia di “S. Nicola di Bari” a Lauria, nel 1989 parroco a Senise nella parrocchia di “S.Francesco d’Assisi” e nel 1994 di nuovo a Lauria. Nel Frattempo viene nominato professore di religione nei licei classici di Senise e Lauria, professore di Diritto Canonico all’Istituto di Scienze religiose di Chiaromonte e all’Istituto Teologico del seminario Maggiore di Potenza,nonché vicario giudiziale presso il Tribunale diocesano e negli uffici  di Curia a Tursi e in Diocesi ,membro del Consiglio Presbiteriale e del Collegio dei Consultori. E’ stato presidente del Comitato interparrocchiale “Beato Domenico Lentini” di  Lauria e assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Attualmente è stato nominato dai vescovi  lucani Prefetto degli studi Teologici pressso il Seminario Maggiore di Potenza.Il 3 Agosto 2010 Don Francesco Sirufo festeggia i suoi 25 anni di sacerdozio nella comunità di Viggianello, nella chiesa di S. Caterina d’Alessandria.Don Francesco arriva a Viggianello ad Ottobre 2008 insieme a Don Mario Radesca che viene chiamato nella parrocchia della Beata Vergine del Carmelo di Pedali. A mezzogiorno del 20 Maggio 2016 le campane di Viggianello centro storico si sono sciolte a festa,la notizia che circolava da tempo è diventata reale. Monsignor  Francesco Sirufo,della parrocchia S.Caterina d’Alessandria di  Viggianello è stato nominato arcivescovo di Acerenza. Lo incontro nel centro interparrocchiale dopo la messa, nella antichissima cappella dell’Assunta,e dopo le tante manifestazioni di affetto ricevute.

 

Oggi il cuore è diviso fra tristezza e gioia. La tristezza di non poter più godere della quotidianità della Sua presenza e la gioia della Sua nomina ad arcivescovo della Diocesi più antica ,quella di Acerenza. Antica e misteriosa Ed è proprio il mistero che mi ha conquistata in questi anni. Il mistero che si palesa al cospetto della Vergine dell’Alto che Lei ritrova nella chiesa madre di Viggianello,il mistero della Sua vita spirituale  ed umana “ impressionato ”, da questo lembo di terra della Lucania, tra il Sinni  ,il Noce e il Mercure.Un piccolo ,grande mondo che ha scrutato e interrogato.

 

“Il sentimento è ambivalente anche per me,ovviamente. Da un lato la gioia dell’obbedienza al Sommo Pontefice ,Sua Santità Papa Francesco ,che mi chiama per bocca della Chiesa tutta, ad una nuova missione, la missione episcopale nella sede di Acerenza. Naturalmente ,sono in grande trepidazione per un fatto del genere,mai avrei immaginato una cosa per me. La mia vita sacerdotale è già tanto, tutto.Immeritato già essere sacerdote. Dio mi ha voluto sacerdote,prima. E’ già commovente.Nello stesso tempo anch’io provo una certa mestizia ,una certa sofferenza nel distacco dalla mia Diocesi di Tursi-Lagonegro e anche dalla parrocchia di Viggianello,come anche dall’ambiente in cui sono cresciuto ed ho operato a livello sacerdotale. Naturalmente, quando uno ha dedicato la propria vita alla vocazione sacerdotale ,si sa che è a disposizione  della Chiesa; ho fatto le mie resistenze ,come tutti sanno,forse anche un pò lagnose dal punto di vista dei superiori immediati e anche superiori di Roma, ho fatto del mio meglio per evitarmi questo nuovo incarico, ma quando ho capito che il Signore mi chiamava ,mi chiama anche a questo, non ho opposto più nessuna resistenza. Voglio e vorrò sempre bene al mio ambiente nativo,alle parrocchie che ho servito in questi anni,specialmente a questo ambiente della Valle del Mercure,in particolare a Viggianello ,come anche  a Castelluccio che è il mio paese natìo. Non è la prima volta nella mia vita che ho questo sentimento, lasciare e partire per una nuova missione che Dio mi affida. Ho vissuto questi momenti di prova ,di dispiacere;Lasciare volti noti,esperienze fatte,progetti ancora da realizzare…però, devo dire che il lasciare, seppur nella mestizia, è stato subito colmato da una nuova esperienza nella Chiesa che mi ha dato sempre soddisfazione, gioia ,coraggio. Una ricchezza ho lasciato in questa mia vita ,però un’altra grande ricchezza ho sempre trovato”.

 

Queste nostre montagne allle quali Lei è particolarmente legato,che ha sempre ascoltato e interpellato ,Lei ha detto che è il “paradigma con cui ho guadato il mondo intero,con la sua nobiltà e la sua bassezza,con l’esaltazione e il suo dramma ,e ho cercato di carpire il segreto di queste montagne e di queste genti”.Lo ha scoperto questo segreto?

