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Savino Pezzotta: Non dobbiamo escludere il

 

 nucleare per la produzione di energia

 

 

 

La mancata soluzione delle questioni energetiche può contribuire a far ritardare l'uscita del nostro paese dalla recessione e dalla stagnazione. Una questione all'attenzione della confederazione Cisl". Questo è quanto dichiarato dal segretario generale della Cisl Savino Pezzotta nel suo intervento al quindicesimo congresso nazionale della Flaei nella giornata di mercoledì otto giugno scorso a Salsomaggiore. Interpellato dall' Eco di Basilicata sulla problematica della Centrale a biomasse del Mercure Pezzotta ha confermato la solidarietà ai lavoratori che in questo momento stanno lottando per la difesa del posto di lavoro. "Nel breve periodo si può e si deve operare  - ha continuato Pezzotta -  nel rispetto dell'ambiente, sul versante della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetiche." Il segretario generale della Cisl ha accettato di buon grado di rispondere ad alcune nostre domande:

 

Segretario, nel paese ricomincia il dibattito sulla questione nucleare, cosa ne pensa?

 

Il tempo ha dimostrato che interrompere la ricerca è stato un errore. Riprendere il ragionamento sul nucleare riteniamo sia utile all'evoluzione tecnologica e scientifica del nostro paese.

 

Lei sta girando l'Italia intera e sta incontrando migliaia e migliaia di iscritti e dirigenti che celebrano i vari congressi   territoriali, come sta procedendo il dibattito interno alla Cisl?

 

Molte preoccupazioni che avevo all'inizio sono state lentamente fugate. Stiamo avendo un dibattito ricco, appassionato, che è sfuggito alla trappola degli organigrammi e che si è concentrato sulla strategia e sul ruolo del sindacato.

 

Oggi più che mai esiste una questione meridionale, quali saranno le scelte politiche per il Sud della confederazione da lei guidata , come mai una regione del sud come la Basilicata, così ricca di risorse, continua a detenere il triste primato nelle classifiche della disoccupazione?

 

Il rapporto Nord sud nel nostro paese è squilibrato. La politica economica di questo governo è andata in direzione opposta alle nostre rivendicazioni. Le risorse  andavano indirizzate sul lato dell'offerta, della ricerca, degli investimenti, dell'innovazione,  e invece si è pensato alla riduzione generalizzata delle imposte.  Per il mezzogiorno chiediamo politiche nuove, una fiscalità di vantaggio, una lotta serrata al sommerso e all'illegalità. In Basilicata abbiamo gia chiesto alla nuova dirigenza politica regionale di attivare gli strumenti della programmazione negoziata.

 

Il sindacato nel sistema bipolare da che parte sta?

 

Noi non siamo classificabili con gli schemi della politica, noi rappresentiamo i  ceti popolari, quelli che vivono di salario, che faticano ad arrivare alla fine del mese. Siamo consapevoli che bisogna però dare attenzione anche alle persone che il lavoro lo cercano, a quelle che rischiano il posto di lavoro, alle attese dei giovani, delle donne, degli immigrati, degli anziani che chiedono di essere valorizzati nel loro ruolo sociale.

 

Nell'ultima fase del rinnovo del contratto degli statali si è evidenziata una frattura tra le organizzazioni sindacali, quanto è ancora lunga la strada dell'unità sindacale?

 

In questi ultimi anni troppe lacerazioni hanno evidenziato le differenze, che permangono ad esempio sulla rappresentanza, sulla bilateralità, sull'autonomia nei rapporti con la politica. Prima nelle nostre relazioni congressuali molte erano le pagine sull'unità sindacale. Oggi non ne parliamo affatto nelle nostre tesi congressuali. Parliamo invece di un pluralismo convergente. Siamo tutti lavoratori, ma abbiamo idee diverse. Per noi il pluralismo è una ricchezza del movimento sindacale e non il suo limite. Il problema è come trovare momenti di convergenza applicando le regole della mediazione e delle soluzioni condivise.

 

L'Europa ultimamente sembra essere messa in discussione. Cosa ne pensa il sindacato?

 

Per noi L'Europa resta un punto di riferimento fortissimo. Finchè c'è l'Europa, dove i diritti sociali sono garantiti, c'è una prospettiva per il mondo intero.

 

 

Pasquale Crecca

 

Luglio  2005

 

 

 

 

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