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feb 092013
 
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Dopo la pausa natalizia, gli studenti della sezione Unitre di Cancellara sono tornati sui banchi di scuola. Ad attenderli c’era Don Giuseppe Greco che, dopo la lezione sul grande Scisma d’Oriente, è tornato in cattedra per illustrare la Riforma protestante che ha visto come protagonista Martin Lutero, un autentico ribelle per il suo atteggiamento nei confronti della Chiesa e dei Papi. Il periodo storico in cui si inserisce questo movimento religioso affonda le sue origini nella II metà del ‘500. Fu questo un momento di grande rinnovamento in campo commerciale, artistico, tecnologico e sociale. Rappresentò, soprattutto, il risveglio dell’uomo, delle sue potenzialità, la sensazione di libertà da ogni legame inteso come leggi della Chiesa o dello Stato. L’uomo che improvvisamente esce dal bozzolo e si sente al centro del creato; una vera metamorfosi che andò sotto il nome di Umanesimo. Tuttavia, accanto a tale esuberanza di idee e di progresso, la Chiesa ebbe la sventura di essere guidata da Papi tutt’altro che santi: Sisto IV, Innocenzo VII, Alessandro VI, Giulio II  e Leone X, tutti dalla vita piuttosto discutibile e ciascuno con le proprie debolezze. Girolamo da Savonarola, un frate domenicano, volle contrastare il decadimento religioso e morale del papato, ma fu scomunicato da papa Alessandro VI e finì impiccato a Firenze. Intanto, Martin Lutero, frate agostiniano di origine tedesca, era fortemente tormentato dal dubbio se l’uomo debba essere salvato dalle opere che compie o dalla sua fede. Forse per comodità, abbracciò la tesi dell’apostolo Paolo che nella sua Lettera ai Romani, esaltava fortemente la fede, ma non sembrò tener conto lo stesso apostolo invitava a comportarsi bene per non diventare nemici della Gloria del Signore. Persino l’apostolo Giacomo, usò un’espressione molto eloquente: “la fede senza le opere è morta”. Intanto la vita nel Vaticano  era flagellata dalla corruzione e raggiunse il suo apice quando Giulio II proclamò le indulgenze per tutti coloro che accanto alle buone opere avessero destinato una somma di denaro per la nuova costruzione della Basilica di San Pietro. Questo spettacolo così deplorevole alimentò in Germania una certa antiromanità, proprio come quella vissuta a Costantinopoli che rappresentò il sostrato di tutti gli scontri che seguirono contro la Chiesa e i Papi. Fu così che Martin Lutero, pur non approfittando di questa situazione, incominciò a propagare le sue idee, la sua posizione teologica della giustificazione in forza della fede e non delle opere. Espose le sue idee attraverso 95 tesi che ebbero subito ampia diffusione. Papa Leone X lo invitò a Roma per un chiarimento, ma Lutero rifiutò e convocò un Concilio generale per difendere la sua posizione. Leone X, in risposta al suo gesto ribelle, nel 1520 gli inviò una bolla di scomunica, la famosa Bolla “Exurge” che Lutero in atto di protesta, bruciò in pubblico e nell’anno successivo fu raggiunto dalla scomunica. Il suo gesto eclatante, però, non fu acclamato da tutti, anzi  molti si schierarono dalla parte del Pontefice e il re d’Inghilterra, Enrico XIII, scrisse un libro per difendere la posizione del Papa. Anche l’invito rivolto dall’imperatore Carlo V a ritornare sui suoi passi risultò vano. Ebbe inizio, così, una riforma all’interno della Chiesa tedesca e gli aderenti alla nuova fede rifiutarono l’autorità del Papa, il magistero della Chiesa, il celibato, alcuni sacramenti, la Messa e soprattutto il culto della Madonna e dei Santi. Si assistette ad uno stato di confusione generale e la Confessio Augustana promossa da Melantone, fedele collaboratore di Lutero, fu un tentativo di riflessione sulla nuova situazione religiosa. Venne riconosciuta parità di fede tra quella cattolica e quella protestante; inoltre, vescovi e abati di obbedienza pontificia potevano professare liberamente la nuova fede. Huldrych Zwingli si occupò della divulgazione della nuova fede in Svizzera, ma estremizzò a tal punto le idee di Lutero da negare persino la presenza del Signore nell’Ostia. Martin Lutero rimase profondamente amareggiato da questo stato confusionale. Egli, infatti, al principio non pensava nemmeno lontanamente ad una separazione da Roma, ma solo ad una riforma da attuare nell’unità della fede.  “Fu questo il secondo strappo alle vesti di Gesù”, come ha tristemente commentato don Giuseppe Greco. Durante l’elencazione dei Papi succedutisi in quel periodo, don Giuseppe ha rievocato la figura di don Peppino Libutti, parroco di Cancellara, scomparso 38 anni fa. “Un uomo di Dio”, così lo ha definito per la sua pietà, per la sua vita caritatevole e umile, in netta contrapposizione alla condotta immorale dei Papi di allora. Ancora una volta don Giuseppe con la sua semplicità ha raccontato un capitolo importante nella storia della Chiesa. Infine, accogliendo l’invito alla preghiera di Papa Benedetto XI, durante la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, ha esortato i presenti a pregare, perché l’ecumenismo non dipende tanto da incontri, studi e colloqui ma, soprattutto,  dalla preghiera.

Franca Caputo

 

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