 

“Amo  esprimermi in maniera sibillina. Ho vissuto l’infanzia nell’ambiente rurale di questi cari monti,naturalmente da ragazzo ho voluto capire anche il mondo più grande ,che sapevo oltre l’orizzonte a partire da quelle esperienze  che facevo con la gente ,con la mia famiglia,con le persone che incontravo sia da ragazzo che da adolescente ,anche in riferimento religioso della nostra gente,le sofferenze ,i sacrifici,le piccole gioie ,l’incedere delle stagioni che è molto bello da noi tra questi monti,perchè ogni stagione ha il suo ritmo,il suo clima,il suo colore. E allora ho fatto uno sforzo,ho immaginato questo ambiente come un laboratorio per capire anche quello che poteva succedere oltre,e ho scoperto che le dinamiche che ho vissuto nei primi anni della mia vita ,sociali ,umane ,religiose e interiori, a livello macroscopico si ritrovano sempre .Questo è quello che ho capito nella mia vita .In genere dico, che il mio primo seminario(sono entrato in seminario a tredici anni e mezzo dopo le scuole medie come si chiamavano all’epoca )  dalla nascita fino all’entrata nel seminario ecclesiastico, l’ho fatto nel mio ambiente,osservando studiando, pregando,ascoltando,meditando,scrutando, e questo mi è stato utile per capire me stesso e gli altri. Sembra una cosa strana che da un microcosmo si possa cercare di comprendere il macrocosmo ,però a me è capitato così ,e questo paradigma,come lo chiamo io,mi è servito e mi serve tutt’ora” .

 

Qual’è stato il momento,se esiste un momento preciso in cui Ha sentito quella forza che La chiamava alla Sua missione ?

 

“Sono figlio di una famiglia molto semplice ,di contadini,di emigranti,nell’agro rurale di Castelluccio Inferiore, già verso Agromonte . Nel mio ambiente di famiglia ho respirato un senso religioso anche semplice, ma indubbio,quindi mi sono ritrovato ad essere un ragazzo abbastanza religioso ,ovviamente non pensavo affatto ad una vita sacerdotale ,ho sempre detto però che dopo la celebrazione della Prima Comunione e la Cresima,  ( verso i dodici anni) ho sentito con certezza la chiamata a diventare sacerdote. Una chiamata e una vocazione che stupiva anche me,tant’è vero che ne ho parlato anche tardi con i miei genitori e i sacerdoti a cui facevo riferimento. Anch’io povero ragazzo ,ero abbastanza perplesso…non ci pensavo affatto,poi ad un tratto mi giunge quella voce interiore,il desiderio che è una vocazione ,poi piano piano la convinzione è diventata sempre più forte ,ho convinto gli adulti ,la mia famiglia e ho iniziato questo lungo cammino che mi ha portato al sacerdozio ,e a tutta l”esperienza fatta. Ne sono grato al Signore. Già da ragazzo ho visto questa vocazione come una grazia di Dio ,una vicinanza di Gesù Cristo..a me povero ragazzo che sapeva ben poco del mondo. A vedere oggi tutte le esperienze che ho fatto ,guardando all’indietro dico…ma guarda un po..chi se lo immaginava”!

 

 

Quando Lei è arrivato a Viggianello,ricordo che Le chiesi telefonicamente un’intervista. Disse che mi aspettava in canonica. C’era vento,ero in ritardo..sembrava un ‘intervista di routine ,però appena La vidi il mio istinto mi indirizzò verso un nuovo modo di guardare e di chiedere. Cercai risposte nuove,più profonde ,alla ricerca dell’animo umano ,quell’animo umano che sempre ho cercato di indagare e mi sembrava che Lei potesse,piano piano svelarlo,non solo per l’innata curiosità ma anche e soprattutto per la comunità di Viggianello. L’animo umano…cos’è.?Com’è che un attimo prima sembra felice della proposta della Chiesa e un attimo dopo non lo è più? Forse è proprio vero che la strada dell’inferno è lastricata di buoni propositi..

 

 

I”o sono abbastanza abituato all’introversione ,anche se poi mi piace tanto l’estroversione,stare con gli altri .L’esperienza giovanile , l’esperienza poi del seminario,dell’educazione ricevuta all’interno della Chiesa ,anche gli studi umanistici e classici mi hanno ,ancora di più,portato a questo sguardo interiore su me stesso. Questa esperienza mi dà la possibilità di scrutare,interpretare anche l’animo degli altri. Per chi guarda se stesso,è ben allenato ad incontrare spiritualmente gli altri o l’altro ,e anche l’altro con la A maiuscola ,cioè Dio,perchè come ha detto lapidariamente S. Agostino : “Dio abita nell’uomo interiore”. Lì incontriamo anche il Signore ,incontriamo Dio . E incontrando l’animo degli altri ,incontriamo anche quello che Dio vuole dire agli altri .L’animo umano resta,certamente, la realtà più misteriosa e più bella dell’Universo. Dio lo ha creato in vista dell’animo umano,cioè la nostra persona ,e Dio ama la nostra persona,la nostra interiorità,,la nostra coscienza,il nostro animo…lì ci vuole incontrare. Ecco perchè è affascinante questo pellegrinaggio ,(siamo anche nell’anno del Giubileo)non solo all’esterno per camminare per le vie del mondo ,ma camminiamo per le vie del mondo per incontrare noi stessi. E’ la ragione ultima  della nostra vita …Lui che ci ha creati….Io penso che nella mia vita sacerdotale mi sia sforzato di fare questo su me stesso incontrando gli altri,penso anche di poterlo continuare umilmente ,anche nella missione episcopale ,che la Chiesa mi affida tra pochi mesi, nella carissima Arcidiocesi di Acerenza ,di cui conosco parecchio e conosco tanti bravi sacerdoti”.

