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Mag 082018
 

E’ mancata la fortuna, non il valore! Così possiamo sintetizzare l’esito della seconda giornata della Lega del
Mare ( 6 maggio 2018), dei Kings Rivello, la squadra del circolo locale ACLI.. Una sconfitta di misura che ha fatto tremare gli
avversari. Dopo una prima giornata da dimenticare, forse ancora emozionati dall’esordio ufficiale, una
seconda giornata indimenticabile.
Nonostante la sconfitta, si sono visti quei segnali che portano ad affermare che è questione di poco. I Kings
sono pronti per entrare nell’olimpo del baseball. Alla ricerca della loro prima vittoria, non hanno certo
demeritato, mettendo alle strette gli avversari, che riescono a vincere solo all’ultimo inning.
La grande prova del lanciatore esordiente Antonio Labanca, 16 anni, capace di combinare 4 strikeout, ed
insieme all’altro giovane compagno di seconda base, Nicola Carlomagno, di eliminare in un colpo doppio,
due corridori avversari. Tutto il resto della squadra, che ha saputo gestire la tensione di un torneo sudato,
ad alta tensione, che con solo un po’ più di fortuna, poteva essere portato a casa.
Per la cronaca il Cus Cosenza Baseball si aggiudica (per differenza punti) il secondo concentramento della
division meridionale. Sul secondo gradino del podio il roster Salernitano dei Thunders che difendono il
primato della classifica generale.
Il coach Ferrari: “Riviviamo ancora i momenti di un torneo incredibile, nonostante il risultato, non puoi non
ricordare con il sorriso. Motivi? Vuoi perché davanti ti ritrovavi squadre che da tempo praticano questo
sport, più esperti e con ottime individualit ; vuoi perch si tratta dell’ennesima conferma del lavoro che
paga, della solida cultura alla base di un gruppo che non può far altro che crescere. E crescere bene.”
Ma ci siamo, siamo pronti alla prima vittoria, magari proprio nella nostra arena il prossimo 20 maggio.
POPOLO DELLA LUCANIA, VENITE A SOSTENERE I VOSTRI LEONI!! FORZA KINGS
I risultati ed i parziali degli incontri:
Gara 1 – CUS Cosenza – Kings Rivello 8 – 5
4 – 2/ 0 – 1/ 4 – 2/
Gara 2 – Kings Rivello – Thunders Salerno 4- 5
0 – 0/ 2 – 2/ 0 – 0/0 -0/ 2 -3/
Gara 3 – Kings Rivello -Seagulls Salerno 6 – 11
2 – 1/ 2- 4/ 2 -2 / 0 -4/

Mag 012018
 

Lo si dice da anni ma ora è il momento di farlo, preoccupiamoci tutti e prima, mettendo in atto ciò che serve per prevenire i disastri che ogni estate si verificano.

È questo il senso dell’iniziativa che l’Italia del Meridione ed il Consigliere Regionale Orlandino Greco hanno realizzato nei giorni scorsi a Verbicaro ma che porteranno in tutta la provincia di Cosenza e l’intera regione Calabria.

Lo stesso Orlandino Greco in data 10 ottobre 2017 ha presentato un proposta di legge regionale ad oggetto “Prevenzione partecipata di disastri ambientali in Calabria”, attualmente in discussione nelle commissioni di competenza.

Come indicato nella suddetta proposta di legge gli incendi creano ingenti danni in tutti i territori e necessitano di essere affrontati con il coinvolgimento di tutti i cittadini in un programma di prevenzione diffuso e partecipato.

Plauso è stato espresso al comitato spontaneo di cittadini che, già attivi sul territorio, sono disponibili e pronti a fronteggiare ogni evenienza; non possono però essere lasciati soli dalle istituzioni, che invece, devono accompagnarli e sostenerli fornendo loro mezzi e strutture.

Spesso all’origine di questi disastri vi è l’abbandono di luoghi ed ambienti da parte di proprietari e le motivazioni sono le più diverse, così come non bisogna trascurare la matrice dolosa e criminale.

Con questa legge, si vogliono mettere al centro della tutela del territorio, i cittadini residenti, nonchè gli enti interessati e prossimi, facendone delle sentinelle dei propri ambienti; è auspicabile quindi l’approvazione di quando proposto.

