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feb 232014
 
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Che cos’è l’uomo? Chi siamo noi oggi? Sono queste le domande fondamentali degli spettacoli teatrali di Lucilla Giagnoni e in particolare di ‘’Ecce homo’’ andato in scena Venerdì 21 Febbraio al Cineteatro Adrisani di Montescaglioso.

L’invito è arrivato anche a noi, studenti del Liceo Classico Giustino Fortunato di Pisticci che, anche se in pochi, abbiamo partecipato ascoltando con cuore la rappresentazione.

Ascoltare: verbo sconosciuto a noi, specie umana completamente nuova ancora tutta da esplorare. Sì, perché oggi per noi ascoltare diventa difficile, pochi sono gli argomenti che destano la nostra attenzione. Oggi come oggi siamo immersi, o meglio naufragati in tutti quegli aggeggi tecnologici di cui non possiamo proprio farne a meno (si pensi al telefono cellulare che ormai ha preso il posto del nostro braccio destro). Abbiamo la capacità di trascorrere un’intera giornata incollati ad essi controllando ossessivamente social network e messaggi che sono diventati la nostra agorà virtuale. Come aveva già intuito il filosofo Theodor Adorno, l’uomo si è fatto manipolare dal gigantesco apparato dei mezzi tecnologici diventando passivo, annullandosi come persona, riducendosi ad una massa uniforme, ad un essere generico privo di coscienza individuale, di iniziativa morale autonoma e manipolato a piacere. Ecco cosa siamo diventati: schiavi di un mondo in cui la tecnologia regna sovrana, esseri, o meglio automi tutti uguali senza identità e personalità. Ma ritorniamo alla domanda iniziale: Che cos’è l’uomo? Noi, studenti del classico, dovremmo saperlo bene. La parola uomo deriva dal latino homo, legato a sua volta alla parola humus che vuol dire terra fertile. Noi ragazzi, proprio come la terra fertile dobbiamo essere innaffiati con cura e amore, educati con le giuste parole. Solo così possiamo fondare il nostro futuro, la nostra storia, quella unica, quella firmata con il nostro nome. E chi meglio di un insegnante può educare ad usare la parola non come arma contundente bensì come strumento che ci faccia crescere insieme e ci faccia trovare quella felicità e quella libertà che ormai sembrano solo un miraggio? Felicità infatti, non è solo stare bene, non è solo sazietà ma è crescita, è espansione, è qualità, è quell’intensità di vita, quella pienezza che si compie quando compiamo il nostro cammino di uomini. Essere felici e miti, questa è la strada per l’uomo. Strada di certo non facile in una società, come dice il filosofo Umberto Galimberti, in cui l’identità di ciascuno è data dal proprio ruolo, dal proprio biglietto da visita in cui è scritta la funzione di ognuno. Le fabbriche, gli uffici, gli ospedali e soprattutto le scuole, non hanno in vista le persone con le loro identità, inclinazioni, vocazioni e aspirazioni ma solo le funzioni previste dalla razionalità tecnica. E chi non svolge con efficienza le funzioni previste viene dimesso o ricollocato, subendo così un’esclusione sociale. Partendo dall’Esodo, passando per l’albero della vita della Genesi, attraversando il Paleolitico e l’uomo erectus, fino ad arrivare all’uomo oeconomicus, Lucilla Giagnoni è riuscita a raccontante con un filo educativo e laico tutta la storia, o meglio l’evoluzione della specie umana attirando finalmente la nostra attenzione facendosi ascoltare come pochi putroppo sanno fare. Quello che ho imparato dalle sue preziose parole è che a noi, giovani uomini, non resta far altro che chiedere a chi ha più esperienza di noi, di prenderci per mano e di indicarci la strada verso la saggezza e la libertà. Nel frattempo, in attesa di una giusta guida, di un giusto maestro, non fermiamoci, non perdiamo tempo. Corriamo, esploriamo nuovi mondi, nuove terre, nuove città, nuove idee senza dimenticarci la nostra casa, la nostra terra che pure è molto importante. Scaliamo, arrampichiamoci, e poi tuffiamoci anche se l’acqua è fredda. Tocchiamo, prendiamo, spacchiamo e curiamo, curiamo, si se possiamo curiamo, leniamo le ferite di questo mondo. Siamo profondi, siamo decisi, delicati, ruggiamo, fremiamo di piacere, incantiamo, mordiamo, baciamo, ridiamo, gridiamo, urliamo, parliamo, sì PARLIAMO, raccontiamo anche noi delle storie, la nostra storia! Non abbiamo paura e soprattutto siamo felici. La felicità è sì un istante, ma sarà nostra solo se saremo all’altezza di ogni istante.

Roberta Laviola

Montescaglioso