 

“Sei arrivato troppo tardi ma, si può fare. Sei arrivato troppo presto ma,si può iniziare”. Questa Sua frase ,resta per me nella sua complicata valenza una frase sempre da decifrare.

 

“Questa frase mi venne in mente contemplando la statua della Madonna dell’Alto ,nella chiesa parrocchiale di S. Caterina di Viggianello,che conoscevo e veneravo da ragazzo al Santuario del monte Alto. Ebbi poi il piacere di ritrovarla in chiesa e mi fermai a meditare . Una frase pensata in colloquio spirituale al cospetto della Madonna dell’Alto e a Gesù Bambino. Mi è venuta in mente,l’ho tenuta sempre nel cuore perchè ,forse, rappresenta la nostra vita. Tutta la nostra vita pare così….arrivare tardi,però si può fare qualcosa senza scoraggiarsi,oppure arrivare troppo presto da qualche parte ,in qualche situazione, ma è sempre utile darsi da fare”.

 

Lei è stato,è ancora parroco di Viggianello. La nostra è una comunità complicata, e quindi anche in una comunità che sembra in ginocchio quella frase…..arrivare in ritardo…arrivare troppo presto….sa di buono.

 

“ Forse è stato il leit-motiv che mi ha guidato per prendere in mano…non tutto,poichè non abbiamo potuto fare tutto, insieme. Ci vuole tempo,però quello che abbiamo fatto, forse è ispirato anche a questo motto. Io penso questo: i problemi sociali, culturali,umani, religiosi delle nostre comunità sono tanti . E’ un’analisi molto lunga da fare,però penso che stando accanto ,amando le nostre comunità,le nostre genti ,il nostro popolo,soffrendo inseme nelle varie vicende ,condividendo anche i momenti di gioia, di soddisfazione ,i traguardi raggiunti e quelli non raggiunti…amandoci .Amando.Naturalmente con un motivo alto ,che per me è quello della fede,del Vangelo,dell’adesione a Cristo ,e spinti da queste motivazioni profondissime di fede,spinti anche dalla comune umanità, è allora ,ecco, solo questo amore, questa vicinanza ,questa comprensione,questa condivisione fa molto per le nostre comunità,al di là dei grandi traguardi sociali-politici-economici che si riescono più o meno a raggiungere”.

 

La Sua è una visione Cristocentrica ,Lei lo ha sempre detto.Il Vangelo, è diventato la sua mentalità. Con il Vangelo(ha detto) “Giudico me stesso, anche nelle mie fragilità e difficoltà, do aiuto e consiglio agli altri, leggo gli avvenimenti del mondo”. Aver portato questa visione nella comunità di Viggianello se vogliamo semplificare potrebbe voler dire :Bisogna ancora continuare a portare la croce….

 

“Chi  mi vuol seguire rinneghi se stesso ,prenda la sua croce e mi segua,dice Gesù. Cristo è il centro della mia vita ,l’ho sempre detto,è stata sempre una mia convinzione ,un fascino. La figura di Cristo ,vero uomo e vero Dio,amico dell’umanità ,nostro Salvatore . Questo mi è piacuto perchè la Chiesa cattolica da secoli e secoli,nonostante varie vicende  anche difficili e negative, da più di duemila anni porta questo santo nome,portiamo la persona di Cristo. Per me quello è il centro. Devo dire, però, che mi rammarico sempre,mi spiace sempre di non essere all’altezza”.

 

L’amore profuso in questi anni per le chiese,per le cappelle del  borgo misterioso di Viggianello,come Lei lo definisce ,punto chiave di ogni  comunità . Quanto è importante avere un  riferimento così antico e forte?Perchè, come Lei scrive “ Onora tuo padre e tua madre”:Una comunità senza storia ,senza la coscienza della propria storia ,è una comunità senza volto, sfigurata,senza fisionomia ,senza futuro, non è una comunità”.

 

“Nella mia spiritualità ,va sempre di pari passo la costruzione dell’animo degli uomini,dei cristiani,del servizio religioso evangelico sacramentale , della parola di Dio. Tutto questo va di pari passo con la ricostruzione anche della struttura,come meglio si può fare con l’aiuto della gente,con l’aiuto anche delle istituzioni civili, diocesane,perchè ho sempre capito nel popolo nostro del Sud che, una chiesa, una cappella crollata diventa esempio di un crollo morale, sociale e religioso nell’animo.La ricostruzione ,invece, al contrario o l’abbellimento o il restauro di un edificio sacro ricco di storia e di arte ,già sacrificio dei nostri antenati ,diventa come un segno ,una resurrezione anche per lo spirito e per l’impegno e l’adesione religiosa”.

 

Lei ha festeggiato il suo 25°anno di sacerdozio ,qui a Viggianello ,dedicato alla Madonna . Com’è stato il Suo stare in mezzo a questa  comunità?

