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Feb 142018
 

Domenica 18 febbraio 2018 la comunità di Policoro e l’intera Diocesi vivranno un momento di particolare importanza nella propria vita pastorale: l’inaugurazione dell’intero complesso “oratoriale” adiacente la Chiesa del Buon Pastore. Alle ore 19.00 è prevista la Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Vincenzo Orofino e a seguire la benedizione dei locali.
Il Complesso parrocchiale è dotato di aule, di un piccolo teatro che, all’occorrenza, potrà trasformarsi in sala convegni, di due campi di calcio e numerose attrezzature sportive, di una capiente Sala Ristoro e sarà luogo deputato non soltanto alla Catechesi, alla formazione e allo svago; essenzialmente, sarà il luogo della Carità: Mensa Caritas, Centro di ascolto e incontro solidale. Tutto nella ricerca di una dimensione sociale e di uno stile di vita aperto a Dio e in dialogo con i fratelli.
In che modo può incidere un avvenimento simile nel quotidiano della città di Policoro?
Don Giuseppe Gazzaneo, parroco del Buon Pastore di Policoro e Vicario episcopale per la Carità, paragona il complesso parrocchiale all’oratorio dove poter svolgere “l’azione educativa della Chiesa a favore di ragazzi e giovani”, e al contempo può essere definito “laboratorio della fede e della vita delle nuove generazioni”, o “luogo cristiano specifico dei ragazzi e giovani”, “luogo di formazione e di gioco”, “luogo di incontri e di sport”, “luogo di fede e di gioia”, “luogo quotidiano della vita delle nostre comunità che accompagnano e vivono con le generazioni più giovani”.
Tutto questo e ancora di più. È il luogo semplice e comune che può rendere unico un incontro, una relazione, un’esperienza. È la certezza che, dove la Parola di Dio incontra un cuore aperto e una fede che si impegna, lì è capace di generare una vita bella, piena, felice, ricolma di amore, come Dio la vuole. Diventa una scommessa sulle persone, perché chiunque può accogliere i doni di Gesù e della sua Parola se “si prepara il terreno” e si creano le condizioni per un incontro entusiasmante che segna la vita e invita alla conversione.
È l’impegno ad abitare la vita di tutti i giorni al massimo, scegliendo di essere testimoni del Vangelo, discepoli di Gesù in mezzo alla gente, anzi ancora di più “apostoli” del Signore in mezzo agli altri, al mondo e alle sue mode, con uno stile irripetibile e dirompente; è la volontà di stare nel mondo trasformandolo da dentro, sostenendolo con il nostro essere, con la nostra unicità e differenza, senza creare distanze o esclusioni, ma promuovendo sempre nuove occasioni di accoglienza, integrazione, fiducia.
In poche parole, sarà il luogo deputato alla realizzazione di un nuovo modo di essere in missione “da cristiani”, avendo il coraggio di uscire dal “proprio guscio”, aumentando il più possibile le opportunità di bene nella formazione, nel tempo libero, e nello sport.
Come suggerisce il nostro Vescovo, Mons. Orofino, nella lettera pastorale triennale dal titolo “Al fine di edificare il Corpo di Cristo”: “Le Parrocchie dei nostri paesi restano il naturale luogo dell’educazione alla fede, ma anche lo spazio più significativo dell’incontro e del confronto, dove è possibile dialogare e aggregare, progettare e impegnarsi, parlare alle persone nei momenti più rilevanti della loro esistenza ed accompagnarle nell’esperienza quotidiana” (n. 12). Proprio per questo, prosegue affermando che “il compito principale è quello dell’Evangelizzazione attraverso la testimonianza dell’amore in mezzo agli uomini, nella concretezza delle vicende della vita” (n. 32).
Si tratta di “essere Chiesa in maniera operosa e creativa” e per noi cristiani questo richiede impegno assoluto e disinteressato. Perché essere Chiesa nella contemplazione e nella preghiera non significa mancanza di azione o rinuncia alla vita attiva, ma capacità di narrazione dei giorni, della propria quotidianità, della distanza e gerarchia delle cose: il vissuto di chi prega diventa il luogo di incontro con Dio in Cristo in una prospettiva di presenza storica, di incarnazione.