Sono indubbiamente necessarie risorse umane e finanziarie, di certo inferiori, all’enorme spesa che viene annualmente sostenuta per provvedere allo spegnimento e ripristino dei luoghi, per non parlare dei rischi alla vita umana.

Basta solo ricordare che un ora di canadair costa all’incirca 15.000,00 euro.

Non perdiamo altro tempo, la stagione calda è alle porte e necessitano interventi concreti e rapidi, diversamente saremo costretti a subire ed assistere inermi, allo scempio delle meraviglie naturali cui siamo circondati ed il danno continuerà ad essere notevole.
Raffaele Papa

Apr 292018
 

Nel corso di una intervista rilasciata all’Eco, il vescovo di Tursi-Lagonegro mons. Vincenzo Orofino ha anticipato, con grande entusiasmo ed ispirazione, la volontà di avviare una Visita pastorale in tutte la parrocchie per il 2019. L’importante notizia discende dall’impegno di rinnovamento degli organismi nelle varie realtà locali (consigli pastorali e Caritas in particolare) che sta caratterizzando l’attività della chiesa diocesana. Ricordiamo che l’ultima Visita pastorale avvenne nel 2009, alla guida della diocesi vi era mons. Francesco Nolè, attuale arcivescovo di Cosenza-Bisignano.

Mar 232018
 

“Restituiamo dignità, non smettiamo di cercare verità e Giustizia” è la frase scelta da Libera Basilicata in memoria dei casi per i quali dovremmo urlare la non rassegnazione. Il non rassegnarsi anche alle verità giuridiche che risultino ben lontane dall’aver approfondito e chiarito senza dubbi alcuni, il cosa possa esser successo ai nostri cari che non ci sono più.
Non morti per morte naturale bensì per oscure circostanze e per mano di uomini capaci di impegnarsi solo nell’ insabbiare circostanze utili, nel mortificare le famiglie e le intelligenze altrui, nell’infangare il nome di persone scomparse o uccise che non possono più difendersi, violare e privare dunque della vita altri esseri umani.
Circa settanta i casi in Basilicata negli ultimi cinquant’anni.
Giuseppe Passarelli, di Policoro, aveva solo vent’anni quando è morto dopo lunghe ore di agonia perché attinto da un colpo di pistola alla testa .
Nel 1997 era carabiniere ausiliario presso la Caserma di Cassano allo Jonio (CS), comune noto per esser stato nel 2017 tra i Comuni italiani sciolti per mafia.
Gli unici a ricondurre la morte del ragazzo nei locali della Caserma in cui faceva servizio da soli venti giorni, sono stati gli altri commilitoni. Gli stessi che lo soccorreranno senza mai chiamare un’ ambulanza e che dichiareranno, a giustifica dei segni di trascinamento sui bordi dei tacchi delle scarpe e le imbrattature di terra sulla divisa, di averlo trascinato per metterlo nell’auto di servizio.
Il caso viene archiviato come suicidio ma mai chiarite e mai approfondite tutte quelle circostanze e prove che andrebbero nella direzione di un non suicidio.
Tra le più clamorose evidenze quella di non avere la certezza che a sparare fosse stata l’arma in dotazione di Giuseppe. La scheda di armamento (associa la matricola dell’arma con la matricola del militare) unico elemento a stabilire con certezza assoluta l’appartenenza di una pistola ad un militare, nel caso di Giuseppe non è mai stata ritrovata neanche negli archivi e né risulterebbe un confronto per esclusione delle altre armi in dotazione agli altri commilitoni.
Nel ventunesimo anniversario della sua morte Libera Basilicata rinnova la disponibilità ad accogliere qualsiasi segnalazione sul caso, invitando in particolare i cittadini di Cassano allo Jonio, i soccorritori presso l’ospedale di Castrovillari e di Cosenza a riferire elementi utili alla ricostruzione delle ultime ore in vita di Giuseppe. L’appello alla coscienza di chi sa e non ha ancora parlato : basilicata@libera.it – 0971/441549.

