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Nov 012012
 

Dopo un’attenta analisi delle elezioni in Sicilia è da dire che i conti del fallimento dell’attuale politica ma anche dell’antipolitica tornano perfettamente. Il nuovo governatore della Sicilia ha vinto le regionali con il 30,50% dei voti a favore, pari a 617.073 preferenze accordate dagli elettori, i quali, comunque, hanno disertato le urne in massa, provocando un dato di affluenza tra i più bassi mai registrati, fermo al 47,42%.

Il 52,58% degli aventi diritto non si sono recati alle urne, di conseguenza il governatore è stato scelto da circa il 15% degli elettori. Il partito più votato è stato il Movimento 5 Stelle che ha ottenuto il 14,90 %, non riuscendo carpire il voto degli scontenti.

Tutti numeri che indicano un’assoluta disaffezione della gente per la politica tradizionale ma, anche, il fallimento di chi – definendosi antipolitica – con slogan e brutte parole pensava di aggregare gli scontenti.

Il popolo ha reagito stancamente evidenziando che non si riconosce in nessuno dei movimenti attualmente presenti in parlamento ma non si fida nemmeno di quelli che si spacciano per nuovi, quando di innovativo hanno, forse, solo il linguaggio risultando, ad un’attenta analisi, antichi nei contenuti.

La classe politica italiana, tutta indistintamente, deve azzerarsi, uscire dai palazzi, ripartire dalle piazze, ridursi i privilegi, chiudere con baruffe e slogan e proporre programmi concreti che possano riappassionare gli animi.

Sono necessarie sobrietà, serietà ed ascolto, tutto il resto verrà da se.

Sobrietà nelle spese della politica ripensando al rimborso ai partiti, alle indennità, ai doppi incarichi e ai vitalizi.

Serietà nell’affrontare la grave crisi economica che imperversa nella nostra nazione, ridando spazio alla volontà popolare e mettendo fine a questa pessima esperienza del governo tecnico.

Ascolto delle esigenze delle piazze e dei suoi cittadini, ritornando ad essere reale espressione della volontà popolare.

L’Italia e gli italiani meritano di più e non possono accontentarsi di vedere i propri figli emigrare, i propri territori spopolarsi i propri anziani vivere di stenti, il popolo deve tornare artefice del proprio governo, anche, attraverso l’indicazione dei suoi rappresentanti: la politica deve ritornare protagonista.

Per dirla con parole di don Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

Questo deve essere il principale impegno affinché gli uomini e le donne del nostro paese possano tornare ad essere protagonisti di una stagione di cambiamento.

 

Avv. Giuseppe Giuzio

Pdl Potenza

 

 

 

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