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Mar 052013
 

Ecco di seguito l’intervento del Presidente del Gal Sviluppo Vulture Francesco Perillo al convegno “Donne e Agricoltura” svoltosi a Lavello il 4 marzo 2013 e organizzato dal Comitato Regionale dell’Unicef in occasione della Festa della Donna.

“Care amiche, cari amici, gentilissimi ospiti,

un ringraziamento alle padrone di casa, l’UNICEF Comitato Regionale, e in particolare alla Prof.ssa Giulia Di Stasi, per l’invito rivoltomi a parlare di Donne e Agricoltura.

Il mio contributo a questo interessante convegno vuole sottolineare il ruolo fondamentale delle donne rurali per lo sviluppo sociale ed economico nel nostro paese, che hanno avuto il merito di portare forti elementi di innovazione nel mondo agricolo italiano.

L’ingresso delle donne da protagoniste nel mondo agricolo (fenomeno avvenuto in un trentennio -dal 1970 al 2000-  quando, secondo i censimenti Istat, le aziende agricole a conduzione femminile sono passate da 19 aziende su 100 a 31 su 100 totali) ha portato con sé una serie di fenomeni positivi. I saperi antichi delle donne, l’arte dell’accoglienza, l’arte della trasformazione dei prodotti, ed altre attività che hanno sempre fatto parte della vita quotidiana delle donne rurali, diventano fattori di impresa, utili ad integrare i redditi agricoli.

Un piccolo esercito di imprenditrici che guida in Italia oltre 255 mila aziende agricole, la cui incidenza in Basilicata è pari al 34% circa, valore al di sopra della media nazionale (30,1%).

Questa flessibilità a nuove scelte, ha anticipato molti aspetti della MULTIFUNZIONALITA’ (ormai al centro delle nuove strategie dell’Unione Europea).

Altro importante elemento di novità che caratterizza l’impresa femminile in agricoltura  è la netta propensione delle donne a creare ponti con la società, rompendo quell’isolamento e quel conservatorismo che da sempre ha caratterizzato il mondo agricolo.

Le imprenditrici manifestano, infatti, un forte impulso a far entrare in azienda la società con l’agriturismo, le fattorie sociali, la scuola in fattoria, e ad entrare loro stesse nella società con la vendita diretta, l’organizzazione di mercati nelle città, l’internazionalizzazione delle aziende.

Ultimo elemento, ma non in ordine di importanza, è la propensione alla difesa del territorio, della biodiversità, e della salubrità dei prodotti (dimostrata, tra l’altro, dai numeri delle aziende femminili tradizionalmente presenti nel comparto biologico e l’attenzione nella  qualità del processo produttivo e nella sua riqualificazione). Anche qui l’impegno delle donne in agricoltura ha anticipato aspetti considerati strategici dall’Unione Europea.

L’ingresso delle donne nel tessuto produttivo agricolo quindi ha assunto un significato che va al di là di un mero dato economico sia pure di grande interesse qualitativo, esso pone in rilievo il ruolo sociale dell’agricoltura.

Le donne in agricoltura sono più propense a considerare  il territorio come un patrimonio da accudire, da conservare e da rinnovare piuttosto che una risorsa da sfruttare e prestano mediamente una maggiore attenzione alla salvaguardia della stabilità, della fertilità dei suoli e della sicurezza alimentare.

Solo il riconoscimento di un ruolo così alto può riconsegnare dignità all’agricoltura al nostro lavoro, ma è un impegno che attualmente non viene riconosciuto dai Governi, nè tantomeno retribuito.

E’ la dignità di questo lavoro che va difesa. Un lavoro che non è solo un lavoro (e questo le donne lo sanno bene). È una passione!  Un legame viscerale con la terra e con i suoi doni, un lavoro che “genera”. Per questo le donne lo vivono come un legame che è difficile spiegare a parole.

Oggi il reddito delle nostre aziende, a volte piccole ma di valore, non è sufficiente a sostenerle economicamente e colpisce profondamente la passione con cui difendono la nostra terra e i nostri prodotti da un sistema che condanna alla chiusura perché non “adatte” al modello di “azienda produttiva”.Aziende che, seppur piccole, producono tanti di quei prodotti d’eccellenza per cui l’Italia è invidiata in tutto il mondo. Aziende che in Basilicata svolgono in  modo importante, specialmente in attività innovative, come ad esempio nell’agriturismo (le cui imprese per il 35% del totale sono condotte da imprenditrici), nel settore biologico, nelle produzioni di “nicchia” Dop e Igp, nell’ortofrutta e nella vitivinicoltura.

Donne che guardano all’impresa con sempre maggiore attenzione, che puntano con caparbietà sulla qualità e tipicità dei prodotti legati al territorio, sulla difesa della biodiversità.

Sono convinto che attraverso la sopravvivenza delle nostre aziende passi la capacità del tessuto produttivo di reagire alla grave crisi di sistema che colpisce l’economia mondiale.

Reagire modificando questo modello e non semplicemente riproponendolo per quello che è.

In questa prospettiva le donne possono svolgere un ruolo determinante perché possono mettere in gioco e far valere quell’insieme di conoscenze, attitudini, competenze e sensibilità che le appartengono e le caratterizzano, che sono strumenti indispensabili per affrontare le nuove sfide dell’agricoltura.Vere Imprenditrici agricole che operano con la dovuta incisività,  che fanno dell’innovazione uno strumento indispensabile per crescere e svilupparsi, nonostante una serie di problemi. I problemi sono la poca visibilità e la difficoltà di accesso al credito.

Servono incentivi e un nuovo welfare.

Le donne subiscono ancora forti discriminazioni nell’acceso al credito  agricolo, mentre oggi servirebbe granzie precise da parte di banche ed istituzioni, per esempio studiando un progetto sul microcredito specifico per la categoria o un fondo ad hoc.

Più in generale andrebbero sbloccati gli incentivi alla imprenditoria femminile, visto che la legge 215/92, che prevedeva azioni positive e facilitazioni per le imprese al femminile, non viene rifinanziata.Per concludere, le donne sono una risorsa che ancora non viene adeguatamente valorizzata e che, invece, può rivelarsi uno dei motori vincenti per lo sviluppo in Italia.

Un loro maggiore coinvolgimento nel mondo del lavoro, e quindi nella aziende agricole, può e deve avvenire. Anche perchè le donne hanno dimostrato di saper fare impresa.

E di saperlo fare anche bene”.

lavello

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