Flash Feed Scroll Reader
mar 102014
 
image_pdfimage_print

“Assistiamo da qualche anno all’agonia di una stella, quella di Acquedotto Lucano. Doveva essere una stella perché si proponeva di essere il fiore all’occhiello della Regione Basilicata, volano di gran parte dell’imprenditoria locale essendo il maggior ente appaltante regionale. AqL avrebbe dovuto far dimenticare il modello Acquedotto Pugliese che, si diceva vent’anni fa’, dava più da mangiare che da bere ed era un modello di clientelismo e mala gestione della risorsa pubblica”.

E’ quanto denunciano i segretario dell’Ugl Basilicata, Giovanni Tancredi e Pino Giordano per i quali, “a oltre dieci anni dalla nascita di AqL assistiamo alla deriva di un progetto ambizioso ed a suo modo rivoluzionario che da stella si è rapidamente trasformato in un buco nero nel quale affogano tutti i sogni di una regione che desiderava distinguersi dal misero quadro meridionale che la circondava: sprofondano – proseguono i segretari Ugl – le ambizioni di trasparenza nel reclutamento di personale, nella gestione degli appalti, nella gestione quotidiana della risorsa, nel fallimento delle imprese che attendono i pagamenti, nella trasparenza dei rapporti sindacali, in un chiaro piano industriale che non si è mai visto. Nel frattempo i cittadini lucani oltre a pagare bollette sempre più esose devono prendere atto che la loro partecipazione in questa Società per un euro pro capite (tanto ha sborsato ogni Comune lucano per diventare azionista della Spa) sta fruttando loro pessimi risultati a causa di un debito abnorme che essi stessi, con le loro tasse, dovranno ripianare. L’efficienza, l’efficacia e l’economicità erano le linee guida della legge Galli che venti anni fa ha avviato il processo di ammodernamento della gestione della risorsa idrica, ma anche queste tre parole sono state risucchiate nel buco nero di AqL. Carriere miracolose, stipendi a sei cifre, incarichi senza controllo, centinaia di milioni di opere senza numeri che provino il miglioramento della gestione della risorsa idrica, AqL in pochi anni è diventata una macchina mangiasoldi con la quale hanno giocato potentati politici, partitici e correntizi, scambiandosi costose cortesie sulla spalle del contribuente/utente. L’Ugl –dichiarano Giordano e Tancredi – si chiede per quanto tempo ancora il nuovo Consiglio e la nuova Giunta regionale assisteranno inerti all’agonia di AqL e se si rendono conto dei gravi danni che potrebbero scaturire dell’implosione di questa stella nel quadro di un’economia regionale già in ginocchio. Il Presidente Pittella sa, da buon medico, che il miglior modo di curare una malattia è affrontarla con la competenza del chirurgo e non ignorarla voltando gli occhi in altre direzioni. L’Ugl denuncia, come ormai da molti anni, la condizione di estremo degrado gestionale di AqL e invita chi ha il ruolo politico ad un’assunzione di responsabilità prima che l’inefficiente e costosa dirigenza di AqL finisca di distruggere tutto ciò che tanti lavoratori onesti hanno costruito in questi anni. L’Ugl – concludono i sindacalisti – chiede che ci sia un totale ricambio di chi ha causato questo fallimento in modo da far ripartire questa importante Società e permettere che essa proceda nella missione che oltre dieci anni fa le era stata affidata”.

ACQUEDOTTO