 

“Quello fu un momento edificante e commosso per me .Quel traguardo dei 25 anni di sacerdozio,che io avrei desiderato un po più modesto, fu invece per la comunità un momento di adesione, di commozione,un momento di confronto e di approfondimento della missione del sacerdote. A parte tutti i sacrifici ,lodevoli e senz’altro graditi alla popolazione ,per l’organizzazione della festa esterna,ma poi tutta la preparazione spirituale sulla missione del sacerdote e anche tutto ciò che organizzammo è stato  un momento centrale dell’esperienza fatta qui in Viggianello. Anche quella occasione fu un’opportunità per la comunità, di guardare alla Chiesa ,al sacerdote ,e anche all’esperienza cristiana sotto un’altra veste, senz’altro migliore”.

 

L’ultima domanda va ai Suoi ragazzi che ,in questi anni, si sono avvicinati alla Chiesa,hanno formato una famiglia in cui condividono i loro momenti di crescita. Oggi ,la notizia della Sua nomina,seppur lieta, li fa sentire più soli….

 

 

“In otto anni, troppo breve il tempo,si ha la possibilità di prendere in cura (in parrocchia con le famiglie)i ragazzi di scuola elementare e medie ,come dico ancora io,e di portarli alla maturità,fare un cammino difficile ,impegnativo che ha a che fare con quell’età dell’ultima infanzia,la prima adolescenza e poi l’adolescenza inoltrata ,più matura. La mia esperienza è questa …siamo stati insieme come una famiglia,non ci deve spaventare se arriva il momento del disorientamento, che poi è un momento di discernimento sia per i sacerdoti sia per le famiglie sia per i giovani stessi,i  quali si affacciano pure alla vita universitaria,oltre l’orizzonte,alla vita sentimentale più ampia con gli amici. Certamente, incontrarsi anche in questi momenti è educativo ,sia per loro che per gli adulti. Dobbiamo anche accettare i tempi in cui ci seguono di più e i tempi in cui non ci seguono,sperando che quello che abbiamo seminato possa diventare una buona radice poi, per il futuro prossimo o per il futuro più lontano,per rivedere,rientrare,riordinare ,un po’ ricordare quello che hanno ricevuto anche a livello di fede, e poi ritornare ancora più maturi”.

Maddalena Palazzo

maddluv@libero.it

viggianello Don_Francesco_Sirufo[1]

 

 

 

 

Ott 202015
 

A Viggiano il ciclocross è tornato a far parlare di sé con il Trofeo dei Tre Mari disputato nella cittadina della Val d’Agri: un altro buon test per i migliori esponenti del cross del Sud Italia in vista del primo vero appuntamento di inizio stagione con l’avvio del Giro d’Italia Ciclocross a Fiuggi domenica 25 ottobre.

La gara lucana si è svolta su un circuito prevalentemente su prato e 300 metri di asfalto per una lunghezza totale di circa 2500 metri, in località Case Rosse presso l’Hotel Kiris, che è diventato la sede naturale di tante manifestazioni fuoristrada ed anche quelle a carattere giovanile under 12 per il Team Bykers Viggiano che ha curato in toto l’organizzazione generale della seconda prova del Trofeo dei Tre Mari.

Apertura con i G6 promozionali con Ettore Loconsolo (Ludobike Racing Team) che ha primeggiato tra i maschi lasciando a notevole distanza Fabio Di Stefano (Andria Bike Asd) e Thomas Di Tullio (Mtb Casarano) mentre tra le donne tutto facile per Ilaria Scarpa (Scuola di Ciclismo Tugliese-Salentino) che si è messa alle spalle Adelaide Preziosa (Polisportiva Dilettantistica Gaetano Cavallaro), Melissa Negro (Scuola di Ciclismo Tugliese-Salentino) e Maria Luisa Moretti (Polisportiva Dilettantistica Gaetano Cavallaro).

In una battaglia tutta lucana, il successo nella gara esordienti maschile è andato a Mattia Maria Varalla (Team Bykers Viggiano) su Piergianni Cautela (Loco Bikers) e Paolo Ferramosca (Team Bykers Viggiano) mentre al femminile sul podio sono salite Rossella Vitale (Movicoast Sport e Turismo) e Chiara Mazziotta (Team Bykers Viggiano).

Tra gli allievi la vittoria ha arriso a Danilo Morzillo (GSC Moiano) davanti a Felice Curiale (Movicoast Sport e Turismo) e ad Alessandro Verre (Loco Bikers) mentre tra le donne i primi due posti sono stati occupati nell’ordine dalle allieve Alessia Scarpa (Scuola di Ciclismo Tugliese-Salentino) e Antonietta Fortunato (Loco Bikers).

Assolo nella gara juniores per Roberto Loconsolo (Scuola di Ciclismo Franco Ballerini Bari), alle sue spalle grande bagarre per conquistare la seconda, terza, quarta e quinta posizione con Donatello Viola (Oppido Castrocielo Latinense), Raffaele Lavieri (Loco Bikers), Vincenzo De Rosa (Team Bykers Viggiano) e Giuseppe Mastrototaro (Polisportiva Dilettantistica Gaetano Cavallaro) in quest’ordine sotto il traguardo.