La vita contemplativa non può essere interpretata come una “fuga dal mondo” che può diventare indifferenza, disimpegno e mancato esercizio della responsabilità. Verrebbe negata la decisione divina dell’incarnazione. Solo nell’amore incondizionato per il prossimo, solo nell’amore per gli altri, nelle diverse figure che esso può assumere, si può ricevere, trovare e testimoniare la grazia liberante di Dio. E dove esiste questo Amore è all’opera lo Spirito di Gesù: ero affamato, assetato, nudo, straniero, ammalato, prigioniero … e voi mi avete o non mi avete riconosciuto e accolto. Qui è la differenza radicale. Quella che decide il rapporto con Dio. «Il Signore libera i prigionieri, il Signore dona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi».
Ancora di più: il complesso parrocchiale di prossima inaugurazione a Policoro, si indirizza nella logica di Papa Francesco, quando nella Evangelii Gaudium chiede una nuova e globale spinta missionaria alla Chiesa cattolica; “una Chiesa in uscita”, nella quale e attraverso la quale il corpus dottrinale deve riprendere vita nello stile pastorale. Rideterminare la dottrina all’interno del processo kerigmatico dell’evangelizzazione, rappresenta una riaffermazione radicale dell’identità cristiana. Non una sua negazione. È una “conditio sine qua non” che porta verso la restituzione della dignità umana nei contesti, nei luoghi, nelle situazioni in cui viene negata. Questa uscita da sé di Dio manifesta la sua natura amante e misericordiosa.
Analogamente, la Chiesa, coinvolgendo in questo processo di conversione tutto il Popolo di Dio come soggetto comunitario, può essere nuovamente «il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo».
In un’epoca difficile come quella contemporanea, l’Amore per il prossimo non può limitarsi ai rapporti tra i singoli individui. È necessario che l’Amore torni a realizzarsi nella responsabilità pubblica di ciascuno, nei diversi settori sociali, politici e istituzionali. Il miracolo dell’amore disinteressato, che appare così assurdo alla mentalità di molti, possa riprodursi nella nostra Comunità, nella nostra storia di vita. Il compito sociale e politico va riconosciuto e riproposto anche sul piano educativo sia al singolo cristiano, sia a quanti guardano alla propria presenza in parrocchia quale lo specchio della ricerca di Dio, ciascuno secondo le diverse situazioni e competenze.
Alla Chiesa come tale va chiesto di rendere credibile il suo amore per gli uomini e le donne di oggi attraverso l’annuncio del Vangelo. La Chiesa non è una società umanitaria. Se così fosse tradirebbe la propria natura e missione. Essa nasce dal costato aperto di Cristo, ed è chiamata a testimoniare la dignità divina di questo Amore che Dio ha per l’uomo. Per questo, per amore, la Chiesa e i cristiani non possono non interagire criticamente nei confronti di ogni realtà. Oggi Papa Francesco dice di preferire una Chiesa ”ferita e sporca” per essere uscita per strada, piuttosto che una Chiesa chiusa in se stessa. È un appello a riprendere le strade del mondo.
In questo contesto, in un’ottica così definita, il complesso oratoriale di Policoro diventa, per la Comunità e per tutta la Diocesi di Tursi-Lagonegro, la grande sfida dell’immediato futuro. Sapere quali stili, azioni, testimonianze potranno essere lasciate alle nuove generazioni. Successivamente, dopo avere cercato di creare comunità più accoglienti, più fedeli e più autentiche, bisogna correre il rischio della libertà, consapevoli che Dio risuona sempre e continuamente nelle coscienze di ognuno.
Mons. Vincenzo Orofino ci esorta nella lettera pastorale: “Questa chiesa dobbiamo edificare e rendere presente nel territorio in cui abitiamo. Siamo chiamati a farlo dentro la ricchezza e la fecondità della storia, della vita e della comunione di tutta la Chiesa universale”. E ancora “i nostri sguardi, i nostri cuori e le nostre azioni devono essere più ecclesiali, più cattolici, cioè più diocesani. Solo allora riusciremo a stare bene nelle parrocchie e a servire la fede dei fratelli e delle sorelle che il Signore ci mette accanto” (n. 23).
Migliore definizione possibile di quanto sta per accadere in Policoro credo sia impossibile da trovare!

