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Nov 012013
 

Le domande già note prima della selezione per i 50 precari del Po Fesr in Regione Basilicata sono la conferma che il sistema clientelare messo in piedi dal centrosinistra non si arrende alla trasparenza. La selezione di 50 contratti triennali da tecnico del Po Fesr nasce dalla mia mozione, approvata in consiglio regionale il 22 novembre del 2012, secondo cui anche l’affidamento di lavoro a tempo determinato dovesse avvenire con il criterio della selezione pubblica, nel pieno rispetto della trasparenza e della meritocrazia. In Regione erano abituati alla chiamata diretta per lavori a tempo determinato, rinnovando di volta in volta i contratti senza che si rispettasse alcuna regola di buon senso ma soprattutto di trasparenza amministrativa. E’ evidente che qualcosa nella procedura di trasparenza che la Regione, almeno sulla carta, sembrava volesse rispettare non ha funzionato. A pochi giorni dalle elezioni regionali prende il via la selezione, gli esaminandi ‘magicamente’ entrano in possesso delle domande prima di essere esaminati e il concorso salta dopo che la stampa locale pubblica la notizia. E scoppia il caso “concorsopoli” che per la verità non ci sorprende più di tanto essendo da sempre la Basilicata una regione in cui il posto al Palazzo si conquista per affiliazione, parentela, amicizia. Non va infatti dimenticato che i candidati alla selezione annullata sono entrati cinque anni fa nella pletora dei precari della Regione Basilicata con procedure per niente trasparenti. Quasi sempre a chiamata diretta di questo o quel padrino. Non a caso tra i nomi dei precari che avrebbero dovuto fare la prova selettiva molti sono parenti illustri. Mera coincidenza? Cosa accadrà a questo punto? Almeno a sentire Patrizia Minardi, dirigente dell’Autorità di gestione Po Fesr presso cui sono stati impiegati per 5 anni i precari in questione il rischio è che l’ufficio si paralizzi perché entro dicembre andavano sbloccati
60 milioni di euro che invece rischiano di rimanere nei cassetti della Regione.
Dichiarazione che francamente sembra una giustificazione dell’ultimo momento.
Cosa vuole farci credere la Minardi che senza precari l’Autorità di Gestione non lavora? Di certo c’è che il sistema clientelare instaurato dal Partito Regione proprio non vuole piegarsi ai criteri di trasparenza e meritocrazia così come è chiaro che i precari della Regione a ogni tornata elettorale diventano la cartina al tornasole del becero meccanismo di ricerca del consenso alimentato dal centrosinistra lucano. Tutto a discapito di tanti, troppi, giovani preparati, competenti che non avendo un santo in paradiso devono accontentarsi o delle briciole (il reddito Ponte ad esempio) o farsi la valigia e andare altrove a cercare miglior fortuna.
Gianni Rosa

gianni rosa

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