Flash Feed Scroll Reader
giu 042014
 

Le varietà locali o “landrace” di frumento sono popolazioni di piante di interesse agro-alimentare, costituitesi e affermatesi in determinate aree geografiche in conseguenza delle peculiari caratteristiche dell’ambiente naturale e delle tecniche colturali adottate dall’uomo.
Tali varietà sono dotate di notevoli capacità di adattamento e rappresentano una preziosa fonte di geni per caratteristiche di qualità e produttività in ambienti marginali.

Frumenti antichi e “dimenticati”, diffusi in passato nei territori dei comuni di Pignola, Vaglio, Potenza, Pignola, Avigliano, Atella, Rionero, Laurenzana, Abriola, e in altra località in provincia di Potenza ed oggi recuperate sia attraverso uno studio storico presso i documenti conservati presso la Biblioteca Provinciale di Potenza, sia attraverso la coltivazione nei campi madre di recupero dell’ALSIA presso la sua azienda sperimentale a Pantano di Pignola.

La coltivazione, non è che il primo passo, la scommessa è quella di avviare un percorso virtuoso che attraverso il coinvolgimento di imprenditori agricoli cerealicoli, aziende di trasformazione, e forni, porti alla costituzione di una filiera produttiva locale, dal seme fino alla prima trasformazione, adattando la tecnica di lavorazione alle caratteristiche di questi frumenti,che contengono poco glutine e bassa tenacia, e quindi sono particolarmente digeribili.

Oggi, la coltivazione di queste varietà antiche è praticamente scomparsa, sostituita da quella di più produttivi frumenti a taglia bassa, restando tuttavia in uso in piccole coltivazioni confinate principalmente nelle aree interne dell’Appennino meridionale, che alimentano piccole filiere legate alla produzione e commercializzazione di prodotti tipici.

Nel corso della giornata del 04 giugno con ritrovo alle ore 10.00, presso l’ALSIA – Azienda Agricola Sperimentale di Pantano, saranno illustrati dati elaborati dalla ricerca nonché tecniche di conservazione e caratterizzazione della biodiversità di interesse agrario. L’iniziativa dimostrativa prevede una prova agronomica nei campi dell’Azienda Sperimentale “Pantano” a Pignola, con il duplice scopo di reintrodurre nell’areale della montagna potentina tre ecotipi locali o “landrace” di frumento (nello specifico “Senatore Cappelli”, “Carosella” e “Risciola “), e di divulgare tecniche agronomiche innovative (minima lavorazione, semina a spaglio con seminatrice modificata, concimazione mirata e non a calendario) per un’agricoltura redditizia e sostenibile.
Le tematiche saranno sviluppate con il supporto del Centro di Ricerca per la Cerealicoltura “CRA CER” di Foggia e i ricercatori di ALSIA AGROBIOS, con l’obiettivo di coinvolgere aziende agricole e privati nella conservazione e valorizzazione della biodiversità di interesse agrario.
L’incontro è rivolto a studenti, ricercatori, imprenditori e tecnici agricoli.

