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ott 022014
 
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Si rafforza l’impegno del San Carlo per un ospedale senza dolore. Riprendono infatti le attività di Osteotrissia, la metodica che usa le onde d’urto per risolvere una ampia gamma di problemi ossei, grazie all’uso di un macchinario di ultima generazione dedicato alla litotrissia (lo scioglimento dei calcoli reali attraverso le onde d’urto). Una tecnica poco usata in Italia che il San Carlo ha potuto attivare anche grazie a un’expertise internazionale dalla Germania. Il nuovo macchinario, molto potente, consente di risolvere in una sola seduta di un’ora circa i problemi che prima richiedevano tre o quattro applicazioni.
E’ stato anche modificato il modello organizzativo. I pazienti interessati al trattamento devono infatti prenotarsi secondo le ordinarie procedure della ricetta rossa per una “visita ortopedica per osteotrissia”, propedeutica al trattamento eseguito dal team della dottoressa Santarsiero.
Le patologie che si avvantaggiano di questo trattamento sono le periartriti scapolo-omerali, le epicondiliti, le spine calcaneari, la fascite plantare.
L’attività di ambulatorio, per il periodo che va dal 28 ottobre al 18 dicembre, si articolerà in due giorni, dalle 15.30 alle 17.30, con le prime visite il martedì e i controlli il giovedì, per tre pazienti a seduta.
“Il nuovo servizio offerto – spiega il direttore generale Giampiero Maruggi – mette a maggior valore un importante investimento tecnologico aziendale (un laser di ultima generazione di cui sono in attività pochi esemplari) e risponde a un’ampia domanda di cittadini con patologie croniche dolorose. E’ del resto positivo anche il bilancio della chirurgia del dolore, affidata al dottor Antonio Giardina, che in sei mesi di attività ha superato i cento interventi. Per migliorare ancora l’offerta in questa

branca clinica stiamo anche valutando la possibilità di applicare i neurostimatolatori in area periferica, una nuovissima tecnica, utilizzata soltanto in dieci centri in Italia di cui uno solo al Sud, e che assicura migliori risultati nella riduzione del dolore cronico”.
“I neuro stimolatori periferici – spiega il dottor Antonio Giardina – come quelli spinali, utilizzati già in passato, sono simili ai pace maker cardiaci. Emettono segnali elettrici a bassissima frequenza che “ingannano” il segnale negativo emesso dalla fonte di dolore e quindi impediscono al sistema nervoso centrale di percepire il dolore stesso”.
La chirurgia del dolore è applicata a pazienti con dolore cronico e si rivolge a quelli che, per vari motivi, non possono avere risposte chirurgiche risolutive per le loro patologie. Alle attività chirurgiche si accompagna un ambulatorio quotidiano di terapia del dolore che assicura mediamente circa 250 prestazioni al mese.

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