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Apr 142013
 

Il leader dei Radicali Maurizio Bolognetti entra nel merito delle recenti condanne di alcuni consiglieri regionali lucani. “Non entrerò nel merito di una sentenza che non conosco, ma mi permetto di sottolineare che le grida di giubilo che hanno accolto la condanna in primo grado di alcuni consiglieri regionali sono preoccupanti.

C’è un clima giacobino con in giro tagliatori di teste assetati di sangue.

Le violazioni di legge vanno perseguite e chi ne é responsabile deve risponderne, ma questo nulla ha a che fare con lo spirito di vendetta e di odio che ad arte viene alimentato in queste ore.

Leggere di sentenze definite “grilline” é raccapricciante. Le sentenze non sono – e non dovrebbero essere – grilline, gialle, rosse o nere.

Nei tribunali di questa nostra democrazia malata si dovrebbe semplicemente applicare la legge e assolvere o condannare sulla base di prove e non di teoremi, o peggio per dare segnali o impartire lezioni.

Questo affermo, forte del fatto che non ho mai esitato a denunciare illegalità e illegalità sistemiche, assumendomene la responsabilità.

Il mio agire, però, non é mai stato animato dal desiderio di vendetta, ma da sete di verità e legalità, ad iniziare dalla richiesta di legalizzare la pluricondannata amministrazione della giustizia e le nostre patrie galere. Legalità sempre e comunque e non a giorni alterni o se conviene.

Molti di coloro che oggi si accaniscono contro la casta, ieri facevano parte delle schiere di clienti o di ignavi che nulla hanno fatto per garantire un cambiamento e una fuoriuscita del paese dal sessantennio partitocratico. In questo paese troppo spesso si é forti con i deboli e deboli con i forti.

Stiamo attenti, molto attenti ad assecondare il desiderio di sangue di chi vorrebbe consegnare i gerarchi di regime al patibolo.

Aprire il vaso di Pandora può essere facile. Decisamente più difficile, poi richiuderlo.

Ne va anche della civiltà giuridica di un paese.

Se ieri tutti avessero compreso l’importanza della nostra proposta di anagrafe pubblica delle attività degli eletti e dei nominati, oggi probabilmente non ci troveremmo a fare i conti con un politica opaca e poco trasparente.

Comunque sia e dicendola  con Ostellino: “Sarebbe necessario ripristinare la dottrina giurisprudenziale. Far governare le leggi e non i magistrati(…) La condotta morale di un politico é sempre terreno di riserva degli elettori. Il giudizio politico spetta all’elettorato e non al magistrato”.

Guai, aggiungo, a confondere ciò che é eticamente discutibile con ciò che é penalmente rilevante e da perseguire”.

bolognetti3

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