alsia

gen 222014
 

L’Università della Basilicata, in collaborazione con Total e Shell, ha attivato un Master annuale di secondo livello in “Petroleum geoscience” per preparare esperti nell’analisi geologica delle aree da cui si estrarrà il petrolio, con lezioni frontali esclusivamente in lingua inglese, l’utilizzo di software innovativi, seminari e campagne di studio nell’Appennino lucano e nei giacimenti locali.
Il Master è stato presentato oggi, a Potenza, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il prorettore alla Didattica dell’Università della Basilicata, Aurelia Sole, i responsabili scientifici del corso, l’assessore regionale alla ricerca Raffaele Liberali, il direttore commerciale di Shell Italia E&P, Tom Kjolberg, e Giuseppe Cobianchi, direttore dell’ufficio di rappresentanza di Potenza di Total E&P Italia, e l’assessore regionale alla formazione e alle attività produttive, Raffaele Liberali.
Sarà fornita ai giovani laureati la formazione adatta a rispondere a una forte domanda del settore, che richiede figure professionali altamente qualificate, in questo caso esperti di sviluppo dei campi petroliferi (field development). Nelle fasi di sviluppo di un sito, infatti, il “Petroleum geoscientist” è di supporto al petrofisico e all’ingegnere dei giacimenti per la valutazione economica delle riserve e per lo studio di fattibilità industriale. Il corso sarà articolato in cinque moduli didattici, con lezioni ed esercitazioni in aula tenute da docenti universitari, su: Introduzione alle Geoscienze applicate agli idrocarburi, Stratigrafia e sedimentologia avanzata, Geologia strutturale avanzata, Proprietà dei giacimenti, Geologia dei giacimenti d’idrocarburi in Italia. L’ultimo modulo didattico consisterà in una campagna geologica. Sono anche previste attività seminariali tenute da tecnici delle compagnie sponsor del Master ed un training (team project) coordinata da Total e Shell. Tutte le attività didattiche e seminariali, escluso il “field course”, saranno svolte nella sede universitaria di Potenza. La campagna (field course) sarà basata in particolare sull’osservazione in affioramento della geologia dell’Appennino meridionale, con particolare attenzione alle rocce presenti nel sottosuolo dei campi petroliferi della Val d’Agri e di Corleto Perticara (Potenza). Al Master sono stati ammessi laureati magistrali in Scienze geologiche, geofisiche e in Ingegneria per l’ambiente e il territorio. Il corso prevede una frequenza obbligatoria dell’80%: le competenze acquisite potranno essere sfruttate anche in un ambito più generale delle georisorse, come nei settori dell’idrogeologia, della prospezione e sfruttamento dell’energia geotermica, dello stoccaggio dell’anidride carbonica e degli studi geologici a supporto delle grandi opere.
La Basilicata custodisce il più grande bacino petrolifero on-shore dell’Europa occidentale. Il legame tra il greggio e il territorio lucano prende il volo definitivamente negli anni Novanta e oggi si concretizza nei progetti della Val D’Agri, il cui giacimento è operato da Eni in partnership con Shell, e il progetto “Tempa Rossa” operato da Total in partnership con Shell e Mitsui. Il petrolio estratto in Val d’Agri, viene inviato a Taranto attraverso un
oleodotto, per la raffinazione o il trasporto via mare.
La Total, invece, ha acquisito successivamente la concessione per il progetto di “Tempa
Rossa”, nell’alta valle del Sauro: l’area si estende principalmente a Corleto Perticara
(Potenza), e a quattro chilometri dal sito verrà costruito il centro di trattamento (nel
comune di Guardia Perticara). Cinque pozzi si trovano a Corleto Perticara, mentre il sesto
pozzo è situato nel comune di Gorgoglione. Altri due pozzi sono in attesa di perforazione.
A regime l’impianto avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di
petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di Gpl e 80 tonnellate di zolfo.
“Il Master – hanno detto i responsabili scientifici della didattica, il prof. Giacomo Prosser e il dott. Fabrizio Agosta, del dipartimento di Scienze dell’Università della Basilicata – ha molti punti d’innovazione: i corsi saranno svolti esclusivamente in lingua inglese, verrà dato ampio spazio alle esercitazioni pratiche attraverso l’utilizzo di software innovativi, la didattica sarà svolta sia da accademici con documentata attività scientifica nel settore che da esperti tecnici delle compagnie partner. Il Master si prefigge di formare esperti nel campo del ‘field development’, quel segmento di attività compreso tra l’esplorazione di un giacimento e l’effettiva produzione di greggio. Questa iniziativa di alta formazione, che sarà replicata nei prossimi anni, rappresenta un’arma fondamentale per avere opportunità di lavoro immediate in tutto il mondo”.
Per Cobianchi “la collaborazione con l’Università e le scuole, nelle aree di attività, rappresenta uno dei punti salienti della politica di sviluppo sostenibile di Total e si accompagna alla volontà di stringere relazioni di lungo termine con il territorio. Per Total la formazione costituisce un volano di sviluppo economico e sociale e, per questa ragione, abbiamo deciso di collaborare con l’Università della Basilicata. Gli studenti potranno usufruire dell’esperienza internazionale di colleghi del nostro gruppo e acquisire competenze professionali certamente investibili nel settore Oil & Gas, ma anche in diversi altri campi delle geoscienze”.
Shell “nel corso degli anni – ha invece spiegato Kjolberg – ha sempre avuto una fattiva collaborazione con l’Università degli studi della Basilicata, per lo sviluppo di diverse iniziative. Qui abbiamo avuto l’opportunità di incontrare giovani talenti lucani, e di offrire loro opportunità di crescita formativa per essere pronti e competitivi con la loro professionalità nel mercato del lavoro. Il Master va proprio in questa direzione, e rappresenta un’ottima opportunità di formazione sul territorio regionale, per acquisire competenze professionali rilevanti anche a livello internazionale”.
L’assesore Liberali ha infine evidenziato la necessità di “puntare sulla formazione rispettando le esigenze e le richieste del mercato del lavoro, investendo nella collaborazione con il mondo industriale e puntando a una visione globale di lungo periodo, in termini di ricerca e di innovazione. E’ necessario inquadrare, come punto di riferimento, i settori strategici della regione, non solo legati al territorio ma anche a una visione aperta del mondo, in modo specifico – ha concluso – sull’agroalimentare e sul controllo ambientale”.