A ridosso degli juniores, partiti per prima nella batteria di 40 minuti, si sono classificati i migliori rappresentanti della fascia amatoriale 2: in evidenza tra gli over 45 Francesco Masullo (Movicoast Sport e Turismo – 1°master 4), più indietro Pasquale Marino (Heraclea Bike-Marino Bici – 1°master 5) e Bruno Riccio (AS Civitas – 1°master over).

Gara femminile open e master nel segno di Sabrina Manco (Scuola di Ciclismo Tugliese-Salentino – 1°master donna) che si è lasciata dietro Alessandra Mastrototaro (Polisportiva Dilettantistica Gaetano Cavallaro – 1°donna open), Eleonora Cristina Valluzzi (Loco Bikers), Ilenia Matilde Fulgido (Asd 010 Bike – 1°donna juniores), Francesca Ferrante (Polisportiva Dilettantistica Gaetano Cavallaro) e Cristina Scarasciullo (Polisportiva Dilettantistica Gaetano Cavallaro).

Bel confronto diretto nella gara open maschile tra Francesco Acquaviva ed Antonio Lavieri con il portacolori della Scuola di Ciclismo Tugliese Salentino che è riuscito a spuntarla per 9 secondi sull’atleta della Loco Bikers mentre Michele Salza (Team Co.Bo Pavoni) ha difeso con esiguo margine il terzo posto fino all’ultimo pur guardandosi da Leonardo Santeramo (Polisportiva Dilettantistica Gaetano Cavallaro) in quarta posizione.

Subito dopo gli open, partiti per prima come da regolamento, sono giunti i migliori rappresentanti della fascia amatoriale 1 (19-44 anni) con Donato Dragone (GSC Baser Dilettantistico) in gran spolvero anche nella sua categoria master 3, mentre Pietro Cardinale (Pedale Arianese), Davide Catalano (Unione Ciclistica Foggia) e Antonio Russo (Mtb Casarano) sono stati rispettivamente leader delle categorie master 1, master 2 ed élite sport.

Alla presenza di Michele Lavieri (presidente della commissione nazionale FCI ciclocross), Carmine Acquasanta (presidente della Federciclismo Basilicata), Giuseppe Nardiello (vice presidente della Federciclismo Basilicata), Giuseppe Lombardi (presidente comitato provinciale FCI Matera), Fabio Nigro e Francesco De Rosa (componenti settore fuoristrada FCI Basilicata), Pietro Amelia (responsabile settore fuoristrada FCI Campania), Vincenzo Sileo e Sabino Piccolo (coordinatori e promotori del Trofeo dei Tre Mari), il successo del Trofeo Ciclocross Città di Viggiano è stato tutto merito della bravura del comitato organizzatore in loco del Team Bykers Viggiano, forte del lavoro sinergico e congiunto tra i comitati regionali di Campania, Basilicata, Puglia e Calabria per la promozione del progetto Trofeo dei tre Mari nonché avvalorato dalle tantissime presenze in ambito giovanile ed agonistico.

Classifiche complete a cura di Francesco Guarini http://www.gscracingtime.it/classifiche.html?id=111967#/assoluta/1

Video della gara di Viggiano a cura di Giulio Carbone https://www.youtube.com/watch?v=4k4toxphe9E

www.federciclismobasilicata.it

Viggiano Cross 2015 Roberto Loconsolo

Mag 142014
 

Non staccano il biglietto per la finalissima di Parigi i sei ragazzi potentini ma i loro risultati, alle finali dei Giochi Matematici svoltesi nella prestigiosa sede universitaria Bocconi di Milano, sono molto soddisfacenti.
Andrea Curiale, Arianna Matone, Giuseppe Galgano, Irene Albini, Martina Serandrei (del plesso Bonaventura) e Biagio Genzano (del plesso Torraca) hanno portato in alto il nome della città di Potenza distinguendosi tra gli oltre duemila partecipanti. Basti pensare che Irene e Giuseppe, provenienti dall’istituto Bonaventura, hanno risolto rispettivamente otto e sette quesiti sui dieci proposti.
I Campionati Internazionali dei Giochi Matematici rappresentano oramai un appuntamento fisso per tutti i giovani italiani ed europei che si vogliono sfidare non solo in mere gare matematiche. Predisposizione alla logica ed alla fantasia, voglia di giocare e quell’intuizione che fa capire che un problema apparentemente molto complicato è in realtà più semplice di quello che si poteva prevedere sono gli ingredienti giusti con cui affrontare questa sfida.

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Feb 232014
 

Che cos’è l’uomo? Chi siamo noi oggi? Sono queste le domande fondamentali degli spettacoli teatrali di Lucilla Giagnoni e in particolare di ‘’Ecce homo’’ andato in scena Venerdì 21 Febbraio al Cineteatro Adrisani di Montescaglioso.

L’invito è arrivato anche a noi, studenti del Liceo Classico Giustino Fortunato di Pisticci che, anche se in pochi, abbiamo partecipato ascoltando con cuore la rappresentazione.