Mar 242017
 

A distanza di vent’anni, malgrado i ripetuti appelli della famiglia, che sin dal primo momento non ha creduto alla versione del suicidio e che da sempre cerca di svegliare coscienze che abbiano a cuore la ricerca della Verità e della Giustizia per l’amato Giuseppe, nessuno riapre questo caso, nessuno si impegna a trovare le risposte ai tanti interrogativi che avvolgono la vicenda.

Noi vogliamo
che qualcuno cominci ad indagare su un caso archiviato tre volte come suicidio.
Che si riaprano le indagini. Che si riesumi il corpo.
Che gli inquirenti utilizzIno le nuove tecniche che la scienza mette loro a disposizione per capire cosa realmente accadde vent’anni fa.
Che si approfondiscano le dichiarazioni degli altri commilitoni che quel giorno videro Giuseppe.
Che si cerchi di capire perché la divisa del ragazzo (allora diciannovenne) fosse imbrattata di terra.
Che si approfondisca l’esito dell’autopsia fatta subito dopo la morte del ragazzo, che mette in evidenza delle contraddizioni rispetto alle dichiarazioni rilasciate.

Vogliamo, finalmente, risposte che chiariscano la dinamica dei fatti, le responsabilità dirette, le eventuali responsabilità per i tanti silenzi, per le omissioni, per le false dichiarazioni.
Vogliamo che si accerti se siano veritiere o meno quelle “voci di popolo” che parlano “di una sparatoria all’esterno della caserma quella stessa mattina”.
Vogliamo che gli inquirenti decidano di verificare la corrispondenza tra la pistola da cui è fuoriuscito il colpo e quella data in dotazione a Giuseppe.
Vogliamo che, pur non essendo mai stata ritrovata la scheda di armamento della pistola in dotazione a Giuseppe e il cui duplicato risulterebbe, da una indagine giornalistica, andato distrutto in un incendio, gli inquirenti decidano di comparare anche le schede di armamento degli altri carabinieri in servizio quel giorno con Giuseppe.
Si potrebbe, dunque, riaprire il caso grazie ad un nuovo elemento non preso in considerazione negli atti dell’inchiesta: l’inesistenza di questa scheda di armamento.

Sosteniamo i familiari e chiediamo a tutti, dai cittadini di Cassano alla Jonio (CS), agli ex colleghi di Giuseppe, ai soccorritori degli ospedali di Castrovillari (CS) e di Cosenza, di contattarci a basilicata@libera.it per darci ogni piccolo elemento utile nel ricostruire cosa successe quel 24 marzo del 1997. Sono gradite, altresì, testimonianze di solidarietà che potranno essere inviate sempre alla stessa mail.

