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nov 162014
 
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Camminate ancora ragazzi. Fate sentire ancora forti i passi della vostra protesta. Riempite ancora di cori ed urla gli spazi silenziosi di questa nostra bella terra che si sta appiattendo sempre più sulle logiche del profitto, si sta svendendo agli interessi di una finanza immorale e amorale, si sta annullando dinanzi ad una politica sempre meno “bene comune” e sempre più “interesse privato”. Voi siete la nostra terra, la nostra acqua, la nostra aria. Siete voi la terra che vogliamo coltivare e nella quale affondare le radici del nostro futuro; certo, terra a volte aspra, scomoda e difficile, ma spesso così fertile da dare vita alle piante più belle. Siete voi l’acqua a cui vogliamo attingere e a cui rinfrescarci, perché pura e cristallina come quella che esce da fonti sorgive e come quella che ti rianima quando intorno vedi solo deserto e tutto sembra finito. Siete voi l’aria che vogliamo respirare, perché fatta di ottimismo e non di rassegnazione, di piedi a terra e non di fumosi proclami, di speranza responsabile e non di quel vittimismo che sa tanto di fuga. Noi non abbiamo smesso di sognare anche se la quotidianità dei rapporti a volte ci costringe a difficili e necessarie interlocuzioni, non abbiamo smesso di lottare anche se spesso la mediazione deve prendere il sopravvento, non abbiamo smesso di camminare anche se i nostri percorsi a volte devono rallentare e attendere. Perché anche così si costruisce. Ma voi fateci stare al vostro passo. Nè avanti, né dietro. Non avanti, per non ingabbiare il vostro urlo, non condizionare le vostre richieste, non strumentalizzare la vostra protesta, non cadere nella tentazione di avere sempre qualcosa da insegnarvi. Neanche dietro, per non delegare sempre a voi la rabbia del furto di futuro che stiamo subendo, per non nascondere dietro i vostri volti la faccia di troppi doppi comportamenti, per non lasciarvi preda dei tanti avvoltoi che vi cavalcano o vi trattano con arrogante superficialità. Al vostro fianco, invece. Per tornare a respirare la radicalità di chi non vuole cedere ai compromessi e per condividere la rabbia positiva di chi non intende arrendersi ad un sistema di potere che ci vuole servi sciocchi e obbedienti. Perché solo al vostro fianco ci sarà più facile capire, ma anche far capire, che dialogare non è svendersi, riconoscere il positivo non significa non mettere il dito in tante ferite, collaborare non vuol dire farci imbavagliare, stringere mani non significa far finta che non poche fra esse sono sporche. Cari ragazzi anche noi come voi, e come chissà quanti altri, non sappiamo quanti sono i pozzi presenti in Basilicata, sappiamo però che il nostro oro non ha il colore nero del petrolio e di una democrazia mai così pallida, ma i colori vivaci della vostra appassionata radicalità, della vostra disobbedienza, della vostra sana ribellione.

Don Marcello Cozzi

don marcello cozzi