Flash Feed Scroll Reader
dic 302014
 
image_pdfimage_print

<>.
Questo è quanto emerge da un’indagine della Coldiretti, predisposta sulla base di dati della Ixè Sondaggi, presentata al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio.
Sempre secondo l’indagine, l’allentamento della tensione morale nei confronti della malavita provocato dalla crisi <>.
I sondaggi sono sempre opinabili ma indicano una linea di tendenza assolutamente non lontana dalla verità. Nel caso specifico, il dato univoco è l’abbassamento della guardia sul tema della legalità e, specularmente, sul rapporto con le mafie e la criminalità organizzata e sull’accettazione di comportamenti apertamente illegali.
Abbiamo parlato di abbassamento della guardia sul tema della legalità!? Proprio su questo tema sono allarmanti le rilevazioni annuali sulla “percezione mafiosa” condotte dal Centro “Pio La Torre” nelle scuole: dei 1126 studenti intervistati in 94 scuole nei primi mesi del 2014, solo l’11,73% ritiene che lo Stato sia più forte della mafia, mentre per il 53,32% la criminalità è più forte e la restante parte (34,95%) non ha un’opinione precisa; inoltre solo il 23,55% ritiene che sia effettivamente possibile sconfiggere la mafia.
Ciò impone al variegato arcipelago dell’antimafia un’analisi non rituale per capire che cosa “non funziona” e che cosa occorre modificare. Come sostiene Nando dalla Chiesa abbiamo bisogno di interrogarci su alcuni punti essenziali:
Primo. La retorica celebrativa e acritica non giova all’antimafia e, anzi, ne allontana i più sensibili e i più determinati. Se in manifestazioni o celebrazioni stanno sullo stesso palco politici o rappresentanti istituzionali corrotti (o amici di corrotti) ed esponenti dello schieramento antimafia, è quest’ultimo ad essere ferito e a perdere di credibilità e capacità attrattiva. E quando poi nello stesso movimento antimafia compaiono personaggi compromessi (o che si scoprono tali strada facendo) è l’idea stessa di contrasto delle mafie, in mancanza di una immediata ed esplicita presa di distanza, ad essere gravemente indebolita. Non sono le affermazioni di principio ma i comportamenti ad essere determinanti. Del resto è raro sentire l’elogio della corruzione o della illegalità, ma ciò non basta a ostacolarne il prosperare …
Secondo. Le mafie non sono figlie della povertà e dell’arretratezza e hanno, al contrario, una straordinaria capacità di adattamento alle diverse situazioni sociali. E tuttavia è indubbio che povertà, diseguaglianza, marginalità sono serbatoi alla loro espansione. La forza delle mafie – che le distingue da altre forme di criminalità tout court – è il consenso sociale di cui godono, che può essere eroso solo con modelli e pratiche di reale giustizia sociale. Non c’è bisogno di estremismi politici o verbali. Basta ricordare le parole del generale Carlo Alberto dalla Chiesa in una nota intervista a Giorgio Bocca, alla vigilia del suo assassinio: <>.
Terzo. Se è vero quanto precede, l’antimafia o è antimafia sociale e dei diritti o non è (e non serve trincerarsi dietro questa o quella, pur importante, vittoria sul piano militare). Superfluo dire che questa impostazione vale anche quando comporta scelte divisive, come oggi si usa dire, e magari scontri che minano unanimità di comodo.
Ai docenti che leggono questa riflessione o agli studenti suggerisco: <>.
Gerardo Melchionda
Referente Presidio di Libera-Lagonegrese
(Narcomafie)

Logo-LIBERA