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Nov 292012
 

Ecco quanto ha dichiarato  Vito Di Lascio, dirigente del Pdl, circa le nuove forme  aggregative degli enti locali. “La materia della governance locale è fondamentale per i comuni e i cittadini lucani e non può essere certo trattata dal centrosinistra regionale con la stessa leggerezza con la quale si racconta una barzelletta. La L.R. n. 16 dell’8 agosto 2012, all’articolo 36, comma 5, recita pomposamente: “Con atto deliberativo della Giunta Regionale vengono quantificate risorse economiche aggiuntive in favore delle Aree Programma che, mantenendo il nome attualmente in uso, si trasformano entro il 30 novembre 2012 in Unioni di Comuni…”

Ho fatto già rilevare, agli inizi di settembre, la sostanziale diversità tra Unione di Comuni e Area Programma e devo sottolineare, con soddisfazione, come il dirigente dell’Ufficio regionale “Autonomie Locali e Decentramento Amministrativo” abbia finalmente fatto chiarezza con una corposa circolare (i cui contenuti, però, non sono tutti condivisibili),  datata 30 ottobre 2012, nella quale “candidamente” si ammette, a distanza di 2 anni, che le “aree programma non rappresentano un nuovo ente, non hanno una propria strutturazione organica….” Nonostante ciò, si è avuta la sconsiderata pretesa di affidare a questi “presunti organismi” la gestione di alcune funzioni regionali creando, ad esempio, problemi e ritardi inammissibili nei pagamenti degli stipendi ai circa 3.800 addetti alla forestazione regionale!

Il 30 novembre è arrivato (!) ed è sotto gli occhi di tutti l’ennesimo fallimento di un centrosinistra, forse troppo preoccupato a svolgere le Primarie, che promette, fissa date, disegna percorsi ma in concreto non fa nulla!

Leggo di incontri sul tema della governance cui ha partecipato il Governatore ed ho l’impressione che la sua autorevole presenza sia più legata alla necessità di raccogliere consensi per Bersani e per le imminenti elezioni politiche piuttosto che per realizzare le riforme del sistema di governo del territorio.

In alcune aree i sindaci hanno fatto, da soli, importanti passi in avanti “mettendosi insieme”  per gestire le funzioni di polizia locale, protezione civile e assistenza sociale. In altri territori, invece, si è ancora all’anno zero con presidenti delle aree programma e sindaci che chiedono addirittura di tornare alle comunità locali, istituite con L.R. n. 11/2008 ma mai costituite. Può, adesso, il governo regionale smentire quanto fatto nel 2010 con l’abrogazione di questa legge che portò, per di più, all’ideazione delle aree programma (L.R. n. 33/2010 – articoli dal 23 al 27), inventate per salvare le poltrone degli ex presidenti delle comunità montane nel frattempo diventati commissari generosamente pagati con i soldi dei lucani (condizione mutata a partire dal 1° settembre grazie ad un emendamento del PDL recepito dalla legge regionale di assestamento)?

Questi “illuminati” amministratori non si rendono conto che il processo delle unioni dei comuni non solo è irreversibile quanto auspicabile e necessario per accrescere l’efficienza nell’erogazione delle prestazioni pubbliche e la qualità dell’offerta dei servizi comunali.

Inoltre, è notorio che il Vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella, predichi, da anni, la bontà del modello basato sulle “città-comprensorio”. Delle due l’una: o il PD non tiene in debita considerazione i lungimiranti e ragionati appelli del suo leader europeo oppure in questo centrosinistra le inutili chiacchiere superano di gran lunga i fatti amministrativi! A proposito di fatti, in Italia l’unione dei comuni è uno strumento già ampiamente utilizzato in tutte le regioni: si contano, lungo lo Stivale, ben 238 Unioni dei Comuni (fonte www.unioni.anci.it), forma associativa prevista dalla legge n. 142 del 1990 – articoli 11 e 26 – e, in continuità, dal D.Lgs. n. 267/2000 (articolo 32) e utilizzata per unire i comuni,  soprattutto quelli di piccole dimensioni, nella gestione associata di alcuni compiti e funzioni con l’obiettivo di migliorare i servizi offerti ai cittadini e di ridurre la spesa pubblica. Solo in due regioni questo spontaneo processo di aggregazione per l’esercizio associato di funzioni e servizi non si è realizzato: in Valle d’Aosta e proprio in Basilicata. Altro che “l’innovazione continua”…!!!

Alla luce del fatto che le riforme annunciate nei vari comparti (agricoltura, rifiuti, gestione delle acque, uso del territorio, ecc…) sono irrimediabilmente ferme (che fine ha fatto la riforma dei consorzi di bonifica?), in conclusione, auspico che il centrosinistra, passata la sbornia delle primarie, torni ad occuparsi concretamente del bene dei lucani avviando, in tempi strettissimi, un percorso coerente di riordino e di semplificazione di enti e di competenze al fine di assicurare il miglioramento dei servizi sul territorio regionale e la riduzione della spesa pubblica improduttiva. Mentre il “mondo cammina velocemente” la Basilicata perde terreno”. 

     

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