Ascoltare: verbo sconosciuto a noi, specie umana completamente nuova ancora tutta da esplorare. Sì, perché oggi per noi ascoltare diventa difficile, pochi sono gli argomenti che destano la nostra attenzione. Oggi come oggi siamo immersi, o meglio naufragati in tutti quegli aggeggi tecnologici di cui non possiamo proprio farne a meno (si pensi al telefono cellulare che ormai ha preso il posto del nostro braccio destro). Abbiamo la capacità di trascorrere un’intera giornata incollati ad essi controllando ossessivamente social network e messaggi che sono diventati la nostra agorà virtuale. Come aveva già intuito il filosofo Theodor Adorno, l’uomo si è fatto manipolare dal gigantesco apparato dei mezzi tecnologici diventando passivo, annullandosi come persona, riducendosi ad una massa uniforme, ad un essere generico privo di coscienza individuale, di iniziativa morale autonoma e manipolato a piacere. Ecco cosa siamo diventati: schiavi di un mondo in cui la tecnologia regna sovrana, esseri, o meglio automi tutti uguali senza identità e personalità. Ma ritorniamo alla domanda iniziale: Che cos’è l’uomo? Noi, studenti del classico, dovremmo saperlo bene. La parola uomo deriva dal latino homo, legato a sua volta alla parola humus che vuol dire terra fertile. Noi ragazzi, proprio come la terra fertile dobbiamo essere innaffiati con cura e amore, educati con le giuste parole. Solo così possiamo fondare il nostro futuro, la nostra storia, quella unica, quella firmata con il nostro nome. E chi meglio di un insegnante può educare ad usare la parola non come arma contundente bensì come strumento che ci faccia crescere insieme e ci faccia trovare quella felicità e quella libertà che ormai sembrano solo un miraggio? Felicità infatti, non è solo stare bene, non è solo sazietà ma è crescita, è espansione, è qualità, è quell’intensità di vita, quella pienezza che si compie quando compiamo il nostro cammino di uomini. Essere felici e miti, questa è la strada per l’uomo. Strada di certo non facile in una società, come dice il filosofo Umberto Galimberti, in cui l’identità di ciascuno è data dal proprio ruolo, dal proprio biglietto da visita in cui è scritta la funzione di ognuno. Le fabbriche, gli uffici, gli ospedali e soprattutto le scuole, non hanno in vista le persone con le loro identità, inclinazioni, vocazioni e aspirazioni ma solo le funzioni previste dalla razionalità tecnica. E chi non svolge con efficienza le funzioni previste viene dimesso o ricollocato, subendo così un’esclusione sociale. Partendo dall’Esodo, passando per l’albero della vita della Genesi, attraversando il Paleolitico e l’uomo erectus, fino ad arrivare all’uomo oeconomicus, Lucilla Giagnoni è riuscita a raccontante con un filo educativo e laico tutta la storia, o meglio l’evoluzione della specie umana attirando finalmente la nostra attenzione facendosi ascoltare come pochi putroppo sanno fare. Quello che ho imparato dalle sue preziose parole è che a noi, giovani uomini, non resta far altro che chiedere a chi ha più esperienza di noi, di prenderci per mano e di indicarci la strada verso la saggezza e la libertà. Nel frattempo, in attesa di una giusta guida, di un giusto maestro, non fermiamoci, non perdiamo tempo. Corriamo, esploriamo nuovi mondi, nuove terre, nuove città, nuove idee senza dimenticarci la nostra casa, la nostra terra che pure è molto importante. Scaliamo, arrampichiamoci, e poi tuffiamoci anche se l’acqua è fredda. Tocchiamo, prendiamo, spacchiamo e curiamo, curiamo, si se possiamo curiamo, leniamo le ferite di questo mondo. Siamo profondi, siamo decisi, delicati, ruggiamo, fremiamo di piacere, incantiamo, mordiamo, baciamo, ridiamo, gridiamo, urliamo, parliamo, sì PARLIAMO, raccontiamo anche noi delle storie, la nostra storia! Non abbiamo paura e soprattutto siamo felici. La felicità è sì un istante, ma sarà nostra solo se saremo all’altezza di ogni istante.

Roberta Laviola

Montescaglioso

Lug 172013
 

Mai ritorno in Parrocchia da un pellegrinaggio è stato più amaro per don Franco Alagia che ha trovato un comitato per la festa di San Giacomo in rotta di collisione con alcune decisoni della curia vescovile e con tutta una serie di illazioni sul proprio conto.
Don Franco è apparso molto ferito dalle voci legate all’uso delle offerte che, secondo qualcuno, sarebbero utilizzate “per comprare appartameni ai parenti”. Don Franco ha difeso la propria onorabilità, ma soprattutto quella della Chiesa, della curia e del vescovo tirati anch’essi in ballo in occasione dei festeggiamenti civili mancati in onore di San Giacomo. Don Franco con chiarezza ha evidenziato di sapere i nomi e i cognomi di chi diffama, persone “che si vengono a battere il petto vicino all’altare, si fanno la comunione e parlano con estasi di san Giacomo”.
Parole durissime che sconvogolono una comunità abituata alla dolcezza di un sacerdote che andrebbe preservato da simili dicerie. Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del vescovo per una chiarificazione.
Dopo il discorso a braccio di ieri di don Franco, anche la festa di san Giacomo passa in secondo piano. Si è rotto qualcosa nella parrocchia. E’ davvero molto grave quanto accaduto. Il 24 luglio o il 25 a sera non sarebbe sbagliato una veglia notturna riparatrice e riconciliatrice perchè davvero è stato superato ogni limite. Don Franco merita rispetto, in alcuni casi il lasciar fare dettatto dalla bontà d’animo ha generato eccessive libertà. Tutti i parrocchiani, soprattutto quelli più esposti dovrebbero fare un passo indietro, proprio per il bene della chiesa e di don Franco.
I parroci da sempre sono chiacchierati, la loro delicata missione li sovraespone tutti i giorni ad ogni genere di chiacchiericcio. Ma a Lauria, dal “fisiologico” si sta passando con disinvoltura al “patologico”. Don Franco è un bene prezioso per Lauria: pensiamo alla sua cultura, alla sua mitezza, al suo impegno in favore del beato Lentini. Non sarà facile voltare pagina dopo quanto accaduto. Il suo discorso riporta alla mente altri passaggi poco onorevoli della parrocchia, uno per tutti: i famigerati lampadari della chiesa di San Giacomo; poco più che del ferro vecchio ma che vennero usati come un vero e proprio randello nei confronti di don Gaetano Giordano accusato di esserseli venduti.