Davide De Paola

FOTO-conferenza

set 072013
 

La Basilicata turistica promossa a pieni voti. E’ questo quanto emerso a termine della terza edizione della “Borsa del Turismo Rurale” che ha chiuso i battenti oggi a Filiano. Tre giorni dedicati alla scoperta delle aree interne della Basilicata, delle sue rarità paesaggistiche e delle sue strutture ricettive. Oggi il workshop finale per permettere ai buyer italiani e stranieri, che hanno partecipato all’iniziativa itinerante promossa dall’Apt, di incontrare gli operatori turistici della Basilicata e confrontarsi secondo l’ormai consolidata formula “one to one”. Soddisfatti i buyer che per due giorni hanno potuto visitare le aree del Vulture, quella del Parco nazionale del Pollino e di Maratea, quella dell’Appennino Meridionale e Dolomiti Lucane, grazie ai tre educational tour organizzati nei giorni di giovedì e venerdì. Soddisfatti anche i seller lucani che hanno potuto incontrare gli operatori della domanda turistica per illustrare le peculiarità delle loro strutture: agriturismi, hotel, B&B e ristoranti. Quella della “Borsa del Turismo Rurale” è stata anche l’occasione per fare il punto sulla situazione del settore in regione e lanciare nuove proposte per il futuro. “Il turismo rurale nelle aree interne della Basilicata si rilancia creando quella che abbiamo voluto chiamare una ‘rete delle emozioni’- spiega Giovanni Samela, organizzatore dell’evento- e l’incontro con i buyer ci ha fatto capire che non basta soltanto portare in giro per le nostre bellissime aree gli operatori turistici, bisogna andare oltre. Serve emozionare i visitatori e le emozioni si creano ad esempio facendo scoprire luoghi unici ed incontaminati dove poter magari assaggiare qualche piatto speciale o poter partecipare alle attività contadine tipiche del posto. Solo così, tornando a casa, ogni viaggiatore potrà tirar fuori dalla valigia un pezzo autentico di Basilicata. Sono tutti spunti dei quali faremo tesoro, idee che potevano nascere solo dal confronto diretto tra domanda e offerta che anche questa edizione della borsa è riuscita a creare”. Quella di oggi è stata anche l’occasione per presentare il box “Basilicata Gift Mystery”. Il cofanetto regalo, ideato dal “Consorzio turistico del Levante” in collaborazione con L’Apt, sarà presente già dal prossimo mese nelle agenzie turistiche di Basilicata, Campania e Puglia ed a breve nei negozi sportivi “Decathlon”. Il prezioso box, che sarà venduto al prezzo di 69,90 euro, racchiude al suo interno un buono regalo per un pernottamento ed una prima colazione spendibile in una delle quaranta selezionate strutture ricettive presenti nelle aree a maggior vocazione turistica della Basilicata. All’interno del box anche una “misteriosa sorpresa”, ovvero la possibilità di poter vivere un’esperienza legata all’enogastronomia, al benessere od allo svago. Un prodotto importante che promuove un intero territorio che merita di essere visitato.
Anna Musacchio

IMG_8354

lug 102013
 

Dalle Fonti all’Evento traccia il percorso metodologico seguito nello studio delle vicende relative al sisma del 23 luglio 1930, con particolare riferimento all’area del Vulture, nella Basilicata nord-orientale.
L’occasione che ha spinto i curatori a riunire le molteplici ed originali
ricerche in questa monografia è quella dell’Ottantesimo anniversario dal
terremoto.
La prima parte del Volume introduce il lettore alla conoscenza del territorio
attraverso le sue componenti geologiche ed i caratteri urbanistici
degli insediamenti. Seguono i contributi che, individuando vincoli metodologici
per una corretta lettura della memoria materiale ed immateriale,
tracciano un quadro cronologico degli effetti prodotti dai terremoti storici
occorsi nell’Appennino meridionale. Il lettore è condotto, quindi, alla
comprensione dei caratteri sismologici del terremoto del 1930 e delle sue
conseguenze nel territorio e nei centri urbani lucani maggiormente coinvolti.
Per questi ultimi sono delineati, sulla base dell’analisi di documentazione
archivistica inedita, gli scenari di danneggiamento a scala del singolo
immobile. Ulteriore aspetto affrontato è stato quello della conoscenza
delle cause sottese alle anomalie della distribuzione del danno in ambito
urbano. Tali approfondimenti sono utili in prospettiva della messa in campo
di azioni di mitigazione del rischio sismico. Completano il volume le analisi
della risposta istituzionale all’evento, con particolare riferimento all’attività
ricostruttiva sia del patrimonio costruito sia dei beni monumentali,
per i quali si riportano quadri sinottico-conoscitivi.

