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Nov 092012
 

L’incapacità del Consiglio Regionale di Basilicata di governare il processo di riordino disposto dall’art. 17 legge 7 agosto 2012 n. 135, è stato causa di uno strascico polemico tra i due sindaci dei comuni capoluoghi che continuano a beccarsi tra di loro, incuranti che da qui a qualche anno entrambi i territori corrono il rischio di accorpamenti indesiderati, innaturali e non rispettosi della storia del territorio regionale.

La soluzione adottata dal Consiglio Regionale è parsa più un tentativo di trovare la quadra del cerchio all’interno del Partito Democratico, che non un sereno consapevole ed equilibrato tentativo di ricercare la soluzione migliore per la gente e il territorio lucano.

Non rileva per i signori consiglieri regionali la ricerca di sostenere entrambe le province, non rilevano le evidenti differenze territoriali e culturali che esaltano la magnifiche diversità della nostra regione.

Rileva solo che il proprio futuro politico continui a perpetuare le loro posizioni di potere dalla quali poter continuare in quella deprecabile azione di controllo e gestione delle risorse regionali, in barba agli interessi dei lucani.

Passare la patata bollente ai sindaci dei due capoluoghi non solo è risultato una soluzione pilatesca, ma ha messo in chiaro che la classe politica lucana, senza distinzione di appartenenza partitica, è incapace di governare sensatamente una regione piccola, ma con rilevantissimi interessi economici.

I signori consiglieri e la elefantiaca struttura Regionale di Basilicata non si è neanche presa la briga di verificare se nella pieghe della norma vi fossero spiragli per invertire quello che sembra essere un indirizzo ormai supinamente accettato (o voluto) della monoprovincia più grande d’Italia, facendo leva sugli ultimi due periodi del comma 2, art. 17 della legge n. 135/2012 nella misura in cui il legislatore nel fare salve “… le provincie sul cui territorio si trova i capoluogo di Regione.”, fa salve anche “.… le province confinanti solo con le province di regioni diverse da quelle di appartenenza …” e le città metropolitane

Tali presupposti, aggiunti alla estensione territoriale, alla complessa orografia della regione, alla difficoltà di collegamento tra i suoi centri abitati, sono ragioni oggettive che potrebbero far propendere per la conservazione di entrambe le istituzioni provinciali.

E tale, sensato obiettivo, non è certo desiderato per mantenere immutate le poltrone, ma per non ridurre ulteriormente i servizi (già di per se modesti) che l’Ente offre ai suo amministrati.

Occorre ora che tutte le forze politiche e tutte le istituzioni lucane diano dimostrazione di tenere alla Basilicata non solo come serbatoio di consenso elettorale, ma come territorio e comunità da salvaguardare.

La nostra proposta è pertanto quella che tutti coloro che hanno possibilità,  dai parlamentari ai sindaci, con fermezza portino le istanze territoriali nei palazzi romani, nel caso anche in regime di partenariato con altre regioni alle quali la Basilicata sia accomunata dagli stessi problemi territoriali.

È tempo che la casta Lucana locale e nazionale comprenda che non vi è più spazio per le furbate e per le strategie tattiche di parte e che così continuando saranno trascinate via dall’onda dell’antipolitica che loro stessi alimentano con il loro agire quotidiano, troppo spesso sordo alle istanze della gente e del territorio.

Territorio che potrebbe veramente decollare se solo venissero esaltate le rispettive qualità di ambiti territoriali già naturalmente delineati, attraverso lo sviluppo dei servizi nei due centri principali,  in particolar modo dell’attuale capoluogo, attraverso il recupero del ruolo di città-regione, da tempo mortificato da una chiusura di fatto della città alla regione ed al territorio provinciale.

Sarebbe perfettamente logico, nonchè suscettibile di possibili ulteriori sviluppi, assecondare ed incentivare le attività legate al turismo e alla cultura nei confronti della città di Matera, quelle del turismo ambientale e naturalistico nel pollino Lagonegrese, quello dell’agricoltura intensiva nella fascia jonica e quello agricolo tradizionale e ambientale nel Vulture alto Bradano, assecondandone semplicemente le notevoli vocazioni.

Al netto di stucchevoli ed inutili posizioni campanilistiche e di farneticanti aforismi di taluni consiglieri regionali, la Basilicata è da sempre regione con meravigliose differenze e svariate peculiarità localistiche che la identificano quale regione ricca di contrasti che la rendono aspramente unica ed universalmente interessante e attrattiva.

Peccato che gli unici a non accorgersene siano proprio i nostri miopi e voraci rappresentanti politici.

Comitato 13 Ottobre

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