donfrancoalagia

Lug 162013
 

La “non” festa civile di San Giacomo sta infiammando Lauria. Dopo un incontro tra i comitati festa e una rappresentanza della curia e della parrocchia, si sono susseguiti una serie incredibile di equivoci e di sospetti che hanno portato ad una situazione paradossale. Da una festa civile che doveva essere più sobria,in linea con il momento economico difficile, siamo passati alla desertificazione di una tradizione secolare nel cuore dei laurioti.
Don Franco Alagia è furioso (il caso ha voluto che fosse assente in questi ultimi giorni per via di un importante pellegrinaggio internazionale) soprattutto per le tante illazioni che hanno accompagnato questi momenti di vigilia della festa più importate dell’anno per il rione inferiore di Lauria.
Il comitato, da 20 anni impegnato nella festa civile, ritiene di essere stato frenato nell’allestimento della ricorrenza che è anche un momento laico. La chiesa invece evidenzia che al comitato si chiedeva solamente una maggiore parsimonia nell’utilizzare i fondi dei parrocchiani oltre al rispetto di alcune regole tecniche e burocratiche che mettevano al riparo la festa da ogni illazione. E’ trapelata, nel corso della famigerata riunione, la volontà e la necessità di istituire un conto corrente unico dove far confluire le offerte dei parrocchiani; è emersa anche nella discussione il “no” ai fuochi d’artificio e a cantanti troppi costosi. Ovviamente questi “niet” hanno fatto inviperire una parte delle camice rosse che ovviamente ora aspettano al varco altre feste a Lauria e nella Diocesi. Sotto i riflettori saranno i fuochi che a questo punto dovranno essere aboliti in ogni dove diocesano….in pratica: se la regola vale per San Giacomo, deve valere per tutti, da Maratea a Policoro.
Si racconta, in occaisone dell’incontro tra la chiesa e i comitati molto teso, forse con qualche parola e soprattutto qualche atteggiamento sbagliato.
La vicenda è assai ingarbugliata ed ha un inizio temporale preciso: fine luglio 2012. Alcune scelte ed alcune iniziative crearono malcontenti e contrasti, tanti altri invece apprezzarono.
Ora però si dovrebbe cercare di raccogliere i cocci di una discussione aspra e ripartire da un concetto fondamentale: l’iniziativa ha certamente una valenza civile ma è totalmente legata alla devozione del santo. Dunque, questo sentimento dovrebbe spingere tutti ad una reciproca comprensione. Ancora ci sono i tempi per superare il difficile momento.
Al momento però la situazione è che vi sarà solo la banda musicale oltre i riti religiosi. Per il 24 e per il 25 non sono previsti festeggiamenti civili. Insomma, dalle 21 in poi vi sarà il nulla.

Ultimo aggiornamento 17 luglio ore 07.20

processione san giacomo

Feb 232013
 

Raul e Monica sono una coppia di cubani giunti in questi giorni a Lauria in occasione della festa del Lentini. Monica ha avuto la possibilità di visitare i luighi natii della nonna che partì agli inizi del ‘900 proprio da Lauria per l’America. I due giovani lavorano presso la curia della capitale cubana a stretto contatto con il cardinale  Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana.

Ott 022012
 

“La Chiesa Madre ha un nuovo Parroco: lo ha nominato in data odierna il Vescovo della diocesi di Tursi Lagonegro, mons. Francesco Nolè nella persona di Don Antonio Mauri, finora Amministratore della stessa e Parroco di S. Francesco di Assisi in Policoro – Lido”.

E’ quanto fa sapere l’ufficio comunicazioni della parrocchia.