Libera Basilicata

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Mar 162017
 

Riparte da Torino a marzo e farà tappa anche a Policoro lo spettacolo dell’attrice lucana Roberta La Guardia su Franca Rame. Il prossimo 5 aprile, presso il Cinema Hollywood di Policoro, città natale della La Guardia, andrà in scena “Franca. Omaggio a Franca Rame”, lo spettacolo dedicato alla grandissima attrice compagna d’Arte e di vita del Premio Nobel Dario Fo, una delle attrici più profonde, innovative e rivoluzionarie del panorama teatrale italiano. Lo spettacolo, ideato e diretto dall’attrice lucana, ufficialmente autorizzato dalla Famiglia Fo e già alla sua seconda tournee, si compone di tre monologhi scelti ed interpretati da Roberta La Guardia: i primi due, tratti dalla pièce teatrale “Tutta casa letto e chiesa”, sono “Una donna sola” e “Abbiamo tutte la stessa storia”; il terzo invece, è “Lo stupro”, drammatico e denso di emozioni contrastanti. Il tour di Roberta, che toccherà altre città importanti come Cosenza e Bologna, è promosso a Torino dal Direttore Artistico del rinomato centro di produzione teatrale di Torino Assemblea Teatro, Renzo Sicco, autore teatrale e collaboratore di Franca Rame nell’ambito del ” Soccorso Rosso”. L’evento si svolgerà in occasione dell’apertura di un nuovo spazio teatrale dedicato all’artista compagna di Fo, l‘Auditorium Franca Rame. A Policoro, il prossimo 5 aprile, Roberta riproporrà lo spettacolo, fortemente voluto dalla sezione AVIS della città lucana, diretta dall’avv. Livia Lauria, la cui finalità è scuotere la collettività sulle tematiche attuali, difficili e a volte sottovalutate della violenza sulle donne. Anche la tappa di Bologna è stata fortemente voluta da un gruppo di lucani doc, alcuni dei quali professionisti in altri settori ma tutti accomunati da una sensibilità verso l’Arte, come gli avv. Agostino Cifuni e Pietro La Guardia, a Cosenza invece dal Direttore Artistico del Teatro Comunale di Mendicino Mario Massaro. A coordinare gli eventi, il Collettivo Artistico dei Realisti Visionari, guidato dalla stessa Roberta La Guardia come Direttore Artistico da Anna Elena Viggiano al management, e Anna Maria La Guardia per la parte amministrativa. Le musiche originali dello spettacolo sono di Tony Miolla, il video proiettato è stato diretto da Giuseppe Marco Albano, disegno luci Paolo De Novi, costumi Maria Giulia Fuina e importanti le collaborazioni con Daniele Onorati, Paride Rinaldi di Jonica Tv, Direttore Artistico del Circus di Pisticci e Gaetano Russo; collaborazioni tutte lucane, come quelle di Attilio Montesano (segreteria tecnica) Artan Abedini (danzatore) Tony Milerba (musicista e tecnico del suono) Massimo De Lorenzo (personal trainer), Antonella Tufarelli e Mimma Pisto (cantanti e musiciste), Anna Daddurno (insegnante), Gianni Bevilacqua (consulente d’immagine) Antonella Parziale (Centro Olistico). Un progetto di respiro internazionale quello della La Guardia che ha proposto lo spettacolo anche in inglese presso il Lantern Theatre di Liverpool, diretto da Margaret Connel e Siobhan Noble, con cui la La Guardia collabora ormai da diversi anni. Ed è a Liverpool che Roberta debutterà con il suo spettacolo in inglese per la partenza del suo tour estero a partire da settembre 2017, dove sarà protagonista di un altro spettacolo diretto dalla regista inglese Mikyla Durkan. L’appuntamento è per il prossimo 5 aprile presso il cinema Hollywood di Policoro.

FRANCA OMAGGIO A FRANCA RAME

Ago 042016
 

Scherzi d’agosto.

Sarà il sole d’agosto o non si spiega diversamente.

Ci vogliono prendere in giro e pretendono pure l’applauso.

È bene che si sappia che l’alto tirreno cosentino sta facendo una lotta da anni e non certo per ottenere una casa della salute.

Accettare la Delibera del Direttore Mauro dell’Asp di Cosenza sull’organizzazione sanitaria significa:

1) Vanificare anni e anni di lotta;

2) Rinunciare a tutti i ricorsi presentati;

3) Rinunciare alla Sentenza che dispone la riapertura dell’Ospedale di Praia;

4) Non avere mai più la possibilità di allestire un pronto soccorso funzionante

completo di personale specializzato e mezzi.

Tutto questo per cosa?

Per lasciare libera manovra ad altri Presidi Sanitari ed altri Pronto Soccorso e per avere in cambio ciò che già il precedente Commissario alla Sanità e Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ci voleva dare, una Casa della Salute.

Se questo volete, complimenti.

Ora, se tutto ciò non è causato da un colpo di sole, la cosa è davvero seria e preoccupante.

Oltre a queste considerazioni ciò che colpisce è l’atteggiamento dell’Asp di Cosenza che non provvede ad inviare a Praia il personale sanitario necessario.

Infatti oltre gli annunci e proclami la situazione del PPI di Praia a Mare è da chiudere a causa del continuo e persistente abbandono.

Ci sono soltanto 4 medici e 6 infermieri a garantire l’intera turnazione, mattino, pomeriggio, notte ed a fare di tutto anche l’impossibile per dare assistenza e cure.

Personale a cui rendere plauso per l’impegno che giornalmente dimostra e che resiste eroicamente senza avere un cardiologo, ne un anestesista, nè alcun altro specialista.
Una condizione indecente che dura da mesi e che in questo periodo peggiora senza limiti.

Ma con tutto ciò non si trova niente di meglio che continuare a promettere ed a ripetere atti che come già in precedenza rimangono nei cassetti e mai eseguiti.

