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Ago 302017
 

Lo scorso 4 agosto, complice la calura estiva e forse la voglia di andare presto a mettere i piedi a mollo in una rovente estate lucana, con delibera n. 876 la Giunta regionale della Basilicata ha individuato i due territori da candidare a zona economica speciale: Ferrandina e Galdo di Lauria. Questa scelta, priva di una visione strategica di sviluppo, ha incontrato da subito critiche provenienti da più parti. Sindacati, sindaci, consiglieri regionali, hanno sollevato dubbi circa il metodo utilizzato dall’esecutivo lucano per addivenire alla soluzione proposta in delibera evidenziando e denunciando la mancanza totale di confronto con i rappresentanti istituzionali dei territori e il mondo imprenditoriale.
Al netto delle polemiche relative ai due siti, restano una serie di quesiti difficili da sciogliere, il caldo si sa partorisce pensieri più vacanzieri o, a detta dei malpensanti, atti destinati a passare in sordina complici le canzoni estive, le ciabatte, la sabbia, il mare.
Innanzitutto problemi formali: perché tanta fretta nell’approvare il 4 agosto i risultati preliminari di uno studio effettuato dall’Osservatorio Banche Imprese e depositato in regione il giorno prima?
Perché affrettarsi, sempre il 4 agosto si badi bene, se il decreto sulle Zes è stato convertito in legge solo il 2 agosto e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 12? Perché non aspettare i decreti attuativi che saranno pronti non prima di metà ottobre?
Occorre evidenziare, poi, che la legge sulle zone economiche speciali, cornice normativa per la concessione di procedure amministrative semplificate e agevolazioni fiscali alle imprese che decidono di investire e mantenere la loro attività per almeno sette anni in aree ben definite, limita tali benefici a zone che comprendano almeno un’area portuale collegata alla rete transeuropea dei trasporti o aree territoriali non direttamente adiacenti ma che abbiano comunque un nesso funzionale con i porti TEN- T. La Basilicata non avendo aree portuali di questo tipo, dunque, dovrà far perno sulle regioni limitrofe, Puglia e Campania. E’ possibile pensare di non concertare con le regioni interessate una visione comune che definisca un piano strategico condiviso?
Ad accrescere i dubbi è poi il totale silenzio in merito alla zona franca energetica. 110 delibere di altrettanti consigli comunali aspettano ancora una risposta dal governo regionale. 110 comuni che si vedono esclusi dall’opportunità fornita dalle ZES e ignorati in merito alla zona franca che avrebbe il vantaggio di rendere competitiva e attrattiva tutta la regione e non solo parti di essa.
La solitudine della delibera di agosto e delle decisioni che riguardano opportunità così importanti per la nostra regione non sembra un metodo accettabile e appare anche poco rispettoso di coloro che si spendono da anni sui temi oggetto della legge e che meritano un coinvolgimento. L’idea di sviluppo della Basilicata non può essere decisa nell’isolamento delle stanze della giunta regionale.

Movimento Basilicata Zona Franca

basilicata

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