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Gen 012019
 

Basta rappresentazioni falsate. Inaccettabile l’uso strumentale dei lavoratori per far leva sul sindacato al fine di legittimare situazioni precostituite di dubbia rispondenza alle norme.

È singolare che il direttore generale dell’Arpab tanto “solerte” nel prorogare i contratti in somministrazione in scadenza già a luglio, e da ultimo nel mese di settembre, si sia ricordato solo il 20 dicembre di sottoporre alle organizzazioni sindacali, in sede di delegazione trattante, la questione dei lavoratori interinali dell’Arpab in virtù del ben noto Masterplan, chiedendo di sottoscrivere una deroga al tetto percentuale del 20% sul personale in servizio, previsto dal vigente contratto collettivo nazionale del lavoro per il ricorso al lavoro in somministrazione.

Sul punto la Cgil si è espressa in questi anni evidenziando che, in presenza di una limitata capacità assunzionale, il rimedio sostitutivo non può certo essere il ricorso al lavoro interinale che, oltre ad essere una procedura di reclutamento del tutto discrezionale e dunque al di fuori dei principi di trasparenza e selettività che regolano le procedure concorsuali, pone in una condizione di precarietà e debolezza chi opera con questa tipologia contrattuale.

D’altronde la necessità di garantire procedure selettive, oltre che per la ricerca delle migliori competenze, diventa garanzia di autonomia e di terzietà del personale, elemento fondamentale per la tipologia di attività svolte dall’ Agenzia e per le delicate funzioni ad essa attribuite.

Il masterplan, con i suoi 34 milioni di euro, ha rappresentato e rappresenta certamente uno strumento utile, ma non può essere sostitutivo di un’azione ordinaria che dovrebbe partire dal miglior ed efficiente impiego delle forze in campo e dall’utilizzo immediato dello spazio assunzionale disponibile per acquisire le figure professionali necessarie in materia di controlli e di analisi di matrici ambientali.

Nè è immaginabile che le attività istituzionali dell’Arpab vengano assicurate con i fondi comunitari, che sono fondi limitati nel tempo, e con contratti di lavoro che di per se hanno il carattere della temporaneità .

A fronte di un sistema costruito nel tempo in piena solitudine da parte del direttore dell’Arpab, fa davvero specie che oggi questi provi a ribaltare sulle organizzazioni sindacali la responsabilità di situazioni scaturite solo ed esclusivamente dal suo operato, a tratti discutibile.

Si è volutamente costruita una situazione di precarietà per poi cercare forme per legittimarne modalità e procedura ed ora si prova ad utilizzare i lavoratori per sanare precedenti violazioni imputabili solo ed esclusivamente al direttore generale.

Il sindacato ha chiesto trasparenza e rispetto delle regole e se oggi ci ritroviamo a discutere dei 58 lavoratori assunti con contratto di somministrazione vuol dire che tutte le perplessità e le critiche all’epoca espresse erano fondate e che ci avevamo visto giusto sulle problematiche che sarebbero derivate dalla scelta di ricorso al lavoro interinale. ponga fine a questo rimpallo e distorto uso dei lavoratori, si costruiscano azioni di programmazione nelle funzioni e compiti che deve svolgere l’agenzia e si bandiscano i possibili concorsi nel rispetto delle regole che sovrintendono l’accesso al lavoro pubblico valorizzando anche l’attività lavorativa fino ad oggi prestata.

Nel frattempo il direttore dell’Arpab spieghi ai 10 lavoratori il cui contratto non ritiene di poter prorogare come mai ad ottobre ha attivato altri sei contratti in somministrazione e a settembre ne ha prorogati altri cinque in scadenza.

Bene farebbe Iannicelli a dismettere i panni del rappresentante dei lavoratori somministrati nel maldestro tentativo di essere unicamente il “rappresentante sindacale” di se stesso.

Segretaria generale Fp Cgil
Giuliana Pia Scarano

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