Inaugurazione Complesso oratoriale BuonPastore

Campo

pallavolo

Apr 042017
 

Da sempre il termine barbiere è associato alla figura maschile ma non per Rita, la singolare barbiera di Arezzo che da circa quarant’anni è alle prese con forbici e rasoi per una clientela esclusivamente maschile. Non ancora maggiorenne, Rita si sentiva “intrappolata” a Rigutino, frazione di Arezzo dove risiedeva con la famiglia; sognava di vivere in città e l’occasione le fu fornita da un annuncio per apprendista barbiere che non si fece sfuggire. Fu assunta presso una barberia di Arezzo e dopo un’adeguata formazione si mise in società con due colleghi, di cui Aldo, prematuramente scomparso, al quale era legata da una profonda riconoscenza e al solo ricordo le brillano gli occhi. Da circa quattordici anni, Rita lavora da sola nel suo storico salone e nel frattempo i clienti si sono moltiplicati. Nonostante le interminabili code, sembra che gli avventori non siano poi tanto dispiaciuti poiché l’attesa è ripagata dall’atmosfera cordiale che si respira, dal caffè che si sorseggia, dalle orchidee che allietano lo sguardo e dalla garbata esuberanza della padrona di casa. Sì, perché Rita non si limita solo a fare barba e capelli, ma ama coccolare i suoi clienti, tutti indistintamente: dal bambino di un anno al vecchietto di novant’anni, dallo studente squattrinato al ricco imprenditore. Altamente professionale e generosamente affabile, Rita conosce di ciascun cliente la propria storia, disposta sempre ad ascoltare e offrire ad ognuno il dovuto riguardo senza mai cedere al pettegolezzo. L’insegna del suo salone è l’unica che rimane accesa fino a tarda sera e lei è ancora lì, pronta per ricominciare. Si trasforma in un vulcano quando in Tv ci sono le partite, soprattutto dove i giocatori sono anche suoi clienti e ne approfitta per ammirarne il “taglio”. La sua singolarità non conosce limiti ed è per questo che non è passata inosservata allo scrittore e giornalista Giorgio Ciofini che nel suo libro “Il Can de’ Svizzeri” l’ha pittorescamente descritta. Nelle sue vene scorre anche sangue lucano e precisamente di Cancellara, un suggestivo borgo medievale dove da bambina trascorreva le vacanze dalla nonna che abitava nel castello. Da qualche anno ha ripreso a frequentare il paese per ricomporre il puzzle della sua famiglia, regalando ogni volta un’esplosione di entusiasmo a parenti ed amici.

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benvenuti a CANCELLARA

Apr 232015
 

Ad Episcopia, con comunicato stampa del sindaco Biagio Costanzo, a seguito di comunicazione dell’Alsia, e’ stato dato l’annuncio ufficiale, per cio’ che concerne i “raskatielli con la mollica” fatti a mano con farina locale di carosella e conditi semplicemente con mollica di pane sfritta e peperone secco piccante, e la “ tapanedda” cioe’ una intera panella di grano duro, incavata e farcita con frittata di peperoni e salsiccia locali. entrambe le deliziose tipicita’, da notizie storiche raccolte dalle associazioni culturali locali e dal municipio, sono state , ovviamente, il tradizionale e secolare cibo dei contadini e dei pastori, i quali, coi pochi ingredienti disponibili sul territorio, cercavano di ottenere pietanze deliziose e nutrienti.
Ovviamente, il successivo iter, passera’, per il riconoscimento nazionale, gia’ avviato dall’alsia Vasilicata, e portera’ ad una serie di iniziative di promozione locale dei prodotti in questione, entrambi gia’ protagonisti da tempo, di folkloristiche degustazioni, le quali si svolgono , con cadenza annuale, a cura delle associazioni presenti ad episcopia, coinvolgendo sia la popolazione locale che i turisti presenti in paese per le occasioni. adesso, afferma sempre nel comunicato stampa il sindaco Costanzo, sara’ nostra cura attuare sinergie coi produttori artigianali di pasta e prodotti agricoli presenti sul nostro territorio, per commercializzare al meglio tutti gli ingredienti delle nostre tipicita’ regionali, e cercare di dare nuova linfa al settore artigianale agroalimentare : del resto, conclude , scherzosamente il sindaco, solamente Episcopia offrira’ nel paniere regionale, un intero pranzo servito, che va dal primo piatto,i raskatielli, al secondo,la tapanedda, costituito interamente con prodotti autoctoni, frutto di una accertata tradizione secolare.

biagio costanzo

Ott 222014
 

“Un tavolo urgente di confronto sulle ricadute dei tagli della Legge di stabilità per tutto il sistema degli Enti locali. Questo – annuncia il Vice Presidente dell’Upi di Basilicata, Nicola Valluzzi – quanto deciso in una riunione straordinaria della Presidenza Upi, a seguito dell’annuncio di un taglio di 1 miliardo alle Province previsto dalla Legge di stabilità.
Il taglio si aggiunge a quello già stabilito dalle precedenti manovre portando in tutto a 1 miliardo e 500 milioni la riduzione dei bilanci delle Province”.

