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lug 032014
 
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Riuso, raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti, insieme alla riduzione in fase di produzione, sono gli unici pilastri di una gestione integrata dei rifiuti (la strategia delle “4R”) capace di dare una soluzione di lungo termine al problema, consentendo di risparmiare materie prime e ridurre l’uso delle discarica, e quindi anche lo sfruttamento e l’inquinamento del suolo. E’ per questo motivo che la Legambiente Basilicata e il Circolo Legambiente di Senise chiedono urgentemente alla Regione Basilicata di fare marcia indietro rispetto all’accordo di reindustrializzazione del sito produttivo inattivo della società “Me.Com Srl” di Senise (Pz). Il progetto prevede la realizzazione di un impianto multifunzionale per il trattamento di rifiuti solidi urbani con produzione di CSS (combustibile solido secondario) a partire da Rsu (rifiuti solidi urbani).
Per l’associazione si tratta di un metodo di smaltimento dei rifiuti del tutto inappropriato e fallimentare. Il trattamento meccanico del tal quale è una scelta primitiva e che non dà nessun contributo al raggiungimento dell’obiettivo del 65% di raccolta differenziata stabilita dalla legge, obiettivo tra l’altro raggiunto dal Comune di Senise che nel 2012 è arrivata al 43,72% di raccolta differenziata proprio grazie al metodo del porta a porta.
Le più recenti Direttive europee al riguardo indicano che le discariche vanno via via chiuse, e gli inceneritori devono essere utilizzati in maniera sempre più residuale. Ma, soprattutto l’Unione europea (con la direttiva 2008/98/CE) si è data l’obiettivo di una “società del riciclaggio con un alto livello di efficienza”, cercando di limitare la produzione di rifiuti e di utilizzarli come risorse.
Agli Stati membri viene chiesto di impegnarsi affinché i materiali riciclabili non finiscano in discarica, ed entro il 2020 il riciclaggio dei rifiuti urbani (limitatamente a metalli, carta, vetro, plastica) dovrà essere cresciuto almeno del 50% in peso. Obiettivi, questi, impossibili da raggiungere se in Basilicata continuiamo a progettare impianti come quello di Senise, anche qualora utilizzasse le più moderne tecnologie.
Il progetto tecnico, da quello che si è potuto vedere, è ampiamente insufficiente, non contiene nessun riferimento ai codici CER, condizione minima per poter comprendere realmente le tipologie dei rifiuti che si vogliono trattare, condizione necessaria per valutare la sua pericolosità, anche in funzione della particolare collocazione dell’impianto, in zona agricola e nelle immediate vicinanze del lago di Monte Cotugno.
Alla luce di ciò, la Legambiente Basilicata e il Circolo Legambiente di Senise si augurano che il Comune e la Regione Basilicata facciano un repentino dietro front, puntando su una politica di raccolta e smaltimento dei rifiuti più lungimirante e duratura nel tempo, capace di garantire sviluppo economico e di salvaguardare l’ambiente, guardando al futuro e non al passato.

legambiente