Nato a Valsinni (Mt) il 18-05-52, ha compiuto gli studi elementari nel paese natio, la media e il ginnasio nel Seminario di Potenza, il liceo classico in quello di Salerno e gli studi teologici presso la Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale di Napoli, gestita dai padri Gesuiti. Viene ordinato diacono da sua Eccellenza mons. Vincenzo Franco, l’11 aprile 1976 e sacerdote il 2 ottobre dello stesso anno. Ha svolto il suo Ministero sacerdotale nel Seminario di Potenza, come Padre Spirituale, nella parrocchia San Giacomo di Lauria, nel Centro Diocesi a Tursi in qualità di Prevosto della parrocchia Santa Maria Maggiore, Segretario del Vescovo e Cancelliere della Curia. Nel 1981, diventa Canonico teologo della cattedrale. Ha svolto e continua a svolgere importanti servizi presso la Curia di Tursi (cerimoniere del vescovo, direttore dell’ufficio liturgico, direttore dell’ufficio catechistico, Segretario dell’Istituto di Scienze Religiose, più volte membro del consiglio pastorale e presbiterale, attualmente è direttore dell’Ufficio Tecnico Diocesano). Nel 1991 istituisce insieme al Vescovo sua Ecc. Mons. Rocco Talucci, la Parrocchia San Francesco d’Assisi in Policoro Lido, di cui diventa il primo parroco fino al 30 settembre 2012. L’11 settembre 2011, diventa Amministratore Parrocchiale di Santa Maria del Ponte in Policoro.

“Ringraziamo don Antonio per aver accettato l’invito del Vescovo serenamente, contento di porsi alla guida di questa comunità in cammino – ha detto ai parrocchiani -. Il nostro ringraziamento va al Vescovo Nolè che ha concesso alla nostra chiesa il dono di un nuovo parroco. Una parrocchia senza guida avanza con difficoltà e rischia di perdersi tra le insidie che costantemente ne minacciano il cammino. Di riflesso il nostro pensiero di ringraziamento va alla parrocchia di provenienza di Don Antonio, alla Comunità di San Francesco, che salutiamo amichevolmente e con cui lo stesso nuovo parroco, don Nicola Modarelli, ha già auspicato una piena comunione pastorale e spirituale. ”Il 21 ottobre p.v. alle ore 19,00, il Vescovo, mons. Nolè, unitariamente al Cancelliere vescovile, mons. Giuseppe Cozzi, insedierà ufficialmente il nuovo Parroco nella celebrazione Eucaristica dando lettura della Bolla di nomina”.

Set 202012
 

Ecco quanto ha dichiarato don Antonio Mauri parroco di Policoro sulle polemiche intorno alla figura di don Carlo Ferrarotti :“Mi meraviglio e sono amareggiato per quello che leggo su un blog locale dove vengono scritte cose inesatte e false: il Vescovo, Mons. Francesco Nolè, interpellato per essere presente al saluto di don Carlo Ferrarotti, in occasione del suo pensionamento da Parroco per sopraggiunti limiti di età, organizzato da un cittadino e dal Comune di Policoro, non ha dato la disponibilità sulla prima data, per impegni precedentemente assunti, e ha invitato a cambiare data con l’auspicio di poter essere presente. Purtroppo impegni improrogabili, fuori diocesi, non glielo hanno permesso. Ha incaricato il sottoscritto a rappresentarlo nella qualità di Amministratore Parrocchiale, che ha i medesimi diritti e doveri del parroco. Si precisa, inoltre, che il Vescovo lo aveva già ringraziato e salutato in una precedente celebrazione eucaristica.
A don Carlo, la Curia aveva proposto di andare a Maratea (PZ) in una struttura dove sarebbe stato riverito, custodito ed anche retribuito ma, ha rifiutato. Ulteriori proposte venivano anche rifiutate da don Carlo circa un’ospitalità fatta dal sottoscritto e dai Padri discepoli del ‘don Minozzi’, invitandolo ad alloggiare insieme a loro o nella canonica di S. Francesco al mare, oppure nel centro Giovanile. Ho mostrato particolare sensibilità dando al caro confratello la responsabilità della cappella al Castello. Ufficialmente, dal 1 ottobre p.v. la Chiesa Madre avrà un parroco sempre nella mia persona e, solo Dio sa quanto mi è costato lasciare la comunità di S. Francesco.
Padre Luis Fernandez non viene allontanato ma promosso, se pur con nostro immenso rammarico, alla comunità di Castronuovo che vanta la nascita di S. Andrea, prete teatino come lui: con l’andata via dei Padri Teatini da S. Brancato di Sant’Arcangelo (PZ), è necessaria la sua presenza in quella comunità.
Sempre disposti al dialogo nella verità, alcune volte scomoda quando la si dice dall’altare, il compito di un parroco è quello di prescindere da cose non religiose ed essere presente ad ogni avvenimento di carattere spirituale nel territorio della sua parrocchia. Ritengo che la devozione a Maria non deve essere esteriore, ma interiore e comunitaria con gesti forti, invitando sempre i devoti del Rosario a partecipare alla Messa domenicale perché bisogna arrivare “a Gesù, attraverso Maria” e non a Maria soltanto. Assicuro la mia personale preghiera ed il ricordo nella Santa Messa per tutti i fedeli della parrocchia ed in modo particolare per i lontani, gli anziani, gli ammalati e i poveri. Con queste precisazioni spero, e da parte mia è così, di chiudere definitivamente ogni polemica e pensare solo al bene comune e spirituale della comunità della Chiesa Madre e di tutta Policoro in comunione con tutti i sacerdoti della città.