“A partire dal 1 gennaio 2015 molte delle funzioni attualmente esercitate dalle Province – dichiara ancora il vice Presidente regionale dell’Upi Nicola Valluzzi – saranno spostate su Città metropolitane, Comuni e Regioni. Il taglio da 1,5 miliardi ricadrà direttamente sui bilanci dell’intero sistema degli enti locali. Il rischio è di un collasso complessivo del sistema, con immediate ricadute sui cittadini cui non sarà più possibile assicurare i servizi essenziali.

Significa non riuscire ad assicura la minima tenuta della sicurezza nei 130 mila chilometri di strade provinciali, di non potere garantire la gestione e manutenzione delle scuole, le opere contro il dissesto idrogeologico, il trasporto pubblico locale.

Il dissesto delle Province, che con questo taglio è certo, impatterà direttamente sui conti dello Stato. Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di aprire subito un tavolo per avviare un confronto serio con le Province e con i rappresentanti delle istituzioni che governano i territori. Il 29 ottobre prossimo – ha concluso Valluzzi – si terrà una Assemblea di tutti i Presidenti di Provincia per definire insieme le prossime iniziative da intraprendere”.

Provincia-di-Potenza

Set 182014
 

Ecco quanto ha dichiarato mario Cuccarese protavoce di Muoviamo Tursi. “Dai giornali si apprende che il 19 settembre 2014, alle ore 16.30, presso la sala consigliare del Municipio di Tursi, si terrà la riunione di tutti i sindaci dell’Area Programma Metapontino-Collina materana. L’annuncio è stato mandato ai mezzi di comunicazione con il seguente virgolettato: «al fine di assumere ogni utile iniziativa tendente a scongiurare la potenziale emergenza ambientale derivante
dall’esaurimento della volumetria disponibile della discarica di
Pomarico e verificare, stante l’indubbia connessione funzionale, lo
stato di attuazione della Dgr. 586 del 20 maggio 2014 per
l’adeguamento alle prescrizioni.» Difficilmente i cittadini saranno
capaci di comprendere l’oggetto della discussione, soprattutto se si
cita una delibera di Giunta regionale.

La delibera citata riguarda la messa in sicurezza della discarica di
Colobraro, chiusa per esaurimento, al fine portare l’impianto al
rispetto delle prescrizioni dell’AIA, mai rispettata, e di smaltire il
percolato accumulato. A nostro modo di vedere, anche se non è scritto
esplicitamente, l’oggetto della discussione sarà quello di sostenere
l’ampliamento della discarica di Colobraro. Tutti i sindaci dell’Area
Programma sono prontissimi a sostenere la messa in sicurezza
dell’attuale vasca, chiusa per esaurimento, spendendo il milione di
euro messo a disposizione dalla Regione. Però, molti non sanno che
questo sarà solo il primo passo verso l’ampliamento. Infatti, a
leggere tra le righe del virgolettato, i sindaci hanno una voglia
matta di discarica e di smaltire i rifiuti nella più vicina vasca
possibile.

Invitiamo a riflettere: tutti i Comuni costringono i cittadini a fare
la raccolta differenziata, tutti i Comuni spendono milioni di euro nel
portare avanti la raccolta porta a porta dei rifiuti, tutti i Comuni
si vantano di investire risorse nella promozione del territorio, e poi
vediamo gli stessi Comuni trovarsi concordi nell’ampliare gli
ecomostri che stanno distruggendo il nostro territorio, la nostra
agricoltura, il nostro turismo, la nostra salute, il nostro futuro?
Vorremmo rammentare che il Consiglio comunale di Tursi ha deliberato
all’unanimità, il 22 febbraio scorso, contro l’ampliamento della
discarica di Colobraro. Si spera che non cambi parere dalla sera alla
mattina.

MuoviAmo Tursi è contro l’ampliamento della discarica di Colobraro ed
è per una gestione pubblica comprensoriale dei rifiuti solidi urbani
al fine di massimizzare la raccolta differenziata e creare posti di
lavoro dal riutilizzo a freddo dei rifiuti differenziati e dalla
vendita della restante componente differenziata e certificata.

I sindaci dovranno spiegare ai cittadini come sarà possibile
conciliare turismo ed agricoltura di qualità con la creazione di un
ecomostro come l’ampliamento della discarica di Colobraro”.

tursi

Gen 062014
 

Un annuncio urgente rivolto agli appassionati degli animali da compagnia ed in particolare dei cani. Nei giorni scorsi sono stati trovati a Lauria dei cuccioli. Chi volesse adottarli gratuitamente prendendosene cura può contattare il seguente numero di telefono cellulare: 329-4010322.
Sempre su questo sito, nel link Porta portese (in fondo alla home), si può trovare un annuncio che riguarda la disponibilità di cuccioli carlino.

cucciolata

Nov 262012
 

“Un annuncio che ha lasciato tutti i fedeli a bocca aperta quello fatto dal parroco della Chiesa Madre, Don Antonio Mauri, durante l’omelia. Ladri si sono introdotti nella principale Chiesa di Policoro (MT) e hanno rubato una delle due corone della statua della Madonna del Ponte, la Santa patrona del comune jonico”.