Locandina 20x30 al musaeo libro gizzi

ago 202012
 

Presso il Rifugio del CAI (Club Alpino Italiano) nel parco nazionale del Pollino dedicato a Biagio Longo, storica figura di professore calabrese emerito di botanica, scopritore del pino loricato emblema del Parco Nazionale del Pollino,promotore nel 1920 del parco nazionale della Sila, sono convenuti i rappresentanti di 15 tra associazioni e comitati presenti nel sud Italia che hanno dato vita al Comitato per la Costituzione degli Enti Parco dell’Appennino Meridionale (Co.CEPAM)
Il Comitato costituito a Campolongo (Calabria) è aperto alla partecipazione di altre associazioni, movimenti, studiosi, cittadini ed amministratori locali. Durante l’incontro è stata analizzata la gestione degli enti parco nazionali dell’Appennino Meridionale (Sila, Pollino, Appennino Lucano. Cilento – Vallo di Diano).

Gli Enti Parco, istituiti dalla legge quadro nazionale in materia di aree protette (legge 394/1991), nati per salvaguardare beni naturalistici ed ambientali di prioritario interesse per l’Italia, sono oggi fortemente condizionati da interessi elettoralistici locali ed economici privati, legati principalmente allo sfruttamento delle risorse energetiche. Interessi, questi, che influenzano negativamente le scelte degli uomini che siedono ai vertici dei parchi.

Presidenti, direttori, membri dei consigli direttivi dei parchi nazionali sono oggi portatori di interessi estranei alle comunità e nulla hanno che vedere con le finalità di sviluppo dei territori e delle comunità dei parchi. Essi non solo effettuano scelte in contrasto con le finalità dei parchi, ma addirittura attuano progetti di distruzione del patrimonio naturalistico per i quali dovrebbero garantirne la salvaguardia.

Nel corso dell’incontro che ha dato vita al Comitato CEPAM sono stati analizzati molti esempi, ad iniziare dai recenti incendi dolosi che hanno mandato in fumo migliaia di ettari di pregiati boschi dell’Appennino, ricchi di biodiversità animale e vegetale, in assenza di programmi finalizzati alla prevenzione, all’uso commerciale delle foreste dell’Appennino Sud Italia per fini energetici ed economici, destinati ad essere sfruttati dalle grandi multinazionali energetiche, così come già avviene nel Cilento Vallo di Diano, Sila e Pollino (vedasi casi emblematici dei boschi destinati a ricavare biomassa per le centrali a biomassa in Calabria e la questione della centrale del Mercure.al confine di Basilicata e Calabria).

Ed ancora si pensi alle previste centrali idroelettriche in Basilicata, oppure alle attività petrolifere nel parco dell’Appennino Lucano, occupato dalle trivelle che mettono a rischio l’acqua potabile e utilizzata anche in attività agricole pregiate che possono essere contaminate da metalli pesanti e idrocarburi già trovati negli invasi e fiumi lucani. Persino i progetti di valorizzazione e fruizione della montagna diventano il pretesto per cementificare, conferendo costosi incarichi professionali ed appalti, così come avviene nel caso della sentieristica del fiume Argentino nel parco del Pollino, per i rifugi montani nel Cilento Vallo Di Diano, o per il progetto “Grandi Attrattori” nel Pollino Lucano. In questo modo – denuncia il Comitato – si sperpera denaro pubblico in opere inutili se non dannose per l’ambiente e per le tasche dei contribuenti.

I vertici attualmente alla guida dei parchi nazionali – evidenzia il Comitato Cepam – stanno offrendo in questo modo l’alibi a chi vorrebbe abolire queste istituzioni e, dopo averne svuotata dall’interno la funzione originaria, assecondare un disegno che vuole i parchi completamente asserviti agli interessi economici privati, in combutta con gli interessi elettoralistici locali.

Proprio per ridare ai parchi nazionali ed agli organi di gestione le finalità originarie e la dignità nel panorama delle istituzioni della Repubblica Italiana, il Comitato CEPAM (Comitato per la Costituzione degli Enti Parco Appennino Meridionale) intraprenderà con propri tecnici e legali azioni ed iniziative finalizzate a denunciare alla magistratura ordinaria e quella contabile i casi di sperpero del denaro pubblico e il danneggiamento degli interessi dell’ambiente e delle comunità, rendendo inoltre trasparente la gestione dei parchi che oggi vengono volutamente oscurati dall’interno.

A queste tre prioritarie azioni che talloneranno e renderanno visibili le gestioni e l’attività amministrativa dei parchi per cambiarne gli attuali vertici con persone competenti motivate, il nascente Comitato affiancherà campagne di informazione ed iniziative per promozione della conoscenza delle aree protette, con la formazione e l’educazione civica, affinché i giovani continuino a vivere e lavorare nei luoghi di origine, salvaguardandoli e valorizzandoli, per comprendere che lo spopolamento fa parte dello stesso disegno di quanti vogliono occupare la nostra terra che appartiene a tutti.

Comitato CEPAM (Comitato per la Costituzione Enti Parco Appennino Meridionale)