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Ago 132013
 

Nei tempi passati, a Sarconi, in provincia di Potenza, la classe dei braccianti, la più misera, traeva sostentamento dai piccoli appezzamenti di terreno tutti seminati a fagioli. C’era, dunque, un gran rispetto per la cultura del fagiolo, che è perdurata fino ai giorni nostri.
Come accade da trentadue anni, il 18 e il 19 agosto, in questo paese andrà in scena la Sagra del Fagiolo IGP, con un menù ricco di pietanze a base di fagiolo, partendo dagli antipasti ai primi passando alla porchetta e al formaggio, con crema di fagiolo, fino ad arrivare al dolce e addirittura al gelato. Il tutto rigorosamente per strada tra musica e spettacoli di animazione.
Tra questi domenica 18 si potrà assistere all’esibizione musicale dei Terraròss, gruppo costituito da Dominique Antonacci, Giuseppe De Santo, Annarita Di Leo, Vito Gentile, Nicola Mandorino, Antonio De Santo e Biagio De Santo, che attraverso la loro musica, racconteranno a modo loro, le gesta dei nostri avi come quelle di “Méste Péppe”, le scene di vita quotidiana, il vocìo della gente tra le vie, la voce dei nostri mercanti ambulanti che risuonano nella “Pizzica del Mercato”, l’affanno del duro lavoro nei campi raccontato in “Fimmene fimmene”, nonchè il grido delle lotte e delle rivoluzioni, senza tralasciare le pratiche amorose di “Ze Vecinze” e il romanticismo delle antiche serenate.
“Per me la musica popolare è la carta d’identità per eccellenza della nostra terra – ha affermato la cantante Anna Rita Di Leo – e delle nostre tradizioni. Oggi non è più usuale, in quanto non c’è più tanto lavoro nei campi, come una volta. Il fatto che prima la musica fosse di pari passo con la vita quotidiana, dal lavoro a casa, allo stare davanti al fuoco la sera, ascoltare delle storie e cantare era una viva tradizione. Oggi con la riscoperta si va a recuperare quella che era l’antica cultura. Per me questo rappresenta un’identità, la caratteristica della nostra terra, dal punto di vista culturale”.
Proprio l’attaccamento alla terra d’origine è uno degli elementi fondamentali dei Terraròss. Questo, infatti, permette loro di avere una grande passione per la l’attività svolta, sia di intrattenimento che di ricerca, di riscoperta e valorizzare, anche in questo momento storico caratterizzato dalla globalizzazione.
“Come cantante, ho avuto l’ambizione di identificarmi nel mio territorio e di essere portavoce della mia terra. Quindi, se devo mettere la mia voce a servizio di me stessa e di chi mi ascolta, mi piacerebbe che attraverso questa, si identificasse anche la mia provenienza, la mia terra, la mia Mottola. Ecco perché la scelta del genere popolare. Altrimenti avrei potuto dedicarmi ad altri generi. Se un domani, il nostro percorso musicale, come speriamo, andrà sempre meglio, spero che il nome di Annarita Di Leo sia accostato alla mia terra”.

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