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Ott 072012
 

“Dopo i noti fatti criminosi di questi giorni, la Chiesa ha il dovere di perdonare, ma non nascondere la verità: ribadiamo, in maniera chiara ed inequivocabile, questa è la nostra posizione cattolica cristiana, e come in più occasioni viene sottolineato dalla dottrina cattolica, la condanna contro ogni forma di delinquenza sia privata che organizzata, sia essa definita mafia, ‘ndrangheta o camorra. Lo ribadiamo forte e chiaro senza paura, e senza nessun timore, essendo a capo della Chiesa policorese ed in un territorio certamente non da definire ‘ad alta densità mafiosa”.

E’ quanto fanno sapere don Antonio Mauri, don Salvatore De Pizzo e don Nicola Modarelli, rispettivamente parroci di Policoro (MT) della Chiesa Madre Maria SS. del Ponte, del Buon Pastore e di San Francesco .

“Il perdono di Dio è sempre possibile, ma non facile. Esso deve essere il risultato di un pentimento sincero, profondo, soprattutto intimo; la scelta di una conversione irreversibile.  Che può essere anche la  scelta dell’uomo di ‘ndrangheta; del più cattivo, del più violento o disumano tra i delinquenti. Non stiamo parlando di un traguardo facilmente raggiungibile. Altro aspetto – affermano i parroci -, sono le responsabilità sociali, nei quali è la giustizia intesa nel significato più alto del termine, a considerare e prevedere comprensione, indulgenza o severa ed assoluta condanna. Il nostro invito amorevolmente è rivolto a duri e spietati uomini di malaffare; la nostra implorazione a riconoscere, per sempre, la giusta ed unica via della fede e dell’amore cristiano verso il prossimo, verso tutti, verso la società, nella quale nessuno può e deve essere considerato nemico, o peggio, definitivamente perduto rispetto ai valori che l’uomo ha posto alla base della sua esistenza terrena. Il perdono, anche nei confronti di uno spietato ‘ndranghetista – continuano congiuntamente don Antonio, don Salvatore e don Nicola – non rappresenta una resa della Chiesa, ma l’esaltazione della sua forza rispetto ad un ‘potere’ effimero e precario. Sono parole scaturite  da un cuore che porta dentro di sé la cultura dell’amore ed il perseverare di una speranza sempre fervida dell’uomo che nel suo animo è sempre portatore di bene e non di male. La pace, il perdono, il pentimento, la conversione. Perdonare non significa condividere il peccato. Quanto piuttosto esaltare quei valori di fede che sono alla base della dottrina della Chiesa e i valori sociali che rappresentano il fondamento del nostro essere comunità, Stato, società. La chiesa, non lo dimentichiamo, ha pagato prezzi altissimi nella battaglia contro ogni tipo di organizzazione criminale, sacrificando la vita di sacerdoti che hanno fatto del loro magistero spirituale l’arma con quale hanno combattuto in prima linea ed a viso aperto le ingiustizie, le sopraffazioni, i soprusi, le prepotenze, le violenze di uomini senza scrupoli, contro i quali la Chiesa – concludono i parroci – non ha mai puntato strumenti di offesa, ma esempi concreti di amore verso il prossimo, solidarietà, salvaguardia dei più deboli, dei più indifesi, spesso dei più giovani, per accogliere l’uomo attraverso la testimonianza dell’amore di Cristo che ha donato se stesso per salvare gli uomini”.

 

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