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ago 222012
 
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Caro Rocco, leggo che sei dispiaciuto per le critiche che ti vengono rivolte e che non hai mai pensato di porti “come paladino della Basilicata”. Dici che lo hai fatto per soldi, e a me verrebbe voglia di risponderti che anche un rapinatore lo fa per soldi e che lo fa per soldi anche chi sceglie di inquinare pur di non veder ridotto il proprio profitto. Pecunia non olet, dicevano i latini.

Ti risparmierò, almeno per questa volta, Pasolini e il suo istruttivo e incompiuto romanzo Petrolio; non tirerò in ballo Goebbels e proverò una volta di più a farmi capire, magari tratteggiando il contesto in cui viviamo. Eviterò, altresì, di soffermarmi sulla ignobile macchina del fango messa in moto da qualche tuo simpatizzante.

Per quanto mi riguarda non ho mai messo in discussione le tue capacità e le tue doti artistiche. Quello che discuto, e su cui ti invito una volta di più a riflettere, è l’uso che è stato fatto della tua immagine. Mi chiedo, come mai proprio nel momento in cui qualcuno provava a denunciare il decadimento della qualità delle acque invasate nel Pertusillo, tu abbia deciso di dedicare una piccola parte di “Basilicata coast to coast” – finanziato anche dalla Total – proprio al “lago di pietra”. Nel farlo ne hai mostrato lo splendore, evitando accuratamente di parlare delle “criticità”. Quale è stato l’uso che le compagnie hanno fatto dell’immagine dell’attore lucano nato a Lauria? Te lo sei chiesto? Hai provato almeno una volta, una soltanto, a contestualizzare? Il sottoscritto è stato rinviato a giudizio per aver dato corpo a quanto prescrive l’art. 5 comma C della Convenzione di Aarhus. Ho parlato dell’inquinamento del Pertusillo e dopo un tentativo di linciaggio a mezzo stampa, un fermo di qualche ora in una stazione dei Carabinieri, una perquisizione domiciliare disposta dalla Procura della Repubblica di Potenza e il rinvio a giudizio disposto dal Gip in sede di udienza preliminare, il 1 ottobre dovrò comparire in tribunale(“Finalmente!” aggiungo). Processato per aver denunciato l’inquinamento delle acque di uno dei più importanti invasi lucani che forniscono acqua alla vicina Puglia. Che dici questa è o non è una storia interessante? Su questo non abbiamo mai neppure una volta potuto ascoltare la tua voce. E per carità, non dico un sostegno. In compenso sei apparso con Scaroni per raccontarci di quanto sia buona l’Eni e di un “passaggio agli italiani” su cui molto ci sarebbe da dire. Fammi capire, non ti viene il dubbio che ti abbiano scelto non solo perché sei un bravo artista, ma soprattutto perché sei un lucano di Lauria? La Total ti finanzia Basilicata coast to coast, l’Eni sponsorizza Sanremo e infine la stessa Eni ti ingaggia per uno spot dal grande spessore “etico”. Ripeto, io non discuto il tuo diritto a poter guadagnare e asservire la tua arte agli scopi che ritieni più opportuni. Non discuto il tuo legittimo interesse a poter incassare un assegno con non so quanti zeri. No, non discuto questo. Ti chiedo di analizzare come sia stata utilizzata dalle compagnie petrolifere la tua immagine. Questo è uno sforzo che dovresti fare. Immagino che tu sappia che in Basilicata viene estratto l’80% del petrolio italiano. Immagino che tu sappia che senza uno stop alle nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione questa regione rischia di diventare un unico campo petrolifero, con i problemi connessi a questo tipo di attività svolte non in un deserto, ma in un territorio delicatissimo dal punto di vista idrogeologico. Ecco, il Presidente della Giunta Regionale e l’intero Consiglio nei giorni scorsi hanno votato a favore di uno stop. Un provvedimento ragionevole e di buon senso. Lo hai fatto per soldi, lo hai fatto perché sei un “prodotto da banco”? Benissimo, ma il punto è come sia stato utilizzato il messaggio, da chi e con quali finalità. Hai detto che sei disponibile a confrontarti e personalmente sarei felice di poterlo fare questo confronto e di poter discutere con chi è assurto, più o meno volontariamente, più o meno involontariamente, a simbolo della Basilicata Saudita. A me non interessano scuse e auto fustigazioni. Sono invece molto interessato ad una discussione su come l’arte possa diventare un potente strumento di propaganda nelle mani di un regime, di potenti multinazionali o di poteri più o meno occulti, più o meno palesi. Su questo ho basato le mie obiezioni, prendendo atto che mentre lo facevi per soldi non hai proferito verbo sull’inquinamento prodotto dalle attività estrattive. Vogliamo parlarne? Io ci sto.

 

Maurizio Bolognetti