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Trecchina festeggia Sant’Antonio

 

 

 

Il 19 giugno scorso a Trecchina si sono conclusi i festeggiamenti dedicati al santo più noto e amato nel mondo: Sant'Antonio di Padova . Milioni di pellegrini e devoti visitano ogni anno la sua Basilica a Padova. Non vi è chiesa al mondo che non abbia un altare, un dipinto, una statua, un affresco, una  nicchia dedicati a Sant'Antonio. Per non parlare poi delle piccole statue e dei santini presenti nelle abitazioni. Numerose associazioni sono nate e operano nel nome del santo, portando la sua presenza soprattutto caritativa. Da secoli, in tutto il mondo, milioni di persone si dimostrano legate a questo santo con una devozione e un amore che non conoscono oscuramenti o recessioni. Molti non conoscono neppure dove è nato, la sua storia, la sua dottrina, ma lo esperimentano come protettore e benefattore della loro vita.

Oltre che nella preghiera personale, la devozione si è manifestata attraverso i secoli in alcune espressioni particolari che durano tuttora , come la mano sulla tomba, il gesto più caratteristico che i pellegrini compiono nella Basilica antoniana; o come i tredici giorni di preparazione alla festa di Sant'Antonio che ha luogo il 13 giugno. La Tredicina si ripete ancora oggi nella Basilica e in altri santuari antoniani o chiese francescane, come pure privatamente in tante famiglie. Ma con lo stesso termine si intende anche una preghiera articolata in tredici punti, che ripercorre a mò d'invocazione gli aspetti più significativi della vita e della santità di Antonio, intercalandoli con le preghiere più comuni della pietà cristiana. Il Transito, celebrato un tempo con molte e varie preghiere e canti, continua ad essere una cerimonia suggestiva. Esso ricorda gli ultimi momenti di vita terrena di Sant'Antonio: avvertendo prossima la morte, egli si era fatto portare su un carro trainato da buoi da Camposampiero a Padova, dove desiderava morire. Giunto all'Arcella fu però costretto a fermarsi e lì spirò serenamente. La morte avvenne di venerdì, il 13 giugno 1231, su far della sera. Per questo i frati della basilica ogni venerdì sera, con una semplice ma toccante funzione, rievocano il momento del transito. Sant'Antonio ha avuto una particolare predilezione per i bambini. Tra i miracoli da lui compiuti, quand'era in vita, più di uno riguarda proprio loro. Per questo è invalsa la tradizione di porre i piccoli, fin dalla nascita, sotto la protezione del Santo. A questa usanza fa seguito quella di fare indossare ai bambini l'abitino francescano per ringraziarlo della protezione ricevuta e farla conoscere agli altri.

Inoltre in alcune chiese francescane o, comunque, legate particolarmente al santo - come nel caso di Trecchina - il giorno della sua festa si è soliti benedire dei piccoli pani, che poi vengono distribuiti ai fedeli e consumati per devozione. Tale devozione deriva certamente dall'iniziativa dei "pane dei poveri" che nel passato era molto viva presso le chiese.

Sant'Antonio è conosciuto come il Taumaturgo, ovvero l'operatore di prodigi. Meglio noto come il Santo dei miracoli. Innumerevoli sono i miracoli attribuitigli.

Sant'Antonio è nato in Portogallo, a Lisbona, nel 1195. Una tradizione barocca indica la data del 15 agosto. Era figlio dei nobili Martino dè Buglioni e donna Maria Taveira. Fu battezzato con il nome di Fernando.

Trascorse i primi anni di formazione sotto la colta guida dei canonici del Duomo. Tra i suoi compagni di studi, vi erano anche ragazzi già orientati alla scelta del sacerdozio. Molto probabilmente anche da qui nacque l'aspirazione del giovane Fernando a scegliere il servizio sacerdotale. Ma soprattutto furono la mediocrità morale, la superficialità e la corruzione della società a spingerlo ad entrare nel monastero agostiniano di Sao Vicente, fuori le mura di Lisbona, per vivere l'ideale evangelico senza compromessi. Fernando dimorò a Sao Vicente per circa due anni. Poi, infastidito dalle continue visite degli amici, con i quali più nulla aveva a che spartire, chiese di trasferirsi altrove, sempre all'interno dell'Ordine agostiniano. Antonio affrontava così il suo primo grande viaggio, 230 chilometri circa, quanti separano Lisbona da Coimbra, allora capitale del Portogallo. Fernando aveva 17 anni. Arrivava in un ambiente dove sarebbe convissuto con una grossa comunità di circa 70 membri per il corso di 8 anni, dal 1212 al 1220. Furono anni importantissimi per la formazione umana e intellettuale del Santo, il quale, poteva fare affidamento su valenti maestri e su una ricca e aggiornata biblioteca. Gli anni trascorsi a Santa Cruz di Coimbra lasciarono una traccia profonda nella fisionomia psicologica e nell'iter esistenziale del futuro apostolo. Diventò, anche per libera scelta un uomo privo di ambizioni sociali; contrario a ogni ostentazione ed esibizione di sé e delle sue doti; diffidente delle polemiche; indifferente alle esteriorità di qualunque tipo, a meno che non fosse sospinto dal dovere della testimonianza evangelica. A Santa Cruz Fernando fu ordinato sacerdote, probabilmente nel 1220. Anche per il giovane Fernando venne disattesa la norma ecclesiastica che fissava a un minimo di 30 anni l'età per avere accesso al sacerdozio.        

 

 

Pina Pezzullo

 

Luglio  2005

 

 

 

 

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