Una volta per tutte si decida cosa fare, questa agonia è il massimo dei mali che si continua a fare all’intera collettività dell’alto tirreno raggirata ed illusa da anni.

Chi deve, assuma la responsabilità di porre fine con urgenza a questo scempio che già troppi drammi ha causato.

Raffaele Papa

Raffaele-Papa

Lug 312016
 

Abbiamo letto le pesanti e preoccupanti dichiarazioni del Sindaco Praticò sul grave stato di abbandono del Punto di Primo Intervento di Praia a Mare che dovrebbe servire il vasto e popoloso territorio dell’alto tirreno cosentino.

Stando alle sue dichiarazioni, ritengo che la drammatica situazione derivante da persistente carenza di medici e infermieri, costituisce rischio e pericolo per l’incolumità degli utenti;

trattasi di inefficienza che può essere equiparata a tutti gli effetti ad omissione di soccorso.

Tale è l’inesistenza di servizi sanitari da parte di un Istituzione che dovrebbe invece fornirli specie quando è per legge previsto.

Tale grave e comatoso stato mette a repentaglio la vita di tutti, ancor di più in questo periodo estivo dove le presenze sul territorio sono triplicate e dove anziché migliorare e incrementare uomini, mezzi e servizi, gli stessi vengono scandalosamente e colpevolmente ridotti o eliminati.

Considerato che il Sindaco è la massima autorità Sanitaria del Comune, chiedo, se non l’abbia già fatto, di interessare ufficialmente e con la massima urgenza il Prefetto di Cosenza, la Procura della Repubblica, il Comando dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, ognuno per le proprie specifiche competenze, portando a loro conoscenza fatti, carenze, omissioni e responsabilità dei quali in quanto primo cittadino ne ha sicuramente contezza per come dichiarato alla stampa.

Credo che in questo, l’intero territorio sia solidale e di supporto per ogni atto o iniziativa che voglia intraprendere e che la sua funzione gli consente al fine di scongiurare l’incombente pericolo di totale privazione di ogni tutela sanitaria.

Raffaele Papa

Coord. Prov.

Italia del Meridione

Raffaele-Papa

Lug 272016
 

Si, per quanto riguarda la sanità e quindi la vita non è mai troppo tardi per prendere posizione e farsi sentire con azioni finalmente incisive e di forza.

Di certo qualcuno potrebbe sostenere, come già avvenuto che “prima avete fatto uscire i buoi e poi chiudete la stalla”, ma sempre meglio dell’indifferenza ed a volte ignavia che per molto tempo ha colpito molti politici ed anche alcuni sindaci.

Ma in tutto questo non possiamo comunque far notare che nonostante la situazione sia letteralmente precipitata, nessuno ad oggi ha sentito il bisogno di un sia pur minimo mea culpa!

Eppure sono tante le responsabilità ad ogni livello e le dannose conseguenze che oggi verifichiamo, tutte causate da chi ha pensato ad altro anziché tutelare la pubblica incolumità ed assicurare una assistenza sanitaria per tutti.

In molti hanno preferito curarsi il proprio orticello, illudendosi che non contestando avrebbero guadagnato posizioni rilevatisi fasulle perdendo anche quel minimo esistente.

Bisognava impedire la chiusura e smantellamento di presidi ospedalieri, bisognava bloccare sul nascere la nomina del Commissario Scura, bisognava in tutti i modi scongiurare l’approvazione del Decreto e della nuova rete ospedaliera, bisognava fermare la riduzione e mortificazione della sanità pubblica a favore di quella privata; si bisognava, ma nulla di tutto ciò è stato fatto ed a nulla sono valse le richieste di dimissioni o di decisive e sinergiche azioni.

Tutte questioni sempre evidenziate e denunciate, ma tante, troppe volte ci è sembrato di gridare nel deserto o alla luna, in solitaria contestazione, mentre chi poteva nulla ha fatto tranne che voltarsi dall’altra parte.

Quando nell’ormai lontano marzo 2014 il Presidente del Consiglio Matteo Renzi venne a Scalea, noi non andammo a riverire ne ad omaggiare ma a gridare con forza la condanna a morte di un intero territorio.