E’ quanto fa sapere l’ufficio comunicazioni della Chiesa Madre.

“Ad essere stata trafugata è una delle due coroncine della statua, in particolare quella del Bambin Gesù tenuto in braccio dalla Vergine. Un gesto sacrilego che ha lasciato la comunità attonita, non tanto per il valore del pezzo rubato, appena pochi euro, visto che l’originale in oro è custodita in un luogo sicuro, quanto per il fatto in se per se. Non si sa ancora se si tratti di una bravata, una prova di coraggio o un tentativo di furto vero e proprio con i malviventi che cercavano un ricco bottino. Altra ipotesi – continua la nota – potrebbe essere quella di un’azione mirata contro la Chiesa, che, tramite il suo parroco, Don Antonio Mauri, si è esposta pubblicamente, nella grande manifestazione del 10 novembre scorso, contro la criminalità. Ovviamente si tratta solo di congetture e certo è che non è la prima volta che accade una cosa simile nella Chiesa Madre. In un primo momento si era pensato di levare anche la corona sul capo della Vergine, ma poi i parrocchiani hanno suggerito al parroco di lasciare tutto così sia per non turbare ulteriormente la comunità, sia in segno di reverenza nei confronti della stessa Madonna del Ponte. Rimane l’invito a chiunque sia stato – conclude la nota – ch’è quello di far tornare la coroncina della statua al suo posto, magari riconsegnandola anche in forma anonima, come detto dal pulpito dallo stesso parroco, Don Antonio”.

 

 

Lug 052012
 

Anche quest’anno non si è fatto attendere l’annuncio della presentazione dell’estate aviglianese, quasi in concomitanza con l’approvazione della Giunta Comunale, come gli anni scorsi si cerca di movimentare il periodo estivo aviglianese.
Il periodo estivo è un periodo particolare per Avigliano, vi è l’alternanza di momenti caratterizzati da maggiore affluenza di turisti, visitatori, in prossimità di eventi maggiormente conosciuti (sagra del baccala, feste padronali, ecc) e altri meno, dove vi sono poche presenze sia nel centro che nelle frazioni.
Come già accaduto in passato, le associazioni culturali, numerose su tutto il territorio aviglianese, con impegno e dedizioni si danno da fare per animare un periodo particolare dell’anno. Infatti come dimostrato negli scorsi anni, solamente grazie alle associazioni culturali si riesce a predisporre un programma di eventi in tutto il periodo estivo ad Avigliano e frazioni.
Al Comune spetterebbe il ruolo di organizzatore, di regia che spesso viene a mancare, e non si va oltre gli “interventi dovuti”: patrocinio, esonero degli eventi dal pagamento dei tributi, qualche allacciamento all’energia elettrica e solamente per qualche evento rinomato, si interviene con “piccoli” contributi economici.
Sia chiaro mai come in questo periodo il bilancio comunale non può fare di più, dove la ridotta disponibilità economica mette in difficoltà persino l’erogazione dei servizi essenziali dei cittadini, figuriamoci se si riesce a finanziare qualche spettacolo cabarattestico.
Ma proprio perché il Comune “non può dare”, ci saremmo aspettati un profilo più basso da parte dell’Amministrazione Comunale che non ci ha pensato due volte a propagandare un cartellone di eventi estivi che per giunta hanno organizzato le associazioni.
Quest’anno ci ha pensato l’assessore alla cultura D’Andrea, metter su un format promozionale in grado di amplificare gli eventi dando l’idea della mole del programma estivo.
Purtroppo dobbiamo ricordare anche quest’anno che manca la regia comune dell’intera estate aviglianese, dove tutte le associazioni, legittimamente individuano le giornate per poter organizzare gli eventi e l’amministrazione comunale si limita a mettere in calendario.
Accade spesso l’organizzazione di più eventi nella stessa giornata e nella stessa comunità dove a regnare è la confusione che mette a dura prova l’impegno delle associazioni culturali, i veri organizzatori dell’estate aviglianese.
Invitiamo l’assessore D’Andrea e l’Amministrazione Comunale ad una maggiore sobrietà e umiltà comunicativa senza propagandare l’organizzazione di un programma estivo di eventi che con tutta onestà, organizzano le associazioni culturali e di volontariato.