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Il Giorno del Ringraziamento è la
festività per eccellenza in USA ed è
celebrata sempre il quarto giovedì del
mese di novembre.
Essa fu istituita per la prima volta
in questo paese nel 1676: i saggi di una
nazione in pectore si riunirono per
determinare come meglio esprimere i loro
sentimenti di gratitudine verso la buona
sorte, che aveva consentito alla loro
comunità di coloni di superare i rigori
del terribile inverno nord americano.
Anche gli indiani, i veri nativi di
questo continente, parteciparono alla
prima celebrazione della festività
insieme ai pellegrini sbarcati dal
Mayflower, i Puritani, membri della
chiesa separatista inglese, speranzosi
di trovare la libertà di culto nel nuovo
paese.
Questa festività non ha connotazioni
strettamente religiose e per questo è
condivisa da tutta l'eterogenea
popolazione americana.
È una festa che riesce ad unire un
paese nel quale i mass-media, a Natale e
Pasqua, annunciano queste festività
sempre con la frase "I cattolici oggi
festeggiano ...", per sottolineare una
correttezza verso gli aderenti alle
altre confessioni religiose che
potrebbero non sentirsi inclusi in
queste celebrazioni.
Mezzo secolo fa, il Presidente
Eisenhower proclamò il "Thanksgiving
Day" il momento in cui tutti gli
americani dovevano celebrare la
ricchezza e la bellezza della loro
terra, gli ideali di libertà, giustizia
e speranza che dovevano costituire la
linfa vitale della nazione.
La festa del Ringraziamento fu la
festività che accolse anche i nostri
emigranti in questo paese, gli italiani,
però, aggiunsero un ingrediente
fondamentale alla celebrazione: la
famiglia. Il Ringraziamento fu sempre
celebrato dai nostri connazionali
insieme ai "nonni", che vivevano nella
stessa abitazione con i figli ed i
nipoti, introducendo nella cultura
americana un nuovo punto di vista
sociologico sulla famiglia.
E così, il "Thanksgiving Day" diventò
Italian style: accanto alle tradizionali
pietanze americane, gli Italiani
d'America introdussero le nostre.
Gli americani cucinano
tradizionalmente il tacchino ripieno ed
il purè di patate, conditi con la salsa
proveniente dalla cottura al forno del
tacchino stesso. Preparano, inoltre la
gustosa salsa di mirtilli, le patate
dolci, l'ottima torta di zucca e di
mele.
I nostri connazionali aggiunsero
l'antipasto, la pasta al forno, chiamata
qui "baked ziti", ed i dolci. Servirono
in tavola salame, peperoni arrostiti ed
imbottiti, mozzarella, provolone, alici,
pane e focaccia fatti in casa, ed anche
la salsiccia, la polenta, le polpette di
carne ed il vino.
Per concludere con i cannoli, i
biscotti, il gelato, il caffè,
l'amaretto, il frangelico e la sambuca.
Su quelle tavole imbandite ed
accerchiate da tre generazioni di
parenti, si celebravano "riti" tutti
italiani che distinguevano, ed ancora
oggi distinguono, i nostri connazionali
dagli altri emigranti.
Anche loro ringraziavano la buona
sorte che, dopo averli allontani dai
luoghi natii, concedeva loro nuove
speranze ed opportunità nel nuovo mondo.
da New York
Massimo Mitolo
dicembre
2004
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