Ma fummo mal guardati, quasi derisi e sommersi da coloro che anziché chiedere giustizia e sanità preferirono prostrarsi.

Ed ecco cosa ci è stato regalato, la desertificazione sanitaria e la conferma che la condanna è reale e concreta.

Un diverso atteggiamento sin da allora ed ulteriori azioni forti e condivise anziché sterili, pretestuose, presuntuose e personalistiche posizioni di qualche rappresentante poco istituzionale, avrebbero evitato alcune tragedie ed il dramma che attualmente si vive sul Tirreno e l’intera Calabria.

Oggi riscontriamo una rinnovata voglia di combattere, una ritrovata unità di intenti di tutti o quasi i sindaci e delle forze politiche, anche se non mancano campane stonate o silenziose che attendono nella convenienza.

Ne siamo contenti ed esprimiamo incondizionato e totale sostegno all’iniziativa del sindaco di Cetraro e plauso per la posizione intrapresa dal consigliere regionale Aieta.

Siamo pronti, come sempre, a fare la nostra parte sull’intero territorio regionale che mai abbiamo abbandonato, continueremo a farlo oltre ogni convenienza politica di parte e senza alcuna faziosità, ma sempre nell’interesse esclusivo della collettività e per assicurare la sanità e la vita.

Non mancheranno probabili ed inevitabili offerte di contentini e richiami che cercheranno di bloccare l’entusiasmo e la forza oggi in campo, noi non molleremo ma continueremo a lottare e ci auguriamo sia così per tutti affinché venga riconosciuto il diritto alla vita da troppo tempo negato.

Raffaele Papa
Coord. IdM Prov di Cosenza

Raffaele-Papa

Lug 102016
 

Reati ambientali in leggera flessione ma crescono gli arresti: primi segnali di una inversione
di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale.
In Basilicata si conferma la tendenza nazionale con 477 reati accertati e 11 arresti
Ciclo dei rifiuti e cemento selvaggio i settori principi dell’illegalità
Aumentano gli incendi

Reati ambientali in leggera flessione con 477 infrazioni accertate (1,7 % sul totale nazionale) e arresti in crescita (11) principalmente nell’ambito del ciclo dei rifiuti (con 135 denunce 7 arresti e 14 sequestri e la Basilicata sedicesima tra le regioni italiane) e dell’abusivismo edilizio (151 sono gli illeciti legati al ciclo del cemento, con Potenza che si colloca al dodicesimo posto tra le province italiane). In aumento gli incendi dolosi-colposi (153 con ben 22 denunce) e i reati a danno del patrimonio boschivo. É questo il quadro che emerge per la Basilicata dal Rapporto Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e che vede la regione posizionarsi al sedicesimo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale.

“Pur non rientrando tra le realtà più problematiche, la Basilicata è al quarto posto in Italia per numero di arresti e il dato ci preoccupa non poco perché se da un lato dimostra l’efficacia dell’azione di intervento delle forze dell’ordine, dall’altro evidenzia una lacuna nelle attività di prevenzione degli organi di controllo e tutela – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata Onlus. La vicenda Val d’Agri, non citata in questo dossier perché si riferisce ai dati del 2015, è l’esempio concreto di come solo attraverso l’intervento del NOE si è scoperchiato un sistema poco trasparente di trattamento e gestione dei rifiuti speciali provenienti dall’attività del Centro Oli di Viggiano. La prevenzione deve essere la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro attraverso nuovi filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, puntando su qualità ambientale e legalità”

La nostra regione conferma quanto sta avvenendo a livello nazionale dove, nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati, arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace. Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745. Per dirla in altro modo, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Sono 18mila gli immobili costruiti illegalmente. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti.

Crescono, invece, a livello nazionale gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente).

Numeri e risultati che raccontano il lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati, e continua nel 2016, anno in cui si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’azione repressiva più efficace e finalmente degna di un paese civile che punisce davvero chi inquina. Nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale. Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. Senza dimenticare che la criminalità organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversità. Per questo Legambiente, torna oggi a ribadire l’importanza di continuare a rafforzare il quadro normativo con leggi ad hoc che tutelino anche la filiera agroalimentare, i beni culturali e l’istituzione di una grande forza di polizia ambientale diffusa sul territorio.

