Libera Basilicata: Nicola Bevilacqua attende giustizia da 17 anni!

A 17 anni di distanza, l’associazione Libera continua a chiedere verità e giustizia per Nicola Bevilacqua, svanito nel nulla il 17 maggio 2003.
Se dimentichiamo Nicola, dimentichiamo la nostra storia e ancora una volta la criminalità potrà fare il suo corso senza alcun ostacolo. Nicola Bevilacqua scompare la sera di quel 17 maggio dopo essere salito su una Panda 4×4, di colore verde, a bordo della quale c’erano due suoi amici. Di lui non si è saputo più nulla nonostante le indagini e le ricerche condotte anche dalla Squadra mobile di Potenza. A Lauria tutti lo chiamavano come «u zingar» per via delle sue origini. Ultimamente Nicola non andava più in giro. Lui e la sua famiglia, di origini cosentine, si erano stabiliti a Lauria nel centro storico del rione Inferiore. A casa lo chiamavano «Cocola » perché da bambino aveva difficoltà a pronunciare il suo nome. Non aveva delle belle amicizie. Frequentava qualche piccolo spacciatore, qualche delinquente della zona di Castrovillari. E in compagnia di certa gente, si sa, non è difficile trovarsi nei guai. Lui a volte i guai se li cercava. Beveva e a volte esagerava. Spesso finiva nella caserma dei carabinieri.
Il 17 maggio del 2003 Nicola era a casa con la sorella, quando a un certo punto arrivò una Fiat Panda 4×4 di colore verde con a bordo due persone venute a prenderlo sotto casa. Non esitò, quando lo chiamarono scese, salì in macchina e andò via. Da quel momento di Nicola si sono perse le tracce. Tutti pensarono che fosse stato ucciso. Dopo una ventina di giorni la sorella ricevette una lettera concisa ma rassicurante: «Sorella mia, stai tranquilla, sto bene». Firmato Nicola Bevilacqua. Ma l’indirizzo sulla busta non è esatto e né la sorella né il padre riconobbero nella grafia quella di Nicola. Quella lettera portava la firma dell’assassino? Chi altrimenti avrebbe avuto interesse a mandare una lettera spacciandosi per Nicola? La sorella la portò ai carabinieri. E i carabinieri la inviarono in procura. Ma era troppo poco per ipotizzare l’omicidio. Gli inquirenti dell’epoca ritennero più credibile la tesi dell’allontanamento volontario. Nicola forse era andato in Sicilia, dove da tempo diceva di volersi trasferire. E il caso viene chiuso. Ma nel 2008 arrivò agli inquirenti la nuova «soffiata», un’altra lettera all’apparenza più precisa e credibile della prima perché firmata. La missiva diceva di indagare sui due che andarono a prenderlo quella sera a casa. Ma anche questa lettera si rivelò un falso. O almeno, il presunto autore, sentito dagli inquirenti, disse che lui non l’aveva mai scritta e che con quella storia non aveva mai avuto a che fare. E il caso venne nuovamente archiviato.
Fino allo scorso anno ho ricevuto lettere che invitavano me e l’Associazione Libera a non interessarci di Nicola perché, così scrivevano, <<hanno fatto bene ad ammazzarlo>> e altre cose.
L’Associazione Libera si rivolge proprio a quelle persone che hanno scritto o pensano che Nicola non meriti di essere cercato o che, addirittura, meritava di essere ammazzato.
Noi continuiamo a chiedere la verità su Nicola e lo facciamo proprio a partire da quelle mani: quelle che lo hanno ammazzato, quelle che magari hanno lasciato il suo sangue in quella macchina, quelle che pensano di restare impunite per sempre. Continuiamo a chiedere verità e giustizia per Nicola affinché i suoi familiari possano portargli finalmente un fiore e possano ritornare a chiamarlo “cocola” come facevano quand’era bambino.

Gerardo Melchionda – Libera Basilicata

Domenica dalle ore 17:00 alle ore 19:00 noi di Libera lagonegrese in collegamento con testimoni, esperti e giornalisti ricorderemo la triste storia di Nicola e del ruolo che, nei territori, possono avere tutte le agenzie formative, gli Enti
e le associazioni nel contrastare fenomeni di emarginazione, di isolamento e di deprivazione educativa.