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set 162012
 
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Dopo il rinvio a giudizio disposto dal Gup qualche mese fa, il primo ottobre dovrebbe tenersi la prima udienza del processo che mi vede imputato per violazione del segreto d’ufficio in relazione alla vicenda dell’inquinamento dell’invaso del Pertusillo.
Alla procura di Potenza dico che mi dichiaro colpevole di tutti i capi di imputazione e cioè nell’ordine: ho “abusivamente” diffuso dati sugli invasi che l’Arpab da sempre teneva nascosti e che i cittadini avevano il diritto di conoscere; ho “abusivamente” diffuso analisi che ho commissionato, pagato e consegnato alla Biosan di Vasto; ho “abusivamente” e colpevolmente provato ad applicare la Convenzione di Aarhus e segnatamente l’art. 5 comma C della stessa che recita: “In caso di minaccia imminente per la salute umana o per l’ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali, siano diffuse immediatamente e senza indugio tutte le informazioni in possesso delle autorità pubbliche che consentano a chiunque possa esserne colpito di adottare le misure atte a prevenire o limitare i danni derivanti da tale minaccia”. Confesso!!! Sono “abusivo” nella misura in cui in questo paese non vige lo Stato di diritto e la Costituzione è carta straccia.
Mi piacerebbe chiedere al dottor Colella e alla Procura della Repubblica di Potenza come mai dopo tre anni gli unici indagati sulla vicenda Pertusillo sono coloro che hanno denunciato una situazione di inquinamento ormai inconfutabile.
Soprattutto non comprendo perché gli attenti inquirenti continuino ad affermare che avrei ricevuto le analisi della Biosan dal tenente Di Bello. A chi ha voluto usarmi la cortesia di trattenermi 5 ore in caserma e poi disporre la perquisizione della mia abitazione dico che con facilità potrebbe verificare la veridicità di quanto ho ripetutamente affermato.
Se proprio non si vogliono cercare i colpevoli dell’inquinamento, almeno si provi a leggere cosa c’è scritto nell’intestazione dei certificati di analisi inviatimi dalla Biosan di Vasto il 27 gennaio 2010. Sì provi a far finta di voler cercare la verità.
Credo di aver fatto il mio dovere di cittadino onorando l’art. 3-ter del Codice dell’ambiente: “la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente”.
“In caso di minaccia imminente per la salute umana o per l’ambiente…imputabile ad attività umane”, questo afferma il sopra citato art. 5 della Convenzione di Aarhus.
Sottovoce, e al di là di questa kafkiana vicenda processuale degna di una repubblica delle banane, forse possiamo sussurrare la verità: l’inquinamento del Pertusillo rappresentava e rappresenta una “minaccia imminente”, se non in atto, le cui cause sono di certo da imputare ad attività umane. E allora, di che cosa stiamo parlando? Quale sarebbe il reato?
A margine di tutta questa vicenda verrebbe di nuovo da chiedere ragione di quanto il prof. Francassi afferma nella sua relazione sulla vicenda Fenice: “nonostante i dati richiesti fossero indispensabili per stabilire se le anomalie riscontrate fossero state o siano ancora pregiudizievoli per l’uso delle acque da parte degli agricoltori della zona e nonostante i vari solleciti, alcuna delle analisi richieste è stata consegnata al sottoscritto da Arpab o dalla Procura della Repubblica di Melfi”. A volte mi chiedo se il procedimento che dopo mesi di pressioni e denunce si è aperto sull’inceneritore della Edf non sia stato una farsa. Di certo Fenice continua ad inquinare la falda e ad inghiottire rifiuti urbani tal quale e tanti rifiuti speciali e pericolosi. Legga la Procura di Potenza non solo ciò che conviene leggere, ma anche gli atti che abbiamo messo a disposizione. A parlare sono i fatti.
E parlano, eccome se parlano, anche le omissioni. A Taranto c’è un giudice. E a Potenza? Sembrerebbe di no!!! Intanto, si condanna in nome del popolo italiano. Verrebbe da chiedersi quale?
Maurizio Bolognetti