Dati Ecomafia – Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, è la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) e Lazio (2.431). Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante nel Paese, è l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). La pressione dell’abusivismo continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale è pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199).

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, a cui sia aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Solo nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni, più o meno l’equivalente di 141 mila tir.
Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via. In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato. Nel 2015 le ispezioni sono cresciute del 59% ma con esiti davvero negativi, in pratica più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le Ecomafie continuano i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. A rischio anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che supera abbondantemente i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente, quando si era “fermato” intorno ai 530 milioni. Invece per quanto riguarda i roghi, alla Campania va la maglia nera per il numero più alto di infrazioni, 894 (quasi il 20% sul totale nazionale), seguita da Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio (440).

Le proposte
Se il 2015 è stato un anno spartiacque grazie all’introduzione della legge 68/2015, come dimostra questo Rapporto, rimangono ancora molti fronti aperti sul piano normativo. Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire che per una corretta applicazione della legge sugli ecoreati è fondamentale che le procure sviluppino una prassi operativa comune e condivisa, magari seguendo l’esempio di quegli Uffici giudiziari che già si sono mossi in questa direzione. Tra le altre proposte che lancia oggi Legambiente:

– mettere in campo un’azione di formazione sulla nuova legge per tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali e definire linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il paese della parte sesta-bis del Codice ambientale, quella che riguarda i reati minori che non rientrano tra i nuovi delitti previsti dalla legge 68, fino a oggi non completamente garantita (a tal proposito vale la pena segnalare l’accordo siglato in Emilia Romagna tra Procura generale, Procure della Repubblica, Noe dei Carabinieri e Corpo forestale dello stato che individua nell’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna l’organo tecnico per l’asseverazione delle prescrizioni);

– una presa di posizione seria e unanime da parte delle classi dirigenti nazionali e locali contro l’abusivismo edilizio per dare nuovo vigore agli abbattimenti dei manufatti che ancora oggi sfregiano il territorio, con l’approvazione di una legge per snellire l’iter di abbattimento degli ecomostri;

– la rapida approvazione del ddl che tutela il Made in Italy enogastronomico, ora al vaglio delle competenti commissioni parlamentari. Un ddl che se approvato introdurrebbe nuovi delitti come il disastro sanitario e di agropirateria a tutela dei prodotti di qualità. In particolare si migliorerebbe il Codice penale per contrastare al meglio la contraffazione (con aggravante per i prodotti Igp e Doc), le frodi in commercio, la vendita di alimenti con segni mendaci anche con la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Inoltre sarebbe importante un nuovo intervento in tema di caporalato, odioso fenomeno che sta diventando sempre più esplosivo;

– una maggiore attenzione legislativa al patrimonio di biodiversità sotto attacco delle ecomafie, anche attraverso l’inserimento di un nuovo articolo nel Codice penale con adeguate sanzioni relative alle attività illecite inerenti fauna e flora protette;
– l’aggiornamento della legge per contrastare le archeomafie al fine di rendere sempre più adeguata la forza deterrente rispetto alla gravità dell’azione criminale su beni culturali e reperti archeologici. Se si esclude il delitto di ricettazione, che prevede pene fino a otto anni di reclusione, in generale le sanzioni previste a tutela dei nostri tesori sono davvero irrisorie;

– L’istituzione di una grande forza di polizia ambientale sempre più diffusa sul territorio nazionale, mettendo a sistema le migliori esperienze messe in campo dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato;

– un vero e proprio cambio di paradigma economico: l’economia ecocriminale si combatte promuovendo un’economia civile, fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della sostenibilità ambientale e della solidarietà, capace di creare lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, e crescita pulita; contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese, a cominciare dalle sue ricchezze naturali e paesaggistiche, e alla valorizzazione dei suoi straordinari talenti.

Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (l’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, le Capitanerie di porto), e gli altri organi di polizia giudiziaria l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Polizie provinciali, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia.

ECOMAFIA 2016, Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, è edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat. Il testo è in vendita nelle librerie. Collana: Saggistica. Formato: 15×23. 192 pagine, 22,00 euro
ISBN 978-88-6627-192-5

Le storie e i numeri del crimine ambientale, regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it.

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