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ago 312012
 
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Domenico di Sanzo ha voluto definire i Radicali “rottamatori ante litteram”. Nel ringraziarlo per l’attenzione che ha voluto dedicare al mio intervento,  mi permetto qualche considerazione sulla visita di Matteo Renzi in Lucania.

Rottamatori “ante litteram”? Non saprei, quello che so è che da sempre i Radicali si battono per affermare il rispetto dello Stato di diritto e del dettato costituzionale, descrivendo un contesto, quello del sessantennio partitocratico di metamorfosi del male. Ho trovato il lessico politico del rottamatore Renzi piuttosto balbettante.

Rottamatori “ante litteram”? No, semplicemente uomini e donne che da 60 anni hanno provato ad elaborare un programma di governo e di riforma vera, reale, di questo paese sul fronte dell’economia, della giustizia, delle istituzioni. All’inizio degli anni ’80 denunciavamo che la tenia partitocratica stava creando i presupposti per la bancarotta delle pubbliche finanze e proponevamo una riforma delle legge elettorale uninominale maggioritaria anglosassone. All’inizio degli anni ’90 stravincemmo un referendum, che poi fu puntualmente tradito dai vari mattarellum, tatarellum e porcellum. Allora un presidente della Repubblica ebbe a dire che quando il popolo decide il parlamento scrive sotto dettatura. Le cose non sono andate esattamente così e lo sappiamo. Questo per non dire di una Corte costituzionale che Marco Pannella ha definito a più riprese la “suprema cupola della mafiosità partitocratica”, che più volte ha bocciato quesiti referendari tradendo le chiare e inequivocabili indicazioni del dettato costituzionale.

I referendum radicali, appunto: un programma di governo e di riforma in un paese in cui – tanto per parlare di illegalità e di “peste italiana” – la scheda referendaria prevista dal legislatore è stata negata per quasi 30 anni.

Rottamatori “ante litteram”? No, semplicemente riformatori, laici, antiproibizionisti, ambientalisti ed ecologisti, federalisti europei, di quelli che propongono un’unione politica e non solo monetaria; di quelli che da decenni dicono che occorre realizzare “gli Stati uniti d’Europa” e una “Comunità della e delle democrazie”.

Rottamatori “ante litteram”? Io mi permetto di suggerire a certi rottamatori locali di stare attenti a non realizzare operazioni meramente gattopardesche, tentando di surfare sull’onda della demagogia e del populismo.

A Matteo Renzi ho posto una domanda chiara sulla rottamazione dello Stato di diritto, della legalità costituzionale e delle Convenzioni internazionali a tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. A Renzi ho chiesto di esprimersi su una proposta che non a caso abbiamo definito “Amnistia per la Repubblica” e sul comportamento omissivo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Di fatto, il “Rottamatore” ha svicolato e non ha risposto.

Mi sarei aspettato da chi dice di rappresentare il “nuovo che avanza” parole chiare che non ci sono state. La risposta sapeva di vecchio e di dejà vu.

Convergenza? Prendo atto che tra le non molte cose concrete pronunciate da un bravo comunicatore c’erano vecchie proposte ed iniziative radicali come quella per l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Prendo altresì atto, che Renzi fino a quando non ho inteso sottolineare questo aspetto, con una domanda che ho dovuto letteralmente estorcere agli organizzatori, si era guardato bene dal pronunciare la parola Radicali. Insomma, un Renzi all’altezza della migliore censura e rimozione di regime, quella che nega a questo paese un dibattito sulla questione giustizia e non solo. Piuttosto singolare per chi dice di essere un innovatore.

Renzi dice che non sempre “vincere” coincide con “CON-VINCERE”. Io dico che si vince davvero solo quando “CON-VINCI”, che sta per vincere con e non contro qualcuno.

Verrebbe da chiedere al sindaco rottamatore del silenzio tombale sulla questione petrolifera, che pure tanto sta facendo discutere in Basilicata. Ma tant’è, l’impressione di trovarsi di fronte ad una operazione di mero marketing elettorale si rafforza dopo averne ascoltato il verbo, i silenzi e le non risposte.

La questione che dovrebbe essere all’ordine del giorno in questo paese è quella dello stato della nostra democrazia, laddove ripeto quello che da tempo con Marco Pannella andiamo affermando: in Italia, e non solo, c’è “democrazia reale”, così come un tempo si parlava di “socialismo reale”.

Al centro del dibattito politico ci dovrebbe essere la questione del reiterato “attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani” e la negazione dell’einaudiamo diritto a poter conoscere per deliberare, in un paese in cui da troppo tempo le elezioni hanno poco o nulla di democratico e dove per l’ennesima volta ci accingiamo a varare una controriforma elettorale.

Forse Renzi nei prossimi mesi avrà l’opportunità di leggere il nostro dossier “La Peste Italiana” e magari potrà implementare ulteriormente il suo bagaglio con qualche altra storica proposta radicale. C’è da sperare che la metabolizzi e che faccia un’analisi approfondita di quello che è accaduto e accade in Italia, in uno Stato incapace di rispettare la sua propria legalità e dove ci sono temi negati e persone vietate.

Nello stile che non è quello del “dolce stil novo”, ma di chi avverte l’urgenza di una rivoluzione nonviolenta che innovi davvero e profondamente questo paese, chiedo nuovamente a Matteo Renzi di dire parole chiare sulla rottamazione in atto dello stato di diritto e sulla flagranza di reato contro i diritti umani e la Costituzione repubblicana. La questione giustizia è la più grande questione sociale che abbiamo in questo paese e oltre un terzo dei cittadini italiani, nei panni di vittime e imputati, è coinvolto da una bancarotta che ci ha regalato 30 anni di condanne da parte della Corte di giustizia europea(CEDU). Tutto questo si materializza in un Stato dove da tempo registriamo un’amnistia di fatto, clandestina e quasi sempre di classe chiamata prescrizione. Chi davvero vuole cambiare il volto e i connotati dell’italico regime non può prescindere da questo. La nostra proposta, che Marco Pannella ha giustamente definito riforma strutturale e propedeutica ad altre riforme, si chiama AMNISTIA: un’amnistia per una Repubblica che si trova nelle condizioni del delinquente abituale e professionale. In Basilicata, alcuni di coloro che Renzi vorrebbe rottamare(ma lo vuole davvero?), questo lo hanno compreso.

Il ruolo di “Ponzio pilato” certo non si addice al supremo garante del dettato costituzionale, ma nemmeno a chi dice di voler cambiare questa Italia.

Caro Renzi, senza democrazia non ci sono elezioni, ma solo violente finzioni contro i diritti civili e umani. Spero che tu questo possa al più presto comprenderlo, per chiedere magari che venga finalmente consentito che la voce della “comunità penitenziaria” esca fuori dalle catacombe in cui è costretta e che possa esplodere finalmente il dibattito negato sul debito pubblico, sul debito ecologico e sul debito di giustizia.

 Maurizio Bolognetti, Direzione Radicali Italiani e segretario di Radicali Lucani