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Set 062013
 

Noi che abbiamo fame e sete di giustizia, noi che abbiamo fame e sete di legalità, vogliamo una volta di più dar corpo alla nonviolenza, al dialogo nonviolento. Lo facciamo ricordando un passaggio delle Beatitudini che recita: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”. Il nostro è, per dirla con Marco Pannella, “un atto d’amore verso le Istituzioni”, affinché ascoltino la voce di chi non ha voce, le morti silenziate, la strage di legalità che inevitabilmente si traduce in strage di popoli. Satyagraha per chiedere al nostro Stato di rispettare la sua propria legalità, la legge, il Diritto, i Diritti Umani. Quei diritti umani negati e la cui negazione è scolpita in trent’anni di condanne comminateci dalla Corte di Giustizia Europea per la violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali. Siamo, sul piano tecnico-giuridico, uno Stato criminale, uno Stato canaglia. Uno Stato i cui tribunali sono luoghi dove sbiadisce, si smaterializza, scompare l’obbligo alla ragionevole durata dei processi. Siamo uno Stato canaglia, che ha trasformato le proprie carceri in luoghi di tortura per l’intera comunità penitenziaria; luoghi in cui la detenzione si traduce in trattamenti inumani e degradanti. Sono milioni le famiglie italiane che soffrono per il malfunzionamento della macchina giudiziaria, migliaia le vite spezzate da meccanismi infernali, dai tempi biblici della giustizia. Un disastro che tra l’altro si riverbera sulla nostra economia, se solo pensiamo all’enorme arretrato che grava sulla nostra giustizia civile. Chiediamo, e lo facciamo con forza, che questo sfascio venga interrotto e siamo convinti che l’unica via percorribile viva e prenda corpo in un costituzionale provvedimento di amnistia, che per le ragioni che ho sinteticamente illustrato è di “Amnistia per la Repubblica”.
Le Beatitudini certo, ma anche quel passo del Vangelo di Matteo nel quale è scritto: “Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello”. Il cammello dello Stato di diritto, il cammello della legalità costituzionale.
Diamo corpo al nostro Satyagraha e con Marco Pannella sosteniamo il digiuno proposto da Papa Francesco per la Siria. In sciopero della fame quindi contro la violenza e la violenza di Stato. In sciopero della fame, aggiungo, per chiedere che il nostro Stato interrompa la flagranza di reato in atto contro i Diritti Umani e la Costituzione.
C’è da sperare che davvero sia colmato il gap tra la potenza, la forza, l’amore che prende corpo attraverso le parole pronunciate da chi ha a cuore il Diritto alla Vita e la Vita del Diritto e il silenzio di chi troppo spesso si comporta da fariseo e sepolcro imbiancato, non onorando ruolo, doveri e funzioni.
Noi ci siamo e sabato continueremo a dar corpo anche alla nostra iniziativa referendaria per Nuovi Diritti Umani e la Giustizia Giusta. Personalmente sarò nel primo pomeriggio a Scanzano con Mario Altieri e Laura Scardillo e dalle 18.00 con Cosimo Latronico e gli amici del Pdl a Matera.
Ci siamo e continuiamo a ripetere: DIRITTO, GIUSTZIA, AMNISTIA, LIBERTA’, DEMOCRAZIA.

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani

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